Quando si imbocca la vecchia strada del Ponale, che da Riva del Garda sale verso la Valle di Ledro, non si può far altro che rimanere a bocca aperta per la vista meravigliosa sul lago di Garda che regala questo sentiero che s’inerpica sul lato della montagna, proprio a picco sull’acqua. Non per nulla è uno degli itinerari più amati e frequentati dai turisti ma anche dai locali, che vanno volentieri a passeggiare lassù.

Ma non tutti sanno che da qui si può accedere a una vera e propria meraviglia, tanto più mozzafiato perché del tutto inattesa e “invisibile”: si tratta della Tagliata del Ponale.

 La Tagliata – così chiamata perché “tagliata” nella montgna – è un complesso difensivo costruito dall’esercito austroungarico tra il 1860 e il 1918, a guardia del confine meridionale del grande impero. Non dobbiamo dimenticare, infatti, che fino alla fine della Prima Guerra Mondiale la sponda trentina del lago di Garda apparteneva alla monarchia austriaca e, già difeso da forti possenti come punto strategico, venne ulteriormente rafforzato alle prime avvisaglie del conflitto.

Il nucleo più antico della Tagliata è costituito da Forte Teodosio, ancora visibile sulla rupe dello Sperone. Ma la parte più spettacolare è quella nascosta: ben 5 livelli di tunnel e postazioni scavati nella roccia a forza di braccia ed esplosivo, collegati visivamente con le altre roccaforti che chiudevano il passo a eventuali attacchi dal lago.
Varcare i cancelli in ferro che chiudono l’accesso alla Tagliata del Ponale, è davvero emozionante. Ci si trova in un mondo sotterraneo, che nella sua monocromatica essenzialità sottolinea ancora oggi lo sforzo necessario a costruire un tale sistema difensivo. Pochi passi e si dimentica il lago a pochi metri di distanza, per poi riscoprirlo all’improvviso e da una prospettiva insolita da una delle postazioni che si aprono nel fianco della montagna. Uno dei “pezzi forti” della fortificazione è senza dubbio la lunga scala (200 scalini!) che scende ripida fino al livello inferiore, inimmaginabile dall’esterno.

La Tagliata del Ponale è – purtroppo! – di norma chiusa al pubblico per motivi di sicurezza. Ma se si è fortunati si può approfittare di una delle sporadiche visite guidate organizzate dal comitato di volontari che gestisce la struttura: un’occasione unica per vedere il forte e per scoprire mille cose sulla Grande Guerra. 


Si sente spesso dire che in Germania si mangia male. Ecco, mi sento proprio di smentire questa affermazione! A Monaco di Baviera, in particolare, si può davvero mangiare bene e provare tante cucine diverse. Oggi però vi suggerisco tre posti dove provare la tipica cucina bavarese, tutti in centro e raggiungibili in pochi minuti a piedi da Marienplatz, ideali per una pausa mentre si visita la città.

Iniziamo dall’Hofbräuhaus , ovvero la birreria più famosa del mondo. Chi non l’ha mai sentita nominare? È la birreria più antica di Monaco, fatta costruire dal duce Guglielmo V nel lontano 1589 per sopperire al bisogno di birra della corte e dell’esercito. Aperta al pubblico nel 1828, continua a dissetare schiere di ospiti che affollano la sala inferiore, allietati dall’orchestrina che suona le tipiche melodie bavaresi.
Nonostante sia tra le più frequentate dai turisti, l’HB propone tutt’ora un’ottima cucina, sostanziosa e gustosa come dev’essere la vera cucina bavarese. Personalmente, quando pranzo qui, prendo un piatto unico ben sapendo che ne avrò sicuramente abbastanza, ad esempio il Bierbratl (in pratica una grossa fetta di pancetta cotta, accompagnata da crauti e un super canederlo di pane) oppure il classico Schweinshaxe, lo stinco di maiale croccante, che di solito è servito con i canederli di patate grattugiate. Se vi avanza ancora un posticino, non è male prendere un Dampfnudel come dessert: si tratta di una pezzo di pasta lievitata, servito con una goduriosa salsa alla vaniglia.

Altro indirizzo imperdibile a Monaco è l’Augustiner, un’altra delle “Sette Sorelle” (ovvero le sette birrerie originali di Monaco): fondata nel 1328 dai monaci benedettini, è il più antico birrificio della città. Ci sono diversi ristoranti in città, di solito io vado all’Augustiner am Dom, a pochi passi dalla Frauenkirche, e salgo subito al piano superiore, in una delle piccole sale dalla boiserie di legno scuro. Qui l’atmosfera è più intima ma sempre conviviale e capita spesso di esser fatti sedere a fianco di altre persone.
Vicino all’Augustiner am Dom si trova anche l’Andechser am Dom. Questa birreria non fa parte delle Sette Sorelle, ma è comunque molto nota, almeno tra i locali. La birra viene infatti prodotta nel monastero di Andechs, che è il luogo di pellegrinaggio più antico della Baviera e si trova a circa 45 km dalla città. Il monastero produce tuttora la birra secondo l’antica ricetta dei monaci ma anche tanti altri prodotti utilizzati nella cucina del ristorante, come i formaggi, la verdura e il miele. Qui vi consiglio di provare i Klosterseufzer  (“sospiro del convento”), piccoli würstl piccanti accompagnati da purè di patate: deliziosi!
E se invece volete pranzare con qualcosa di dolce (sì, si può!) prendete il Kaiserschmarrn: una frittata dolce che si scioglie letteralmente in bocca!

Non vi è venuta fame? A me decisamente! Meno male che a breve torno a Monaco – e ho già in lista qualche altro ristorante da provare!

Indirizzi & info utili

Hofbräuhaus München, Platzl 9 – www.hofbraeuhaus.de
Una volta arrivati all’HB, ricordatevi di salire anche ai piani superiori e dare un’occhiata all’elegante Stube e alla Festsaal dell’ultimo piano. Qui si trova anche una piccola mostra che racconta la storia della birreria.
Augustiner am Dom, Frauenplatz 8 – www.augustineramdom.de
Andechser am Dom, Weinstraße 7 – www.andechser-am-dom.de

PS: quando ordinate ricordatevi che qui la birra piccola è da mezzo litro! E non fermatevi alla chiara: provate le Weißbiere e le scure – soprattutto Andechs è famoso per quest’ultima. 

Valentina ci porta a scoprire un altro angolo incantato della sua terra, dove gli uliveti crescono all’ombra delle montagne!

Novembre, una domenica incredibilmente soleggiata: cosa si può fare se non approfittarne per fare una bella passeggiata vicino casa? Detto fatto, oggi vi porto ad Arco, nel mio Trentino.
Dopo aver parcheggiato, seguiamo le indicazioni per il castello: è questa la nostra meta di oggi, la rocca che domina dall’alto il paese e tutta la zona a nord del lago di Garda. Il sentiero sale ripide tra le case della parte vecchia di Arco e in pochi minuti ci troviamo immerse nell’olivaia soleggiata: olivi secolari accompagnano la salita e, a sorpresa, si mescolano a piante grasse enormi che ti fanno pensare all’Italia del sud, non certo alle montagne di casa! Pochi passi ancora e arriviamo all’ingresso del castello: a destra vediamo il prato della lizza, a sinistra imbocchiamo il sentiero che porta alla biglietteria.
Vista panoramica – Arco
Prendiamo il biglietto (3,50€ per adulto) e seguiamo il percorso di visita, che si snoda tra i ruderi delle torri, della prigione, delle cisterne per le raccolta dell’acqua piovana e di altri edifici, tra cui una sala che conserva ancora degli affreschi che ritraggono la vita cortese: eleganti dame e cavalieri si sfidano nei giochi allora in voga, dagli scacchi alla dama ai dadi (fine sec. XIV/inizio XV). Uno dei cavalieri porta una sorta di cappuccio rosso e ha dei tratti del viso ben definiti: ricorda quasi il celebre ritratto di Dante che tutti abbiamo visto nelle antologie di scuola!
Proseguiamo su scalette in metallo che ci portano verso il livello superiore, dove svetta la torre Renghera, così chiamata perché lì c’era la Renga, la campana che chiamava a raccolta i cittadini del borgo. Da qui si gode una vista meravigliosa sulla valle, dalla zona delle Marocche a nord fino al lago di Garda a sud, che si intravede dietro la sagoma del monte Brione.
Scendiamo ora nel bosco di lecci e completiamo il giro: per tutta la visita abbiamo impiegato un’ora circa.
Stranfora
Ci immergiamo di nuovo tra gli olivi e ci dirigiamo verso Stranfora, il cuore medioevale di Arco. Qui si possono vedere ancora tratti delle antiche mura che circondavano il borgo e che anche il celebre artista tedesco Dürer ritrasse in un suo acquarello del 1495, ora conservato al Louvre. I vicoletti sono stretti e tortuosi, le case si appoggiano le une alle altre, collegate da ballatoi e poggioli in legno, svelando androni e passaggi interni. E, d’un tratto, notiamo che il Natale è arrivato anche qui: sulle porte, alle pareti, nelle finestre e perfino nella fontana si nascondono tantissimi presepi, realizzati con materiali diversi e alcuni davvero molto originali!
Mercatini di Natale. Arco
 Seguiamo la “via dei presepi” e sbuchiamo sulla piazza principale di Arco, proprio davanti alla chiesa della Collegiata, che ora troviamo circondata dalla bancarelle del Mercatino di Natale, tra cui si affollano tanti curiosi. Ne approfittiamo per concludere la passeggiata con una bella tazza di vin brulè caldo: dobbiamo pur inaugurare ufficialmente la stagione dei mercatini!
Fotografie di Valentina Bellotti

Il secondo capitolo del racconto di Valentina su Dresda! 
A volte basta una piazza per riassumere l’animo di una città: arrivandoci, si sente che quello è il luogo più significativo, quello che si ricorderà per sempre dopo il viaggio. Per me, Dresda è tutta racchiusa nella magnifica Theaterplatz: un mondo di stili diversi, di epoche diverse, tutto meticolosamente ricostruito dopo il terribile bombardamento che ridusse la città in macerie durante la seconda guerra mondiale.
Zwinger 
La Theatherplatz, o piazza del teatro, si trova vicino al fiume Elba e chiude a ovest il centro storico. La fermata dell’autobus si trova proprio davanti alle mura imponenti della Residenzschoss, mentre di fronte si apre la piazza circondata dalla Schinkelwache, dallo Zwinger e dalla Semperoper, mentre nel centro svetta un re a cavallo. Verso il fiume si trova l’Italienisches Dörfchen e di fronte chiude il cerchio l’imponente Hofkirche.
La Schinkelwache è un rigoroso edificio in stile neoclassico, costruito negli anni ’30 dell’Ottocento: un tempo posto di polizia, ospita ora la biglietteria della Semperoper e un caffè, dove è possibile assaggiare una deliziosa Eierschecke, torta multistrato con un impasto a base di uova (appunto Eier in tedesco) e ricotta, uno dei simboli gastronomici della città.
A pochi passi, sorge lo Zwinger, possente palazzo barocco che ospita la Gemäldegalerie Alter Meister, collezione d’arte europea dal 14° al 18° secolo. Se avete intenzione di visitarla – e se amate la storia dell’arte ne vale la pena: qui si possono vedere il San Sebastiano di Antonello da Messina, la Madonna Sistina di Raffaello, la Venere dormiente di Giorgione e poi Rembrandt, Rubens, Tiziano… – vi consiglio di arrivare presto al mattino, altrimenti si rischia di dover fare una lunga coda all’ingresso.
Ma lo Zwinger cela altro da vedere: il cortile, la Kronentor (una porta d’accesso al cortile sormontata da una corona gigante) e il Nymphenbad, una sorta di giardino interno con fontana, giochi d’acqua e statue di gusto classico.
Castello- Ingresso collezioni

Accanto allo Zwinger si trova l’imponente mole neoclassica della Semperoper, uno dei teatri d’opera più belli. L’interno è un tripudio di stucchi, di dorature, di decorazioni intricate che creano una sensazione di sfarzo incredibile e tutto questo è stato ricreato dettaglio su dettaglio a partire dal 1977, quando la DDR decise di ricostruire il teatro distrutto. La guida spiega che oggi un lavoro di tale portata (sono state necessarie 200 ore di lavoro per una singola colonna!) non sarebbe certo sostenibile da un’amministrazione pubblica ma che ai tempi del regime comunista, quando il lavoro del singolo non aveva certo il valore di oggi, la ricostruzione divenne quasi una sfida all’Occidente, per mostrare che anche i paesi comunisti potevano risorgere gloriosi dalle ceneri della guerra. E la stessa volontà di affermazione e di grandiosa dimostrazione di potenza si legge chiaramente in tutti gli edifici del centro, fedelmente risorti nella loro posizione originaria.

La stessa Hofkirche (un tempo chiesa di corte, ora Cattedrale della Santa Trinità), con la sua arzigogolata torre barocca, e la Residenzschloss, il castello sede della corte, sono stati ricostruiti pezzo su pezzo, basandosi sui piani di costruzioni originali e su opere d’arte dei secoli scorsi che li ritraevano.
Nel castello si possono visitare i tesori di corte (in particolare la Historisches Grünes Gewölbe, una successione di stanze studiate appositamente per esporre le preziose collezioni dei Wettiner, dai gioielli ai vasi in avorio, argento e vetro rosso, alle curiosità in madreperla), ma – a meno che non siate particolarmente interessati a questo genere di oggetti – consiglio di non visitarli, ma piuttosto di fare una passeggiata in centro o un’escursione nei dintorni.
L’ultimo edifico sulla piazza è l’Italienisches Dörfchen, un edificio in stile neoclassico (oggi un ristorante) sorto nel luogo dove originariamente risiedevano gli operai italiani impegnati nella costruzione della Hofkirche: il nome significa infatti “paesino italiano”.

Qui si chiude il giro della Theaterplatz, specchio di Dresda e della sua rinascita.

Informazioni utili online:

Sulle collezioni d’arte allo Zwinger e nel castello potete vistare questo sito 
Per le visite guidate e spettacoli in cartellone visitate il sito della Semperoper 
Il sito ufficiale della città: Dresda Turismo



Valentina, la nostra local expert per il Garda e le Dolomiti del Brenta, ci svela un altro borgo bello e goloso della sua terra!

A prima vista viene proprio da chiedersi perché San Lorenzo in Banale sia stato inserito nel club dei Borghi più Belli d’Italia: passando in macchina, infatti, non si vedono che edifici moderni, non diversi da mille altri in Italia. Ma parcheggiando la macchina e addentrandosi tra le sue frazioni si scopre tutto il fascino di questo paese, che sorge proprio ai piedi delle Dolomiti di Brenta. 
San Lorenzo è composto da ben 7 frazioni, un tempo veri e propri paesi indipendenti. E fa quasi sorridere ora, se si pensa che questi paesi (in realtà un gruppo di case ciascuno) distano solo pochi passi uno dall’altro. Passando da uno all’altro, si possono osservare le vecchie case in pietra, grandi e massicce, con i loro “pont”, ovvero sorta di ponti che permettevano ai carri l’accesso ai piani superiori degli edifici. Da non perdere poi la visita alla chiesetta di San Rocco e San Sebastiano, nella frazioncina di Pergnano, con i suoi affreschi di inizio ‘500 ma dai colori ancora incredibilmente vividi. 
San Lorenzo in Banale – Credits Valentina Bellotti
Di solito, come gli altri paesini che s’incontrano nelle valli trentine, è molto tranquillo, quasi sonnecchiante sul suo pendìo soleggiato. Ma non se ci venite il primo fine settimana di novembre! In questi giorni si celebra infatti la Sagra della Ciuìga, vivacissima festa paesana dedicata appunto alla ciuìga, salamino con le rape prodotto solo qui e presidio Slow Food.
Tagliere – Credits Valentina Bellotti
La storia della ciuìga è strettamente collegata alla storia del borgo e della sua gente: è nata infatti sul finire dell’Ottocento dall’ingegno del macellaio locale che, per sfruttare anche le parti meno nobili del maiale e ricavarne qualcosa di sostanzioso, pensò bene di aggiungere tante spezie e della rapa bianca bollita e grattugiata alla carne. Il salamino così ottenuto veniva affumicato in speciali locali senza camini. Si trattava evidentemente di un cibo povero, nato davvero dalla necessità, e quasi scomparso dopo che quella necessità venne meno con gli anni del benessere. Recuperato e nobilitato (ora si fa con un buon 70% di carne di maiale scelta e il resto rapa, esattamente il contrario di quanto avveniva in passato), è ora un ingrediente appetitoso e ricercato, tutelato da Slow Food. 
Nei giorni della sagra è possibile provare tantissimi piatti con la ciuìga, ma se volete provare qualcosa di più “rustico” vi consiglio il semplice tagliere con il salame, patate lesse e cavolo cappuccio. Da leccarsi i baffi! 

Come arrivare a San Lorenzo in Banale

Da Trento (35 km ca), seguire le indicazioni per Terme di Comano  e poi Molveno; da Riva del Garda (40 km), prendere per Tenno, poi Ponte Arche e infine Molveno. 

La nostra giramondo Valentina non ha resistito a tornare nella sua amata Germania e stavolta ci racconta Dresda. Questa che segue è “solo” un’introduzione, presto ci svelerà tutti i dettagli delle bellezze della città e ci darà tutti i consigli per visitarla.
Arrivo a Dresda di notte, dopo le 11. In stazione c’è quella calma quasi irreale che contraddistingue i luoghi molto affollati che si ritrovano d’un tratto quasi deserti. Esco e già c’è qualche persona in più, aspettano il tram. Pochi passi e sono in hotel: della città vera e propria, del centro che sogno di vedere da tempo, ancora nulla. 
Al mattino mi alzo e per prima cosa mi affaccio al balcone: niente da fare, l’Elba scorre alle mie spalle, davanti a me solo la stazione, un cantiere (siamo in zona commerciale) e qualche edificio di vario genere, probabile testimone della DDR, la vecchia Repubblica Democratica Tedesca. 
Finalmente è ora di uscire, il nostro obiettivo è la piazza del teatro. Arrivo e – semplicemente – non posso credere alla magnificenza della piazza. Circondata dallo Zwinger, antica fortezza che ospita la Gemäldegalerie Alter Meister – una delle collezioni d’arte più importanti d’Europa – dalla Semperoper, dal castello e dalla Hofkirche, la chiesa di corte, brulica di gruppi, di visitatori e di turisti che si dirigono più o meno ordinatamente verso la loro meta. O semplicemente si godono il sole sorprendentemente caldo di questo sabato d’ottobre. 
Ma aspettate un momento… Questa piazza, questi edifici che vanno dal barocco al neoclassico e sembrano testimoni di una storia ricca e prestigiosa fino a (relativamente) pochi anni fa non c’erano. O meglio, c’erano, ma sono stati spazzati via all’improvviso da un attacco aereo alleato nel febbraio del 1945, a cui seguì un furioso incendio, che ridusse letteralmente in cenere la città.  La Dresda di oggi è tutta ricostruita pietra su pietra, con una cura del dettaglio quasi maniacale. 
SemperOper – Credits Valentina Bellotti Credits
Di davvero originale rimane poco – ma quel poco testimonia davvero un passato fastoso, come nel caso del Fürstenzug (il corteo principesco di inizio ‘900 che raffigura tutti i regnanti della casa dei Wettiner, su piastrelle di porcellana di Meißen) – e, dopo il primo momento di sfasamento, non si può che rimanere colpiti dalla volontà ferrea che ha reso possibile questa ricostruzione miracolosa. Dico miracolosa perché se si osservano le foto del bombardamento, sembra davvero incredibile che da quelle macerie sia rinata una città che ha saputo letteralmente ricreare il suo patrimonio, riaffermando la sua fama di “Firenze dell’Elba”. 
Il centro di Dresda si può tranquillamente visitare in una giornata, passeggiando senza fretta tra la Theaterplatz e la Frauenkirche, magari attraversando il ponte sull’Elba da cui Bellotto (e ho pure scoperto che le vedute di Dresda non sono proprio del nostro Canaletto ma di suo nipote, che voleva sfruttare il nome dello zio per lanciare la sua carriera!) ritrasse la città fornendo inconsapevolmente il modello per la futura ricostruzione, per arrivare a Neustadt. 

Fuerstenzug – Credits Valentina Bellotti 
Naturalmente, se si vuole visitare qualcuno dei musei della città, bisogna calcolare qualche ora in più. 
Di sicuro, Dresda è una di quelle città che merita di essere vista e assaporata, per un fine settimana o magari come tappa di un viaggio più ampio. Da qui la regione della Sächsische Schweiz di cui vi ho raccontato non dista molto e la Repubblica Ceca è subito dietro l’angolo. 
Link:

Il castello di Neuschwanstein
Valentina torna nella sua amata Germania e stavolta ci porta in un itinerario tra fiaba e realtà tra i Castelli della Baviera.

 Per chi come me è cresciuta a pane e cartoni della Disney, l’immagine del castello della Bella Addormentata è a dir poco iconica. Chi non riconosce le torri aguzze, le mura bianche arroccate su di un picco? Ebbene, quel fantastico maniero esiste davvero. O meglio, esiste il suo modello originale: il castello di Neuschwanstein vicino a Füssen, in Baviera. 

Approfittando di un fine settimana libero a inizio settembre, io e le mie compagne di viaggio ci lanciamo in un breve tour che ci porterà non solo a Neuschwanstein ma anche a Hohenschwangau e a Linderhof, altre due residenze reali poco distanti. 
Il castello di Hohenschwangau
Arrivate a Füssen, ci concediamo solo una breve sosta in hotel e saliamo subito a Hohenschwangau, dove si trova la biglietteria per i castelli. Ritiriamo i biglietti prenotati online e approfittiamo del tempo a disposizione prima della visita per guardaci attorno. Qui ci sono solamente ristoranti, chioschi di souvenir e un sacco di parcheggi. 
Il primo appuntamento è per la visita a Hohenschwangau, il castello più antico. Il re Massimiliano II di Baviera, infatti, riscoprì i resti di un antico maniero risalenti al XII secolo e li fece ristrutturare come residenza estiva. L’atmosfera ricorda un medioevo fantastico, popolato di dame e cavalieri eleganti: si entra davvero in un’altra dimensione! 
Quest’impressione si rafforza poi varcando la soglia di Neuschwanstein, la seconda tappa del nostro viaggio, tripudio delle fantasie del re Ludovico II, Ludwig in tedesco. Qui le decorazioni, i rimandi a leggende e storie antiche sono fitti e ricchissimi: sembra di trovarsi in un luogo fuori dal tempo e dallo spazio, da fiaba appunto. 
Conclusa la visita, torniamo a Füssen. Consiglio davvero di prendersi il tempo per visitare questa cittadina: il centro storico con il suo castello e le sue casette colorate sembrano davvero uscite da un libro illustrato. Noi siamo fortunate: troviamo un intero accampamento rinascimentale allestito nel parco cittadino e un mercatino di bancarelle con mercanzia di ogni genere, tra cui si aggirano soldati di ventura e dame di alto lignaggio, sguatteri e arcieri. Insomma, una volta di più ci sembra di aver sbagliato secolo! 
Il castello di Linderhof
Il mattino successivo partiamo alla volta di Linderhof, ultimo dei castelli in programma. Questo, lo confesso, è il mio preferito: sarà perché è nascosto in una valle ed è totalmente inaspettato o forse perché qui il re Ludwig ci ha vissuto davvero ed è facile immaginarselo mentre s’appoggia a una balaustra, sognante. 
Il castello di Linderhof è molto piccolo, ma nasconde un sfarzo e una ricchezza abbaglianti: il modello a cui è ispirato è infatti Versailles. Qui si trovano meno medioevo e più barocco, specchi e broccati a profusione, oro ovunque e, a sorpresa, anche qualche ritrovato tecnico davvero all’avanguardia per l’epoca della costruzione. Altra attrazione è la fontana del parco, da cui ogni mezz’ora si innalza un potente spruzzo d’acqua, che tutti aspettano per partire a raffica con le foto. 
Conclusa la visita, ci dirigiamo verso Ettal, sede di un monastero benedettino dove ancora si produce un’ottima birra secondo la ricetta tramandata fin dal XIV secolo, di cui ovviamente comperiamo qualche bottiglia come souvenir. 
Ormai è ora di ripartire: il nostro fine settimana da favola è terminato! 
Per chi volesse seguire il nostro itinerario, qui ci sono alcuni consigli pratici. 

Consigli pratici per visitare i castelli della Baviera 

Neuschwanstein è una delle attrazioni più visitate della Germania e in Europa, per questo è sempre meglio prenotare la visita. Il sistema di prenotazione online (www.ticket-center-hohenschwangau.de) prevede l’invio di un modulo a cui segue una mail di conferma, con pagamento da effettuare al momento del ritiro dei biglietti. Importante: ai castelli si accede solo con la visita guidata, non è previsto l’ingresso autonomo. 
Noi abbiamo scelto il biglietto cumulativo per Hohenschwangau e Neuschwanstein (Königsticket, 23€ per adulto + 3,60€ spese di prenotazione, fino ai 18 anni ingresso gratuito). È necessario ritirare i biglietti almeno un’ora prima dell’orario confermato e poi essere puntuali. Nel biglietto è inclusa l’audioguida, disponibile anche in italiano (o la visita in tedesco o inglese, da richiedere al momento della prenotazione online). Tra una visita e l’altra ci sono due ore di tempo, più che sufficienti per spostarsi da un castello all’altro. 
Noi abbiamo scelto di salire a Hohenschwangau a piedi (circa 10 minuti), mentre per arrivare a Neuschwanstein abbiamo preso la carrozza (6€ a persona l’andata, 3€ a persona il ritorno). Le visite di per sé sono piuttosto brevi, meno di mezz’ora in ciascun castello: conducono attraverso tutte le stanze aperte al pubblico e sono abbastanza esaurienti. 
Usciti da Neuschwanstein, prendetevi il tempo (20 min ca) per arrivare fino al Marienbrücke: un ponte sospeso su un abisso impressionante che offre il punto panoramico più noto per ammirare il castello in tutto il suo splendore!
Per Linderhof, invece, non è possibile prenotare l’ingresso come singolo: bisogna presentarsi alla cassa e chiedere quando è la prima visita disponibile. Lì però non c’è la ressa che affolla i castelli più noti, quindi i tempi di attesa non sono eccessivi. Provate a chiedere se è previsto un tour in italiano: a noi è andata bene e siamo riuscite a entrare con un gruppetto di 6 persone, con una guida simpaticissima e godendoci le sale per bene. 
Nel biglietto d’ingresso (8,50€ per l’adulto) è inclusa la visita anche dei numerosi padiglioni sparsi per l’immerso parco: da non perdere la visita alla Grotta, una creazione fantastica ispirata a Wagner. 
Se si sceglie di fermarsi a Füssen per la notte, l’hotel rilascia una card che garantisce un piccolo sconto sull’ingresso ai castelli, valido anche sui biglietti prenotati online. Cercando una sistemazione, ho notato che sul portale cittadino www.fuessen.de sono presenti molte più strutture rispetto ad altri siti, soprattutto piccole pensioni o b&b a conduzione famigliare che offrono soluzioni più economiche rispetto al classico booking.com. Noi abbiamo scelto un albergo, il Ruchti’s, nella frazione di Bad Faulenbach: si tratta di una valletta verde molto tranquilla, a 15 minuti a piedi dal centro della cittadina. 
Il mezzo più comodo per visitare i castelli è senz’altro la macchina. Da Füssen a Linderhof ci sono circa 60 km, tutti in mezzo alla verdissima campagna bavarese, tra campanili a cipolla e mucche a ogni curva. Per rientrare in Italia, la via più veloce è seguire le indicazioni per Garmisch-Partenkirchen, Seefeld, Innsbruck e quindi il Brennero. Per evitare di pagare il pedaggio al ponte d’Europa (8,50€) è possibile anche prendere la statale che passa accanto all’autostrada e proprio sotto il ponte. Una prospettiva decisamente originale! 
Non mi resta che augurarvi buon viaggio tra i magici castelli della Baviera! 

Valentina, la nostra local expert per il Garda e le Dolomiti del Brenta, ci porta a scoprire un angolo incantato della sua regione, un parco dove natura ed arte si incontrano.

Oggi vi porto a Stenico, un paesino a circa 30 chilometri da Riva del Garda.
Proseguendo dopo il lago di Tenno di cui vi ha parlato Silvia, si arriva al Passo del Ballino: da lì si aprono le valli Giudicarie. Una zona verde, dove nel fondovalle si susseguono campi coltivati a mais e, poco più sopra, selve invitanti. Stenico si trova al limitare del bosco, in posizione sopraelevata: non per nulla qui sorge l’imponente castello, un tempo sede del Capitano rappresentante del Principe Vescovo di Trento.
Oggi però non ci lasciamo distrarre: la nostra meta è il BAS – Bosco Arte Stenico, un nuovo percorso dove l’arte incontra la natura. E non è un modo di dire!
Lungo il tragitto, infatti, si incontrano tantissime installazioni di vario tipo, dalle statue in legno più tradizionali a sculture e costruzioni con materiali naturali. È davvero divertente passeggiare per il bosco cercando di indovinare cosa ci si troverà davanti alla prossima curva – e cercare poi di interpretare l’opera: in alcune la forma suggerisce chiaramente il soggetto, per altre non è così semplice. Assolutamente impedibile è il punto panoramico: una sorta di obiettivo fotografico gigante incornicia alla perfezione il castello e i monti che lo circondano!
Per il rientro si segue una stradina prima sterrata e poi asfaltata, che costeggia campi e orti curatissimi e regala viste mozzafiato su tutta la vallata.

Per accedere al percorso si può lasciare la macchina in paese (e camminare per circa 15/20 minuti in salita, abbastanza ripida) oppure salire in macchina all’imbocco del percorso. Da lì, il sentiero si inoltra in leggera salita nel bosco, per poi diventare totalmente pianeggiante: l’accessibilità per passeggini e sedie a rotelle è garantita! Altra nota interessante: lungo il percorso si trovano diverse fontanelle, che riforniscono i visitatori di acqua freschissima.
Noi (ovvero io, la mia amica e sua figlia Anna)abbiamo impiegato circa due ore e mezzo partendo dal paese e prendendoci il tempo per fare un sacco di foto. Inutile dire che la gita ci è piaciuta davvero molto.

Se dopo il BAS vi avanza tempo e volete vedere altro, a Stenico c’è l’imbarazzo della scelta – e sembra quasi impossibile in un paese così piccolo: oltre al castello, c’è anche una Casa del Parco (siamo infatti all’interno del Parco Naturale Adamello Brenta) dedicata alla flora del bosco, e proprio accanto un orto botanico e una bellissima cascata.


Valentina Bellotti (@LaValeBellotti) ci porta a scoprire una regione poco conosciuta della Germania, la Sassonia tedesca, una terra verdissima con un ricco patrimonio naturalistico.

Qualche tempo fa mi è capitata una trasferta di lavoro in Germania, in una regione che in Italia si è sentita nominare lo scorso anno quando il fiume Elba è esondato e l’acqua ha letteralmente ricoperto i paesi sulle sue sponde.
Ora, di quella terribile alluvione, non rimane traccia. La Sächsische Schweiz, così si chiama questa regione nella Sassonia tedesca,  verso il confine con la Repubblica Ceca, è di nuovo verdissima, ordinata, rilassante: questa è la mia prima impressione quando mi ritrovo a bordo del treno che mi porta da Dresda verso Schmilka.
Mi ritrovo così in un paesino minuscolo, un gruppo di case a pochi metri dal fiume, circondato una boschi lussureggianti. Il cellulare non ha quasi campo, si è costretti a lasciarsi andare al ritmo dell’acqua che scorre. Qui hanno avviato un progetto per recuperare il nucleo storico del paese: tutti gli edifici sono in ristrutturazione e ospiteranno presto i numerosi appassionati di trekking, arrampicata e cicloturismo che frequentano la regione. C’è perfino un vecchio mulino che continua

a macinare pazientemente i cereali di coltivazione bio dei dintorni – e, poco distante, il fornaio utilizza questa farina per preparare pane e dolci deliziosi!

A pochi passi da Schmilka, c’è la vecchia dogana sul confine ceco. E, poco dopo, si trova la Edmundsklamm (gola di Edmund), una stretta valle che conduce a un canyon nascosto. Il sentiero, pianeggiante e piacevole, porta a una chiusa, dove inizia la vera avventura: a bordo di barchette verdi, spinte a braccia, si affronta il canyon (costo: ca 3€ per adulto). Durante il tragitto, l’omino al remo racconta in un originale mix di tedesco, inglese e ceco aneddoti sulla zona, indica forme di animali nelle rocce (“Ci vuole fantasia!” Cit.), insomma, trasforma un passaggio in barca in un’esperienza fantastica – con tanto di cascata a richiesta!

I boschi e le rocce di questa regione hanno ispirato moltissimi artisti tedeschi, soprattutto romantici. Avete presente Caspar David Friedrich? Ecco, lui ha utilizzato proprio il paesaggio della Sächsische Schweiz in molti dei suoi dipinti!
E ci sono dei punti che hanno tutta la carica di magia e di suggestione di questi dipinti: uno di questi è di sicuro il ponte della Bastei (Basteibrücke). Per un momento ho avuto il dubbio di trovarmi nella Terra di Mezzo. O forse a Narnia… Si tratta di un ponte imponente, di foggia antica ma costruito a metà dell’Ottocento come attrazione per i turisti che già frequentavano la regione, appoggiato su guglie rocciose e affacciato sulla valle dell’Elba, in una posizione che definire solo panoramica è riduttivo. Seguendo il percorso tra ponti e passerelle, è possibile anche visitare le rovine dell’antico castello di Neurathen, nascoste tra gli spuntoni di roccia (ingresso 1,50€).

E con negli occhi il panorama dell’Elba che scorre verso la pianura boema, torno a casa, davvero felice che il mio lavoro mi offra di tanto in tanto la possibilità di scoprire queste regioni meno note della Germania.

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