Racchiuso in una conca della Val Trebbia, il piccolo borgo di Bobbio, in provincia di Piacenza, conserva intatta la sua anima medievale.

Sorto come comunità religiosa grazie al suo padre fondatore San Colombano (le cui spoglie sono conservate all’interno del Duomo), ancora oggi il fulcro del paese ruota intorno alla maestosa Abbazia e ai vari conventi della zona. 

Abbazia di San Colombano

Da non perdere una visita alle varie Botteghe del Fungo, un caffè nella piazza principale, la salita al Castello Malaspina e una visita alla Cattedrale di Santa Maria Assunta (Duomo). 

Cattedrale di Santa Maria Assunta

Il Ponte del Diavolo a Bobbio

Pur trattandosi di un borgo visitabile in breve tempo, quello che varrà tutta la strada e il tempo della visita, è sicuramente il Ponte Vecchio

Denominato anche Ponte del Diavolo, questa magnifica costruzione medievale ancora perfettamente intatta e sopravvissuta a secoli e secoli di storia e di passaggi, vi lascerà senza fiato. 
La leggenda narra che San Colombano, con lo scopo di unire le due sponde del Trebbia strinse un patto col Diavolo. In cambio della costruzione del ponte in una sola notte, l’abate avrebbe concesso l’anima di colui che per primo lo avrebbe attraversato. Forte del patto siglato, il Diavolo assoldò diversi demoni di corporatura e grandezza diversa e, al mattino seguente, l’abate si prese gioco di lui facendo passare, come primo avventuriero sul ponte, un impavido cane. 
La caratteristica principale del ponte è sicuramente la sua forma sali e scendi. Le undici arcate sono una diversa dall’altra e sono uniche al mondo. In una giornata di sole gli scorci regalano un’emozione e un ricordo indelebile. 

Per concludere la visita non c’è nulla di meglio, in questa zona, di approfittare di un ottimo tagliere di salumi e formaggi locali accompagnati da un impareggiabile gnocco fritto. 
E, se avete ancora negli occhi l’atmosfera medievale, non vi resta che fare un salto alla vicina Grazzano Visconti

San Gemini

L’Italia, si sa, è un territorio ricco di borghi e paesini arroccati. La bellezza del paese risiede infatti anche in questi piccoli tesori più o meno nascosti. San Gemini, in provincia di Terni, è uno dei tantissimi esempi di questo enorme patrimonio. 

Un piccolo paesino nascosto tra gli splendidi paesaggi umbri. Poco rinomato, poco conosciuto ma immensamente apprezzato da chi ha la fortuna di incontrarlo. 
Come tutti i borghi è un piccolo intreccio fatto di case di pietra e vicoli in cui si respira ancora la solenne aria medievale (agli angoli delle vie fanno capolino ancora gli stendardi delle contrade). 


Le magnifiche case in pietra

Da ammirare i nomi delle botteghe intarsiati nelle insegne di legno, i ristoranti nascosti tra le stradine, le numerose piccolissime chiese che ancora profumano di antichità e mistero.
Da restare senza fiato di fronte al panorama che si estende oltre le mura. Vigneti, colline, campi di grano si perdono a vista d’occhio. 
E’ un piccolo borgo e, come tale, la sua visita richiede poco tempo. Per questo il mio consiglio è di camminare a passo lento, soffermandosi a guardare i piccoli dettagli, godendosi il silenzio e scrutando in ogni vicolo. 


Chiesa di San Nicolò

I dintorni di San Gemini

Il territorio umbro è ricco di tesori da scoprire e San Gemini potrebbe rivelarsi una posizione strategica per visitare, ad esempio, le Cascate delle Marmore. In questo caso consiglio di soggiornare all’Albergo Duomo appena dentro le mura. Piccole camere (a meno di non scegliere le suite) arredate con ottimo gusto e quasi tutte dotate di un balconcino da cui si gode il panorama. E la mattina, per iniziare al massimo, durante la bella stagione è possibile fare la colazione all’aperto. 
Sono sicura che San Gemini vi conquisterà e non vedrete l’ora di scoprire tutti gli altri tesori nascosti nell’entroterra umbro. Perché, per quanto possiamo essere moderni, il mistero e il fascino dell’atmosfera medievale non ci lasceranno mai indifferenti. 

Il sentiero del Viandante

Il Sentiero del Viandante è un percorso trekking di circa 40 km tra Abbadia Lariana e Colico ,sulle sponde del Lago di Lecco, che regala splendidi scorci paesaggistici e la possibilità di camminare nella natura.

E’ ormai noto che, nel weekend, i milanesi tendono a fuggire dalla città per trovare ristoro e refrigerio lontano dallo smog.

Oltre a questa tendenza, da sempre in voga, ce n’è una ancora più recente che riguarda il riavvicinamento e la riscoperta della natura. 
Ecco che allora diventano sempre più numerose le associazioni che propongono, organizzano e guidano avventure all’insegna del trekking, delle arrampicate, del rafting, delle notti nei rifugi e chi più ne ha più ne metta. 
Essendo milanese non sono esente dal contagio. Ecco quindi che ho organizzato un piccolo gruppo per andare alla scoperta dei territori naturali circostanti. 
Tra i più famosi e rinomati il Sentiero del Viandante spicca per le bellezze paesaggistiche.
E’ un tratto di circa 40 km che collega Abbadia Lariana e Colico sulle sponde del Lago di Lecco
Anticamente utilizzata per scopi commerciali è oggi battuta per i suoi meravigliosi scorci sui rami del lago. Un’occasione unica per immergersi nella natura senza allontanarsi dai centri abitati ed è, anche per questo, percorribile da tutti. La tratta è organizzata per essere percorsa a tappe.

Il sentiero del Viandante
Un meraviglioso scorcio su Bellano

LE TAPPE

– 1° Tappa: Abbadia Lariana – Lierna. Circa 11 km percorribili in 3,50 ore
– 2° Tappa: Lierna – Varenna. Circa 9 km percorribili in 3,30 ore
– 3° Tappa: Varenna, Vezio, Dervio. Circa 10 km percorribili in 4,50 ore. E’ la tratta più impegnativa
– 4° Tappa: Dervio, Colico, Piantedo. Circa 15 km percorribili in 5,00 ore. 

CONSIGLI

Il Sentiero del Viandante viene “venduto” come una passeggiata leggermente impegnativa ma adatta a tutti. Leggendo qua e la su internet si può essere persuasi dall’idea che sia, appunto, una passeggiata. Mai fare questo errore. Spesso chi scrive le recensioni e gli articoli è gente abituata all’alta montagna per cui, effettivamente, questi percorsi sono come bere un bicchier d’acqua. Se non siete abituati però, potreste soffrire per le pendenze e le frequenti salite e discese sulla strada sterrata. 
Il panorama in molti punti ripaga della fatica ma, partire impreparati o sottovalutare il percorso, può rivelarsi un grave errore sopratutto per la scelta dell’abbigliamento. Le scarpe da tennis (tipo allstar e superga) sono da appendere al chiodo. Meglio un modello più solido. Per il resto non ci sono grandi consigli. Il percorso è segnalato e, anche se si smarrisce la via principale, ci si ritrova al paesino successivo senza difficoltà. Come accennato, infatti, a parte alcuni brevi tratti immersi nei boschi in cui il sentiero è ben tracciato, la stragrande maggioranza del percorso prevede le soste lungo le località della costa e, di conseguenza, non c’è assolutamente pericolo di perdersi. 
Meglio comunque munirsi di acqua e snack soprattutto se non siete abituati. 
Per tutte le informazioni sul percorso è possibile visitare il link.
Il sentiero del Viandante
Il porto di Dervio
A parte queste accortezze il Sentiero del Viandante è un’occasione imperdibile per un’immersione della natura e per riscoprire alcune bellezze che, troppo spesso, diamo per scontate. 

Varsavia


La Polonia è un paese ricco da visitare a 360°. Le città principali nascondono delle bellezza inaspettate. E’ una nazione low cost facilmente raggiungibile in ogni stagione e, per questo motivo, vale la pena approfittarne.

Sulla base della mia esperienza voglio quindi condividere alcuni preziosi suggerimenti che ho messo in pratica nei miei frequenti viaggi in Polonia.  

CONSIGLI UTILI: 

– In molte giornate le attrazioni turistiche sono ad ingresso gratuito. Informarsi prima della partenza può risultare molto utile per risparmiare e poter organizzare al meglio la propria visita. Fate solo attenzione alle code. Spesso in queste giornate sono lunghe e si rischia di non trovare più biglietti disponibili (neanche a pagamento)
– la Polonia è ancora oggi un paese a buon mercato. E’ l’occasione giusta per approfittare di alberghi a 4 stelle ( si trovano anche a € 30 a notte) e gustarsi i piatti tipici nei ristoranti più famosi. Tuttavia, in molti posti, i menù sono solamente in polacco quindi è meglio partire preparati
– le regole per i pedoni sono rigide come quelle per gli automobilisti. Fate attenzione perché attraversare con il rosso è severamente vietato. Se colti sul fatto non esiteranno a farvi una multa, anche piuttosto salata
– è possibile pagare i biglietti direttamente sui mezzi pubblici. Purtroppo, anche se come metodo di pagamento sono presenti bancomat e carte di credito, spesso quelle straniere non vengono accettate. Meglio munirsi di moneta locale.


CURIOSITA’ :

– Lungo le vie centrali delle principali città noterete dei simpatici bidoni azzurri. Non sono semplici contenitori della spazzatura. D’inverno vengono riempiti di sale per facilitare gli interventi durante le grandi nevicate per risparmiare tempo ed energia
– i polacchi amano mangiare nelle latterie. Sono delle specie di piccole mense dove vengono serviti piatti tipici (quelli che non servono nei ristoranti turistici) a prezzo stracciato e di qualità casalinga. Assolutamente da non perdere 
– approfittate dei molteplici centri commerciali e supermercati per fare una sorta di immersione nelle abitudini culinarie polacche. Scoprirete enormi banconi di yogurt di tutti i tipi, scaffali interni di salsine per accompagnare le diverse portate e bancali di birre di qualsiasi gusto e dimensione 

Contenitori per il sale lungo il corso di Varsavia

PIATTI TIPICI:

Alcune pietanze, anche considerato il fatto che sono scritte in lingua straniera, potrebbero sembrare alquanto indigeste. Tuttavia, la cucina polacca è molto varia e ricca di piatti gustosissimi. 
Ad esempio, come in molti paesi dell’est, è loro usanza pranzare o cenare con una zuppa a base di carne e verdure. La zuppa sulle loro tavole è quasi come il nostro pane. Non deve mai mancare. Non a caso, nei ristoranti, ci sono diverse pagine dei menu dedicate solo a queste pietanze. 
Detto questo, di seguito un piccolo excursus dei piatti da non perdere durante il soggiorno in questa splendida nazione: 
Pierogi: sono dei tipici ravioli fatti con vari ripieni e spesso serviti con un’adorabile salsina a base di burro e cipolla (molto più leggera di quanto si possa immaginare). I più famosi sono i pierogi ruskie con un ripieno di patate e formaggi e i pierogi z miesem ripieni di carne. Nella maggior parte dei ristoranti, è possibile richiedere un mix di pierogi 


Mix di pierogi con salsa alle cipolle e burro fuso

Placki ziemniaczane: tipiche frittelle di patate servite accompagnate dalla panna acida (nella versione dolce) o con salsine ai funghi o alla carne (nella versione salata)
Kluski slaskie: gnocchi di patate più grandi rispetto a quelli italiani accompagnati da salsine una più gustosa dell’altra
Zupa pieczarkowa: una delle molteplici zuppe. Questa volta accompagnata dai funghi
Zapiekanka: si trova spesso nei baracchini per la strada. E’ una sorta di pizza lunga e stretta farcita farcita con ogni ben di dio. E’ spesso il loro “spuntino notturno”
Birra calda: lo so che storcerete il naso ma vi assicuro che per loro è abbastanza comune gustarsi una birra calda aromatizzata durante il pomeriggio per scaldarsi dal gelo polare, accompagnare le frittelle di patate o fare quattro chiacchiere. 

Frittelle di patate, panna acida e birra calda

Varsavia

Da tempo ho acquisito una passione smisurata per la Polonia. Purtroppo da molti ancora considerato un paese in via di sviluppo, è, in realtà, un paese moderno ed affascinante. Le grandi città non solo non hanno nulla da invidiare alle più considerate capitali europee ma conservano in ogni angolo il fascino del passato. Un passato che è ancora molto presente nella vita e nelle abitudini polacche. Un passato che si riflette nell’amore per la vita e per la cultura. I polacchi, infatti, avendo un trascorso politico ed economico molto difficile e, purtroppo, ancora molto vicino ai giorni nostri, hanno maturato un diffuso sentimento di nazionalismo dovuto all’incredulità di essere sopravvissuti e di aver ricostruito dalle ceneri un territorio ricco ed in via di forte sviluppo.


Quella di cui vi parlo oggi altro non è che Varsavia, la regina dell’incontro tra passato e futuro. La città che più di tutte ha il compito di ricordare ciò che è stato. Non a caso, il centro storico è che la fedele ricostruzione di com’era la capitale prima di essere totalmente rasa al suolo durante la Seconda Guerra Mondiale.

DA NON PERDERE:

– Piazza del Mercato (Rynek Starego Miasta): situata vicino al Castello Reale è la piazza più importante, quella in cui si erge la statua della Sirenetta (uno dei simboli della città). Ricca di bar e ristorantini tipici e di palazzi riccamente decorati vi lascerà a bocca aperta
Piazza Zambowy: oltre all’ingresso principale del Castello è sede del monumento storico più antico della città, la colonna di Sigismondo III Vasa (il cui principale merito fu quello di rendere Varsavia capitale della Polonia). E’ la piazza più colorata della capitale. Il sole che si riflette sui palazzi crea degli effetti inimitabili 
Palazzo della Cultura e della Scienza: è il principale simbolo della modernità. Un edificio sovietico gigantesco che ospita più di 3000 sale tra cui cinema e musei. Dal 30° è possibile godere di una splendida vista sulla città (a pagamento)
Museo dell’insurrezione: di fondamentale importanza storica è il museo della guerra. Si tratta di un museo interattivo, con filmati, storie, racconti, musiche, simulazioni di spari e narrazioni animate. Commovente ed emozionante. A rappresentazione di quanto ha significato e significa ancora per i polacchi l’epoca bellica. Non sono una grande appassionata di musei ma questo vale sicuramente una visita
Palazzo Wilanòw: la splendida residenza è circondata da fantastici giardini. Se avete tempo non perdetevi assolutamente un’escursione (è leggermente fuori dal centro ma comunque facilmente raggiungibile). 

Il Castello Reale

Varsavia è questo e molto di più. Un’esplosione di vita e di colori. Una splendida fenice risorta dalle sue ceneri con forza e determinazione per dimostrare che, anche dopo i periodi più bui, il sole torna a brillare più forte di prima. 


Mercatini di Natale

Che la magia abbia inizio

Ed ecco arrivato il mese più magico dell’anno. Le luci iniziano ad illuminare le strade, piccoli alberi fanno capolino, le vetrine si riempiono di pacchetti regalo. Insomma, più o meno desiderato, il Natale è dietro l’angolo. E, come ogni anno, ecco spuntare i mercatini di Natale. Sempre più diffusi, sempre più ricercati, sempre più amati. Che siano nella nostra città, in un luogo vicino casa, in una regione limitrofa o, addirittura, oltralpe, i mercatini sono ormai un evento irrinunciabile.
Che ci si affidi ad un viaggio organizzato o si utilizzi il metodo “fai da te” la scelta sulla destinazione è ricca di luoghi da scoprire. Un’occasione da cogliere al volo per vedere città già conosciute o del tutto inesplorate vestite di pura magia. Il periodo ideale per perdersi tra le vie (soprattutto quelle fuori dai mercatini) e conoscere il lato più romantico delle città.

Trentino Alto-Adige

Sicuramente tra i mercatini italiani più rinomati. La scelta è ampia e, soprattutto, arricchita dalla gastronomia che, si sa, in Italia non delude mai. Ecco quindi le famose Trento, Bolzano, Merano, Bressanone e Rovereto che si preparano ad essere letteralmente invase da pullman turistici e fiumi di visitatori. E qui, tra paesaggi innevati, vin brulé, canederli, speck e bretzel il Natale è buongustaio per eccellenza.

Il Bretzel ripieno di succulento speck
Il mitico Bretzel ripieno di succulento speck

Austria

La città di Innsbruck è sicuramente la prima scelta per quanto riguarda l’Austria, vuoi per la vicinanza al confine vuoi per l’abbinamento alla più comoda Bressanone. I mercatini non sono nulla di indimenticabile ma la città in sé è una vera bomboniera. Abbinata per il Natale è una delizia e non si può evitare di farsi conquistare dalle vetrine piene di dolce e torte di ogni tipo.

La via principale di Innsbruck
La via principale di Innsbruck

Svizzera

Anche la Svizzera ha aderito alla moda dei mercatini. Alcuni più vicini come quelli di Lugano e Locarno e altri più lontani come quelli rinomati di Basilea, Zurigo e Lucerna. La Svizzera, si sa, ha il fascino di essere un paese così vicino fisicamente eppure così lontano ideologicamente dalla nostra amata Italia. Una sorte di distacco e freddezza che poco sembrerebbero coniugarsi con il calore del Natale. Eppure la magia è in grado di fare miracoli anche qui. Tra cioccolati, rosti di patate, raclette e fondute, questo piccolo paese non può non conquistare anche i più scettici. L’unica accortezza è quella di fare molta attenzione ai prezzi o il rischio è quello di rientrare con il portafoglio alleggerito e un ricordo poco piacevole.

Fantasioso calendario dell'Avvento a Lucerna
Fantasioso calendario dell’Avvento a Lucerna

Germania

Quale scegliere??

Un po’ più lontani ma non per questo meno consigliati. I mercatini sul lago di Costanza sono una meraviglia che invade di luci e festa l’intera cittadina. Un’atmosfera resa ancora più magica dalle sponde del lago. Per gli amanti della natura consiglio un’immersione a Friburgo nella zona della Foresta Nera. Qui potete ammirare i mercatini (pochi, ad essere sinceri), ma, soprattutto, il cucù più grande d’Europa. Originale e spettacolare.

Sempre in Germania ci sono poi i mercatini più tradizionali e conosciuti come Stoccarda, Norimberga e Dresda. Posti incantevoli e non solo per l’atmosfera del Natale. Vale una pena la visita in ogni periodo dell’anno.

Francia

Colmar
Uno splendido scorcio di Colmar

Forse il paese più restio a farsi conquistare dalla folla di avventurieri natalizi. Ancora pochi i paesi rinomati in cui fare una capatina. Da non perdere la splendida Colmar con i suoi biscotti a forma di omino, il thé speziato di Natale, la piccola Venezia, i canali che si snodano nelle vie della città, i diversi mercatini situati in tutto il centro. Famosa anche la vicina Amnecy di cui però, consiglio la visita in primavera. Con lo sbocciare dei fiori i colori lungo i canali sono indescrivibili.

Qualunque sia la destinazione scelta, non si potrà rimanere immuni dall’atmosfera magica che regna sovrana tra le famose casettine in legno. Un’invasione di profumi, colori, cibo e musiche natalizie. Un’occasione per sfuggire dalla frenesia delle città e, perché no, tornare un po’ a sognare. 

Strandvagen

Rilassata e tranquilla, Stoccolma è una capitale a misura d’uomo, con spazi urbani ben organizzati, dove ritrovare il piacere di ritmi lenti e godere del panorama sul Mar Baltico. 

Come sempre, negli ultimi tempi, non sono io a scegliere le destinazioni dei miei viaggi ma sono loro a scegliere me. Mi lusingano con offerte lowcost a cui non posso rinunciare ed eccomi lì con uno zaino sulle spalle e lo sguardo illuminato verso una nuova avventura.

Anche Stoccolma è arrivata così. La mia prima volta in Nord Europa. Un aereo a/r a € 65 dal venerdì alla domenica sera. 
Potrebbe sembrare un viaggio effettivamente lowcost ma la dura realtà è che tutte le dicerie sul Nord Europa sono fondate. La vita è cara. E per quanto si possano mettere in atto piccoli accorgimenti non è sicuramente come andare nei paesi dell’est. 
Detto questo Stoccolma è una capitale molto particolare. Non si avverte maestosità, grandezza o imponenza. E’ una città dall’animo tranquillo, dolcemente cullata e protetta dalle acque del Mar Baltico. E’ una città che non trascina nel vortice ma che spinge a viverla con calma, a rilassarsi, a godere delle piccole cose: un giro in battello, una passeggiata nel verde, un kanelbulle (dolce tipico alla cannella) seduti ad un tavolino di uno dei numerosi bistrot.
E’ servitissima dai mezzi pubblici ma, quello che ho apprezzato maggiormente, è che tutte le principali attrazioni sono raggiungibili a piedi dal centro. Se avete la fortuna di trovare delle giornate di sole (cosa tra l’altro molto frequente) il mio consiglio è di non perdere tempo a cercare autobus e metro ma di avventurarsi a piedi. Alcuni scorci sul Mar Baltico sono veramente imperdibili.
Le splendide barche ormeggiate sulla riva 
Nonostante gli spazi verdi, i tramonti sull’acqua e la tranquillità che regna sovrana, Stoccolma è una città che non conquista, non avvolge, non sorprende. Una città che, come tutte le altre, vale la pena visitare almeno una volta ma due giorni sono più che sufficienti e tornarci non è indispensabile. A metà tra una grande capitale e una piccola città non ha né la maestosità dell’una né, a mio avviso, né la particolarità delle altre. Escludendo le pochissime vie del centro (Gamla Stan) il resto non ha un’impronta che valga la pena ricordare. Forse erano semplicemente troppo alte le mie aspettative o, forse, più probabilmente, non tutti i luoghi ci entrano nel cuore.

Da non perdere a Stoccolma

– Museo Vasa: un museo dedicato interamente all’unico vascello del XVII secolo sopravvissuto fino ad oggi. Purtroppo non è possibile salire e visitarlo internamente ma, essendo unico al mondo, la visita è obbligatoria. Tutte le info qui
– Kungliga slottet (Palazzo Reale): l’ingresso non è semplicissimo da individuare ma una volta all’interno non si può che rimanere affascinati dalle sale ricche di storia e sfarzo. E’ forse l’unico luogo in cui si avverte la sovranità e la regalità della capitale
– Skansen Museum: è chiamato “museo all’aria aperta”. In pratica è la ricostruzione degli antichi villaggi svedesi. Botteghe, case, chiese, fattorie. Se si è fortunati si vedono passeggiare le maschere vestite con abiti d’epoca. Lo zoo, a mio avviso, non è nulla di speciale a parte la presenza delle renne
– Ostermalm Saluhall (il mercato coperto): il posto ideale dove curiosare tra i colori, i sapori e gli odori della cucina svedese. Un vero e proprio mercato dove acquistare, assaggiare o rimanere a bocca aperta. All’interno è presente anche un ristorante ma quello che consiglio è di comprare dei piccoli assaggi di tutto e un po’.. ne rimarrete piacevolmente conquistati (l’ingresso è gratuito)
– City Hall: è il palazzo del municipio le cui tre corone situate sulla torre rappresentano il simbolo della città. L’ingresso è possibile solo con la visita guidata quindi informatevi sugli orari o rischiate di perdervi la magnifica vista dall’alto di 106 metri (City Hall)

Palazzo Reale Stoccolma
I ricchi interni del Palazzo Reale

Consigli utili per visitare Stoccolma

– Se avete intenzione di visitare anche solo 3/4 attrazioni e prendere i mezzi pubblici è assolutamente consigliato acquistare la Stockholm Card (info Stockholmcard) che al costo di circa €80 per due giorni consente l’accesso a tutte le maggiori attrazioni e a tutti i mezzi pubblici. Se considerate che ogni museo ha un costo minimo di €15 e che il biglietto dei mezzi costa quasi €4 la Card non ha un prezzo così elevato
– l’aeroporto di Skavsta è piccolissimo. Se avete intenzione di mangiare qualcosa lì prima di partire è meglio portarsi qualcosa dalla città. All’interno è presente solo il duty free (poco fornito) e un bar
– non è necessario cambiare i soldi a meno che non preferiate i contanti. Ovunque è gradito ed utilizzato il bancomat (anche per cifre irrisorie)
– fate attenzione alla scelta dell’alloggio. In molti alberghi la maggior parte delle stanze non hanno la finestra. Negli ostelli è la prassi e, soprattutto nelle camerate, non è molto piacevole
– se avete un budget ridotto prediligete gli acquisti di cibo e bevande presso i diversi supermercati dislocati in ogni angolo della città. Si trova di tutto (anche piatti tipici pronti, panini, tramezzini, insalatone fai da te, dolci, ecc.. ) a prezzi accessibili a tutti. E poi, si sa, è sempre bello curiosare tra le specialità del posto. 



Corso Como al crepuscolo

Milano è la città degli affari, della moda, dell’incontenibile frenesia che circonda strade e palazzi. Gente che corre, scalpita, con la fretta di arrivare chissà dove, chissà da chi, chissà perché..

Milano è la gente che non ha tempo, che ti incastra nell’agenda per un caffé al volo, perennemente impigliata nella rete sociale da aggiornare, condividere. Senza sosta, senza respiro.
Milano è la città che senza accorgerti ti imprigiona nel suo entusiasmo, nella sua voglia di vivere e farti vivere, di sedurti e conquistarti.
Per conoscerla davvero non la si può semplicemente assaporare.. bisogna viverla. 
Partiamo dal presupposto che i milanesi (di sangue e/o trapiantati) sono dediti al lavoro. Difficilmente li vedrete vagabondare di giorno in settimana. Come vittime di un incantesimo la loro principale ed unica preoccupazione sembra essere leggere e rispondere alle email in qualsiasi momento e in qualunque luogo si trovino. 
E così la giornata tipo inizia spesso con un caffé veloce al bar sotto l’ufficio per poi proseguire verso una frenetica mattinata tra meeting, conference call e via dicendo. Spesso, frenetica, è pure la pausa pranzo. Negli ultimi tempi sono sorti come funghi piccoli locali che offrono un’ampia scelta di piatti pronti da asporto rigorosamente bio. Il tempio del cibo light, delle verdure trasformate in centrifughe e di piatti assolutamente vegan free. Ma in fondo Milano è moda, anche nel cibo.
Ma qualunque sia la tendenza alimentare per il milanese l’appuntamento irrinunciabile era, è e rimarrà l’aperitivo.

IN DARSENA PER SENTIRSI A CASA…

L’aperitivo in Darsena è sicuramente quello più gettonato, soprattutto dopo la riqualificazione della zona e i numerosi eventi in programma. La Darsena è per tutti. Ci sono locali per ogni gusto, tendenza alimentare, rango sociale. Una lunga fila di tavolini in cui le ventiquattr’ore si mescolano con gli studenti universitari, le cravatte allentate con gli zaini traboccanti di appunti. La Darsena è semplicità, colore e interazione.
Tra i “must” da non perdere:
– Maya: buffet sudamericano ed italiano. Vastissima scelta. Spesso si trova anche la fontana di cioccolato. Cocktail strepitosi. €10 e soddisfazione assicurata.  Via Ascanio Sforza 41 Maya Milano
– Manhattan: buffet ricco e vario. Ce n’è per tutti i gusti. E’ un po’ piccolo e non accetta prenotazioni ma una piccola attesa è più che ripagata. Ripa di Porta Ticinese 13

IN SEMPIONE PER ESSERE “AL TOP”…

Per gli irriducibili dello stile “Il Milanese imbruttito” l’aperitivo può essere solo l’Arco della Pace. E’ qui che si ritrovano principalmente uomini d’affari e donne in carriera veri o finti che siano. E’ il luogo dove lo status symbol regna sovrano. Qui non ci sono buffet d’assalto o valanghe di cibo (se non in pochissime eccezioni). La parola d’ordine è raffinatezza. Piccole e pregiate tartine servite da veri e propri camerieri, cocktail serviti in coppe pregiate, assaggi di piccole perle gastronomiche dai nomi impronunciabili. In questa zona l’aperitivo è più una tappa obbligata dopo l’ufficio per mantenere o stabilire contatti con il mondo del business.
Da provare:
– Deseo: un aperitivo di gran classe tra divani bianchi e lampadari di cristallo. Corso Sempione 2
– Bhangrabar: l’aperitivo più ricco del Sempione. Un locale in stile indiano che contrasta notevolmente con i suoi vicini di carreggiata. Legni intarsiati e battenti d’ottone. Corso Sempione 1.

ALLE COLONNE PER UNO STILE UNDERGROUND..

Ed eccoci qui, in una delle piazze più eccentriche della città. Qui è d’obbligo starsene seduti in piazza (sui gradini della chiesa, sulle panchine più o meno improvvisate, o alla meno peggio letteralmente accampati per terra) con in mano un traboccante bicchiere di plastica. Numerosi i locali che forniscono il servizio della birra o del cocktail d’asporto. E’ qui che si ritrovano gli artisti eccentrici, gli universitari, i curiosi che vogliono fare un giro tra le diversità e le estrosità dei frequentanti della zona. Qui si mangia poco e niente ma stare senza bicchiere in mano è quasi un reato. Per chi invece volesse godersi una cenetta romantica con vista splendida sulla piazza e sulla Basilica di San Lorenzo Maggiore consiglio una capatina al ristorante Rugantino. Tipico romano, stile elegante, non un posto dove si può andare tutti i giorni ma per un’occasione speciale è molto più che valido.

Le famose ” Colonne di S. Lorenzo”

IN CORSO COMO PER SENTIRSI VIP..

Conosciuto per lo più per la movida notturna, Corso Como è stato recentemente rivestito di nuova gloria con l’avvento dell’ormai famosissima Porta Nuova. Ecco così che accanto alle più celebri discoteche milanese sono sorti numerosissimi locali che propongono la formula dell’aperitivo grazie al tappeto di tavolini all’aperto disseminati lungo tutto il Corso. Una formula simile a quella del Sempione. Piccoli buffet, spesso solo assaggi, prezzi leggermente elevati, facile incontrare star del jet set. D’altronde, si sa, i vip si pagano anche solo a volerli guardare.
L’unica vera alternativa al susseguirsi di locali uguali quasi anche per forma e colore è la formula aperitivo proposta da Eataly. Ce n’è per tutti i gusti e merita anche solo un giro di perlustrazione.

“FUORI ZONA” PER SFUGGIRE ALL’INCUBO DEL PARCHEGGIO..

I luoghi di culto del milanese serale sono presi d’assalto dal traffico. Quasi impossibile trovare un parcheggio se non dopo un’estenuante ricerca. Una valida alternativa possono essere i mezzi pubblici (a cui i milanesi sono poco o per nulla affezionati) ma, alternativa ancora più valida è fare un aperitivo lontano dalle zone di maggior affluenza. La formula è sempre la stessa. Ampio buffet dolce e salato e cocktail il tutto tra gli €8 e i €10 euro.
Eccone alcuni:
– Cius: Via Spontini 6. Per anni è stato uno dei buffet più ricchi e gettonati. Il locale non è molto grande ma il buffet sicuramente soddisfa
– 55 Milano (ex Roialto): Via Piero della Francesca 55: per un aperitivo più ricercato e particolare. Non vi deluderà
– Globe Lounge Bar: Piazza V Giornate 1: uno degli aperitivi più chic con vista panoramica (indispensabile la prenotazione per la terrazza)
– Madison: Viale Sabotino 12: è il classico locale sotto casa gestito da giovani ragazzi gentili e disponibili. I coktail sono sublimi e compensano il buffet non troppo vario.

La lista potrebbe andare avanti per ore ed ore ma quello che conta è che, dovunque siate, qualunque siano i vostri gusti e il vostro stile non potrete sottrarvi al culto dell’aperitivo milanese. E una volta provato, non potrete più farne a meno…


Ed eccoci anche quest’anno alla vigilia di uno degli avvenimenti più amati/odiati che invaderà le strade di Milano da domani al 19 aprile.

Ora, diciamocela tutta, per quanto sia uno degli eventi imperdibili in questo periodo, per chi non è del settore è solamente una scusa per uscire a far baldoria o imprecare contro il traffico cittadino.
Chi lo aspetta da mesi, chi non sa neanche cosa sia, chi passa le notti in bianco per i preparativi, chi spera che sia già tutto finito, chi si chiuderà in casa per evitarlo. In un modo o nell’altro un evento che farà parlare di sé.
Quest’anno in particolare, lavorando nel settore del design, lo sto vivendo attivamente.
E così, da domani, oltre al Salone del Mobile che invaderà i padiglioni della fiera di Rho, la città sarà percorsa in ogni angolo da eventi, feste e presentazioni varie. Un mix esplosivo che ormai da anni prende il nome di Fuori Salone.
Un mix di design, arte, moda e spettacolo che monopolizzerà la movida milanese. Per avere un’idea degli eventi in programma è giusto dare un’occhiata qui Programma Fuori Salone 2015
Quello che amo del Fuori Salone è l’aria di festa che si respira, un anticipo d’estate che invade le vie tra musica, cocktail e opere d’arte.

Eventi da non perdere:

Souvenir di Milano: l’allestimento promosso da Seletti in Piazza Affari promette di trasformare la zona in un Luna Park. Approfittarne per una foto sotto il famoso “Dito di Piazza Affari”

Project Egg: un’immensa struttura realizzata con ben 4760 pietre di cartone stampate in 3D

Expo Gate: in Piazza Castello l’installazione “Why not in the garden?” anticipa l’expo con un programma che ogni giorno assume forme e colori diversi richiamando il tema del cibo con eventi ed intrattenimenti per tutti i generi e tutti i gusti. Un tavolo di cartone di 40 metri occuperà tutta la lunghezza della piazza per la grande spaghettata notturna di giovedì 16 aprile

Consigli per la sopravvivenza:

– da evitare per chi odia caos e affollamento
– soprattutto nel weekend, anche a causa dei lavori per l’Expo, sconsiglio vivamente l’utilizzo della macchina. Spostarsi il più possibile con i mezzi è l’alternativa migliore. Per l’occasione, infatti, l’Azienda dei trasporti Milanesi potenzierà il servizio su tutta la rete Orati Atm durante il Salone del Mobile

Ogni tanto, soprattutto per chi, come me, vive in città, essere trasportati nel passato è un toccasana per l’anima.

Per combattere la modernità che ormai domina indisturbata, con i suoi immensi palazzi  che sovrastano i cieli e si allungano sempre di più verso le nuvole, non c’è nulla di meglio di un borgo medievale.
Candelo è un piccolo paese in provincia di Biella. La caratteristica principale di questo luogo è la presenza del famoso Ricetto, una struttura medievale ancora completamente intatta. Si narra che in passato venne costruito per custodire i prodotti della terra dalle intemperie e dagli assalti esterni. Il suo stato di perfetta conservazione deriva infatti dalla sua utilizzazione principalmente come deposito più che come unità abitativa.
Si accede al Ricetto dalla piazza principale di Candelo (è un piccolo paesino quindi è impossibile non trovarla). La struttura è caratterizzata da una rua principale che consentiva il passaggio dei carri, e da circa 200 cellule che servivano per la conservazione dei viveri. La curiosa pendenza delle strade è dovuta alla necessità di far defluire le acque nei periodi piovosi.
Lungo il perimetro delle mura si affacciano numerose torri. La principale, quella da cui si entra nel Ricetto, è adiacente alla Casa del Principe, fatta erigere dal feudatario di Candelo, Sebastiano Ferrero, nel 1496.

Quello che più mi ha colpito è stato il religioso silenzio che si respira aggirandosi tra le rue. Il ricetto, ancora oggi, non è abitato e, al suo interno, se non gli avventori dei pochi ristoranti presenti, non si aggira anima viva. Avvolti nel silenzio sembra quasi di sentire i fantasmi del passato aggirarsi indisturbati, silenti padroni di un luogo di indiscussa importanza.

Durante l’anno l’ufficio del turismo locale organizza diversi eventi, soprattutto enogastronomici, per promuovere il territorio e valorizzare le opere architettoniche della zona.
Per visitare il Ricetto bastano un paio d’ore per cui consiglio di abbinare la visita ad uno degli eventi (http://www.prolococandelo.it/), ad una gita enogastronomica (consigliatissimo Il Torchio 1763 all’interno del Ricetto), o ad un’escursione sul vicino Lago di Viverone.

“Oggi tra le mie mura non si torchia più l’uva: un moderno museo racconta la storia del mio unico signore: il vino. Molte cose sono cambiate a Candelo in questi mille anni, eppure sembra che in me il tempo si sia fermato. Le mie rue hanno visto marciare soldati e contadini, oggi le mie torri indomite sono mute testimoni di un tempo che non è più, ma che pur vive.
Ho visto coloro che mi costruivano consegnare alle mie pietre la speranza di una vita migliore. Sono stato il custode della fatica, il forziere per i frutti del lavoro.
Io sono testimone del tempo, il guardiano di questa Comunità: ero Terra e mi sono fatto Paese.”  

(Testo tratto da “Il Ricetto di Candelo Terra e Paese – regia di Manuele Cecconello)

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