Da travel-addicted quale sono, la mia mente è sempre proiettata verso mete lontane, per scoprire il diverso da casa mia, tanto che a volte tendo a dimenticare quale bellezza ci sia invece proprio nella mia città, Vicenza. Per fortuna basta poco per ricordarmene, una passeggiata nel centro storico, un caffè sorseggiato nella straordinaria cornice di Piazza dei Signori.
Nata e cresciuta tra i capolavori del genio architettonico del Palladio, un po’ ne sono assuefatta, quindi ogni tanto mi fa bene rallentare il passo, guardare la mia città con gli occhi del turista che la vede per la prima volta, per scoprirmi a rimanerne ogni volta sorpresa.

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 Qualche tempo fa vi ho raccontato la mia domenica pomeriggio trascorsa tra alambicchi e intensi effluvi alle Distillerie Brunello di Montegalda. Quell’appuntamento non era che il preludio di un evento famoso e molto conosciuto qui nel Vicentino, Distillerie Aperte. La manifestazione, che si ripete oramai da ben 18 anni, organizzata da Made in Vicenza coinvolge quattro famose distillerie della zona: Schiavo di Costabissara, Poli di Schiavon, Li.dia di Villaga oltre alla già citata F.lli Brunello. Dal 28 settembre al 5 ottobre le quattro distillerie apriranno le loro porte ai visitatori per spiegare il delicato processo di produzione dei distillati e offrendo visite guidate e degustazioni.

Quella della grappa è una tradizione molto antica e profondamente radicata al territorio dove nasce, tanto da rappresentarne uno dei prodotti locali più pregiati e apprezzati nel mondo. Per chi è di Vicenza come me, la grappa fa parte della cultura e del vivere quotidiano di ognuno: non c’è famiglia che non abbia una bottiglia di grappa locale nella dispensa, non c’è pranzo delle feste che termini senza un bicchierino del prezioso distillato e una bottiglia di grappa locale è uno dei regali più ricorrenti che si fanno a parenti ed amici di altre regioni, sicuri che sarà un dono gradito e apprezzato grazie all’alta qualità del prodotto.
La distillazione della grappa è un’arte sottile, fatta di delicati equilibri governati da mani esperte, di un sapere antico di origine contadina tramandato di generazione in generazione: una delicata alchimia che sfiora la magia mescolando profumi e sapori. Un processo di produzione che seppur saldamente fedele alla tradizione non ha voluto rinunciare all’innovazione, sperimentando sempre nuove varietà e connubi di sapori. Oltre alla qualità della materia prima e del processo produttivo, ciò che sta alla base del successo delle grappe vicentine è la grande passione dei distillatori, famiglie che da generazioni impiegano tutte le loro risorse nel produrre grappe uniche e irripetibili e nel farle conoscere all’estero, contribuendo così a dare lustro alla città e al territorio.
E’ proprio grazie a questo impegno che la grappa si è trasformata da prodotto di umili origini che un tempo serviva a supportare la dieta povera dei contadini, a oggetto di interesse di intenditori di tutto il mondo.

Durante Distillerie Aperte sarà possibile non solo scoprire come nascono le grappe ma anche degustarle. Quest’anno la manifestazione introduce anche un’importante novità, gli “aggrappamenti”, abbinamenti di grappe e cibi, sia dolci che salati, come gelato, cioccolato, frutta e formaggi; ogni combinazione sarà illustrata e spiegata da esperti così da accompagnare i visitatori lungo inediti percorsi degustativi e sensoriali, rendendo l’esperienza ancora più completa.
Distillerie Aperte è un’occasione unica per entrare in contatto con il magico universo delle grappe, ascoltando la storia di come nascono i singoli distillati, respirandone gli effluvi e assaporando le limpide essenze che racchiudono nei loro bouquet di profumi e gusti una storia e una maestria tutte italiane.

Informazioni sull’evento Distillerie Aperte:

Dal 28 settembre al 5 ottobre
Orario di apertura al pubblico: domenica 10.00-18.00
Da lunedì al sabato: 14.00-18.00 solo su appuntamento

I link dell’evento

Pagina Facebook di Distillerie Aperte: https://www.facebook.com/DistillerieAperte
Organizzazione evento: Made in Vicenza: http://www.madeinvicenza.it/
Potete seguire l’evento sui social tramite l’hashtag #DistillerieAperte




L’Agriturismo Riva Ratta, ricavato da un complesso rurale del 1750, è immerso nella verde campagna del vicentino, con sullo sfondo i Castelli di Giulietta e Romeo. Uno scenario rilassante e suggestivo dove trascorrere un soggiorno all’insegna della quiete, e un’ottima base per partire alla scoperta delle meraviglie artistiche delle vicine Vicenza e Verona.

Agriturismo Riva Ratta 

La storia dell’agriturismo nasce come azienda vinicola ubicata nelle colline di Sarego, nei colli Berici. L’amore per la terra e le cose buone porta presto a diversificare la produzione che viene estesa ad alcune eccellenze del vicentino, tra cui il Mais Marano, il Mais Biancoperla e il Broccolo Fiolaro, tutti coltivati secondo il concetto di filiera corta e a km 0.
L’agriturismo diventa la naturale evoluzione dell’azienda offrendo la possibilità di assaggiare i prodotti locali e De.Co della casa e di soggiornare immersi nei paesaggi da cui essi derivano, per un’esperienza completa che include natura, storia e sapori del territorio.

La struttura

Agriturismo Riva Ratta Montecchio Maggiore

 Le strutture da cui l’Agriturismo è stato ricavato erano un tempo le stalle della vicina Villa Cordellina- Lombardi e le abitazioni dei mezzadri. Un’accurata ristrutturazione eseguita con gusto ha permesso di rivalorizzare il complesso rurale mantenendone inalterate le caratteristiche originali. Soffitti e muri di sasso sono stati sapientemente riportati allo splendore ed offrono ambienti ricchi di fascino, unendo le atmosfere di campagna di un tempo al comfort moderno.
Un’ampia corte accoglie il visitatore regalando ampi scorci sulla campagna e sui colli circostanti: qui i rumori e il traffico della città scompaiono pur trovandoci a solo pochi chilometri di distanza dal centro.

Agriturismo Riva Ratta Montecchio Maggiore

L’Agriturismo offre 7 stanze che riservano ambienti finemente arredati e atmosfere d’altri tempi, sempre garantendo il massimo comfort. Uno stile rustico ma raffinato che ben interpreta l’anima originale del complesso rurale e i suoi dintorni.  I nomi scelti per le camere sono un omaggio a personaggi illustri legati alla storia del territorio.

Dalla atmosfere della camera Palladio, un ambiente intimo e raccolto con muri di sasso a vista, alla luminosità della stanza Romeo, dal carattere più giovanile che offre un’attenzione in più grazie alla vasca idromassaggio, allo charme della camera Cordellina, con elementi originali del ‘700: classico e moderno si incontrano e si fondono in ambienti che trasmettono armonia e tranquillità.
Completano l’offerta una stanza con piccolo giardino privato, per ospitare gli amici a 4 zampe, e il Wi-Fi gratuito con router dedicati in ogni stanza.

Agriturismo Riva Ratta Montecchio Maggiore

La cucina dell’Agriturismo utilizza materie prime a km 0 e di grande qualità, seguendo la stagionalità delle produzioni e reinterpretando con fantasia i piatti della tradizione vicentina. A completare il menu, gli ottimi vini della cantina di propietà.
La sala ristorazione, distribuita su due livelli, offre un ambiente caldo e confortevole da cui ammirare il paesaggio sulle colline.

I prodotti dell’agriturismo:

Agriturismo Riva Ratta Montecchio Maggiore

Tra i vini di produzione della casa, Cabernet, Merlot e Pinot grigio, per accompagnare i piatti del menu.
L’agriturismo produce farina di mais Marano, Bianco Perla e Farro monococco, dal colore giallo intenso e dalle inconfondibili note aromatiche.
Tra gli ortaggi spicca il Broccolo Fiolaro, qualità molto rinomata tipica della zona; sono poi disponibili marmellate, biscotti e salumi, tutti prodotti con attenzione alla massima qualità della materia prima.

La località:

Colli di Sovizzo

L’Agriturismo Riva Ratta è immerso nella cornice verde dei colli vicentini, tra campagna coltivata e dolci pendii. Le possibilità di camminate a piedi sono tante e interessanti e permettono di assaporare la quiete del paesaggio rurale o di ammirarlo dall’alto salendo sui colli.
Per chi desidera una vacanza attiva, nelle vicinanze ci sono maneggi, campi da golf e piscine.

Numerosi sono gli itinerari storico-artistici che si possono effettuare a poca distanza dall’agriturismo.

Villa Cordellina risalente al 1700, che vanta affreschi di Gianbattista Tiepolo, funse da punto d’incontro per artisti, scienziati e letterati dell’epoca.

Il centro di Vicenza è un museo all’aria aperta dove si possono ammirare le più straordinarie opere di Andrea Palladio, come la magnifica Basilica Palladiana, affacciata sul salotto cittadino di Piazza dei Signori, e il Teatro Olimpico, uno dei capolavori assoluti del genio palladiano.
Ancora Villa La Rotonda, dal perfetto equilibrio di forme e geometrie, Villa ai Nani, immersa nel verde di Monte Berico, e molte altre Ville Palladiane sparse per la pianura vicentina. Volendo si può spingersi fino alla Riviera del Brenta per ammirare le dimore settecentesche a bordo di imbarcazioni che solcano il fiume.

Verona dista meno di un’ora di macchina: qui si potrà visitare l’imponente Arena, la signorile Piazza Dante su cui affaccia il Palazzo della Ragione in stile romanico o sedersi a bere qualcosa nella cornice medievale di Piazza delle Erbe, la più antica piazza della città.

A Padova aspetta invece il fascino della Cappella degli Scrovegni, capolavoro di Giotto del 1300.

Prezzi:

Prezzi indicativi medi delle camere: da 65 a 120€ a notte

Per info e prenotazioni:   http://www.rivaratta.it/

Via Campestrini 52-54 – 36075 Montecchio Maggiore (VI) – Italia
Telefono: + 39 0444 493694

Email: agriturismo@rivaratta.it

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Palazzo Leoni Montanari di Vicenza è una prestigiosa dimora nobiliare che spicca nel tessuto urbano: in una città tradizionalmente fedele allo stile classicista del Palladio, Palazzo Leoni Montanari rappresenta il diverso, esibendosi in una sinfonia di stucchi e decori di gusto marcatamente barocco.
Il palazzo fu commissionato nel 1678 dal ricco commerciante di tessuti Giovanni Leoni Montanari, che lo usò non solo come abitazione ma anche come laboratorio di tessitura della seta, attività grazie alla quale la famiglia Leoni Montanari aveva raggiunto ricchezza e fama. Il palazzo stesso fu concepito come emblema del prestigio della famiglia e doveva rappresentarne la promozione sociale al rango nobiliare. La stessa scelta di uno stile architettonico estraneo all’impianto urbano vicentino intendeva creare meraviglia e stupore, ed evidenziare la volontà dei proprietari di distinguersi con scelte controcorrenti ed innovative, rispetto alle allora ​imperanti tendenze conservatrici.

La volontà di allontanarsi dai gusti dell’aristocrazia locale si ritrova anche negli interni, dove vennero impiegati artisti prevalentemente di altre città, sia italiani che stranieri.
Gli ambienti sono un tripudio di stucchi, fregi e affreschi di ispirazione mitologica e fantastica che creano meraviglia e stupore. L’espressione barocca tocca il suo massimo nella magnifica Loggia di Ercole, affacciata sul cortile interno, con un doppio ordine di archi riccamente decorati con stucchi ritraenti personaggi mitologici e draghi.Nel 1808 il Palazzo fu acquistato dal Conte Girolamo Egidio Velo che stravolse in parte l’ardito progetto originale imprimendo un gusto più neoclassico al piano nobile. Nonostante questa parziale inversione di tendenza, lo stile barocco rappresenta ancora oggi la cifra distintiva dell’edificio, che lo rende un elemento di grande pregio nell’architettura del centro storico.
Il Palazzo custodisce due importanti collezioni di dipinti, la prima riconducibile alla scuola Veneta settecentesca, la seconda è una serie di icone russe. Sebbene molto distanti artisticamente, le due collezioni sono entrambe testimonianza del profondo legame tra Venezia e l’Oriente, con il quale la Serenissima intraprese non solo scambi commerciali ma anche artistici.
I quaranta dipinti veneti del XVIII secolo rappresentano l’ultima fase di pittura veneziana e hanno un grande valore documentaristico, con una carrellata di immagini che mostrano la vita dell’alta borghesia e delle classi meno abbienti durante la Serenissima: ammirarle è come ritrovarsi di fronte ad una finestra aperta sulla Venezia del Settecento.
Le circa centotrenta icone russe custodite al piano alto del palazzo sono un patrimonio artistico ​altrettanto prestigioso , tanto da rappresentare la più importante collezione di opere analoghe di tutto l’Occidente.
La mostra copre un arco cronologico molto vasto che va dal XIII al XX secolo e ripercorre le diverse tappe dell’evoluzione dell’arte russa affrontando i diversi temi della tradizione liturgica ortodossa: l’iconostasi, le icone delle Feste, le icone della Madre di Dio; gli ambienti, raccolti ed intimi, coinvolgono il visitatore che entra in contatto con il valore religioso, oltre che artistico, delle opere, e dalla penombra e dal silenzio delle sale emergono volti dai lineamenti dolci e sguardi intensi che incantano e catturano l’attenzione di chi li osserva.
Per info e prenotazioni: Palazzomontanari.com


Il Criptoportico Romano di Vicenza fa parte della Vicenza nascosta e silenziosa per lo più sconosciuta ai turisti, che si aggirano per la città con il naso all’insù per ammirare le magnifiche architetture palladiane, ignari del fatto che proprio sotto ai loro piedi si celano altri tesori. 

Se il fatto che il Criptoportico romano sia poco conosciuto ai turisti è un peccato, lo è ancora di più che lo sia agli stessi vicentini, molti dei quali non solo non l’hanno mai visitato, ma ne ignorano totalmente l’esistenza.

Si tratta in realtà di un preziosissimo reperto dell’epoca romana, età in cui l’antica Vicetia sorgeva lungo la via Postumia, la grande strada militare che collegava Genova ad Aquileia. Anche se non strategicamente importante, Vicetia divenne una città ricca e tranquilla al centro di un territorio fertile e produttivo. Politicamente legata alla dinastia Giulio-Claudia, da questa influenza trasse beneficio anche nel suo impianto architettonico e venne presto abbellita da splendidi monumenti come il teatro, le terme, il foro e l’acquedotto, oltre che da splendidi palazzi e prestigiose dimore patrizie. Scoperto nel 1954, il Criptoportico è oggi una delle vestigia più belle e meglio conservate dell’illustre epoca romana: risalente al I sec. a.C., esso costituiva i sotterranei di un’antica dimora patrizia e rappresenta uno dei pochissimi esempi per questo tipo di ambiente sotterraneo in tutta l’Italia Settentrionale. Il Criptoportico, in ottimo stato di conservazione, si trova in corrispondenza dell’attuale Piazza Duomo, precisamente sotto il palazzetto dei Proti e la canonica della Cattedrale, e fu costruito sfruttano il dislivello naturale del terreno.
In epoca romana i criptoportici avevano diverse funzioni: servivano da passaggi nascosti tra edifici contigui, come depositi per armi e vettovaglie o semplicemente come prolungamento dell’abitazione; sembra che il Criptoportico di Vicenza venisse usato dagli abitanti principalmente come riparo dalla calura estiva.

La visita del Criptoportico romano di Vicenza

Il criptoportico ha pianta ad U ed è costituito da tre bracci, della larghezza di circa 3 metri,  coperti da un soffitto a botte, illuminati e arieggiati da una serie finestre a bocca di lupo. Le tre gallerie, fresche in estate, costituivano un prolungamento dell’abitazione come dimostrano i resti delle pavimentazioni originali, in cotto e mosaici marmorei, e di intonaco a marmorino. Le altre sale del criptoportico venivano invece molto probabilmente adibite a magazzino e dispensa.
Addentrarsi per questi ambienti avvolti nella penombra equivale a penetrare nel ventre della città, in una Vicenza sconosciuta anche ai suoi stessi abitanti, abituati ad ammirarla nella grazia ed equilibro delle architetture palladiane. Scendere a questo livello significa entrare in contatto con l’antica anima di Vicenza, una storia ed un volto spesso dimenticati e offuscati dallo splendore dei marmi rinascimentali ma che rappresentano una tappa fondamentale nello sviluppo della città.

Per informazioni sulla visita:

Criptoportico romano di Piazza Duomo – piazza Duomo 6, Vicenza
Visite guidate realizzate Associazione Ardea

Orari visite ADULTI e FAMIGLIE:
sabato (h. 15,00-17,00; h. legale 15,00-18,00)

domenica (h. 10,00-12,00; h. legale 9,00-12,00)
Per informazioni e prenotazioni: Cell. 347 9426020 – E.mail: athena_el@yahoo.it

E’ strano come si possa vivere in una città anni, persino una vita intera, e ignorare l’esistenza di piccole realtà e particolari che ne fanno la differenza, ma a cui passiamo davanti distrattamente.

Ho percorso la salita che conduce alla Basilica di Monte Berico, poco distante dal centro storico di Vicenza, centinaia, forse migliaia di volte, ma mai avevo notato che nascosto tra gli archi c’è un portone che introduce ad un giardino fiorito.
E’ qui che si trova il San Raffaele, uno storico albergo di Vicenza in una posizione magnifica che abbraccia tutta la città.
Ci arrivo in un grigio sabato mattina di novembre, l’aria è fresca, ma appena varco la soglia dell’hotel una calda atmosfera famigliare mi accoglie assieme al sorriso di Annamaria, una delle signore che lo gestisce. Sono qui per incontrare Lucia, e mentre aspetto che lei arrivi, mi siedo ad osservare l’ambiente: l’arredamento è semplice e discreto, la pulizia e l’ordine perfetti, ogni dettaglio è curato con attenzione. Dalla stanza accanto si sente un allegro vocio, sono le signore delle pulizie che arrivano nella sala bar e prendono il caffè; mi colpisce l’affiatamento e il clima rilassato che c’è, non mi era mai capitato di vedere direttori d’albergo e inservienti prendere un caffè assieme. L’impressione è quella di essere in una grande famiglia.
Arriva Lucia, lavora qui da tredici anni e si vede che ama il suo lavoro e questo posto, quando ne parla le si illuminano gli occhi. Mi racconta la storia dell’albergo, un tempo stazione di posta che ospitava i pellegrini in grandi camerate. Col passare del tempo i pellegrini andarono via via diminuendo e per far fronte alle nuove esigenze si decise di trasformare l’ostello in un hotel, lo stesso che oggi accoglie i turisti che qui trovano un posto tranquillo e intimo, immerso in un meraviglioso paesaggio collinare.

Lucia mi accompagna a vedere le stanze, l’idea è quella di fare un servizio fotografico per il nuovo sito dell’hotel; le camere sono semplici, a volte persino spartane, ma profumano di buono e raccontano tutta la cura e la passione con cui vengono gestite. Quando apriamo i balconi la vista di Vicenza ci si para davanti in tutta la sua bellezza: la collina scende morbida tra prati verdissimi e giù in fondo i tetti si rincorrono in una sinfonia di rossi. Su un altro lato lo scorcio è quello dei portici: li avevo sempre visti solo da davanti, imbiancati di un immacolato intonaco, ma da dietro sono rivestiti di mattoncini che conferiscono un aspetto molto più bucolico, in perfetta sintonia con l’ambiente circostante.

Riscendiamo alla reception e di nuovo a colpirmi è l’atmosfera famigliare, i clienti che vengono salutati per nome, due signore sedute nella hall immerse nella lettura, e qualcuno che indugia nella sala colazione davanti ad un caffè bollente e ad una finestra affacciata sulla città. Il giardino sul retro è un’altra oasi di pace, me lo immagino d’estate con i tavolini che invitano ad una sosta all’ombra ad ammirare il paesaggio e a goderne la quiete. Qui si è lontani dal traffico della città ma vicini a tutto, il centro storico lo si vede in lontananza così come Villa La Rotonda, con le sue perfette geometrie rinascimentali. E basta un breve viaggio in macchina per raggiungere le tante altre Ville Palladiane sparse per la campagna vicentina, e ancora Marostica, Bassano, Verona, Padova…anche Venezia è vicina. E dopo una giornata di turismo culturale si torna qui, nel quieto abbraccio delle colline.

In fondo il San Raffaele è la storia di tante altre piccole realtà italiane, di tutti quegli alberghi, B&B e pensioni gestiti con passione e dedizione, quelli che regalano l’impagabile sensazione di farti sentire a casa anche in viaggio, dove il personale dispensa sorrisi e consigli e ti indirizza verso la trattoria più buona che conoscono, la stessa dove vanno loro. 
Ho sempre desiderato far parte di una realtà così, un posto dove accogliere i viaggiatori e dare loro il calore di una casa, e quando ne incontro uno mi si scalda il cuore; vorrei che strutture simili esistessero per sempre e diventassero sempre più numerose, perché sono proprio queste realtà che fanno del viaggio un’esperienza e lo arricchiscono di emozioni e significato. 
Mi soffermo a parlare con Annamaria, il suo dolce sorriso è come un balsamo che riscalda, chissà quante persone ha accolto e consigliato negli anni di gestione dell’hotel, quante storie potrebbe raccontare. Ma la storia più bella è quella della sua passione, e di chi come lei gestisce con impegno il San Raffaele; è la storia che oggi ho voluto raccontarvi e che spero vorrete condividere se vi capita di passare di qui.
Un’altra sorpresa che Vicenza riserva a chi la visita.


La luna tra le stelle, un nome poetico ed evocativo per un evento che mette in primo piano sapori d’eccellenza preparati con prodotti del territorio e la passione ed esperienza di grandi chef.

Ieri sera a Vicenza al Centro Formativo Zanon si è tenuta questa kermesse di gusti dove i protagonisti sono stati i rinomati vini della CantinaTerredavino di Barolo e ristoranti e aziende di prodotti alimentari d’eccellenza.
Un vero percorso sensoriale che per me è iniziato con due prelibatezze preparate dallo chef del Ristorante Casin del Gamba di Altissimo, in provincia di Vicenza, che ha proposto un eccezionale guanciale di maiale su purè di patate e carote ed un altrettanto divina anatra con melograno. Difficile spiegare a parole il perfetto equilibrio di sapori che ha reso questo assaggio un vero, intenso, momento di piacere.
Ho proseguito con le pizze e focacce da mille una notte di Saporé di San Martino Buonalbergo : formaggio e noci, funghi e verdure, abbinamenti classici ma eseguiti con vera maestria rendendo anche la pizza un’esperienza nuova.
Ed ancora assaggi dei formaggi di Luigi Guffanti i culatelli dell’Antica Corte Pallavicina, anche questi tutti incredibilmente eccellenti, prodotti con sapienza e tecniche di produzione che rispettano la tradizione e l’autenticità dei sapori. 
Lo chef del ristorante La Peca di Lonigo ha deliziatogli ospiti con cremoso di Baccala’ con cavolfiore e gelatina di aceto e un Mini Hamburger di costine di maiale, verdure, glassa di salsa di barbecue e semi tostati che ha cambiato per sempre il mio concetto di fast food! 
Giancarlo Perbellini dell’omonimo ristorante di Isola Rizzo (VR) ha proposto un vitello tonnato e ravioli farciti di latte su porri, tartufo nero e ricci di mare.
Finito con il salato, si è passati al dolce, e che dolce! 

Il primo assaggio è stato quello della frutta candita di Agrimontana: dalle albicocche candite intere, con il nocciolo, che sprigionano tutto il loro intenso e pieno sapore, alle amarene, dolci e avvolgenti.

E ancora i panettoni del vicentino Loison, altro viaggio sensoriale nella dolce morbidezza di questi capolavori che rendono le feste un tripudio di bontà.
In questa allegra e invitante kermesse dei sapori la metafora del gusto come viaggio sensoriale ha toccato un punto altissimo portandomi alla scoperta di sapori intensi, veri e incredibilmente divini!
Mai titolo è stato più azzeccato, sapori stellari di chef stellati!

© Distillerie Nardini

E’ una storia antica quella dell’acquavite Nardini, una storia che inizia nel 1779 quando Bortolo Nardini apre a Bassano la sua prima distilleria con annessa grapperia, proprio sul Ponte Vecchio, l’antico ponte disegnato dal Palladio e simbolo della cittadina vicentina.
Oggi come allora la grapperia è rimasta immutata tanto da essere stata insignita del prestigioso titolo di Locale Storico D’Italia e ancora adesso rappresenta un luogo di incontro di bassanesi doc e turisti, che vengono qui tra antichi scaffali che ospitano le preziose bottiglie per assaporare il prezioso distillato e immergersi nella tradizione di Bassano.

© Distillerie Nardini

La storia della distilleria è segnata da un alternarsi di periodi di gloria e di difficoltà che l’azienda affronta con la tenacia e la passione tipica di queste terra.
Nel 1860 la grande innovazione: la tradizionale distillazione a fuoco diretto viene sostituita con quella a vapore, che donerà al distillato quell’inconfondibile gusto e costanza di qualità che ne è ancora oggi la caratteristica distintiva.
Gli anni della Grande Guerra sono tempi difficili per queste zone, tristi teatro di grandi battaglie, ma segnano anche la fortuna dell’acquavite che scorre a fiumi tra i soldati al fronte e ne rallegra e riscalda le lunghe notti in trincea. Terminata la guerra, l’abitudine al gusto e profumo della grappa non perde popolarità e si diffonde tra i giovani, diventando un simbolo di Bassano.
La Seconda Guerra Mondiale segna un altro periodo buio per la città e per la Distilleria, i cui prodotti vengono spesso confiscati dai Tedeschi.

© Distillerie Nardini

Gli anni ’50 e ’60 portano il boom di crescita per la Distilleria che vede espandersi i suoi estimatori in Italia e nel mondo e apre un nuova distilleria a Monastier di Treviso; sono anni segnati anche dall’introduzione di due importanti innovazioni: l’invecchiamento della grappa in botti di rovere e la distillazione sottovuoto, che permette di distillare a bassa temperatura ottenendo così un prodotto di qualità superiore.
La produzione della grappa è rimasta immutata nei secoli, tramandata di generazione in generazione come un gioiello raro e prezioso da custodire con cura, seppur modificata nelle innovazioni che hanno permesso di migliorare la qualità del prodotto. E’ un processo fatto di attenzione, tradizione e impegno, scandito dal susseguirsi delle stagioni.
Oggi come un tempo è il vapore il protagonista, che con la sua forza gentile attraversa le vinacce fermentante estraendone dolcemente il contenuto alcolico per creare un distillato prezioso che da secoli accompagna la storia e la tradizione di Bassano. Basta entrare nella storica grapperia al Ponte Vecchio tra vecchi pavimenti in marmo, il grande bancone in legno al centro, tra alambicchi e scaffali pieni di bottiglie ordinatamente allineate per respirare la storia, la passione e la tradizione che sta dietro a questo prezioso prodotto frutto della terra e della dedizione dell’uomo.


Agnese ci porta alla scoperta di Bassano del Grappa, una delle perle del vicentino.

Il destino di Bassano del Grappa è il destino di molti centri italiani, che nonostante il fascino particolare, non vengono inseriti nei tour turistici, forse semplicemente per poca pubblicità.

 Eppure Bassano del Grappa è inserita in un territorio ricco di tesori e anche di arte, oltre a celare numerose tradizioni culinarie e non solo. Insomma rappresenta la destinazione ideale per un week end in grado di soddisfare anche le persone più esigenti.

Arrivati a Bassano sappiate che ogni week end che si rispetti da queste parti inizia con un drink, e non un drink in un posto qualsiasi: sto parlando della Grapperia Nardini: uno storico punto vendita rimasto fedele a sé stesso praticamente dall’apertura ormai risalente a 200 anni fa. Non rinunciate ad assaggiare un Rosso Nardini o anche il tipico Mezzo Mezzo anche se Bassano, tradendo il suo nome, non è solo grappa.

E questo anche perché il suo nome non è tanto legato alla bevanda quanto probabilmente al monte alle sue spalle, uno dei baluardi della resistenza italiana durante la Seconda Guerra Mondiale. Comunque sono molte le ipotesi sull’etimologia del suo nome quindi anche questa seconda via potrebbe essere abbandonata in favore di un’altra ipotesi.
Nei dintorni della storica grapperia troverete un altro simbolo della città di Bassano: il Ponte Vecchio. Il ponte e la sua copertura fu progettato e disegnato da Palladio ed è un posto stupendo per una tranquilla passeggiata, fortunatamente ricostruito dopo i bombardamenti della grande guerra.
Bassano è la classica cittadina ancora stupendamente a misura d’uomo dove il centro storico si attraversa in 10/15 minuti, ma che offre comunque numerose tappe artistiche e gastronomiche.
Approfittate per una camminata tranquilla partendo da Porta Dieda, punto che dal Medioevo accoglie i visitatori in città.
Attraversate poi le tre piazze che rappresentano il cuore della città. La prima è Piazza Garibaldi con l’enorme Torre Civica che affianca la Chiesa di San Francesco. Segue la Piazza della Libertà con l’edificio del Comune ed il suo Orologio che risale alla seconda metà del ‘500, ma è ancora funzionante. Su questa piazza si affacciavano le case dei Remondini celebre famiglia di stampatori bassanesi.
La terza piazza anche se più piccola e discostata dalle altre è la più antica: è Piazza Monte Vecchio che prende il nome dal vecchio Monte di Pietà che prima aveva proprio qui sede. Belle le case che si affacciano su questa piazza, tra tutte Casa del Corno e Casa Micheli.
Imboccate poi via Matteotti per dirigervi verso il castello. Durante il tragitto avrete modo di ammirare il duecentesco Palazzo Pretorio o anche piazza del Terraglio da dove godere di una splendida vista sul Brenta. La parte alta del colle è per intero sede del Castello Superiore all’interno del quale si trova il Duomo. Il castello è circondato da una doppia cinta muraria restaurata perfettamente di recente, cosa che permette una bella passeggiata tra le mura.
Per dedicarsi in toto alla cultura non dovete assolutamente dimenticarvi di visitare il Museo Civico di Bassano del Grappa all’interno della storica sede del Convento di San Francesco.
Bassano del Grappa è quindi un’ottima destinazione per 2 giorni tra arte e cucina  nell’assoluta quiete di una città non toccata dal turismo di massa e mettersi in auto.
Naturalmente questa destinazione è più facilmente raggiungibile dagli abitanti del nord Italia che possono tranquillamente prenotare una notte in hotel a Bassano del Grappa, ma consiglio a chi è di passaggio o magari si trova per un soggiorno in hotel a Venezia qualche giorno, o anche a Verona o magari è diretto verso Cortina, di prolungare un po’ il tragitto e dedicare  almeno un giorno a questa splendida città

 

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