Pareti di roccia altissime che si aprono su voragini di cielo e profonde gole sul cui fondo scorrono le acque verde smeraldo del fiume Verdon: sono questi gli scenari delle Gole del Verdon, il canyon più grande d’Europa e il secondo al mondo.


Un ambiente naturale di straordinaria bellezza, un susseguirsi di strette e altissime gole formatesi in milioni di anni grazie al lavoro di erosione dell’acqua del fiume che dai rilievi a 2500 metri di altezza scende in pianura in un percorso di oltre 200 chilometri. Ci troviamo in Provenza ma qui gli scenari sono lontani da quelli più tipici e conosciuti della regione, niente dolci colline e campi di lavanda ma uno spettacolare scenario fatto di rocce ed acqua. A colpire è il colore smeraldo del fiume Verdon che crea un vivace contrasto con il bianco della roccia. 
Lo sfruttamento delle immense riserve idriche della zona ha portato dall’inizio del 900 ad oggi alla costruzione di ben cinque dighe che hanno determinato la formazione di altrettanti laghi, oggi meta di escursione per molti turisti.
Il tratto che più amo delle gole è quello del Gran Canyon dove lo strapiombo tra le rocce supera i 600 metri di altezza. Durante le mie estati  in Costa Azzurra da bambina non mancava mai una gita alle gole del Verdon e ricordo che sporgermi a guardare il fiume che scorreva giù a valle mi dava un senso di vertigine mista ad euforia: anche da lassù si riusciva a sentire lo scrosciare del fiume, la sua voce possente amplificata dalle alte pareti della gola. Fu proprio da un ponte sospeso in uno dei tanti strapiombi che vidi per la prima volta il bungee jumping: ricordo che rimasi a fissare il ragazzo pronto sul bordo della piattaforma di lancio e trattenni il respiro quando lo vidi librarsi in aria, per poi tornare a respirare quando sentii le sue urla di gioia mentre dondolava appeso a testa in giù.
Ancora oggi le gole sono il paradiso degli amanti degli sport acquatici come canoa, vela, rafting, ma sono frequentate anche da chi pratica mountain bike, arrampicata o da chi vuole semplicemente camminare lungo i sentieri panoramici o rinfrescarsi con un bagno nel Verdon. Immaginate di nuotare immersi in acque colori smeraldo tra altissime pareti di rocce, uno spettacolo che toglie il fiato!

Gli itinerari per ammirare le Gole del Verdon

Per visitare le gole vi consiglio due percorsi, entrambi molto panoramici.

Il primo itinerario segue la Route de Cretes lungo la riva destra del fiume e porta a diversi punti panoramici lungo il Gran Canyon. Preparatevi a numerose soste fotografiche!
Il secondo itinerario si snoda lungo la Corniche Sublime, una strada tortuosa che si arrampica lungo  il fianco della montagna, un susseguirsi di tornanti che ogni volta si aprono in vertigini d’azzurro. Se soffrite il mal d’auto, non è forse il percorso più adatto ma vi assicuro che lo spettacolo è assicurato!
La visita delle Gole del Verdon può essere abbinata ad un itinerario classico  in Provenza tra piccoli borghi e campi di lavanda, rendendo il viaggio in Provenza davvero completo e ricco di scenari naturali unici!


Le Mont Saint Michel è un luogo magico, talmente speciale ed unico da essere stato definito la “Meraviglia d’Occidente”.

Meta di pellegrinaggio e di preghiera, il santuario di Mont Saint Michel sorge al centro di una vasta baia che pare restringersi e dilatarsi al ritmo delle maree, le più grandi d’Europa.

Al confine tra Normandia e Bretagna, con una estensione di circa 500 km2, la baia di Mont Saint-Michel rappresenta la superficie francese di prato salato più estesa ed è famosa per l’eccezionale ampiezza tra l’alta e la bassa marea.

La bassa marea lascia completamente scoperto il letto della baia al cui centro sorge un complesso conventuale. Con il ritiro delle acque, il fondo del mare diventa una sorta di enorme, piatto deserto bianco. Camminando in questo ampio spazio vuoto, si ha l’impressione di stare su un letto morbido, con la sabbia gommosa che cede sotto ai piedi. Per quanto magico e apparentemente innocuo, questo ambiente può nascondere delle insidie: in alcuni punti le sabbie diventano mobili e rischiano di diventare una trappola; procedete con prudenza e allontanatevi se sentite che il terreno è troppo cedevole.

Il gioco delle maree

Prima di organizzare la visita a Mont Sant Michel, controllate l’orario delle maree, questo vi permetterà di godere al meglio della bellezza del luogo e di osservarne la straordinaria trasformazione con lo scorrere delle ore; prendetevi il tempo per passeggiare sulla sabbia in secca, immersi nel riverbero luminoso del suo riflesso al sole. Piano piano piccoli rivoli d’acqua diventano sempre più grossi e quello che prima si poteva saltare a pié pari in poco tempo è un fiume copioso da guadare.
Il suono delle sirene è il segnale d’avviso, bisogna abbandonare il letto del mare e tornare sulla terra ferma: la marea non aspetta!
Rifugiatevi all’interno del borgo, cercate un angolo tranquillo da cui restare ad osservare l’acqua del mare che avanza, silenziosa ma inarrestabile e piano piano arriva a lambire le coste dell’isolotto: dove prima c’era un deserto bianco, adesso c’è acqua. Un fenomeno potente quanto affascinante di cui la baia ogni giorno è teatro, talmente spettacolare da averle fatto meritare l’iscrizione tra i luoghi Patrimonio Naturale dell’Umanità.
La baia di Mont Saint Michel – Silvia Romio Photos

Il monastero di Mont Saint Michel

Le Mont Saint Michel è un luogo speciale dal punto di vista naturalistico ma anche architettonico. L’abbazia benedettina che sorge sull’isolotto al centro della baia è un gioiello d’arte di rara bellezza.
La prima chiesa pre-romanica risale a prima dell’anno Mille, ma numerosi furono poi gli interventi in epoche sucessive che la resero  un connubio di stili carolingio, romanico, gotico flamboyant e classico. Trasformata in prigione al tempo della Rivoluzione, l’abbazia fu poi restituita alla sua funzione originaria e ancora oggi è gestita da una comunità monastica ed è meta di pellegrinaggi.
Tanta bellezza non poteva passare inosservata, tanto che le Mont Saint Michel è attualmente uno dei siti più visitati di Francia: un afflusso di oltre 3 milioni di visitatori l’anno! Nei periodi di alta stagione, in corrispondenza delle vacanze, il luogo è letteralmente preso d’assalto e visto gli spazi angusti e le strette scale di accesso all’abbazia, l’attesa per entrarvi può protrarsi per ore. Decisamente meglio optare per i periodi di bassa stagione! Se proprio vi trovate a passare di qui in agosto o nei momenti di alta affluenza e l’accesso all’abbazia diventa difficile, non rinunciate ad una passeggiata sulla baia in secca, qualche momento passato qui avrà valso comunque il viaggio!



Con la delicatezza e gusto che la contraddistingue, Fabiana ci porta in un angolo magico di Parigi

Parigi, si sa, è la città dell’amore, delle promesse, dei baci appassionati, dei sogni. 
La città che fa pensare alle coppie innamorate che passeggiano lungo la Senna, si giurano amore eterno negli angoli più romantici, si scattano foto col sorriso di chi ha conquistato il mondo. 
Impossibile non invidiare e ammirare tale felicità, tale riflesso di luce e allegria.  Ho vissuto Parigi con un’amica che si è trasferita per lavoro, che ormai trova quasi fastidiose queste continue smancerie e sfoggi di un sentimento che dovrebbe, a volte, trovare più rispetto e protezione. Ho vissuto Parigi con lo sguardo di chi ci vive, di chi cerca uno spiraglio nell’algidità francese, di chi lotta con i prezzi inaccessibili e fa lo slalom tra i turisti per tornare a casa.

Non voglio raccontare le solite cose di Parigi. Tour Eiffel, Champs Elysées, Louvre, Notre-Dame, Montmartre.. ecc.. Bellissime, senza dubbio, ma scontate.
Quello che ho amato di Parigi sono i Giardini del Lussemburgo inaugurati nel 1615 da Maria de’ Medici. Un tripudio di colori, un angolo di paradiso in mezzo alla frenesia cittadina. All’interno del parco la celebre Fontana dei Medici, numerose riproduzioni di busti e statue famose (tra cui la  Statua della Libertà realizzata da Frédéric Bartholdi). E’ un luogo tipico parigino. Qui, la città ha messo a disposizione centinaia di sedie sparse ovunque per dare a chiunque la possibilità di respirare l’allegria e la tranquillità del posto. Per le informazioni sugli orari e sugli eventi in programma è possibile consultare il sito http://www.senat.fr/visite/jardin/index.html
Non si può descrivere lo splendore di questo giardino, la vera anima parigina. Famiglie che giocano con le barche nella fontana, ragazzi che si ritrovano ai tavolini del piccolo bar, anime romantiche che si perdono ad ammirare i fiori. Chi legge, chi corre, chi passeggia, chi osserva gli altri. Un luogo in cui tutti trovano la propria dimensione e il proprio attimo di felicità.
Allora ho capito. Parigi non è la città dell’amore. Parigi E’ l’amore. L’amore di uno sguardo fisso su un petalo, del riflesso del sole nelle fontane, dello splendore di un palazzo immerso nel verde, di un sogno romantico che sembra non avere mai fine. C’est rien à dire. C’est Paris.  


La Valle della Loira è un concentrato di bellezza naturale e architettonica. Fortezze medievali, castelli reali e dimore rinascimentali si dipanano lungo il corso del fiume, incorniciati da una campagna piatta e verdissima che regala panorami bucolici immersi nella quiete.
Un tale concentrato di bellezza trae le sue origini da motivi militari: in seguito alla sconfitta di Azincourt, l’allora re Carlo VII cacciato da Parigi dagli inglese cercò rifugio nelle campagne lungo le rive del fiume Loira, principale via di comunicazione tra Borgogna e Mediterraneo. Una scelta forzata che si rivelò presto felice, e questa terra fertile e ospitale, bagnata dalla quiete acque del fiume, divenne dimora prediletta per tante famiglie nobiliari, che qui trascorrevano lunghi e rilassanti soggiorni. Ancora oggi la Loira dispensa pace e serenità unite alla grazia e alla leggiadria dei tanti castelli che punteggiano la campagna.

Sono stati proprio i paesaggi a sorprendermi in maniera particolare: se alla bellezza architettonica dei castelli ero preparata dalle tante immagini viste sui libri e in tv, quello che non mi aspettavo era il paesaggio di ampio respiro che li ospita: distese di verde brillante punteggiate di fiori e interrotte dallo scintillio delle acque del fiume. Una dimensione bucolica che incanta e induce a fermarsi per immergersi anima e pensieri in questo mondo ovattato, dove la fiaba sembra aver preso il sopravvento.
La Valle della Loira è un connubio di arte e natura talmente eccezionale da aver meritato il titolo di “paesaggio culturale vivente”

Ecco i castelli più belli e famosi che si possono visitare:

Il Castello di Chambord


Immerso nella natura, tra prati e boschi dove vivono cervi e cinghiali, ecco apparire Chambord, il castello delle fiabe. A meno di due ore di macchina da Parigi, Chambord apre le porte della Loira e lo fa con tutti gli onori! Emblema del rinascimento francese, il castello fu voluto da Francesco I, grande mecenate che portò in Francia artisti del calibro di Leonardo. La scala a doppia rivoluzione che domina il salone d’ingresso pare sia stata ispirata da uno degli schizzi del grande genio italiano.
A colpire nella costruzione sono le proporzioni perfette, la grande maestosità unita alla leggiadria e all’armonia del volumi, che restituiscono grazia ad un castello dalla dimensioni enormi. 
Per vederlo serve una giornata intera: all’interno si possono visitare gli appartamenti di Francesco I e Luigi XIVe ammirare i soffitti a volta scolpiti al secondo piano. Prendete poi la famosa scala a doppia rivoluzione e salite alle terrazze: da qui si può ammirare il tetto, una sinfonia di torrette e comignoli che sembrano usciti da una favola.
Molto bello anche il parco che circonda il castello, immenso e verdissimo, dove si possono vedere cavalli al galoppo o passeggiare lungo i viali che si inoltrano nella vegetazione.

Castello di Chenonceau


Dopo Versailles, questo è il castello più visitato di Francia e quando ci si trova al suo cospetto se ne capisce il motivo. Anche se di dimensioni più modeste rispetto ad altri, il castello colpisce sia per la singolare posizione sul fiume Cher, che per la collezione di dipinti custoditi al suo interno: opere di Tintoretto, Correggio, Rubens per citarne solo alcuni. Una pinacoteca di immenso valore ospitata in ambienti raffinati ed regali.

Il castello è costruito direttamente sul fiume diventando una sorta di maestoso ponte che unisce idealmente le due rive. Castello delle dame, come viene chiamato, fu costruito nel 1513 da Katherine Briçonnet e fu in seguito modificato da Diana di Poitiers e Caterina de Medici.
Molto pregiati anche gli arazzi delle Fiandre che impreziosiscono le pareti.

Castello di Azay-le-Rideau


Di gusto rinascimentale, il castello fu costruito da un ricco finanziere durante la monarchia di Francesco I e unisce il gusto francese a influenze italiane. Costruito su un’isola in mezzo al fiume Indre, è immerso nel verde di boschi rigogliosi che lo rendono un luogo quieto e solitario.
Notevoli gli interni arredati con mobili d’epoca, arazzi e e quadri di grande pregio.

Castello di Villandry


Se la maggior parte dei castelli ammaliano per le architetture e i fastosi interni, a Villandry a colpire sono i giardini. Ultimo dei grandi castelli costruiti lungo la Loira, offre passeggiate tra i giardini fioriti distribuiti su tre livelli, che combinano bellezza, varietà e armonia.
Tante sono le allegorie create con motivi floreali, a cui si unisce l’originale orto decorativo, che cambia veste ad ogni stagione.
Il giardino dell’acqua incanta con zampilli e  gorgoglii e rappresenta uno degli angoli più freschi e rilassanti della tenuta.
Il castello è visitabile anche all’interno ma se volete risparmiare sul costo del biglietto, acquistate solo l’ingresso ai giardini, ne varrà certamente la pena!

Castello reale di Blois

Nel pieno centro cittadino, il castello reale di Blois è un concentrato di storia francese, residenza di sette re e dieci regine e museo contenente oltre 35.000 opere. Gli ambienti interni sono decorati con splendide decorazioni policrome mentre l’esterno è una sintesi armonica di diversi stili: gotico, rinascimentale e classico.
Anche se in una posizione meno suggestiva rispetto ad altri perché non immerso nel paesaggio bucolico di campagna, il castello ha un indubbio valore storico e artistico e merita di essere visitato e ammirato nei tanti dettagli che racchiudono pezzi importanti della storia di Francia.







Un lembo di terra protesa verso il mare all’estremità nord occidentale della Francia, il Finistère è la regione che più di tutte incarna l’essenza della Bretagna: un ambiente naturale fatto di

scogliere sferzate dai venti, verdi pascoli, promontori coperti d’erica e piccoli villaggi di
pescatori.

Il nome stesso “la fine della terra” porta dentro il simbolo del legame con l’oceano, a cui questa
regione è unita in un antico e indissolubile abbraccio; tutto qui parla di mare, dai fari disseminati
lunga la costa come vigili guardiani, a villaggi che profumano di pesce appena pescato e di
salsedine; persino il tempo sembra piegarsi ai capricci dell’Atlantico, volubile e indomito,
perennemente in bilico tra cieli carichi di nuvole e pioggia e ampie schiarite che regalano
panorami da togliere il fiato.

Vari e diversi sono gli ambienti naturali del Finistère. Si può partire ad esplorarlo dalla Penisola di Crozon, dove la natura possente si declina in coste frastagliate, promontori incendiati dalle sinfonie di giallo rosso e viola dell’erica, piccole baie dove la sabbia candida si getta in acque verde smeraldo e campagne silenziose da percorrere in completa solitudine.

Le lunghe strade deserte si snodano fluide seguendo il profilo sinuoso della costa, da un lato
campi verdeggianti, dall’altro l’oceano che con le sue onde forgia le rocce come uno scultore.
Lungo il percorso si può fare sosta in uno dei tanti villaggi per sorseggiare un caffè godendo
della quiete tutt’intorno e osservando i pescatori tornare con il loro bottino della giornata.

Iles de Oussant

Per un ambiente ancora più solitario ci si può spingere all’Iles de Oussant, un piccolo arcipelago
spazzato dai venti oceanici nell’angolo nord-occidentale del Finistère . Un ambiente naturale
unico tanto da meritare il titolo di Patrimonio naturale dell’Unesco. A Ouassant, una delle due
isole dell’arcipelago ad essere abitata, si snoda un sentiero di cinquanta chilometri che segue il
profilo dell’isola, regalando panorami da cartolina che spaziano tra cielo e terra, con i gabbiani
che volano radenti e l’aria intrisa dell’odore pungente di salmastro.

La Costa di Granito Rosa

Le bellezze del Finistère non finiscono qui, basta spostarsi di poco verso est per ammirare
un’altra meraviglia: La Costa di Granito Rosa.
Questo famoso e suggestivo tratto della costa bretone riserva paesaggi di grande impatto visivo e
cromatico : la nuda roccia delle scogliere di granito dall’inconfondibile colorazione rosata cambia tonalità a seconda dell’inclinazione del sole e crea un intenso contrasto con il blu di cielo e mare;
vento ed onde hanno scolpito le rocce creando forme morbide e fantasiose che sembrano uscite
dalla fantasia di un artista.
Uno dei tratti più suggestivi è quello che va dal villaggio di Perros-Guirec e Ploumanac’h: il
percorso, che regala panorami da cartolina grazie ai colori saturi delle rocce e alle loro forme
inedite, raggiunge l’apice della sua bellezza nella Pointe de Squewel. Probabilmente uno dei più
noti e fotografati di Bretagna, il faro, anch’esso di granito rosa, si inserisce armoniosamente
nell’insieme delle spettacolari scogliere rosate e delle rocce dalle forme più svariate.

Quello del Finistère è un ambiente unico, una natura intensa ed avvolgente, un caleidoscopio di
colori e profumi che ammaliano e conquistano, immagini che rimangono scolpite nella mente e
che mettono voglia di ritornare per scoprire nuovi angoli di Bretagna.

Guida al viaggio nel Finistère

Vista la notevole distanza che separa l’Italia dalla Bretagna, è preferibile arrivare in aereo. La 
città di Brest rappresenta un’ottima base di partenza per andare alla scoperta del Finistère ed è 
servita da numerosi voli in partenza dall’Italia. Per una rapida e comoda consultazione dei voli 
consiglio il portale volo24, molto utile per trovare offerte last minute e voli convenienti per tenere sotto controllo il budget a disposizione. 
Una volta arrivati, è preferibile noleggiare un’auto per avere la massima libertà di spostamento e 
poter visitare anche gli angoli più remoti della regione.


A una decina di chilometri a sud del bacino di Arcachon si trova la Dune du Pilat, la duna di sabbia più alta d’Europa, che si estende dalla foce del bacino per oltre tre chilometri verso sud.

Immenso e maestoso, questo enorme cumulo di sabbia continua a cambiare e muoversi spostato dal vento, volubile architetto mai soddisfatto della sua opera, avanzando ogni anno verso est di oltre quattro chilometri ed inghiottendo i pini che stanno alle spalle.

La vista dalla cima della duna, a quasi 115 metri d’altezza, toglie il fiato: ad ovest le placide acque del bacino di Archachon, alle spalle distese di pinete e davanti oceano a perdita occhio.
Un panorama naturale eccezionale che merita di essere ammirato con calma, sedendosi sulla cima ad ascoltare il vento e guardare la sabbia spostarsi lieve, per poi perdersi con lo sguardo nell’infinito che si staglia davanti.
La sabbia, di un candido color avorio, riflette la luce intensa del sole rendendo il paesaggio tutt’intorno quasi surreale. Camminando sulla cresta della duna si fatica a credere di essere in Europa, tanto è particolare e unico l’ambiente in cui ci si trova immersi.

La risalita alla cima è facilitata da un sistema di scalette che rende l’impresa più semplice anche per i meno allenati, anche se il caldo estivo può rendere la salita più faticosa. In alta stagione meglio arrivare presto per evitare la folla, così da poter godere della magia del luogo con un po’ di silenzio.

A guardarla sulla cartina, la costa di Bordeaux sembra tagliata con il coltello, una lunga striscia di terra che interrompe la costa frastagliata della Bretagna e si precipita dritta come un fuso fino all’angolo più meridionale del Golfo di Biscaglia, dove con una curva risoluta inizia la Spagna.

Questa regione mi ha sempre incuriosita, forse proprio per quella forma particolare così diversa dall’andamento ondulato del resto delle coste. Così, di ritorno da un viaggio in Bretagna, ho deciso di fermarmi qui, per vedere con i miei occhi quanto fosse mai lunga questa spiaggia. E in effetti, le dimensioni sono impressionanti, uno spazio immenso riempito da sabbia e mare e dal fragore delle onde che qui danzano vigorose assieme al vento che soffia incessante. E’ l’oceano il protagonista, maestoso, capriccioso e indomabile, governa il tempo e le giornate, riempie i sensi con il suo profumo e la sua musica, dolce quando il vento è calmo, potente e vigorosa come un ruggito quando c’è tempesta.


Arrivandoci si scopre che in questa regione l’acqua è un elemento predominante e non solo per il mare ma anche per le zone del bacino dell’Arcachon, un’ampia rientranza della costa che ospita le acque salate dell’oceano, con cui rimane in comunicazione tramite un passaggio e con il quale si muove all’unisono secondo il ritmo della maree.
A differenza del mare aperto, dove le onde si rincorrono incessanti, le zone del bacino sono un’enorme superficie immobile che riflette il cielo, creando un gioco di specchi di grande suggestione.
Qui le turbolenze dell’Atlantico si smorzano e le acque salate diventano rifugio per una flora e fauna eccezionale. Paradiso degli amanti della pesca e del bird watching, la regione è molto amata anche dai turisti che d’estate vengono a godere di paesaggi lacustri di grande bellezza.
E’ ancora l’acqua a dominare anche alle spalle delle spiagge, ma stavolta acqua dolce, quella dei laghi a nord e a sud del bacino. Ho visitato quelli di Lacaneau e di Hourtin, due specchi d’acqua circondati da vegetazione.
Entrambi sono collegati alle cittadine costiere da una fitta rete di piste ciclabili che si inoltrano nelle foreste di pini che qui si susseguono per chilometri.

Un vero paradiso per famiglie, dove si può scegliere tra spiagge, laghi e percorsi a piedi e in bicicletta tra il verde. Non a caso nella bella stagione la zona è piena genitori e bambini che scorrazzano per i chilometri di ciclabili.

Anche le strutture ricettive sono family friendly, tra campeggi immersi tra la foresta dove si sente il rumore dell’oceano, e appartamenti affacciati lungo l’interminabile costa.
Ma anche per chi viaggia single o in coppia, la regione riserva una dimensione adatta alle diverse esigenze, tra corse sulla spiaggia, bagni di sole, giri in bicicletta ed escursioni in macchina lungo strade deserte alla scoperta dei paesetti costieri. Senza dimenticare un bel piatto di ostriche, di cui la regione è famosa produttrice.
Un viaggio all’insegna della natura, dei suoi umori e colori, con cui riempirsi occhi e polmoni e dove ossigenarsi lasciandosi ammagliare dalla suggestione dell’acqua in tutte le sue declinazioni.

When I think of Provence lavender fields come to my mind, huge spots of purple mixed with grass green. 
Provence has a special light, warm and welcoming, and it was perhaps this light that inspired many impressionist painters who produced here their most famous paintings. From Cezanne to Van Gogh’s, many talents were bewitched by the magic of this land. 
Follow me in a tour on the footsteps of the great master painters to revisit the same places that inspired them and that became subjects of their immortal masterpieces.

Our itinerary begins in Aix-en-Provence,  the birthplace of Paul Cezanne and site of a prestigious university; Aix is a city with an important cultural and artistic heritage whose heart is the Vieil Aix , the Old Town, crossed by the Cours Mirabeau , full of cafes and elegant buildings of the seventeenth and eighteenth century; the city has dedicated to  its most famous citizen the Circuit Cézanne , a well marked route which starting from the Tourist Office goes through the neighborhoods and the places where the painter lived, arriving at his studio at No. 9 of Av Paul Cézanne, where he produced his works and where everything has remained as he left it.
Aix is also famous for the production of almonds, used not only for cosmetic products but also to  prepare the calissons , typical sweets made ​​of almond paste coated with icing.

Continuing in our artistic itinerary we arrive at Arles, not without first making a few detours to enjoy other Provence’s jewels, as  Gordes , considered  one of the most beautiful villages of France; perched on a hill, the village is famous for its square where some scenes of A Good Year with Russell Crowe were shot; an excellent time to visit the village is on Tuesday when the local market is held, full of stalls with food, clothing, craft items and much more. Climbing up  the streets you get to the castle that hosts a museum. 
Just 5 km north of Gordes a winding road leads to Cistercian Abbey of Senanque, dating back to 1148: one of the greatest examples of monastic architecture, this place is a corner of peace and quiet away from it all. 
Continuing north we reach Chateauneuf du Pape , which is particularly attractive in autumn during the harvest period since the place is famous worldwide for its renowned wine production; in the city there are many wineries that offer free tastings.
Following the course of the Rhone we arrive at Avignon , one of the most beautiful historic cities of Provence, famous for being the papal seat from 1309 to 1377; not to be missed is a visit to the opulent Palais des Papes , a UNESCO Heritage which includes two buildings, the Palazzo Vecchio and the Palazzo Nuovo. The Tourist Office offers 4 walking routes to explore the hidden treasures of the city.

Last stop before arriving in Arles is Saint Remy de Provence , birthplace of Michel de Notre Dame, aka Nostradamus, and home to the most famous maitre chocolatiers. A wonderful town to be discovered at slow pace walking through the narrow streets crowded with shops or stopping for a coffee in one of the many lively squares. Here there is also the psychiatric hospital where Van Gogh painted over 150 paintings: today the place hosts a museum which traces the human and artistic path of the painter. 


And finally Arles , universally famous because Van Gogh moved here in 1888 and in this period he produced some of his most famous masterpieces, as The Alyscamps and Starry Night Over the Rhone. Even though there are no paintings of Van Gogh left in Arles, the city celebrates his most famous citizen with a dedicated route, the Circuit Van Gogh , well-marked by license plates which serves to identify the precise points where the master posed his easel to paint the landscapes and cities of Provence. 

Another interesting historical circuit is the Roman Arles that includes the Roman amphitheatre Les Arenes, the ancient theatre and Alycamps, a long avenue where many Roman tombs are aligned. 
With so many historic towns, vast vineyards and traces of the great painters, Provence is the perfect destination for a charming vacation!

Ci sono mete che non si scelgono secondo un preciso disegno di viaggio ma semplicemente perché sono sulla strada verso altre destinazioni  E’ proprio così che è andata per Chambery: gli oltre 1300 chilometri che separano Bordeaux, ultima tappa di un viaggio estivo in Francia, da casa erano una distanza troppo grande per essere coperta in una sola tappa, così ho aperto la mappa (è passato solo qualche anno, ma tanto è bastato perché nel frattempo le vecchie care mappe cartacee si siano estinte soppiantate da quelle di moderni navigatori) per cercare una tappa che fosse ad una ragionevole distanza e avesse qualcosa da vedere per riempire qualche ora nel tardo pomeriggio, un ultimo scampolo di vacanza prima di arrendersi all’ineluttabile rientro.

E’ così che Chambery ha incrociato la mia strada. E’ bastato poco per capire che questa città meritava ben più di quelle poche ore di vacanza che mi restavano da dedicarle: l’ex capital del Regno di Savoia è una graziosa cittadina incorniciata da maestose montagne che rendono spettacolare e intimo il piccolo centro storico, che oltre ad una serie di eleganti edifici storici offre anche numerose locali dove viene servita alta cucina a prezzi ragionevoli, e numerose e ghiotte cioccolatiere. Il fatto poi di essere a solo un centinaio di chilometri dal confine col Piemonte la rende un’interessante destinazione d’Oltralpe dove assaporare atmosfere francesi miste agli inconfondibili segni del suo passato italiano.
Il campanile della Sainte Chapelle ospita il più grande carillon d’Europa, un enorme strumento che comanda ben settanta campane capaci di dar vita a infinite variazioni sonore grazie ad una speciale fibra di carbonio molto elastica a cui è affidata la trasmissione del movimento: è così che il suono delle campane a Chambery si trasforma in un concerto all’aperto a cui tutti, cittadini e visitatori,sono invitati.
Le suggestioni italiane di Chambery non si limitano alle facciate degli eleganti palazzi dei centro, retaggio del suo passato regio; pochi mesi fa è stato inaugurato proprio qui il Museo delle Belle Arti, ad ingresso gratuito, che ospita la più grande collezione di arte antica italiana in terra francese dopo il Louvre.
La città lavora anche a numerosi altri progetti volti alla valorizzazione di antichi edifici, come ad esempio la bella Rotonde, che sarà presto adibita a museo dei treni.
Nel centro storico spicca la Fontana degli Elefanti che la città ha dedicato al suo benefattore, il generale Benoit de Boigne; proprio da qui diparte la via principale del centro che porta lo stesso nome e che si inoltra nel cuore della città con una fila di portici dove è impossibile non cedere alle golose lusinghe delle tante pasticcerie e cioccolatiere che mettono in bella mostra le loro preziose creazioni: praline, cioccolatini, fontane zampillanti di cioccolato e non ultima la Macaron Framboises, la torta fatta dai famosi dischetti sottili e friabili uniti da una deliziosa crema al burro e lamponi.
Di gusto italiano sono anche i magnifici trompe l’oeil, i murales che adornano la facciata del palazzo Monfalcon, che danno all’edificio un’aria piemontese; reminiscenze italiane si leggono anche nelle facciate color pastello della centrale piazza Saint-Leger, animata dagli artisti di strada.
Inequivocabilmente francesi sono invece i piatti serviti nei tanti piccoli ristoranti della città, dove va in scena una haute cuisine di grande qualità ma a prezzi contenuti. Altrettanto francesi sono i tanti cortili interni e i tetti di ardesia che animano le vedute dall’altro della città, dove la selva di comignoli si confonde all’orizzonte con il profilo delle montagne, a ricordare che al di là delle Alpi, siamo già a casa.


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La Bretagna è una terra affascinante, ricca di storia, tradizioni e di una natura possente, con chilometri di costa rocciosa e frastagliata che si buttano a picco nell’oceano e una campagna immensa e verdissima. A segnare profondamente questa terra è il tempo, volubile e spesso inclemente, con venti atlantici che spazzano le coste e l’entroterra e una spessa coltre di nubi che pesa sul cielo.
Per chi ama il caldo, il sole e la luce tersa, meglio cambiare destinazione! Per amare la Bretagna bisogna accettare, se non imparare ad amare, il suo tempo pazzo e volubile, con temperature basse spesso anche in piena estate, quando le burrasche atlantiche fanno scendere il termometro di parecchi gradi nel giro di poche ore. Armarsi di kway e scarponcini e partire per percorrere i tanti sentieri che ne solcano le verdi scogliere, incuranti della pioggia e pronti a lasciarsi sorprendere da un repentino cambio del tempo con un sole splendente: è questo il modo giusto per vivere questa terra. 
C’è un luogo della Bretagna che amo in maniera particolare, Pointe du Raz, la punta più occidentale di Francia,un dito roccioso che si protende verso l’atlantico su una scogliera a settanta metri di altezza. Un tratto di costa a zig zag, spazzata da venti e dalle turbolenti acque dell’oceano, che parte da Pointe du Raz per arrivare fino a Pointe du Van, un altro spettacolare sperone di roccia con viste mozzafiato.

Scogliere a picco sul mare rivestite di distese di erica dai colori sgargianti, dal giallo al rosa al viola, gabbiani con planano in solitaria o che si radunano sulla spiaggia in piccole colonie, e il rumore del vento come una cantilena a volte lieve, a volte più poderosa. Quando il sole fa capolino tra le nuvole tutto il paesaggio si accende di colori intensi , l’acqua del mare attraversata dai raggi di sole si illumina di sfumature smeraldo, quasi fosforescenti per quanto intense, e tutto l’insieme diventa di una bellezza così intensa da far quasi male. Ma anche con la pioggia questo luogo ha un fascino ineluttabile, perché in fondo pioggia e nubi sono la loro ragion d’essere di questi posti, il nutrimento della loro disarmante bellezza.

© silviaromio.altervista.org

Tra i due capi si protende un sentiero che attraversa i campi di erica regalando incredibili viste sul mare; è bello fermarsi ad ammirare il paesaggio, guardarsi tutt’intorno e meravigliarsi di un luogo così perfetto da sembrare dipinto e lasciarsi inebriare dalla natura. Sembra di sentire il respiro di questi luoghi, animati dalla forza del vento e del mare, gli artisti di questo straordinario capolavoro.
 A metà strada tra i due capi si apre un’ ampia spiaggia, una mezzaluna di sabbia chiara bagnata da onde spumeggianti. Il nome è decisamente meno poetico dell’atmosfera del luogo: Baie des Trépassés, la Baia dei Trapassati, a ricordare i tanti naufragi di cui questo tratto di costa, così travagliato e aspro, fu testimone.

Tra le tante leggende che aleggiano su questo luogo ce n’è una particolarmente sinistra secondo la quale le anime dei naufragati si darebbero appuntamento qui il giorno dei Morti.

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A dispetto di queste inquietanti leggende, la bellezza della spiaggia non ha nulla di sinistro, tutt’altro, è un tratto di litorale bellissimo frequentato da molti surfisti che sfruttano le correnti per cavalcare le onde.

Quando il tempo regala giornate limpide rendendo la sabbia dorata e il mare di un azzurro acceso, è davvero un luogo incantevole dove è piacevole passare qualche ora in una spiaggia semi deserta anche in piena estate e circondata da un paesaggio bucolico. Con le burrasche si trasforma in un luogo affascinante con un’incredibile forza attrattiva esercitata dai colori plumbei e dalla forza dirompente del mare in tempesta. 
Uno degli unici due hotel del posto, l’Hotel de la Baie des Trépassés , si affaccia direttamente sulla spiaggia, e devo dire che per me è stato amore a prima vista! L’ho scovato per caso cercando in internet e sono rimasta folgorata alla vista di questa casetta solitaria al centro della baia, circondata dalla brughiera in un paesaggio di immenso respiro.

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Se cercate un posto solitario dove trascorrere una vacanza lontano da tutto, circondati solo da campagna e mare, dove passare ore a camminare sulle scogliere o a contemplare le onde dell’Atlantico, questo è il posto giusto! Date uno sguardo al sito e ve ne innamorerete!L’albergo offre stanze semplici ma molto curate, alcune delle quali con spettacoli viste sulla baia (costano di più ma ne vale la pena!), e al piano terra c’è un buon ristorante che serve pesce fresco a prezzi contenuti. La struttura accanto, Le Relais de la Baie de Trépassés è l’unico altr albergo di tutta la baia.
I dintorni offrono possibilità di gite giornaliere ai villaggi e cittadine vicini ma se quello che cercate è il contatto con una natura ricca, viva e incontaminata, tra pace e silenzio, non avrete bisogno di spostarvi, tutto quello che vi serve sarà lì a pochi passi da voi.

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