I mercatini di Natale di Dresda, conosciuti con il nome di Dresden Stiezelmarkt, sono considerati tra i più antichi d’Europa e risalgono al 1434. Secoli di storia non hanno scalfino l’atmosfera tipica e originale dell’evento, che ancora oggi attira moltissimi visitatori sia dalla Germania che da altri paesi. Si calcola che ogni anno i mercatini siano visitati da oltre due milioni di persone! 
L’origine di quelli che oggi sono considerati tra i mercatini più belli e autentici è in realtà modesta. Nel Medioevo, quando Dresda era ancora un piccolo porto mercantile, erano infatti un mercato della carne; fu Federico II a concedere l’autorizzazione a tenere un mercato un giorno alla settimana, inclusa la Vigilia di Natale. Alla fine del digiuno prenatalizio, i cittadini potevano quindi comprare la carne da cucinare a Natale in questo mercato. Nel corso degli anni e dei secoli non solo il mercato sopravvisse ma acquistò sempre maggiore fama, includendo nuovi prodotti e mercanzie. Oggi sono oltre 200 le bancarelle ospitate nei caratteristici chalet in legno, rendendo lo Stiezelmarkt una delle più grandi esposizioni di artigianato di tutta la Germania.
L’atmosfera è quella autentica dei mercati tradizionali tedeschi, con luci, addobbi, alberi di Natale, calendari dell’Avvento, oggetti d’artigianato e naturalmente piatti tipici della cucina locale da consumare direttamente all’aperto.
Plaumentoffel
I mercatini hanno anche un simbolo e un porta fortuna, il Plaumentoffel, un piccolo spazzacamino fatto di prugne secche, il souvenir perfetto da portare a casa.
Al Plaumentoffel è anche legato il ricordo di un altro simbolo dei mercatini di Dresda, i bambini di Striezel, ovvero i bambini che ad inizio Ottocento gironzolavano tra le bancarelle proprio per vendere i piccoli Plaumentoffel preparati dalla loro mamme e racimolare così qualche soldo per il pranzo di Natale. Oggi naturalmente i Plaumentoffel non vengono più venduti dai bambini ma il ricordo rimane vivo.
Lo Stollen, tradizionale dolce tedesco
Una curiosità : il nome dei mercatini deriva dallo Striezel, un altro termine con cui viene chiamato lo Stollen, il tipico dolce natalizio tedesco che è uno dei prodotti principe venduti alle bancarelle.
Oltre che nei mercatini, Dresda offre tipiche atmosfere natalizie anche nelle numerose gallerie e palazzi barocchi del centro, che durante le feste sono tutti addobbati e illuminati come da tradizione. 

Il secondo capitolo del racconto di Valentina su Dresda! 
A volte basta una piazza per riassumere l’animo di una città: arrivandoci, si sente che quello è il luogo più significativo, quello che si ricorderà per sempre dopo il viaggio. Per me, Dresda è tutta racchiusa nella magnifica Theaterplatz: un mondo di stili diversi, di epoche diverse, tutto meticolosamente ricostruito dopo il terribile bombardamento che ridusse la città in macerie durante la seconda guerra mondiale.
Zwinger 
La Theatherplatz, o piazza del teatro, si trova vicino al fiume Elba e chiude a ovest il centro storico. La fermata dell’autobus si trova proprio davanti alle mura imponenti della Residenzschoss, mentre di fronte si apre la piazza circondata dalla Schinkelwache, dallo Zwinger e dalla Semperoper, mentre nel centro svetta un re a cavallo. Verso il fiume si trova l’Italienisches Dörfchen e di fronte chiude il cerchio l’imponente Hofkirche.
La Schinkelwache è un rigoroso edificio in stile neoclassico, costruito negli anni ’30 dell’Ottocento: un tempo posto di polizia, ospita ora la biglietteria della Semperoper e un caffè, dove è possibile assaggiare una deliziosa Eierschecke, torta multistrato con un impasto a base di uova (appunto Eier in tedesco) e ricotta, uno dei simboli gastronomici della città.
A pochi passi, sorge lo Zwinger, possente palazzo barocco che ospita la Gemäldegalerie Alter Meister, collezione d’arte europea dal 14° al 18° secolo. Se avete intenzione di visitarla – e se amate la storia dell’arte ne vale la pena: qui si possono vedere il San Sebastiano di Antonello da Messina, la Madonna Sistina di Raffaello, la Venere dormiente di Giorgione e poi Rembrandt, Rubens, Tiziano… – vi consiglio di arrivare presto al mattino, altrimenti si rischia di dover fare una lunga coda all’ingresso.
Ma lo Zwinger cela altro da vedere: il cortile, la Kronentor (una porta d’accesso al cortile sormontata da una corona gigante) e il Nymphenbad, una sorta di giardino interno con fontana, giochi d’acqua e statue di gusto classico.
Castello- Ingresso collezioni

Accanto allo Zwinger si trova l’imponente mole neoclassica della Semperoper, uno dei teatri d’opera più belli. L’interno è un tripudio di stucchi, di dorature, di decorazioni intricate che creano una sensazione di sfarzo incredibile e tutto questo è stato ricreato dettaglio su dettaglio a partire dal 1977, quando la DDR decise di ricostruire il teatro distrutto. La guida spiega che oggi un lavoro di tale portata (sono state necessarie 200 ore di lavoro per una singola colonna!) non sarebbe certo sostenibile da un’amministrazione pubblica ma che ai tempi del regime comunista, quando il lavoro del singolo non aveva certo il valore di oggi, la ricostruzione divenne quasi una sfida all’Occidente, per mostrare che anche i paesi comunisti potevano risorgere gloriosi dalle ceneri della guerra. E la stessa volontà di affermazione e di grandiosa dimostrazione di potenza si legge chiaramente in tutti gli edifici del centro, fedelmente risorti nella loro posizione originaria.

La stessa Hofkirche (un tempo chiesa di corte, ora Cattedrale della Santa Trinità), con la sua arzigogolata torre barocca, e la Residenzschloss, il castello sede della corte, sono stati ricostruiti pezzo su pezzo, basandosi sui piani di costruzioni originali e su opere d’arte dei secoli scorsi che li ritraevano.
Nel castello si possono visitare i tesori di corte (in particolare la Historisches Grünes Gewölbe, una successione di stanze studiate appositamente per esporre le preziose collezioni dei Wettiner, dai gioielli ai vasi in avorio, argento e vetro rosso, alle curiosità in madreperla), ma – a meno che non siate particolarmente interessati a questo genere di oggetti – consiglio di non visitarli, ma piuttosto di fare una passeggiata in centro o un’escursione nei dintorni.
L’ultimo edifico sulla piazza è l’Italienisches Dörfchen, un edificio in stile neoclassico (oggi un ristorante) sorto nel luogo dove originariamente risiedevano gli operai italiani impegnati nella costruzione della Hofkirche: il nome significa infatti “paesino italiano”.

Qui si chiude il giro della Theaterplatz, specchio di Dresda e della sua rinascita.

Informazioni utili online:

Sulle collezioni d’arte allo Zwinger e nel castello potete vistare questo sito 
Per le visite guidate e spettacoli in cartellone visitate il sito della Semperoper 
Il sito ufficiale della città: Dresda Turismo


La nostra giramondo Valentina non ha resistito a tornare nella sua amata Germania e stavolta ci racconta Dresda. Questa che segue è “solo” un’introduzione, presto ci svelerà tutti i dettagli delle bellezze della città e ci darà tutti i consigli per visitarla.
Arrivo a Dresda di notte, dopo le 11. In stazione c’è quella calma quasi irreale che contraddistingue i luoghi molto affollati che si ritrovano d’un tratto quasi deserti. Esco e già c’è qualche persona in più, aspettano il tram. Pochi passi e sono in hotel: della città vera e propria, del centro che sogno di vedere da tempo, ancora nulla. 
Al mattino mi alzo e per prima cosa mi affaccio al balcone: niente da fare, l’Elba scorre alle mie spalle, davanti a me solo la stazione, un cantiere (siamo in zona commerciale) e qualche edificio di vario genere, probabile testimone della DDR, la vecchia Repubblica Democratica Tedesca. 
Finalmente è ora di uscire, il nostro obiettivo è la piazza del teatro. Arrivo e – semplicemente – non posso credere alla magnificenza della piazza. Circondata dallo Zwinger, antica fortezza che ospita la Gemäldegalerie Alter Meister – una delle collezioni d’arte più importanti d’Europa – dalla Semperoper, dal castello e dalla Hofkirche, la chiesa di corte, brulica di gruppi, di visitatori e di turisti che si dirigono più o meno ordinatamente verso la loro meta. O semplicemente si godono il sole sorprendentemente caldo di questo sabato d’ottobre. 
Ma aspettate un momento… Questa piazza, questi edifici che vanno dal barocco al neoclassico e sembrano testimoni di una storia ricca e prestigiosa fino a (relativamente) pochi anni fa non c’erano. O meglio, c’erano, ma sono stati spazzati via all’improvviso da un attacco aereo alleato nel febbraio del 1945, a cui seguì un furioso incendio, che ridusse letteralmente in cenere la città.  La Dresda di oggi è tutta ricostruita pietra su pietra, con una cura del dettaglio quasi maniacale. 
SemperOper – Credits Valentina Bellotti Credits
Di davvero originale rimane poco – ma quel poco testimonia davvero un passato fastoso, come nel caso del Fürstenzug (il corteo principesco di inizio ‘900 che raffigura tutti i regnanti della casa dei Wettiner, su piastrelle di porcellana di Meißen) – e, dopo il primo momento di sfasamento, non si può che rimanere colpiti dalla volontà ferrea che ha reso possibile questa ricostruzione miracolosa. Dico miracolosa perché se si osservano le foto del bombardamento, sembra davvero incredibile che da quelle macerie sia rinata una città che ha saputo letteralmente ricreare il suo patrimonio, riaffermando la sua fama di “Firenze dell’Elba”. 
Il centro di Dresda si può tranquillamente visitare in una giornata, passeggiando senza fretta tra la Theaterplatz e la Frauenkirche, magari attraversando il ponte sull’Elba da cui Bellotto (e ho pure scoperto che le vedute di Dresda non sono proprio del nostro Canaletto ma di suo nipote, che voleva sfruttare il nome dello zio per lanciare la sua carriera!) ritrasse la città fornendo inconsapevolmente il modello per la futura ricostruzione, per arrivare a Neustadt. 

Fuerstenzug – Credits Valentina Bellotti 
Naturalmente, se si vuole visitare qualcuno dei musei della città, bisogna calcolare qualche ora in più. 
Di sicuro, Dresda è una di quelle città che merita di essere vista e assaporata, per un fine settimana o magari come tappa di un viaggio più ampio. Da qui la regione della Sächsische Schweiz di cui vi ho raccontato non dista molto e la Repubblica Ceca è subito dietro l’angolo. 
Link:

Il castello di Neuschwanstein
Valentina torna nella sua amata Germania e stavolta ci porta in un itinerario tra fiaba e realtà tra i Castelli della Baviera.

 Per chi come me è cresciuta a pane e cartoni della Disney, l’immagine del castello della Bella Addormentata è a dir poco iconica. Chi non riconosce le torri aguzze, le mura bianche arroccate su di un picco? Ebbene, quel fantastico maniero esiste davvero. O meglio, esiste il suo modello originale: il castello di Neuschwanstein vicino a Füssen, in Baviera. 

Approfittando di un fine settimana libero a inizio settembre, io e le mie compagne di viaggio ci lanciamo in un breve tour che ci porterà non solo a Neuschwanstein ma anche a Hohenschwangau e a Linderhof, altre due residenze reali poco distanti. 
Il castello di Hohenschwangau
Arrivate a Füssen, ci concediamo solo una breve sosta in hotel e saliamo subito a Hohenschwangau, dove si trova la biglietteria per i castelli. Ritiriamo i biglietti prenotati online e approfittiamo del tempo a disposizione prima della visita per guardaci attorno. Qui ci sono solamente ristoranti, chioschi di souvenir e un sacco di parcheggi. 
Il primo appuntamento è per la visita a Hohenschwangau, il castello più antico. Il re Massimiliano II di Baviera, infatti, riscoprì i resti di un antico maniero risalenti al XII secolo e li fece ristrutturare come residenza estiva. L’atmosfera ricorda un medioevo fantastico, popolato di dame e cavalieri eleganti: si entra davvero in un’altra dimensione! 
Quest’impressione si rafforza poi varcando la soglia di Neuschwanstein, la seconda tappa del nostro viaggio, tripudio delle fantasie del re Ludovico II, Ludwig in tedesco. Qui le decorazioni, i rimandi a leggende e storie antiche sono fitti e ricchissimi: sembra di trovarsi in un luogo fuori dal tempo e dallo spazio, da fiaba appunto. 
Conclusa la visita, torniamo a Füssen. Consiglio davvero di prendersi il tempo per visitare questa cittadina: il centro storico con il suo castello e le sue casette colorate sembrano davvero uscite da un libro illustrato. Noi siamo fortunate: troviamo un intero accampamento rinascimentale allestito nel parco cittadino e un mercatino di bancarelle con mercanzia di ogni genere, tra cui si aggirano soldati di ventura e dame di alto lignaggio, sguatteri e arcieri. Insomma, una volta di più ci sembra di aver sbagliato secolo! 
Il castello di Linderhof
Il mattino successivo partiamo alla volta di Linderhof, ultimo dei castelli in programma. Questo, lo confesso, è il mio preferito: sarà perché è nascosto in una valle ed è totalmente inaspettato o forse perché qui il re Ludwig ci ha vissuto davvero ed è facile immaginarselo mentre s’appoggia a una balaustra, sognante. 
Il castello di Linderhof è molto piccolo, ma nasconde un sfarzo e una ricchezza abbaglianti: il modello a cui è ispirato è infatti Versailles. Qui si trovano meno medioevo e più barocco, specchi e broccati a profusione, oro ovunque e, a sorpresa, anche qualche ritrovato tecnico davvero all’avanguardia per l’epoca della costruzione. Altra attrazione è la fontana del parco, da cui ogni mezz’ora si innalza un potente spruzzo d’acqua, che tutti aspettano per partire a raffica con le foto. 
Conclusa la visita, ci dirigiamo verso Ettal, sede di un monastero benedettino dove ancora si produce un’ottima birra secondo la ricetta tramandata fin dal XIV secolo, di cui ovviamente comperiamo qualche bottiglia come souvenir. 
Ormai è ora di ripartire: il nostro fine settimana da favola è terminato! 
Per chi volesse seguire il nostro itinerario, qui ci sono alcuni consigli pratici. 

Consigli pratici per visitare i castelli della Baviera 

Neuschwanstein è una delle attrazioni più visitate della Germania e in Europa, per questo è sempre meglio prenotare la visita. Il sistema di prenotazione online (www.ticket-center-hohenschwangau.de) prevede l’invio di un modulo a cui segue una mail di conferma, con pagamento da effettuare al momento del ritiro dei biglietti. Importante: ai castelli si accede solo con la visita guidata, non è previsto l’ingresso autonomo. 
Noi abbiamo scelto il biglietto cumulativo per Hohenschwangau e Neuschwanstein (Königsticket, 23€ per adulto + 3,60€ spese di prenotazione, fino ai 18 anni ingresso gratuito). È necessario ritirare i biglietti almeno un’ora prima dell’orario confermato e poi essere puntuali. Nel biglietto è inclusa l’audioguida, disponibile anche in italiano (o la visita in tedesco o inglese, da richiedere al momento della prenotazione online). Tra una visita e l’altra ci sono due ore di tempo, più che sufficienti per spostarsi da un castello all’altro. 
Noi abbiamo scelto di salire a Hohenschwangau a piedi (circa 10 minuti), mentre per arrivare a Neuschwanstein abbiamo preso la carrozza (6€ a persona l’andata, 3€ a persona il ritorno). Le visite di per sé sono piuttosto brevi, meno di mezz’ora in ciascun castello: conducono attraverso tutte le stanze aperte al pubblico e sono abbastanza esaurienti. 
Usciti da Neuschwanstein, prendetevi il tempo (20 min ca) per arrivare fino al Marienbrücke: un ponte sospeso su un abisso impressionante che offre il punto panoramico più noto per ammirare il castello in tutto il suo splendore!
Per Linderhof, invece, non è possibile prenotare l’ingresso come singolo: bisogna presentarsi alla cassa e chiedere quando è la prima visita disponibile. Lì però non c’è la ressa che affolla i castelli più noti, quindi i tempi di attesa non sono eccessivi. Provate a chiedere se è previsto un tour in italiano: a noi è andata bene e siamo riuscite a entrare con un gruppetto di 6 persone, con una guida simpaticissima e godendoci le sale per bene. 
Nel biglietto d’ingresso (8,50€ per l’adulto) è inclusa la visita anche dei numerosi padiglioni sparsi per l’immerso parco: da non perdere la visita alla Grotta, una creazione fantastica ispirata a Wagner. 
Se si sceglie di fermarsi a Füssen per la notte, l’hotel rilascia una card che garantisce un piccolo sconto sull’ingresso ai castelli, valido anche sui biglietti prenotati online. Cercando una sistemazione, ho notato che sul portale cittadino www.fuessen.de sono presenti molte più strutture rispetto ad altri siti, soprattutto piccole pensioni o b&b a conduzione famigliare che offrono soluzioni più economiche rispetto al classico booking.com. Noi abbiamo scelto un albergo, il Ruchti’s, nella frazione di Bad Faulenbach: si tratta di una valletta verde molto tranquilla, a 15 minuti a piedi dal centro della cittadina. 
Il mezzo più comodo per visitare i castelli è senz’altro la macchina. Da Füssen a Linderhof ci sono circa 60 km, tutti in mezzo alla verdissima campagna bavarese, tra campanili a cipolla e mucche a ogni curva. Per rientrare in Italia, la via più veloce è seguire le indicazioni per Garmisch-Partenkirchen, Seefeld, Innsbruck e quindi il Brennero. Per evitare di pagare il pedaggio al ponte d’Europa (8,50€) è possibile anche prendere la statale che passa accanto all’autostrada e proprio sotto il ponte. Una prospettiva decisamente originale! 
Non mi resta che augurarvi buon viaggio tra i magici castelli della Baviera! 

Valentina Bellotti (@LaValeBellotti) ci porta a scoprire una regione poco conosciuta della Germania, la Sassonia tedesca, una terra verdissima con un ricco patrimonio naturalistico.

Qualche tempo fa mi è capitata una trasferta di lavoro in Germania, in una regione che in Italia si è sentita nominare lo scorso anno quando il fiume Elba è esondato e l’acqua ha letteralmente ricoperto i paesi sulle sue sponde.
Ora, di quella terribile alluvione, non rimane traccia. La Sächsische Schweiz, così si chiama questa regione nella Sassonia tedesca,  verso il confine con la Repubblica Ceca, è di nuovo verdissima, ordinata, rilassante: questa è la mia prima impressione quando mi ritrovo a bordo del treno che mi porta da Dresda verso Schmilka.
Mi ritrovo così in un paesino minuscolo, un gruppo di case a pochi metri dal fiume, circondato una boschi lussureggianti. Il cellulare non ha quasi campo, si è costretti a lasciarsi andare al ritmo dell’acqua che scorre. Qui hanno avviato un progetto per recuperare il nucleo storico del paese: tutti gli edifici sono in ristrutturazione e ospiteranno presto i numerosi appassionati di trekking, arrampicata e cicloturismo che frequentano la regione. C’è perfino un vecchio mulino che continua

a macinare pazientemente i cereali di coltivazione bio dei dintorni – e, poco distante, il fornaio utilizza questa farina per preparare pane e dolci deliziosi!

A pochi passi da Schmilka, c’è la vecchia dogana sul confine ceco. E, poco dopo, si trova la Edmundsklamm (gola di Edmund), una stretta valle che conduce a un canyon nascosto. Il sentiero, pianeggiante e piacevole, porta a una chiusa, dove inizia la vera avventura: a bordo di barchette verdi, spinte a braccia, si affronta il canyon (costo: ca 3€ per adulto). Durante il tragitto, l’omino al remo racconta in un originale mix di tedesco, inglese e ceco aneddoti sulla zona, indica forme di animali nelle rocce (“Ci vuole fantasia!” Cit.), insomma, trasforma un passaggio in barca in un’esperienza fantastica – con tanto di cascata a richiesta!

I boschi e le rocce di questa regione hanno ispirato moltissimi artisti tedeschi, soprattutto romantici. Avete presente Caspar David Friedrich? Ecco, lui ha utilizzato proprio il paesaggio della Sächsische Schweiz in molti dei suoi dipinti!
E ci sono dei punti che hanno tutta la carica di magia e di suggestione di questi dipinti: uno di questi è di sicuro il ponte della Bastei (Basteibrücke). Per un momento ho avuto il dubbio di trovarmi nella Terra di Mezzo. O forse a Narnia… Si tratta di un ponte imponente, di foggia antica ma costruito a metà dell’Ottocento come attrazione per i turisti che già frequentavano la regione, appoggiato su guglie rocciose e affacciato sulla valle dell’Elba, in una posizione che definire solo panoramica è riduttivo. Seguendo il percorso tra ponti e passerelle, è possibile anche visitare le rovine dell’antico castello di Neurathen, nascoste tra gli spuntoni di roccia (ingresso 1,50€).

E con negli occhi il panorama dell’Elba che scorre verso la pianura boema, torno a casa, davvero felice che il mio lavoro mi offra di tanto in tanto la possibilità di scoprire queste regioni meno note della Germania.

Instagram:
http://instagram.com/p/nlQk83sk_0/  Edmundsklamm 

http://instagram.com/p/nnn7N-sk9n/  Altalena lungo l’Elba 

http://instagram.com/p/nnoSjSMk-H/ Panorama verso la Repubblica Ceca 

http://instagram.com/p/np5ASXsk-q/ Vista dal Basteibruecke 

So che sembra strano ma a Berlino si può anche concedersi una rigenerante giornata in spiaggia! Il mare di Berlino di chiama Sprea , il fiume che attraversa la città e le cui sponde ospitano numerose spiagge, meta giornaliera di tanti berlinesi che vengono qui per scappare alla calura estiva.
La città che ha fatto della riqualificazione di spazi urbani in disuso una filosofia di vita e di sviluppo è riuscita anche in questo caso a ricavare spiagge da zone desolate createsi dopo la caduta del Muro.
Una delle più famose si chiama Badeschiff, letteralmente nave da bagno, una piscina riscaldata ricavata da una chiatta aziendale ormeggiata sulla sponda del fiume. E’ qui che molti berlinesi si riversano all’ora di pranzo per una breve ma intensa illusione di mare, riempiendo le sdraio distribuite lungo le terrazze ricoperte di sabbia.
Altri ritrovi balneari sono sparsi sulla riva opposta, dietro la East Side Gallery, la più grande sezione di muro rimasta in piedi e ora ricoperta di graffiti artistici. Qui c’è lo Yaam, lido urbano molto in voga dove si sorseggiano cocktail a ritmo di reggae.
Ma le opzioni per una giornata di sole non finiscono qui; Berlino è circondata da laghi che per generazioni hanno attirato berlinesi sulle loro sponde. Il più esteso è il lido di Wannsee, mille metri di spiaggia affacciata sulle acque blu profondo del lago, che con le dormeuse in vimini foderate di tessuto a righe è l’archetipo delle spiagge del nord.
Se dopo essersi immersi nell’eccezionale patrimonio storico e architettonico di questa città su vuole concedersi una pausa rilassante, Berlino ancora una volta non delude e si reinventa città poliedrica offrendo lidi cittadini dove accogliere abitanti e turisti e cullarli in un sogno d’estate.
Un altro motivo per visitare questa straordinaria città!


© silviaromio.altervista.org

Il mio primo impatto con Berlino è stato forte, passeggiando per la prima volta per le vie del quartiere Mitte ho avuto una sensazione di smarrimento perché mancavano le coordinate tipiche delle grandi metropoli a cui si è abituati, piene di caffè e negozi, che pur sembrando ormai tristemente omologate fanno sentire il visitatore subito a suo agio, quasi fosse in un posto conosciuto.

Percorrendo Unter den Linden, il lungo ed elegante viale alberato che dalla Porta di Brandeburgo conduce verso Berlin Mitte, si incontrano più che altro concessionari di macchine che espongono in vetrina delle auto superlusso, ma gran pochi negozi e locali. Ma più ci si addentra verso il cuore della città, l’ex Berlino dell’est, più si capisce che il suo essere volutamente diversa è ciò che la rende speciale; Berlino è una città che porta addosso i segni di un passato difficile e doloroso e le facciate austere e fredde degli edifici dell’ex DDR sembrano cicatrici che la città ha scelto di non coprire ma anzi di mostrare perché diventino monito per le generazioni presenti e future. Ed è proprio nel coraggio di mostrare con dignità e senza falsa retorica le sue ferite che risiede la grande forza di questa città.

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Berlin Mitte si può visitare a piedi partendo da una delle piazze più significative della città, l’enorme Alexander Platz, famigliarmente chiamata Alex dai berlinesi. La piazza ha origini antiche: nel Medioevo vi si svolgeva un importante mercato del bestiame, tanto che era chiamata la Piazza dei Buoi. Nonostante i numerosi ammodernamenti in seguito alla riunificazione della città, la piazza ha mantenuto il suo aspetto marcatamente socialista in particolare nelle facciate dei suoi due edifici principali , l’Alexanderhaus e il Berolinahaus, che oggi ospitano dei grandi magazzini.
Nel pressi della piazza svetta la Fernsehturm, la torre della televisione, costituita da una colonna centrale di cemento con una sfera rivestita da pannelli di acciaio sormontata da un’antenna a righe bianche e rosse.Con i suoi 360 mt fu costruita allo scopo di farne la più alta torre televisiva d’Europa rendendo la la Repubblica Democratica tedesca indipendente nelle comunicazioni. L’ascensore panoramico permette di risalire i sette piani della torre dove si trova una terrazza panoramica e, a 207 mt di altezza, il Telecafé, un caffé ristorante che ruota a 360° per offrire una grandiosa vista panoramica sulla città.
Proseguendo verso ovest si incontra il Rotes Rathhaus, il municipio rosso dal colore della sua facciata in mattoni rossi. Poco distante il Duomo di Berlino , la più grande chiesa protestante della città.. Da lì si arriva alla Museeinsel, il cuore del quartiere Mitte, un’isola Museo che ospita i più importanti musei della città che espongono collezioni di valore inestimabile.
© silviaromio.altervista.org

L’Altes Museum conserva oggetti delle civiltà greca, etrusca e romana; il Neues Museum è dedicato alla’arte preistorica ed egiziana con reperti provenienti dal Mediterraneo, dal Medio Oriente e dall’Africa del nord. Tra i pezzi di maggiore importanza spicca il teschio dell’uomo di Neanderthal  e il magnifico ed enigmatico Busto di Nefertiti. L’Alte Nationalgalerie ospita opere della pittura tedesca ed europea del XIX secolo tra cui anche opere di Monet, Manet e Renoir. E infine il famosissimo Pergamon Museum che ospita i reperti archeologici rinvenuti durante gli scavi a Pergamo in Asia Minore. Il museo espone tre collezioni: la collezione delle Antichità Classiche, il Museo dell’Antichità del Vicino Oriente e il Museo di Arte Islamica. Tra i reperti più famoso L’Altare di Pergamo, capolavoro del II sec a.C..
Proseguendo verso ovest e percorrendo il lungo viale Unter den Linden (ovvero Sotto i tigli) si arriva al simbolo di Berlino, la Porta di Brandeburgo, dove termina il quartiere Mitte ed inizia il Tiergarten. Al tempo del DDR la Porta rappresentava il limite della Berlino dell’est, e subito dietro alla porta correva il Muro che divideva in due la città. Oggi qui il muro è stato completamente abbattuto ma rimane sull’asfalto la traccia di dove correva, altra cicatrice profonda che Berlino ha scelto di mostrare.
Vicino alla Porta di Brandeburgo si trova un altro simbolo della città, il Reichtstag, la sede del Parlamento tedesco. L’edificio in stile classico subì una modernizzazione nel 1992, dopo la riunificazione della città, ad opera dell’architetto Norman Forster, che dotò l’edificio di una enorme e bellissima cupula in acciaio e  vetro, un vero capolavoro architettonico che offre una delle più belle viste panoramiche della città, tanto da essere diventata una delle maggiori attrazioni turistiche della città.

© silviaromio.altervista.org

Per finire questa lunga passeggiata nella Berlino storica non si può non visitare il Memoriale per gli ebrei (ad ovest della Porta di Brandeburgo andando verso Potsdamer Plazt), un doveroso tributo della città per ricordare lo sterminio degli ebrei in Europa. Il monumento consiste in 271 stele grige di calcestruzzo disposte su una superficie di 19 mila m2, organizzate secondo una griglia all’interno della quale i visitatori possono camminare liberamente. L’impatto emotivo del monumento è molto forte, la grigia sobrietà di questa distese di stele induce al silenzio e alla riflessione. Nell’angolo sud-est dell’area delle stele si accede al centro di documentazione, con ingresso gratuito, dove tramite documenti e testimonianze è stata ricostruita la vicenza personale di alcune delle vittime. 

Guida al viaggio:
Come arrivare: Berlino è raggiungibile con voli low cost delle Compagnie Easy Jet e Air Berlin.
L’areoporto Tegel è ben collegato al centro con il bus JetExpressBus e X9Tegel (ca- 40 min ) al costo di una normale corsa urbana. In alternativa i bus 109 e 128 collegano l’aeroporto con la rete metropolitana.

Schoenefeld è collegato al centro con i treni regionali (linee RE7, Rb14 o RB22) o con la S-Bahn.

Dove alloggiare: consiglio l’Hotel Ibis Potsdamer Platz a pochi minuti a piedi dalla Porta di Brandeburgo. Permette di visitare il Quartiere Mitte a piedi ma è anche vicino alle zone più moderne della città e alla stazione di Potsdamer, importante nodo di trasporti urbani.

Muoversi in città: Berlino è ben servita da una efficiente rete di trasporti urbani. La metropolitana si divide in S-Bahn, i treni in superficie, e la U-Bahn, i treni sotterranei. Si può acquistare la comoda Berlin Welcome Card che consente di viaggiare per 48, 72 o 5 gg nelle zone centrali AB o ABC su tutti i mezzi pubblici della città e offre sconti sull’entrata di musei e monumenti. (48 ore da 18,00€).


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