Castelli Aperti nasce con l’intento di facilitare l’accesso alle testimonianze storiche
rappresentate dai siti castellani e dalle opere fortificate del Friuli Venezia Giulia.
Affacciati sul golfo o posti su verdi colline, immersi in grandi parchi o al centro di città di cui
erano la dimora più prestigiosa, sorgono numerosi castelli privati.
L’iniziativa è rivolta a chi desidera scoprire alcuni dei castelli più belli della Regione, che dietro i loro portoni celano magnifici tesori: sontuosi giardini, saloni ricchi di arte, storia e memorie d’altri tempi.
Sulle antiche scale di affascinanti castelli medioevali, potete essere accolti personalmente dai proprietari, ciceroni d’eccezione, oppure da professionali guide turistiche; insieme a loro, ritornerete indietro nel tempo scoprendo un patrimonio storico finora nascosto.

In occasione della manifestazione il Consorzio per la Salvaguardia dei Castelli Storici del Friuli Venezia Giulia ha deciso di indire un concorso fotografico.
Tutti coloro che si recheranno presso i siti castellani in occasione della manifestazione Castelli Aperti del 5 e 6 aprile 2014, avranno la possibilità di “postare” le proprie migliori fotografie, scattate agli “esterni dei castelli” aderenti alla manifestazione, nel profilo Instagram castelliapertifvg entro domenica 13 Aprile 2014.

Una giuria interna al Consorzio Castelli valuterà i tre migliori scatti che saranno decretati i vincitori del “Consorzio Fotografico Castelli Aperti”. Gli autori delle tre migliori fotografie saranno invitati, intorno ai primi di maggio, a visitare la sede del Consorzio Castelli, presso la Torre di Porta Aquileia a Udine e, in quell’occasione, verranno loro consegnati, in omaggio, una serie di volumi editati dal Consorzio Castelli.

Ecco l’elenco dei Castelli Aperti FVG Primavera 2014:

CASTELCOSA – Cosa di S. Giorgio della Richinvelda (PN)

Il borgo prende il nome dal corso d’acqua che scende da Travesio: il palazzo secentesco fu edificato dai conti di Spilimbergo e in seguito passato ai conti d’Attimis Maniago.
Probabilmente sorto sulle rovine di un preesistente fortilizio medievale, fu gravemente danneggiato durante la prima guerra mondiale.

Apertura: sabato pomeriggio e domenica

CASTELLO di CORDOVADO (Cordovado – PN)

Nato sulle basi di un “castrum” romano, era posto a guardia di un guado della via Augusta su un ramo, ora sconosciuto, del fiume Tagliamento. Ancor oggi le mura appaiono nella loro maestosità quasi completamente intatte racchiudendo al loro interno edifici risalenti al XIII e XIV secolo.

Apertura: sabato pomeriggio e domenica


Tiendeo - Offerte cataloghi e volantini - risparmiamo carta! E’ con grande piacere che accolgo la proposta di Tindeo.it di partecipare all’iniziativa ecologica Scrivanie Verdi, creata in collaborazione alla ONG Acciónatura e che ha lo scopo di proteggere e conservare uno dei templi naturali più ricchi in biodiversità al mondo e, come spesso purtroppo succede, più minacciati del pianeta: sto parlando della Riserva della Biosfera Sierra Gorda in Messico. 

Per ogni partecipante Tindeo.it sponsorizza un metro quadrato di selva tropicale che il Grupo Ecológico Sierra Gorda si occuperà di proteggere. Pubblicando questo post, che vuole contribuire alla diffusione e promozione dell’iniziativa, rendo la mia scrivania verde: ogni volta che da oggi accenderò il computer per collegarmi con il mondo starò dando il mio piccolo contributo alla salvaguardia di uno dei più preziosi, e purtroppo oramai ultimi, tesori naturali del pianeta. E’ una piccola goccia nel mare, ma è dall’unione di tante piccole gocce che si fanno gli oceani!

Se volete anche voi condividere l’iniziativa sul vostro blog o sito web, trovate tutte le informazioni a questo link


Don Jean Michel nel frattempo vi regala un tramonto congolese!


E’ con grande piacere che accolgo l’invito di Elena e Nicola di Viaggiare Oltre a condividere questo importante progetto umanitario che li vede protagonisti e a pubblicare il loro post per la raccolta fondi per il Congo.
Leggete e diffondere gente! E ricordate che basta poco per fare la differenza!

Il mese scorso vi abbiamo parlato di un progetto: un viaggio di solidarietà nella Repubblica del Congo previsto dal 25 luglio all’8 agosto. Adesso grazie alla collaborazione con il sito Eppela.com possiamo dare il via ad una raccolta fondi tramite crowdfunding!!! 
Non sapete cosa sia il crowdfunding? Il crowdfunding è una nuova forma di microfinanziamento online, nata per sostenere idee e progetti individuali. Può esser fatto per dar vita ad un nuovo business, per avviare un’impresa individuale o, nel caso nostro, è utile a realizzare una campagna di raccolta fondi collettivaOgnuno di voi potrà finalmente essere d’aiuto concreto e collaborare a questo progetto! Non è necessario versare ingenti somme di denaro, basta anche un minimo contributo (si parte da due euro!) e il passaparola, ogni forma di condivisione può essere un aiuto. Dato che le prime volte che vi abbiamo raccontato del Congo e di Don Jean Michel via Twitter utilizzavamo l’hashtag #unitiperilcongo abbiamo dato lo stesso nome al progetto

I contributi che verserete andranno a finanziare i tre progetti di solidarietà previsti in questo viaggio. Oltre che nel video di presentazione del progetto (volete vederci “di persona”? Eccoci qua!) ve li ripeto anche in questo post in modo che li possiate avere sempre sott’occhio: 

1) Il primo è raccogliere la somma di 300€ utile a finanziare l’acquisto di un triciclo per disabili che permetterà ad un handicappato di muoversi con le braccia grazie a degli speciali pedali a manubrio posti all’altezza del torace.

Triciclo per disabili alle gambe


2) Il secondo è la realizzazione di un allevamento di bovini nella Diocesi di Kinkala. L’allevamento permetterà a ragazzi congolesi che fino a poco tempo fa imbracciavano le armi, di costruirsi una nuova vita e avviare una cooperativa che sosterrà e migliorerà le condizioni di autosufficienza dei villaggi. Per il momento non è possibile acquistare macchinari costosi, partiamo dalla base. Dobbiamo acquistare dei bovini e ognuno di questi ha un costo di 200€.

3) Il terzo progetto è accrescere il senso di comunità fra i ragazzi dei villaggi e noi volontari organizzando delle sane partite di calcio e pallavolo! Saranno utili a consolidare i rapporti di amicizia e a creare spirito di squadra con un contorno di puro divertimento! A questo scopo stiamo cercando delle divise (circa una ventina, dieci per ogni gruppo) che possano rappresentare le due squadre: italiani e congolesi! Come tiene a ribadire Jean Michel “Noi siamo lì per aiutare ma siamo lì anche per vivere il mio Paese. Il Congo ha attraversato tante guerre ed è arrivato il momento di ricostruire tutto sulla scia degli insegnamenti di Santa Madre Teresa di Calcutta.”


Crediamo che la vostra felicità più grande sarà nel donare e nell’essere partecipi ad una buona causa, tuttavia per ogni contributo versato vi regaleremo uno o più omaggi di ringraziamento. Potrete vedere lo specchietto illustrativo di quelle che su Eppela vengono chiamate “ricompense” cliccando sulla home page del nostro progetto. Vi ringraziamo fin d’ora per quanto farete, ogni piccolo contributo può fare la differenza, quindi grazie in anticipo, date un’occhiata al video e uniamoci per il Congo su Eppela!!  



I prossimi 10-11-12 maggio un’occasione imperdibile per coniugare arte e un week end al mare: un workshop di fotografia in un posto straordinario, Bocca di Magra (SP), alla foce dell’omonimo fiume, dove sotto l’eterno sguardo delle cime delle Alpi Apuane, l’acqua dolce accelera per diventare mare; un posto che fu méta prediletta di alcuni dei più grandi poeti e letterati del ‘900 come Einaudi, Montale e Pavese, in cui si farà esperienza di ripresa con foto paesaggistiche e glamour, dai ritratti all’adeguata post produzione.


I partecipanti alloggeranno in camere condivise di due-tre posti letto, presso la casa vacanze “A Cà da
Tirde” e l’hotel “Sette Archi”; colazione, pranzo e cena saranno serviti al ristorante dell’hotel e compresi nel
prezzo, che sarà di 240€ a partecipante (escluse bevande alcooliche/bibite ed eventuali ordinazioni extra)!
L’occasione, va da sé, è particolarmente ghiotta per coloro che vogliono unire un week end al mare, magari
portando con sé la propria famiglia, e la passione per la fotografia o per coloro che vogliono approfondire e
confrontare le proprie tecniche e conoscenze.

Due giorni di fotografia da passare insieme. La comune passione come pretesto per scoprire luoghi nuovi e nuove persone. Gli organizzatori vi accompagneranno consigliandovi e vi supporteremo
tecnicamente. Nessuna noia, chiacchierate informali e amichevoli, due giorni “diversi” dai soliti!

Per info :
– Loriana 338 4283272; jody22hp@libero.it
– Giorgio 349 0749326; info@orionsas.eu

Link:
Antonio Alberti  fotografo
A ca da Tirde casa vacanze
Hotel Sette Archi hotel e ristorante
www.freehands.altervista.org workshop
https://www.facebook.com/pages/Freehands/607177165977479


© silviaromio.altervista.org

Nei post dei giorni scorsi ho raccontato tanto del mio tour al Carnevale Ivrea 2013, ma niente come le immagini possono aiutarmi a descrivere i colori, l’allegria, la partecipazione e la gioia che pervade tutti i diversi eventi di questa straordinaria manifestazione, ognuno dei quali concorre a crearne la magia e la bellezza, come pezzi irrinunciabili di un magnifico e variopinto mosaico.

Per vedere tutte le foto dell’evento clicca qui.



© silviaromio.altervista.org

Evento culturale e goliardico di grande risonanza, la famosa Battaglia delle Arance è vittima di numerosi pregiudizi e viene spesso tacciata come evento eccessivamente violento e pericoloso oltre che come un inutile spreco di cibo.

In realtà l’assistervi dal vivo aiuta a capire qual è lo spirito e le regole di questo importante evento, che rappresenta il momento di maggiore partecipazione popolare del Carnevale di Ivrea. Chiunque infatti può prendervi parte iscrivendosi a una delle nove squadre a piedi oppure diventando equipaggio di un carro da getto, anche se è importante imparare come tirare e soprattutto schivare i colpi. Per chi invece vuole solo assistere, si può farlo in totale sicurezza stando dietro alle reti protettive che circondano le piazze della città adibite a teatro dell’evento.

La Battaglia ha un significato storico ben preciso, rievoca infatti l’episodio leggendario che vide protagonista la figlia di un mugnaio che, per sottrarsi alla ingiusta legge Ius prime noctis, tagliò la testa al conte Ranieri istigando così la rivolta popolare. Nella simbologia del carnevale quindi, gli aranceri sul carro rappresentano le guardie del tiranno mentre quelli a piedi impersonano il popolo ribelle.
La divisa degli aranceri sul carro è composta da una maschera di cuoio con grate protettive e visiera e da un’imbottitura che protegge il busto, mentre quelli a terra indossano solo la casacca distintiva della loro squadra.
Per quanto riguarda l’accusa di spreco inutile di cibo, se è vero che molte arance vengono sacrificate, è anche vero che la Battaglia da vita ad un ciclo virtuoso che crea lavoro e guadagno per molti. 
Molti non sanno che le arance scelte sono di calibro inferiore a quello previsto per la vendita in negozio;  vengono prenotate e pagate ai produttori già ad ottobre, garantendo loro un introito certo;  inoltre vengono lavate e imballate in cassette di legno confezionate ad hoc con le insegne della squadra, cosa che genera un indotto importante. Per non parlare del trasporto, altra voce fonte di lavoro e guadagni.
Un ciclo virtuoso che concorre a creare economia, oltre che alimentare un momento ludico di grande allegria e partecipazione.
Una parola va spesa per i carri da getto, che seppur non fantasiosi e vistosi come i classici carri di carnevale, sono comunque una parte importante della manifestazione. Un tempo si utilizzavano carri agricoli per il trasporto del fieno; oggi si usa solo lo scheletro di un carro agricolo , che viene modificato ad hoc: sul mezzo viene fissata una struttura portante alla cui base si trova una pedana in legno e acciaio e sulla sommità le conche dove vengono stoccate le arance. Il rivestimento è costituito da pannelli rigidi o da un telone in PVC che viene impreziosito con disegni allegorici e il nome della squadra.
Carri semplici e spartani, ma con un forte legame con il territorio e con la storia contadina che rappresentano.
Per capire questo straordinario evento collettivo bisogna lasciarsi alle spalle timori e pregiudizi e andare a vederlo di persona, solo così se ne potrà respirare il clima di grande festa e allegria che lo pervade.

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Tutte le scenografiche rievocazioni del Carnevale di Ivrea trovano la loro massima espressione nella famosissima Battaglia delle Arance. Questa festa, giudicata spesso violenta e pericolosa e per questo evitata e temuta da molti, ha in realtà un’origine molto “gentile”; deriva infatti dalla moda ottocentesca tipica delle zona della Liguria e Costa Azzurra secondo la quale le fanciulle negli ultimi giorni del Carnevale lanciavano dai balconi delle proprie abitazioni fiori e frutti agli aspiranti corteggiatori. L’arancia in particolare, frutto del sud,  con la sua connotazione esotica dava maggiore colore a questo rito. Il carattere battagliero degli eporediesi ha fatto sì che questo gesto gentile e borghese fosse presto colorito di una nuova verve trasformandolo in un vero e proprio lancio.

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In realtà oggi rispetto al passato, quando le arance venivano lanciate dai balconi ai malcapitati passanti, sono state introdotte numerose regole, a cui tutti i lanciatori si adeguano scrupolosamente, che rendono lo spettacolo sicuro per tutti colori che vogliono assistere senza partecipare: la battaglia si svolge infatti solamente nelle piazze della città ed è fatto invece divieto di lanciare nel resto delle strade; basta posizionarsi dietro le reti protettrici di cui vengono muniti gli spazi adibiti ad arena per la battaglia per godere dello spettacolo in totale sicurezza.

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Le uniche accortezze sono l’indossare un kway e delle scarpe impermeabili per ripararsi da schizzi e dalle strade che si ricoprono di arance spiaccicate. Io stessa sono arrivata al Carnevale timorosa che fosse pericoloso ma ho potuto constatare che se si vuole è facile rimanere in posizione sicura pur assistendo allo spettacolo.
Perché di spettacolo si tratta, un evento di grande allegria e di sana rivalità, nel quale si affrontano le squadre degli aranceri sui carri, i cui componenti sono muniti di corazze e caschi protettivi, e quelle di aranceri a piedi, forti di un numero ben maggiore ma privi di qualsiasi protezione. La cosa più bella come spettatore è vedere con quanta foga gli avversari si diano battaglia testa a testa per poi, al fischio di pausa, stringersi le mani tra sorrisi e abbracci.

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Molto più che la battaglia in se, e’ questo senso di rivalità buona, di orgoglio per la propria squadra ma al contempo di fairplay verso gli avversari il tratto distintivo che maggiormente emerge e che colpisce lo spettatore. Prima di vederlo di persona consideravo la battaglia un evento eccessivamente violento e pericoloso ma dopo averne respirato il clima di festa e cameratismo e il travolgente e contagioso  entusiasmo della sua gente quello che mi rimane negli occhi e nel cuore è questo grande senso di appartenenza, questa forte volontà di esserci e di partecipare.

Ivrea mi ha insegnato l’orgoglio di appartenere ad una città e la passione di voler essere parte attiva della sua storia e delle sue tradizioni.


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Le radici del Carnevale di Ivrea affondano in arcaici riti e cerimonie agresti legati allo scorrere delle stagioni, al ritorno della primavera con i suoi frutti e i suoi raccolti e a gesti propiziatori per favorirne l’abbondanza. Nel corso dei secoli componenti storiche di diversa matrice si sono stratificate nel tessuto della festa che tra il Settecento e l’Ottocento è stata investita di un significato politico e civile passando da festa della natura a festa civica, un momento di forte aggregazione sociale dove le rievocazioni assumo una marcata connotazione politica celebrando le gesta eroiche di generali ed esercito e porgendo tributo alle rivolte popolari che hanno scritto la storia del Canavese e ne hanno segnato il destino.

Ad Ivrea va in scena il Carnevale che non ti aspetti!
Una festa che va ben oltre l’evento folkloristico per riproporsi come un momento di aggregazione comunitaria in cui tutti, dai più giovani ai più anziani, partecipano attivamente con grandi trasporto e passione. Ed è proprio la passione, l’orgoglio, il senso di appartenenza ad una comunità a rendere questa manifestazione uno degli eventi più intensi e spettacolari del panorama carnevalesco italiano e non solo.

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Qui non ci sono maschere ma personaggi, figuranti che impersonano un universo fatto di cavalieri con il Podestà, alfieri con le bandiere storiche delle Parrocchie  egli Abbà (i Priori delle Parrocchie), eroine e generali con lo Stato Maggiore, che in diversi momenti sfilano per la città mettendo in scena una lunga serie di  bellissime e coinvolgenti rievocazioni storiche che iniziano addirittura dal 6 gennaio per trovare il loro culmine il sabato e domenica di Carnevale.

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Gli stessi protagonisti della festa, la Vezzoza Mugnaia e il Generale, sono personaggi di estrazione storica. La prima è Violetta, la leggendaria eroina popolare figlia di un mugnaio che decise di ribellarsi all’infelice sorte della  Ius prime noctis a cui le fanciulle eporediesi erano destinate tagliando la testa al marchese tiranno e portandola in tributo al popolo. Ogni anno una fanciulla viene proclamata Vezzosa Mugnaia e acclamata come una regina; l’abito della Mugnaia include la fascia tricolore, a testimonianza della forte connotazione civile e politica di cui il personaggio è stato investito nel passaggio dei secoli e nella rilettura Risorgimentale.

La proclamazione della Mugnaia è il momento più importante e sentito del Carnevale: il nome della Signora, sino a quel momento segreto, viene svelato al popolo la sera del sabato di Carnevale in una piazza del Municipio gremita all’inverosimile di una folla urlante che, alla vista della Mugnaia che si affaccia al balcone per rendere omaggio al popolo, esplode in un omaggio corale alla Signora. Un momento emozionante che ho avuto il privilegio di vedere dall’alto potendo percepire in un unico colpo d’occhio la bellezza e l’impatto della folla vestita dei diversi colori delle contrade che risponde con grande trasporto ed energia alle parole del proclamatore.
E’ questa piazza acclamante e traboccante di gioia la “pancia” del Carnevale, allegria ed energia pure da cui è impossibile non farsi contagiare.
Il Generale e il suo Stato Maggiore sono personaggi di estrazione ottocentesca che rappresentano il potere civico che si pone a capo della festa, a sottolinearne la nuova connotazione civica assunta a partire da questo secolo .

La Presa in Dora – © silviaromio.altervista.org

Le rivisitazioni storiche continuano per tutta la domenica di Carnevale sin dalla prima mattina con il Giuramento di fedeltà del Magnifico Podestà per culminare nella Preda in Dora sul Ponte Vecchio, ovvero l’atto con cui il Podestà lancia una pietra nel fiume Dora dal ponte di origine romana della città come omaggio alla Libertà; il rito si ricollega alle due distruzioni del Castellazzo nel XII e XIII secolo a seguito di moti di ribellione popolari contro l’allora potere dominante; dopo la seconda distruzione il Podestà si impegnò a non costruire più alcun edificio laddove sorgevano le torri del Castellazzo così che il luogo rimanesse simbolo di rivoluzione e libertà. Ogni anno gli eporediesi, fedeli alla tradizione, rinnovano questo antico giuramento.
Terminata questa rievocazione è tempo di Fagiolata, altro momento di grande collettività in cui i fagioli vengono offerti a tutti i presenti in attesa del momento di festa e allegria più alto e popolare, la Battaglia delle Arance, preceduta dalla salita della Mugnaia sul cocchio, accompagnata dal Generale e dagli ufficiali a cavallo e in divisa napoleonica, che dopo aver percorso le strade del centro storico danno ufficialmente inizio alle danze, anzi alle arance in volo!

Altro simbolo del Carnevale di Ivrea è  il berretto frigio, la cui storia affonda le radici nell’Antica Roma quando veniva donato dal padrone ai Liberti, gli schiavi liberati; nei secoli il copricapo ha conservato il suo significato venendo introdotto nel Carnevale in epoca napoleonica e diventandone un marchio indistinguibile di appartenenza alla manifestazione e alla città oltre ad evitare a chi lo indossa di essere oggetto di lancio. E’ emozionante girare per le vie del centro e vedere come tutti, davvero tutti, dai bambini in fasce ai vecchietti, indossino il berretto con aria orgogliosa.

© silviaromio.altervista.org

Per uno spettatore che assiste al Carnevale per la prima volta a colpire non sono solamente le rievocazioni storiche, per quanto suggestive e coinvolgenti, ma sopratutto il grandissimo senso di collettività e partecipazione che pervade gli eporediesi, quella nota di orgoglio che fa vibrare la loro voce quando parlano del loro Carnevale, la contagiosa allegria dei loro gesti, dei loro cori da stadio, la passione con cui acclamano la Vezzosa Mugnaia alla stregua di una regina, la scherzosa rivalità con cui sfidano gli avversari in campo.
Il Carnevale di Ivrea è comunità, condivisione di conoscenza tra generazioni, è antica storia tramandata nei secoli, è trascinante allegria e coinvolgimento, è voglia di festeggiare insieme.

Un ringraziamento particolare a Turismo Torino e Provincia e alla Fondazione dello Storico Carnevale di Ivrea per la meravigliosa organizzazione e per aver dato la possibilità di capire e partecipare da dentro a questo meraviglioso evento collettivo.

Guida al viaggio

Dove dormire:
L’Hotel Crystal Palace di Banchette, ad appena 2 km dal centro di Ivrea, è un nuovo moderno 4 stelle che offre stanze eleganti e spaziose con comodissimi letti e tutti in confort. Personale gentilissimo.
Il Ristorante Trattoria Moderna giusto accanto all’hotel offre il meglio della tradizione culinaria canavese in un ambiente raffinato e curato.


Arriva l’inverno e con esso la voglia di quei meravigliosi mercatini natalizi tipici dell’Alto Adige o della Germania. Ma per chi come me vive nella Pianura Padana o dintorni e non ha occasione di arrivare fin lassù c’è una simpatica alternativa: dal 23 novembre al 21 dicembre Piazza dei Signori a Verona ospiterà oltre 30 bancarelle che ricreeranno l’atmosfera tipica dei mercatini natalizi della Germania; la maggior parte degli espositori saranno infatti tedeschi o altoatesini e offriranno prodotti tipici delle loro regioni; da oggetti di artigianato come le magnifiche e caldissime pantofole in feltro, maglioni di lana, guanti e capelli, candele, decorazioni natalizie, giocattoli in legno e tanto altro, a ghiotti prodotti gastronomici dai tipici sapori teutonici come le salsicce di Norimberga,  i crauti, la birra, il pane nero ai semi di papavero, l’immancabile strudel e gli altri dolci tradizionali tedeschi a base di frutta secca e spezie.

Il mercatino diventa anche un’occasione per ammirare le magnifiche piazze medievali di Verona, a partire dalla straordinaria Piazza dei Signori dove si terrà il mercatino, conosciuta anche come Piazza Dante per la statua del Sommo Poeta che vi troneggia al centro; sulla piazza a pianta rettangolare si affacciano stupendi edifici monumentali collegati tra loro da arcate e logge, tra cui spicca il medievale Palazzo del Podestà, costruito dagli Scaligeri come dimora di famiglia e che ospitò personaggi illustri tra cui lo stesso Dante, in esilio da Firenze. Successivamente durante la Repubblica di Venezia divenne sede di importanti magistrature tra cui gli uffici del Podestà, da cui prende il nome.

Palazzo della Ragione 
Il Palazzo del Comune, detto anche Palazzo della Ragione, tra Piazza dei Signori e Piazza delle Erbe,è un magnifico esempio di architettura civile romanica le cui facciate sono caratterizzate dal bi-cromatismo di mattoni e pietra; dal cortile lastricato centrale detto Del Mercato Vecchio si accede alla Scala della Ragione, chiamata così perché, fino a due secoli fa, portava proprio all’interno del Tribunale. La scala, in stile gotico, in origine era coperta e risale al XV secolo. 
All’interno del palazzo si nasconde un piccolo gioiello d’arte: la Cappella dei Notai che vanta opere dei veronesi Alessandro Marchesini, Giambattista Bellotti, Santo Prunati e dal francese Louis Dorigny. Sopra al palazzo troneggia la Torre dei Lamberti, risalente al 1464, famosa per le sue due campane, il Rengo e la Marangona, che un tempo scandivano la vita della città suonando le ore o gli allarmi d’incendio (Marangona) e radunando il Consiglio Comunale o richiamando alle armi i cittadini (Rengo). E’ possible salire sulla sommità della torre (sia con le scale che con l’ascensore) per godere di un incomparabile vista dell’intera città (adulti 6€, ridotti 4,50€).

Casa dei Mazzanti

L’adiacente Piazza delle Erbe, la più antica piazza di Verona, è un altro magnifico esempio di piazza medievale su cui i affacciano numerosi edifici di pregio. La piazza, che sorge sopra l’area del foro romano, nell’età romana era il centro della vita politica ed economica della città; con il tempo gli edifici romani hanno lasciato il posto a quelli medievali. Il monumento più antico della piazza è la fontana sormontata dalla statua denominata “Madonna Verona”. Altro monumento storico è il capitello, detto Tribuna, del XIII secolo, periodo in cui venne utilizzato per varie cerimonie: in particolare sotto di esso sedevano i podestà per la cerimonia dell’insediamento e là prestavano giuramento i pretori. Verso via Cappello sorge un’antica colonna sormontata da un’edicola di origine trecentesca, nelle cui nicchie sono scolpite a rilievo le figure della Vergine e dei santi Zeno, Pietro Martire e Cristoforo.Il lato nord è occupato dall’antico palazzo del Comune, dalla Torre dei Lamberti, dalla Casa dei Giudici e dalla Casa dei Mazzanti, la cui immensa facciata è completamente affrescata con immagini che rappresentano allegorie dell’Invidia, dell’Ignoranza e del Buon Governo. 
L’usanza di decorare i muri era molto diffusa e denotava un certo prestigio della famiglia proprietaria. Già dal 1300 si cominciano a vedere sulle pareti imitazioni di stoffe, motivi geometrici, finti mattoni e finti marmi, figure umane e animali. Nel Quattro-Cinquecento a Verona si contavano più di trecento facciate dipinte tanto che la città si meritò l’appellativo di Urbs picta (città dipinta). Purtroppo gran parte di questi affreschi è andata persa ma molte altre abitazioni affacciate su Piazza delle erbe conservano resti di queste pitture a fresco, che contribuiscono all’eleganza d’insieme della piazza, magnifico gioiello cittadino, brulicante di negozi caffè e bancarelle affollati in ogni momento della giornata. 

Ma una gita a Verona non può non includere la visita del suo simbolo, l’Arena, che proprio in concomitanza del mercatino, e precisamente al 1° dicembre al 20 gennaio ospiterà al suo interno la Rassegna del Presepio nell’Arte e nella Tradizione (tutti i giorni dalle 9 alle 20, ingresso 7€), dove si potranno ammirare centinaia di presepi provenienti da tutta Italia e da alcuni paesi europei.

I consigli di Viaggiolibera: l’accesso a tutti i monumenti storici della città è gratis ogni prima domenica del mese


Dal 6 ottobre al 18 novembre si svolgerà la famosa kermesse dedicata al tartufo bianco. Quest’anno il tema centrale è il legame fra il prelibato fungo e il mondo del cinema: seguendo gli appuntamenti dedicati all’argomento di scopre che le più grandi stelle del cinema, da Rita Hayworth a Marilyn alla Loren hanno subito il fascino del tartufo ed hanno ceduto alle sue lusinghe culinarie.
Il Festival Cinema & Tartufo prevede proiezioni dei film che lo hanno resto famoso in tutto il mondo, oltre a locandine, fotografie e altro materiale che testimoniano la “dolce vita” del tartufo!
Qualche esempio di film in cui compare l’inimitabile fungo?
Sapori e Dissapori, Sette Chili in Sette Giorni, la bella Catherine Zeta Jones che esclama: “Meraviglioso…è tartufo d’Alba! in No Reservation e la faraona al tartufo offerta a Julia Robert in Notting Hill. Un’occasione per rivedere vecchi film tra un risotto e una pasta al tartufo!

Anche questa edizione vanta un nutrito programma di iniziative enogastronomiche e culturali che permetteranno ai visitatori di conoscere le ricchezze delle Langhe e di Alba che particolarmente in autunno regalano paesaggi di grande suggestione. La fiera del tartufo è anche un’ottima occasione per passare ad un turismo attivo e cimentarsi nella ricerca del prezioso fungo nei boschi, imparando a conoscerne le proprietà e le caratteristiche sotto la guida di esperti.
La fiera è anche mercato, di quelli tipici di paese, che si svolge ogni sabato mattina con una miriade di bancarelle e ambulanti che espongono tutti i prodotti del territorio ma anche oggetti insoliti, esotici e raffinatezze culinarie e non ultime le produzioni a km zero che negli ultimi anni, grazie al crescere della sensibilità collettiva al tema, stanno riscuotendo grande successo.
Altro appuntamento importante è Open Alba Food Wine & Music a cura dei commercianti di Alba che nelle serate di venerdì 12, 19 e 26 ottobre tra le 17 e le 20 proporranno degustazione delle proprio prelibatezze: in queste serate il centro storico si trasforma in un immenso palcoscenico dedicato al gusto e all’assaggio per intenditori e neofiti. I migliori prodotti saranno presentati direttamente dai produttori, dando la possibilità di conoscere la cultura enogastronomica delle Langhe.

Albaromatica

Un’ ampia rassegna pensata per presentare le erbe aromatiche, officinali e le spezie nei vari aspetti ed utilizzi in cui si declinano questi straordinari e profumati prodotti.
Piazza Risorgimento e il centro storico di Alba ospiteranno una grande area espositiva con prodotti a tema: liquori, vini, infusi, confetture, caramelle, cioccolatini e spezie. E poi ancora prodotti da forno birre artigianali aromatizzate e tanto altro. In programma anche momenti dedicati all’approfondimento e laboratori per i più piccoli, per giocare a riconoscere le erbe fresche e quelle essiccate.

Ma tornando al tartufo, volendo provare ad acquistarlo per cimentarmi in prodezze culinarie a casa, quali sono le regole base che un profano (come me) deve seguire per poter acquistare un fungo di qualità? Ecco qui qualche consiglio per assicurarsi il tartufo perfetto!


– Controllare che i buchini non siano riempiti di terra
– Controllare che il tartufo non sia infarinato con farina di mais per alterarne il colore
– Controllare che il profumo sia omogeneo in ogni suo punto 
– Controllare il grado di maturazione
– Controllare il livello di pulizia complessivo
– Controllare che l’esemplare non sia stato ricostruito ma sia integro


Non manca altro che andare ad Alba e cimentarsi in questo illustre acquisto!

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