Il tour delle Scuole Grandi costituisce uno dei percorsi di visita più spettacolari di Venezia. Veri e propri musei, le sale delle Scuole raccontano i fasti e le atmosfere della Città lagunare in un arco di tempo che va dal Medioevo al Settecento.

Le confraternite di Venezia

Nella Venezia medievale il termine "scuola" identificava delle confraternite laiche. A partire dal XIII secolo il sistema delle confraternite ebbe un grande sviluppo nell'Italia centro-settentrionale e si protrasse fino al 1500. A Venezia in particolare la creazione delle confraternite rivestì un ruolo importante nella vita sociale ed economica. [...]

Situato nell'ala napoleonica di Piazza San Marco, il Museo Correr custodisce le sale regali dove soggiornò l'imperatrice d'Austria Sissi.

Ci vuole almeno mezza giornata per vedere tutto il museo tante sono le collezioni che conserva.
Dagli ambienti sfarzosi dove soggiornò Sissi alle sale che conservano capolavori d'arte, il Museo Correr è una perla di Venezia incredibilmente poco frequentata. Mentre nel vicino Palazzo Ducale i turisti fanno la fila per entrare, qui si sale indisturbati lungo l'ampia scalinata che introduce agli ambienti napoleonici. Un viaggio nella Venezia regale! Pronti? Via!
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Lo scorso 31 gennaio ha avuto inizio la kermesse più famosa dell'anno, l'evento che per oltre due settimane trasforma Venezia in un mondo colorato e magico, popolato di personaggi storici tra l'affascinante e il bizzarro.

Chi non resta a bocca aperta osservando le magnifiche maschere del carnevale veneziano, veri capolavori di arte, impreziositi di pizzi, merletti, monili, così come i magnifici costumi che ricordano i vestiti del '700.
Che il Carnevale di Venezia sia un evento da vedere è indiscutibile, purtroppo però l'altissima affluenza di turisti lo rende un'esperienza spesso estenuante: le calli principali si riempiono al punto da rendere difficile camminare e bar e locali sono letteralmente presi d'assalto.

Ecco allora una breve guida agli eventi principali del Carnevale di Venezia 2015 e qualche consiglio per viverlo al meglio.

Il programma del Carnevale di Venezia 2015


sabato 7 febbraio:  Corteo della Festa delle Marie

Uno scenografico corteo di 12 dame in costumi veneziani accompagna la tradizionale "Festa delle Marie" che partendo da San Piero di Castello alle 14:30 percorrerà via Garibaldi e Riva degli Schiavoni  e arriverà sul palco del Gran Teatro di San Marco, dove avverrà la presentazione ufficiale al pubblico del Carnevale.
Con questa manifestazione si celebra l'omaggio che il Doge portava annualmente a dodici bellissime e umili fanciulle veneziane, donando loro gioielli dogali.
La festa rappresenta un'occasione unica per ammirare i costumi della tradizione veneziana.

domenica 8 febbraio: Il Volo dell'angelo


Come ogni anno, il Volo dell'Angelo in Piazza San Marco apre ufficialmente i festeggiamenti del Carnevale di Venezia.

La fortunata prescelta vola dall'alto del campanile verso l'abbraccio del Doge e del pubblico che riempie la piazza. Un evento suggestivo quanto affollato. I posti a sedere (da 30€ fino a 100€) si esauriscono velocemente; in alternativa è possibile assistere in piedi all'evento in posizione decentrata, ma arrivate con largo anticipo perché la piazza si riempie all'inverosimile! E dotatevi di un buon zoom!

domenica 8 febbraio: Aspettando l'agelo


In attesa che l'Angelo del Carnevale scenda dal campanile, il palco del Gran Teatro di San Marco si riempie di colori e storia. Saranno molti i gruppi che sfileranno indossando costumi tradizionali, aprendo una finestra sulla storia del Carnevale.

sabato 14 febbraio: Il Gran Ballo della Dogaressa

Un ballo in costume nel gotico Palazzo Ca’ Pesaro Papafava del XIV secolo, affacciato sul Canale della Misericordia. Il Palazzo sarà interamente illuminato con candele per creare un’atmosfera magica. La serata sarà animata da musica classica e moderna e alle 23.00 ci sarà lo Spettacolo di tre Soprano che si esibiranno in arie sul tema amoroso per festeggiare San Valentino.

Un evento unico ma dai prezzi ahimé cari, l'ingresso per un adulto costa 365€
Dress code: costume e maschera!

domenica 17 febbraio: Lo svolo del Leon - Piazza San Marco 


L'evento che chiude il Carnevale con un omaggio al simbolo della Serenissima.
Un enorme vessillo raffigurante il Leone Alato simbolo della Repubblica di Venezia viene fatto calare sulla Piazza a celebrare la fine del Carnevale.
Ad accoglierlo l'inno di San Marco cantato dal Coro Veneziano e le Dodici Marie che hanno aperto le celebrazioni il primo Sabato di Carnevale. Tra di loro sarà scelta la "Maria del Carnevale", reginetta di grazia e bellezza.

Carnevale di Venezia: consigli per l'uso

Questi sono solo i momenti più salienti, ma ci sono innumerevoli altri appuntamenti durante lo svolgimento del Carnevale, da spettacoli di musica e teatro ad eventi per bambini; quest'anno inoltre il Carnevale ospita eventi legati al tema della nutrizione dell'Expo 2015 con interessanti approfondimenti sul cibo all'epoca della Serenissima.

Se non amate le folle, il mio consiglio è quello di visitare Venezia in un giorno infrasettimanale o il sabato, quando la folla è minore, armandovi di macchina fotografica perché le maschere sono ad ogni angolo! Se poi volete prendere una pausa dalla confusione, dirigetevi verso il quartiere dell'ex Ghetto o a Sant'Alvise, angoli di Venezia che non vengono toccati dalla kermesse del Carnevale; qui è possibile trovare bar e locali frequentati solo dai veneziani, lontani dalle folle delle calli principali.

Per chi vuole partecipare agli eventi sopra elencati, la parola d'ordine è pazienza, ce ne vuole tanta ma vale la pena. Arrivate con grande anticipo in modo da assicurarvi un buon posto da dove osservare l'evento (a meno che non abbiate pre-acquistato un biglietto per un posto a sedere!)

Per dormire, se tutti gli hotel e B&B di Venezia sono pieni e non avete prenotato, optate per una sistemazione a Mestre o Marghera, che vi permetterà di tenere sotto controllo il budget e di arrivare a Venezia con una breve corsa in treno.

Buon Carnevale!






Credits: Silvia Rancan
E' con immenso piacere che ospito nel blog un articolo di Silvia Rancan, una mia carissima amica con la quale condivido la grande passione per i viaggi e la fotografia! 
Giramondo sempre pronta a partire, Silvia oggi ci porta in un viaggio fiabesco a Murano e Burano tra trasparenze di vetro, case arcobaleno e preziosi merletti.

La mia gita fuori porta inizia con una chiacchierata tra amiche: “Perché un giorno non andiamo a Venezia a visitare le isole della Laguna? Non sono mai stata a Murano e Burano!”
Così, quasi per scherzo, ci ritroviamo di prima mattina ad aspettare il treno da Vicenza, con lo zaino in spalla dirette a Venezia Santa Lucia.
Il nostro obiettivo è visitare nella giornata le isole maggiori che compongono la Laguna Veneziana: Murano, Burano e Torcello.
Arrivate a Venezia il tempo è un po’ incerto, ma non ci preoccupiamo, e cariche di entusiasmo saliamo sul primo traghetto verso la più vicina delle isole, Murano, conosciuta in tutto il mondo per la lavorazione del vetro.


Credits: Silvia Rancan
Appena approdate veniamo subito attirate da un signore che ci invita a vedere una dimostrazione delle lavorazioni artistiche del vetro, e noi naturalmente incuriosite entriamo! L’edificio è un piccolo magazzino all'interno del quale c’è la fornace, sulla parete notiamo una serie di attrezzi che sembrano quelli di un carpentiere (pinze, tenaglie, tubi di varie lunghezze), a fianco uno sgabello, un tavolo e dei cavalletti; alziamo lo sguardo ed appesi al soffitto vediamo dei lampadari in vetro così belli da fare invidia a qualsiasi villa veneta.
Credits: Silvia Rancan
Inizia la dimostrazione, della durata complessiva di circa 15 minuti; il maestro vetraio ci mostra una prima lavorazione effettuata con la tecnica della soffiatura del vetro che consiste nel soffiare all’interno di una canna alla cui estremità c’è applicata una massa di vetro rovente che si gonfia come una bolla d’aria; la seconda lavorazione che ci mostra consiste nella modellatura del vetro massiccio, così in pochi istanti sotto ai nostri occhi viene realizzato un bellissimo cavallino rampante, usando pinze per allungare e modellare e tenaglie per tagliare la massa in eccesso.
La nostra visita prosegue passeggiando lungo le calli con lo sguardo ammaliato dalle vetrine che espongono vasi di ogni tipo, lampadari da sogno, ma anche gioielli da indossare, tutto rigorosamente in vetro lavorato a mano.
Ad un certo punto, svoltiamo in un vicolo tra le case e ci ritroviamo davanti ad una piazzetta arricchita da
opere esposte a cielo aperto rappresentanti vari soggetti e scene di vita quotidiana; in particolare mi colpisce un incantevole giardino fiorito ed una figura femminile che ne esalta le rotondità, realizzati naturalmente con l’elemento predominante dell’isola: il vetro. Ci soffermiamo a guardare incantate i colori, le sfumature e le trasparenze che abili mani sono riuscite a lavorare, trasformando un elemento statico in un soggetto che riesce a farci percepire il movimento.
Purtroppo la sosta troppo breve non ci permette di visitare il museo vetraio moderno e la chiesa di San Donato con i suoi mosaici dorati.
Credits: Silvia Rancan
E’ ora di spostarci nell'isola successiva, dopo circa 15 minuti di navigazione arriviamo a Burano.
L’emozione e la curiosità di vedere cosa ci riserva questo luogo ci dirige subito verso il cuore della piccola isola e come d’incanto di fronte a noi ci appare un arcobaleno: le case sono dipinte di tantissimi colori differenti l’una dall’altra, che accostate formano un allegro e pittoresco arcobaleno, un’idea che forse gli abitanti hanno avuto per spezzare la monocromia del cielo e del mare che li circonda.
Pizzi e merletti sono l’elemento identificativo dell’isola di Burano, infatti qui potete visitare anche il museo del merletto.
All’interno di alcuni negozi si possono ancora trovare le proprietarie stesse che illustrano come realizzano capolavori con ago, filo e fantasia. Tutto ciò fa riaffiorare nella mia mente i ricordi di bambina quando ammiravo la nonna intenta nel suo lavoro a ferri e ricamo, seduta all'angolo della cucina vicino alla finestra, a realizzare le sue opere d’arte.
Purtroppo è già tempo di rientrare, e perciò siamo costrette a rimandare la visita all’isola di Torcello, testimone dei primi insediamenti della Laguna in epoca romana, ed alla sua basilica medievale nella quale si trovano splendidi i mosaici.

A conclusione della giornata siamo entusiaste di ciò che abbiamo visto, ma allo stesso tempo rammaricate di non aver potuto concludere il nostro giro di isole, comunque la vicinanza a questo luogo unico e spettacolare ci permette di ritornare presto. Alla prossima uscita nella splendida Venezia!





 E' un caldo sabato mattina di giugno, finalmente un bel sole dopo tanta pioggia, la giornata ideale per tornare a Venezia. Sul già affollato treno delle undici sale una comitiva di ragazze americane, le loro voci allegre riempiono il vagone; tra le parole che rimbalzano qua e là capto un emblematico  "first time in Venice". Cerco di ricordare la mia prima volta a Venezia ma per chi come me è nato e cresciuto a una settantina di chilometri di distanza è difficile ricordarla; Venezia per noi veneti è come il vestito della festa, quello che indossi nelle occasioni speciali. Gite di classe, compleanni, la prima uscita con gli amici, romantiche fughe d'amore: i miei ricordi di Venezia si mischiano ai momenti più memorabili, occasioni tanto preziose da meritare di  essere suggellate da questa città così speciale.

Perché Venezia speciale lo è davvero! Mi sono spesso chiesta quale stupore possa provare  il turista straniero che arriva in città per la prima volta e uscendo dalla stazione si trova subito catapultato in un universo parallelo dove tutti i normali riferimenti sono stravolti: qui le strade sono canali, l’asfalto acqua, le biciclette imbarcazioni a remi, le auto motoscafi e i bus vaporetti. Persino il vocabolario urbano è diverso: le strade diventano calli, le vie lungo i canali fondamenta, le piazze Campi e Campielli e i quartieri Sestiere.
La maggior parte dei turisti usciti dalla stazione si riversa sulla via principale per raggiungere Rialto e San Marco, irrinunciabili tappe di un viaggio a Venezia. Ma per chi ci è già stato, è bello incamminarsi verso calli meno battute alla scoperta di una Venezia più intima e autentica, ed è proprio qui che vi voglio portare.

Uscita dalla stazione prendo e sinistra e proseguo lungo la via principale animata di bar e negozietti traboccanti di maschere e vasi in vetro.
Dopo poche centinaia di metri si arriva ad un ponticello e qui si prende a sinistra lungo la Fondamenta Pescheriae d'improvviso tutto cambia. Siamo nel sestiere di Cannaregio e proprio qui un tempo c’era il Ghetto, la zona dove gli ebrei erano obbligati a risiedere durante il periodo della Repubblica Veneta.
Lungo la darsena attraccano le barche che portano il pesce fresco alle bancarelle allineate sulla fondamenta. L'odore intenso del pesce si mescola con il vociare allegro dei venditori che attirano i clienti decantando la freschezza del pescato. Qui ancora si incrocia qualche turista, cartina in mano e naso all'insù alla ricerca di un indizio che lo conduca al suo albergo, ma in questa parte della città fatta di sottopassi, vicoli ciechi e calli talmente strette da passare appena non è facile destreggiarsi. Lungo la Fondamenta si aprono una serie infinita di sotoporteghi, sottopassaggi che introducono al labirinto di calli che si cela all'interno. Quello che cerco io è il sotoportego dei vedei, un nome curioso che chissà quante storie avrebbe da raccontare. Mi avvio lungo una stretta viuzza costeggiata da alte case di mattoni rossi, il sole fatica a penetrare in questi spazi angusti. Le voci di turisti e passanti scompaiono e il silenzio diventa assoluto, sento solo il suono dei miei passi. Un labirinto di stradine mi inghiotte, proprio quando sembra di finire addosso ad un muro si scopre che la via continua, ancora più lunga e stretta, poi d'improvviso in fondo il sole illumina l'elegante facciata di un edificio. E' l'indirizzo che cercavo, La Domus Orsoni: un posto magico, uno di quei gioielli incastonati all'interno dei tanti giardini segreti veneziani. Orsoni è un'antica fornace ottocentesca, l'unica ancora attiva nel centro di Venezia: qui sapienti mani e ritmi artigianali forgiano preziosi mosaici d'oro e di smalto, un'alchimia segreta e affascinate che si rinnova uguale ogni giorno da oltre un secolo, come se il tempo si fosse fermato. Basta varcare la soglia del giardino per essere rapiti dalla magia del luogo, restando incantati ad osservare i mastri vetrai che estraggono dai crogioli paste di vetro incandescente trasformandole in preziose lastre colorate che poi le sapienti mani dei mosaicisti lavoreranno facendo diventare tesserine di mosaici. La magia della fornace può essere vissuta da vicino soggiornando nella Domus Orsoni, l'attiguo B&B aperto da qualche anno all'interno della dimora storica di proprietà della famiglia Orsoni: pavimenti originali del '900 realizzati secondo l'antica tecnica artigiana del terrazzo alla veneziana arricchiti da inserti in smalti e oro antichi, pareti e soffitti in marmorino e spatolato e bagni rivestiti di mosaici d'oro, il posto perfetto per rendere il soggiorno a Venezia indimenticabile.

Dalla fornace si può partire alla scoperta di Cannaregio lungo calli e ponti deserti e silenziosi anche nelle calde giornate estive, quando le vie centrali della città sono stipate di turisti. E' così che mi accoglie questo Sestiere, lunghe fondamenta semi deserte bordate di case pastello che creano armoniosi giochi di colore; tra gli edifici che costeggiano i canali panni stesi ad asciugare al sole creano magnifici scorci dove la normalità della vita di tutti i giorni si mischia con l'eccezionalità di una città che non ha eguali. Passeggiando lungo le vie si sentono solo il vociare di qualche veneziano che sorseggia un bicchiere di vino fuori dalle tante taverne e il rumore dei piatti che esce da qualche finestra, dove una massaia è indaffarata a preparare il pranzo: stralci di vita veneziana lontani dalla ressa di San Marco.
Per pranzo scelgo una delle tante taverne che si affacciano lungo le fondamenta; qui i cartelli fotografici dei menu turistici sono rimpiazzai da lavagne dove i piatti del giorno sono scritti a mano con pastelli colorati e l'ordinazione presa al tavolo viene prontamente urlata alla cucina in puro dialetto veneziano.
Dopo poco mi viene servito un invitante piatto di pasta alla granseolache sa di mare e di laguna, condita dal sorriso cordiale dell'oste e dal chiacchiericcio animato che arriva dall'interno del locale, scandito dalla cantilena unica e inconfondibile del veneziano.
Non paga di tanto silenzio e pace, dopo il pranzo mi addentro ancora più nella profondità di questi quartieri periferici e arrivo a Campo S. Alvise, una piazzetta assolata che profuma di salsedine e dove il silenzio si fa quasi mistico a cospetto della candida austera facciata della chiesa che vi troneggia al centro. Alte mura di mattoni costeggiano una lunga via che dalla paizza si inoltra in un sonnolento quartiere residenziale dove l'acqua pare scomparsa e per un attimo Venezia sembra una città come tutte le altre, con balconi fioriti semi chiusi per schermare il caldo del pomeriggio e panni appesi lungo i davanzali che diffondono nell'aria profumo di bucato appena fatto. C'è persino un enorme campo da calcio che si fa spazio tra alte mura di cemento, uno spazio insolitamente grande difficile da concepire per Venezia.

Ma bastano pochi passi, una svolta dietro l'ultimo angolo e di colpo la città finisce e sembra gettarsi nell'enorme laguna, che qui si apre in una vista che spazia da Murano all'isola di San Michele.
E' durato il tempo di un respiro, l'impressione che Venezia fosse diventata una città come le altre, ma anche in questi remoti spazi dimenticati dai turisti resta fedele a se stessa, la città che ha fatto un patto con l'acqua che dura da secoli; ed è proprio in queste soleggiate vie deserte lontane dai palcoscenici più celebrati della città che se ne può scoprire e assaporare l'anima più vera e autentica, lasciandosi cullare dal silenzio e dal vocio di dolci sonate di veneziano che rimbalzano tra campi e canali.