Esce oggi su tutti gli store il mio nuovo racconto di viaggi dal titolo: “Borneo Malese – Il canto della giungla”(Collana Versante Est). Ambientato in uno degli ultimi polmoni verdi della terra, il libro ne racconta la natura esuberante ma anche la profanazione ad opera dell’uomo.

I problemi delle metropoli e la profanazione delle piantagioni fanno da contrappunto alla ricchissima fauna della giungla, il cui cuore pulsante batte al ritmo di un canto ancestrale, alto e potente.

Sinossi:

Dopo tanti viaggi in Oriente, Silvia arriva nel Borneo Malese convinta di trovarvi l’eden terrestre di cui ha tanto sentito parlare. Ma la realtà che si trova di fronte ha un gusto ben più amaro. Uno degli ultimi templi naturali della terra è un luogo profanato e violato dalla mano dell’uomo, dove grigie metropoli e ordinate piantagioni soffocano l’esuberanza della natura vergine. Nonostante l’impatto difficile, nel suo itinerario dal Sarawak al Sabah, Silvia riesce a trovare il Borneo così come lo immaginava e ne racconta la bellezza, immensa e commovente. Dallo sguardo intenso degli oranghi a quello curioso delle scimmie proboscide, dalle spirali di pipistrelli nei cieli a immense grotte sotterranee, sono tante le immagini che rendono il viaggio speciale. E poi c’è il canto della giungla, potente e ipnotico. E’ il battito vitale, il fluido di energia che percorre questa terra meravigliosa e le entra nelle vene. Silvia non ha mai sentito la natura così vicina, e ora che ne ha udito il canto, sa che non potrà mai più dimenticarlo.

Disponibile su tutti gli store:

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Quando sono partita per #wildborneo avevo in testa due cose: vedere gli oranghi e le scimmie nasiche del Borneo. Se la riserva di Semenggoh di Kuching visitata ad inizio viaggio ha subito coronato il sogno di trovarmi a faccia a faccia con i famosi primati, molto meno fortunato è stato il tentativo di vedere le scimmie nasiche. Alla natura si sa non si comanda, è proprio quello che mi ha ripetuto l’operatrice del Bako National Park nel Sarawak alla mia domanda su quale fosse il sentiero dov’era più probabile incontrarle. E la natura, o forse persino gli astri quel giorno certo non mi sono stati propizi, visto che dopo un’estenuante camminata di quattro ore tra gli intricati e ripidi sentieri del parco di scimmie nasiche nemmeno l’ombra!

Ma non sono viaggiatrice che si scoraggia al primo fallimento e così, arrivata nel Sabah, ci ho riprovato. A due ore di autobus dalla capitale dello stato, Kota Kinabalu, è possibile effettuare crociere fluviali per avvistare la fauna locale e in particolare proprio le Proboscis Monkeys.


I fiumi dove effettuare i safari sono due, il più grande e meglio conosciuto Klias, e il più piccolo Garama. I due fiumi scorrono vicini e la strada per raggiungere i moli da cui partire per le crociere è pressoché identica. A distinguere le due escursioni è principalmente l’affluenza turistica, molto maggiore nel Klias dove in alta stagione ci si può ritrovare con dieci imbarcazioni che sostano sotto un unico albero per osservare le scimmie, col risultato che gli animali scappano. Prima di decidere ho fatto qualche ricerca in internet scoprendo che il Garama è inoltre quello con la più folta popolazione di Proboscis Monkey! A quel punto, non ho più avuto dubbi.

Nel prenotare diffidate dalle tante agenzie che vi propongono il Garama ma che poi finiscono per portarvi al Klias, l’unico tour operator ad avere una struttura su questo fiume è Only in Borneo, agenzia seria e molto ben organizzata. Hanno un ufficio in centro a KK ma si può prenotare anche telefonicamente.
Partiti puntuali da KK nel primo pomeriggio, raggiungiamo in circa due ore di autobus il piccolo villaggio di Garama, poche case di legno allineate lungo il fiume. La sede di OIB è davvero accogliente, una bella struttura in legno affacciata sul fiume e sul meraviglioso paesaggio agreste tutt’intorno. Il silenzio qui è totale e in lontananza si sentono riecheggiare i rumori  della giungla, un luogo veramente suggestivo. Prima di partire per la crociera ci offrono banane fritte e un dolcetto con all’interno le acciughe, un dolce tipico malese che nonostante l’abbinamento inusuale risulta gradevole.

Alla partenza per il giro sul fiume, ho il cuore in gola per l’emozione e la trepidazione. L’attesa dura poco, già dopo pochi minuti la nostra guida ci indica una scimmia nasica: è un esemplare adulto che ci osserva coi suoi occhi furbi dall’alto  seduto comodamente su un ramo mostrando il ventre rotondo e rosato, che spicca sul pelo rossiccio. La somiglianza con l’uomo è impressionante, nei suoi occhi, nel movimento delle braccia, persino nel modo di sedere si legge la discendenza comune a noi. Restiamo fermi in silenzio sotto all’albero ed ecco arrivare l’intera famiglia, la mamma con accanto il piccolo. Le scene che ci passano davanti agli occhi sono di un’estrema delicatezza, vedere la cura e l’amore con cui i genitori accudiscono il piccolo mi emoziona profondamente.
Proseguimo e gli avvistamenti continuano, ancora scimmie nasiche appollaiate sui rami spogli più alti, da dove possono controllare tutto l’intorno. Poi è la volta dei macachi e delle long tail monkeys , altra specie rara dalla pelliccia grigia e vaporoso pelo bianco intorno al muso.
Il fiume è deserto a parte le nostre tre imbarcazioni, la quiete è totale e in questo ambiente tranquillo gli animali, che qui vivono in totale libertà, tendono ad avvicinarsi alle rive.
Il tempo scorre veloce, passo più di un’ora col naso all’insù a scrutare gli alberi, sentendo l’emozione crescere ogni volta che tra il fogliame vedo comparire una scimmia. Di nasiche ne incontriamo ancora molte, una ci passa sopra passando da un albero all’altro e nel farlo si ferma un attimo e mi fissa: i suoi occhi sono chiari e vivaci, il suo sguardo indagatore mi mette quasi a disagio; in fondo l’intruso sono io, in piedi a bordo di una barca a guardarla mentre si muove tra gli alberi.
Presto la luce del giorno cala e il cielo si colora di mille sfumature di viola: avevo letto che il fiume è famoso anche per i tramonti ma ero troppo presa dal vedere le scimmie per curarmene, ma ora che sono qui, lo spettacolo è veramente magnifico.
Le sorprese non sono finite e calato il buio, dopo una lauta cena servita al quartier generale di OIB, torniamo sulle barche per ammirare un altro spettacolo della natura: migliaia di lucciole che nell’oscurità completa trasformano gli alberi in magnifici alberi di Natale. E sopra di noi, un cielo pieno di stelle.

E’ la mia ultima sera nel Borneo, e questa meravigliosa terra non poteva riservarmi saluto più bello.

Guida al viaggio

-Il Sabah è raggiungibile con voli diretti Malaysian Airlines o Airasia da Kuala Lumpur, Singapore e Kuching.
-Prima di partire per un viaggio nel Borneo, consiglio assolutamente di stipulare un’assicurazione medica per viaggiare sereni e protetti. L’assistenza sanitaria malese è di buon livello sopratutto nei grandi centri urbani ma è a pagamento per gli stranieri e i conti possono essere veramente salati. Un’assicurazione medica stipulata prima di partire vi garantisce per ogni evenienza. 
– Per la crociera sul fiume Garama potete consultare il sito di Only in Borneo e prenotare direttamente tramite il numero verde, senza nessun pagamento anticipato.
– Per il soggiorno a Kota Kinabalu consiglio l’Horizon Hotel, moderno, con stanze molto grandi e accoglienti, e una bella (anche se piccola) piscina sul tetto.

Se vuoi approfondire la conoscenza del Borneo, puoi leggere il mio libro “Borneo. Il Canto della giungla” (Versante Est – 2017). Clicca sul link del titolo per trovare gli store dove acquistarlo 


 Kota Kinabalu stands to Borneo as Kuala Lumpur stands to Malaysia . Sabah’s capital is the most modern and cosmopolitan of all Malaysian Borneo , made up of wide roads , modern buildings and shopping centers at every corner. Even though not boasting the elegant malls of KL , it is a future-oriented city that tries to give a gorgeous new pictures of itself with gleaming glass and steel buildings . But the restyling process has just begun and the city still has a strong Asian footprint , the one that strikes at first sight : dirty alleys crammed with Chinese shops selling all sorts of goods of uncertain origin, local diners of steaming hot noddles with worn-out furniture , markets where hygiene concerns are far from our standard. For travelers who are not familiar to the Asian world , the impact with KK, as the locals call it , can be pretty shocking. But it is in this universe of humanity and ways of life so different from ours you can experience the real South East Asia, teeming with life and activity.

The most characteristic place is the amazing night market : if you’ve never been to an Asian market , this is the place . At the shadow of the Meridien , which pampers the European customers with the most opulent luxury , every evening is staged an open air theatre where the actors are street vendors extolling their goods in a loud voice : vegetables of all kinds, exotic fruits unknown in the West, fresh fish, meat , eggs …. nothing is missing .
The stalls are organized into sections depending on the foodstuff ; those with fish and meat are the most characteristic : streams of water mixed with the blood of the fish cut on the spot flow under the customers and tourist’ feets. Getting here is like stepping into a Dantesque circle , a jumble of voices and strong smells that fill the nostrils.
At dusk the square becomes a huge dining room where diners can taste the fish freshly cooked on the coals . Long tables hosts local people who eat fish and shellfish armed only with sticks and bare hands, while next to them European tourists , who come here for the authenticity of the place, hesitantly approach to food , trying to figure out how orders work. Nothing could be simpler : you just have to indicate the fish you want and wait at  the table to be served! Even though the Asian face of KK is strong and dominant , there are some city corners where you suddenly get transported in Britain of late Nineteenth Century . Before the war destroyed the city , its name  was Jesselton Town and here lived British settlers . Jesselton Hotel, the first hotel to be built in town , has elegant white facades overlooking Java Street , once called Bond Street , which is now the heart of the city. The rooms, although with a little old-fashioned furniture , are perfectly maintained and the guy welcoming tourists outside the hotel’s entrance, dressed with white shirt and  shorts in perfect english jungle  style, reminds of Old British Empire.

Another nice place to enjoy the city  is the area facing the sea with a wooden walkway overlooking the harbour and the islands in front . The area is full of restaurants and pubs very welcoming to tourists, but the prices are really high compared to the rest of the city: I would not recommend eating here, but the place is worth a visit for a walk at dusk to watch the sunset or the fishing boats return home.



 

Kota Kinabalu sta al Borneo come Kuala Lumpur sta alla Malesia. La capitale del Sabah è la città più moderna e cosmopolita di tutto il Borneo malese, fatta di grandi vie di comunicazione, moderni edifici e centri commerciali ad ogni angolo. Pur non potendo vantare gli eleganti mall di KL, è comunque una città proiettata verso il futuro che tenta di tirarsi a lucido e dare una nuova accattivante immagine di sé con sfavillanti edifici di vetro e acciaio. Ma il processo di restyling non è che all’inizio e la città ha ancora un marcata impronta asiatica, proprio quella che colpisce al primo impatto: vicoli sudici stipati di negozi cinesi che propinano merce di dubbia provenienza, tavole calde fumanti di noddles dal mobilio logoro, mercati dove le norme igieniche sono ben lontane dal nostro standard.

Per i viaggiatori poco avvezzi al mondo asiatico, l’impatto con KK, come la chiamano i locali, può essere forte e alquanto scioccante. Ma è proprio in questo universo fatto di un’umanità e di modi di vita distanti dai nostri che si può fare l’esperienza del vero sud est asiatico, brulicante di vita ed attività.

Il posto più caratteristico è il fantastico mercato notturno :  se non siete mai stati in un mercato asiatico, questo è il posto giusto. All’ombra dell’imponente Meridien, che coccola la clientela europea con il lusso più sfarzoso, ogni sera va in scena un teatro all’aperto dove i commedianti sono i venditori ambulanti che decantano a gran voce la loro merce: verdura di ogni sorta, qualità di frutta esotica sconosciuta in occidente, pesce fresco, carne, uova …. non manca niente.

Le bancarelle sono organizzate in sezioni a seconda del genere alimentare; quelle del pesce e della carne sono le più caratteristiche: rivoli d’acqua mista al sangue del pesce tagliato sul posto scorrono sotto ai piedi di clienti e turisti. Passare qui è come entrare in un girone dantesco, un guazzabuglio di voci e odori forti che riempiono le narici.

All’imbrunire parte della piazza diventa un’immensa sala da pranzo dove i commensali degustano il pesce cucinato al momento sulle braci accese. Le lunghe tavolate ospitano la gente locale che mangia con estrema destrezza crostacei e pesci enormi armati solo di bastoncini e mani nude, mentre accanto i turisti europei, attirati qui dall’autenticità del posto, si approcciano al cibo con titubanza, cercando di capire come funzionano le ordinazioni. Niente di più semplice: basta indicare il pesce desiderato e attendere al tavolo che venga servito!

Se da una parte la faccia asiatica di KK è forte e dominante, rimangono comunque degli angoli della città dove improvvisamente ci si sente trasportati nell’Inghilterra di fine Ottocento. Prima che la guerra radesse al suolo la città, il suo nome era Jesselton Town ed era il luogo di soggiorno dei coloni inglesi. A raccontare questa passata contaminazione europea è lo storico Jesselton Hotel, le cui eleganti facciate bianche affacciano su Java Street, un tempo Bond Street, oggi cuore della città.Le stanze, anche se dal il mobilio un po’ vecchiotto, sono perfettamente tenute e l’uscere vestito con il completo camicia e shorts bianchi in perfetto stile english jungle fa molto colono di fine Ottocento!

Un altro bel posto dove passeggiare è la zona fronte mare con una passerella in legno affacciata sul porto e sulle isole di fronte. La zona è piena di ristoranti e pubs molto accoglienti  per turisti ma i prezzi sono davvero gonfiati a dismisura rispetto al resto della città: sconsiglio di mangiare qui, ma il posto merita una visita per una passeggiata all’imbrunire per vedere il tramonto o guardare le barche dei pescatori rientrare al porto.

Se vuoi approfondire la conoscenza del Borneo, puoi leggere il mio libro “Borneo. Il Canto della giungla” (Versante Est – 2017). Clicca sul link del titolo per trovare gli store dove acquistarlo


Imagine an immense jungle , hundreds of miles away from civilization, tall trees , lush vegetation where countless species of insects and birds live.

Imagine huge caves that penetrate into the belly of the earth , where rivers flow underground and millions of bats hang on the vaults.
That, and much more, is Gunung Mulu National Park, one of the most beautiful areas of Sarawak , near the border to Brunei and Sabah.
With no roads connecting with civilization , this place can only be reached by plane leaving from Kuching , which is just a two hour flight away, or from Kota Kinabalu at less than an hour, flying over miles and miles of jungle.

It takes only two hours flight to leave the civilized world behind and land on a  lonely airstrip surrounded by greenery, in a landscape that embodies Borneo itself: unspoilt and mighty nature  .
Getting off the plane, emotion skyrockets : around me there’s only the jungle, an endless stretch of green stretched on a blue sky that seems closer than ever, as if I could just reach out and touch it.
In just a few minutes by taxi we get to the headquarter of the park : a bridge going over a caramel river leads to the main offices. The girl who welcomes us is very kind , the service is perfect : I booked our stay months before and on arrival everything is as required , and nobody asked me a penny in advance ! We get the keys and walk along the wooden walkways that lead to the rooms , where we find a huge and beautiful wooden bungalows nestled in the jungle with a sloping roof and a big patio with deck chairs where to lie down and admire the greenery all around. Inside the bungalow  is comfortable and spacious, a sober and decent style that fits perfectly with the place .
Mulu Park soon shows us its lush beauty : nature is there , just outside our door, only few steps away.
Although located in the heart of the rain forest  with the nearest city at more than 700 kilometres away, the park has been equipped so to make the jungle experience easy and comfortable : miles of wooden walkways getting inside the jungle trace paths that visitors can follow in  safety without running the risk of being bitten by some insects or spiders . Park guides organize trekking excursions for all levels, from easy walks to multi-days treks where you get deep in  the caves with mud and guano or you climb the highest peaks in the area.
Mulu is not only jungle but also huge caves, including the Chamber of Sarawak, considered the largest cave in the world : to reach it you have to face a 12 hours journey to the center of the earth! Only for experienced trekkers . Since I’m not trained enough to face such a trek , I chose the most simple excursions but the experience was anyway amaizing!

The Clearwater Cave gets deep  in the dark among magnificent and beautiful stalactites and huge caves like churches, until the silence is suddenly broken by the tumultuous rush of a fast flowing river shaping rocks with its power , creating all this wonder .
The Deer Cave is a  huge cave surrounded by the jungle where a multitude of bats live, too high to be seen with naked eye but whose presence is revealed  by their strident verses and the unmistakable smell of strange slime coving the floor, which is actually guano ! I know it seems disgusting but believe me when I say that walking in this natural cathedral  wrapped in a religious silence with the lush jungle outside makes you forget all the rest and fills the senses with wonder.
Outside the cave, another extraordinary event rewards the effort of the trekking: from a small arena set up just outside the entrance to the cave, each evening at dusk you can watch the bat exodus : millions of bats leave the cave and head to the jungle for the night hunting , flying in compact groups that draw fancy shapes in the sky and sinuous strips that seem to come from the brush of an artist.
It’s at nightfall that Mulu gets at its best : with darkness the creatures living in the jungle come out and give life to a symphony , a music that captures the senses , so powerful to give skin goose , so intense that you feel it in the belly .

The night walk was one of those unique experiences I will never forget : walking in the dark along the walkways that meander through the jungle , the step illuminated only by the light of torches, stopping to observe insects, small rodents , spiders and huge branches covered with fungi that gets fluorescent in the dark; wonderful creatures that seem to belong to a fairy world . Our guide shows us an insect with wings shaped like leaves that open and close making a sound similar to a violin : I remain some minutes listening to it, enraptured by the perfection and the volume of the music that this little thing is able to create so naturally . A small note in the high and mighty jungle’s song, an harmonious cacophony that gets into the skin , goes through the veins and reaches the heart where it explodes in a riot of emotions that you know you will never forget.

It  was worth travelling the other side of the world to listen even to a single minute of this music . I had never been so close to nature, its disarming and exiting beauty has left me stunned and full of wonder.

Immaginate una giungla immensa, distante centinaia di chilometri dalla civiltà, con alberi altissimi, una vegetazione intricata e  lussureggiante tra cui vivono infinite specie di insetti e uccelli.

Immaginate grotte enormi che si inoltrano nel ventre della terra, al cui interno scorrono fiumi sotterranei e le cui volte altissime sono popolate da milioni di pipistrelli.

Ecco, questo, e molto di più, è il Gunung Mulu National Park, una delle zone più belle del Sarawak,  vicino al confine con Brunei e Sabah.
Qui non esistono strade di collegamento con la civiltà, ci si arriva solo in aereo sorvolando chilometri e chilometri di giungla partendo da Kuching, da cui dista due ore di volo, o da Kota Kinabalu a poco meno di un’ora.

Bastano solamente due ore di volo per lasciarsi alle spalle il mondo civilizzato e ritrovarsi su una pista di atterraggio solitaria immersa nel verde più intenso, in un paesaggio che impersona l’esatto archetipo del Borneo come uno se lo immagina: una natura incontaminata e grandiosa.

Scendendo dall’aereo, il cuore mi sale in gola tanta è l’emozione: è giorno e intorno si vede solo giungla, una distesa infinita di verde stagliato su un cielo azzurro che qui sembra più vicino.
Pochi minuti di taxi e siamo all’headquarter del parco: un ponte sospeso che passa sopra ad un fiume color caramello porta agli uffici della direzione che mi sorprendono per ordine e pulizia; mi immaginavo un posto abbastanza trasandato invece trovo una bella costruzione in legno con all’interno un ufficio moderno pieno di guide in divisa che illustrano le escursioni ai visitatori.
La ragazza che ci accoglie è gentilissima, il servizio impeccabile: ho prenotato mesi prima il nostro soggiorno e all’arrivo tutto è come richiesto, e non mi hanno chiesto un euro di anticipo! Ci consegnano le chiavi del nostro bungalow e ci incamminiamo lungo le passerelle in legno che conducono verso le camere; ad aspettarci, un enorme e bellissimo bungalow in legno immerso nella giungla col tetto spiovente e patio con sdraio dove stendersi ad ammirare l’ambiente circostante. L’interno è confortevole e spazioso, uno stile sobrio ma decoroso che si adatta perfettamente al posto. Mai mi sarei aspettata una sistemazione così bella, adocchio il patio esterno convinta che da lì assisterò ad un grande spettacolo!
Il Mulu non tarda a mostrarci la sua bellezza, d’altra parte la natura è lì, fuori dalle vetrate della nostra stanza, bastano pochi passi per allontanarsi dall’headquarter e incamminarsi per sentieri costeggiati dalla foresta.
Pur trovandosi nel cuore della giungla a oltre 700 chilometri dalla prima città, il parco è stato attrezzato così da poter rendere l’esperienza di facile accesso per tutti: chilometri di passerelle in legno si inoltrano nella vegetazione tracciando gli itinerari che i visitatori possono percorrere in completa sicurezza senza correre il rischio di venire morsi da qualche ragno o insetto. La presenza di sentieri prefissati non toglie la possibilità di fare trekking più impegnativi e avventurosi, sempre accompagnati dalle guide del parco che organizzano
escursioni per tutti i livelli, da semplici passeggiate fino a trekking di più giorni per inoltrarsi nelle profondità delle grotte tra fango e guano o per salire le vette più alte della zona.
Si perchè il Mulu non è solo giungla ma anche enormi grotte tra cui la Chamber of Sarawak, considerata la grotta più grande del mondo; per raggiungerla serve un faticoso viaggio di dodici ore fino a centro della terra, solo per esperti speleologi. Non potendo affrontare una simile impresa, mi sono limitata alle escursioni più a portata dei semplici comuni mortali, ma lo spettacolo è comunque garantito.
La Clearwater Cave permette di inoltrarsi nelle buie profondità tra magnifici stalattiti e suggestivi antri che sembrano chiese, fino a quando il silenzio delle viscere viene bruscamente rotto dal tumultuoso impeto di un fiume che scorre veloce plasmando con la sua forza la roccia, dando vita a tutta questa meraviglia.

La Deer Cave è una grotta alta oltre 20 metri immersa nella semioscurità sulla cui volta riposa una moltitudine incommensurabile di pipistrelli, troppo in alto per poterli distinguere ad occhio nudo ma la cui presenza si sente nei loro striduli versi e nell’inconfondibile odore della strana melma che ricopre il pavimento della grotta, che altro non è che guano! A leggerlo così so che può fare impressione ma vi assicuro che l’emozione che si prova nel camminare in questa cattedrale naturale, avvolta in un religioso silenzio e dalla cui enorme bocca si intravede l’intricato verde della giungla che pulsa all’esterno fa dimenticare tutto il resto e riempie i sensi di meraviglia di fronte a questo spettacolo naturale.
Usciti dalla grotta, un altro evento straordinario ricompensa della fatica del cammino tra umidità e caldo: da una piccola arena allestita poco fuori l’entrata della grotta ogni sera all’imbrunire si può assistere al bat exodus: milioni di pipistrelli lasciano la caverna e si dirigono verso la giungla per la caccia notturna, volando in gruppi compatti che disegnano in cielo fantasiose figure e strisce sinuose che sembrano uscire dal pennello di un artista. 
E’ al calar della notte che il Mulu da il suo meglio: è con il favore dell’oscurità che le creature che popolano la giungla escono e danno inizio ad una sinfonia; una musica che rapisce i sensi, così potente da far venire la pelle d’oca, così intensa che la senti nella pancia.

La night walk è stata una di quelle esperienze uniche che ricorderò per sempre: camminare al buio lungo le passerelle che si inoltrano nella giungla, il passo rischiarato solo dalla luce delle torce, fermarsi ad osservare insetti, piccoli roditori, ragni e rospi enormi, rami ricoperti di funghi che diventano fluorescenti al buio: creature meravigliose che sembrano uscire da un mondo fatato. La nostra guida ci mostra un leaf insect con le ali a forma di foglia che si aprono e chiudono emettendo una musica simile a quella di un violino: resto ad osservarlo qualche minuto, rapita dalla perfezione e dal volume della musica che questo piccolo essere sa creare con tanta naturalezza; una nota che si inserisce nel canto possente e altissimo della giungla, un’armonica cacofonia che ti entra nella pelle, scorre nelle vene e raggiunge il cuore dove esplode in un tripudio di emozioni che sai, già nel momento in cui le vivi, non dimenticherai mai.
E’ valsa la pena arrivare dall’altra parte del mondo per provare anche solo un minuto di questa pure ebrezza. Così vicino alla Natura non ero mai stata, la sua disarmante e viva bellezza mi ha lasciato stordita e piena di meraviglia.

Se vuoi approfondire la conoscenza del Borneo, puoi leggere il mio libro “Borneo. Il Canto della giungla” (Versante Est – 2017). Clicca sul link del titolo per trovare gli store dove acquistarlo 


One of the greatest emotions I experienced during  # wildborneo was at Semenggoh Wildlife Rehabilitation Center, a small reserve a few miles from the center of Kuching , Sarawak , which since 1975 has been giving shelter to injured or orphaned orangutans engaging them in a  rehabilitation program that re-educates the animals to wild life. The reserve hosts over 20 specimens including many mothers with their babies.
Every day the rangers involve the youngest orangutans in special programs that teach them to survive in a natural environment : climbing trees , jumping from branch to branch and get food . It is a gradual process that lasts from two to four years, during which the animals continue to live within the reserve , till when they’re ready to return to wild life in the rainforest.

A challenging job that has proved to be have significantly contributed to the survival of the orangutan in Borneo , species in danger of extinction due to the massive and growing deforestation for palm oil plantations , which is stealing vital space to the animals. The reserve also aims to raise public awareness on the care and protection of orangutans , explaining the importance of this species, as well as all the others on the Island of Borneo, has for the future of the planet .

The reserve area is not big enough to ensure the livelihood of the entire population of the orangutans, this is why rangers put food on some platforms where the animals can freely access . During feeding times twice a day , at nine in the morning and three in the afternoon , you can visit the center and see these huge primates hover among the trees and approach the platforms to take sweet potatoes and bananas. It’s important to say that the sighting of orangutans is not guaranteed because the center is not a zoo but a reserve where animals live free and independent and can choose whether or not to come and take the food according to their needs. Given the high number of the population housed, the sighting is fairly common , but if it rains the possibility gets considerably reduced.

The first time I was there it was raining heavily , one of those torrential rains typical of these latitudes and I only saw an orangutan who amusingly sheltered from the rain with leaves; but perseverance has rewarded me and when I got back with the sun I had one of the most amazing travel experiences of my life!
In the silence of the surrounding forest I listened to the muffled sound of the orangutans’ jumps that seemed to twirl from tree to tree suspended between the ropes, land to take food and go up fast along the trunks , elegant and graceful ; I looked at  the mothers taking care of their babies, rocking them , handing them food or teaching them how to jump and move : they had an incredibly human look that expresses all the intelligence and sensibility of these incredible animals; I was moved by the tender gaze of a baby orangutan enjoying a banana while reaching out to his mother with the other hand , to seek physical contact .
I think part of the emotion that observing the orangutans arises is due to their extraordinary resemblance to the human race : gestures, movements and looks are very similar to ours. Watching them move freely in their natural environment becomes a journey in our distant past , a way to see and understand how we once were, and in the loving and caring gestures of the mothers we recognize that same maternal and parental instinct that we still have inside us, ancestral and incredibly intense , despite all the changes and influences that we have built around us.

Visiting Semenggoh is one of many daytrips that can be done from Kuching , capital of Sarawak . The reserve can be reached in half an hour by taxi from the city center : ask one of taxi drivers outside your hotel and agree a price: it  usually starts at 150 ringgit (approx. 35 EUR ) but you can bargain and get a better price; the rate includes two hours waiting in the center; a much cheaper alternative is bus number 6 ( 1.50 ringgit each way , less than 40 cents euro ) which leaves from the bus station in Kuching ( just outside the center ) and stops in front of the reserve’s entrance, but then you have to walk approx. 1.5 km partially uphill to the center: this walk is not to be underestimated either if the sun is shining and the temperature is hot, as well as wet , and if it rains.

In Kuching there are several hotels of different categories, but since prices are very affordable I advice a medium-high class hotel to have modern, spacious and comfortable rooms . I chose Hotel Pullman Kuching where for less than 70 Euros per night I got a huge and very comfortable room , as well as pool and spa. Believe me, after a day in the hot and humid jungle , you will appreciate its fresh 10 mts pool !


Una delle emozioni più grandi di #wildborneo l’ho vissuta al Semenggoh Wildlife Rehabilitation Center, una piccola riserva naturale a pochi chilometri dal centro di Kuching, nel Sarawak, che dal  1975 cura gli esemplari di orango feriti o orfani attraverso un programma di riabilitazione che li rieduca alla vita libera. La riserva accoglie oltre 20 esemplari tra cui molte mamme con i loro cuccioli.

Ogni giorno i rangers coinvolgono gli oranghi più giovani in programmi speciali che insegnalo loro a sopravvivere in un ambiente naturale: arrampicarsi sugli alberi, saltare da un ramo all’altro e procurarsi il cibo. Si tratta di un percorso graduale che dura dai due ai quattro anni durante il quale gli animali continuano a vivere liberi all’interno della riserva, fino al momento in cui sono pronti per tornare a vivere nella foresta pluviale. 

Un lavoro impegnativo quello del centro ma che ha dato risultati importanti contribuendo in maniera importante alla sopravvivenza dell’orango del Borneo, specie che rischia di scomparire a causa della massiccia e sempre crescente deforestazione a favore delle piantagioni di palme da olio, che rubano spazio vitale agli animali. La riserva mira anche a sensibilizzare il pubblico alla cura e difesa degli oranghi, spiegando in maniera chiara e coinvolgente l’importanza che questa specie, così come tutte le altre presenti nel Borneo, ha per il futuro del pianeta.

La porzione di foresta della riserva non è sufficiente per garantire il sostentamento dell’intera popolazione di oranghi, per questo i rangers del centro ogni giorno mettono del cibo in alcune piattaforme sistemate all’interno del parco a cui gli animali possono accede liberamente. E’ proprio in coincidenza con gli orari dei pasti, alle nove del mattino e alle tre del pomeriggio, che è possibile visitare il centro e osservare questi enormi  primati librarsi tra gli alberi e avvicinarsi alle piattaforme per prendere patate dolci e banane, il loro cibo preferito. E’ importante dire che l’avvistamento degli oranghi non è garantito perché il centro non è uno zoo ma una riserva dove gli animali vivono liberi e autonomi e possono scegliere o meno di venire a prendere il cibo a seconda delle loro necessità. Visto l’alto numero della popolazione ospitata l’avvistamento è abbastanza frequente, ma se piove le possibilità di vederne si riducono notevolmente.
La prima volta che ci sono stata pioveva a dirotto, una di quelle piogge torrenziali tipiche di queste latitudini e ho visto solo un orango che si riparava buffamente dalla pioggia con delle foglie; ma la costanza mi ha premiato e tornata col sole ho vissuto una delle esperienze di viaggio, e posso dire di vita, più intense.
Immersa nel silenzio della foresta circostante ho ascoltato il rumore ovattato dei salti degli oranghi che parevano volteggiare da un albero all’altro sospesi tra le funi per poi atterrare a prendere il cibo e risalire rapidi lungo il tronco degli alberi, eleganti e leggiadri; ho osservato le mamme prendersi cura dei piccoli portandoli in braccio, cullandoli, porgendo loro il cibo o insegnando loro come muoversi e spostarsi: uno sguardo materno incredibilmente umano che esprime tutta l’intelligenza e la sensibilità di questi incredibili animali; mi sono commossa incrociando lo sguardo tenero e simpatico di un cucciolo intento a gustare tutto soddisfatto una banana mentre tendeva l’altro mano verso la mamma, a cercare un contatto fisico.
Penso che parte dell’emozione che osservare gli oranghi suscita sia dovuta alla loro straordinaria somiglianza al genere umano: gesti, movimenti e sguardi sono incredibilmente simili ai nostri. Guardarli muoversi liberi nel loro ambiente naturale diventa un viaggio nel nostro remoto passato, un modo per vedere e capire come siamo stati per riconoscere nei gesti affettuosi e premurosi delle madri quell’istinto materno e genitoriale che ci è rimasto dentro, ancestrale e incredibilmente intenso, nonostante tutti i cambiamenti e i condizionamenti che ci siamo costruiti intorno.
La visita al Semenggoh è una delle tante che si possono fare con una breve escursione di mezza giornata da Kuching, capitale del Sarawak. La riserva si può raggiungere in mezzora di taxi dal centro cittadino: chiedete a uno dei tassiti fuori dal vostro hotel e concordate un prezzo, solitamente partono da 150 ringgit (ca. 35 euro) ma si può trattare e scendere di un po’; la tariffa comprendere l’attesa di un paio d’ore al centro; un’alternativa molto più economica è l’autobus numero 6 (1,50 ringgit a tratta, meno di 40 centesimi di euro) che parte dalla stazione degli autobus di Kuching (appena fuori dal centro) e ferma davanti all’entrata della riserva, ma poi bisogna sobbarcarsi una strada di ca. 1.5 km parzialmente in salita fino alle centro, percorso da non sottovalutare sia se c’è il sole e la temperatura diventa torrida, oltre che umida, sia se piove a dirotto; personalmente ho preferito investire un po’ sul taxi.


A Kuching ci sono diversi hotel di varie categorie, visto i prezzi molto convenienti consiglio hotel di media-alta categoria per assicurarsi camere moderne, ampie e confortevoli di standard europeo. Io ho scelto l’Hotel Pullman Kuching che per meno di 70 euro a notte riserva stanze enormi e molto confortevoli, oltre che piscina e spa. Credetemi, dopo una giornata nella torrida e umida giungla, apprezzerete la fresca piscina di oltre 10 metri!



Rientrata da pochi giorni dal viaggio nel Borneo malese, mi barcameno tra gli effetti del fuso e la pungente malinconia del rientro che si mescola allo smarrimento che da il ritrovarsi di nuovo catapultata nella vita di tutti i giorni dopo un sogno durato tre settimane. 
Nel cominciare questo primo post su #wildborneo, inizierò col raccontarvi quello che il Borneo non è! 
Il Borneo non è una terra selvaggia popolata solo da antiche tribù  che vivono in piccoli villaggi con case di legno e paglia; non è un luogo ricoperto interamente da fitta giungla abitata da flora e fauna esotica. Anche questo polmone verde del mondo è stato piegato e plasmato dalla volontà dell’uomo che vi si è insediato abbattendo alberi e foresta per fare spazio a strade e città. 

Trasportati dall’entusiasmo delle immagini di natura selvaggia che il nome evoca, il primo impatto con il Borneo può essere deludente, come è stato il mio.
Il Borneo malese è diviso in due grande stati, il Sarawak a sud e il Sabah a nord, proteso verso le Filippine.
Il Sarawak è la regione più vicina alla Malesia peninsulare e la prima che ho visitato. 
La capitale Kuching mi ha subito sorpresa per la modernità delle sue costruzioni: ampie strade conducono dal moderno aeroporto fino in città e lungo il percorso magazzini stracolmi di merce di ogni tipo ed edifici con centri commerciali e grandi hotel hanno spento la mia smania di natura incontaminata, come una doccia gelata in una giornata afosa.

Ma sono bastate poche ore e la prima escursione appena fuori città per capire che il Sarawak, per fortuna, non è solo Kuching ma ben altro. E’ stata sufficiente una corsa in taxi di pochi minuti per lasciarmi alle spalle autostrade trafficate e grandi magazzini e ritrovarmi proprio lì dove volevo essere, lungo strette strade costeggiate da distese infinite di verde, interrotte qua e là da qualche casa solitaria. Il bello del Borneo è proprio questo, il fatto che la natura è lì, vicina e raggiungibile, la senti pulsare!
Se è vero che immergersi nel verde della foresta tropicale è semplice, è doveroso dire che per arrivare davvero nel cuore pulsante di quest’isola lussureggiante bisogna viaggiare ben più che pochi minuti e prepararsi a lunghi spostamenti per raggiungere le regioni più remote, lontane dalla civiltà e per questo più ricche di meraviglie naturali, di animali in particolare che si sa, tendono a star lontani dall’uomo… e come dar loro torto?!
Il Sarawakè la regione culturalmente più ricca del Borneo con una straordinaria varietà di popolazioni indigene tra cui gli Iban, i mitici e temibili tagliatori di teste; molte tribù ancora oggi vivono nelle longhouses, le tipiche abitazioni indigene dove convivono diversi nuclei familiari che vivono dei prodotti della terra e del guadagno che ricavano dalla produzione di oggetti artigianali.
Il Sarawak è una terra ricca anche dal punto di vista naturalistico dove si può trovare in scala ridotta l’intera varietà di ambienti naturali di tutto il Borneo: vaste distese di terre umide, bacini fluviali, grotte, imponenti cime montuose, altipiani, spiagge bianche e spettacolari scogliere.
Il Sabah, più a nord, è la regione più sfruttata turisticamente per l’eccezionale varietà faunistica: lungo le rive dei fiumi che la solcano vivono macachi, scimmie di diverse specie tra cui le scimmie nasiche che si trovano solo nel Borneo, oranghi, coccodrilli, elefanti asiatici e una grandissima quantità di diverse specie di uccelli.
Ma il Sabah incanta anche per la ricchezza dei suoi fondali, talmente straripanti di pesci e coralli di tutti i tipi da renderlo una delle mete più ambite dai sub di tutto il mondo. Nelle sue isole lambite da acque cristalline si può nuotare tra tartarughe marine, razze, pesci martello e infinite varietà di pesci tropicali.
Ma anche il Sabah, forse più del Sarawak, può deludere ad un primo impatto, perché la sua capitale Kota Kinabalu è ancora più caotica e internazionale di Kuching, una sorta di Kuala Lumpur del Borneo. E il Sabah, ben più del Sarawak, mostra i segni dell’avanzamento dell’uomo, con interi porzioni di foresta pluviale rase al suolo per fare spazio a piantagioni di palma da cocco da cui si estrae l’olio di palma, di cui lo stato è uno dei maggiori produttori al mondo. Assistere a questo scempio fa male al cuore, come sentire le guide spiegare che gli avvistamenti di animali lungo i fiumi sono sempre più frequenti perché lo spazio vitale libero a loro disposizione si assottiglia sempre di più e questi sono costretti, loro malgrado, ad avvicinarsi ai corsi d’acqua, nonostante i tanti turisti che li solcano.
Un fenomeno che, se rende ancora più speciale un safari sul fiume, spinge a riflettere su come l’uomo anche qui dimentichi come la biodiversità, prima di qualsiasi altra cosa, sia il bene più prezioso per la terra e per noi.
Come avrete intuito, ci vorrebbero molte settimane per vedere tutta la straordinaria varietà naturale e culturale del Borneo: non disponendo di così tanto tempo ho dovuto necessariamente fare una scelta, creando un itinerario che mi ha permesso di vedere i parchi e le bellezze più note e più facilmente raggiungibili, senza però rinunciare ad un immersione nella giungla selvaggia lontana centinaia di chilometri dalla civiltà.

Ma di questo, e di tanto altro, vi racconterò nei prossimi post! 
Ciò che mi preme raccontarvi adesso è che se c’è una cosa che questo viaggio mi ha insegnato, è che bisogna avere un profondo rispetto per la natura, avvicinarsi in punta di piedi e ammirarla in silenzio, con il cuore gonfio di meraviglia ed emozione per lo straordinario spettacolo che va in scena di fronte a noi, e andarsene portando con sé il ricordo di quelle immagini e la consapevolezza che dobbiamo difendere questa meraviglia, perché la sopravvivenza di ecosistemi preziosi come quelli del Borneo sono la nostra unica garanzia per il futuro.


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