I MoonBoot® , i famosi stivali doposcì italiani, saranno esposti nella mostra “Items: Is Fashion Modern?” al MoMa di New York.

Si tratta di un importante riconoscimento per un oggetto che negli anni ha saputo affermarsi come icona di moda e di stile. Il successo dei MoonBoot® è stato tale  da diventare sinonimo dell’accessorio stesso (privilegio riservato a pochi prodotti!). (altro…)


A Vicenza, in Basilica Palladiana, la più grande mostra su Van Gogh mai realizzata in Italia.

Si è aperta lo scorso 7 ottobre a Vicenza la tanto attesa mostra su Van Gogh, prodotta da Linea D’ombra e curata da Marco Goldin. Si tratta di una mostra monografica che conduce in un affascinante viaggio nell’universo dell’artista. A guidare il curatore Goldin nella costruzione del percorso le oltre 900 lettere che Van Gogh scritte al fratello Theo. Attraverso le parole dell’artista, che diventano disegni e dipinti, la mostra ricostruisce i 10 anni di attività del grande maestro, dalla formazione alla maturità fino alla morte prematura. (altro…)


"Giotto, L'Italia" a Palazzo Reale a Milano

A Palazzo Reale a Milano l’arte di Giotto in mostra fino a gennaio 2016: una straordinaria collazione di capolavori del pittore per la prima volta riuniti in un’unica mostra.

Inaugurata la scorso 2 settembre, la mostra “Giotto, L’Italia” a Palazzo Reale a Milano è posta sotto l’altro Patronato del Presidente della Repubblica Italiana e Promossa dal Ministero dei Beni Culturali. La scelta di Palazzo Reale a Milano come sede espositiva ha un motivo ben preciso: il palazzo comprende ancora strutture del precedente palazzo Azzone Visconti dove Giotto fu impegnato negli ultimi anni della sua vita nella realizzazione di due cicli di affreschi, oggi andati perduti.

La mostra di Giotto a Palazzo Reale di Milano

Giotto, fondatore della cultura figurativa italiana, fu una personalità di grande rilievo che produsse opere di immenso valore artistico. La mostra riunisce 13 dei più grandi capolavori, ognuno proveniente da città italiane diverse, a testimonianza dell’avvincente carriera di Giotto che lo portò a viaggiare e lavorare nei più grandi centri culturali e politici italiani del suo tempo.

I luoghi di Giotto: oltre la mostra

Dal momento che non tutte le opere del maestro hanno potuto essere trasportate a Milano per l’esposizione “Giotto e L’Italia” a Palazzo Reale, è nata l’iniziativa “Giotto L’Italia, i luoghi”:
6 itinerari alla scoperta dei luoghi di Giotto in Italia. Il sito dedicato all’iniziativa propone percorsi specifici nelle 6 città che ospitano capolavori giotteschi, spiegandone opere e valore artistico.
Le tappe comprendono:

Padova con le opere del maestro visibili nella Basilica di S. Antonio e nella Cappella degli Scrovegni.

Milano dove il maestro fu chiamato a lavorare negli ultimi anni di carriera dal signore della città Azzone Visconti nel palazzo antenato dell’odierno Palazzo Reale. Fuori città l’abbazia di Viboldone conserva ancora un meraviglioso affresco di Giotto.

La Pinacoteca Nazionale di Bologna custodisce opere giottesche, e il Tempio Malatestiano di Rimini conserva la croce di Giotto che mostra l’evolversi del modello del crocifisso dal Duecento a Trecento.

Il giovane Giotto si incontra nelle opere della Basilica di San Francesco ad Assisi, ciclo di affreschi destinato a cambiare i canoni della pittura italiana, le cui evoluzioni sono ben documentate nella Galleria Nazionale dell’Umbria a Perugia.

A Firenze, dove la carriera di Giotto ha inizio, l’affermarsi della sua arte sia pittorica che architettonica può essere seguita nelle varie fasi che la compongono, dagli albori fino alla sua affermazione nel panorama artistico trecentesco cittadino.

Anche a Napoli si possono ritrovare opere di Giotto, che soggiornò qui tra il 1328 e il 1332. Tra le testimonianze del suo passaggio restano frammenti degli affreschi della Cappella Palatina in Castel Nuovo e del Coro delle Monache in Santa Chiara.


A Bologna questa primavera torna protagonista l’arte con la mostra Da Cimabue a Morandi. Felsina Pittrice promossa da Genus Bononiae- Musei nella Città allo scopo di valorizzare il patrimonio delle collezioni cittadine.

Allestita a Palazzo Fava la mostra, che rimarrà aperta fino al prossimo 17 maggio 2015, rappresenta una straordinaria occasione per approcciarsi all’arte e in particolare alla pittura bolognese, in un excursus storico che va dal Medioevo al Novecento.
Curatore della mostra è Vittorio Sgarbi che, riprendendo i concetti espressi da Roberto Longhi in una magistrale lezione del 1934 all’Università di Bologna sulla grande tradizione artistica della città, ha voluto ripercorrere la storia dell’arte italiana, prima ancora che bolognese, attraverso opere chiave che si fanno testimonianza della loro epoca. Il viaggio parte dalla fine del Duecento, dove spicca l’opera di Cimabue, ed arriva a Giorgio Morandi definito proprio da Longhi “uno dei migliori pittori viventi d’Italia”.
Simboliche sono anche le sale nelle quali la mostra è allestita, gli stessi ambienti dove i tre cugini Ludovico, Ariosto e Annibale Carracci, di cui si possono ammirare alcune opere, nel 1584 furono incaricati dal committente Conte Fava di decorare ed affrescare la sala principale della nuova residenza di famiglia.
Proprio nelle sale affrescate dai Carracci si intraprende un percorso straordinario tra oltre centosessanta opere e sette secoli di storia dell’arte italiana, ammirando capolavori provenienti da musei comunali, chiese e collezioni private. Accanto ad opere di maestri bolognesi vi sono anche artisti forestieri che contribuirono in maniera importante allo sviluppo dell’arte cittadina; un esempio su tutti è Raffaello, di cui si può ammirare l’Estasi di Santa Cecilia risalente al 1515. 
Interessante è l’accostamento, accanto a grandi interpreti, di autori minori, che Sgarbi ha voluto proporre per condurre il visitatore verso espressioni e linguaggi inconsueti e poco conosciuti, come nel caso dei paesaggi del bolognese Andrea Doncucci detto Mastelletta.

Il primo piano della mostra: dal Duecento al Seicento

Michele di Matteo – Sogno della Vergine
La prima sala ospita capolavori dell’arte pittorica dal tardo Duecento, mettendo a confronto la pittura fiorentina con quella bolognese. Tra le opere, oltre alla Madonna in Trono con Bambino di Cimabue e alla Madonna di Giotto, anche pale di Vitale da Bologna del Trecento e altri dipinti bolognesi del lo stesso periodo.
Il percorso espositivo attraversa poi i secoli dal Quattrocento al Seicento dove spiccano la magnifica Sacra Famiglia del Bagnacavallo e le opere dei cugini Carracci, a cui è dedicata un’intera sala. La pittura del Rinascimento è caratterizzata da soggetti classici dove prevale l’iconografia sacra ma in cui trovano spazio anche alcuni ritratti e paesaggi.

Il secondo piano: dal Seicento all’Ottocento

Francesco Hayez- Ruth
La sezione si apre con una magnifica e delicata Annunciazione di Guido Reni del 1629 (foto di testata) per mostrare poi l’evoluzione della pittura in cui sempre più spesso appaiono soggetti laici accanto a paesaggi naturali ed urbani.
Interessante in questo senso il dipinto Scaffali con libri di Musica di  Giuseppe Crespi del 1725 che ricrea con straordinario realismo una libreria dell’epoca, l’olio di Antonio Basoli con una veduta del 1829 di Piazza Maggiore a Bologna e Ruth di Francesco Hayez, in cui il soggetto appare al contempo sensuale e riflessivo.

Il terzo piano: il Novecento e il genio di Morandi

Morandi – Vaso di Fiori

L’ultimo piano espone sette opere di Morandi, a cui è dedicata un’intera parete e tra cui figurano alcune Nature Morte accanto al dipinto La Nevicata, appartenente al primo periodo dell’artista. A Morandi si aggiungono opere di suoi contemporanei come Carlo Corsi, Giovanni Romagnoli, Emma Bonazzi e altri interpreti più o meno noti dell’arte bolognese della metà del Novecento.
L’audio-guida fornita permette di compiere il percorso accompagnati dal racconto dello stesso Sgarbi, che con il suo stile inconfondibile spiega le opere, le loro caratteristiche, il valore e le ragioni per le quali sono state scelte e selezionate, aiutando ad orientarsi lungo un percorso articolato e ricco di spunti nella storia dell’arte italiana.

Orari e tariffe

Interi 12€

Ridotti 9€
Famiglia € 25 (2 adulti +  1 bambino < 14 anni)

Lunedì: ore 12 – 19
Martedì, mercoledì, giovedì e domenica: ore 9 – 19
Venerdì e sabato: ore 9 – 20

Aperture straordinarie:
Domenica 5 aprile: ore 9 – 20
Sabato 25 aprile: ore 9 – 20
Venerdì 1 maggio: ore 9 – 20


Per gli amanti dell’arte quest’anno la scelta di mostre da visitare durante il weekend di Pasqua è vasta ed articolata, e spazia dall’arte classica alla più moderna.

Vediamo nel dettaglio quali sono le mostre da visitare

Rousseau a Venezia

Fino al 5 luglio nell’Appartamento del Doge a Palazo Ducale si tiene la mostra Henri Rousseau. Il candore Arcaico. Un percorso di 100 opere (di cui 40 dell’artista e sessanta opere di genere simile a confronto), in arrivo dai più importanti musei del mondo, come il Museo D’Orsay parigino, per riscoprire le atmosfere sognanti ricreate da questo artista che riesce sempre a stupire.

Genova e gli Espressionisti

Rimaniamo al nord e ci spostiamo a Genova dove fino al 12 luglio il Palazzo Ducale ospita una mostra dedicata alla pittura rivoluzionaria del ‘900 dal titolo: Da Kirchner a Nolde Espressionismo tedesco.
Realizzata in collaborazione con il Bruecke Museum di Berlino, la mostra conta 150 opere tra dipinti, disegni e stampe e include i lavori più importanti di Die Bruecke, la corrente di artisti che seppero rompere la tradizione con le loro linee forti e i colori accesi, segnando e cambiando profondamente lo stile della pittura moderna.
Se il linguaggio degli Impressionisti, fatto di pennellate eteree e luce, è più cnosciuto grazie anche alle numerose mostre, meno lo è quello degli Espressionisti che merita però di essere conosciuto, e Genova presenta un’occasione perfetta per approfondirlo.

Firenze e i Bronzi del Potere

Ci spostiamo a Firenze, città d’arte per eccellenza che a Pasqua riserva una sorpresa in più, e questa volta non si tratta di pittura ma di scultura: a Palazzo Strozzi fino al 21 giugno si tiene la mostra Potere e Pathos. Bronzi dal mondo ellenista. 50 statue provenienti da grandi musei internazionali, come il National Gallery di Washington, che ritraggono eroi, personaggi mitologici e divinità. Un percorso nel concetto di “potere” dell’età ellenistica e nell’espressione del pathos che ha cambiato la scultura classica.

La Roma di Augusto e l’arte di Matisse

Le chiavi di Roma. La città di Augusto è una mostra allestita in contemporanea anche ad Alessandria d’Egitto, Amsterdam e Sarajevo, ovvero i quattro angoli dell’antico impero romano, per raccontare e mostrare l’impero del grande Augusto nei suoi vari aspetti.
Organizzata in occasione del bimillenario della morte di Augusto, la mostra ripercorre la vita del Princeps attraverso installazioni interattive, rivelando agli spettatori non solo il personaggio e l’uomo Augusto ma anche la Roma di 2000 anni fa. Sono infatti due antichi romani, un vecchio mercante e il nipote, custodi delle chiavi della città, a condurre i visitatori a scoprire i luoghi segreti della Città Eterna.
Sempre a Roma alle Scuderie del Quirinale fino al 21 giugno sono in mostra 100 opere di Matisse provenienti dal Moma di New York, dall’Hermitage e da altri grandi musei. Un’occasione unica per approcciarsi o approfondire l’arte del grande maestro e i suoi contatti e suggestioni con l’Oriente.

A Napoli con l’arte di Vincenzo Gemito

A Napoli va in scena l’arte di Vincenzo Gemito, scultore, orafo e disegnatore, uno dei più importanti artisti napoletani del 900. Fino al 7 luglio il Museo Capodimonte ospita la mostra Vincenzo Gemito – dal salotto Minozzi al Museo Capodimonte, con una selezione di 90 opere provenienti dalla collezione privata di Achille Minozzi, grande amico dell’artista. 

Philip Jones Griffith – Vietnam del sud 1967-
Magnum Photo – Constrasto

Al Palazzo del Monte di Pietà di Padova fino al 31 maggio una mostra fotografica con oltre 300 immagini selezionate da Walter Guadagnini: uno sguardo inedito sui grandi conflitti del XX secolo.

Una mostra forte e appassionante che documenta come la fotografia abbia saputo raccontare i grandi conflitti del passato e come ancora racconti quelli di oggi. Un percorso ricco e ben documentato che alle immagini fotografiche abbina documentari e giornali del tempo.
A partire dal centenario della Prima Guerra Mondiale la mostra – curata da Walter Guadagnini – porta agli spettatori le testimonianze pubbliche e private degli eventi bellici che hanno cambiato il mondo, ridefinendo i confini degli stati così come noi oggi li conosciamo. Un percorso che partendo dalla Grande Guerra e passando per la Guerra Civile Spagnola, la Seconda Guerra Mondiale e la Guerra del Vietnam arriva ai conflitti dell’inizio del XXI e a quelli ancora in corso: un viaggio coinvolgente e commovente che ci ricorda come la guerra non sia un’elemento solo del passato ma sia sempre tristemente attuale.

Le immagini esposte sono per la maggior parte opera di grandi interpreti che hanno fatto la storia della fotografia: Robert Capa, Henri Cartier-Bresson, August Sander, William Eugene Smith, Margaret Bourke-White, Ernst Haas e tanti altri.
Accanto a questi grandi nomi anche foto di gente comune, foto scattate da partigiani italiani, da reduci di guerra o da crocerossine in prima linea, per mostrare come le immagini non siano solo “capolavori” fotografici ma anche istantanee che documentano la vera vita al fronte.
La mostra va oltre ed esamina anche i diversi aspetti delle guerre, mostrando quale sia l’influsso sulla vita dei civili e quali devastanti conseguenze abbiano su di essi e sulla vita di tutti i giorni. 
Tra le immagini più potenti e drammatiche quelle della bomba atomica sganciata su Hiroshima o Beirut distrutta ripresa da Gabriele Basilico: frammenti di storia che ha sconvolto e cambiato per sempre il mondo ma che qui, di fronte alla nuda oggettività delle fotografie, diventano non più solo date e informazioni ma avvenimenti veri e tangibili che hanno generato morte e dolore. 
Le ultime sale della mostra sono dedicate alle guerre odierne dall’Afghanistan all’Ucraina:  fotografie come grandi tele dipinte che attraverso colori e punti di vista particolari inducono chi le guarda a fermarsi e a riflettere. 

Informazioni sulla mostra

Padova, Palazzo del Monte di Pietà (Piazza Duomo, 14)
Fino a Domenica, 31 Maggio 2015
Prezzo:Intero € 11,00, ridotto € 9,00, ridotto speciale € 2,00
Telefono:0425/460093


Il Museo d’Arte Orientale di Torino, in collaborazione con National Geographic Italia, ospita fino al prossimo 12 aprile 2015 una mostra fotografica dedicata a Marco Polo e alla via della Seta, raccontata tramite le fotografie di Michael Yamashita, uno degli autori di punta di National Geographic.
La raccolta conta 76 immagini realizzate nell’arco di quattro anni durante il viaggio con il quale Yamashita ha ripercorso l’epico viaggio di Marco Polo. 
Il reportage di viaggio è diviso in 3 sezioni geografiche: da Venezia fino alla Cina, la permanenza in Oriente e il ritorno via mare. Accanto alle immagini si possono vedere anche alcuni video documentari, inclusi nella lista dei 20 migliori documentari di National Geographic Channel degli ultimi dieci anni, che narrano l’esperienza di Yamashita lungo la Via della Seta.

Da Venezia alla Cina sulle orme di Marco Polo

Una delle immagini realizzate da Yamashita
Nel 1271 Marco Polo parte da Venezia per accompagnare il padre e lo zio in uno dei viaggi più memorabili della storia dell’uomo. I tre percorrono migliaia di chilometri lungo l’antica rotta della Via della Seta attraverso la Terrasanta, la Turchia, la Persia, l’Afghanistan, il deserto dei Gobi, sino al Catai nella Cina del Nord dove vengono ricevuti alla corte del Gran Khan dei Mongoli. 
Una rotta già battuta da oltre un millennio da carovane di mercanti e di viaggiatori che dall’Oriente viaggiavano verso il grande impero di Roma, uno commercio antico ma incredibilmente moderno nel concetto di scambio di merci provenienti da paesi lontani, oltre che un incontro di culture destinato a modificare usi e abitudini dei popoli coinvolti. Con quelle carovane, oltre a merci preziose o ancora sconosciute, viaggiavano anche culture, usi e religioni di popoli diversi che iniziarono a fondersi e influenzarsi reciprocamente.

Michael Yamashita, fotografo americano di origine giapponese, ha ripercorso lo stesso tragitto, da Venezia verso il Medio Oriente, lungo la Via della Seta e di ritorno lungo le coste dell’Indonesia e dell’India, documentando il viaggio con numerose immagini che raccontano un vasta e variegata parte di mondo, ricca di sfumature, culture, usi e costumi diversi. Attraverso il suo obiettivo, il fotografo ha saputo cogliere tutte queste sfumature, tutti i colori, i volti incontrati lungo la via, immagini piene di forza capaci di trasportare chi le osserva in quel mondo. Immagini del deserto lasciano via via il posto a distese d’acqua, a immense piantagioni di riso, all’atmosfera rarefatta della Baia di Ha Long in Vietnam e tanti altri frammenti di un mosaico immenso e ricchissimo.
Un viaggio epico, impegnativo, lungo e coinvolgente, reso speciale dalla grande capacità interpretativa di Yamashita.

Informazioni sulla mostra

Orario: mar-dom 10 -18 (la biglietteria chiude un’ora prima)
chiuso il lunedì

Mostra Marco Polo:
intero € 10, ridotto € 8
gratuito 0-6 anni e possessori Abbonamento Musei Torino Piemonte


© Stefanie Sinclair 

Le grandi fotografe di National Geographic in mostra a Palazzo Madama di Torino dal 25/10/2014 al 11/01/2015

Women of Vision, 11 grandi fotografe, quasi un centinaio di fotografie per raccontare il mondo attraverso gli occhi (e la lente) delle donne.
Le fotografie raccontano storie, ma alcune storie possono essere raccontate solo dalle donne, perché solo gli occhi di una donna possono cogliere e speigare che cosa significhino soprusi e sopraffazione in paesi in cui la differenza tra sessi è ancora fortemente marcata e la donna è vittima di abusi e percosse, sia fisiche che psicologiche.
Women of vision è una raccolta di storie narrate da 11 formidabili fotografe del National Geoghaphic che hanno dedicato la loro vita alla testimonianza e alla cronaca attraverso la fotografia. Da firme famose come Lynn Johnson, Jodi Cobb e Maggie Steber, e talenti emergenti come Erika Larsen e Kitra Cahana. Artiste delle fotografia dedite a denunciare gli abusi della condizione femminile in paese difficili dove i diritti umani e sociali della donna sono ancora lontani dall’essere riconosciuti, ma anche immagini che ritraggono paesaggi onirici che fanno da sfondo a queste storie, o fotografie che raccontano la difficile lotta alla tutela dell’ambiente.
© Meggie Steber

99 fotografie, tra cui commoventi ritratti di culture lontane, scatti pieni di pathos che sanno suscitare emozioni forti e che con la loro nuda forza dell’immagine testimoniano disagi sociali, come le spose bambine e la nuova schiavitù del XXI secolo.
La mostra, ospitata a Palazzo Madama, nasce dalla collaborazione tra Fondazione Torino Musei e National Geographic Italia. Questa partnership ha reso possibile l’allestimento di una raccolta di immagini che  si propone come un’occasione unica per compiere un viaggio tra diversi paesi e culture del mondo, accostandosi silenziosamente ai personaggi femminili che popolano le immagini e che attraverso i loro sguardi intensi e i loro gesti raccontano le difficoltà di una vita al limite, dove bisogna lottare per diritti che dovrebbero essere acquisiti.
©  Carolyn Draker
Da oltre 100 anni la fotografia di National Geographic è sinonimo di qualità, emozioni e autorevolezza e testimonia i cambiamenti del pianeta e della società. I fotografi interpreti di queste immagini sono artisti dotati di una sensibilità speciale, moderni “cantastorie” o storytellers, per usare un termine moderno, capaci di cogliere l’anima, il cuore e l’essenza dei loro soggetti, siano essi umani o inanimati.
Le immagini in mostra sono opera delle fotografe: Lynsey Addario; Jodi Cobb; Kitra Cahana; Diane Cook; Carolyn Drake; Lynn Johnson; Beverly Joubert; Erika Larsen; Stephanie Sinclair; Maggie Steber; Amy Toensing

Informazioni sulla mostra

Dal martedì al sabato ore 10-18 (ultimo ingresso ore 17)

Domenica ore 10-19 (ultimo ingresso ore 18)

Tel. 0114433501

www.palazzomadamatorino.it

Tariffe Mostra:


– Intero € 8

– Ridotto € 5: dai 6 ai 18 anni; dai 18 ai 25 anni se studenti; scuole; persona con disabilità (gratuito per l’accompagnatore); gruppi di almeno 20 persone; associazioni riconosciute; convenzioni; possessori biglietto altri musei FTM; possessori di Biglietto Multimuseo
– Gratuito: minori di 6 anni; accompagnatore della persona con disabilità; Abbonamento Musei Torino; Torino+Piemonte card; scuole dell’infanzia.

Tariffe Museo + mostra Women of Vision:

Ingresso Intero Museo + Mostra: euro 15

Ingresso Ridotto Museo + Mostra: euro 13

Gruppi Museo + Mostra: euro 13


L’arte torna ad essere protagonista a Vicenza. Dal prossimo 24 dicembre la Basilica Palladiana ospiterà la mostra Tutankhamon Caravaggio Van Gogh. La sera e i notturni dagli Egizi al Novecento”

Questo nuovo progetto firmato da Marco Goldin conta oltre cento opere suddivise in sei sezioni.
Il tema comune a tutte le sezioni è l’interpretazione della sera e della notte nella storia dell’arte, dagli antichi Egizi alle esperienze pittoriche più recenti.

Ad aprire la mostra l’arte egizia con una ventina di opere tra reperti e statue provenienti dalle piramidi che raccontano l’interpretazione della notte come sonno eterno ma ne esaltano anche il collegamento con la vita. Tra le opere esposte spicca la testa del re bambino Tutankhamon.

La seconda sezione espone opere del Cinquecento e Seicento di Caravaggio, Giorgione, El Greco, Tintoretto mostrando l’interpretazione del notturno di queste grandi firme della pittura. Inevitabile in questi secoli la connessione con la religione, dove il notturno fa spesso da sfondo alle scene della nascita, crocifissione e sepoltura di Cristo.

L’exucursus nella notte artistica continua con Rembrant e Piranesi che occupano la terza sezione con alcune magnifiche incisioni, e continua con le notti stellate e i tramonti del XIX secolo, con magistrali opere di Millet, Corot, Turner i cui struggenti paesaggi notturni sono tormentati da vortici di colori scuri che trasmettono grande drammaticità. 
I grandi nomi della pittura continuano con gli americani Church e Homer per arrivare ai maestri impressionisti Monet, Pissarro, Van Gogh e proseguire con Mondrian e Klee.

La seconda metà del Novecento occupa la penultima sezione dove i cieli stellati perdono sussistenza diventando pure astrazioni, come  nel caso degli americani Morris Louis e Noland, fino ad arrivare alla notte intesa come fatto interiore e psicologico nell’interpretazione dello spagnolo Antonio Lopez Garcia.

La mostra si chiude con una selezione delle più grandi opere sul tema di tutti i tempi che riassumono le sezioni precedenti, con dipinti di Bacon, Guaguin, Van Gogh e Caravaggio.

Un viaggio nell’oscurità della notte, dai romantici tramonti agli infiniti  cieli stellati fino alle tenebre che diventano proiezione dei meandri dell’animo umano. Un’occasione per ripercorrere in poco tempo secoli di storia e di arte e per vedere come uno stesso tema si trasforma e assume sempre nuovi significati col passare del tempo e il divenire dell’umanità.

La mostra rimarrà aperta fino al 2 giugno 2015 e sarà un’ottima occasione per visitare Vicenza!




Fino al prossimo 18 gennaio le Scuderie del Quirinale a Roma ospitano una importante mostra dedicata ad Hans Memling, l’artista che nella seconda metà del Quattrocento divenne il pittore più importante di Bruges, allora cuore commerciale ed artistico delle Fiandre. Una grande rassegna di opere che darà occasione al pubblico italiano di avvicinarsi e conoscere questo grande artista e l’arte pittorica del Rinascimento Fiammingo, che produsse opere di inestimabile valore artistico.
Si tratta di una estesa monografica, la prima realizzata in Italia, che vuole mostrare le straordinarie capacità pittoriche di colui che fu un protagonista assoluto della pittura fiamminga del Quattrocento. La mostra prende in esame tutti i diversi aspetti della sua opera, dalle pale monumentali d’altare ai piccoli trittici, oltre ai famosi ritratti, genere di cui Memling si impadronì facendo proprio e che seppe evolvere e perfezionare ritraendo i soggetti su uno sfondo paesaggistico, elemento che ebbe molto eco ed influenzò anche molti artisti italiani del primo Cinquecento.
La mostra si propone inoltre di approfondire il meccanismo del mecenatismo, elemento fondamentale nell’evoluzione della carriera dell’artista. Più di tutti i suoi contemporanei, Memling divenne il pittore amato dai mercanti e dagli agenti commerciali italiani a Bruges, divenendo così l’erede dei maestri fiamminghi che lo precedettero, Jan Van Eyck e Rogier van der Weyden. Non è un caso che la pittura di Memling contenga elementi di continuità rispetto ad entrambe le figure, che lo ispirarono e costituirono la base da cui egli elaborò e sviluppò poi il suo personale stile.
Oltre a capolavori di arte religiosa provenienti dai più importanti musei del mondo, la mostra conta anche molti ritratti tra cui Ritratto di giovane dalle Gallerie dell’Accademia di Venezia, il Ritratto di uomo della Royal Collection di Londra senza dimenticare il magnifico Ritratto di uomo con moneta romana proveniente da Anversa e il  Ritratto di uomo, presente grazie alla gentile concessione della Frick Collection di New York.
 
La mostra è senza dubbio un’ottima occasione per un week end di arte e cultura a Roma!