Con i suoi diciotto chilometri di litorale Caorle, sulla costa adriatica a nord della laguna di Venezia, è sicuramente la meta ideale per una rilassante vacanza mare. 
La spiaggia, ampia e profonda, è a pochi passi dal centro storico del paese e costeggia una lunga via bordata di casette colorate. Ma la particolarità di Caorle è la possibilità che offre di unire una vacanza mare ad un soggiorno in un cittadina storica dall’atmosfera raccolta e intima.

Le radici della città affondano nel I sec a.C. (il nome deriva dal latino caprulae, forse per via delle capre selvatiche che vi pascolavano) e numerose i ritrovamenti di epoca romana ne testimoniano questo antico passato. 
Il centro della città è un museo a cielo aperto che ne racconta il passato glorioso, a partire dal magnifico Duomo del 1038 affiancato da un campanile cilindrico in stile romanico. Un colpo d’occhio notevole che non può passare inosservato.
Una bella passeggiata lungomare conduce al suggestivo Santuario della Madonna dell’Angelo, ricostruito nel XVII secolo su una preesistente chiesa. Sotto la volta affrescata è conservata una pregevole statua lignea della Vergine col Bambino.
Passeggiando la sera lungo le strette viuzze del centro bordate di edifici storici si ha l’impressione di trovarsi un piccolo borgo raccolto e ci si immerge in un’atmosfera calma e rilassata, lontana dalla ressa di altre località balneari ma con a due passi una magnifica spiaggia che promette sole e divertimento.

Caorle.it, il portale per vivere Caorle a 360 gradi
Per chi vuole trascorrere una rigenerante vacanza a Caorle il punto di riferimento per tutti gli aspetti informativi e organizzativi è il portale Caorle.it, in grado di offrire ogni informazione utile anche al turista più esigente. Su Caorle.it è possibile prenotare il tuo soggiorno in hotel scegliendo in un’apposita sezione la struttura ricettiva che meglio risponde alle proprie esigenze. La scelta spazia dagli hotel (da 4 a 1 stella), gli agriturismi, gli appartamenti, i bed & breakfast, i camping e i villaggi. A proposito di quest’ultimi una panoramica completa dei camping a Caorle si trova in questa pagina.


In un’altra sezione del portale c’è la possibilità di consultare le informazioni utili dal punto di vista logistico per arrivare a Caorle così come sui trasporti, oltre a un’ampia sezione riservata a ciò che Caorle può offrire dal punto di vista della storia, della cultura, della natura, della nautica e di tanto altro ancora per un’offerta turistica completa. In più oltre alle sezioni riservate alle news con gli aggiornamenti sugli eventi che animano Caorle e alle attività commerciali come ristoranti, pizzerie, bar e gelaterie, è possibile programmare le attività per la vacanza navigando nella ricca sezione “Cosa fare” che guida tra le numerose scelte adatte ad ogni esigenza, da chi ama lo sport a chi vuole dedicarsi al benessere, da chi vuole divertirsi a chi vuole godersi la spiaggia. Inoltre si puoi anche vedere in tempo reale che tempo fa grazie alle webcam su Caorle.


 E’ un caldo sabato mattina di giugno, finalmente un bel sole dopo tanta pioggia, la giornata ideale per tornare a Venezia. Sul già affollato treno delle undici sale una comitiva di ragazze americane, le loro voci allegre riempiono il vagone; tra le parole che rimbalzano qua e là capto un emblematico  “first time in Venice“. Cerco di ricordare la mia prima volta a Venezia ma per chi come me è nato e cresciuto a una settantina di chilometri di distanza è difficile ricordarla; Venezia per noi veneti è come il vestito della festa, quello che indossi nelle occasioni speciali. Gite di classe, compleanni, la prima uscita con gli amici, romantiche fughe d’amore: i miei ricordi di Venezia si mischiano ai momenti più memorabili, occasioni tanto preziose da meritare di  essere suggellate da questa città così speciale.

Perché Venezia speciale lo è davvero! Mi sono spesso chiesta quale stupore possa provare  il turista straniero che arriva in città per la prima volta e uscendo dalla stazione si trova subito catapultato in un universo parallelo dove tutti i normali riferimenti sono stravolti: qui le strade sono canali, l’asfalto acqua, le biciclette imbarcazioni a remi, le auto motoscafi e i bus vaporetti. Persino il vocabolario urbano è diverso: le strade diventano calli, le vie lungo i canali fondamenta, le piazze Campi e Campielli e i quartieri Sestiere.
La maggior parte dei turisti usciti dalla stazione si riversa sulla via principale per raggiungere Rialto e San Marco, irrinunciabili tappe di un viaggio a Venezia. Ma per chi ci è già stato, è bello incamminarsi verso calli meno battute alla scoperta di una Venezia più intima e autentica, ed è proprio qui che vi voglio portare.

Uscita dalla stazione prendo e sinistra e proseguo lungo la via principale animata di bar e negozietti traboccanti di maschere e vasi in vetro.
Dopo poche centinaia di metri si arriva ad un ponticello e qui si prende a sinistra lungo la Fondamenta Pescheriae d’improvviso tutto cambia. Siamo nel sestiere di Cannaregio e proprio qui un tempo c’era il Ghetto, la zona dove gli ebrei erano obbligati a risiedere durante il periodo della Repubblica Veneta.
Lungo la darsena attraccano le barche che portano il pesce fresco alle bancarelle allineate sulla fondamenta. L’odore intenso del pesce si mescola con il vociare allegro dei venditori che attirano i clienti decantando la freschezza del pescato. Qui ancora si incrocia qualche turista, cartina in mano e naso all’insù alla ricerca di un indizio che lo conduca al suo albergo, ma in questa parte della città fatta di sottopassi, vicoli ciechi e calli talmente strette da passare appena non è facile destreggiarsi. Lungo la Fondamenta si aprono una serie infinita di sotoporteghi, sottopassaggi che introducono al labirinto di calli che si cela all’interno. Quello che cerco io è il sotoportego dei vedei, un nome curioso che chissà quante storie avrebbe da raccontare. Mi avvio lungo una stretta viuzza costeggiata da alte case di mattoni rossi, il sole fatica a penetrare in questi spazi angusti. Le voci di turisti e passanti scompaiono e il silenzio diventa assoluto, sento solo il suono dei miei passi. Un labirinto di stradine mi inghiotte, proprio quando sembra di finire addosso ad un muro si scopre che la via continua, ancora più lunga e stretta, poi d’improvviso in fondo il sole illumina l’elegante facciata di un edificio. E’ l’indirizzo che cercavo, La Domus Orsoni: un posto magico, uno di quei gioielli incastonati all’interno dei tanti giardini segreti veneziani. Orsoni è un’antica fornace ottocentesca, l’unica ancora attiva nel centro di Venezia: qui sapienti mani e ritmi artigianali forgiano preziosi mosaici d’oro e di smalto, un’alchimia segreta e affascinate che si rinnova uguale ogni giorno da oltre un secolo, come se il tempo si fosse fermato. Basta varcare la soglia del giardino per essere rapiti dalla magia del luogo, restando incantati ad osservare i mastri vetrai che estraggono dai crogioli paste di vetro incandescente trasformandole in preziose lastre colorate che poi le sapienti mani dei mosaicisti lavoreranno facendo diventare tesserine di mosaici. La magia della fornace può essere vissuta da vicino soggiornando nella Domus Orsoni, l’attiguo B&B aperto da qualche anno all’interno della dimora storica di proprietà della famiglia Orsoni: pavimenti originali del ‘900 realizzati secondo l’antica tecnica artigiana del terrazzo alla veneziana arricchiti da inserti in smalti e oro antichi, pareti e soffitti in marmorino e spatolato e bagni rivestiti di mosaici d’oro, il posto perfetto per rendere il soggiorno a Venezia indimenticabile.

Dalla fornace si può partire alla scoperta di Cannaregio lungo calli e ponti deserti e silenziosi anche nelle calde giornate estive, quando le vie centrali della città sono stipate di turisti. E’ così che mi accoglie questo Sestiere, lunghe fondamenta semi deserte bordate di case pastello che creano armoniosi giochi di colore; tra gli edifici che costeggiano i canali panni stesi ad asciugare al sole creano magnifici scorci dove la normalità della vita di tutti i giorni si mischia con l’eccezionalità di una città che non ha eguali. Passeggiando lungo le vie si sentono solo il vociare di qualche veneziano che sorseggia un bicchiere di vino fuori dalle tante taverne e il rumore dei piatti che esce da qualche finestra, dove una massaia è indaffarata a preparare il pranzo: stralci di vita veneziana lontani dalla ressa di San Marco.
Per pranzo scelgo una delle tante taverne che si affacciano lungo le fondamenta; qui i cartelli fotografici dei menu turistici sono rimpiazzai da lavagne dove i piatti del giorno sono scritti a mano con pastelli colorati e l’ordinazione presa al tavolo viene prontamente urlata alla cucina in puro dialetto veneziano.
Dopo poco mi viene servito un invitante piatto di pasta alla granseolache sa di mare e di laguna, condita dal sorriso cordiale dell’oste e dal chiacchiericcio animato che arriva dall’interno del locale, scandito dalla cantilena unica e inconfondibile del veneziano.
Non paga di tanto silenzio e pace, dopo il pranzo mi addentro ancora più nella profondità di questi quartieri periferici e arrivo a Campo S. Alvise, una piazzetta assolata che profuma di salsedine e dove il silenzio si fa quasi mistico a cospetto della candida austera facciata della chiesa che vi troneggia al centro. Alte mura di mattoni costeggiano una lunga via che dalla paizza si inoltra in un sonnolento quartiere residenziale dove l’acqua pare scomparsa e per un attimo Venezia sembra una città come tutte le altre, con balconi fioriti semi chiusi per schermare il caldo del pomeriggio e panni appesi lungo i davanzali che diffondono nell’aria profumo di bucato appena fatto. C’è persino un enorme campo da calcio che si fa spazio tra alte mura di cemento, uno spazio insolitamente grande difficile da concepire per Venezia.

Ma bastano pochi passi, una svolta dietro l’ultimo angolo e di colpo la città finisce e sembra gettarsi nell’enorme laguna, che qui si apre in una vista che spazia da Murano all’isola di San Michele.
E’ durato il tempo di un respiro, l’impressione che Venezia fosse diventata una città come le altre, ma anche in questi remoti spazi dimenticati dai turisti resta fedele a se stessa, la città che ha fatto un patto con l’acqua che dura da secoli; ed è proprio in queste soleggiate vie deserte lontane dai palcoscenici più celebrati della città che se ne può scoprire e assaporare l’anima più vera e autentica, lasciandosi cullare dal silenzio e dal vocio di dolci sonate di veneziano che rimbalzano tra campi e canali.




(Leggi questo post in italiano)

A few Sundays ago while zapping on TV I watched a documentary about the Regional Park of Sile in Treviso. I was so fascinated  by the images of the waterfront and old mills that I decided I absolutely had to visit the park. I  took contact with the  Oasis of Cervara and the director Emilio Ramponi immediately offered showing ans explaining me their work and environmental projects.

The Oasis , located in S. Christina di Treviso, is one of the main access points to the Regional Natural Park of the River Sile. It has the shape of an island laid between the course of two rivers, the Sile and the stream Piovega.
Upon arrival, just crossed the huge entrance gate,  a bucolic landscape greets me: an old, yet perfectly restored mill frames the course of the river, on which an elegant white swan lazily swims. Not bad as a start!
From the central courtryard depart wooden walkways running along a circular path, allowing visitors to enjoy the stunning natural views all around.

I meet the Director Ramponi in front of the aviary of storks, where I spot a magnificent adult male walking free in the lawn. The project A Nest for Stork – Un nido per la cicogna was born in 2009 with the intention of helping this specie to return to nest along the river Sile. Inside the aviary are housed two beautiful pairs of white storks. Baldoni tells us about the first unsuccessful attempt in which one of the pairs bred in captivity has not proved capable of feeding their baby. Hence the decision of the staff, with the next nesting, to keep and nourish by hand four of the new born, leaving only the fifth in the nest: all the little ones, including that one remained with its parents, survived and four were placed in the aviary the second month of life. The Director leads me to see the new born: impossibile not to get touched at the sight of these tiny creatures, lovingly cared by the staff. It seems impossible that these small animals will in a short time become  the magnificent adults that can be seen in the aviary. The Director proudly explains how the aviary acts as a magnet for other storks and many wild storks keep coming and staying here for a while , some even for many weeks. The effort of the staff is creating an environment that stimulates more and more storks to stop here and reproduce.

The Oasis is populated by many other birds:  herons , special guests here, observable in flight and on the nests, as well as the kingfisher , the nightingale , the mallard , the swan , the green woodpecker and red and many others.
The oasis provides  photographic huts that allow to take pictures to birds at a close dinstance without being noticed, a great opportunity for those who loves nature photography!

In the ponds nearby lives a rich fauna including green frogs as well as a small colony of nice tortoises , that can be spot from a small wildlife observatory. Not far from the pond, a beautiful turtle inside fences area attracts the amused gaze of children, fascinated by its slow movements.

Another important project made ​​and developed by the oasis is  The forest of the Owls – La Selva dei Gufi , the first Italian center promoting the knowledge of these night birds using educational activities and through the close encounter with the animals that can be seen at the Flight of the Owls , held on weekends in the small arena located inside the oasis. 
Owls are fascinating creatures belonging to the imaginary of all of us as characters of fairy tales and stories; seeing them at close dinstance is quite a change! 
The Oasis gives the possibility to both children and adults to discover a world made of water, animals, flowers and plants, a quite secluded place of tranquillity. The ideal destination for a sprint and summer Sunday, away from the hustle and buzzle of the city, surrounded by a unique natural landscape!

(Read this post in English)

Qualche domenica fa mentre facevo zapping alla tv ho visto uno speciale dedicato al Parco Regionale del Sile nel trevigiano. Le immagini del lungofiume e antichi mulini mi hanno talmente colpita da ripromettermi di andare a visitare il parco. Detto fatto, ho contattato l’Oasi di Cervara e il direttore Erminio Ramponi mi ha subito risposto dandomi disponibilità ad illustrarmi il loro lavoro e i progetti di salvaguardia ambientale.

L’Oasi si trova nel comune di S. Cristina di Quinto di Treviso e rappresenta uno dei principali punti di accesso del Parco Natural Regionale del Fiume Sile. Ha la forma di un’isola compresa tra il corso di due fiume, il Sile e il torrente Piovega.

Il paesaggio dell’oasi 

All’arrivo, appena varcato l’enorme cancello d’entrata, quello che mi accoglie è un paesaggio bucolico, tanto bello da sembrare un dipinto: un antico mulino, perfettamente restaurato incornicia il corso del fiume, su cui nuota un elegante cigno. Direi che come inizio non c’è male!

Dal cortile centrale dipartono sentieri e passerelle che si sviluppano lungo un percorso circolare permettendo di godere di magnifici scorci naturali.

Incontro il direttore Ramponi difronte alla voliera delle cicogne, dove subito posso ammirare un magnifico esemplare di maschio adulto zampettare libero per il prato. Il progetto Un Nido per la Cicogna è nato nel 2009 con l’intento di aiutare questa specie a tornare a nidificare lungo il corso del Sile. All’interno della voliera sono ospitate due stupende coppie di cicogna bianca. Baldoni ci racconta il primo sfortunato tentativo in cui una delle coppie allevate in cattività non si è dimostrata capace di nutrire il proprio piccolo. Da qui la decisione dello staff, con la nidificazione successiva, di allevare e nutrire a mano quattro dei nuovi nati, lasciando solo il quinto nel nido: tutti i piccoli, compreso quello rimasto con i genitori, sono sopravvissuti e i quattro sono stati inseriti nella voliera al secondo mese di vita. Il Direttore mi porta a vedere i piccoli appena nati: impossibile non intenerirsi di fronte a questi minuscoli esserini spennacchiati, curati e nutriti amorevolmente dallo staff. Sembra impossibile che questi piccoli animaletti diventeranno nel giro di poco tempo i magnifici esemplari adulti che si possono ammirare nella voliera.
E’ con orgoglio che il Direttore ci spiega come la voliera funga da magnete per altre cicogne e come negli ultimi tempi sempre più cicogne selvatiche in transito abbiano sostato qui, alcune per intere settimane. Lo sforzo dello staff è quello di creare un ambiente che stimoli sempre più soggetti a fermarsi e a riprodursi in libertà.

Tra cicogne e tartarughe d’acqua

Le cicogne non sono l’unica specie che si incontra nell’Oasi, popolata da numerosi uccelli: gli aironi, ospiti d’eccezione, osservabili in volo e sui nidi, oltre che il Martin Pescatore, l’usignolo di fiume, il germano reale, il cigno reale, il picchio verde e rosso e tanti altri.
L’oasi mette a disposizione dei  capanni fotografici che consento di riprendere questi esemplari a distanza ravvicinata senza essere scorti, una magnifica opportunità per gli amanti di fotografia naturalistica!

Negli stagni dell’Orto Botanico vive una ricca fauna tra cui la rana verde, la rana di Lataste, la Raganella oltre che una piccola colonia di tenere testuggini, osservabili da un piccolo osservatorio faunistico. Poco lontano dallo stagno, una  bellissima tartaruga all’interno di un recinto attira lo sguardo divertito dei bambini che rimangono incollati alla staccionata, affascinati dai suoi movimenti lenti.

La Selva del Gufi

Un altro progetto importante realizzato e sviluppato dall’oasi è La Selva dei Gufi , il primo centro italiano dedicato alla conoscenza di questi rapaci notturni sia attraverso attività didattiche pensate appositamente per le scuole, sia attraverso l’incontro ravvicinato con gli animali che si possono ammirare da vicino in occasione del Volo dei Gufi, che si tiene nei fine settimana nella piccola arena situata all’interno dell’oasi. I gufi sono animali bellissimi e affascinanti, che appartengono all’immaginario giovanile di tutti in quanto protagonisti di favole e storie, ma che raramente si ha l’occasione di vedere da vicino; qui all’oasi è possibile!
L’oasi ha anche uno spazio pic-nic per permettere di trascorrere all’interno l’intera giornata abbinando una bella scampagnata alla possibilità, per adulti e bambini, di scoprire un mondo fatto di acqua, animali, fiori e piante e tanta tranquillità. La meta ideale per una domenica estiva, lontani dalla ressa di mare e lago, immersi in un paesaggio naturale unico!


Vi starete chiedendo “Ma Sovizzo dov’è?” Certo non è una meta turistica usuale ma oggi vi voglio presentare il posto in cui vivo, un paese di settemila anime a pochi chilometri da Vicenza.
Come penso molti viaggiatori, spesso sono talmente concentrata a cercare e scoprire bellezze di altri luoghi che tendo a dimenticare quelle dei posti che mi circondano. Sono assuefatta da ciò che mi sta attorno al punto da darlo per scontato: strade, architetture e paesaggi sono da sempre le coordinate certe della mia vita, posti che per me sono come l’aria, irrinunciabili, e la cui ragion d’essere nella mia mente sta proprio nel fatto di rappresentare quel mio piccolo angolo di mondo che mi ospita e mi accoglie ogni volta che torno a casa dai miei vagabondaggi . 
Ma ogni luogo ha qualcosa da offrire, un’anima fatta di storia, tradizioni, gente e paesaggi e il visitare piccoli centri di questa nostra bella Italia me l’ha fatto ricordare, è per questo che oggi voglio parlarvi del mio piccolo mondo.

Sovizzo è abbastanza vicino alla città da conservarne in parte la vanità cittadina ma al contempo è lontano dal traffico, immerso nella pace delle verdi colline che lo circondano, le ultime propaggini dei Monti Lessini meridionali.. Certo siamo pur sempre in pieno nord-est dove la campagna è stata via via mangiata da fabbriche e stabilimenti venuti su come funghi, ma qui è ancora possibile godere di spazi verdi e di una impareggiabile vista sui colli. Adoro girare a piedi o in bicicletta, a passo lento, godendomi la quiete del mio paesetto.  Qui  tutto è comodo, semplice: strade ampie e ordinate, casette dai giardini curati; la macchina non serve, bastano pochi minuti a piedi per arrivare ovunque, tutto quello che serve è a portata di piedi.

C’è un luogo per me speciale che è diventato il mio rifugio, la mia oasi di serenità: una meravigliosa via pedonale che costeggia un fiumiciattolo e si affaccia sui colli. Starei ore seduta sulla panchina ad ammirare il profilo sinuoso delle colline, dove svetta il campanile della Chiesa di Sovizzo Colle: sembra di stare dentro ad un quadro, un magnifico dipinto impressionista en plein-air
Sono state proprio le colline, con la loro presenza costante e sicura, ad aver salvato Sovizzo da un’urbanizzazione selvaggia. Qui bastano pochi passi per lasciare il centro abitato e salire a Colle, dove le case si confondono e mimetizzano tra le foglie degli alberi. Dopo una breve salita si spalanca davanti agli occhi uno scenario magnifico:un’ampia valle e dall’altra parte le colline di Montecchio, dove spiccano le torri dei Castelli scaligeri di Giulietta e Romeo.

Oltre che bellezze paesaggistiche, Sovizzo riserva anche delle sorprese architettoniche ed archeologiche. Molto conosciuta è l’area che conserva strutture megalitiche con funzione sacrale dell’età del rame: accumuli di pietre risalenti al III millennio a.C. disposti ordinatamente secondo precisi disegni.
Tra il VI e VIII secolo nel territorio si insediarono i Longobardi di cui sono stati rinvenuti diversi oggetti e suppellettili; ricordo bene l’epoca in cui in paese si diffuse la febbre del reperto archeologico: da ogni orto e giardino sembravano spuntare antichi vasellami, monete, pettini, fibbie, vestigia di un passato lontano sepolto da secoli e che improvvisamente sembrava aver deciso di riemergere in superficie. Io stessa ho sperato per anni che dall’orto dietro casa emergesse come d’incanto una moneta preziosa! Quella moneta non la trovammo mai, ma l’orgoglio di vivere in un paese dal passato così antico e avvolto nel mistero proprio di epoche così remote mi è rimasto dentro come un tratto indelebile: il piccolo momento di gloria di un paesetto di provincia!
Per passare all’architettura Villa Curti, spicca in centro paese circondata da un parco secolare, eretta nella seconda metà del 500 e successivamente modificata fino all’aggiunta di uno scenografico teatro in stile classico. 
Nella frazione di San Daniele c’è un’antica chiesa oggi intitolata a San Carmine: una minuscola chiesetta dai muri in sasso molto richiesta dagli sposi che ambiscono a scambiarsi i loro si in questa romantica cornice. Peccato che il piccolo sagrato sia a pochi metri da una strada di passaggio che rovina l’atmosfera,  ma la visuale sul retro della chiesta è stato sapientemente protetta da un giardino pubblico.

Allora, visto quante sorprese può riservare un piccolo paesetto? E voi, avete voglia di raccontarci il luogo dove vivete? Nel farlo potreste rendervi conto di quante bellezze vi passano ogni giorno sotto gli occhi senza che le notiate.




Gioiello barocco nel cuore della Vicenza classicista, Palazzo Leoni Montanari custodisce al suo interno dipinti settecenteschi di prestigiosi artisti veneti e una  preziosa quanto poco conosciuta collezione di icone russe, testimoni del profondo legame artistico che unì la Serenissima alla cultura orientale. Un’occasione straordinaria per entrare in contatto con la grazia e l’eleganza dell’arte russa e per scoprire le raffinate atmosfere barocche di questa sontuosa dimora settecentesca nel centro storico di Vicenza, simbolo della ricchezza e del prestigio della nobilita veneziana dell’epoca.

Leggi tutto l’articolo Palazzo Leoni Montanari

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