Colline marchigiane

Con l’arrivo della primavera la voglia di viaggi on the road sulle due ruote torna a farsi sentire. L’Italia è una meta perfetta per una vacanza in moto, con infinite possibilità di itinerari che spaziano da affascinanti panorami costieri e collinari a meravigliose città d’arte.

La sicurezza su strada prima di tutto

Prima di di partire per un viaggio sulle due ruote è indispensabile fare un check-up completo della moto, sopratutto se durante l’inverno è rimasta in garage. Per prima cosa va fatto un controllo all’olio e al motore e bisogna procurarsi ricambi e accessori da avere a portata di mano durante il viaggio per tutte le evenienze.Un’attenzione particolare va riservata ai pneumatici da moto, elemento chiave per la sicurezza stradale. Nella scelta dei pneumatici non è importante solo selezionare quelli adatti al modello della moto ma anche quelli giusti per la stagione in cui si viaggia: la primavera, con il suo tempo spesso pazzerello e l’alternarsi di sole e pioggia, richiede gomme di qualità capaci di garantire la massima tenuta anche sul bagnato. Sul sito di gommadiretto.it è disponibile un’ampia selezione di gomme di tutti i modelli e ricambi auto e moto ai migliori prezzi, oltre ad un servizio vendita preciso e professionale . 
Una volta che ci si è accertati di avere il giusto equipaggiamento, è tempo di partire!


On the road tra i borghi delle Marche

Borghi delle Marche
Tra gli innumerevoli itinerari che l’Italia offre per un viaggio in moto, le Marche sono tra le destinazioni più interessanti, sia per la varietà dei paesaggi che per il ricco patrimonio artistico che conservano.
L’itinerario che vi propongo tocca città e borghi dell’entroterra marchigiano più e meno noti, dando così la possibilità di allontanarsi dagli itinerari più battuti, tra strade semi deserte e borghi silenziosi. 
Il percorso on the road in moto parte dal capoluogo marchigiano Ancona, affacciata sul mare e protetta dal Monte Conero. La visita inizia dal centro storico, con gioielli artistici come la Loggia dei Mercanti, capolavoro di arte medievale, e Santa Maria della Piazza con la sua facciata romanica semplice ma di grande impatto visivo.Per un assaggio di mare vale la pena fare una passeggiata lungo la spiaggia di Velluto, nella costa nord di Ancona.
Risaliti in sella si prosegue verso la Riviera del Conero risalendo il monte omonimo fino a Numana e Sirolo, borghi storici di eccezionale bellezza architettonica e paesaggistica, dalle cui terrazze panoramiche si gode di una vista a 180° sulla costa.
L’itinerario prosegue verso l’entroterra percorrendo nastri d’asfalto che seguono sinuosi il profilo delle colline fino ad arrivare a Recanati, borgo natale di Giacomo Leopardi. Irrinunciabile una visita a Casa Leopardi dove immergersi nel fascino della libreria originale del poeta, dalle cui finestre osservare il borgo e i luoghi che ispirarono famosi poemi. A pochi passi dalla dimora di famiglia si arriva al Colle dell’Infinito, percorrendo i passi del poeta che qui veniva ad ammirare il profilo dei colli perdersi all’orizzonte.
La strada chiama ancora e porta a Macerata, meta spesso ignorata dal turismo ma che ha in serbo numerose sorprese per i visitatori. Protetta da un’imponente cinta muraria del XV secolo, la città conserva edifici di pregio come il Palazzo del Governo, con un’elegante loggia rinascimentale, l’ottocentesco teatro della Filarmonica e ancora Palazzo Buonaccorsi con una sala che conserva magistrali esempi di pittura rococò.
Di nuovo in sella si prosegue tra paesaggi collinari immacolati fino a Fermo, dove è d’obbligo una visita alle Cisterne Romane, un’opera di ingegneria unica al mondo. La cittadina offre altri spunti di visita come la biblioteca del Palazzo dei Priori con il mappamondo antico di inizi del ‘700 e il Duomo, situato nel punto più alto della città.
Il nostro itinerario termina qui ma potrebbe proseguire oltre, inoltrandosi ancora nella magia di borghi collinari per poi ridiscendere verso la costa, in una terra che non smette mai di stupire e affascinare .

Monterubbiano panorama

I dintorni di Fermo offrono dei borghi incantevoli ed incontaminati, antichi gioielli da riscoprire. 

Torre di Palme, un borgo sul mare

Veduta da Torre di Palme
Veduta da Torre di Palme

Uno di questi è Torre di Palme, in verità una frazione del comune di Fermo, che si affaccia sul mare. Il borgo presenta caratteristiche costruzioni e diverse chiese che indicano non solo l’antico rapporto con il mare, ma anche con la città dominante.

Spiccano tra queste la medievale Chiesa di S. Maria a Mare con affreschi che testimoniano antiche devozioni, la Chiesa di S. Agostino con all’interno un Polittico di Vittore Crivelli gremito di santi e con il suo fondo dorato che ricorda il paradiso e l’antica Chiesa di S. Giovanni con il suo bel portale.
Passeggiando per i vicoli sembra che il tempo si sia fermato, si respira un’atmosfera autentica circondati da costruzioni realizzate dall’uomo in armonia con ciò che la natura stessa ha creato.

Moresco, il borgo dai setti orizzonti 

La torre eptagonale di Moresco
La torre eptagonale di Moresco

Altro paesino che troviamo a pochi chilometri da Fermo è Moresco. Piccolo borgo perfettamente conservato che dal 2002 è entrato a far parte del Club dei Borghi più belli d’Italia con i suoi pittoreschi edifici e le possenti mura che lo circondano. Ma la caratteristica principale di questo paese è la sua alta torre eptagonale, che gli fa meritare l’appellativo di borgo dai sette orizzonti. Molte le ipotesi sul perché questa torre abbia sette lati, ed una delle teorie più convincenti riguarda proprio il vertice di questo eptagono che sembra puntare verso il Monte Sibilla, luogo pieno di magia e mistero. Il sette è sicuramente un numero dai molteplici significati: era ritenuto dagli antichi il numero perfetto, riportato nei giorni della settimana e diverse volte anche nell’Antico Testamento. 

Ora sta a voi scoprire il mistero di questa caratteristica costruzione proprio qui a Moresco.
Entrando nel borgo una lunga striscia in pietra lo attraversa, ricordando come al posto dell’antica piazza sorgeva tempo fa una chiesa. Infatti al di sotto di un cortile porticato si può notare un affresco di una Madonna con Bambino realizzato dal pittore Vincenzo Pagani. Questo portico altro non è che la navata della Chiesa oggi non più esistente.
Uscendo leggermente dal paese, lungo la strada, si può esser catturati da un antico tempietto che sembra essere caduto all’interno di un giardino ben curato: si tratta della Chiesa di S. Maria della Salute, un pittoresco luogo di culto con una bella cupola, costruita al posto di una precedente edicola devozionale.
A Moresco è consigliata anche una tappa culinaria. Sparsi nei dintorni del borgo tanti produttori locali dove si possono acquistare carni, formaggi, olio e vino con un ottimo rapporto qualità-prezzo.

Monterubbiano

Palazzo Comunale di Monterubbiano
Palazzo Comunale di Monterubbiano

Infine, tra gli antichi borghi nei dintorni di Fermo che meritano una tappa, possiamo citare Monterubbiano. Il nome della città è forse legato al commercio della robbia, pianta tintoria pregiata e utilizzata fin dall’antichità che, non a caso, compare anche nello stemma cittadino. 

Nel paese sono vissuti due personaggi che hanno lasciato il segno, seppur in ambiti completamente diversi. Il primo è Vincenzo Pagani, un pittore che discende da una dinastia di artisti, seguace della pittura veneta, in particolare mediata attraverso l’arte di Lorenzo Lotto, rende nei suoi dipinti paesaggi che sembrano definiti grazie ad una tersa giornata di sole, quando non ci sono né ombre, né foschie. L’altro personaggio è Temistocle Calzecchi Onesti, inventore del coherer (il coesore), un rilevatore di onde elettromagnetiche che si rivelerà fondamentale per il futuro sviluppo della radio.
Il centro della città è punteggiato da numerose Chiese con interessanti simboli medievali scolpiti che ricordano l’importanza di questo paese: tra le principali ricordiamo Santa Maria de’ Letterati, S. Agostino, S. Maria dell’Olmo e la Pieve dei SS. Stefano e Vincenzo. 
Accanto alla Chiesa di Santa Maria de’ Letterati sorge il Teatro dedicato alla gloria locale, Vincenzo Pagani, che conserva anche il suo prezioso sipario storico. Edificio di piccole dimensioni, come ne esistono molti in una regione che vanta la più alta concentrazione di teatri storici, in rapporto al numero delle città e degli abitanti.
Nella Chiesa di S. Francesco, situata nella parte più alta della città è ospitato invece il Polo Museale interessante soprattutto per la raccolta di reperti piceni rinvenuti nella zona. A questa antica civiltà, che ha vissuto il suo periodo di massimo splendore circa 2500 anni fa, è dedicata una rievocazione storica che ha il suo centro proprio a Monterubbiano. Si tratta della tradizione dell’Armata di Pentecoste, meglio conosciuta come Sciò la Pica, e rievoca proprio lo spostamento degli antichi Piceni dal Lazio verso le Marche, secondo il rituale del ver sacrum (primavera sacra). La migrazione di questo popolo sarebbe stata guidata da un picchio, come ricorda ancora oggi la rievocazione durante la quale quattro corporazioni sfilano con i loro caratteristici abiti, con i picchi tenuti nelle rispettive gabbie e tenendo in mano dei rami di ciliegio al grido propiziatorio di “Scio la Pica!”
Altra caratteristica del borgo è la presenza di alcune case che facevano parte dell’antico quartiere ebraico. A questa comunità è legato un fatto curioso: nel XVI secolo il Comune indebitato proprio con la comunità ebraica fu costretto a vendere parte del territorio al di là del fiume Aso, che fu prontamente comprato dalla confinante città di Montefiore dell’Aso e da quel momento il fiume segna il naturale confine tra i due Comuni.
Sono ancora tante le tradizioni, le leggende e le vedute caratteristiche che si possono gustare in questi borghi, insieme alle caratteristiche tagliatelle fritte tipiche di Monterubbiano. 
Paesi che conservano la loro bellezza perché rimasti intatti e incontaminati e rappresentano una parte di mondo dove il tempo scorre lento e dolce.

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Oggi ci spostiamo nel sud delle Marche, a Fermo, una città che è al centro di una provincia giovanissima e conosciuta dai più per i marchi di calzature presenti in tutto il mondo come Tod’s, Nero Giardini e Loriblu, solo per citarne alcuni.

Aggirandosi per i dintorni di Fermo si notano subito paesaggi quasi incontaminati, dove la presenza dell’uomo è stata costante, ma la natura ha sempre mostrato il suo carattere. Sparsi intorno alla città arrampicata sul colle, una serie di borghi con la caratteristica struttura di castello, circondati dalle proprie mura e sui quali Fermo ha esercitato il proprio dominio per secoli. 
Una città ricca non solo grazie alla sua potenza tanto che, ad un certo punto della sua storia, decide di farsi governare da parenti diretti del Papa, ma anche grazie al suo artigianato che vanta una tradizione secolare. 
Molti personaggi vi hanno lasciato importanti testimonianze a partire dalla Regina Cristina di Svezia, meglio conosciuta come la regina senza trono, figlia di uno dei maggiori Re protestanti del Nord Europa, che decide di convertirsi al cristianesimo. Tra i suoi più intimi amici e confidenti il Cardinale Decio Azzolino, proveniente da una nobile famiglia fermana e morto a pochi giorni di distanza dalla Regina. Questa strana coincidenza ha dato adito a storie leggendarie legate ai due emblematici personaggi.

Cosa vedere a Fermo

Il Palazzo degli Studi
All’interno del Palazzo dei Priori è conservata la ricca biblioteca con i libri che il Cardinale, ed altri dopo di lui, donarono alla città. Istituita nel 1688, interamente in noce, raccoglie circa 300.000 volumi, oltre a disegni, pergamene, manoscritti e lettere tra cui anche una di Cristoforo Colombo.
Sopra la porta spicca la dedica “A Cristina” ed entrando si nota un altro oggetto sorprendente: un mappamondo di due metri di diametro del 1713, dove vennero disegnati tutti i continenti allora conosciuti. Altro gioiello della Pinacoteca è l’Adorazione dei pastori di Peter Paul Rubens, pittore originario di Anversa, che non mise mai piede a Fermo, ma da Roma inviò un’emozionante tela realizzata per la locale Chiesa di S. Filippo. Un Gesù splendente di luce che investe i pastori arrivati a rendergli omaggio e la stessa Madonna inginocchiata accanto alla mangiatoia.
Uscendo dal Palazzo dei Priori ci si può immergere nel sottosuolo visitando le Cisterne Romane, unico esempio in Italia e in Europa di piscine epuratorie romane. 2200 metri quadrati sotterranei che rappresentano ancora oggi un’opera di ingegneria unica e paragonabili soltanto a quelle di Istanbul, costruite soltanto quattro secoli più tardi.
Da non perdere il Duomo, collocato nel punto più alto della città, il Colle del Girfalco da cui si gode un bellissimo panorama che spazia fino al mare. La chiesa si erge fiera con la sua architettura medievale all’esterno e presenta all’interno numerosi monumenti sempre risalenti a questo periodo. Come molte altre chiese marchigiane, la sua architettura interna è stata rimodernata nel corso del XVIII secolo per via dei rinnovamenti imposti dalla Chiesa, ma i fermani riuscirono a bloccare il progetto di rifacimento preservando in questo modo l’antica facciata che si mostra ricca di simboli come un vero e proprio libro di pietra.
Per gli amanti dell’arte e dell’architettura non può mancare una visita alle Chiese di S. Francesco e di S. Agostino risalenti al XIII-XIV secolo ricche di affreschi che testimoniano la passata grandezza di questi edifici e dei personaggi fermani ad esse legati. Inoltre passeggiando per la città, scendendo lungo il corso principale che parte da Piazza del Popolo si incontrano antichi ed interessanti edifici come Palazzo Fogliani con un’elegante facciata in stile veneziano, testimone dei prolifici rapporti politici e commerciali tra la Repubblica di Venezia e la città marchigiana. Di fronte si scorgono le Chiese di S. Zenone e S. Pietro arricchite dai portali più antichi della città risalenti al XII secolo, testimonianza del ricco passato medievale.
Per rivivere appieno questa epoca non può mancare una visita in città durante la Cavalcata dell’Assunta, che si svolge la seconda settimana di agosto. Fermo si ricopre di bandiere colorate corrispondenti agli antichi quartieri della città. Si tratta di una delle più antiche rievocazioni delle Marche risalente al Medioevo, una competizione tra i diversi quartieri, come avviene nel più noto Palio di Siena, arricchita da un suggestivo corteo con costumi medievali.
Infine, sempre nella zona di quartiere Campolege (uno dei rioni storici della città) è stato allestito di recente il MITI, Museo dell’Innovazione e della Tecnica Industriale. Un racconto attraverso video, foto e oggetti della laboriosa storia dell’Istituto Tecnico Montani, una scuola fondata subito dopo l’Unità d’Italia che fu sempre all’avanguardia nel campo tecnologico e artigianale. Un istituto che ha saputo coniugare la teoria alla pratica, dove gli allievi studiavano sui libri e, lavorando, applicavano le loro conoscenze nelle officine della scuola. Oggi questa storia può essere rivissuta attraverso il museo a contatto con gli antichi macchinari azionati, nell’epoca della rivoluzione industriale, da professori e studenti della scuola.
Infine uscendo dalla città, in direzione di Porto S. Giorgio, si incontra un edificio ottocentesco con un caratteristico giardino. È Villa Vitali, sede dei Musei Scientifici di Fermo: qui è possibile visitare il Museo Polare, unica collezione italiana specializzata nel Polo Nord, interessante per gli oggetti che parlano di civiltà così lontane da noi, come gli Inuit, meglio conosciuti come Eschimesi, e della storia delle spedizioni al Polo Nord.
Arte, scienza, musica, outlet e tradizioni: Fermo offre un ventaglio di proposte molto variegate ed un caratteristico centro storico di impianto medievale con edifici importanti e maestosi che sottolineano la sua passata grandezza.

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Macerata panorama

È una città discreta e, a prima vista, ci si potrebbe appena fermare per una passeggiata in una lunga e calda giornata di primavera. Ma a Macerata, l’errore più comune è fermarsi alle apparenze perché niente è come sembra.

Facendo un giro attorno alla città, certo si nota l’imponente cinta muraria risalente al XV – XVI secolo, ma ad un certo punto, non si può proprio fare a meno di accorgersi di un edificio un po’ più particolare degli altri: lo Sferisterio.
Si tratta di un’architettura a metà tra il teatro all’aperto e un’arena: in realtà, è oggi una struttura utilizzata per numerosi concerti estivi, data la sua perfetta acustica. 
Un edificio che si ispira agli antichi teatri all’aperto, ma pensata come un’arena per alcuni giochi popolari come il gioco del pallone al bracciale che, durante l’800, era una delle competizioni più in voga in varie città del centro Italia. Qui hanno cantato celebri tenori come Mario Del Monaco, Luciano Pavarotti, Beniamino Gigli, Placido Domingo, José Carreras, Renata Tebaldi, Katia Ricciarelli e tanti altri.
Macerata è sempre ai vertici di molte classifiche per la qualità della vita, che qui scorre lentamente tra i vicoli stretti e le piazze che a poco a poco salgono verso il centro storico ricreando la struttura di una cipolla.

Cosa vedere a Macerata

Sferisterio macerata
Sferisterio all’esterno
Al centro, si apre una piazza irregolare che ospita gli edifici più importanti che hanno reso importante la città dal Rinascimento in poi: il Palazzo del Governo con la sua elegante loggia, sede di vescovi e cardinali, ovvero i legati pontifici della Marca d’Ancona, l’Università fondata ufficialmente da Papa Paolo III nel 1540, ma già presente dal XIII secolo, il Teatro Lauro Rossi, un autentico scrigno architettonico, realizzato da Antonio Galli detto il Bibbiena, uno dei maggiori architetti teatrali del XVIII secolo e la torre civica, una delle più alte delle Marche con un interessante orologio ad automi del XV secolo recentemente ristrutturato. È possibile vedere il carosello dei personaggi due volte al giorno (alle 12:00 e alle 18:00) e stupirsi di fronte all’importanza di una tale opera in una città marchigiana che, nei secoli scorsi, era conosciuta ed attraversata, per la maggior parte, dai tanti pellegrini che percorrevano la strada da Roma o Assisi fino a Loreto.
Ci si stupisce dell’importanza di questa grande opera iniziata proprio nel 1568, lo stesso anno in cui Padre Matteo Ricci, un missionario gesuita, partì da Macerata per poi compiere un viaggio memorabile in Cina. Lì, dove è ancora oggi conosciuto come Li Madou, riuscì ad entrare alla corte dell’Imperatore facendo innamorare i cinesi di orologi, mappamondi e carte geografiche che aveva potuto sperimentare assai poco nella sua città natale.
La città conserva anche il Teatro della Filarmonica, uno splendido esempio di teatro ottocentesco e, con i suoi tre edifici storici, si pone a pieni titoli a capo della terra dei teatri, come viene definita la regione Marche.
Tra gli edifici di Macerata non ce n’è uno che spicca per la sua architettura rinascimentale, barocca o neoclassica: tutto è estremamente misurato e senza eccessi, e dall’esterno non si immaginano le ricchezze che si possono dischiudere all’interno.
È il caso della Basilica della Misericordia, una piccolissima chiesa accanto al Duomo dedicato a S. Giuliano. L’interno, realizzato su disegno del celebre Luigi Vanvitelli, è ricco di affreschi, dipinti, marmi, ori e decorazioni: non c’è un solo pollice di spazio libero.
Palazzo Buonaccorsi
Palazzo Buonaccorsi
La stessa impressione si ha anche a Palazzo Buonaccorsi, sede della Galleria d’arte moderna e contemporanea e del Museo della Carrozza. All’interno, dopo una lunga serie di sale ricche di dipinti, se ne apre una interamente decorata, dal pavimento al soffitto, un grande esempio di pittura rococò realizzato da diversi esponenti della pittura settecentesca italiana. Il Museo della Carrozza permette, a grandi e bambini, di compiere un vero e proprio viaggio nel tempo attraverso gli interessanti esemplari di carrozze esposte.
Nella galleria d’arte contemporanea spicca la figura di un artista maceratese, che al pari di Padre Matteo Ricci arrivò a lavorare con i più grandi artisti del suo tempo. Ivo Pannaggi, esponente dell’arte futurista, pittore, architetto e genio poliedrico arrivò addirittura a collaborare con Gropius e Kandinskij. 
A pochi passi l’elegante Palazzo Ricci ospita invece una delle più ricche collezioni d’arte contemporanea della regione, con opere di Balla, Depero, Licini, Burri, Casorati, Vedova, Fontana e tanti altri. In questo palazzo abitò Alessandrina d’Azeglio, figlia di Massimo e Giulia Manzoni, che sposò Domenico Ricci, uno degli ultimi eredi di questa importante famiglia.
Una città che merita una visita approfondita tra le sue tante chiese e capace di interessare grandi e piccini grazie alle sue numerose ricchezze, dall’arte contemporanea, ai teatri, alla collezione di carrozze, ai suoi numerosi palazzi che nascondono intriganti storie tutte da scoprire.

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Palazzo Rotati Fano

Palazzo Rotati è una dimora storica nel centro di Fano, nel nord delle Marche, che unisce la raffinatezza di un hotel di charme alla calda atmosfera di una residenza turistica a gestione familiare, con suites e appartamenti adatti ad ogni esigenza di soggiorno.

La struttura

Palazzo Rotati Fano
Il cortile d’ingresso
Dormire a Fano in una dimora d’epoca è un’esperienza unica che restituisce il pregio del patrimonio architettonico della città marchigiana unita alla bellezze delle sue spiagge.
La residenza è ospitata all’interno di Palazzo Rotati, un elegante palazzo nobiliare del 1600 il cui valore storico artistico è riconosciuto e tutelato dalla Soprintendenza ai Beni Culturali e Paesaggistici delle Marche.
Completamente restaurata nel corso degli anni, la dimora conserva tutt’ora lo stile originale, con sale arricchite di affreschi d’epoca, arredi e finiture di pregio, espressione dell’illustre passato che vide il palazzo protagonista privilegiato della storia di Fano, anche grazie alla centralissima posizione a pochi passi dal corso e dal magnifico Teatro della Fortuna.
Hotel dal gusto antico ma dal cuore giovane, Palazzo Rotati sfoggia ambienti di squisita e sobria eleganza senza però rinunciare alla comodità. Tutte le stanze e le aree comuni sono datate di comfort e servizi quali Wi-Fi gratuito, ascensore, aria condizionata e parcheggio nelle vicinanze con permesso di circolazione in ZTL per gli ospiti.


Suites e appartamenti

Palazzo Rotati Fano
Gli eleganti interni della residenza
Le camere di Palazzo Rotati variano da spaziose suites, ideali per un soggiorno di coppia, ad ampi appartamenti che si prestano ad ospitare famiglie più numerose o gruppi di amici.
Tutte le tipologie di stanze offrono ambienti raffinati ma al contempo molto funzionali, perfetti per ogni esigenza, dalle vacanze in famiglia a soggiorni d’affari.
Le suites sono decorate con affreschi d’epoca e mobilio classico e dispongono di un comodo angolo cottura attrezzato che le rende perfette anche per soggiorni prolungati.
Gli appartamenti si compongono di una o due camere da letto, ingresso, cucina abitabile e balcone. 
Ogni stanza è personalizzata con arredi ed affreschi diversi, sempre rispettando il gusto classico che è il leitmotiv di tutto il Palazzo e ciò che lo rende unico e speciale.

La località

Il centro storico di Fano
Piazza XX Settembre
Palazzo Rotati si trova nel cuore storico di Fano, una graziosa cittadina nel nord delle Marche che ha molto da offrire sia dal punto di vista storico che naturalistico.
Catalogato tra le migliori località balneari d’Italia, Fano ha ricevuto numerosi premi per la pulizia delle sue acque, i fondali bassi e sicuri e l’eccellenza dei servizi offerti, elementi che ne fanno una meta balneare perfetta per giovani e famiglie. Le spiagge si trovano a poca distanza dal centro e sono il paradiso per gli amanti del sole e del relax, garantendo al contempo tranquillità e pace.
Altrettanto interessante è il centro storico, gioiello architettonico in cui convivono edifici di stili ed epoche diverse.
Le origini romane di Fano sono visibili nell’Arco d’Agusto, risalente al I sec. d.C., trionfale porta d’ingresso alla città.
Il salotto cittadino è Piazza XX Settembre su cui affaccia l’imponente Palazzo del Podestà risalente al 1300, in stile romano-gotico. Accanto al palazzo vi è il Teatro della Fortuna, splendido gioiello seicentesco considerato uno dei più bei teatri d’Italia.
Di stile gotico e rinascimentale sono le Tombe dei Malatesta, entrambe situate sotto il portico dell’ex Chiesa di S. Francesco.

L’entroterra e i dintorni

La campagna marchigiana
La campagna marchigiana
Fano è un’ottima base di partenza per andare alla scoperta del ricco entroterra marchigiano.
Alle spalle della città si trovano numerosi borghi e cittadine storiche che si prestano a gite in giornata.
Fossombrone è un borgo medievale dominato dalla cittadella e dalla Rocca malatestiana.
Urbania era un tempo famosa per la produzione di maioliche che raggiunse l’apice nel XVI secolo. Sebbene i manufatti più importanti siano stati distribuiti tra importanti musei del mondo, alcuni splendidi esempi di creazioni artigianali sono visibili a Palazzo Ducale.
A pochi chilometri da Fano si trova Urbino, gioiello rinascimentale conosciuto e apprezzato in tutto il mondo, la Città Ideale voluta dal principe umanista Federico da Montefeltro.
Irrinunciabile anche una sosta ad Acqualagna, la capitale del tartufo, che offre innumerevoli occasioni gourmet con eventi e fiere dedicate al suo prodotto principe. La città si trova ai piedi della Gola del Furlo, una riserva naturale con canyon ed interessanti aree floristiche e naturalistiche, ideali per escursioni e trekking.


I prodotti di Fano

I prodotti marchigiani
Fano è anche una rinomata meta gourmet che propone numerosi prodotti tipici.
Si parte dall’olio extravergine di oliva di Cartoceto DOP, dal colore verde con riflessi giallo oro; le amarene di Cantiano, usate in molte preparazioni pasticcere; il botticello, tipico formaggio pecorino fanese stagionato in botti di rovere, e infine il bianchello del Metauro, vino la cui produzione si concentra nell’entroterra di Fano. Tanti buoni e gustosi motivi per visitare Fano e le sue bellezze, circondati dallo stile e dall’eleganza.

Per info e prenotazioni: http://www.palazzorotati.com/

Palazzo Rotati

Via Nolfi, n. 49 – 61032 Fano (Pesaro Urbino)

Tel: +39 328 8444393

info@palazzorotati.com

Palazzo Rotati Fano
Suite Superior
Palazzo Rotati Fano
Appartamento Armida
Palazzo Rotati Fano
Suite Superior

Palazzo Rotati Fano
Suite Antonietta


Recanati
Le Marche, una terra al di fuori dei grandi flussi turistici, ma allo stesso tempo un pezzo d’Italia ricco di paesaggi incantevoli, testimonianze artistiche di rara bellezza e personaggi che hanno contribuito a rendere famosa l’Italia nel mondo. 

Al centro della regione, Recanati, una città che attraverso la sua storia ha abilmente concorso a questa notorietà.

La storia di Recanati

Recanati
Foto di Francesco Domesi
Era il 1229 quando l’Imperatore Federico II di Svevia confermò importanti privilegi e concesse la costruzione del porto lungo la costa, l’attuale Porto Recanati, luogo importantissimo di traffici e commerci. 
Era il 1294 quando arrivò su un colle nei pressi del centro storico di Recanati, una reliquia fondamentale per la storia della cristianità: la stanza dove l’arcangelo Gabriele incontrò Maria e gli comunicò che sarebbe nato Gesù. Attorno alla preziosa reliquia sorse una Basilica e, dopo alcuni secoli, la città di Loreto.
Correva l’anno 1506 quando il pittore veneto Lorenzo Lotto si trovò, forse per la prima volta, a passare a Recanati dove dipinse una delle opere d’arte più importanti della sua vita, continuando poi a lavorare in città e nelle Marche realizzando dipinti che parlano della religione in maniera semplice ed emozionante.
Era l’estate del 1798 quando all’interno di un austero palazzo nobiliare della città nacque colui che diventerà uno dei poeti più amati dagli italiani, Giacomo Leopardi; i suoi versi poetici risuonano nella mente di qualsiasi studente italiano.
Correva la primavera del 1890 quando nel quartiere di Castelnuovo nacque Beniamino Gigli, colui che con la sua voce emozionerà generazioni intere di amanti della lirica e non, in Italia e nel mondo.
Bastano queste poche date e questi pochi avvenimenti per capire che a Recanati in ogni angolo della città si trovano testimonianze religiose, artistiche, poetiche e musicale. 
Un luogo capace di attrarre e conquistare gli amanti dell’arte rinascimentale, attraverso le opere di Lorenzo Lotto, ma dove il rinascimento è più quello veneziano che non quello toscano.

Recanati tra poesia e musica

Recanati
Foto di Francesco Domesi
Un posto reso celebre da due personaggi: Giacomo Leopardi, enfant prodige prima, e poi uno dei massimi filosofi e pensatori dell’800 e Beniamino Gigli riconosciuto il più grande tenore del XX secolo. Non è un caso che poi a pochi passi da Recanati troviamo Macerata, oggi nota per la stagione lirica che si celebra in uno dei teatri all’aperto più interessanti in Italia, Lo Sferisterio, e Castelfidardo, patria della fisarmonica.
Recanati, un luogo importante nei secoli perché collocato lungo l’antica via Lauretana, strada percorsa dai pellegrini che dall’entroterra o da Roma si recavano alla Basilica della Santa Casa di Loreto, uno dei santuari mariani più importanti in Europa. 
Una visita alla città, collocata in posizione strategica al centro della Regione Marche e con una felice posizione geografica, che permette di volgere lo sguardo verso panorami che affacciano sul mare Adriatico, sul Monte Conero o verso l’entroterra e sembrano tendere all’Infinito.

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Urbino è l’essenza del Rinascimento, l’incarnazione della città ideale così come l’aveva sognata e immaginata Federico da Montefeltro, raffinato umanista e capace uomo politico che più di tutti contribuì a renderla una delle corti più importanti ed eleganti dell’epoca.

Fu proprio Federico che, forte di una stabile situazione politica ed una fiorente economia della Stato di Urbino, a metà del Quattrocento ordinò la costruzione del Palazzo Ducale, suo progetto più ambizioso e meraviglia architettonica considerata da molti illustri critici uno dei vertici più alti dell’arte rinascimentale.
Oltre che illuminato uomo politico, Federico da Montefeltro era anche un fine mecenate che amava ospitare a corte grandi interpreti dell’arte: Bramante, Paolo Uccello, Leon Battista Alberti sono solo alcuni dei nomi di illustri maestri che soggiornarono ad Urbino, che divenne così una fervente officina di idee e correnti artistiche.

Il Palazzo Ducale di Urbino

Percorrendo il dolce nastro d’asfalto che conduce ad Urbino lungo le colline circostanti, il Palazzo Ducale emerge dal verde dei colli come un castello incantato, con torri e logge dalle forme stondate che ingentiliscono la generale sobrietà della costruzione. La ragione di tanta fiabesca ed inaspettata fantasia è presto spiegata: quella che troneggia sulla sommità della collina, visibile da lontano, è la facciata dei Torricini, il cui nome deriva dalle due torri che ne delimitano i bordi. Proprio l’orientamento verso l’esterno concesse una maggiore libertà stilistica e permise agli architetti di sperimentare linee più ardite, che si dissolvono invece nella facciata rivolta verso l’abitato. 
E’ all’interno delle mura che Urbino diventa simbolo del Rinascimento più puro e perfetto ed il piccolo centro, un gomitolo di strette vie bordate di eleganti palazzi, è tutto raccolto attorno al Palazzo Ducale, cuore pulsante della città e suo centro artistico e culturale.
La facciata interna disposta ad “L” attorno a Piazzale Duca Federico diventa così un tutt’uno con il tessuto urbano, tanto da rendere difficile tracciare una linea di demarcazione netta che indichi l’inizio del palazzo. Senza rendersene conto ci si ritrova nel Cortile d’Onore, dove lo sguardo indugia nella ritmica successione di archi che incorniciano il portico.
Gli ambienti interni si distinguono anch’essi per eleganza ed equilibrio ed ospitano la Galleria Nazionale delle Marche, custode di alcuni dei più grandi capolavori pittorici del Rinascimento, con lavori di Raffaello, Piero della Francesca, Bellini e molti altri.

Un viaggio nel mondo rinascimentale

Lasciato il Cortile, e non prima di aver ammirato la Biblioteca di Federico, si sale al piano nobile attraverso l’imponente Scalone d’Onore. Qui si trova l’Appartamento del Duca, porta d’accesso al mondo di Federico: la camera da letto, lo studiolo, la sala delle Udienze sono tutti ambienti impregnati di storia dove si svolsero momenti di vita pubblica e privata del duca e che oggi espongono grandi capolavori di pittura, scultura ed intarsi, opera degli artisti di cui Federico amava circondarsi.
La stessa Sala di Rappresentanza, cuore del palazzo, e gli altri appartamenti, come quello della Duchessa, sono al contempo spazi espositivi ed ambienti storici che mantengono immutate la bellezza e l’atmosfera dell’epoca in cui furono progettati.

I sotterranei del palazzo

Se gli appartamenti del piano nobile sono l’espressione della vita di corte rinascimentale, i sotterranei ne raccontano quella popolare, con gli ambienti di servizio come cucine, bagni, scuderie in cui lavoravano e vivevano gli inservienti.

La casa natale di Raffaello

Oltre ad essere simbolo di un’epoca, Urbino ha anche il vanto di aver dato i natali ad uno dei maggiori artisti mai vissuti, Raffaello. La Casa natale del maestro è visitabile ed espone le tavolozze e gli strumenti usati dall’artista in giovane età, prima di lasciare Urbino per intraprendere la sua brillante carriera.

Guida al viaggio

Grazie alla sua posizione nell’entroterra alle spalle della Riviera Romagnola, Urbino si presta ad essere inclusa negli itinerari di una vacanza al mare. La città di Cattolica con le sue rinomate spiagge e strutture ricettive dista appena 35 chilometri e rappresenta un’ottima base per esplorare Urbino ed i borghi collinari nei dintorni, dando così un valore aggiunto alla vacanza al mare.

Trovare l’alloggio giusto per il mio weekend nella Riviera del Conero mi è costato parecchio tempo in ricerche su internet. Per quanto girassi tra i vari siti, non riuscivo a trovare il posto adatto. Volevo un B&B carino, che fosse immerso nella campagna ma al contempo vicino alla costa e ai luoghi che volevo visitare. Il tutto naturalmente a prezzi non esagerati! 

Finalmente sono capitata nel sito di Casale Papa, ed è stato amore a prima vista! L’immagine dalla casa in pietra bordata da un giardino verdissimo ha subito attratto la mia attenzione. Detto fatto, nel giro di due giorni quel casale da sogno si è materializzato davanti ai miei occhi. Devo dire che le foto del sito corrispondono perfettamente alla realtà, e il Casale Papa è davvero così bello e curato, giudicate voi stessi!

La struttura

Casale Papa è a conduzione familiare, lo gestisce Guido con l’aiuto dei genitori, una simpatica coppia di marchigiani. L’accoglienza è calorosa e sono tutti molto disponibili! La mattina la signora prepara delle golose torte fatte in casa per la colazione, una vera delizia!

Il casale, completamente rivestito in pietra dal caldo colore beige, si trova immerso in un giardino curato ed attrezzato. Un’ampia tettoia in muratura e travi in legno serve da terrazza per la colazione in estate, mentre sul retro una bella piscina è perfetta per far divertire i bambini o per rinfrescarsi dopo una giornata di sole.
Le stanze sono spazi funzionali arredati con semplicità e gusto, ampie finestre affacciate sul giardino rendono le stanze luminose, e capienti armadi permettono di riporre le proprie cose in ordine.

La posizione

La Riviera del Conero

Casale Papa si trova ai piedi della collina di Loreto, a dieci minuti in macchina dal famoso Santuario e al contempo vicinissimo alle spiagge di Numana, da cui dista pochi minuti d’auto (raggiungibili anche in bici attraverso la comoda ciclabile che porta al mare).

La posizione è quindi strategica per visitare tutte le bellezze naturalistiche e storiche dei dintorni come Recanati e i borghi collinari, Numana e Sirolo con le loro spiagge e i panorami sul Monte Conero.

Per tutte le info e contattare il Casale potete visitare il loro sito internet!


Bianche scogliere che si tuffano in acque trasparenti e sentieri che si arrampicano lungo i fianchi del Monte Conero, immersi nella sempre verde macchia mediterranea. Nella Riviera del Conero l’Adriatico veste l’abito della grandi occasioni e fa brillare gli occhi di chi lo guarda con mille sfumature di azzurro.

Non so da quanti anni mi ripromettessi di fare un weekend nella Riviera del Conero! Avevo visto e rivisto le foto della baie protette da alte scogliere bianche centinaia di volte, ma per qualche motivo finivo sempre per rimandare. Finalmente l’occasione di qualche giorno di vacanza fuori programma e le promettenti previsioni meteo sono sembrate l’alchimia perfetta per compiere questo viaggio rimandato per troppo tempo, e sono partita per il Conero.
In una giornata d’aprile segnata da un clima insolitamente estivo, le bianche spiagge della Riviera del Conero mi sono apparse come diamanti incastonati nel candore delle falesie che le cingono, e l’Adriatico, quello stesso mare che lambisce i lidi della mia terra con colori troppo spesso sconsolanti, qui si è esibito in una miriade di tonalità dall’azzurro al verde.
La Riviera del Conero prende il nome dall’omonimo monte che con i suoi 572 metri si innalza a picco sul mare: la verde macchia mediterranea che ne ricopre l’intera superficie come un tappeto, a livello del mare lascia scoperta la nuda roccia, straordinariamente candida e che risplende alla tersa luce del sole. Mano a mano che si avvicinano al monte le spiagge si fanno sempre più strette, fino a diventare chiare mezzelune distese ai piedi del Conero e lambite dal mare cristallino. In piena stagione sono meta ambita da molti bagnanti, ma ad aprile, quando ancora l’estate è lontana, risplendono di un’aurea lucente e si mostrano in tutto il loro splendore.

Numana e la terrazza a picco sul mare

La Torre di Numana
La Torre di Numana
Stretta attorno al minuscolo porticciolo, Numana è uno dei paesi più conosciuti della Riviera del Conero, diviso tra due anime: quella vacanziera della Numana bassa, che offre chilometri di spiagge e comodi stabilimenti balneari, e quella pittoresca e raccolta di Numana alta. Ad unirle un’antica e scenografica scalinata, la Costellara, un tempo percorsa dai pescatori per scendere al porto la mattina all’alba e rientrare nelle loro abitazioni di ritorno dal mare aperto.
Manco a dirlo la mia parte preferita è stata Numana alta, un fitto intrico di viuzze su cui affacciano le casette colorate dei pescatori, molte delle quali oggi magistralmente restaurate, e da dove lo sguardo spazia su tutta la Riviera. L’attrazione principale qui è la “Torre” che in realtà è un arco, unica vestigia dell’età medievale della città, che  si erge su una piazzetta adorna di panchine affacciate sul mare: il posto perfetto per ammirare il Conero e respirare il profumo del mare.
Lasciandosi alle spalle la piazzetta della Torre, si risale lungo la strada che porta alla piazza del Municipio, ampio spazio urbano con alcuni negozi e bar. Arrivati in piazza, una strada laterale porta ad una terrazza affacciata sul mare: anche se di per sé la piazza non è un gran ché, la vista merita di sicuro una sosta.

Sirolo, il Conero medievale

Panorama dalla piazzetta di Sirolo
Panorama dalla piazzetta di Sirolo
Proseguendo la strada che si arrampica lungo il monte Conero, lasciata Numana si arriva ad una piazzetta da cui si accede al centro storico di Sirolo, chiuso al traffico.
Se Numana è l’incontro tra tradizione e modernità della Riviera del Conero, Sirolo ne è il cuore medievale. Il borgo era un tempo un castello fortificato e ancora oggi, oltrepassando il grande arco di accesso al centro storico, si ha l’impressione di ritrovarsi in un luogo protetto, un dedalo di stretti vicoli e casette multicolore.
Difficile non rimane affascinati da Sirolo, un vero scrigno di storia e bellezze naturali, abbarbicato tra il verde del Conero e affacciato sul mare. Presto il gomitolo di vicoli si apre sulla piazzetta del paese e qui i polmoni paiono aprirsi per ricevere la fresca brezza che sale dal mare: tra la fitta vegetazione fanno capolino alcune baie incredibilmente bianche, come diamanti incastonati in una cornice di smeraldo.
Il mio consiglio è di godere della rilassata atmosfera della piazzetta sedendosi a bere un caffè o meglio ancora un aperitivo, per ammirare la luce calda del tramonto che avvolge il panorama. 
Se c’è un luogo dove il Conero diventa romantico, questo è certamente Sirolo.

Casa Leopardi a Recanati fu la dimora dove Giacomo nacque, crebbe e compì i suoi studi e la sua formazione. 

Un luogo storico ma anche perfettamente calato nella realtà che lo circonda, affacciato sulla piazza che lo stesso Giacomo più volte osservò dall’alto dei suoi balconi, e che oggi prende il nome da una delle sue liriche più famose, Il Sabato del Villaggio.

A colpire all’arrivo nella piazzola è la calda cromia della pietra che riveste ogni edificio che vi si affaccia che crea un’atmosfera piacevole e rilassante alla vista.
La dimora leopardiana è un palazzo imponente dove ancora oggi vivono i discendenti di Leopardi. Non si tratta quindi solo di un museo ma di un luogo vivo e vissuto, che tra le sue stanze ha visto passare diverse generazioni della stessa discendenza. 

La biblioteca di Casa Leopardi

La biblioteca di Casa Leopardi
La biblioteca di Casa Leopardi – Credits www.giacomoleopardi.it/
Il piano adibito alla visita è quello della biblioteca: quattro stanze in successione dove sono custoditi ben 20.000 volumi, la cui disposizione è rimasta la stessa dell’epoca del poeta, come testimoniano le schede di catalogazione compilate da Monaldo Leopardi e figli.
La biblioteca fu il baricentro della vita di Leopardi, è qui infatti che egli studiò assieme ai fratelli Paolina e Carlo, sotto l’occhio vigile ed attento del padre. Camminare per queste stanze equivale a fare un balzo indietro nel tempo e quasi pare di vedere il giovane Giacomo chino sui libri seduto alla sua scrivania, ancora oggi visibile e che fa quasi sorridere per le piccole dimensioni: sembra impossibile che in un banchetto così umile e anonimo siano stati scritti versi di magistrale poesia.
Sapevo che Leopardi era dotato di una straordinaria capacità di apprendimento che gli permise di immagazzinare velocemente un’infinità di nozioni, ma solo di fronte alla sorprendente fisicità di 20.000 volumi ho potuto capire davvero quale impresa titanica abbia compito e quale mente geniale debba aver avuto: si calcola che Giacomo abbia letto e assimilato l’80% dei volumi presenti nella biblioteca paterna!
Affacciandosi alle grandi finestre della biblioteca si ha di fronte quella che un tempo fu casa di Teresa, la figlia del cocchiere di Casa Leopardi: era esattamente da questo punto che Leopardi sedeva ad osservare la giovane fanciulla tessere e l’ascoltava cantare, immagini che gli rimasero dentro tanto da ispirargli una delle poesie più belle della nostra letteratura, A Silvia. 


Informazioni sulla visita di Casa Leopardi

La visita alla Biblioteca di Casa Leopardi è guidata e dura circa mezz’ora. I turni di visita vengono stabiliti dalla biglietteria sin base all’affluenza, ma solitamente non è necessario attendere molto.
La visita guidata è molto ben fatta, la consiglio vivamente, e rappresenta un’occasione preziosa per capire Leopardi uomo e poeta; vengono svelati particolari della sua vita che non si trovano nei libri e nelle biografie ufficiali e che aiutano a capire non solo il genio ma anche l’uomo, con le sue debolezze e i suoi problemi fisici che lo provarono e segnarono profondamente.

I luoghi leopardiani

Recanati
Per le vie di Recanati
A Recanati sono tanti i luoghi e gli scorci che ricordano le liriche del Leopardi perché il poeta, che qui trascorse lunghi anni, fu un attento osservatore e usò tanti piccoli grandi dettagli della vita del villaggio come ispirazione.

A pochi passi da Casa Leopardi parte un sentiero che conduce alla sommità della collina: si tratta del Colle dell’Infinito, celebrato nell’idillio omonimo, dove Giacomo era solito recarsi e a cui accedeva direttamente dal giardino di casa, attraversando l’orto del convento di Santo Stefano; è qui che rimaneva a godere del panorama sulle colline marchigiane, immerso nei suoi pensieri.
Spostandosi verso il centro di Recanati, dal chiostro interno della Chiesa di S. Agostino è  visibile la torre resa celebre dalla poesia leopardiana Il passero solitario. Attenzione a non confonderla con la torre che sfetta in centro a Recanati, in Piazza Leopardi!

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