Un viaggio non solo a ritroso nel tempo ma anche alla riscoperta delle nostre radici, è quello che il visitatore si appresta a fare all’interno del MeM, la sezione del Galata dedicata alle migrazioni sia italiane, iniziate alla fine del 1800, ma anche quelle moderne. Non vi nascondo che è stata un’esperienza meravigliosa,emozionante ed istruttiva. Qui ho toccato con mano la disperazione di tante famiglie nostre compatriote, costrette a lasciare le proprie terre per fare fortuna altrove. A volte andava bene altre invece ad attendere queste persone era la morte. 1200 metri quadrati di esposizione per oltre 40 postazioni multimediali, ed è proprio da una di queste postazioni che inizia il viaggio nella memoria: uno schermo interattivo vi permetterà di scegliere alcune lettere (recitate da attori vestiti con abiti del tempo) che i migranti italiani scrivevano ai loro cari rimasti in patria. Subito dopo entrerete nel cuore del museo, ma prima vi verrà consegnato il vostro passaporto (necessario per interagire nelle varie postazioni) da migrante e il biglietto d’imbarco che vi consentirà di salpare per New York!

Tutta la sezione è suddivisa per stanze ognuna delle quali ricrea l’intero percorso che dovevano affrontare gli emigranti (circa 29 milioni di italiani tra il 1861 e il 1961). Si inizia con la chiamata, della quale ho parlato poco fa, e si prosegue con la ricostruzione della Stazione Principe, infatti da qui partivano moltissimi migranti.. Si inizia con la chiamata, della quale ho parlato poco fa, e si prosegue con la ricostruzione della Stazione Principe  punto di partenza di circa 29 milioni italiani tra fine ‘800 ed inizio ‘900. Una scenografia bellissima: le facciate tutte colorate, le botteghe, i vicoli, una scuola, sembra davvero di passeggiare nella città vera! Ma ora è giunto il momento dell’imbarco che sarà preceduto dal controllo del biglietto e del passaporto: qui un doganiere virtuale vi dirà chi siete e da dove venite. La vostra però non sarà un’identità inventata, ma apparterà veramente ad uno dei venti italiani di cui è stata ricostruita la storia! A questo punto sarete pronti ad imbarcarvi, e lo farete percorrendo una passerella in legno. Il piroscafo “Città di Torino” è ricreato alla perfezione: la sala bagagli, le cuccette separate per uomini e donne (sedendosi su alcuni letti appositamente segnalati, ascolterete canti e parole dei migranti), i bagni e anche l’infermeria. Infine “sbarcherete” nelle tre destinazioni principali:  La Boca (Argentina), una favela brasiliana ed Ellis Island.
La Boca è coloratissima e molto ligure! Infatti le case furono dipinte proprio con i colori utilizzati per le navi e le barche. Una cosa che ho imparato al MeM è la grande presenza italiana in Brasile favorita dallo Stato Federale di San Paolo che aveva bisogno di molta manodopera dopo l’abolizione della schiavitù. Infine la migrazione odierna che copre gli ultimi 40 anni. Qui potrete vedere anche il barcone di Lampedusa, una delle prime imbarcazioni che portarono nel nostro paese tanti profughi. Fotografie e filmati poi vi accompagneranno lungo tutto il percorso. Ma non è tutto al terzo piano c’è anche la ricostruzione del ponte di un piroscafo, e potrete manovrare il timone e far finta (grazie a varie proiezioni) ad esempio di oltrepassare lo stretto di Gibilterra. Incredibile poi è la ricostruzione del sommergibile Nazario Sauro (ormeggiato proprio di fronte al Galata) ricreato appositamente per tutte quelle persone alle quali l’accesso al sommergibile vero e proprio è vietato per motivi di sicurezza ( quitutte le info).

Cosa mi resta della visita al Museo? Una gran voglia di rivisitarlo al più presto per cogliere tutte quelle sfumature che possono essermi sfuggite la prima volta e poi il panorama su Genova che si gode dalla terrazza Miradorvarrebbe da sola il prezzo del biglietto.




Emanuela ci porta a scoprire un altro angolo della sua Genova. Stavolta è andata a visitare per noi il Galata Museo del Mare e qui ce ne racconta la storia e il progetto.

Perché non ci sono venuta prima? Questo è stato il primo pensiero appena entrata al Galatail museo del mare di Genova. Sì lo so di solito questa affermazione si fa alla fine di una visita ma la bellezza di questo museo è tale da lasciare a bocca aperta sin dalle prime sale. Inaugurato nel 2004 anno in cui Genova era stata nominata Capitale Europea della Cultura, il Galata ha visto anno dopo anno crescere il numero dei propri visitatori circa 200.000 nel 2012 e più di 27.500 gli studenti che hanno partecipato alle varie attività didattiche. Pensate oggi è il più grande museo marittimo del Mediterraneo e può ospitare al suo interno ricostruzioni di navi in scala 1:1 come ad esempio quella di una galea genovese del ‘600 lunga ben 42 metri, davvero impressionante! Un viaggio nel tempo è quello che il visitatore si appresta a fare al Galata: il percorso è suddiviso per epoche: età del remo (le galee e l’arsenale), della vela ( caratterizzata dai vascelli), del vapore (piroscafi) e delle migrazioni italiane. In questa prima parte del post vi farò scoprire le prime tre ed inseguito dedicherò un articolo a parte al MeMla sezione dedicata alle storie dei migranti italiani. Cristoforo Colombo è il grande protagonista della prima sala: il famoso esploratore genovese è messo sotto la lente d’ingrandimento: chi era, come vedeva il mondo, quali erano gli strumenti di navigazione che impiegava. A queste e ad altre domande rispondono sia i reperti “fisici” come le lettere autografe o le ricostruzioni delle caravelle, sia le postazionimultimediali che accompagnano il visitatore lungo tutto il percorso.


All’improvviso ecco poi apparire un dipinto di Cornelizs de Wael: “Battaglia navale tra galee turche e galee imperiali” un olio su tela della prima metà del XVII secolo. Questo quadro non solo concretizza il legame #GenovAnversama introduce anche la sezione delle Armi della Repubblica. Qui sono conservate corazze, elmi, bombarde rigorosamente costudite all’interno di cancelli di legno e ferro; l’impatto visivo è molto forte anche da un punto di vista emozionale. Sembra quasi che i soldati siano ancora lì, pronti a riprendere le armi in mano e iniziare una nuova battaglia. Un anno di lavoro e tre anni di ricerca, questo in termini di tempo è l’impegno che è servito a ricostruire la galea genovese del seicento, alla quale accennavo qualche paragrafo sopra. L’atmosfera qui cambia drasticamente, infatti a caratterizzare questa sala è un vociarefestante di bambini, “impazziti” alla vista di questa nave gigante. La gioia dei bimbi è dovuta anche al fatto che qui l‘esperienza multimediale è presente a 360°: si possono sentire tutti i suoni tipici di una nave del genere come ilfruscio delle onde, gli ordini impartiti ai marinai e ancora il rumore degli attrezzi del lavoro. Ma se come me siete a digiuno di termini marinareschi, niente paura la ludoteca saprà darvi tutte le informazioni necessarie di cui avete bisogno. Come si viveva a bordo di una galea? Cosa si mangiava? Imparerete ad esempio che il termine galea deriva dalla parola greco-bizantina “galaia” cioè pescespada, che il cibo più comune era chiamato massamoro ed era costituito da gallette in polvere o che la costruzione di queste imbarcazioni era sottoposta a segreto di stato e i maestri d’ascia non potevano emigrare in altre nazioni. Prima di salire al secondo piano non dimenticate la sezione riservata agli atlanti e globi, qui passato e presente si fondono insieme: una meravigliosa collezione cartografica si alterna a postazioni multimediali che vi permetteranno di consultare varie mappe del ‘600, sotto l'”occhio vigile” di due imponenti globi (celeste e terrestre) di Vincenzo Coronelli. I dipinti della marina infine vi condurranno direttamente al secondo piano, ma prima di proseguire vi consiglio di osservare attentamente questi quadri e perdervi nei loro particolari.
 
Vascelli, cronometri, bussole e barometri invece sono il punto forte del secondo piano. Il700 è un secolo di grandi cambiamenti anche in campo nautico: la conoscenza dei mari e sei suoi fondali viene studiata e analizzata con strumenti più professionali e nascono i primi IstitutiIdrografici. A partire dall‘800 i brigantini diventano i re dei mari. Nave robusta che può essere governata da pochi uomini, prende il nome da una particolare vela, la bergantina. Ricordate le polene, rese famose dai film sui pirati? Al Galata ne è conservata una in particolare chiamata “la donna che avanza” un po’ diversa dalle altre: è monocroma, caratteristica questa tipica delle polene liguri. Siete mai saliti su di un brigantino? Se come credo la risposta è negativa, potrete vivere questa esperienza, grazie alla ricostruzione del ponte di coperta di un brigantino-goletta, un’imbarcazione mercantile comune nel Mediterraneo e nell’Atlantico. E se poi siete curiosi di sapere come venivano progettate e costruite le navi sarete accontentati anche in questo: la riproduzione fedele di uncantiere navale di fine ‘800 con macchinari originali e funzionanti vi conquisterà senza ombra di dubbio. Essere catapultati da un cantiere navale ad uno yacht club inglese? Anche questo è possibile! Non appena entrerete in questa sala vi sentirete subito un membro della nobiltà inglese e sarete perfettamente a vostro agio in mezzo ai numerosi quadri ad olio e acquerelli che ritraggono le imbarcazioni più importanti che hanno solcato i mari tra il 1832 e il 1907. Questi dipinti fanno parte della collezione privata di Beppe Croce. Per ora è tutto il prossimo post sarà dedicato esclusivamente al MeM e vi racconterò le mie impressioni finali su questo splendido museo.
 
Orari di entrata
Biglietti On line

 

A presto!   
Foto per gentile concessione del Galata Museo del mare

Credits Giunta Filippo


Per #GenovAnversa, la nostra inviata Emanuela è andata alla ricerca delle tracce fiamminghe ancora visibili a Genova, e qui ce ne racconta la bellezza e l’importanza per la storia e la cultura della città.

Ero sicura di conoscere abbastanza bene la mia città, in fondo la giro in lungo e largo praticamente da tutta la vita, eppure ancora una volta Genova mi ha stupita. Grazie al progetto di Turismo Fiandre (quiSilvia spiega perfettamente di cosa si tratta) ho infatti scoperto che un tempo la “Superba” era un polo importante di scambi commerciali ed era attivissima in campo finanziario e culturale. Purtroppo la situazione attuale è abbastanza diversa e credo che si faccia ancora poco per rendere Genova un luogo “appetibile” turisticamente, tuttavia iniziative come questa sono importantissime per far conoscere di più la città, anche al di fuori dei confini nazionali. Ma quali furono i rapporti tra Anversa e Genova? Esistono ancora tracce degli artisti fiamminghi nella mia città? Scopriamolo insieme.
Credits Wikipedia
I primi contatti sono puramente commerciali, le opere d’arte vengono considerate solo un mezzo di guadagno. Con l’ascesa al potere di Filippo l’Ardito duca di Borgogna invece le cose iniziano a cambiare: affascinati dagli splendidi arazzi, tappeti e quadri della cultura borgognona i genovesi cominciano a pensare che possedere tali oggetti potesse essere un ottimo modo per elevarsi ed affermarsi socialmente. Non a caso molte di queste opere d’arte furono commissionate da importanti famiglie genovesi: Doria, Spinola o i Fieschi. Estremamente apprezzati erano anche i libri d’oro miniati, come ad esempio “Le storie di Curzio Rufo” (Biblioteca Universitaria di Genova).
Annunciazione- Santa Maria di Castello, Genova
Secondo l’umanista Bartolomeo Facio il mondo genovese apprezzava la pittura fiamminga principalmente per la riproduzione fedele dei dettagli e della natura e sempre grazie a questo letterato scopriamo che la prima pitturagiunta sino a noi è “L’Annunciazione” di Justus di Ravensburg conservata nel complesso conventuale di Santa Maria di Castello. Tra fine ‘400 ed inizio ‘500 Anversa diventa il nuovo fulcro degli scambi commerciali e culturali delle Fiandre, richiamando così a se moltissimi artisti: tra i primi ricordiamo Joos van Cleve e le sue tre stupende pale d’altare: “Adorazione dei magi” per San Luca d’Albaro (poi presa come bottino di guerra dalle truppe austriache nel 1747 ), “Compianto sul Cristo Morto” per Santa Maria della Pace (ora al Louvre) e “Adorazione dei Magi” nella Chiesa di San Donato ancora oggi presente nel nostro territorio.
Paolina Adorno – Van Dick
Simbolo della pittura fiamminga a Genova è certamente Rubens, che giunse qui nel 1604, tra il 1606-1607 ed infine sino al 1620, anno in cui viene collocata sull’altare della Chiesa del Gesù la pala dedicata ai “Miracoli di Sant’Ignazio“. Famoso poi è il dipinto “Gio. Carlo Doria a cavallo” (Palazzo Spinola): da un’indagine radiografica si è scoperto che il volto fu ritoccato varie volte per rendere più giovane e fresco (anche se al tempo aveva solo 30 anni) un viso un po’ segnato. Non si può poi parlare di arte fiamminga senza citare Van Dyck, a Genova dal 1621 al 1627. Gli esponenti del patriziato genovese sono i suoi clienti principali: in questo periodo infatti la città sta vivendo un momento d’oro in campo finanziario ed artistico e motivo di pregio è anche possedere opere d’arte importanti (Gio. Carlo Doria vantava una collezione di circa 900 dipinti!). A rendere più facile l’arrivo e la permanenza di Van Dyck a Genova fu da una parte la sua amicizia con Rubens che con ogni probabilità gli diede varie lettere di presentazione, e dall’altra i suoi numerosi rapporti con i Balbi (grandi collezionisti) e i fratelli de Wael che lo ospitarono. Amato soprattutto per i suoi ritratti, gliene furono commissionati moltissimi raffiguranti bambini, uomini, donne, e ritratti equestri. Quiricordo: “Anton Giulio Brignole-Sale“, “Paolina Adorno Brignole-Sale“, entrambi conservati a Palazzo Rosso.

Credits Wikipedia
Grande contributo alla pittura locale lo diede anche Jan Roos. Il pittore giunse in Italia nel 1614 convinto che sarebbe restato poco tempo. Di lì a poco invece iniziò ad ottenere moltissime commissioni e decise di fermarsi stabilmente a Genova, città nella quale si sposa, apre un’importante bottega e collabora con altri artisti, anche genovesi. I suoi dipinti (alcuni appartengono a collezioni private altri sono visitabili nei Musei di Genova) di fiori, frutta e animali erano talmente perfetti da sembrare reali. I primi ad essere influenzati da questo genere furono Anton Maria Vassallo , il Grechetto e anche Stefano Camogli definito il “fiorante” per la sua predilezione nel ritrarre fiori. La pittura genovese fu influenzata anche da un altro soggetto: i paesaggie letempestee determinante in questo senso fu il contributo di Pieter Mulier specializzato in scene marine. Naturalmente è quasi impossibile nominare tutti i pittori e le opere conservate a Genova quindi vi lascio una serie di link utili nei quali potrete trovare informazioni importanti sui quadri citati e molto di più.
Link utili
Palazzo Bianco


Che cos’è #genovAnversave l’ho già in parte raccontato, è il progetto ideato da Turismo Fiandre per ripercorrere la storia e il passato di  Genova ed Anversa ritracciandone le similitudini e le affinità. Entrambe città marinare strategiche in Europa, la loro fortuna è legata ai loro porti, che già nel Medioevo si trasformarono in immensi crocevia di merci e genti, uno scambio continuo e proficuo di idee, pensieri, arti e manufatti in cui era contenuto il germe di quella globalizzazione destinata a cambiare il mondo.
La volontà è quella di leggere il passato di queste due città come un tutt’uno, ripercorrendo a ritroso quei momenti di scambio e incontro tra due mondi di radici diverse ma che trovarono proprio nella moltitudine di gente che li attraversò un indissolubile punto di incontro.
Da una parte Genova affacciata sul caldo Mediterraneo, l’eterna rivale della Serenissima alla quale contendeva la predominanza sui traffici mercantili verso Oriente.
Dall’altra parte Anversa, gemma del freddo nord, culla dell’arte fiamminga e di tante nuove idee destinate a contaminare il mondo.
Furono proprio i lori porti che le fecero incontrare permettendo dapprima un intenso scambio di merci. Fu così che sete preziose genovesi divennero moda all’ultimo grido tra le nobili di Anversa, e i preziosi arazzi del nord cominciarono ad adornare le case di Genova. Con le merci arrivano presto le idee, inarrestabili e incontenibili, e con esse gli artisti alla costante ricerca di contaminazioni per nuove ispirazioni. Ecco che ritroviamo Rubens e Van Dick a Genova, un incontro che ne segnerà per sempre la vita e le opere.
#genovAnversa è anche l’incontro di due musei, il Galata Museo del Mare di Genova ed il Red Star Line Museum di Anversa, uniti nel ricordare e dare un tributo a tutta quella moltitudine di gente che tra fine dell’Ottocento e i primi del Novecento arrivò nei porti della due città per imbarcarsi verso l’America e verso una nuova vita.
Un incommensurabile numero di storie, destini, addii e nuovi incontri che si consumarono per le vie delle città e che i due musei raccontano, con discrezione e delicatezza, in immagini, documenti, lettere, stralci di una memoria che si vuole preservare, perché in essa è contenuta la genesi del nostro mondo moderno.
Ma #genovAnversa va oltre e diventa un social media free trip e di nuovo un incontro, stavolta tra due blogger, unite nell’intento di raccontare i due musei e le due città.
Da un parte Emanuela, la nostra local expert e genovese doc, che dopo averci già raccontato le emozioni della conferenza di aperturatenutasi a Genova lo scorso 30 ottobre, presto ci racconterà le tracce fiamminghe che ancora oggi sopravvivono a Genova e le storie di persone ed idee ricostruite al Galata Museo del Mare.
Poi Emanuela passerà idealmente il testimone a me, che a fine novembre partirò per Anversa come inviata di Turismo Fiandre per visitare il Red Star Line Museum e ammirare Anversa, ricercando per le sue strade e i suoi monumenti tracce di quell’italianità che arrivò qui su sin dal Medioevo in forma di merci ed idee. E così il cerchio si chiude.
Due città, un passato che si incrocia e due blogger che lo ripercorrono.

Tutto questo è #genovAnversa.


La nostra Local Expert Emanuela ci parla della conferenza tenutasi a Genova lo scorso 30 ottobre sul tema delle migrazioni, di cui Genova e Anversa sono state teatro. 
Un resoconto preciso e approfondito sulle profonde affinità tra le due città di mare e sulle tante storie di coraggio, speranze e sogni che si incrociarono per i loro porti e per le loro strade.

Vite in movimento. Storie di persone, affari e idee tra Anversa e Genova”, la conferenza che ha avuto luogo al Galata alcuni giorni fa è stata davvero interessante e mi ha permesso di conoscere qualcosa in più della mia città, Genova, e scoprirne un’altra che invece non ho mai visitato: Anversa. Il convegno aveva lo scopo di presentare e far conoscere il Red Star Line Museum, il museo dedicato alla storia delle migrazioni europee nel periodo compreso tra il XIX e XX secolo, periodo nel quale due milioni di europei iniziarono a lasciare i propri paesi di origine per cercare fortuna negli Stati Uniti ed in Canada. Non era un viaggio semplice, prima della partenza erano sottoposti ad accurate visite mediche e lo stesso accadeva nel luogo di destinazione. Chi non superava i controlli non poteva imbarcarsi o era rimandato indietro. Accadeva così che numerose famiglie erano costrette a separarsi. Immaginate quale dramma vivesse un padre o una madre nel vedersi strappare di mano un figlio, davvero terribile.


Tra i passeggeri poi moltissimi ebrei in fuga dai nazisti, come Einstein che proprio sulla Red Star Line scoprì che il regime aveva sequestrato ogni suo bene. Ma anche tanti Italiani, circa 20 mila tra il 1892 ed il 1924, provenienti principalmente dal Nord Italia, dal Molise e dalla Calabria. Stati Uniti, Canada e Sud America invece le prime mete, poi negli anni ’60 il Nord Europa (Germania, Svizzera, Francia): operai, ristoratori e non dimentichiamo il Belgio con i nostri minatori. Una migrazione anche interna però, principalmente durante gli anni del boom economico quando migliaia di persone provenienti dal sud Italia cominciarono a cercare lavoro in città come Milano, Torino e Genova: operai, muratori o contadini il più delle volte sottopagati, sfruttati e soggetti ad episodi di discriminazione. Ma la migrazione è sempre in evoluzione e cambia con il mutare della popolazione, negli anni ’70 infatti la maggiore scolarizzazione portò tanti giovani a voler provare nuove esperienze all’estero e nacque un nuovo fenomeno, quello che  viene comunemente chiamato “Generazione Erasmus”.

E oggi? L’Italia è diventata luogo di approdo per tanti disperati che rischiano la vita pur di sfuggire alla miseria e alla guerra. Luogo simbolo di questa immigrazione è sicuramente Lampedusa conosciuta anche con l’appellativo di “Island’s tears” (Isola delle lacrime), dovuto all’impressionante numero di persone che ha perso la vita in questo tratto di mare. History repeating verrebbe da dire, ossia la storia che si ripete. Come abbiamo potuto vedere le motivazioni che spinsero i nostri compatrioti a partire per una terra straniera non sono molto diverse da quelle dei migranti odierni. Naturalmente come ha giustamente sottolineato nel suo intervento il Direttore del Mu.Ma Pierangelo Campodonico, memoria delle proprie radici non vuol dire far finta che tra i tanti italiani non ci fossero anche delinquenti, ladri e assassini, memoria è soprattutto verità storica e non un falso abbellimento del passato. Fondamentale quindi è attuare politiche che facciano capire alle persone che “il migrante è alla base del concetto di Europa, il migrante è il vero europeo” garantendo al “nuovo arrivato” non solo il diritto alla salute o all’educazione ma anche il mantenimento del ricordo delle proprie radici e la perfetta integrazione con la popolazione locale, senza dimenticare ovviamente l’importanza di mantenere la sicurezza sociale.


E quale modo migliore per conservare il ricordo delle proprie origini se non attraverso un museo della memoria? Il legame tra Genova e Anversa inizia proprio da qui. Red Star Line Museum e Mem lontani geograficamente ma vicini nello scopo della loro creazione: non far perdere la memoria dei propri ricordi attraverso le storie delle persone che vissero in prima persona quelle esperienze. Il Red Star Line Museum è situato all’interno dei locali originali che un tempo fungevano da stazione di controllo per i passeggeri di terza classe. Il restauro ha richiesto 8 anni di duro lavoro, ma il risultato finale è davvero eccellente. E difficile è stato anche ricostruire le vite di quelle famiglie, vista la mancanza quasi totale di documentazione scritta. Fotografie, ricostruzioni storiche ma anche postazioni multimediali, impossibile dare un elenco completo di tutto ciò che potrete vedere nel museo, se volete farvi un’idea di quello che troverete ecco un link utile, anche se il mio consiglio è quello di visitare di persona questo luogo.

Ma la relazione tra Genova ed Anversa risale addirittura al 1277 quando due marinai di Sori si imbarcarono come vogatori su di una galea diretta per la prima volta nei mari del Nord, nelle Fiandre, prima destinazione: Bruges. Con il passare dei secoli il rapporto tra le due città si è intensificato a tal punto che nell’800 il porto di Anversa diventò meta di un gran numero di marinai genovesi e nasce anche un detto “Anversa traversata persa” perché molti sperperavano quasi tutti i propri guadagni nelle donne, il gioco e altri divertimenti. Genova e Anversa sono legate anche nell’arte. Pensate che lo scambio di opere d’arte tra queste due città non ha eguali con nessun altra città. Rubens, Van Dyck, Joos Van Cleve, sono solo alcuni dei pittori passarono o soggiornarono nella città della Lanterna. E molti sono i quadri ancora presenti nel nostro territorio: San Lorenzo della Costa, San Michele di Pagana , Palazzo Rosso, Palazzo Spinola . Una piccola curiosità: Rubens amava a tal punto la città di Genova che portò in patria una serie di disegni riguardanti i palazzi genovesi (da lui considerati i più belli e confortevoli d’Italia) e volle costruire la sua casa ispirandosi anche allo stile genovese. 

L’ultima parte del convegno è stata riservata alla presentazione del Museo Reale di belle arti di Anversa, che attualmente è in fase di restauro (qui maggiori info). Al suo interno bellissime ed importantissime collezioni sia di pittura che scultura appartenenti non solo all’antichità o al “mondo fiammingo”, qui troverete opere moderne ed internazionali, alcuni nomi? J. Van Eyck, J.Metsys, MagritteModigliani, Antonello da Messina e Tiziano (qui la collezione). Uno dei progetti più interessanti del museo a mio avviso è la “Summer School”: in pratica i bambini stranieri che non conoscono nemmeno una parola di olandese possono avvicinarsi alla lingua, prima dell’inizio della scuola, attraverso vari incontri nel museo. I bimbi così avranno la possibilità di conoscere i rudimenti della lingua osservando un quadro guardando un volto (come si dice occhi o bocca) oppure anche i vari stati d’animo rappresentati nei dipinti. In questo modo una volta iniziata la scuola non si troveranno svantaggiati rispetto agli altri compagni.
Non conoscevo Anversa e me ne sono innamorata, la seconda città con più nazionalità al mondo prima di New York e dopo Amsterdam credo che rappresenti alla perfezione il concetto di “maestria all’avanguardia” che sta alla base della promozione turistica di Turismo Fiandre, perchè unisce davvero la tradizione all’innovazione, due facce della stessa medaglia non in opposizione tra di loro ma complementari. 


Il primo reportage su Genova dall’inviata speciale di Viaggiolibera Emanuela, genovese doc che ha deciso di raccontarci la sua città partendo da tre luoghi simbolo.

Un caloroso benvenuto ad Emanuela che speriamo vorrà presto svelarci altre bellissime perle di Genova! 
Ecco il suo post:
 
Ciao a tutti! Mi chiamo Emanuela e in questo post vi accompagnerò in un mini tour alla scoperta di Genova. Ma prima di iniziare il viaggio, vorrei ringraziare Silvia che mi ha dato l’opportunità di parlare della mia città nel suo blog: grazie mille! Impossibile scrivere in un solo articolo tutto ciò che di bello c’è da visitare in questa città, così ho scelto tre luoghi simbolo: i carrugi, il porto antico e la casa di Cristoforo Colombo con l’attigua Porta Soprana.


Ho deciso di partire da Porta dei Vacca perché questo, per me, è il punto di accesso più bello per addentrarsi nei vicoli e perdersi nel cuore della città. Oltrepassare questo arco, di cui potete vedere un particolare nella foto qui a lato, è come fare un salto nel passato. Ci si lascia alle spalle il traffico e il caos cittadino e si entra in un altro mondo. Ma parleremo dei vicoli poco più avanti ora voglio descrivervi brevemente Porta dei Vacca. Questa struttura, costruita tra il 1155 e il 1159, faceva parte delle antiche mura difensive erette per fronteggiare gli attacchi di Federico Barbarossa e in alcune occasioni fungeva anche da prigione. Il nome deriva dalla famiglia Vachero (o Vacchero ho trovato entrambe le grafie) che nel XII secolo possedeva alcune abitazioni nella zona.

Il primo carrugio che incontrerete una volta oltrepassata la Porta sarà Via del Campo, il vicolo citato nell’ omonima canzone di Fabrizio De Andrè.  A questo artista è dedicato l’emporio-museo “Via del campo 29 rosso”. Qui sono raccolti molti suoi cimeli come spartiti, dischi e la sua chitarra. Periodicamente vengono poi organizzati percorsi guidati che vanno alla scoperta dei luoghi più significativi dei cantautori genovesi. A questo link potrete trovare molte notizie interessanti. Via della Maddalena, bellissima come potete vedere nella foto, peccato che nelle sue traverse sia praticata la prostituzione, anche di giorno. Nonostante lo sforzo di riqualificare le zone più “malfamate” devo ammettere che purtroppo c’è ancora molto degrado e nei miei “vagabondaggi” fotografici cerco sempre di tenere bene gli occhi aperti. Non voglio spaventarvi, purtroppo la delinquenza è presente un po’ in tutte le città non si ci può chiudere in casa, ma è sempre meglio mettere in guardia le persone.




Ed eccoci al Porto Antico! Qui vengo ogni volta che ho bisogno di rilassarmi un po’. Una passeggiata lungo il molo, un giro all’acquario e un salto sul Bigo (l’ascensore panoramico) per vedere dall’alto tutta la città! Ah dimenticavo c’è anche la Biosfera, un piccolo giardino botanico che ospita esemplari tropicali sia animali che vegetali. Lo ammetto non ci sono mai stata, ma sarà sicuramente la mia prossima meta. Se avete dei figli portateli alla “Città dei bambini” ( la più grande struttura italiana dedicata ai piccoli tra i 2 ed i 12 anni. Sempre in questa zona infine c’è “Galata il museo del mare”.


Ultima tappa del tour virtuale è la Casa di Colombo, un edificio molto ben conservato all’interno del quale purtroppo è vietato fare foto e girare video. Le camere sono piuttosto piccole e le scale che portano ai piani superiori strette e ripide. La casa in realtà fungeva anche da bottega, al piano terra infatti c’era il laboratorio tessile (il padre di Cristoforo era lanaiolo). Il soffitto è retto da travi in legno, originali dell’epoca, che erano ricavate dai fasciami delle navi. Ai muri sono appese le riproduzioni di vari documenti (gli originali sono conservati nell’Archivio di Stato di Genova) il più interessante dei quali è sicuramente il contratto di locazione intestato al padre di Colombo. Adiacente alla dimora del navigatore genovese c’è Porta Soprana. Sino alla fine del 1700 qui venivano eseguite delle condanne a morte per decapitazione e le teste dei condannati erano appese in gabbie di ferro in mezzo all’arco! Per ora è tutto spero che le mie informazioni vi siano state utili e alla prossima!

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