Le Cinque Terre sono uno dei gioielli d’Italia più apprezzati a livello internazionale. Turisti da tutto il mondo ogni anno vengono a visitare questi incantevoli paesi della costa ligure, affascinati dal connubio tra natura e architettura. Nonostante le dimensioni ridotte e la vicinanza tra i borghi, le cose da vedere sono tante! Ecco un itinerario completo alla Cinque Terre per organizzare al meglio la visita in un weekend.

(altro…)

La Chiesa di San Paragorio a Noli

Il complesso monumentale di San Paragorio è uno dei tesori di Noli in provincia di Savona, borgo medievale tra i più suggestivi della riviera di ponente ligure. 

L’edificio, in stile romanico- lombardo, risale al XI secolo e fu costruito sopra una chiesa paleocristiana.
La chiesa è un importante esempio di architettura romanica ed è stata inserita nella lista dei monumenti nazionali italiani.
Nel 1192 nella chiesa venne firmato dal marchese Enrico II Del Carretto l‘atto di cessione dei diritti feudali grazie al quale Noli divenne un libero comune. La storia del borgo è legata all’alleanza con Genova che le permise di rimanere a lungo indipendente. L’antico abitato presenta un tessuto marcatamente medievale con il castello, le case-torri e i pregevoli edifici civili, vestigia del passato, ma è sopratutto la chiesa di San Paragorio, situata fuori dalla cinta muraria, a rappresentare il passato del luogo, non solo l’epoca medievale ma anche una storia più antica e misteriosa che solo recentemente ha iniziato a svelare un quadro più completo sulle origini di questa cittadina.
La zona della chiesa è stata ed è tutt’ora oggetto di scavi archeologici grazie ai quali si sono trovate tracce di un insediamento paleocristiano che risale al IX secolo.
L’attuale aspetto della chiesa è quello originario del XI secolo, nonostante sul finire dell’800 sia stata sottoposta ad un importante restauro per riparare gli ingenti danni di un terremoto.
All’esterno dell’abside centrale si notano alcuni “bacili”, ovvero dei catini in ceramica dipinta di diversi colori; di provenienza nord africana o sicula, questi bacili venivano spesso inseriti come elementi decorativi nelle murature esterne degli edifici religiosi dell’epoca.

La Chiesa di San Paragorio a Noli
L’interno della chiesa

Visitare la Chiesa di San Paragorio 

La chiesa è aperta al pubblico nei seguenti orari:

Martedì17-19, Giovedi 17-19, Sabato 10-12; 17-19, Domenica 10-12; 17-19.

L’Associazione Amici di San Paragorio raggruppa volontari che si occupano della gestione della chiesa, permettendo con il loro prezioso lavoro la conservazione di un monumento storico di così grande importanza.


B&B e Hotel d’Autore: mare

 L’Oasi Hotel è un piccolo boutique hotel che sorge nel centro di Levanto, a pochi passi dal mare. L’hotel riserva un’accoglienza calorosa, atmosfere rilassanti e rappresenta un’ottima base per partire alla scoperta del Parco delle Cinque Terre e della costa ligure

Oasi Hotel Levanto

L’Oasi Hotel è frutto dell’impegno e della dedizione di Lella e Claudio che hanno creduto nel loro sogno e l’hanno realizzato. La loro passione ha poi contagiato la figlia Silvia che assieme a Fabio ha affiancato i genitori nella gestione dell’hotel. Completa lo staff la simpatica cagnolina Atena, la regina del divano!
Il nome non è certo un caso, questo boutique hotel rappresenta un’oasi di pace e relax immerso nella natura e nei panorami della costa ligure.
Bastano pochi passi per ritrovarsi tra le quiete vie di Levanto tra case color pastello, ristoranti tipici e mezzelune di sabbia dorata che si tuffano in mare.
Gli ingredienti scelti dall’Oasi Hotel per rendere speciale una vacanza sono la semplicità, il calore dell’accoglienza, la cura dei dettagli mischiati a verde e quiete.

La struttura

L’hotel dispone di 14 camere, ognuna con un proprio stile ed un proprio carattere. Niente è stato lasciato al caso, ogni dettaglio è stato scelto e sistemato con cura e attenzione.
Divise tra standard, con giardino e con balcone, le stanze offrono il massimo comfort e ambienti luminosi dove sentirsi a proprio agio, come a casa.
La colazione viene servita nella sala con caminetto o in giardino e nella terrazza estiva a seconda delle stagioni. Frutta, tè e caffè vengono serviti durante tutta la giornata, un’attenzione in più che l’hotel riserva ai propri ospiti.
Gli altri servizi dell’hotel sono il wi-fi disponibile in tutta la struttura, postazioni pc nel front desk, giardino attrezzato con lettini e sdraio e biciclette per chi vuole esplorare i dintorni.
E’ inoltre disponibile un comodo garage nel seminterrato.

La località:

Levanto è un gomitolo di strette viuzze (i carrugi) dipinte con i colori dell’arcobaleno, un’esplosione di allegria che si tuffa in mare. Edifici religiosi si accompagnano ad architetture civili di grande pregio e completano il quadro antiche mura medievali e il castello del XII secolo.

Numerose sono le escursioni che si possono compiere, autonomamente o organizzate, per esplorare i dintorni di Levanto.

Il Parco delle Cinque Terre è un paradiso naturale di immensa bellezza, un luogo magico dove architettura e natura formano un tutt’uno armonico. Piccoli borghi sospesi tra cielo e terra paiono sfidare la gravità e si affacciano sul mare scintillante che si staglia ai loro piedi.

Portofino

Un comodo servizio treno collega le Cinque Terre permettendo di esplorarle in libertà.
La Cinque Terre Card Train è acquistabile presso la reception dell’hotel.

Portofino, elegante e raffinata, conquista i visitatori con atmosfere sognanti. Difficile non rimanere ammagliati da questo piccolo  e preziosissimo gioiello architettonico incastonato nell’omonimo parco, altro paradiso naturale.
I borghi di Lerici, Tellaro e Portovenere sono altre mete irrinunciabili per scoprire la bellezza della costa ligure.

Lella, Claudio, Silvia e Fabio saranno lieti di accogliervi e darvi tutti i suggerimenti per organizzare al meglio il vostro soggiorno alla scoperta di Levanto e dintorni.

Prezzi:

Doppia ad uso singola: da 75€ a 110€
Matrimoniale: da 90 a 150€ 

Per info e prenotazioni:   http://www.oasihotel.eu

Via Terraro snc – 19015 Levanto (SP) – Italia
Telefono: + 39 0187 807356/ +39 0187 800856

Email: info@oasihotel.eu













 

La local expert ligure Emanuela è andata alla scoperta di un altro meraviglioso borgo e ce lo racconta!

Bonassola è un piccolo ma delizioso borgo della Riviera Ligure in provincia di La Spezia. Se amate scattare foto e avete bisogno di pace e tranquillità questo secondo me è il momento migliore per fare un salto in questo paese. Bonassola è raggiungibile sia in treno che in auto (qui informazioni utili) e se viaggiate in camper sappiate che ci sono parcheggi appositi (qui e qui info). Se invece deciderete di fermarvi qualche giorno a questo link troverete un elenco di alberghi, locande e bed&breakfast. Se invece preferite campeggiare ecco un sito utile. Io ho raggiunto Bonassola attraverso le antiche gallerie ferroviarie: ecco la  mia esperienza.

Partendo da Genova sono scesa alla stazione di Levanto, da qui ho proseguito a piedi sino a raggiungere la prima galleria. Non preoccupatevi appena scesi dalla stazione vedrete subito le indicazioni che vi porteranno a destinazione facilmente (dovrete seguire i cartelli che indicano Pista ciclo-pedonale Bonassola Framura).  Le gallerie sono cinque delle quali l’ultima è anche la più lunga. Tra un tunnel e l’altro ci sono delle aperture che vi permetteranno di godervi degli splendidi scorci marini. La pista è divisa in due parti, una è riservata ai pedoni e l’altra ai ciclisti. 

Alcune gallerie, almeno durante la mia visita, presentavano delle infiltrazioni d’acqua quindi vi consiglio di indossare un cappellino in estate o una mantellina con cappuccio durante le altre stagioni. Niente di fastidioso per carità però ad alcuni potrebbe dare fastidio sentire le gocce d’acqua cadere sulla testa. Altro consiglio portatevi una torcia (che faccia un bel po’ di luce). Quando ci sono stata io la galleria più lunga a causa di un guasto era completamente al buio e vi assicuro che la sensazione di oscurità completa non è piacevole. 

Il guasto era segnalato e c’era divieto di transito, ma ho voluto proseguire lo stesso soprattutto perché molte erano le persone che transitavano in quel momento (credo che tanti fossero anche residenti) e una macchina dei vigili andava avanti e indietro per assicurarsi che tutto fosse a posto. Se avete problemi di claustrofobia o stare al buio vi crea ansia non temete perché i guasti vengono segnalati all’entrata della prima galleria e potrete sempre raggiungere Bonassola con il treno o con l’auto. 





La nostra local expert Emanuela torna a raccontarci la sua stupenda Liguria! Enjoy!


Sono stata a Levato nel mese di Settembre. Era ancora piuttosto caldo ed è stato davvero bello ed interessante visitare questo borgo in un periodo per così dire di bassa stagione. In realtà i turisti che si aggiravano tra le vie  erano ancora molti, ma sicuramente non c’era quella calca di persone che spesso impedisce di godere al meglio il panorama. Levanto è un comune della provincia di La Spezia a due passi da Monterosso. Di antica fondazione (compare per la prima volta in un documento ufficiale di Federico Barbarossa nel 1164) il borgo è immerso letteralmente nel verde ed è affacciato sul mare. A completare il quadro poi meravigliose case color pastello, vecchie mura medioevali e un’atmosfera da sogno che vi conquisteranno subito.  

Come dicevo prima ho visitato Levanto quando oramai il  periodo dei tuffi e della tintarella era già finito, ma che importa? Una bella passeggiata rilassate sul bagnasciuga ascoltando il rumore delle onde fa sempre piacere!Se invece deciderete di partire in estate il divertimento sarà assicurato anche agli amanti del surf. Molti i negozi, i bar ed i ristoranti, insomma non manca proprio nulla. Numerose poi sono le manifestazioni, la più famosa delle quali è sicuramente la Festa del Mare (24-25 Luglio). Se amate il buon cibo invece Giugno è il mese della Sagra del Gattafin. Se invece preferite camminare sappiate che Levanto ha circa 80 km di sentieri che collegano il borgo non solo alle Cinque Terre ma anche gli altri 18 paesi che si trovano nelle colline circostanti.  


Dopo un buon pranzo o un gelato rinfrescante l’ideale è perdersi tra le vie del centro. Non esagero se dico che ad ogni passo ci si scontra con preziose testimonianze del passato di questo borgo: il castello la loggia comunale o i resti del porto medioevale sono solo alcuni esempi. Se siete amanti delle due ruote perché non affittare una bicicletta? Questo mezzo oltre ad essere molto usato dai residenti, serve anche per percorrere la pista (qui la pagina Facebook) apposita che seguendo il tracciato delle vecchie gallerie ferroviarie vi condurrà a borghi di Bonassola e Framura. Qui altre info. A questo indirizzo invece tutte le indicazioni per raggiungere il paese.  



 Un viaggio non solo a ritroso nel tempo ma anche alla riscoperta delle nostre radici, è quello che il visitatore si appresta a fare all’interno del MeM, la sezione del Galata dedicata alle migrazioni sia italiane, iniziate alla fine del 1800, ma anche quelle moderne. Non vi nascondo che è stata un’esperienza meravigliosa,emozionante ed istruttiva. Qui ho toccato con mano la disperazione di tante famiglie nostre compatriote, costrette a lasciare le proprie terre per fare fortuna altrove. A volte andava bene altre invece ad attendere queste persone era la morte. 1200 metri quadrati di esposizione per oltre 40 postazioni multimediali, ed è proprio da una di queste postazioni che inizia il viaggio nella memoria: uno schermo interattivo vi permetterà di scegliere alcune lettere (recitate da attori vestiti con abiti del tempo) che i migranti italiani scrivevano ai loro cari rimasti in patria. Subito dopo entrerete nel cuore del museo, ma prima vi verrà consegnato il vostro passaporto (necessario per interagire nelle varie postazioni) da migrante e il biglietto d’imbarco che vi consentirà di salpare per New York!

Tutta la sezione è suddivisa per stanze ognuna delle quali ricrea l’intero percorso che dovevano affrontare gli emigranti (circa 29 milioni di italiani tra il 1861 e il 1961). Si inizia con la chiamata, della quale ho parlato poco fa, e si prosegue con la ricostruzione della Stazione Principe, infatti da qui partivano moltissimi migranti.. Si inizia con la chiamata, della quale ho parlato poco fa, e si prosegue con la ricostruzione della Stazione Principe  punto di partenza di circa 29 milioni italiani tra fine ‘800 ed inizio ‘900. Una scenografia bellissima: le facciate tutte colorate, le botteghe, i vicoli, una scuola, sembra davvero di passeggiare nella città vera! Ma ora è giunto il momento dell’imbarco che sarà preceduto dal controllo del biglietto e del passaporto: qui un doganiere virtuale vi dirà chi siete e da dove venite. La vostra però non sarà un’identità inventata, ma apparterà veramente ad uno dei venti italiani di cui è stata ricostruita la storia! A questo punto sarete pronti ad imbarcarvi, e lo farete percorrendo una passerella in legno. Il piroscafo “Città di Torino” è ricreato alla perfezione: la sala bagagli, le cuccette separate per uomini e donne (sedendosi su alcuni letti appositamente segnalati, ascolterete canti e parole dei migranti), i bagni e anche l’infermeria. Infine “sbarcherete” nelle tre destinazioni principali:  La Boca (Argentina), una favela brasiliana ed Ellis Island.
La Boca è coloratissima e molto ligure! Infatti le case furono dipinte proprio con i colori utilizzati per le navi e le barche. Una cosa che ho imparato al MeM è la grande presenza italiana in Brasile favorita dallo Stato Federale di San Paolo che aveva bisogno di molta manodopera dopo l’abolizione della schiavitù. Infine la migrazione odierna che copre gli ultimi 40 anni. Qui potrete vedere anche il barcone di Lampedusa, una delle prime imbarcazioni che portarono nel nostro paese tanti profughi. Fotografie e filmati poi vi accompagneranno lungo tutto il percorso. Ma non è tutto al terzo piano c’è anche la ricostruzione del ponte di un piroscafo, e potrete manovrare il timone e far finta (grazie a varie proiezioni) ad esempio di oltrepassare lo stretto di Gibilterra. Incredibile poi è la ricostruzione del sommergibile Nazario Sauro (ormeggiato proprio di fronte al Galata) ricreato appositamente per tutte quelle persone alle quali l’accesso al sommergibile vero e proprio è vietato per motivi di sicurezza ( quitutte le info).

Cosa mi resta della visita al Museo? Una gran voglia di rivisitarlo al più presto per cogliere tutte quelle sfumature che possono essermi sfuggite la prima volta e poi il panorama su Genova che si gode dalla terrazza Miradorvarrebbe da sola il prezzo del biglietto.




Emanuela ci porta a scoprire un altro angolo della sua Genova. Stavolta è andata a visitare per noi il Galata Museo del Mare e qui ce ne racconta la storia e il progetto.

Perché non ci sono venuta prima? Questo è stato il primo pensiero appena entrata al Galatail museo del mare di Genova. Sì lo so di solito questa affermazione si fa alla fine di una visita ma la bellezza di questo museo è tale da lasciare a bocca aperta sin dalle prime sale. Inaugurato nel 2004 anno in cui Genova era stata nominata Capitale Europea della Cultura, il Galata ha visto anno dopo anno crescere il numero dei propri visitatori circa 200.000 nel 2012 e più di 27.500 gli studenti che hanno partecipato alle varie attività didattiche. Pensate oggi è il più grande museo marittimo del Mediterraneo e può ospitare al suo interno ricostruzioni di navi in scala 1:1 come ad esempio quella di una galea genovese del ‘600 lunga ben 42 metri, davvero impressionante! Un viaggio nel tempo è quello che il visitatore si appresta a fare al Galata: il percorso è suddiviso per epoche: età del remo (le galee e l’arsenale), della vela ( caratterizzata dai vascelli), del vapore (piroscafi) e delle migrazioni italiane. In questa prima parte del post vi farò scoprire le prime tre ed inseguito dedicherò un articolo a parte al MeMla sezione dedicata alle storie dei migranti italiani. Cristoforo Colombo è il grande protagonista della prima sala: il famoso esploratore genovese è messo sotto la lente d’ingrandimento: chi era, come vedeva il mondo, quali erano gli strumenti di navigazione che impiegava. A queste e ad altre domande rispondono sia i reperti “fisici” come le lettere autografe o le ricostruzioni delle caravelle, sia le postazionimultimediali che accompagnano il visitatore lungo tutto il percorso.


All’improvviso ecco poi apparire un dipinto di Cornelizs de Wael: “Battaglia navale tra galee turche e galee imperiali” un olio su tela della prima metà del XVII secolo. Questo quadro non solo concretizza il legame #GenovAnversama introduce anche la sezione delle Armi della Repubblica. Qui sono conservate corazze, elmi, bombarde rigorosamente costudite all’interno di cancelli di legno e ferro; l’impatto visivo è molto forte anche da un punto di vista emozionale. Sembra quasi che i soldati siano ancora lì, pronti a riprendere le armi in mano e iniziare una nuova battaglia. Un anno di lavoro e tre anni di ricerca, questo in termini di tempo è l’impegno che è servito a ricostruire la galea genovese del seicento, alla quale accennavo qualche paragrafo sopra. L’atmosfera qui cambia drasticamente, infatti a caratterizzare questa sala è un vociarefestante di bambini, “impazziti” alla vista di questa nave gigante. La gioia dei bimbi è dovuta anche al fatto che qui l‘esperienza multimediale è presente a 360°: si possono sentire tutti i suoni tipici di una nave del genere come ilfruscio delle onde, gli ordini impartiti ai marinai e ancora il rumore degli attrezzi del lavoro. Ma se come me siete a digiuno di termini marinareschi, niente paura la ludoteca saprà darvi tutte le informazioni necessarie di cui avete bisogno. Come si viveva a bordo di una galea? Cosa si mangiava? Imparerete ad esempio che il termine galea deriva dalla parola greco-bizantina “galaia” cioè pescespada, che il cibo più comune era chiamato massamoro ed era costituito da gallette in polvere o che la costruzione di queste imbarcazioni era sottoposta a segreto di stato e i maestri d’ascia non potevano emigrare in altre nazioni. Prima di salire al secondo piano non dimenticate la sezione riservata agli atlanti e globi, qui passato e presente si fondono insieme: una meravigliosa collezione cartografica si alterna a postazioni multimediali che vi permetteranno di consultare varie mappe del ‘600, sotto l'”occhio vigile” di due imponenti globi (celeste e terrestre) di Vincenzo Coronelli. I dipinti della marina infine vi condurranno direttamente al secondo piano, ma prima di proseguire vi consiglio di osservare attentamente questi quadri e perdervi nei loro particolari.
 
Vascelli, cronometri, bussole e barometri invece sono il punto forte del secondo piano. Il700 è un secolo di grandi cambiamenti anche in campo nautico: la conoscenza dei mari e sei suoi fondali viene studiata e analizzata con strumenti più professionali e nascono i primi IstitutiIdrografici. A partire dall‘800 i brigantini diventano i re dei mari. Nave robusta che può essere governata da pochi uomini, prende il nome da una particolare vela, la bergantina. Ricordate le polene, rese famose dai film sui pirati? Al Galata ne è conservata una in particolare chiamata “la donna che avanza” un po’ diversa dalle altre: è monocroma, caratteristica questa tipica delle polene liguri. Siete mai saliti su di un brigantino? Se come credo la risposta è negativa, potrete vivere questa esperienza, grazie alla ricostruzione del ponte di coperta di un brigantino-goletta, un’imbarcazione mercantile comune nel Mediterraneo e nell’Atlantico. E se poi siete curiosi di sapere come venivano progettate e costruite le navi sarete accontentati anche in questo: la riproduzione fedele di uncantiere navale di fine ‘800 con macchinari originali e funzionanti vi conquisterà senza ombra di dubbio. Essere catapultati da un cantiere navale ad uno yacht club inglese? Anche questo è possibile! Non appena entrerete in questa sala vi sentirete subito un membro della nobiltà inglese e sarete perfettamente a vostro agio in mezzo ai numerosi quadri ad olio e acquerelli che ritraggono le imbarcazioni più importanti che hanno solcato i mari tra il 1832 e il 1907. Questi dipinti fanno parte della collezione privata di Beppe Croce. Per ora è tutto il prossimo post sarà dedicato esclusivamente al MeM e vi racconterò le mie impressioni finali su questo splendido museo.
 
Orari di entrata
Biglietti On line

 

A presto!   
Foto per gentile concessione del Galata Museo del mare

Credits Giunta Filippo


Per #GenovAnversa, la nostra inviata Emanuela è andata alla ricerca delle tracce fiamminghe ancora visibili a Genova, e qui ce ne racconta la bellezza e l’importanza per la storia e la cultura della città.

Ero sicura di conoscere abbastanza bene la mia città, in fondo la giro in lungo e largo praticamente da tutta la vita, eppure ancora una volta Genova mi ha stupita. Grazie al progetto di Turismo Fiandre (quiSilvia spiega perfettamente di cosa si tratta) ho infatti scoperto che un tempo la “Superba” era un polo importante di scambi commerciali ed era attivissima in campo finanziario e culturale. Purtroppo la situazione attuale è abbastanza diversa e credo che si faccia ancora poco per rendere Genova un luogo “appetibile” turisticamente, tuttavia iniziative come questa sono importantissime per far conoscere di più la città, anche al di fuori dei confini nazionali. Ma quali furono i rapporti tra Anversa e Genova? Esistono ancora tracce degli artisti fiamminghi nella mia città? Scopriamolo insieme.
Credits Wikipedia
I primi contatti sono puramente commerciali, le opere d’arte vengono considerate solo un mezzo di guadagno. Con l’ascesa al potere di Filippo l’Ardito duca di Borgogna invece le cose iniziano a cambiare: affascinati dagli splendidi arazzi, tappeti e quadri della cultura borgognona i genovesi cominciano a pensare che possedere tali oggetti potesse essere un ottimo modo per elevarsi ed affermarsi socialmente. Non a caso molte di queste opere d’arte furono commissionate da importanti famiglie genovesi: Doria, Spinola o i Fieschi. Estremamente apprezzati erano anche i libri d’oro miniati, come ad esempio “Le storie di Curzio Rufo” (Biblioteca Universitaria di Genova).
Annunciazione- Santa Maria di Castello, Genova
Secondo l’umanista Bartolomeo Facio il mondo genovese apprezzava la pittura fiamminga principalmente per la riproduzione fedele dei dettagli e della natura e sempre grazie a questo letterato scopriamo che la prima pitturagiunta sino a noi è “L’Annunciazione” di Justus di Ravensburg conservata nel complesso conventuale di Santa Maria di Castello. Tra fine ‘400 ed inizio ‘500 Anversa diventa il nuovo fulcro degli scambi commerciali e culturali delle Fiandre, richiamando così a se moltissimi artisti: tra i primi ricordiamo Joos van Cleve e le sue tre stupende pale d’altare: “Adorazione dei magi” per San Luca d’Albaro (poi presa come bottino di guerra dalle truppe austriache nel 1747 ), “Compianto sul Cristo Morto” per Santa Maria della Pace (ora al Louvre) e “Adorazione dei Magi” nella Chiesa di San Donato ancora oggi presente nel nostro territorio.
Paolina Adorno – Van Dick
Simbolo della pittura fiamminga a Genova è certamente Rubens, che giunse qui nel 1604, tra il 1606-1607 ed infine sino al 1620, anno in cui viene collocata sull’altare della Chiesa del Gesù la pala dedicata ai “Miracoli di Sant’Ignazio“. Famoso poi è il dipinto “Gio. Carlo Doria a cavallo” (Palazzo Spinola): da un’indagine radiografica si è scoperto che il volto fu ritoccato varie volte per rendere più giovane e fresco (anche se al tempo aveva solo 30 anni) un viso un po’ segnato. Non si può poi parlare di arte fiamminga senza citare Van Dyck, a Genova dal 1621 al 1627. Gli esponenti del patriziato genovese sono i suoi clienti principali: in questo periodo infatti la città sta vivendo un momento d’oro in campo finanziario ed artistico e motivo di pregio è anche possedere opere d’arte importanti (Gio. Carlo Doria vantava una collezione di circa 900 dipinti!). A rendere più facile l’arrivo e la permanenza di Van Dyck a Genova fu da una parte la sua amicizia con Rubens che con ogni probabilità gli diede varie lettere di presentazione, e dall’altra i suoi numerosi rapporti con i Balbi (grandi collezionisti) e i fratelli de Wael che lo ospitarono. Amato soprattutto per i suoi ritratti, gliene furono commissionati moltissimi raffiguranti bambini, uomini, donne, e ritratti equestri. Quiricordo: “Anton Giulio Brignole-Sale“, “Paolina Adorno Brignole-Sale“, entrambi conservati a Palazzo Rosso.

Credits Wikipedia
Grande contributo alla pittura locale lo diede anche Jan Roos. Il pittore giunse in Italia nel 1614 convinto che sarebbe restato poco tempo. Di lì a poco invece iniziò ad ottenere moltissime commissioni e decise di fermarsi stabilmente a Genova, città nella quale si sposa, apre un’importante bottega e collabora con altri artisti, anche genovesi. I suoi dipinti (alcuni appartengono a collezioni private altri sono visitabili nei Musei di Genova) di fiori, frutta e animali erano talmente perfetti da sembrare reali. I primi ad essere influenzati da questo genere furono Anton Maria Vassallo , il Grechetto e anche Stefano Camogli definito il “fiorante” per la sua predilezione nel ritrarre fiori. La pittura genovese fu influenzata anche da un altro soggetto: i paesaggie letempestee determinante in questo senso fu il contributo di Pieter Mulier specializzato in scene marine. Naturalmente è quasi impossibile nominare tutti i pittori e le opere conservate a Genova quindi vi lascio una serie di link utili nei quali potrete trovare informazioni importanti sui quadri citati e molto di più.
Link utili
Palazzo Bianco


Che cos’è #genovAnversave l’ho già in parte raccontato, è il progetto ideato da Turismo Fiandre per ripercorrere la storia e il passato di  Genova ed Anversa ritracciandone le similitudini e le affinità. Entrambe città marinare strategiche in Europa, la loro fortuna è legata ai loro porti, che già nel Medioevo si trasformarono in immensi crocevia di merci e genti, uno scambio continuo e proficuo di idee, pensieri, arti e manufatti in cui era contenuto il germe di quella globalizzazione destinata a cambiare il mondo.
La volontà è quella di leggere il passato di queste due città come un tutt’uno, ripercorrendo a ritroso quei momenti di scambio e incontro tra due mondi di radici diverse ma che trovarono proprio nella moltitudine di gente che li attraversò un indissolubile punto di incontro.
Da una parte Genova affacciata sul caldo Mediterraneo, l’eterna rivale della Serenissima alla quale contendeva la predominanza sui traffici mercantili verso Oriente.
Dall’altra parte Anversa, gemma del freddo nord, culla dell’arte fiamminga e di tante nuove idee destinate a contaminare il mondo.
Furono proprio i lori porti che le fecero incontrare permettendo dapprima un intenso scambio di merci. Fu così che sete preziose genovesi divennero moda all’ultimo grido tra le nobili di Anversa, e i preziosi arazzi del nord cominciarono ad adornare le case di Genova. Con le merci arrivano presto le idee, inarrestabili e incontenibili, e con esse gli artisti alla costante ricerca di contaminazioni per nuove ispirazioni. Ecco che ritroviamo Rubens e Van Dick a Genova, un incontro che ne segnerà per sempre la vita e le opere.
#genovAnversa è anche l’incontro di due musei, il Galata Museo del Mare di Genova ed il Red Star Line Museum di Anversa, uniti nel ricordare e dare un tributo a tutta quella moltitudine di gente che tra fine dell’Ottocento e i primi del Novecento arrivò nei porti della due città per imbarcarsi verso l’America e verso una nuova vita.
Un incommensurabile numero di storie, destini, addii e nuovi incontri che si consumarono per le vie delle città e che i due musei raccontano, con discrezione e delicatezza, in immagini, documenti, lettere, stralci di una memoria che si vuole preservare, perché in essa è contenuta la genesi del nostro mondo moderno.
Ma #genovAnversa va oltre e diventa un social media free trip e di nuovo un incontro, stavolta tra due blogger, unite nell’intento di raccontare i due musei e le due città.
Da un parte Emanuela, la nostra local expert e genovese doc, che dopo averci già raccontato le emozioni della conferenza di aperturatenutasi a Genova lo scorso 30 ottobre, presto ci racconterà le tracce fiamminghe che ancora oggi sopravvivono a Genova e le storie di persone ed idee ricostruite al Galata Museo del Mare.
Poi Emanuela passerà idealmente il testimone a me, che a fine novembre partirò per Anversa come inviata di Turismo Fiandre per visitare il Red Star Line Museum e ammirare Anversa, ricercando per le sue strade e i suoi monumenti tracce di quell’italianità che arrivò qui su sin dal Medioevo in forma di merci ed idee. E così il cerchio si chiude.
Due città, un passato che si incrocia e due blogger che lo ripercorrono.

Tutto questo è #genovAnversa.


Questa volta la nostra local expert Emanuela ci porta a scoprire un angolo di Liguria poco conosciuto ma straordinario: L’Isola del Tino.

 Uomo di mirabile santità”. Così il Martirologio Romano definisce San Venerio patrono del Golfo della Spezia e dei Fanalisti d’Italia. E Venerio è la ragione per la quale per soli due giorni all’anno l’isola del Tino è aperta al pubblico: 13 Settembre e la Domenica successiva sono infatti le date dedicate alla celebrazione di questo Santo, nato alla Palmaria intorno al 560 e morto proprio sul Tino, dopo una vita da eremita, nel 630. Festa per i residenti, per i tanti turisti che hanno la possibilità di vedere dal vivo l’antico complesso monumentale e per i numerosi natanti che si riuniscono lungo la costa per ricevere la benedizione.

L’isola (seconda in grandezza dopo la Palmaria e prima del Tinetto)  è caratterizzata da una natura rigogliosa ma purtroppo, da quanto ho potuto vedere, un po’ abbandonata a se stessa. Pino d’Aleppo, lecci, viburni e corbezzoli. E ancora: fior di cuculo, anemone selvatico e il più comune timo. Queste sono le piante che troneggiano sull’isola. Non da meno la fauna: gabbiani reali, marangoni dal ciuffo, rondone pallido e naturalmente il tarantolino animale simbolo del Tino, che sfortunatamente non sono riuscita a vedere. Alcune zone tuttavia sono interdette al passaggio come ad esempio il faro Napoleonico.

Vivere da eremita non impedì a questo Santo di aiutare le molte persone che si recavano da lui in cerca di aiuto, lo stesso aiuto che dava ai marinai che si trovavano in difficoltà durante le notti di tempesta, accendendo fuochi affinché potessero scorgere il porto e salvarsi. Sono rimasta affascinata dalla figura di questo Santo dalla vita così misteriosa, dato che spesso la tradizione si mescola alle testimonianze storiche. Di certo si sa che fu un uomo sì di preghiera e religione, ma anche rivolto ai problemi pratici della quotidianità in particolare dei marinai, non a caso introdusse nelle loro imbarcazioni della vela latina . Altre interessanti notizie su questo santo le potete trovare a questo link 


Da vedere assolutamente è il complesso archeologico, costituito da diversi elementi databili tra l’XI ed il XV secolo. Suggestiva è la Cappella degli Olivetani una struttura semplice, un piccolo rifugio di pace dal mondo esterno che viene utilizzata ancora oggi durante la festa patronale. Poco sopra la chiesetta invece troverete ilrefettorio, una tomba ad arcosolio e altre due sepolture, utilizzate successivamente come ossari. Molto bella, anche se in parte distrutta durante la II Guerra Mondiale è la Chiesa Romanica del convento a navata unica. Non dimenticate poi il piccolo chiostro a sinistra del sagrato e l’Antiquarium sede di un piccolo museo contenente vari reperti archeologici e la lastra tombale con il disegno della vela.  


Se volete effettuare una gita al Tino il mio consiglio è quello di prenotare con un certo anticipo un albergo a La Spezia e poi da lì dirigersi verso Portovenere con vari mezzi: autoautobus (qui info utili), trenovia mare. Se abitate molto distante dalla Liguria gli aeroporti più vicini per fare scalo sono il Colombo di Genova ed il Galileidi Pisa. Se preferite potrete anche alloggiare direttamente a Portovenere . I battelliper il Tino durante i giorni di apertura dell’Isola sono molto frequenti circa uno ogni ora e partono direttamente dal porto. Infine se amate viaggiare in camper sappiate che esiste un punto sosta dedicato completamente a voi (qui altre informazioni).

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