Centri urbani dal grande passato, Plasencia e Trujillo sono due tappe imperdibili durante un viaggio in Estremadura. Antica sede vescovile la prima, paese natale di importanti esploratori il secondo, le due cittadine racchiudono l’essenza stessa dell’Estremadura. In esse convergono lo spirito avventuriero di questa terra e la propensione all’esplorazione, elementi che ne segnarono la fortuna e il destino.

Trujillo

Trujillo, città natia di conquistatori come Francisco de Pizarro e Francisco de Orellana, ha vissuto tutte le tappe della storia di Estremadura. Nucleo di origine pre-romana e poi cittadina medievale, conserva numerosi edifici storici.

La Villa

Trujjillo Estremadura

Il complesso monumentale si distribuisce intorno alla Villa, il nucleo antico medievale che sorge su un colle. Sulla sommità si trova l’antica fortezza araba del IX secolo, di cui rimangono le possenti mura perimetrali.

Numerosi gli edifici di pregio. La chiesa di Santa María la Mayor, tardo-romanica (sec. XIII), sfoggia anche parti rinascimentali e plateresche.

La Cuidad

La Ciudad è il secondo nucleo della città, sorto tra il XV e il XVI secolo fuori dalle mura medievali. La zona si distribuisce intorno alla vasta Plaza Mayor, circondata da portici. Tra i palazzi di spicco che affacciano sulla piazza vi è il Palacio Viejo o della Cadena (secc. XV-XVI) e il palazzo del Marchese della Conquista, in stile plateresco.

A colpire di Trujillo è anche la posizione idilliaca. Per raggiungerla si attraversano campagne e praterie dove pascolano i maiali iberici, dai quali si ottengono i famosi prosciutti dell’Estremadura. Attorno a Trujillo vi sono numerosi altri borghi storici con castelli, palazzi nobiliari e semplici abitazioni. Il modo migliore per scoprire questo mondo agreste è in macchina, percorrendo le silenziose strade che solcano le praterie conducendo alla scoperta degli angoli più incantevoli della regione.

Plasencia

Plasencia Estremadura
Chiostro della cattedrale vecchia

Adagiata sulle rive del fiume Jerte, nella provincia di Càceres, la città di Plasencia è un’antica sede vescovile fondata dal re Alfonso VIII nel 1186. Dalla fine del XV secolo la città accolse la più importante nobiltà dell’Estremadura. Duchi, conti, marchesi lasciarono un importante eredità, visibile ancora oggi nei palazzi che adornano il centro storico.

La cattedrale vecchia

Plasencia Estremadura
La magnifica cupola della cattedrale

La cattedrale vecchia è espressione del passaggio dallo stile romanico a quello gotico. All’esterno presenta un suggestivo portale con archi a tutto sesto e archivolti. L’interno di stile romanico, diviso in tre navate, è un luogo molto suggestivo, in cui la pietra sembra parlare. Magnifico anche l’attiguo chiostro rettangolare, terminato nel 1438, che risente dell’influenza cirstercense. Al centro spicca una bella fontana gotica.

La Cattedrale nuova

Annessa alla cattedrale romanica, la cattedrale nuova presenta due facciate rinascimentali in stile plateresco, che ricordano la vicina Salamanca. La costruzione della cattedrale nuova fu iniziata nel 1498 e terminata nel 1578. Tra le tante opere d’arte che custodisce all”interno, spiccano il Retablo Maggiore del XVII secolo, alto 23 metri e largo 17.

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I dintorni della cattedrale

Di fronte alla cattedrale si ammira il Palazzo Vescovile, su cui spicca lo stemma del vescovo Vargas Y Carvajal.

La vicina Casa del Dean, risalente al Seicento, si distingue per il balcone ad angolo e per lo scudo di Don Antonio, che campeggia sulla facciata.

A poca distanza dalla cattedrale si possono ammirare numerosi altri palazzi ed edifici signorili. Il palazzo dei Monroy, ad esempio, è il più antico della città e ospitò molti personaggi illustri tra cui re Ferdinando Il Cattolico. L’edificio del convento di San Vicente Ferrer, noto come Santo Domingo, ospita il Parador de Turismo. L’interno è un tripudio di muri di sasso e pavimenti in maiolica, con ambienti di grande raffinatezza in cui si respira la storia stessa della città. Anche se non si soggiorna nell’hotel, è possibile chiede di accedere per visitare il magnifico chiostro rinascimentale del XV secolo. Fatelo, ne vale davvero la pena.

Plaza Mayor

Situata nel cuore di Plasencia, Plaza Mayor rappresenta il perno attorno al quale ruota la vita cittadina. Bordata di eleganti portici, è il luogo ideale dove pranzare o fare shopping. Ogni martedì vi ha sede il Martes Mayor, il mercato di origine medievale dichiarato Festa d’Interesse Turistico.

A presiedere la piazza il Palacio Municipal, del XVI secolo. Sulla sua torre campanaria si può ammirare il personaggio più famoso di Plasencia: il nonno Mayorga, che suona i rintocchi della campagna dell’orologio.

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Anfiteatro romano Mérida

Mérida, capitale dell’Estremadura, vanta un importante patrimonio architettonico frutto del suo grandioso passato come capitale della provincia romana della Lusitania.

La città fu fondata intorno al 25 a.c. dai Romani allo scopo di ospitare i veterani congedati dopo le guerre cantabriche. Mérida doveva inoltre controllare un importante via commerciale, la Ruta de la Plata (la via dell’Argento), che la collegava a Astorga.
Vestigia di questo illustre passato sono oggi visibili ad ogni passo e costituiscono il più grande complesso monumentale romano della Spagna. 

Il Teatro Romano di Mèrida

Il Teatro Romano è senza dubbio la stella più splendente nel firmamento architettonico di Mérida. Eretto nel I secolo a.C., poteva contenere 6000 spettatori. Il maestoso fronte scenico si compone di ordini di colonne sovrapposte ed è decorato con statue di divinità classiche. 
Ancora oggi il teatro è attivo e ospita il Festival di Teatro Classico di Mérida, un appuntamento annuale che attrae spettatori spagnoli e stranieri. Se visitate Mérida in estate, vi consiglio di assistere ad uno spettacolo, la suggestione delle scene, le luci e i costumi rendono l’esperienza davvero magica.

L’anfiteatro romano

Di fronte al teatro si trova l’Anfiteatro, anticamente dedicato agli spettacoli dei gladiatori. Fu inaugurato nel 8 a.C. e conteneva 14000 spettatori. Purtroppo la cavea media e superiore sono andate distrutte ma la cavea inferiore è ancora distinguibile. Molto suggestivo camminare nei cunicoli interni dell’anfiteatro ed uscire attraverso una delle tre antiche porte monumentali, sembra di tornare indietro ai tempi dell’antica Roma.

Il Museo Nazionale Romano di Mérida

Museo Nazionale Romano di Mérida
La sala del Museo Romano di Mèrida
L’antico passato della città è condensato in questo stupendo museo inaugurato del 1986. Situato proprio di fronte all’entrata del Teatro Romano, questo spazio museale magistralmente architettato ricorda nella struttura le classiche architetture romane. La sala centrale, caratterizzata da una serie di alte arcate, è un ambiente maestoso e pieno di atmosfera. Vi consiglio di visitarla di giorno quando la luce diurna che entra dal soffitto crea una gradevole illuminazione dorata. Il museo espone importanti reperti archeologici come busti, statue, preziosi mosaici e suppellettili di vario tipo tra cui attrezzi per la cucina, monili e monete. Un vero viaggio nell’antica Roma. Durante i lavori di costruzione si sono trovati i resti di una casa romana. Oggi questo spazio nelle fondamenta dell’edificio fa parte del percorso di visita e si possono ammirare ancora i dipinti murali originali e le opere idrauliche.

La Casa del Mitreo

Mosaici Romani a Mérida Estremadura
Questo complesso archeologico si trova ai margini del centro storico ed è a mio avviso una delle cose più interessanti da vedere a Mérida. Si tratta di una domus romana che si trovava nella stessa posizione di un precedente santuario mitriaco, da cui prende il nome. Della casa, disposta intorno a tre patii, si distinguono ancorai i perimetri delle stanze da letto, dei giardini, delle terme e delle botteghe commerciali che la circondavano. Bellissime le pitture murali e i mosaici, tra cui molto famoso è quello intitolato “Mosaico Cosmogonico”.

Il Ponte Romano

Ponte Romano Mérida Estremadura
Le possenti arcate del ponte romano

Sempre nel cuore di Mérida si trova questo possente ponte a 60 arcate e lungo quasi 800 metri. Il ponte risale all’anno di fondazione della città, il 25 a.C. Per ammirarlo da vicino, scendete nella via di passeggio che costeggia il fiume Guadiana e avrete una vista spettacolare sulle ampie arcate.

Altri reperti archeologici romani

Passeggiando per Mérida è facile incontrare altre vestigia romane, come il Tempio di Diana. Si tratta dell’unico edificio religioso romano che ancora si conserva e risale al I secolo a.C. A pianta rettangolare, è circondato da colonne che originariamente erano stuccate e i di rosso.
Molto suggestivo anche l’Arco di Traiano, alto 15 metri. Si pensa che non si trattasse di un arco trionfale bensì di una porta monumentale che dava accesso al cardo massimo.

La Alcazaba

Questa fortezza araba risale al IX secolo, quando la città era sotto il dominio dell’emiro di Cordoba. Sorge adiacente al Ponte Romano e un tempo fungeva da recinto militare che ospitava una guarnigione permanente di soldati. All’interno si conserva una grande cisterna di origine araba scavata nella roccia, molto suggestiva da vedere. 
Per qualsiasi informazione sul viaggio potete riferirvi al sito di Extremadura Turismo

Barcellona Parco Guell

Barcellona. Una città speciale, capace di mantenere la sua unicità pur essendo una metropoli internazionale sempre più cosmopolita. Lo stile di Barcellona è inconfondibile, un misto di eleganza ed eccentricità che la città indossa con disinvoltura, un mood giovane e dinamico che attrae ogni anno milioni di turisti e porta sempre più stranieri a scegliere di risiedervi. 

Ho visitato Barcellona più di dieci volte e ad ogni soggiorno scopro sempre qualcosa di nuovo, un angolo che ancora non avevo notato o un quartiere periferico trasformato in un moderno polo urbano, a dimostrazione della straordinaria capacità di rinnovamento di questa città.
E’ proprio il frizzante dinamismo a rendere Barcellona non solo un’ambita meta di viaggio ma anche una delle destinazioni più amate dagli stranieri per risiedere stabilmente e lavorare.
Il clima mite, una favolosa spiaggia cittadina, i locali alla moda, le architetture estrose, l’allegria che si respira per le vie: sono tanti i fattori che fanno innamorare i visitatori e li inducono a restare. Confesso che io stessa, se dovessi scegliere una città europea dove vivere, non avrei dubbi nel preferire proprio la capitale catalana.
Ma come tutte le grandi metropoli, anche Barcellona ha dei lati negativi che, sopratutto come expat o aspirante tale, è bene conoscere per capire meglio la città.

Il bello e il brutto di Barcellona: parola agli expat!

Barcellona
Una veduta sul porto turistico di Barcellona
Ok Appartmenti Barcellona ha condotto il primo sondaggio d’opinione tra gli stranieri residenti a Barcellona, analizzando sia gli aspetti positivi che negativi. Ciò che ne esce è un identikit della città catalana molto interessante e nel quale trovo riscontro di quelle che sono anche le mie impressioni dopo averla a lungo visitata. 
Il sondaggio, condotto tra oltre 800 residenti stranieri, tra cui 300 italiani, rivela che uno dei fattori più positivi della città avvertito dagli stranieri è il senso di accoglienza dei catalani. In effetti, anche nella mia personale esperienza di turista, a Barcellona mi sono sempre sentita come a casa: la multiculturalità unita all’atteggiamento rilassato e disponibile dei catalani contribuiscono a far sentire lo straniero a proprio agio.
Non mi sorprende nemmeno trovare tra gli elementi più apprezzati di Barcellona la qualità della vita, unita al suo clima, alla cultura vivace e al mare, perché sono gli stessi motivi che mi spingono a continuare a tornare.
Ma veniamo ai lati negativi. Cosa piace di meno agli stranieri di Barcellona?
Uno degli aspetti meno amati dagli expat è il turismo di massa, segnalato da uno straniero residente su tre come un problema che affligge la quotidianità. Un fenomeno questo dai numeri impressionanti: per 1,6 milioni di abitanti, Barcellona riceve più di 8 milioni di turisti l’anno ed è la quarta città più visitata d’Europa. Tradotto, tutto ciò significa folle di gente riversate sulle Ramblas e sulle vie del centro, con un impatto pesante sulla routine quotidiana per chi ci vive e deve spostarsi da un quartiere all’altro per lavoro.
E’ un fenomeno a cui ho assistito io stessa avendo spesso visitato Barcellona in alta stagione, tra la primavera e l’estate quando la congestione diventa maggiore, con picchi inimmaginabili ad agosto in corrispondenza delle vacanze europee. In questi momenti l’atmosfera rilassata della città è messa a dura prova, oltre che dal rumore e dal traffico, dall’inciviltà di alcuni turisti che causano schiamazzi ad ogni ora del giorno e della notte e imbrattano di immondizia i quartieri intorno alla spiaggia, in particolare la zona di Barceloneta. 
Un altro elemento negativo che emerge dal sondaggio è l’inquinamento, sia ambientale che acustico, entrambi diretta conseguenza del sovraffollamento urbano.
La Boqueria Barcellona
Un banco di frutta al mercato La Boqueria 
Le soluzioni a questi problemi competono innanzitutto alle amministrazioni locali, che già da qualche hanno si stanno impegnando per regolarizzare l’afflusso turistico, limitando il più possibile il dilagante fenomeno degli alloggi turistici abusivi. Ma molto spetta anche al senso civico dei visitatori, che devono imparare a rispettare la città vedendo in essa non soltanto un luogo di vacanza e divertimento ma anche uno spazio urbano che appartiene in primis ai suoi abitanti, siano essi catalani o stranieri. Anche il prendere atto dei problemi di Barcellona è un passo importante nel processo di salvaguardia della città, perché solo conoscendoli si può contribuire a risolverli. Barcellona è e rimane un luogo straordinario per cultura, atmosfere e architettura, e come tale va amato e rispettato.

Cáceres, centro monementale

Cáceres, in Estremadura, è uno dei borghi medievali meglio conservati di Spagna. Segnata da un passato glorioso e da un susseguirsi di dominazioni diverse, da qui partirono i grandi condottieri che fecero della Spagna un impero coloniale.

Sono tanti i motivi per amare Cáceres. 
Difficili restare immuni al fascino del suo centro monumentale, dichiarato non a caso Patrimonio dell’Umanità, un cuore medievale cinto da palazzi rinascimentali, molti dei quali costruiti con i soldi ricavati dalle conquiste d’oltreoceano. Fu infatti dai borghi desolati sparsi per le campagne intorno a Cáceres che partirono i conquistadores che fecero grande la Spagna, e con essa la loro terra di origine. Gente povera, che viveva degli scarsi proventi della terra e che, proprio perché non aveva nulla da perdere, decise di partire alla ventura rischiando quel niente che avevano per tentare la fortuna. Emblematica è la storia di Francisco Pizarro originario di Trujillo, borgo non lontano da Cáceres, che da povero contadino divenne Marchese de la Conquista.

Leggi anche: Estremadura, un itinerario nella terra dei Conqistadores

Tornati ricchi nella terra natia, i nuovi signori fecero erigere nel centro di Cáceres palazzi che ne rispecchiassero il valore esibendo all’esterno il blasone di famiglia. Dimore in granito rosso dall’aspetto massiccio e austero, queste case-fortezza conservavano tra le loro possenti mura i tesori razziati dalle terre del Nuovo Mondo.
Ma Cáceres era un importante centro dell’Estremdura ancora prima dell’epoca coloniale. La sua storia è legata alla Via dell’Argento, la strada romana che univa Siviglia e Astorga, percorsa dai pellegrini che si recavano a Santiago di Compostela. Fondata dai romani nel 34 a.C., nel XII secolo la città divenne dominio arabo e si dotò di possenti mura difensive di cui ancora oggi si conservano varie torri. Un secolo più tardi passò in mani cristiane e nel XV secolo entrò a far parte del Regno di Castilla, partecipando attivamente alle spedizioni oltremare finanziate da Isabella la Cattolica.

Il centro storico di Cáceres

Cáceres, Plazza Mayor
Plaza Mayor a Cáceres
Il centro storico affaccia su Plaza Mayor, un magnifico teatro urbano circondato da palazzi signorili. Da qui una scalinata porta all’Arco della Estrella, possente varco nella cinta muraria. Questo ingresso, opera di Manuel de Lara Churriguera, fu costruito nel XVIII secolo per sostituire la precedente Porta Nueva di epoca medievale.
Varcato l’ingresso del centro storico, l’impressione è quella di camminare in un’epoca sospesa tra Medioevo e Rinascimento. Stretti e silenziosi vicoli conducono alla magnifica Piazza di Santa Maria, circondata da palazzi contraddistinti dagli scusi araldici. Il granito rosso si illumina al sole e assume sfumature d’arancio al tramonto.
Affacciato sulla piazza, il Palazzo di Carvajal, risalente al XV secolo, custodisce al suo interno un pittoresco cortile rinascimentale con al centro un fico millenario. 
A spiccare su tutto è però la facciata gotica della Concattedrale di Santa María, del XV secolo. La chiesa è divisa in tre navate con volte a crociera e conserva un altare maggiore con stalli in stile plateresco che ricordano Salamanca.
Concattedrale di Santa María Cáceres
Piazza Santa Maria con la Concattedrale di Santa María 
A pochi passi da Piazza Santa Maria si erge la Torre delle Cigüeñas, l’unica a conservare intatte le merlature originarie. Questa torre fu infatti risparmiata dall’ordine della regina Isabella la Cattolica in seguito al quale le parti superiori di tutte le torri cittadine vennero demolite come gesto di mortificazione verso le famiglie nobiliari, protagoniste di tante lotte intestine.
Un altro magnifico edificio di Cáceres è il Palazzo dei Golfines de Abajo (sec. XV), noto per la facciata rinascimentale che mostra la sovrapposizione di elementi gotici,mudéjar e platereschi.
Ma forse il luogo più suggestivo e dove la sensazione di tornare indietro nel tempo è stata per me più forte è Plaza de San Mateo (foto di testata). Uno spazio urbano antico e silenzioso dove l’aria sembra farsi più leggera e si sente il respiro della storia che soffia lieve. La piazza, cinta da un lato dalla semplice facciata gotica della Chiesa di San Matteo, esibisce sugli altri lati dimore rinascimentali e barocche, in un continuo gioco di stemmi, pinnacoli e bassorilievi. 

A pochi passi da qui l’antico Palazzo del Commendatore di Alcuéscar ospita il Parador de Turismo, uno dei migliori hotel della città. Si tratta di un notevole edificio del XIV secolo magistralmente ristrutturato.

L’accesso alla maggior parte dei monumenti, così come alle mura medievali da cui ammirare la selva di tetti e torri di Cáceres, è a pagamento: il costo varia dai 2 ai 4 Euro e i biglietti sono acquistabili direttamente alla cassa dei singoli monumenti.

Gastronomia di Cáceres

Gastronomia di Cáceres
Jámon Iberico
La cucina di Cáceres utilizza come materie prime i prodotti del territorio e propone ricette di origine contadina. Oltre a piatti di carne a all’ottimo jámon (prosciutto), consiglio di assaggiare le migas, molliche di pane insaporite con salsiccia speziata e lardo. Degni di nota sono anche i vini di Cáceres, protetti dalla Denominazione d’Origine Ribera del Guadiana. Vari anche i formaggi una scelta tra formaggi di pecora, capra e mucca. Un piatto unico completo è la Torta del Casar, un formaggio a pasta molle servito caldo e da mangiare con i crostini di pane: divino!
La maggior parte dei ristoranti si concentra in Plaza Mayor e nelle viuzze che da essa dipartono ,mentre nella Città Vecchia ci sono solo alcuni, selezionati, locali, tra cui il bar/ristorante del Parador, che a differenza di quanto si possa pensare ha prezzi accessibili, perlomeno per quanto riguarda aperitivi con tapas (la cena non l’ho provata!).


Guida al viaggio 

Per organizzare il viaggio e avere informazioni dettagliate su monumenti e alloggi consiglio di visitare il sito di Turismo Extremadura, pieno di spunti per la visita di Cáceres e dei dintorni.


Trujillo Estremadura

Estremadura. Terra dal respiro antico, densa di storia, leggende e patria di grandi avventurieri. Scrigno di un patrimonio architettonico prezioso che custodisce con cura ed esibisce con fierezza. Un po’ spagnola, un po’ araba, un po’ romana, un po’ portoghese, l’Estremadura estende i suoi confini verso il Nuovo Mondo dove grandi conquistodores del calibro di Cortes e Pisarro fondarono città battezzandole con i nomi dei loro paesi di origine.


Inizio a raccontare il mio viaggio, #miextremadura, dal descrivere quelle che sono le tappe ideali in un itinerario on the road in Estremadura.
Pur essendo meta turistica famosa ed amata in patria, l’Estremadura è ancora poco conosciuta ai visitatori italiani, che tendono a preferirle la vicina Andalusia. In realtà questo viaggio mi ha permesso di scoprire una terra non solo di grande fascino, ma sopratutto un territorio denso di gioielli storici ed architettonici di straordinaria bellezza, conservati e valorizzati in maniera eccellente.
In una sola settimana di viaggio ho potuto ammirare vestigia romane, antichi borghi cristallizzati nel Medioevo, cattedrali gotiche e chiese barocche. Tesori che mi hanno sorpresa proprio perché inaspettati. Ma sopratutto visitare l’Estremadura significa capire di più la storia spagnola e del Nuovo Mondo, i meccanismi e gli eventi che portarono i conquistodores a colonizzare queste terre lontane, significa ripercorrere i passi di personaggi del calibro di Cristoforo Colombo, che venne in Estremadura a ringraziare per essere tornato sano e salvo dal suo primo viaggio.
Se c’è una cosa che ho capito è che l’importanza dell’Estremadura, e la sua bellezza, sono concetti che trascendono il patrimonio artistico e che si espandono alla sua grandezza intrinseca, alla sua indole avventurosa. E non si può non amare un luogo che, pur potendo vantare un passato di conquista, continua a rimanere semplice, genuino, legato alla terra e alle tradizioni. 
Se amate la Spagna e la sua storia, se volete calarvi nel suo passato glorioso, l’Estremadura è la regione perfetta per farlo, e queste le tappe imperdibili del viaggio, che presto vi racconterò nel dettaglio.

Mérida la romana

Il Museo Romano di Mérida
Il Museo Romano di Mérida
Per molti prima tappa di un viaggio in Estremadura, Mérida ne è il capoluogo. La romana Augusta Emerita era la capitale della Lusitania e per questo conserva numerose vestigia dell’epoca: l’Anfiteatro e il Teatro Romano, il ponte romano, la Casa del Mitreo, l’Ippodromo, il Colombario e da non perdere il magnifico Museo romano.

Cáceres la medievale

Cacerese
Le antiche piazze di Cáceres
Dalla Roma imperiale al Medioevo in Estremadura il passo è breve. Cáceres conserva un centro monumentale medievale semplicemente splendido: chiuso completamente al traffico, è un labirinto di viuzze dove sembra di fare un passo indietro nel tempo, tra case e chiese di pietra dorata.

Leggi anche: Cáceres, il gioiello architettonico dell’Estremadura

Trujillo

(foto di testata) Altro gioiello medievale a poca distanza da Caceres, ha un centro altrettanto prezioso, con tante chiese ed edifici medievali perfettamente conservati e possenti bastioni. Merita una visita anche l’antica Alcazaba araba, di cui rimangono solo i muri perimetrali, da cui si gode di splendide viste sulla campagna tutt’intorno. Anche questo borgo vanta cittadini illustri che scrissero pagine importanti della storia del Nuovo Mondo. A Trujillo nacquero infatti ben tre esploratori delle Americhe: Francisco Pizarro, scopritore e conquistatore dell’Impero Incas e fondatore di Lima; Francisco de Orellana, conquistador che diede il nome al Rio delle Amazzoni ed Hernando de Alarcón, che risalì il Colorado. A Pisarro è dedicato un interessante piccolo museo situato all’interno della casa natale dell’esploratore.

Medellín

Altro borgo immerso nella quieta campagna estremeña, Medellín è il paese natale di Hernan Cortés, conquistatore del Messico. La casa natale è andata distrutta ma la statua dell’avventuriero troneggia nella piazza centrale. Medellìn è oggi visitata per il Teatro Romano, frutto di scavi recenti, e per l’Alcazabar di cui rimangono le possenti mura arroccate sulla sommità della collina che sovrasta il borgo.

Il Monastero di Guadalupe

Il Monastero di Guadalupe
Il Monastero di Guadalupe
Forse il gioiello più famoso dell’ Estremadura, questo splendido esempio di sincretismo tra architettura gotica e mudejar sorge a 1000 metri di altitudine, tra alture tappezzate di boschi. Percorrendo il magnifico chiostro si possono visitare alcune delle stanze del monastero, che conservano antichi codici miniati. Il monastero è un famoso centro di pellegrinaggio noto anche nei secoli passati, infatti fu proprio qui che venne Colombo a ringraziare la Vergine di Guadalupe per essere tornato sano e salvo dal primo viaggio nelle Indie.

 

il paesaggio lunare di Tenerife

 Il Paisaje Lunar, come lo chiamano qui a Tenerife, è uno dei posti più curiosi e meno conosciuti del sud dell’isola, nascosto alle pendici del Teide ed inserito all’interno dello spazio protetto del Parco Naturale della Corona Forestal.

Con grande piacere ospito questo racconto di viaggio di Luigina La Rizza,  autrice del blog Penna in Viaggio. che ci porta a Tenerife alla scoperta del volto più selvaggio e affascinante dell’isola.


Parco Naturale della Corona Forestal
Un paesaggio vulcanico sorprendente che ci porta sulla luna, formato da rocce di pomice bianca che per millenni sono state erose dal vento e dall’acqua dando vita a questo fantastico scenario.
Un must per gli escursionisti o per i turisti che voglio allontanarsi dal caos delle località turistiche del sud ed immergersi nella natura dell’isola tra pineti canari e tajinaste, specie endemiche dell’arcipelago spagnolo.
L’unico modo per arrivare al Paesaggio Lunare è a piedi, lungo un percorso circolare di circa 13 km che parte e termina nel paese di Vilaflor, il comune più alto della Spagna con i suoi 1400 metri di altezza.
Questo sentiero, chiamato oggi PR-TF 72, era percorso dai pastori Guanci (popolazione originaria delle Isole Canarie prima della colonizzazione da parte degli spagnoli) che all’inizio della stagione estiva portavano i loro greggi sulle vette dell’isola per sfruttare gli abbondanti pascoli estivi della zona intorno al Teide.
Inoltre, il percorso faceva parte del Cammino di Chasna, antica via di comunicazione e di trasporto delle merci dal nord alla zona centro meridionale dell’isola.
E’ perfettamente segnalato, sia con pannelli informativi e sia grazie alle pietre presenti lungo il sentiero, colorate di rosso, giallo e bianco. La segnaletica è conforme alla normativa europea (ERA) ed offre pertanto una garanzia di sicurezza e qualità.

Come arrivare al paesaggio lunare

Parco Naturale della Corona Forestal

I collegamenti per raggiungere la cittadina di Vilaflor sono ottimi ed è possibile prendere i seguenti autobus:

– il 342 che parte da Costa Adeje (che non vi consiglio perché dal momento che è l’autobus che si prende per arrivare al Teide il costo del biglietto è 5,50 euro anche se ci si ferma prima e non si può usufruire dell’abbonamento);

– il 474 che parte da Granadilla;

– il 482 (che ho preso io) che passa da La Camella.

La fermata dove scendere per poi proseguire a piedi è Castanos (codice fermata 7675).

Da qui proseguiamo verso Calle Castanos fino ad arrivare alla Chiesa di San Pietro Apostolo, costruita tra il 1530 e il 1675 e dichiarata bene di interesse culturale nel 1986.
Accanto alla chiesa, possiamo ammirare dei coloratissimi tajinaste e una piazzetta dove è presente sia il punto di informazione turistico e sia la mappa del percorso per arrivare al Paesaggio Lunare.
Da qui continuiamo seguendo le indicazioni del percorso presenti lungo la strada.

Informazioni utili del sentiero PT-TF 72 Vilaflor-Los Escuriales (Paisaje Lunar)-Vilaflor

• LUNGHEZZA: 12,9 KM

• DURATA STIMATA: TRA LE 5 E LE 6 ORE

• DIFFICOLTA’: MEDIO-ALTA

• LINEE AUTOBUS TITSA: 342 – 474 – 482 (per info http://www.titsa.com/)

Raccomandazioni e norme di sicurezza

• E’ necessario essere in buona forma fisica

• portare con sé un equipaggiamento da montagna (scarponi, zaino, almeno 1,5 lt di acqua, cibo, protezione solare e cappello)

• tenete presente che possono verificarsi brusche variazioni di temperatura

• non percorrere il sentiero da soli, non è facile, anche perché in alcune zone non c’è copertura di rete


L'entroterra di Fuerteventura

L’entroterra di Fuerteventura, nelle Canarie, è un luogo lunare, arido, chilometri di lande deserte bruciate dal sole su cui si ergono coni di antichi vulcani a ricordare l’origine dell’isola. Un susseguirsi di paesaggi solitari, a tratti impervi eppure incredibilmente magnetici, capaci di catalizzare gli occhi dei viaggiatori, attirati dai colori saturi della terra rossa che si staglia su un cielo blu cobalto.


Basta addentrarsi lungo le strade che conducono all’interno dell’isola per ritrovarsi circondati da altopiano brulli che paiono prolungarsi all’infinito, distese vuote e aride degne di deserti rocciosi. Un viaggio in macchina è Fueteventura è quanto di meglio si possa fare come alternativa alle giornate passate su una della tante spiagge dell’isola.
Eppure questi altopiani infinitivi, apparentemente inospitali, nascondono villaggi custodi della tradizione isolana più antica.

La Oliva, memorie coloniali 

Casa de los Coroneles
Casa de los Coroneles
Il villaggio di La Oliva fu il centro politico di Fuerteventura dal XVII fino alla metà del XIX secolo.
La strada per raggiungere il centro risale le alture per poi attraversare un altopiano brullo che ipnotizza con mille sfumature di rosso e ocra fino a condurre al piccolo centro. Affacciata sulla piazza principale, la chiesa de Nuestra Señora Candelaria ha la classica struttura delle chiese coloniali, con le pareti imbiancate a calce e un campanile a base quadrata visibile da chilometri di distanza. All’interno si trova un altare barocco dipinto di Juan de Miranda (1723-1805). 
La principale attrazione turistica di La Oliva è la Casa de los Coroneles, o casa dei colonnelli, situata ai margini del centro. Questo massiccio edificio coloniale fu usato come quartier generale dai colonnelli che governarono l’isola dai primi del Quattrocento. 
La casa è visitabile (entrata a pagamento) ma a mio avviso la parte più bella è l’esterno, non tanto per l’edificio in sé ma per lo straordinario panorama che lo circonda, con un imponente cono vulcanico che si erge fiero stagliandosi contro il cielo.
A pochi passi dalla Casa de los Coroneles si trova il Centro de Arte Canario Casa Mane, che ospita esposizioni di artisti canari. Tra le mostre permanenti vi sono le opere di Alberto Manrique.

Bentacuria, l’antica capitale di Fuerteventura

Bentacuria, l'antica capitale di Fuerteventura
Il centro di Bentacuria
Bentacuria rappresenta il fulcro storico di Fuerteventura. La città deve il suo nome al conquistatore normanno che la fondò nel 1404: Jean de Bethencourt. Trovandoci in un’isola, sorprende che il primo nucleo abitato si trovi in una posizione così remota e lontana dalle coste. In effetti per raggiungere Bentacuria bisogna percorrere una strada che risale i promontori più alti di Fuerteventura e ridiscendere poi in una valle che sembra voler proteggere la cittadina. Il motivo è presto spiegato: all’epoca abitare le coste era molto pericoloso per via dei continui attacchi dei pirati, i primi conquistatori scelsero quindi un luogo riparato e difficilmente accessibile.
Bentacuria ha oggi perso l’importanza strategica di un tempo ed è una graziosa cittadina, ordinata e ben tenuta, frequentata dai turisti che decidono di lasciare per un giorno la spiagge e spingersi nell’entroterra. Il centro storico è un vero gioiello, con le case imbiancate a calce e le vie acciottolate. Ci sono numerosi negozi di souvenir e ristoranti che rendono la visita piacevole, anche se i prezzi non sono particolarmente economici. Anche qui, parte della magia è data dal paesaggio che circonda il centro storico, un alternarsi di distese vuote e piccole oasi di verde che ci ricordano che siamo nel cuore di un’isola a pochi chilometri dalle coste africane.

Le spiagge di Fuerteventura

Lunare, colorata, carica di quel magnetismo proprio dei paesaggi aspri, Fuerteventura vanta oltre 150 chilometri di spiagge, molte delle quali remote e deserte, con candide distese di sabbia bianca che si alternano a baie di ciottoli neri, testimonianza dell’origine vulcanica dell’isola. 

Il parco naturale di Corralejo

Il parco naturale di Corralejo
Le dune di Corralejo
Mi è bastato posare gli occhi sulle morbide dune di Corralejo, simili a dolci montagne di zucchero, per capire che Fuerteventura è diversa, più selvaggia e affascinante, delle vicine Gran Canaria è Tenerife. E’ proprio da qui che ho iniziato la mia esplorazione dell’isola, dal suo cuore candido e delicato. Immaginate di camminare tra dune di fine sabbia bianca cinte da un lato da alture di roccia rossa e dall’altro da un mare turchino. Aggiungete un cielo blu e completate con una spruzzata di nuvole, l’incanto è servito!
 Le dune di Corralejo sono così, di quella bellezza stupefacente che viene dalla semplicità. Soltanto due colori, bianco e blu, poche morbide linee e tanta, tantissima luce che dà loro forma e volume. Vi sembrerà di camminare tra le nuvole e non vorrete più andarvene, come è successo a me. E vorrete tornare, per provare di nuovo quella incredibile sensazione di leggerezza che regala il sentirsi circondati da un mondo di luce. 
Raggiungere le dune di Corralejo è semplice, basta seguire la strada costiera FV-1 che da Puerto del Rosario, la capitale di Fuerteventura, sale su a nord, cinta da un lato dal tipico brullo paesaggio dell’entroterra isolano, con coni vulcanici che si innalzano tra valli di terra rossa, e dall’altro dal mare, chilometri di costa rocciosa che ogni tanto si apre in bianche baie. Poi d’improvviso ecco apparire le dune e di colpo tutto diventa chiaro e gli occhi vengono rapiti da questo paesaggio quasi surreale. La strada asfaltata attraversa il cuore del parco, offrendo diversi punti di sosta dove fermare la macchina e incamminarsi a piedi tra le dune. Davanti a questo piccolo deserto, si aprono le grandi spiagge di Corralejo, las Grandes Playas, anch’esse bianchissime e lambite da acque turchine. Paradiso dei bagnanti, offrono enormi spazi vuoti per chi ama le spiagge selvagge ma anche punti attrezzati per chi vuole godersi questo paradiso in comodità.

Pozo Negro, la Fuerteventura più autentica

Pozo Negro Fuerteventura
La spiaggia nera di Pozo Negro
A circa una trentina di chilometri a sud di Puerto del Rosario si trova questo piccolo villaggio di pescatori, poche case bianche disposte attorno ad una mezzaluna di sabbia dai neri ciottoli vulcanici. La strada di cinque chilometri che dalla FV-2 scende verso il borgo costiero è di per sé spettacolare e attraversa piane di palmeti e valli aride.  La spiaggia nera è di grande fascino ma poco invitante per un bagno, visto anche i cavalloni che vi si infrangono senza sosta, ma Pozo Negro merita sicuramente una visita per scattare qualche foto alle case di pescatori con le barche ormeggiate di fronte, ed avere così un assaggio della Fuerteventura più autentica e semplice. Lungo la spiaggia si trovano anche due ristoranti molto spartani che servono pesce fresco: i piatti sono squisiti, i prezzi più che abbordabili e la vista, con il nero della spiaggia che fa risaltare il blu del mare, semplicemente stupenda.

Costa Calma, il sud di Fuerteventura

Costa Calma Fuerteventura
Le spiagge di Costa Calma
Fuerteventura è famosa per le spiagge bianche che non sono soltanto quelle di Corralejo a nord ma anche le candide distese di sabbia finissima di Jandia e Costa Calma, a sud. Qui l’isola mostra i suoi paesaggi più estremi, perché superata la cittadina di Morro Jable l’unica via di accesso alla punta sud dell’isola è una strada sterrata che segue il nervoso dipanarsi della costa, tra stetti anfratti e paradisiache baie dalla sabbia bianchissima. La difficoltà di accesso rende queste zone remote e solitarie, lontane dalla confusione del spiagge più famose. Se disponete di un mezzo adeguato, avventuratevi lungo la pista e immergervi in paesaggi da sogno, coronando la giornata con un pranzo ai sapori di mare in uno dei pochi e minuscoli borghi marinari che si incontrano lungo la via. Se non poter spingervi in terre così estreme, le bianche spiagge di Jandia tra i centri di Costa Calma e Morro, mecca dei turisti tedeschi, saranno più che degne alternative, regalandovi paesaggi all’altezza di destinazioni tropicali.

Fuerteventura

Tra pochi giorni finalmente sarò a Fuerteventura, l’isola delle Canarie che da tempo aspetto di vedere per ammirarne le immense spiagge e i panorami lunari, conosciuti come tra i più suggestivi dell’arcipelago.

Un viaggio prenotato mesi fa finalmente sta per diventare realtà! E’ tanto che aspettavo di vedere Fuerteventura. Dopo aver visitato Gran Canaria, isola che ho amato per la varietà di paesaggi che offre, sono curiosa di vedere Fuerteventura, conosciuta come l’isola del vento ma anche per le tantissime e bellissime spiagge.
Avrò una settimana intera a disposizione per immergermi nei suoi paesaggi, percorrerla in lungo e in largo, ammirarne i borghi marinari, le dune di sabbia che sfumano del mare e le onde così famose tra i surfisti. 
 
Come organizzare il viaggio a Fuerteventura
Maggio è la stagione perfetta per visitare l’isola, quando l’aria già è calda ma i vacanzieri estivi sono ancora lontani.
Ho prenotato un volo da Bergamo con Ryanair lo scorso settembre, molto in anticipo ma potendo così assicurarmi tariffe scontatissime.
Per l’alloggio ho optato per un appartamento, che al mare è sempre la mia opzione preferita perché dà grande libertà di gestione.
Essendo una lettrice del blog Smettere di lavorare di Francesco, ho deciso di contattarlo per affittare l’appartamento si sua proprietà. L’appartamento di trova a Caleta de Fuste, in posizione centrale, perfetta per visitare il resto dell’isola. L’appartamento è grazioso e moderno, inserito in un piccolo residence fronte mare con piscina. A gestirlo per lui è Daniela, precisissima nel fornire informazioni, che tra l’altro gestisce anche altri alloggi sull’isola.
Qui si seguito alcune delle opzioni:
Per muovermi sull’isola ho affittato una macchina: le tariffe di noleggio sono molto convenienti (ca. 80€ a settimana) e avere un mezzo proprio permette di esplorarla arrivando anche agli angoli più remoti.
#myfuerte è l’hashtag con il quale potrete seguire il viaggio che come sempre racconterò con foto, video e tweet sui miei canali social!

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