Immagine presa dal web


La nostra Valentina, Guida Turistica di Roma e Provincia, ci suggerisce un nuovo Itinerario d’Autore e stavolta ci porta a scoprire Roma… in un’ora. Pensate sia impossibile? Lasciatevi guidare dall’esperta!


Siete a Roma, nella maestosa Città Eterna, nel museo a cielo aperto più grande del mondo. Vorreste vedere tutto ma avete soltanto unora a disposizione.

Cosa fare allora? Scegliete di passeggiare davanti al Colosseo? Fate un salto a Fontana di Trevi e lanciare la famosa monetina, sperando di tornare a Roma ed avere più tempo a disposizione? Visitate, file chilometriche permettendo, la Cappella Sistina?
Oppure scegliete di vedere tutto, in unora soltanto!
Da qualche anno questo è possibile; nel 2007 infatti, sono stati inaugurati due ascensori panoramici che permettono di raggiungere il punto più alto del Complesso del Vittoriano, dal quale si può ammirare Roma a 360 gradi. La realizzazione di questa opera, ha generato non poche polemiche, di fatto, è stata concepita come unaddizione estranea al monumento e dunque dotata di reversibilità totale. 


Credits Valentina Nera

Non appena si apriranno le porte dellascensore, vi troverete sulla Terrazza delle Quadrighe, e probabilmente rimarrete senza parole davanti a quel panorama mozzafiato.

Da qualsiasi lato vi affaccerete, la vostra vista ne rimarrà appagata; sarà inevitabile guardare per prima cosa il Colosseo, simbolo assoluto di Roma, dellimpero, e della sua eternità. Con la sua facciata in travertino alta circa 48 metri, domina sui Fori Imperiali.
Procedendo poi in senso antiorario, il vostro sguardo cadrà su Piazza Venezia, e da lì, su Via del Corso, o meglio, sul Tridente, cioè, sulle tre strade rettilinee che partendo da Piazza del Popolo e divergendo verso sud assumono la forma di un Tridente. Rimarrete colpiti dalla sontuosità della Cupola di San Pietro, simbolo di tutta la cristianità. Il Cuppolone, come lo chiamano i Romani,  è una sintesi perfetta tra cultura Rinascimentale e cultura Barocca. 
Credits Valentina Nera

Alternando lo sguardo sui palazzi, sulle chiese e sulle cupole barocche del centro e continuando fino in fondo, troverete lo Stadio Olimpico, inaugurato il 17 maggio 1953;  rappresenta il più capiente impianto sportivo di Roma, secondo in Italia solo al Meazza di Milano. 

Continuando il vostro giro a 360 gradi, potrete ammirare larea del cosiddetto Ghetto Ebraico di Roma, uno dei ghetti più antichi del mondo. Seppur abbia perso in parte le caratteristiche originarie, rimane uno dei punti di riferimento della comunità ebraica di Roma.
Spostandovi di poco, troverete il Teatro di Marcello, costruito per volere di Giulio Cesare fu dedicato da Augusto nel 13 a.C. alla memoria del nipote e genero Marcello.
La vista dinsieme si concluderà su Piazza del Campidoglio, elaborazione scenografica di Michelangelo, dove è collocata una copia delloriginale statua di Marco Aurelio, oggi ricoverata nei Musei Capitolini .
Immagine presa dal web

E se volete guardare meglio, sulla terrazza sono installati dei cannocchiali, che aumenteranno ancora di più la vostra visione e percezione della città.

Quello che vi ho raccontato finora è un buon compromesso per vedere tutto in poco tempo; però, qualora possiate, vi invito a prendervi anche solo una giornata, o magari un weekend o meglio ancora qualche giorno perché come disse  Goethe Solo a Roma ci si può preparare a comprendere Roma.
Lasciati guidare

Valentina Nera Guida turistica autorizzata per Roma e Provincia.
Tessera n° 4192

Pagina Facebook

valenera@hotmail.it; 3339841466. 



La rubrica Itinerari d’Autore si arricchisce di un nuovo membro: questa volta a guidarci alla scoperta delle bellezze della sua regione sarà Valentina NeraGuida turistica autorizzata per Roma e Provincia. 

Valentina inizia questo nuovo viaggio da Genazzano, paese nelle immediate vicinanze della Capitale che diede i natali ad un papa e fu sede di ville e dimore aristocratiche.


Genazzano è un paese in  provincia di Roma che si erge su un blocco di tufo nella parte meridionale dei Monti Prenestini. Fu abitato fin dall’epoca romana, e data la vicinanza con la capitale e l’amenità della zona, fu sede di ville e dimore aristocratiche e imperiali. Il paese ha dato i natali a Papa Martino V, al secolo Oddone Colonna (1368-1431) il quale, incoronato nella cattedrale di Muster a Costanza nel 1417, riportò nel 1420 la sede papale definitivamente a Roma ponendo fine alla “cattività avignonese”. Il primo documento che attesta l’esistenza del ramo autonomo dei Colonna di Genazzano è un mandato pontificio del 5 novembre 1257 redatto per la  volontà di Pietro Colonna di Genazzano di muovere causa contro gli eredi dello zio paterno Oddone Colonna di Olevano.

Il borgo è ricco di testimonianze che si riferiscono alla famiglia Colonna. Il Castello Colonna, oggi di proprietà comunale, si erge nella parte più alta dell’abitato e la storia è legata indissolubilmente alla famiglia. Il primo documento che riguarda un castrum risale al 1022. Nel 1151 papa Eugenio III concesse in perpetuo a Oddone I, signore di Colonna e Zagarolo, il feudo nel quale verosimilmente era compreso anche Genazzano. Proprio in questo periodo il Castello fu ampliato soprattutto per quanto riguarda le prime fortificazioni; ma fu con l’avvento di Papa Martino V che il palazzo prese le fattezze attuali. Oggi ospita il CIAC (Centro Internazionale di Arte Contemporanea) e, tra gli eventi più significativi che ha ospitato nel corso del tempo, è d’obbligo segnalare “Le Stanze” manifestazione artistica svoltasi tra la fine del 1979 e l‘inizio del 1980, curata da Achille Bonito Oliva, che ha visto l’esposizione delle principali opere delle Transavanguardia.

Il borgo di Genazzano mantiene l’impianto originale nato dopo la convenzione stipulata da Fabrizio e Stefano Colonna nel 1379 circa, con la quale si regolava la costruzione di nuove abitazioni per il popolo all’interno delle mura del Castello.

Proseguendo la nostra passeggiata, incontriamo San Nicola, chiesa ufficiale della famiglia Colonna, è proprio qui che avvenne il battesimo di  Martino V. La Chiesa risale al XIII sec. e conserva una bellissima pavimentazione cosmatesca in opus tassellatum girato intorno a grandi ruote.
 Lungo il centrale corso Vannutelli c’è Palazzo Apolloni, ritenuto da alcuni la casa natale di papa Martino V. Si tratta di un edificio gotico in stile aragonese opera di maestranze italo-spagnole; notevoli sono le eleganti finestre bifore.

L’elemento più suggestivo del paese è sicuramente il Ninfeo Bramante, che deve il nome all’impronta bramantesca,  e sorge su quello che era il giardino vecchio del Castello.

L’edificio si articola in un loggiato a tre campate che immette in un ambiente absidato
retrostante e, a sinistra, in un piccola stanza ottagona con vasca circolare al centro; ai lati del loggiato l’edificio si prolunga in due stanze quadrate con piccoli ambienti retrostanti. Le arcate della facciata poggiano su massicci pilastri con un ordine gigante di semicolonne sul fronte e inquadrano prospetticamente le retrostanti tre serliane che a loro volta si aprono sugli spazi dell’ambiente absidato interno.
Probabilmente l’edificio costituiva un luogo di sosta lungo la via che da Genazzano conduceva a Paliano, dove i Colonna avevano la loro riserva di caccia (la Selva), svago preferito all’epoca da queste famiglie di nobiltà guerriera. 
Lasciati guidare…
Valentina Nera Guida turistica autorizzata per Roma e Provincia.
Tessera n° 4192

Pagina Facebook

valenera@hotmail.it; 3339841466. 

Il secondo itinerario della nostra guida turistica per la Puglia Pina Alloggio, che stavolta ci porta a visitare i luoghi ferìdericiani.

Il mio secondo itinerario vi porterà alla scoperta dei luoghi federiciani in Puglia, soprattutto dei numerosi castelli da lui fatti costruire.
Tra i tanti appellativi assegnati all’Imperatore c’è anche quello che lo identifica come “stupor mundi” proprio perché  si tratta di una personalità fuori dagli schemi.
Egli era un sovrano girovago e irrequieto, che non si accontentava di un solo castello, di un solo regno e di una sola regina; sul capo portava tre corone, quelle dei regni di Sicilia, di Germania (Sacro Romano Impero) e di Gerusalemme. Un posto speciale nel suo cuore lo ricoprì la Puglia, infatti tra la Capitanata, la Terra di Bari e la Terra d’Otranto trascorse gran parte della sua età adulta.

Federico II fece della Puglia una terra di castelli, manieri, residenze di caccia e fortezze; non tanto per scopi difensivi ma soprattutto per mostrare la sua grandezza. Basta guardare la mole di Castel del Monte che spicca nella Murgia o i castelli di Bari, Barletta, Brindisi maestosi e imponenti affacciati sull’Adriatico o ancora la fortezza di Trani.
Infine le dimore di caccia e i manieri nascosti nelle stupende campagne pugliesi che spuntano quando meno te lo aspetti, come quelli di Gravina (Federiciana)/), Oria, Sannicandro o Monte Sant’Angelo Monte Sant’Angelo, che dall’alto del Gargano guarda giù verso il Golfo di Manfredonia.
Senza dubbio il più suggestivo e misterioso tra tutti i castelli è Castel del Monte  di cui innumerevoli studiosi si sono occupati per cercare di svelarne il mistero. Consiglio a tutti di visitarlo e perdersi tra le sue poderose mura… Magari riuscite voi a comprenderne l’arcano…
Ma un pò di magia ricopre anche tutti gi altri castelli federiciani, Lucera ad esempio era una delle città più importanti del Regno. Qui il re portò, tra il 1224 e il 1225, circa 20.000 Saraceni dalla Sicilia, facendo di Lucera una vera colonia araba prendendo il nome di Luceria Saracenorum.
Il fantasma che più mi incuriosisce e che vorrei voi conosceste è quello di Bianca Lancia racchiuso nel castello di Gioia del Colle, forse perché sono una romanticona non potevo non innamorarmi di questa donna disposta a sacrificare se stessa pur di dimostrare la sua innocenza dinanzi all’uomo che amava.
Questo itinerario, che come avrete notato vi porterà a visitare tutto il territorio pugliese seguendo un unico filo conduttore, vorrei concluderlo nel luogo dove il nostro protagonista finì i suoi giorni: Castel Fiorentino (guarda il video) vicino Lucera. In questo luogo, il 13 dicembre del 1250, si avverò una triste profezia: Michele Scoto, l’astrologo di fiducia del re, aveva predetto che il sovrano sarebbe morto sub flore, apud portam ferream( vicino ad una porta di ferro in un luogo il cui nome comprende la parola Fiore). Dal momento della profezia il re non mise più piede a Firenze pensando che il luogo designato per la sua morte fosse quello; ma si sbagiava…
Colto da malessere, durante una battuta di caccia, nei boschi vicino Foggia, si rifugiò a Castel Fiorentino dove la profezia si avverò.
Consiglio ai viaggiatori interessati a compiere questo tipo di itinerario di farsi accompagnare da guide esperte dei luoghi in modo da poter appieno apprezzare la suggestione e la bellezza che questi magnifici castelli esprimono.


Pina Alloggio, guida turistica e accompagnatrice della Regione Puglia
cell. 3471999885


Fotografie scattate da: Giovanni Lacorte, guida turistica della Regione Puglia



       La rubrica Itinerari D’Autore dedicata alle Guide Turistiche Ufficiali si arricchisce di un nuovo, bellissimo capitolo. 
      L’autore della nuova guida è Pina Alloggio, Guida Turistica della Puglia, che qui ci propone un primo itinerario alla scoperta del suo paese natale. 

      Scopriamo insieme la Murgia e le Gravine.

Il mio contributo inizierà con una doverosa premessa, visitare la Puglia significa conoscere una terra vastissima con numerose sfaccettature tant’è che molto probabilmente sarebbe meglio parlare di Puglie e non di Puglia e questo lo si capisce bene sentendo parlare la gente nei diversi dialetti presenti sul territorio.

Il mio primo itinerario vi porterà alla scoperta della mia terra e del mio paese natale: vi parlerò delle Murge e delle Gravine. Entrambi territori  spesso al margine dei percorsi turistici più rinomati in Puglia.
Gravina in Puglia: sede del Parco Nazionale dell’alta Murgia, è di qui che parte il mio itinerario…

Il periodo migliore per visitare la Murgia e le gravine è sicuramente la primavera, preparando la valigia non dimenticate di portarvi dietro scarpe da trekking … Ci sarà da camminare!
Arrivati a Gravina non potrete non essere colpiti dalle dolci colline verdeggianti e dai ruderi del Castello voluto da Federico II di Svevia, le campagne sono spettacolari ed infatti consiglio vivamente di soggiornare presso agriturismi o masserie; è questo il modo migliore per godere a pieno del paesaggio e dell’ottimo cibo (agnello arrosto, provolone (
Fondazione Slow Food), verdure, salumi e tanto vino in particolare assaggiate la verdeca.
Il paese offre un patrimonio artistico e archeologico rilevante.

Silbìonla chiamavano gli antichi greci, patria dei Peuceti, i reperti archeologici sono esposti nel grazioso scrigno tutto da scoprire che è la Fondazione Ettore Pomarici Santomasi”.
Sull’orlo del burrone che si affaccia sulla gravina è situata la maestosa cattedrale di origine Normanna rimaneggiata nel corso del Rinascimento. Tra le famiglie feudatarie del luogo la più importante e potente fu quella degli Orsini. Gravina ha dato i natali a Pietro Francesco Orsini, eletto papa nel 1724 con il nome di Benedetto XIII.
 Il visitatore potrebbe scegliere di soggiornare a Gravina e poi partire di qui per visitare i bei dintorni: a pochi chilometri di distanza potrete raggiungere “La leonessa di Puglia” Altamura, anch’essa una perla da scoprire. Il centro storico è famoso per la sua forma perfettamente circolare e per i caratteristici claustri. La cattedrale voluta da Federico II di Svevia è un unicum nel suo genere.  Sosta doverosa è all’interno dei forni altamurani, qui  si producono oltre a sfiziose focacce, rustici e biscotti anche il tipico Pane di Altamura Pane di Altamura. Nei bar di paese potrete assaporare il “Padre Peppe” liquore alle noci veramente eccezionale. Ora potete ripartire e visitare il Museo Archeologico Nazionale di Altamura e infine il celebre “Uomo di Altamura” presso il Centro Visite situato vicino alla grotta di Lamalunga dove venne scoperto l’importante rinvenimento archeologico riguardante i resti di un uomo del periodo Neandhertaliano.

Questo primo itinerario si conclude con un ultimo consiglio: visitate le gravine!

Il Parco delle Gravine si estende tra Taranto e Matera coinvolge i comuni di Massafra, Mottola, Laterza e Ginosa (per citare i più importanti). Lasciatevi accompagnare da guide specializzate che vi condurranno alla scoperta di magnifiche chiese rupestri che conservano stupefacenti affreschi frutto di una cultura artistica bizantineggiante risalente ad un arco temporale che si estende dal  IX al XV sec.d.C.
Pina Alloggio, Guida e Accompagnatrice turistica della Puglia
 e-mail:pollon2901@yahoo.it
cell. 3471999885

Foto di Giovanni Lacorte, Guida Turistica della Puglia



Con grande piacere ospito nella rubrica Itinerari D’Autore di Viaggiolibera questo post di Martina Arrighetti, guida turistica ufficiale di Ferrara, che qui ci spiega perché visitare la sua città proprio in autunno.
Un benvenuto di cuore a Martina che spero ci delizierà presto con altre chicche sulla sua splendida Ferrara.
Credits: 

L’ autunno e.. Ferrara.

Sei approdato dall’estate con la voglia che non finisse mai, ma ottobre poi è arrivato e ti ha portato via la luce fino a tardi, fa buio alle cinque del pomeriggio, che malinconia..
E Ferrara in autunno è malinconica.
Allora perché venirci, per intristire ancora di più?.. No, certo che no.
Piuttosto perché Ferrara da un senso a questa tristezza, alla malinconia, la fa diventare dolce come la luce obliqua che piove sui mattoni colorandoli di un rosa intenso.

Se arrivi al mattino, che sia un mattino di sole o di leggera nebbia, ti puoi fare un giro nel centro, toccare il ponte levatoio del Castello mentre lo attraversi, guardare l’acqua profonda del fossato, dirigerti alle Piazze tante e diverse, la prima che incontri è quella del Castello, passi poi la Galleria coperta e sei in quella del Savonarola, ti giri e dai un’occhiata alla Torre Marchesina e alla magnificenza di questo lato del Castello, qui trovi Giori il bar storico in stile liberty e poi ancora due passi lungo il Corso, negozi bellissimi su entrambi i lati e la Piazza della Cattedrale ti accoglie, ti toglie il fiato il ricamo della facciata, un capolavoro.

Puoi scegliere se andare subito al Ghetto Ebraico, che poi è la via del passeggio, dei negozi, quella che nei sabato pomeriggio a quest’epoca è un fiume di teste, tanta gente, ferraresi che si vivono la propria città.
Oppure dirigerti subito alla via delle Volte e qui, proprio qui che nasce la mia città.
E poi te lo vuoi prendere un aperitivo, un caffè, mangiarti qualcosa,  hai solo l’imbarazzo della scelta.
Nel pomeriggio ti porterei dove il tempo si è fermato, in quella parte di Ferrara, quella rinascimentale, oltre lo splendido Palazzo dei Diamanti, dove il nome di città giardino ha significato.
Silenzio, pioppi, mattoni e spazi enormi, impensabili, e poi la passeggiata sulle mura, al tramonto, calpestando le foglie e allora mi darai ragione.
Davvero questa Ferrara in autunno da un senso alla malinconia

Le immagini sono prese da Google Images. La Redazione rimane a disposizione per segnalazioni di copyright 



Un nuovo itinerario d’autore di Eleonora Rinaldini, guida ufficiale per l’Emilia Romagna, che stavolta ci porta alla scoperta dei luoghi verdiani.

Ci sono luoghi che suonano, penso alle Dolomiti, penso alle foreste del Trentino frustate dal vento.
E poi ci sono alcuni posti che magari nati silenziosi, si sono fatti grandi casse armoniche perché lì è nata la musica. Questi sono i Luoghi Verdiani. Roncole Verdi, Busseto, S.Agata sull’Arda, Parma
In occasione del bicentenario della nascita di Verdi, in questo 2013 ricorre anche il bicentenario di quella di Wagner il suo eterno rivale, questi luoghi si riempiono ancor più di musica e si lasciano ammirare nella loro popolare bellezza.
Partiamo proprio da Roncole Verdi, già Le Roncole. Verdi scrisse inequivocabilmente “io sono e sarò sempre un paesano delle Roncole” (tastando il polso dei paesani ho sentito ancora viva questa diatriba fra il Verdi di Roncole e il Verdi di Busseto).

Questo piccolo ma magico paese dista solo pochi chilometri da Busseto. E’ qui che si trova la casa natale di Giuseppe Verdi uno degli italiani più amati di tutti i tempi. Questa umile e bellissima casa è stata adibita a Museo, interessante da visitare per immergersi immediatamente in quell’atmosfera verdiana che avvolge questi luoghi. Per tutto il 2013 potrete ritirare gratuitamente al museo la card con cui visitare i luoghi verdiani con sconti e promozioni.
Da visitare anche la chiesa di San Michele Arcangelodove Verdi viene battezzato e dove impara a  suonare l’antico organo risalente al 1797. A Roncole visse anche un grande scrittore, Giovannino Guareschi, papà di Don Camillo e Peppone, affresco di un Italia che oramai non esiste più.
Spostandoci solo di pochi chilometri entriamo a Busseto, paese che ufficialmente adotta il giovane Verdi quando, Antonio Barezzi, un negoziante amante della musica e presidente della società filarmonica, ne comprende il genio e lo protegge, facendogli da mecenate e appoggiandolo in tutto il periodo precedente il successo che lo porterà ad essere il musicista  più famoso del mondo.
Punto di partenza è sicuramente Piazza Giuseppe Verdi con lo sfondo di Rocca Pallavicino dove domina la famosissima statua del Cigno di Busseto opera di Luigi Secchi realizzata nel 1913 per il centenario della nascita del Maestro. In questa piazza si svolgono ogni anno eventi musicali di grande pregio legati al Festival Verdi. Prendete un caffè al bel Caffè Centrale che si affaccia su Piazza Verdi, nel suo interno c’è un vero museo dell’Opera con le foto d’epoca dei più grandi protagonisti che sono venuti a Busseto per cantare nel Teatro Verdi, da Mario del Monaco alla Tebaldi a Di Stefano fino a Carreras.
Prima di lasciare Busseto tappa obbligata è la visita al Museo Verdiche si trova a Villa Pallavicino.
Meta di gruppi di visitatori di ogni tipo, dagli studenti che si affacciano per la prima volta sul mondo del melodramma, ai tanti turisti stranieri che hanno ancora, e per fortuna, forte dentro sé l’idea dell’Italia ai vertici dell’arte e della musica.
La splendida villa dista poche centinaia di metri da Piazza Verdi ed è immersa in un ampio parco naturale, è stata destinata  nel 2009 a diventare Museo Verdi e presto sarà affiancata da un altro importante polo musicale, il Museo del Melodramma Renata Tebaldi, di prossima apertura, dedicato al mondo dell’opera lirica.
L’allestimento di Museo Verdi è a sua volta un’opera d’arte perché pensato e realizzato da Pier Luigi Pizzi, il Signore delle regie operistiche, formato al teatro accanto al grande Giorgio Strehler. La visita ai due piani del Museo è stata pensata rispettando cronologicamente la storia creativa del Maestro. In un desiderio di creare la suggestione e il connubio fra musica scenografie e vestiti di scena. Diciamo subito che è stata fatta la scelta filologica di riportare o meglio lasciare Verdi al suo tempo senza pericolosi salti nel contemporaneo, quindi ci siamo trovati di fronte a pesanti damascati che rivestono l’ambiente dalle sedie alle pareti. Una storia risorgimentale che profuma di naftalina piacerà sicuramente a chi vuole capire Verdi immerso nel grande Ottocento italiano. Tanti gli abiti di scena, tanta la musica e alle pareti riproduzioni di dipinti che fanno da sottofondo al sentimento risorgimentale che è stato sempre vivo negli ideali e nelle intenzioni musicali verdiane.
Purtroppo non amo vedere copie e riproduzioni spesso sgranate di un’opera d’arte spesso bellissima ( quasi tutte riproduzioni di quadri di Francesco Hayez il più importante pittore italiano del periodo) e purtroppo altra nota dolente, la musica che risuona continuamente nelle sale spesso e volentieri viene disturbata da altri spartiti di altre opere che vengono suonati nelle stanze attigue. E per una melomane come me è un elemento fastidioso. Sono sincera. Ma sull’opera lirica sono noiosa lo ammetto come alcune mamme che dal salumiere si impuntano sullo spessore della fetta di prosciutto.
L’audioguida “raccontata” dal nostro Philippe Daverio è molto bella ma di difficile comprensione sia come linguaggio che come lunghezza dei discorsi.

Quindi vi consiglio vivamente di venire a Museo Verdi, ma già preparati in modo da avere un’infarinatura almeno generale di quella grande avventura ottocentesca che si chiama opera lirica italiana che Verdi ha portato sulle vette del mondo fra le stelle più brillanti della musica di ogni tempo.

Gli Itinerari D’Autore di Viaggiolibera si arricchiscono di una Miniguida dedicata all’Emilia Romagna. A guidarci in questo viaggio tra bellezze storiche e artistiche Eleonora Rinaldini,  Guida Turistica ufficiale della regione Emilia Romagna, storica dell’arte, insegnante, guida museale. 

Nel suo primo articolo Eleonora ci parla di una bellissima mostra dedicata a Francisco de Zurbaran in programma a settembre a Ferrara.
Se siete amanti dell’arte, delle belle città e del buon cibo allora prenotate almeno un fine settimana d’autunno a Ferrara, città Patrimonio dell’Unesco.
Ferrara ha un centro storico molto bello una Cattedrale, dedicata a S.Giorgio, con una facciata romanica ricca di rilievi bellissimi e unici nel loro genere, Ferrara è città medievale con le sue stradine e col suo ghetto ebraico, ma è soprattutto una delle prime città d’Europa ad essere stata “programmata” e costruita per essere moderna con una serie di interventi urbanistici, la famosa Addizione erculea, che ne hanno trasformato la fisionomia fino a farla diventare un modello da imitare.
Passate a Palazzo Schifanoia, perché al suo interno si può ammirare uno dei cicli pittorici più importanti del nostro Quattrocento, nelle Sale dei Mesi e delle Virtù in particolare si dipana tutta l’abilità e l’estro pittorico della Scuola ferrarese con i suoi massimi esponenti, Ercole de Roberti, Francesco del Cossa e Cosmè Tura. Da leggere e osservare con un bel libro di Gemisto Pletone fra le mani, colui che ha inciso maggiormente nel pensiero neoplatonico dell’epoca, pensiero nel quale le immagini si immergono saldamente.
E se ancora non vi basta sappiate che a settembre Palazzo dei Diamanti ospiterà una grande mostra dedicata ad un pintor extraordinario Francisco de Zurbaran 1598-1664 semplicisticamente definito il Caravaggio spagnolo (semplicisticamente perché siamo sicuri di conoscere a tal punto Caravaggio da poterne verificare le assonanze con Zurbaran?).
La pittura di Zurbaran è una poesia altissima fatta di santi solidi e puri che ti guardano ammonendoti dalla tela ma anche fatta di poco come una tazza e da un fiore messi lì a prendere luce e a farsi oggetto di venerazione da parte di occhi sensibili. Morandi sicuramente con la sua poetica delle semplici cose ha amato questo maestro spagnolo capace di rendere così magnetica una semplice tazza un semplice fiore in bilico ma apparentemente stabile come ogni cuore umano.
Per informazioni sulla mostra e per prenotare visite guidate potete visitare il sito Guideromagna oppure contattare Eleonora inviandole una mail o al seguente numero 328-9439658
Si formano gruppi per visitare le più importanti mostre in Italia 2013-214


Continuano gli Itinerari D’Autore firmati da Elena Serrani, guida turistica ufficiale, che ci porta alla scoperta di un altro tesoro del biellese: l’Oasi Zegna.

Ermenegildo Zegna appartiene alla schiera di industriali lungimiranti che nel Biellese hanno lasciato
il segno: non solo nella produzione tessile, ma anche nella natura e sulle montagne della provincia.
La ricerca del bello per Ermenegildo Zegna trova realizzazione nel progetto di creare una via panoramica dell’alto biellese che colleghi il Triverese con la città di Biella passando nella fascia montana; a partire dal 1929 in poi vengono costruiti i 26km della SS 232, chiamata Panoramica Zegna, e le aree attraversate vengono arricchite da scorci floristici di particolare interesse.


La piantagione di essenze come i rododendri, le ortensie e le conifere (cinquecento mila abeti rossi)
ricordano l’intervento attuato dai Piacenza e stessa è la finalità di creare un paesaggio costruito ma
non razionalizzato in parterre o schemi geometrici: lo scopo della Panoramica è principalmente di
ricreare un ambiente alpino verosimile in cui gli abitanti della zona, e quindi soprattutto gli operai
del lanificio, possano recarsi nel tempo libero.
La panoramica diventa per Zegna anche un efficace strumento pubblicitario per la celebrazione
dell’imprenditore e della qualità dei suoi prodotti, tanto da essere citata in diverse campagne
pubblicitarie.
Nel corso degli anni ’50 vengono costruiti gli impianti sciistici di Bielmonte, tuttora la località più

attrezzata del Biellese per questo sport; nel 1958 l’architetto Porcinai già attivo in Burcina, progetta Casa Zegna:  oggi una parte della Villa è divenuta museo per volere della Fondazione Zegna, gestita dagli eredi di Ermenegildo: il primo piano è stato infatti progettato per mostrare al visitatore la storia
dell’impresa e della famiglia; alla struttura abitativa si è poi aggiunta un’ala di nuova costruzione
per le esposizioni temporanee e la didattica, caratterizzata da ampie vetrate sul lanificio e sul
paesaggio montano circostante, a ribadire il dialogo continuo tra natura e intervento dell’uomo
voluto dalla committenza.
Casa Zegna è visitabile alla domenica in occasione di mostre ed eventi.

Anche dopo le opere patrocinate da Ermenegildo la famiglia Zegna prosegue la cura della
panoramica, che nel 1983 vede l’istituzione dell’Oasi Zegna il cui nome indica l’importanza
paesaggistica dell’area. Nel corso degli anni vengono potenziati gli itinerari escursionistici per il
trekking, la bicicletta e l’equitazione; interessanti sono i percorsi di collegamento tra la Valsessera
e la Valsesia poiché ricalcano le vie di comunicazione usate in passato per passare da un territorio
all’altro. La cultura dell’alpeggio è ancora oggi presente all’interno dell’Oasi: in merito presso
l’Alpe Margosio si è ricavata una cellula eco museale per la didattica.


Continua l’Itinerario D’Autore firmato da Elena Serrani, guida turistica ufficiale che ci porta alla scoperta di un altro tesoro del biellese: Rosazza.

Il paese di Rosazza è situato a 900 metri circa d’altezza nella Alta Valle Cervo, vallata stretta e
scavata nei secoli dal torrente che collega i centri della comunità con la città di Biella. La Valle
Cervo è caratterizzata da cave di pietra, soprattutto sienite, da cui si sono estratti i materiali per
l’edilizia tradizionale che ancora caratterizza i centri abitati e gli alpeggi dell’alta valle.
In questo scenario si inserisce il progetto di costruzione architettonica, paesaggistica e storica di
Federico Rosazza Pistolet (1813-99), che nella seconda metà dell’Ottocento interviene finanziando
la costruzione di edifici e infrastrutture nel centro di Rosazza e in altri siti della vallata. Personaggio
di spicco, colto intellettuale e politico, decide di arricchire i suoi luoghi d’origine con architetture
e opere urbanistiche di grande impatto e di singolare gusto che oggi rendono il paesaggio davvero sorprendente e inaspettato per il visitatore.

Citazioni da opere di epoche e luoghi svariati, riproposizione di scelte stilistiche e motivi a volte
decontestualizzati , riferimenti all’occultismo contraddistinguono l’immagine data al paesaggio,
ancora oggi visibile in valle Cervo. Il tutto prodotto dal gusto del Senatore, coadiuvato e trasposto
nella realtà attraverso i progetti dell’Architetto Maffei, grande amico del Rosazza.
Giuseppe Maffei firma la sua prima opera come progettista nel Cimitero di Rosazza, iniziato nel
1875 con riferimento a quello monumentale di Milano.
Nel 1870 infatti Federico recupera un’idea già sviluppata dal padre Vitale di creare una strada
carrozzabile tra Rosazza e San Giovanni d’Andorno, arricchendo il percorso anche dal punto
di vista ambientale con essenze arboree secondo il gusto dell’epoca; parliamo di un percorso
che arriva a oltre 1000 metri d’altezza, che ancora oggi ci regala viste spettacolari sulla valle
sottostante.
Federico Rosazza si spinge oltre l’obiettivo paterno nel 1889 quando avvia il proseguimento della
strada dal San Giovanni verso l’altro santuario celebre del Biellese, quello di Oropa. Osteggiato da
alcuni impresari per l’arditezza del progetto, egli non desiste e sempre con l’aiuto di Maffei realizza
il collegamento tra le due valli, completato nel 1897 con lo scavo della Galleria di collegamento tra
le due valli.

Il paese di Rosazza viene poi ripensato nell’urbanistica con nuovi edifici in linea col gusto dei
due artefici: la costruzione della Chiesa nuova e nel 1880 il Municipio, la cui torre viene ricavata
reimpiegando il vecchio campanile della chiesa antica e modificandolo con merlature neo-
ghibelline. Il nuovo edificio viene costruito su più piani e decorato con fasce orizzontali che
richiamano l’architettura medievale genovese.
Un po’ decentrato rispetto all’abitato, ben visibile per l’alta torre cilindrica, si incontra il castello
progettato dal Maffei come residenza ma soprattutto galleria per le opere collezionate da Federico
Rosazza: l’edificio riprende forme medievali, nelle merlature guelfe, e segue il gusto del pittoresco
e del non finito tipico dell’Ottocento. Qui il Maffei crea finte rovine e un richiamo all’architettura
dei castelli scozzesi visti in uno dei tanti viaggi all’estero, arricchite di simbologie e riferimenti
esoterici come le altre architetture da lui progettate. Un riferimento può essere costituito dal revival
storicistico del Borgo medievale al Parco del Valentino a Torino.


E’ con grande gioia ed orgoglio che pubblico un post scritto e redatto da Elena Serrani, guida turistica ufficiale di Biella e Provincia, che in esclusiva per Viaggiolibera ci propone un itinerario d’autore alla scoperta delle meraviglie architettoniche e paesaggistiche di Biella.
Un’ occasione unica per scoprire un territorio ricco di sorprese, attraverso le immagini e le parole di un’esperta che ne conosce profondamente storia, tradizioni e bellezze.
Ecco il primo di una serie di articoli che vi porteranno alla scoperta della zona settentrionale della provincia.

Chi giunge dalla pianura nella provincia di Biella viene accolto già in lontananza dal profilo ritmato
delle colline e delle Alpi che coronano questo territorio. Partendo dalla lingua morenica della Serra,
si possono percorrere con lo sguardo i pascoli della Valle Elvo, i rilievi conici (i cosiddetti Brich)
della Burcina, San Grato, Zumaglia e Monte Prèvè, per proseguire a est verso la zona ancora ricca
di vigneti di Masserano e Sostegno.
Le colline e le montagne biellesi sono state interessate nei secoli dalla presenza umana legata alle
attività di alpeggio e pastorizia nella fascia montana, ad attività artigianali alle quote più basse. Le
montagne sono state fino all’Ottocento la via privilegiata, attraverso i valichi, per le comunicazioni
e i commerci tra le zone limitrofe della Valle d’Aosta e Valsesia.
Con l’incremento dell’industrializzazione nel XX secolo le valli fluviali biellesi vengono costellate
di grandi stabili produttivi; a livello sociale nasce e sale al vertice la borghesia costituita dagli
imprenditori locali, desiderosi di affermarsi anche a livello di immagine non solo investendo nelle
proprie attività produttive, ma attraverso committenze artistiche e architettoniche o interventi
urbanistici.

Il percorso qui offerto interessa, partendo da ovest, alcune aree dislocate nella fascia settentrionale
del Biellese, caratterizzate dall’interazione tra ambiente naturale e progetto costruttivo umano:
tra XIX e XX secolo infatti l’immagine del Biellese viene modificata dagli interventi promossi
e finanziati da illustri personaggi che vogliono disegnare il paesaggio secondo i propri ideali
estetici; i Piacenza, Federico Rosazza Pistolet, Ermenegildo Zegna lasciano la propria firma sul
territorio attraverso interventi paesaggistici e architettonici, includendo nella propria visione anche
le comunità in cui agiscono. Imprenditori, studiosi, esteti, appassionati, controversi, megalomani,
filantropi tanti sono gli aspetti legati alle figure di questi personaggi, i quali indubbiamente hanno
lasciato segni tangibili sul territorio e nella sua storia.

La BURCINA
La riserva naturale della Burcina si trova nel comune di Pollone, situato a nord di Biella nella
comunità della valle Elvo, e si estende su un’area collinare di 57 ettari tra 570 e 830 metri d’altezza.
Il Brich Burcina deriva il nome probabilmente dal termine bru con cui si indicava l’erica, mentre
con Brich si indicano tutte le conformazioni collinari coniche che caratterizzano la geologi dell’alto
Biellese, in prossimità del passaggio della Linea Insubrica del Canavese (area tra l’alta Serra e il
Bocchetto Sessera).
Area importante dal punto di vista storico poiché sono state trovate testimonianze archeologiche,
oggi essa richiama visitatori per la sua bellezza di giardino ai piedi delle Alpi e dominante la
pianura con viste mozzafiato.
L’iniziatore del parco è Giovanni Piacenza lungimirante industriale laniero locale, attivo
nell’azienda fondata dagli avi nel 1733, viaggiatore e politico; egli, nella prima metà dell’Ottocento
decide di riqualificare il colle riordinando la flora esistente e piantando nuove essenze soprattutto
conifere. Il progetto sarà portato avanti dal figlio Piacenza, che creerà il giardino all’inglese che
ancora oggi mantiene l’impianto di fine XIX secolo, con la grande piantumazione di rododendri ed
essenze esotiche.

Il parco è visitabile attraverso un percorso sterrato che dall’ingresso principale porta fino alla vetta,
tagliato da alcuni sentieri mantenuti dal personale della Riserva.
Il transito veicolare è possibile solo per chi risiede o svolge attività nel parco (ci sono ancora poche
cascine abitate), oppure nei giorni di giovedì (9.00-18.00) e sabato (9.00-11.00) è permesso il
transito ai mezzi che trasportano disabili o anziani over 65.
La Burcina è meta di visitatori provenienti dall’esterno, ma è anche molto frequentata dai
Biellesi stessi per passeggiate e attività sportive outdoor, a confermare l’importanza di un luogo
esteticamente e naturalisticamente ricco di interesse. Il parco è sede del centro documentazione
giardini storici del Biellese, e della Società italiana del rododendro.
Diverse attività vengono organizzate nel corso dell’anno, e sono visibili sul sito ufficiale.

Utilizziamo i cookie per personalizzare i contenuti, fornire le funzioni dei social media e analizzare il nostro traffico. Se si continua a utilizzare questo sito web senza cambiare le impostazioni dei cookie o si fa clic su "Accetto" di seguito, si acconsente a questo. Per informazioni su come disabilitare i cookie, leggere l' Informativa estesa

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi