Flavio ci porta a scoprire un angolo della sua terra, la città di Palestrina, alle porte di Roma.

Nel 1895 e nel 1897 soggiornarono a lungo a Palestrina (Roma) i fratelli Thomas ed Heinrich Mann, scrittori tedeschi universalmente riconosciuti tra i più importanti esponenti della letteratura europea del Novecento, in quegli anni all’inizio della loro fortunata carriera.
Thomas ed Heinrich Mann scelsero Palestrina come luogo di riposo e di meditazione, alloggiando presso la “Pensione per stranieri Bernardini”, ora scomparsa poiché distrutta dai bombardamenti alleati nel 1944, che si trovava nella via che oggi ha preso il nome di via Thomas Mann, e che collega Piazza Regina Margherita, con via del Borgo.
I fratelli Thomas ed Heinrich Mann preferirono Palestrina ad altre cittadine più note e frequentate in quel periodo nella Campagna Romana, come Tivoli, Castel Gandolfo o Subiaco, probabilmente per la sua doppia fama di cittadina ricca di testimonianze archeologiche e per la rinomata salubrità dell’aria.
Quando scrissero “La piccola città” (Heinrich) e il Doktor Faustus (Thomas), attinsero a piene mani ai ricordi e dalle emozioni che avevano provato durante il loro soggiorno prenestino, nel corso del quale si immersero nella vivace vita cittadina dell’epoca, osservando e studiando a fondo i suoi abitanti e i suoi personaggi più rappresentativi.
Palestrina, infatti, alla fine dell’800, pullulava di osterie e di caffè, di liquorerie e sale biliardo.
Palestrina
Vista di Palestrina con il tempio
Più di un secolo è passato da quel periodo del soggiorno dei fratelli di Lubecca (Thomas tornò a Palestrina agli inizi degli anni cinquanta del XX sec., per rivedere i luoghi dove era stato appena ventenne e dove aveva iniziato la stesura dei Buddenbrook, romanzo che gli valse successivamente il Nobel per la letteratura), ma è ancora possibile percorrere le scalinate che si arrampicano dolcemente dalla piazza, cuore del centro storico di Palestrina, e arrivano alla suggestiva via del Borgo, che costeggia le mura poligonali del Santuario della Fortuna Primigenia e si affaccia per un lungo tratto sull’ampia vallata sottostante.
E anche oggi, come allora, la cittadina laziale propone ai cittadini ed ai turisti la sua tradizionale vivacità e la sua ospitalità, supportate da caratteristiche strutture per il tempo libero: solo lungo via Anicia, l’arteria principale del centro storico, si alternano numerosi pub, bar e ristoranti che offrono innumerevoli occasioni per gustare i piatti della tradizione locale e per dissetarsi con ottima birra.

Palestrina e l’archeologia

Agli amanti di storia ed archeologia, Palestrina offre numerose testimonianze che partono dall’epoca repubblicana degli antichi romani fino al rinascimento. Il Tempio pagano dedicato alla Dea Fortuna, datato II Secolo a.C., ne è l’esempio più lampante. Ma anche il Museo Archeologico Nazionale fornisce interessantissimi spunti in materia con i suoi numerosissimi reperti tra cui spicca il “gigantesco mosaico del Nilo”, un’opera che spicca per essere compreso tra i più famosi capolavori dell’arte musiva del periodo ellenistico. Rappresenta una mappa dell’antico Egitto, dalla foce del Nilo fino al suo delta. Per ogni zona vi sono scene tipiche di vita. Il mosaico è anch’esso datato II secolo a.C. e fu opera di un artista alessandrino che lavorò a Praeneste. La fantasia dell’artista ci consente di vivere un viaggio immaginario che parte dall’alto Egitto, popolato da pigmei e animali di fantasia fino al glorioso Egitto romano, pieno di templi e cerimonie. Non tutti sanno che questo museo rappresenta il massimo complesso di architetture tardo-repubblicane dell’Italia antica.
Altro sito archeologico importante è la “Villa di Adriano”, purtroppo attualmente chiusa al pubblico perché gli scavi sono ancora in corso.

Dove si trova Palestrina

mosaico Nilotico - Museo Archeologico di Palestrina
Particolare del mosaico Nilotico
L’antica Praeneste (così era chiamata all’epoca degli antichi romani) si trova a sud-est di Roma, a circa 35 km dalla capitale. E’ possibile raggiungerla in automobile uscendo dal casello “Valmontone” dell’autostrada A1 Milano-Napoli. Per chi ama viaggiare in treno è consigliabile partire da Roma Termini direzione Cassino e scendere nella stazione FF.SS. di Zagarolo. Da qui, numerosi e frequenti pullman del servizio pubblico Cotral (riconoscibili perché di colore azzurro), raggiungono Palestrina in circa

 La Guida Turistica per Roma e Provincia, Valentina Nera, ci guida in un itinerario a San Polo dei Cavalieri, un borgo dalla storia antica e avvincente.



San Polo dei Cavalieri si erge a circa 650 metri alle pendici del Monte Morra e del Monte Gennaro nel cuore del parco dei Monti Lucretili; domina l’intera valle e sul punto più alto del paese l’occhio può spaziare a 360° in un’ampia visuale che va dai monti sino al mare.

La sua storia comincia da molto lontano, l’antico Castrum Sancti Pauli fu fondato intorno all’anno 1000 dai monaci di San Paolo fuori le Mura,che divenne poi trasformato dal dialetto in San Polo. In un documento del 1081 compare con il nome di Sancti Pauli in Jana, questa denominazione è stata a lungo studiata ed è tuttora motivo di discussione tra diverse scuole di pensiero. Per alcuni il termine Jana è da identificarsi con Giano, Dio di tutti gli inizi materiali e immateriali è rappresentato spesso con un duplice volto, uno che rivolge lo sguardo al passato e uno al futuro. Un’altra ipotesi, probabilmente la più verosimile, è quella che attribuisce la dicitura a Diana, Dea delle selve, dei monti e della caccia, peraltro a quella data molto venerata nella vicina Tivoli. Infine, l’ultima ipotesi è quella che rimanda ad una trasformazione dialettale del termine Gennaro, dal monte che domina il paese, in Jana.

Durante questi anni il Castrum si trovò a doversi difendere continuamente dagli attacchi dei Tiburtini, i quali ambivano ad avere San Polo soprattutto per la strategica posizione di dominio. Questo periodo di battaglie si risolse nel 1390, quando il feudo venne concesso da Bonifacio IX a Giovanni Orsini come ricompensa per i servigi resi alla corte papale. Gli Orsini iniziarono così dapprima ad accattivarsi la popolazione e nel 1433 circa iniziarono la costuzione del Castello, che riproducendo in sintesi la disposizione topografica del vecchio fortilizio, si sviluppò a partire dalla roccaforte centrale, verosimilmente presente già dal ‘600 e ritenuta da alcuni parte di un antica costruzione romana. Il palazzo, di forma quadrangolare presenta agli angoli quattro torri merlate. In questi anni grazie al forte legame che univa gli Orsini e i Sampolesi il feudo visse una fase di dominio incontrastato tenendo a scacco buona parte della nobiltà romana.

Alla metà del 1500 circa diminuì gradualmente lo stato di guerriglia nei feudi della campagna romana, pertanto, i vecchi castelli del Lazio persero la loro importanza e furono trasformati da fortezze in dimore nobiliari. Questo accadde anche a San Polo, quando nel 1558 Paolo Giordano Orsini, per ben figurare nel corteo nuziale del cognato Francesco de Medici, vendette al Cardinale Pietro Donato Cesi per 27.000 scudi.

Il castello divenne sede di villeggiatura per raffinati esponenti della cultura romana. In particolar modo una spinta propulsiva in tal senso fu data dal Principe Federico Cesi, fondatore nel 1603 dell’Accademia dei Lincei, che sembra scrivesse proprio da qui delle lettere a Galileo Galilei aggiornandolo sugli studi di botanica che effettuava sul Monte Gennaro.

Gli Orsini, amanti delle arti mutarono l’aspetto del palazzo, in parte all’esterno con l’apertura di alcune finestre, ma soprattutto all’interno dove chiamarono i fratelli Zuccari e Girolamo Muziano ad affrescare le imponenti sale. Gli affreschi sono oggi parzialmente conservati, e testimoniano per altro quanto l’attività di questi artisti fosse intensa sia a Roma che fuori Roma; infatti, in quello stesso periodo si trovavano ad affrescare le sale della sontuosa Villa voluta da Ippolito d’Este nella vicina Tivoli.

Nel 1656 si abbatté sul castrum l’epidemia di peste che sterminò quasi tutti gli abitanti del paese, che venne ripopolato da 40 membri delle famiglie superstiti. Da questo momento i Cesi iniziarono a trascurare San Polo e il 2 maggio 1678 vendettero alla famiglia Borghese. Questi, probabilmente ancora ebbri delle gesta di papa Paolo V e del suo Cardinal nepote Scipione Borghese, non dimorarono mai qui, anzi lo affittarono quasi subito a un certo Pietro Trusiani. In questi anni il castello venne adibito a granaio, lo si può dedurre oltre che dai documenti, da alcuni segni rilevati sugli affreschi dei fratelli Zuccari al piano nobile, dove delle linee verticali parallele starebbero proprio ad indicare la quantità di grano che affluiva.

Da un documento del 22 settembre 1706 compare per la prima volta la definizione Dei Cavalieri, anche per questa sono state proposte diverse identificazioni. Da quella romantica che fa risalire il toponimo al soggiorno di due cavalieri francesi a quella romanzata che attribuisce legami ai Cavalieri Templari.

Ma anche in questo caso c’è una spiegazione più logica oltre che verificabile. L’aggiunta dei Cavalieri deriverebbe dal periodo di dominio degli Orsini e in particolar modo dal fatto che Mario Orsini del ramo di Tagliacozzo nel 1532 aveva ereditato i beni di sua madre Giovanna dei Cavalieri aggiungendo pertanto il cognome di quest’ultima e diventando Orsini dei Cavalieri e successivamente solo dei Cavalieri.

Attualmente il paese si presta per il suo clima ottimale a ospitare viaggiatori che siano sia in cerca di riparo dalla calura capitolina sia agli escursionisti che si accingono a percorrere i sentieri dei monti circostanti.

Il Castello è oggi di proprietà privata, ma vi auguro un giorno di avere la possibilità di salire fino in cima e di poter affacciarvi dal punto più alto del mastio centrale per godere del meraviglioso panorama a 360° che spazia dai monti sino al mare.

Foto di Valentina Nera


Lasciati guidare
Valentina Nera 
Guida turistica autorizzata per Roma e Provincia. 
Tessera n° 4192 
valenera@hotmail.it; 3339841466. 

Credits: Silvia Romio Photos

Quando si pensa Roma vengono subito alla mente i luoghi più conosciuti e straordinari della città Eterna: i Fori romani, il Colosseo, Piazza di Spagna, la Fontana di Trevi non sono che alcune delle mete imperdibili in una vacanza a Roma. 

La capitale è talmente ricca di attrattive turistiche da oscurare in parte ciò che le sta intorno, così che per la maggior parte dei turisti la vacanza inizia e finisce entro i suoi confini. Ma Roma offre bellezze storico artistiche anche fuori porta, mete altrettanto belle e straordinarie anche se sconosciute ai più, ma che proprio per questo offrono un piacevole diversivo ai sovraffollati siti turistici , momenti di quiete lontani dal caos e dal traffico della capitale.
Basta allontanarsi di poco dal centro per ritrovarsi immersi nel paesaggio dei colli romani tra i cui dolci pendii sorgono piccoli borghi antichi, custodi di storie e tradizioni e di quell’anima romana autentica oramai difficile da trovare in città, dove tante e continue sono le contaminazioni esterne.


E’ tra le dolci colline romane che si nasconde Castel San Pietro Romano, a sud di Roma, incastonato nella cima del Monte Ginestro: tra i silenziosi vicoli del borgo è custodita una storia di duemila anni e le possenti mura poligonali si ergono a vestigia dell’antico passato. Ultimo anello di un sistema difensivo di oltre quattro chilometri, le mura cingevano l’antica acropoli ed erano collegate a quelle del sottostante abitato di Palestrina. 
L’odierna città di Palestrina sorge sull’antica Praeneste, città latina famosa per il complesso archeologico del Santuario della Fortuna Primigenia  che risale agli ultimi decenni del II sec. a.C.
Imperdibile una visita allo straordinario Museo Archeologico Nazionale, dove si alternano statue, rilievi, altari, ex voto e mosaici. Degno e doveroso di nota è senza dubbio il “mosaico del Nilo”, un capolavoro di arte e tecnica risalente alla fine del II sec a. C.
Molto interessante è anche l’area archeologica all’aperto con i resti delle strutture architettoniche dell’antico Santuario della Fortuna Primigenia dove spicca la Terrazza degli emicicli, da cui si gode di un panorama che abbraccia tutta la città fino al mare.

L’itinerario a sud di Roma prosegue a Genazzano, paese che diede i natali a Papa Martino V, al secolo Oddone Colonna (1368-1431) e che fu sede di ville e dimore aristocratiche tra cui spicca il Ninfeo Bramanteche deve il nome all’impronta bramantesca.

Spostandosi verso la costa si arriva ad Ostia Antica, senza dubbio uno dei complessi archeologici più imponenti fuori Roma. L’essere stata un centro commerciale e di raccordo tra importanti vie di comunicazione con la capitale del mondo antico rese Ostia una città cosmopolita al pari e forse più della stessa Roma, dove convivevano razze e culture differenti provenienti da ogni angolo dell’Impero.

Le rovine della città furono scavate a partire dagli inizi del XIX secolo: oltre ai monumenti pubblici, si sono conservate numerose abitazioni e negozi che ne fanno un’importante testimonianza della vita quotidiana dell’epoca. Un visita ad Ostia equivale ad un salto nel tempo nell’antica Roma.

Dopo tanta storia , un po’ si sano divertimento è quello che ci vuole per concludere l’itinerario al meglio. Poco distante da Ostia, precisamente a Torvaianica, sorge il parco divertimenti Zoomarine, il primo parco tematico di intrattenimento del centro-sud Italia.
Il parco da grande importanza all’educazione ambientale ed alla divulgazione scientifica rendendo la visita non solo un’occasione di svago per tutta la famiglia ma anche un interessante momento di formazione ed istruzione. Su un’estensione di circa quaranta ettari si alternano diverse aree zoologiche inserite in un suggestivo contesto paesaggistico ricco di alberi e immerso nella macchia mediterranea. 
Delfini, foche, leoni marini, rapaci, pappagalli, pellicani sono solo alcuni degli animali che si possono incontrare e conoscere. Il parco è impegnato in numerosi progetti di ricerca e conservazione delle specie ospitate al suo interno, in collaborazione con Università ed Enti locali. 

Natura, storia, archeologia e approfondimento scientifico: non manca nulla per rendere una vacanza nei dintorni di Roma davvero speciale!







Immagine presa dal web


La nostra Valentina, Guida Turistica di Roma e Provincia, ci suggerisce un nuovo Itinerario d’Autore e stavolta ci porta a scoprire Roma… in un’ora. Pensate sia impossibile? Lasciatevi guidare dall’esperta!


Siete a Roma, nella maestosa Città Eterna, nel museo a cielo aperto più grande del mondo. Vorreste vedere tutto ma avete soltanto unora a disposizione.

Cosa fare allora? Scegliete di passeggiare davanti al Colosseo? Fate un salto a Fontana di Trevi e lanciare la famosa monetina, sperando di tornare a Roma ed avere più tempo a disposizione? Visitate, file chilometriche permettendo, la Cappella Sistina?
Oppure scegliete di vedere tutto, in unora soltanto!
Da qualche anno questo è possibile; nel 2007 infatti, sono stati inaugurati due ascensori panoramici che permettono di raggiungere il punto più alto del Complesso del Vittoriano, dal quale si può ammirare Roma a 360 gradi. La realizzazione di questa opera, ha generato non poche polemiche, di fatto, è stata concepita come unaddizione estranea al monumento e dunque dotata di reversibilità totale. 


Credits Valentina Nera

Non appena si apriranno le porte dellascensore, vi troverete sulla Terrazza delle Quadrighe, e probabilmente rimarrete senza parole davanti a quel panorama mozzafiato.

Da qualsiasi lato vi affaccerete, la vostra vista ne rimarrà appagata; sarà inevitabile guardare per prima cosa il Colosseo, simbolo assoluto di Roma, dellimpero, e della sua eternità. Con la sua facciata in travertino alta circa 48 metri, domina sui Fori Imperiali.
Procedendo poi in senso antiorario, il vostro sguardo cadrà su Piazza Venezia, e da lì, su Via del Corso, o meglio, sul Tridente, cioè, sulle tre strade rettilinee che partendo da Piazza del Popolo e divergendo verso sud assumono la forma di un Tridente. Rimarrete colpiti dalla sontuosità della Cupola di San Pietro, simbolo di tutta la cristianità. Il Cuppolone, come lo chiamano i Romani,  è una sintesi perfetta tra cultura Rinascimentale e cultura Barocca. 
Credits Valentina Nera

Alternando lo sguardo sui palazzi, sulle chiese e sulle cupole barocche del centro e continuando fino in fondo, troverete lo Stadio Olimpico, inaugurato il 17 maggio 1953;  rappresenta il più capiente impianto sportivo di Roma, secondo in Italia solo al Meazza di Milano. 

Continuando il vostro giro a 360 gradi, potrete ammirare larea del cosiddetto Ghetto Ebraico di Roma, uno dei ghetti più antichi del mondo. Seppur abbia perso in parte le caratteristiche originarie, rimane uno dei punti di riferimento della comunità ebraica di Roma.
Spostandovi di poco, troverete il Teatro di Marcello, costruito per volere di Giulio Cesare fu dedicato da Augusto nel 13 a.C. alla memoria del nipote e genero Marcello.
La vista dinsieme si concluderà su Piazza del Campidoglio, elaborazione scenografica di Michelangelo, dove è collocata una copia delloriginale statua di Marco Aurelio, oggi ricoverata nei Musei Capitolini .
Immagine presa dal web

E se volete guardare meglio, sulla terrazza sono installati dei cannocchiali, che aumenteranno ancora di più la vostra visione e percezione della città.

Quello che vi ho raccontato finora è un buon compromesso per vedere tutto in poco tempo; però, qualora possiate, vi invito a prendervi anche solo una giornata, o magari un weekend o meglio ancora qualche giorno perché come disse  Goethe Solo a Roma ci si può preparare a comprendere Roma.
Lasciati guidare

Valentina Nera Guida turistica autorizzata per Roma e Provincia.
Tessera n° 4192

Pagina Facebook

valenera@hotmail.it; 3339841466. 



La rubrica Itinerari d’Autore si arricchisce di un nuovo membro: questa volta a guidarci alla scoperta delle bellezze della sua regione sarà Valentina NeraGuida turistica autorizzata per Roma e Provincia. 

Valentina inizia questo nuovo viaggio da Genazzano, paese nelle immediate vicinanze della Capitale che diede i natali ad un papa e fu sede di ville e dimore aristocratiche.


Genazzano è un paese in  provincia di Roma che si erge su un blocco di tufo nella parte meridionale dei Monti Prenestini. Fu abitato fin dall’epoca romana, e data la vicinanza con la capitale e l’amenità della zona, fu sede di ville e dimore aristocratiche e imperiali. Il paese ha dato i natali a Papa Martino V, al secolo Oddone Colonna (1368-1431) il quale, incoronato nella cattedrale di Muster a Costanza nel 1417, riportò nel 1420 la sede papale definitivamente a Roma ponendo fine alla “cattività avignonese”. Il primo documento che attesta l’esistenza del ramo autonomo dei Colonna di Genazzano è un mandato pontificio del 5 novembre 1257 redatto per la  volontà di Pietro Colonna di Genazzano di muovere causa contro gli eredi dello zio paterno Oddone Colonna di Olevano.

Il borgo è ricco di testimonianze che si riferiscono alla famiglia Colonna. Il Castello Colonna, oggi di proprietà comunale, si erge nella parte più alta dell’abitato e la storia è legata indissolubilmente alla famiglia. Il primo documento che riguarda un castrum risale al 1022. Nel 1151 papa Eugenio III concesse in perpetuo a Oddone I, signore di Colonna e Zagarolo, il feudo nel quale verosimilmente era compreso anche Genazzano. Proprio in questo periodo il Castello fu ampliato soprattutto per quanto riguarda le prime fortificazioni; ma fu con l’avvento di Papa Martino V che il palazzo prese le fattezze attuali. Oggi ospita il CIAC (Centro Internazionale di Arte Contemporanea) e, tra gli eventi più significativi che ha ospitato nel corso del tempo, è d’obbligo segnalare “Le Stanze” manifestazione artistica svoltasi tra la fine del 1979 e l‘inizio del 1980, curata da Achille Bonito Oliva, che ha visto l’esposizione delle principali opere delle Transavanguardia.

Il borgo di Genazzano mantiene l’impianto originale nato dopo la convenzione stipulata da Fabrizio e Stefano Colonna nel 1379 circa, con la quale si regolava la costruzione di nuove abitazioni per il popolo all’interno delle mura del Castello.

Proseguendo la nostra passeggiata, incontriamo San Nicola, chiesa ufficiale della famiglia Colonna, è proprio qui che avvenne il battesimo di  Martino V. La Chiesa risale al XIII sec. e conserva una bellissima pavimentazione cosmatesca in opus tassellatum girato intorno a grandi ruote.
 Lungo il centrale corso Vannutelli c’è Palazzo Apolloni, ritenuto da alcuni la casa natale di papa Martino V. Si tratta di un edificio gotico in stile aragonese opera di maestranze italo-spagnole; notevoli sono le eleganti finestre bifore.

L’elemento più suggestivo del paese è sicuramente il Ninfeo Bramante, che deve il nome all’impronta bramantesca,  e sorge su quello che era il giardino vecchio del Castello.

L’edificio si articola in un loggiato a tre campate che immette in un ambiente absidato
retrostante e, a sinistra, in un piccola stanza ottagona con vasca circolare al centro; ai lati del loggiato l’edificio si prolunga in due stanze quadrate con piccoli ambienti retrostanti. Le arcate della facciata poggiano su massicci pilastri con un ordine gigante di semicolonne sul fronte e inquadrano prospetticamente le retrostanti tre serliane che a loro volta si aprono sugli spazi dell’ambiente absidato interno.
Probabilmente l’edificio costituiva un luogo di sosta lungo la via che da Genazzano conduceva a Paliano, dove i Colonna avevano la loro riserva di caccia (la Selva), svago preferito all’epoca da queste famiglie di nobiltà guerriera. 
Lasciati guidare…
Valentina Nera Guida turistica autorizzata per Roma e Provincia.
Tessera n° 4192

Pagina Facebook

valenera@hotmail.it; 3339841466. 

Gli amici de Il Noceto ci portano alla scoperta di un altro meraviglioso borgo immerso nei colli romani e ci propongono un itinerario per scoprirlo ed apprezzarlo al meglio.

Castel San Pietro Romano è un piccolo gioiello urbano incastonato sulla cima del Monte Ginestro che racchiude tra le sue strade e i suoi suggestivi scorci una storia di oltre duemila anni. L’itinerario Akropolis è un percorso che va alla scoperta dei luoghi più belli del Comune montano, immersi in un suggestivo contesto paesaggistico e monumentale, dominato dalla Rocca dei Principi Colonna e dalle possenti mura poligonali che cingono ancora il paese, ultimo anello di un sistema difensivo che raggiunge l’abitato sottostante di Palestrina (antica Praeneste) e che rivendica un passato comune tra i due siti, l’uno ai piedi l’altro in cima al monte. Un territorio, quello di Castel San Pietro Romano, attraversato da grandi e controversi personaggi della storia. 

La tradizione pone San Pietro predicatore su questi monti. Jacopone da Todi qui trascorse i suoi ultimi anni imprigionato da papa Bonifacio VIII nella Rocca dei Colonna. Insieme con i grandi artisti del Seicento e del Settecento romano, come Pietro Berrettini da Cortona, Domenico Castelli e Nicola Michetti, che qui operarono impreziosendo la città artisticamente e architettonicamente.
L’area in cima al monte infatti instaurò, nell’antichità, profondi rapporti con l’abitato di Praeneste (Palestrina). Sebbene la frequentazione del sito sia cominciata fin da epoca protostorica (XV-IX secolo a.C.), solo verso la fine del VI e gli inizi del V secolo a.C. l’area divenne sede a tutti gli effetti dell’arx prenestina – l’acropoli dell’antica città latina – accogliendo lo svolgimento dei riti legati alle pratiche dell’augurium e dell’auspicium. La natura sacra del luogo fu ribadita anche attraverso un culto stabile offerto a Iuppiter Arcanus, come suggerisce la documentazione epigrafica (le iscrizioni).
Testimonianza evidente di questo periodo sono le imponenti mura poligonali che cingono il sito in cima al monte, che si legano a quelle dell’abitato di Palestrina, un unico circuito difensivo lungo circa quattro chilometri e mezzo. In epoca altomedievale, con la costruzione di una chiesa e di un piccolo monastero, si affermò il culto di San Pietro apostolo. La natura strategico-militare del monte non fu abbandonata, tanto che la famiglia Colonna vi edificò un castrum, la Rocca, con funzioni difensive e di avvistamento. La nuova dimensione del luogo promosse così nel tempo anche una trasformazione nella denominazione del sito: da arx a castrum, da Castrum Sancti Petri a Castrum Montis Prenestini, fino al moderno Monte San Pietro e al nome attuale.
PORTA SAN CESAREO
Porta di ingresso, da oriente, alla città di Palestrina. Dava accesso al vicino quartiere degli Scacciati e al sentiero della Costa che conduceva a Monte San Pietro. Rimase in funzione, insieme con la limitrofa chiesa di San Cesareo oggi scomparsa, fino al XVI secolo.
LA GROTTA RUMICE
Dai Dialoghi di San Gregorio Magno (590-604 d.C.) sappiamo che fu il ritiro spirituale di Santa Irundine, che qui visse come eremita tra il 560 e il 570 d.C. Ebbe come discepole Santa Redenta e Santa Romola. Per le sue caratteristiche la grotta potrebbe essere stata utilizzata anche in epoca protostorica.
L’ANELLO DI MURA POLIGONALI
Era un circuito difensivo che cingeva l’acropoli collegandola all’antica Praeneste attraverso lunghi bracci. I poligoni (blocchi) di calcare erano cavati in prossimità dei punti in cui erano messi in opera attraverso un sistema di terrapieni che permetteva lo spostamento dei massi di enormi dimensioni.
CHIESA DI SAN PIETRO
Fu trasformata dalla famiglia Barberini agli inizi del Seicento, che distrusse l’antico complesso monastico benedettino altomedievale. Alla metà del Settecento un nuovo restauro fu intrapreso da Stefano Mocci su progetto di Nicola Michetti. La pala d’altare (Cristo consegna il gregge a San Pietro, 1633) è opera di Giacinto Gimignani, allievo di Pietro da Cortona (1596-1669). Splendide le due are d’epoca romana riusate come acquasantiere all’ingresso della chiesa.
PALAZZO MOCCI
Il palazzo fu edificato fra il 1730 e il 1740 da Stefano Mocci, Protonotaio della Camera Apostolica, membro ecclesiastico della famiglia più importante dell’epoca. I lavori furono commissionati a Nicola Michetti (1677-1754), che realizzò un palazzo sulla piazza principale della città seguendo i gusti e i dettami architettonici in voga a Roma in quell’epoca. Ospita il Museo Multimediale della città.
ROCCA DEI COLONNA
Fortezza, castrum, presidio strategico militare della famiglia Colonna, signora di queste terre dal 1092 al 1630. Per le sue qualità strategiche, accentuate dalla posizione ai limiti del dirupo, fu l’estremo baluardo difensivo nelle lotte intraprese dalla famiglia contro il papato. Fu per questo più volte distrutta insieme con la città e Palestrina, l’ultima volta nel 1436-37, perdendo così la sua funzione strategico-militare.
CHIESA DELLA BEATA MARGHERITA COLONNA
La chiesa attuale risale al 1682, edificata nell’area in cui era già presente un’antica chiesa con annesso un piccolo monastero, entrambi edificati dalla Beata Margherita Colonna alla fine del 1200.

Immagini da Google Images

Foto e testi de Il Noceto.

La Città di Palestrina si trova a 35 km a Sud di Roma. Situata sulle pendici del Monte Ginestro, già nell’osservarla da lontano si nota la sua caratteristica disposizione su vari livelli.
L’attuale Palestrina sorge sull’antica Praeneste, città latina “famosa” per il complesso archeologico del Santuario della Fortuna Primigenia  che risale agli ultimi decenni del II sec. a.C.

 Il Museo Archeologico Nazionale è situato sull’ultimo livello, quello prettamente turistico della città, ovvero quello delimitato da Via Barberini. La strada prende il nome dall’egemonia dei principi Barberini che, alternandosi alla famiglia dei Colonna, edificarono (e distrussero) molto a Palestrina. Il museo è situato proprio all’interno di un’ala di Palazzo Barberini.  
Oltre ad essere un contenitore artistico per le collezioni, lo stesso palazzo Barberini è il motivo principe per fare una visita: indubbiamente un pezzo di storia di importanza vitale con un elevato valore artistico-architettonico (in particolar modo la Chiesa di Santa Rosalia, cappella privata dei Barberini, ma accessibile anche al pubblico, che conserva delle statue in marmo, tra cui gli “angeli”, eseguiti con un’impronta “estatica” ed altamente emotiva che lasciano presagire la mano o, quantomeno l’influsso, del Bernini).  Tutta l’area espositiva, con enormi sale dall’ottima acustica, è spesso il centro promotore di attività didattiche con le scuole, ospita conferenze sul tema archeologico e storico artistico, è la sede suggestiva per concerti di musica classica e polifonica (tra gli ultimi eventi si ricorda un magnifico concerto del Maestro Ennio Morriconenel giardino dell’area archeologica).

L’allestimento museale, che risale al 1998, si presenta in modo accattivante, ordinato secondo criteri didattici e cronologici. In 16 sale si alternano statue, rilievi, altari, ex voto, e ancora ciste e mosaici. Degno e doveroso di nota è senza dubbio il “mosaico del Nilo” , un capolavoro di arte e tecnica risalente alla fine del II sec a. C.
Usciti dal museo invece, con lo stesso biglietto , è possibile visitare l’ area archeologica all’aperto con i resti delle strutture architettoniche e degli imponenti terrazzamenti dell’antico Santuario della Fortuna Primigenia. Si scendono scale e rampe monumentali e ci si sofferma sulla Terrazza degli emicicli, per un salto nel passato e per godere di un panorama che abbraccia tutta la città e spinge l’occhio fino al mare.

Il B&B Il Noceto propone una promozione per soggiorni autunnali per chi vuole godere delle bellezze di Palestrina e delle campagna romana riscaldata dai colori autunnali. 


Chi mi segue da un po’ sa che sono un amante dei B&B e degli hotel a conduzione famigliare, piccole realtà sorrette da grande passione e cura dei particolari dove ci si sente subito a proprio agio. Nella mia esperienza di viaggio ho sperimentato come il soggiornare in una piccola struttura, dove le camere sono allestite e personalizzate secondo il gusto del gestore, come se fossero stanze di un’abitazione privata, fa la differenza, aiuta a vivere una dimensione più rilassata e permette di entrare in contatto con la gente del posto; spesso i gestori di questi piccoli hotel sono una miniera di informazioni e consigli, persone pronte a condividere con gli ospiti tutto l’amore che hanno per la loro terra.
Oggi vi voglio parlare de Il Noceto, un B&B ad una trentina di chilometri da Roma ma lontano dal traffico della capitale, immerso nella quiete della campagna laziale. A colpirmi è stata la filosofia che sta alla base del progetto.

Il Noceto è al contempo un’idea culturale, enogastronomica e turistica. Cultura dell’arte culinaria, del cibo sano, biologico e a km zero. Il nome stesso rimanda alla produzione di noci, qui attenta a garantire la conservazione delle qualità racchiuse dentro un guscio: sapore, profumo, fragranza, tradizione, salute, genuinità e bontà.
Accanto alle noci, tanti altri prodotti coltivati con cura e rispetto dell’ambiente per offrire agli ospiti un’esperienza gastronomica intensa e appagante.

Idea turistica, dove il turismo è inteso a tutto tondo, naturalistico, rurale,storico, archeologico e non ultimo enogastronomico. Immersi nel verde e nella quiete della campagna romana, al Noceto si può vivere il territorio tutto l’anno, riscoprendone le origini, le tradizioni, passeggiando per i centri storici di piccole cittadine o lungo i tanti sentieri naturalistici.
Oltre a visitare Roma, che può essere raggiunta comodamente in treno per continuare nel filone del turismo ecologico, ci sono molti altri paesi con una propria tradizione, storia, dialetto e, naturalmente, con i loro piatti tipici da scoprire e gustare: Palestrina, il Museo Archeologico Nazionale, Genazzano, Cave, Artena, Zagarolo, Olevano Romano, Bellegra …tante piccole realtà che aspettano di essere scoperte.
Un’idea originale ed alternativa di concepire un viaggio a Roma abbinando una vacanza nella città Eterna ad un soggiorno a contatto con la natura.
IL NOCETO si trova a Colle Palme, un frazione di campagna del Comune di Cave, situato sui Monti Prenestini, a 40 km a Sud di Roma. Vicino alle uscite autostradali di Valmontone e San Cesareo ed alla stazione del treno di Valmontone e di Zagarolo.


Lucia, romana doc, ci racconta un quartiere poco frequentato dai turisti ma molto suggestivo della sua Roma, accompagnando il testo dalle bellissime immagini scattate dal suo compagno Luca.

Quando Silvia mi ha chiesto di scrivere un post su Roma, sui suoi segreti e la sua atmosfera, mi sono sentita onorata. Non credo di dover convincere nessuno a visitarla, perché è un pezzo di storia che in Italia è impossibile mancare.
Dicono che nessuno ami la sua città come i romani amano Roma. Forse è vero, lo dico per me, perché non c’è nessun altro posto come lei: ogni cosa che vedo in giro per il mondo non riesce a darmi la stessa sensazione di Roma. 
Tornata dall’Australia, nonostante la nostalgia per un viaggio di vita che non dimenticherò mai, quando l’aereo ha sorvolato la mia città ho avuto un sussulto al cuore. Casa. Io e lei dal finestrino dell’aereo. Pochi giorni dopo ho preso la macchina ed ho fatto un giro di notte, quando il lungotevere è vuoto, le luci si accendono e c’è un senso di pace che è lontano dal turbinio della frenesia giornaliera. 
Ecco, se dovessi consigliare cosa fare a Roma, direi senza dubbio di viverla ed ascoltarla di notte. In poco tempo la si attraversa tutta, si passa accanto a luoghi segreti e pieni di storia, che riposano silenziosi dopo giornate di assalto dei turisti, e si riconosce l’anima più vera di una città che spesso sta al limite della vivibilità. Mi chiedono spesso come faccia a sopportare tanto caos e tanto trambusto…Semplicemente io a Roma non sopporto nulla, io ci sono immersa con tutta me stessa e ciò che mi innervosisce lo tramuto in amore. Amo girare per Roma sotto il sole e con la pioggia, amo i suoi spazi e la capacità di essere sempre incredibilmente stupefacente in ogni sua forma. Amo il ponte sopra la metro Colosseo, da cui si può ammirare la vista (soprattutto di sera), fare foto, scoprire la meraviglia delle persone che visitano Roma per la prima volta. Lo si capisce subito. Gli occhi luccicano. 

Spesso mi chiedono consigli su cosa visitare a Roma.. l’elenco è infinito e conosciuto, ma ciò che adoro fare è passeggiare tra i vecchi Rioni e quartieri di Roma. Ripensandoci non ho esitato per sceglierne uno: Garbatella
Conosciuto spesso solo per le fiction televisive, la Garbatella è uno dei quartieri storici di Roma, che si “incastra” tra la Cristoforo Colombo e la Via Ostiense. 
Fu fondato sui colli che dominano  la bellissima Basilica Papale di San Paolo fuori le mura, tra gli anni ’20 e ’30, e conserva tutto il fascino di un quartiere popolare, legato indissolubilmente alle persone. Sembra di isolarsi dal traffico, con una pace incontaminata, che aleggia e che viene disturbata solo dal riecheggiare delle cicale in estate, o dal suono delle gocce di pioggia in inverno.
Il gusto anticato degli edifici fa da cornice alla comunità delle persone: scambiarsi battute e chiacchiere nei cortili dei palazzi, giocare calorosamente a carte su delle sedie un po’ vecchie ma fedeli, allungare lo sguardo verso l’alto e vedere i panni stesi ai cordoni fuori dalle finestre. Sopratutto questa è Garbatella. La sensazione è quella di un piccolo paese nel quartiere, in cui si rincorrono ancora i modi di dire del dialetto romano, accompagnati dalle grida felici dei bambini che qui giocano senza paura delle macchine, sorvegliati dall’occhio attento di qualche nonno affacciato dalla finestra della propria dimora. 

Lucia ci racconta la sua serata sulla spiaggia di Fregene, al Singita:

 
Teli bianchi a terra, una musica rilassante, un gong al centro della spiaggia, ed un nome particolare. Il Singita Miracle Beach mi ha regalato un’atmosfera nuova per il concetto di spiaggia romana. Rimanendo allungati sulla spiaggia finché il sole non scende, si osservano spuntare d’improvviso grandi brocche di mojito con lunghe cannucce colorate da un banco aperitivo di un chiosco esotico tanto quanto il suo nome. Enormi divani bianchi o teloni che s’incastonano sulla spiaggia all’imbrunire, creano uno spazio ovattato e surreale, coccolati dalle onde del mare di Fregene. 

Eppure fin qui potrebbe non essere ancora abbastanza, perché ciò che mi ha lasciata sorpresa è il susseguirsi di eventi e spettacoli che mai avrei accostato ad una spiaggia: avete mai sentir parlare di artisti circensi in riva al mare? Trampolieri, giocolieri del fuoco, funamboli, danzatrici, acrobati  e statue viventi che si muovono sinuosi al ritmo di una musica coinvolgente, raccontando storie come in autentiche pièce teatrali. Ci deve essere il tocco di coreografi esperti negli splendidi vestiti di scena, che si fondono con lo sfondo del mare e del tramonto. 

Questo è il Singita Nouveau Cirque.

Ma l’ispirazione delle spiagge d’Ibiza non sembra essere dimenticata, e sabato 20 luglio (il 10 e 14 Agosto si replica) a partire dalle ore 20, il Singita Miracle Beach dedica la serata al Balearic Beat di Ibiza con due musicisti d’eccezione: Micah the Violinist e Ruben Moran al sax. Accanto ai due artisti il Dj resident del locale, Glass Coffee. 

Utilizziamo i cookie per personalizzare i contenuti, fornire le funzioni dei social media e analizzare il nostro traffico. Se si continua a utilizzare questo sito web senza cambiare le impostazioni dei cookie o si fa clic su "Accetto" di seguito, si acconsente a questo. Per informazioni su come disabilitare i cookie, leggere l' Informativa estesa

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi