Piazza Grande Bologna

C’è sempre un buon motivo per andare a Bologna, che sia per una mostra, per una fiera o semplicemente per fare un giro tra le splendide architetture medievali e gli eleganti portici. Ogni volta che ci torno Bologna riesci a stregarmi con quella sua aria di signora raffinata e al contempo informale che ti fa sentire subito a casa.

Bologna è viva, a tutte le ore del giorno e della notte, traboccante di bar, enoteche, trattorie e di studenti che affollano le vie del centro. 
Bologna è ghiotta, o “grassa” come spesso viene definita! Qui mangiare è un rito irrinunciabile che i bolognesi insegnano a fare come si deve, prendendosi tutto il tempo per godersi ogni piatto. Il cibo a Bologna è prima di tutto un linguaggio, un codice di comunicazione che dà un sapore speciale all’incontro: basta un bicchiere di vino o un piatto di tortellini fumanti per ritrovarsi e scambiare quattro chiacchiere tra amici.
Il carattere conviviale dei bolognesi è trasversale e non riguarda solo i giovani ma gente di qualsiasi età ed estrazione sociale. Bologna anche in questo sa essere democratica, offrendo una vasta scelta di locali per tutti i gusti e per tutte le tasche, perché il piacere della tavola è un lusso che devono poter permettersi tutti!


Aperitivo in Piazza Grande

Si inizia con un aperitivo seduti in uno dei bar di Piazza Grande, il magnifico salotto cittadino. Con l’avvicinarsi dell’ora di pranzo o di cena, la piazza si riempe di gente che sembra darsi appuntamento qui per un aperitivo sorseggiato all’ombra della Basilica di San Petronio. Che sia in uno dei tavolini sulla piazza o sotto i portici che la cingono, l’importante è esserci, accompagnando delle sane risate ad un buon bicchiere di vino.

La cucina bolognese, una storia di successo

La cucina bolognese riflette la cultura popolare, genuina e verace della città.
Approcciarsi ai tanti piatti della tradizione diventa ancora più un piacere sapendo che il successo internazionale della cucina bolognese risale al Medioevo, quando alle corti delle potenti famiglie lavoravano cuochi celebrati ed osannati per le loro capacità eccelse. Ma il merito della varietà dei sapori che ancora oggi si possono degustare va anche alla presenza dell’Università che, con il continuo scambio di studenti e professori di provenienze diverse, contribuì nei secoli ad arricchire il repertorio di ingredienti e piatti.
Un itinerario gastronomico a Bologna diventa un viaggio tra sapori vari e ricchi: dai passatelli ai tortellini in brodo (chiamati l’ombelico di Venere), passando per le lasagne e le tagliatelle al ragù.
Un curiosità: si dice che le tagliatelle furono create ispirandosi ai lunghi capelli biondi di Lucrezia Borgia in occasione delle sue nozze con il Duca di Ferrara. Che sia verità o leggenda poco importa, ciò che conta è che questo primo piatto è ancora oggi uno dei più amati ed apprezzati della cucina bolognese.
I secondi sono un altro tripudio di sapori che vanno dal gran fritto misto al gran bollito bolognese, senza dimenticare le intramontabili polpette di carne che fanno la gioia dei bambini. Per chi preferisce un pasto veloce, la mortadella riuscirà a rendere regale anche un semplice panino!


I Quartieri migliori dove mangiare a Bologna

Tagliatelle al ragù
Oltre che per gli aperitivi, Piazza Grande è perfetta anche per pranzi e cene in una delle tante trattorie che si trovano nelle vie limitrofe. E’ tra queste viuzze che ho scovato la Taverna la Traviata, ambiente rustico e cucina tipica bolognese: pasta fresca fatta in casa e ragù che profuma di buono!
Per chi vuole mescolarsi agli studenti, la scelta giusta è il quartiere dell’Università che offre numerose opzioni di locali a prezzi contenuti. E’ qui dove va in scena la movida notturna bolognese, con tanti locali aperti fino a tarda notte.
Dopo cena infatti Bologna non va a dormire e la festa continua nei pub e i bar dove sorseggiare un buon bicchiere di vino accompagnato da musica dal vivo. Perché Bologna non è patria solo della buona cucina ma anche palcoscenico aperto a nuove voci, una città cordiale che apre le braccia a giovani talenti desiderosi di esibirsi e farsi conoscere.
Così una serata all’insegna del gusto termina sulle note di musica vitale e energica, proprio come è Bologna.

Come scegliere i locali e ristoranti a Bologna

Per scegliere e prenotare il ristorante a Bologna adatto ai propri gusti ed esigenze una buona soluzione è Quandoo, un portale che permette di trovare e prenotare ristoranti in modo semplice e rapido, avendo accesso in pochi click ad una vasta scelta di locali suddivisi per tipologia, quartiere e fascia di prezzo. L’ho provato ed è davvero comodissimo, si evita di girare a vuoto e ci si diverte a scovare e provare locali e sapori diversi, perché, come dico sempre, la scoperta gastronomica è una delle parti più belle del viaggio!

Rimini, la protagonista di tante estati, luogo per eccellenza di mare e vacanza, sempre uguale eppure capace di svelarsi diversa in ogni stagione della vita, come un vestito cucito addosso.

Quando sei piccolo, Rimini è il mistero della sabbia calda e soffice in cui affondare piedi e mani cercando di afferrarla, per poi rimanere a guardare con stupore i granelli minuscoli scivolare leggeri mentre ti solleticano la pelle; è il mare immenso che pare senza fine in cui trascorrere ore a bagno giocando a spruzzare l’acqua.
Poi cresci un po’ e Rimini diventa un immenso parco giochi: la spiaggia un cantiere di castelli, costruzioni e sinuose piste di biglie, il mare un enorme piscina in cui rincorrersi tra le onde ed esibirsi in complicate capriole e tuffi aerei. La giornata trascorre tra corse sulla spiaggia e partite di racchettoni fino a quando arriva il magico momento della merenda, quando sali tremante dall’acqua e la mamma ti aspetta con un asciugamano caldo e un panino, da gustare seduto sulla sdraio.


Bastano pochi anni e da adolescente Rimini si trasforma e si apre un mondo nuovo fatto di giornate trascorse a prendere il sole e scherzare in compagnia di amici, tra sguardi rubati e sorrisi accennati, batticuori e primi amori. 
A vent’anni il tempo diventa quello della notte che si dilata in lunghe serate sulla spiaggia deserta a cantare a squarciagola, balli in discoteca e quel bagno di mezzanotte al chiaro di luna che non dimenticherai mai.

Poi arriva il tempo della famiglia, quando a Rimini ci vai in giugno perché i bambini respirino l’aria salubre del mare prima della soffocante calura estiva: trascorri il tempo tra la piscina del tuo hotel, passeggiate mattutine sul lungomare ed ore seduto sulla battigia ad osservare i tuoi figli mentre rovesciano secchielli pieni di sabbia per fare quel castello che assomiglia tanto a quelli che facevi tu da bambino.


Passano gli anni e le stagioni e a Rimini torni da vecchio, e ti ritrovi su quello stesso lungomare percorso per tanti anni, l’incedere più lento ma la stessa voglia di lasciarsi avvolgere dalla magia della spiaggia: le giornate cominciano con passeggiate la mattina presto a piedi scalzi sul bagnasciuga, lunghe ore sotto l’ombrellone e interminabili partite a bocce con gli amici. E mentre te ne stai seduto sulla spiaggia al tramonto ad osservare l’orizzonte, afferri un pugno di sabbia e la lasci scorrere tra le dita: la tua mano ora è rugosa e segnata dal tempo, ma quella magia e quel sapore di mare che ti conquistarono da piccolo sono ancora lì, e riescono ancora ad emozionarti. E sai che qui ti sentirai sempre a casa.




Chi sta pianificando una vacanza a Rimini saprà di certo del progetto con cui la città ha reso omaggio a uno dei suoi personaggi più illustri, il “Fellinianno 2013”. Si tratta di un ciclo di eventi che celebrano il regista de “La dolce Vita”, a vent’anni dalla sua scomparsa. Se volete approfittare del vostro viaggio per commemorare il maestro Fellini, sappiate che avete ancora tempo sino al 6 gennaio. Per evitare inconvenienti, è comunque consigliabile prenotare per tempo, iniziando a tenere d’occhio le offerte di hotel a Rimini su siti come questo.
Dunque, affrettatevi e approfittatene per fare tappa al festival, perché ne vale veramente la pena. Nel prossimo mese potete visitare il secondo tempo del calendario di eventi dedicati all’artista, che coincide con la mostra “Fellini all’opera”. La rassegna si basa su una reinterpretazione di alcuni concetti chiave del cinema onirico di Fellini, rielaborati in nuove forme d’arte da professionisti all’avanguardia.
Non fatevi sfuggire nemmeno una delle cinque installazioni felliniane proposte: “Kinematictriptych” di David Loom, “Federico Fellini. I libri” di Rosita Copioli, “Le parti non vere” di Diego Zuelli, “Unfinished Fellini” di Marco Bertozzi, Massimo Salvucci e Andrea Felli, e infine “Il visionario è l’unico vero realista/2” di Angela Piegari e Andrea Felli. Non dimenticate, poi, di fare una sosta anche alla mostra “I disegni di Federico Fellini dal Libro dei sogni”, ideata da Felice Laudadio e curata da Francesca Fabbri Fellini, la nipote del regista.
Entrambe le mostre sono allestite all’interno dell’antico Teatro Galli. Per informazioni potete scrivere a questo indirizzo mail o chiamare allo 0541/704302: la cineteca di Rimini è a vostra completa disposizione per qualsiasi dubbio.  



Con grande piacere ospito nella rubrica Itinerari D’Autore di Viaggiolibera questo post di Martina Arrighetti, guida turistica ufficiale di Ferrara, che qui ci spiega perché visitare la sua città proprio in autunno.
Un benvenuto di cuore a Martina che spero ci delizierà presto con altre chicche sulla sua splendida Ferrara.
Credits: 

L’ autunno e.. Ferrara.

Sei approdato dall’estate con la voglia che non finisse mai, ma ottobre poi è arrivato e ti ha portato via la luce fino a tardi, fa buio alle cinque del pomeriggio, che malinconia..
E Ferrara in autunno è malinconica.
Allora perché venirci, per intristire ancora di più?.. No, certo che no.
Piuttosto perché Ferrara da un senso a questa tristezza, alla malinconia, la fa diventare dolce come la luce obliqua che piove sui mattoni colorandoli di un rosa intenso.

Se arrivi al mattino, che sia un mattino di sole o di leggera nebbia, ti puoi fare un giro nel centro, toccare il ponte levatoio del Castello mentre lo attraversi, guardare l’acqua profonda del fossato, dirigerti alle Piazze tante e diverse, la prima che incontri è quella del Castello, passi poi la Galleria coperta e sei in quella del Savonarola, ti giri e dai un’occhiata alla Torre Marchesina e alla magnificenza di questo lato del Castello, qui trovi Giori il bar storico in stile liberty e poi ancora due passi lungo il Corso, negozi bellissimi su entrambi i lati e la Piazza della Cattedrale ti accoglie, ti toglie il fiato il ricamo della facciata, un capolavoro.

Puoi scegliere se andare subito al Ghetto Ebraico, che poi è la via del passeggio, dei negozi, quella che nei sabato pomeriggio a quest’epoca è un fiume di teste, tanta gente, ferraresi che si vivono la propria città.
Oppure dirigerti subito alla via delle Volte e qui, proprio qui che nasce la mia città.
E poi te lo vuoi prendere un aperitivo, un caffè, mangiarti qualcosa,  hai solo l’imbarazzo della scelta.
Nel pomeriggio ti porterei dove il tempo si è fermato, in quella parte di Ferrara, quella rinascimentale, oltre lo splendido Palazzo dei Diamanti, dove il nome di città giardino ha significato.
Silenzio, pioppi, mattoni e spazi enormi, impensabili, e poi la passeggiata sulle mura, al tramonto, calpestando le foglie e allora mi darai ragione.
Davvero questa Ferrara in autunno da un senso alla malinconia

Le immagini sono prese da Google Images. La Redazione rimane a disposizione per segnalazioni di copyright 



Modena. Erano passati più di dieci anni dall’ultima volta che ci ero stata. Era una gelida sera d’inverno e non una qualunque ma la notte di Capodanno, trascorsa in Piazza Grande a festeggiare a passo di musica, fosse altro per il freddo pungente che costringeva a saltellare per non congelare.
Di Modena ricordavo poco, qualche vaga immagine annebbiata dagli anni, troppa gente e troppo freddo perché mi restassero ricordi diversi da spumante in aria e grida di benvenuto al nuovo anno.
Mi ero ripromessa di tornarci tante volte, ma ogni volta non era mai quella giusta, così i giorni sono diventati mesi e i mesi anni e Modena mi è rimasta da parte, riposta su una mensola, come uno di quei libri che vorresti leggere ma non riesci mai a trovare il tempo per farlo. Fino alla settimana scorsa, quando pensando alla meta per una gita fuori porta mi è tornata in mente, come se quel libro mi fosse capitato in mano senza sapere come, pronto a farsi leggere.

Modena mi accoglie in una tiepida giornata di novembre che si potrebbe scambiare per primavera, tra strade di sampietrini e case color terra. Mi avvio con passo veloce verso il centro ma l’atmosfera rilassata della città mi ricorda che oggi non ho fretta, è solo l’abitudine. Orientarsi non è difficile, basta guardare in alto e andare verso la Torre Ghirlandaia che si erge nel cuore della città, come un faro che rimane sempre visibile da ogni angolazione. Da fuori è spettacolare, una sinfonia di mattoncini colorati dal bianco al rosa pallido incastrati uno nell’altro come una parete di lego. Sul pannello informativo leggo che le “ghirlande” sono le due ringhiere di marmo che ricamano la cima e simboleggiano l’abbondanza; è qui che erano custoditi i forzieri della città e dove veniva custodito un secchio, un oggetto di pochi spiccioli ma che vale una vittoria, quella su Bologna in epoca medievale: rubato da un pozzo venne portato in trionfo in città; oggi il secchio si trova nel Palazzo Comunale, a ricordare quei giorni di gloria. Mi piacerebbe salire sulla Torre, conquistare la città scalandone i gradini per guardarla a volo d’uccello, ma proprio da oggi la torre è chiusa, disdetta!
Con il naso all’insù le giro intorno e d’improvviso lo spazio raccolto di Piazza della Torre fluisce nel mare di Piazza Grande, il salotto cittadino, che stranamente si sviluppa dietro alla Cattedrale, quasi volesse defilarsi per restare dietro le quinte. Un lato è bordato da una fila di archi che paiono rincorrersi e inciampano nella Torre dell’Orologio, e su in alto la statua della Bonissima a mani giunte veglia sui modenesi: 800 anni e non li mostra, la leggenda vuole essere colei che sfamò il popolo in carestia.
Il Caffè dell’Orologio è il salotto letterario di Modena, uno di quei locali che hanno fatto la storia d’Italia: qui solevano incontrarsi personaggi del calibro di Mondadori, Einaudi, Pasolini , Rizzoli, Feltrinelli per parlare di letteratura e di politica.
Aggirandomi per la piazza passo distrattamente accanto ad un enorme masso rosa ma subito torno indietro, questa è la Presa Ringadora, un tempo il palco delle arringhe dove saliva chi voleva parlare alla città.
Proseguo lungo stradine bordate di case multicolore dipinte di caldi colori autunnali e tra la gente che passeggia senza fretta scorgo tanti ufficiali. Non ci avevo pensato ma a Modena c’è l’accademia Militare e il sabato le vie del centro si riempiono di cadetti fasciati nelle loro eleganti divise blu, intenti a godersi qualche ora di libera uscita accompagnati da graziose fanciulle.
L’orologio e la mia pancia dicono che è ora di pranzo e allora ecco materializzarsi davanti a me la trattoria Da Danilo, uno di quei posti che parlano un linguaggio semplice, tavolini in legno e profumo di sapori genuini nell’aria. Mentre sto in piedi a guardare il menu decidendo a quale peccato cedere, un signore anziano mi passa accanto e con un caldo accento modenese mi dice “Signora, qui si mangia bene sa!”. Non potevo ricevere invito migliore. Mi abbandono ad una sinfonia di sapori, passando dalla stuzzicante bontà di un antipasto di prosciutti alla calda voluttuosità delle lasagne al ragù che si sciolgono in bocca. Che a Modena si mangia bene non è solo una leggenda.
Dopo pranzo mi avvio lungo porticati silenziosi che mi ammiccano aspettando di essere fotografati, tanto è perfetta la loro prospettiva, e presto arrivo al Museo della Figurina

Modena è la città dei fratelli Panini, un nome che mi ricorda i doposcuola delle elementari, quando trascinavo mia mamma dal giornalaio per comprare altre figurine per l’album di Candy Candy o Lady Oscar, e subito aprivo la bustina con il cuore pieno di trepidazione nella speranza di trovare quelle due che mancavano a terminare la preziosa collezione.
Quella dei Panini è un’altra storia tutta italiana, partita da un’idea nata nel retrobottega di un’edicola dove un giorno del 1960 uno dei fratelli decise di imbustare le ultime figurine rimaste e venderle per qualche spicciolo. Fu subito un successo nazionale, l’anno dopo i Panini pubblicarono il primo di una lunga serie di album che fecero del loro nome una leggenda e che li fece amare da milioni di ragazzini a cui, in un’epoca dove videogiochi e cellulari non esistevano, bastava passare al setaccio una bustina di figurine per sentirsi dei re o continuare imperterriti la ricerca, come se alla fine il premio fosse il più prezioso dei tesori.
Ancora adesso dalle mie parti si ricorda il famoso “go, go, manca” (ce l’ho, ce l’ho, manca), la cantilena che accompagnava il rito dello spoglio figurine.
Volti di calciatori, ciclisti, personaggi dei fumetti mi scorrono davanti, pezzi di vita passata e di un’Italia che non c’è più, ma quella di adesso avrebbe ancora tanto bisogno di quell’entusiasmo e speranza per tornare di nuovo a sognare. 


Un nuovo itinerario d’autore di Eleonora Rinaldini, guida ufficiale per l’Emilia Romagna, che stavolta ci porta alla scoperta dei luoghi verdiani.

Ci sono luoghi che suonano, penso alle Dolomiti, penso alle foreste del Trentino frustate dal vento.
E poi ci sono alcuni posti che magari nati silenziosi, si sono fatti grandi casse armoniche perché lì è nata la musica. Questi sono i Luoghi Verdiani. Roncole Verdi, Busseto, S.Agata sull’Arda, Parma
In occasione del bicentenario della nascita di Verdi, in questo 2013 ricorre anche il bicentenario di quella di Wagner il suo eterno rivale, questi luoghi si riempiono ancor più di musica e si lasciano ammirare nella loro popolare bellezza.
Partiamo proprio da Roncole Verdi, già Le Roncole. Verdi scrisse inequivocabilmente “io sono e sarò sempre un paesano delle Roncole” (tastando il polso dei paesani ho sentito ancora viva questa diatriba fra il Verdi di Roncole e il Verdi di Busseto).

Questo piccolo ma magico paese dista solo pochi chilometri da Busseto. E’ qui che si trova la casa natale di Giuseppe Verdi uno degli italiani più amati di tutti i tempi. Questa umile e bellissima casa è stata adibita a Museo, interessante da visitare per immergersi immediatamente in quell’atmosfera verdiana che avvolge questi luoghi. Per tutto il 2013 potrete ritirare gratuitamente al museo la card con cui visitare i luoghi verdiani con sconti e promozioni.
Da visitare anche la chiesa di San Michele Arcangelodove Verdi viene battezzato e dove impara a  suonare l’antico organo risalente al 1797. A Roncole visse anche un grande scrittore, Giovannino Guareschi, papà di Don Camillo e Peppone, affresco di un Italia che oramai non esiste più.
Spostandoci solo di pochi chilometri entriamo a Busseto, paese che ufficialmente adotta il giovane Verdi quando, Antonio Barezzi, un negoziante amante della musica e presidente della società filarmonica, ne comprende il genio e lo protegge, facendogli da mecenate e appoggiandolo in tutto il periodo precedente il successo che lo porterà ad essere il musicista  più famoso del mondo.
Punto di partenza è sicuramente Piazza Giuseppe Verdi con lo sfondo di Rocca Pallavicino dove domina la famosissima statua del Cigno di Busseto opera di Luigi Secchi realizzata nel 1913 per il centenario della nascita del Maestro. In questa piazza si svolgono ogni anno eventi musicali di grande pregio legati al Festival Verdi. Prendete un caffè al bel Caffè Centrale che si affaccia su Piazza Verdi, nel suo interno c’è un vero museo dell’Opera con le foto d’epoca dei più grandi protagonisti che sono venuti a Busseto per cantare nel Teatro Verdi, da Mario del Monaco alla Tebaldi a Di Stefano fino a Carreras.
Prima di lasciare Busseto tappa obbligata è la visita al Museo Verdiche si trova a Villa Pallavicino.
Meta di gruppi di visitatori di ogni tipo, dagli studenti che si affacciano per la prima volta sul mondo del melodramma, ai tanti turisti stranieri che hanno ancora, e per fortuna, forte dentro sé l’idea dell’Italia ai vertici dell’arte e della musica.
La splendida villa dista poche centinaia di metri da Piazza Verdi ed è immersa in un ampio parco naturale, è stata destinata  nel 2009 a diventare Museo Verdi e presto sarà affiancata da un altro importante polo musicale, il Museo del Melodramma Renata Tebaldi, di prossima apertura, dedicato al mondo dell’opera lirica.
L’allestimento di Museo Verdi è a sua volta un’opera d’arte perché pensato e realizzato da Pier Luigi Pizzi, il Signore delle regie operistiche, formato al teatro accanto al grande Giorgio Strehler. La visita ai due piani del Museo è stata pensata rispettando cronologicamente la storia creativa del Maestro. In un desiderio di creare la suggestione e il connubio fra musica scenografie e vestiti di scena. Diciamo subito che è stata fatta la scelta filologica di riportare o meglio lasciare Verdi al suo tempo senza pericolosi salti nel contemporaneo, quindi ci siamo trovati di fronte a pesanti damascati che rivestono l’ambiente dalle sedie alle pareti. Una storia risorgimentale che profuma di naftalina piacerà sicuramente a chi vuole capire Verdi immerso nel grande Ottocento italiano. Tanti gli abiti di scena, tanta la musica e alle pareti riproduzioni di dipinti che fanno da sottofondo al sentimento risorgimentale che è stato sempre vivo negli ideali e nelle intenzioni musicali verdiane.
Purtroppo non amo vedere copie e riproduzioni spesso sgranate di un’opera d’arte spesso bellissima ( quasi tutte riproduzioni di quadri di Francesco Hayez il più importante pittore italiano del periodo) e purtroppo altra nota dolente, la musica che risuona continuamente nelle sale spesso e volentieri viene disturbata da altri spartiti di altre opere che vengono suonati nelle stanze attigue. E per una melomane come me è un elemento fastidioso. Sono sincera. Ma sull’opera lirica sono noiosa lo ammetto come alcune mamme che dal salumiere si impuntano sullo spessore della fetta di prosciutto.
L’audioguida “raccontata” dal nostro Philippe Daverio è molto bella ma di difficile comprensione sia come linguaggio che come lunghezza dei discorsi.

Quindi vi consiglio vivamente di venire a Museo Verdi, ma già preparati in modo da avere un’infarinatura almeno generale di quella grande avventura ottocentesca che si chiama opera lirica italiana che Verdi ha portato sulle vette del mondo fra le stelle più brillanti della musica di ogni tempo.

Gli Itinerari D’Autore di Viaggiolibera si arricchiscono di una Miniguida dedicata all’Emilia Romagna. A guidarci in questo viaggio tra bellezze storiche e artistiche Eleonora Rinaldini,  Guida Turistica ufficiale della regione Emilia Romagna, storica dell’arte, insegnante, guida museale. 

Nel suo primo articolo Eleonora ci parla di una bellissima mostra dedicata a Francisco de Zurbaran in programma a settembre a Ferrara.
Se siete amanti dell’arte, delle belle città e del buon cibo allora prenotate almeno un fine settimana d’autunno a Ferrara, città Patrimonio dell’Unesco.
Ferrara ha un centro storico molto bello una Cattedrale, dedicata a S.Giorgio, con una facciata romanica ricca di rilievi bellissimi e unici nel loro genere, Ferrara è città medievale con le sue stradine e col suo ghetto ebraico, ma è soprattutto una delle prime città d’Europa ad essere stata “programmata” e costruita per essere moderna con una serie di interventi urbanistici, la famosa Addizione erculea, che ne hanno trasformato la fisionomia fino a farla diventare un modello da imitare.
Passate a Palazzo Schifanoia, perché al suo interno si può ammirare uno dei cicli pittorici più importanti del nostro Quattrocento, nelle Sale dei Mesi e delle Virtù in particolare si dipana tutta l’abilità e l’estro pittorico della Scuola ferrarese con i suoi massimi esponenti, Ercole de Roberti, Francesco del Cossa e Cosmè Tura. Da leggere e osservare con un bel libro di Gemisto Pletone fra le mani, colui che ha inciso maggiormente nel pensiero neoplatonico dell’epoca, pensiero nel quale le immagini si immergono saldamente.
E se ancora non vi basta sappiate che a settembre Palazzo dei Diamanti ospiterà una grande mostra dedicata ad un pintor extraordinario Francisco de Zurbaran 1598-1664 semplicisticamente definito il Caravaggio spagnolo (semplicisticamente perché siamo sicuri di conoscere a tal punto Caravaggio da poterne verificare le assonanze con Zurbaran?).
La pittura di Zurbaran è una poesia altissima fatta di santi solidi e puri che ti guardano ammonendoti dalla tela ma anche fatta di poco come una tazza e da un fiore messi lì a prendere luce e a farsi oggetto di venerazione da parte di occhi sensibili. Morandi sicuramente con la sua poetica delle semplici cose ha amato questo maestro spagnolo capace di rendere così magnetica una semplice tazza un semplice fiore in bilico ma apparentemente stabile come ogni cuore umano.
Per informazioni sulla mostra e per prenotare visite guidate potete visitare il sito Guideromagna oppure contattare Eleonora inviandole una mail o al seguente numero 328-9439658
Si formano gruppi per visitare le più importanti mostre in Italia 2013-214


Romina ci accompagna in un meraviglioso viaggio sensoriale alla scoperta di Rimini

Vedere, sentire percepire una città. Un viaggio può avere dentro molte storie, può partire da lontano e arrivare ancora più lontano di quanto non si possa esprimere a kilometri. La fantasia può guidarci in direzioni diverse e portarci al di là delle strade, dove il viaggio diventa un’esperienza solo nostra e resta nel cuore come qualcosa di irripetibile.

Oggi viaggiamo a Rimini attraverso i suoi profumi, i colori, i suoni e le sensazioni che si sprigionano dalle sue strade e dalle sue onde.

PRIMA DI PARTIRE…
… occorre prenotare un hotel. Ce ne sono talmente tanti che trovare un posto non sarà difficile e nemmeno dispendioso. Le soluzioni economiche non mancano, facendo una ricerca corretta in rete si trova qualsiasi sistemazione: il portale Info-alberghi.com (http://www.info-alberghi.com/rimini.php) può aiutarvi a risparmiare tempo e denaro  con la sua ricerca avanzata per servizi e un’ampia gamma di proposte per risparmiare.
VISTA
Un viaggio a Rimini parte e arriva nel mare. E’ Adriatico il grande protagonista di questa città, basta una passeggiata e una giornata di sole per rendersene conto: il mare non è solo in fondo alle spiagge affollate, ma è ovunque, lo senti ribollire da lontano nelle giornate ventose, lo annusi nell’aria tra i vicoli del centro storico, lo percepisci negli occhi della gente che torna a casa al tramonto cappellino in testa e sabbia sui piedi.

“Il mare spesso parla con parole lontane, dice cose che nessuno sa. Soltanto quelli che conoscono l’amore possono apprendere la lezione dalle onde, che hanno il movimento del cuore.”
Romano Battaglia (Una rosa dal mare, 1994)
Se poi ti fermi sulla riva e spingi lo sguardo al largo incontri un altro luogo, che non esiste più, un luogo della memoria potremmo dire. E’ l’Isola delle Rose, un’isola artificiale costruita nel 1968 da un’ingegnere bolognese che inseguiva un sogno: quello di costruire uno Stato autonomo al di fuori dalle acque territoriali italiane per ospitare una comunità di poeti e artisti che potessero trarre dal mare la loro energia creativa. La Repubblica Esperantista dell’Isola delle Rose, questo il suo nome ufficiale, fu abbattuta un anno dopo ma ancora oggi questa storia riecheggia il fascino dell’utopia.

OLFATTO
Se riuscite ad alzarvi presto e vi capita di passare per il centro storico di Rimini sentirete un insolito richiamo tra Corso d’Augusto e la vecchia Pescheria… è il profumo del pane appena sfornato che si respira intorno al forno della Vecchia Pescheria, uno dei panifici storici della città, che solo a entrarci si viene colti da un’insaziabile bisogno di assaggiare qualcosa! Per il resto della giornata la città profuma di un odore misto che sà di sale, di sabbia, di pesce, delle creme solari dei turisti. Passa dagli oli essenziali usati per i massaggi nel centro benessere più in voga del momento (I-spa, all’ultimo piano dell’I suite Hotel a Marina centro) a quello di piadina calda al tramonto, quando i caffè sul mare approntano i loro squisiti aperitivi.

UDITO
Sulla spiaggia il grido dei gabbiani si mescola a quello dei bambini che giocano a costruire castelli di sabbia e alla musica diffusa dagli altoparlanti a formare la colonna sonora di un viaggio che rimane immutata da decenni. Ascoltate le note della spiaggia, ma ogni tanto mettete in pausa e accendete un’altra voce in un altro posto… la voce delle guide che vi parleranno della storia di Rimini e dei suoi monumenti. Sono tracce importanti, lasciate dai romani prima e dai Malatesta poi: arco d’Augusto, Ponte di Tiberio, Domus del chirurgo, Anfiteatro romano, Tempio Malatestiano, Castel Sismondo. Buone occasioni per visitare la città sono gli itinerari proposti da Discover Rimini, piccoli tour dal prezzo contenuto che vanno alla scoperta della Rimini Romana, Felliniana, Barocca, etc… (Per saperne di più: Musei Comunali Rimini)
TATTO
Conoscere Rimini attraverso le mani si può. Basta toccare le conchiglie portate a riva dal mare, scorrere il marmo del ponte di Tiberio (detto “ponte del diavolo” perché nemmeno i bombardamenti delle due guerre mondiali riuscirono a scalfirlo), accarezzare l’erba dei parchi cittadini, sentire la lycra dei costumi da bagno, appoggiarsi sugli scogli sul molo o tracciare sentieri sulla copertina di un libro insabbiato.
In piazzale Boscovich, sul porto di Rimini, c’è una ruota panoramica da cui si gode una vista splendida sul mare e sulla città: il posto giusto per stringere le mani del vostro partner e perdervi in un abbraccio panoramico!

GUSTO

Gli itinerari del gusto a Rimini passano dai ristoranti di pesce sofisticati alle piadinerie. Io vi porto alla gelateria Dolce Neve Bio, nel cuore del Borgo san Giuliano, l’antico borgo dei pescatori: passeggiando gusterete un gelato biologico buonissimo e soprattutto preparato con ingredienti di qualità. Il borgo è  suggestivo, con le casette tutte addossate le une alle altre, i vicoli stretti e i murales che ne fanno un crogiolo di colori vivaci. Soprattutto guardando e fotografando questi disegni rivivrete la magia del sogno felliniano, ben rappresentata dalle scene dei film più famosi e dai ritratti del regista. L’itinerario nella Rimini di Fellini proseguirebbe verso il cinema Fulgor, il Grand Hotel e la spiaggia … ma questa è un’altra storia.

Riccione, una sonnolenta mattina di gennaio, la sveglia suona alle sette, mi preparo velocemente e scendo a far colazione in hotel. Guardo l’orologio e mi accorgo di avere ancora mezzora prima che parta il treno che mi poterà in fiera a Rimini per un’altra lunghissima giornata di lavoro.

Fuori l’aria è frizzante, fresca ma non fredda, non sembra nemmeno inverno. La prima luce del mattino si fa breccia tra le nuvole, finalmente un raggio di sole dopo due giorni di pioggia, la Romagna mi ha riservato un’accoglienza grigia, forse oggi vuole recuperare. Cammino lungo un viale Ceccarini deserto, ci sono solo un paio di bar aperti; è difficile rintracciare tra le serrande abbassate di questa strada silenziosa una minima parvenza della vita che va in scena durante la stagione estiva. Ma io la preferisco così, avvolta da questa quiete assoluta; il suono dei miei passi riecheggia per la via, guardo i miei stivali col tacco basso e penso soddisfatta che oggi non dovrò patire male ai piedi come ieri, quando ho avuto la malsana idea di mettere i tacchi.

Rialzo lo sguardo e cerco il mare, mi chiedo se già dal centro si vede: ho sempre adorato il mare d’inverno e questa è un’ottima occasione per vederlo, mi darà la carica per affrontare la giornata. Ma in fondo alla via vedo solo altre case; proseguo e finalmente arrivo sul viale lungo mare, deserto e silenzioso, il marciapiede ancora pieno di pozzanghere della pioggia del giorno prima. Guado verso la costa, è strano il mare è lì a pochi metri ma non lo vedo e non lo sento.  Gli stabilimenti balneari hanno un’aria di desolazione, nessuna luce, nessuna sedia, sembra che su tutto sia calato un velo di immobilità, che ogni cosa sia sprofondata in un lungo sonno. Mi dirigo verso uno dei vialetti che portano alla spiaggia ma presto il passo è sbarrato da una recinzione; al di là una striscia di sabbia ammassata in una lunghissima duna scherma la vista dell’orizzonte. Finalmente sento il suono del mare, sembra lontano, un ruggito distante; oltre la duna scorgo un riflesso, guardo meglio e mi rendo conto che è l’acqua che fa da specchio e riflette la luce radente del mattino. Salgo su una pila di piastrelle ammassate coperte di sabbia bagnata e finalmente lo scorgo, eccolo lui è li. L’hanno recintato, come un animale in gabbia, ma è proprio in questa dimensione di cattività che finalmente l’Adriatico mi mostra il suo volto più autentico: non è il mare ammaestrato che lambisce le spiagge affollate d’estate, curate e rastrellate, con sdraio e ombrelloni perfettamente allineati ma un mare agitato, vivo, energico.
Ora la spiaggia è solitaria, selvaggia, il bagnasciuga coperto di alghe che la corrente porta disordinatamente a riva; le nuvole basse, ancora cariche di pioggia sembrano incombere sull’acqua rendendola di un colore grigio blu; è esattamente così che dovrebbe essere, acqua e sabbia, il fragore delle onde che scivolano a riva, cielo e nuvole e nulla più.
Penso che se dietro a me non ci fossero hotel e cemento ma solamente campagna e pineta, se non ci fosse questa recinzione che delimita la spiaggia, ne le dune erette dall’uomo per tenere a bada i venti dell’inverno, questo luogo avrebbe tutto un altro sapore. Ascolto lo sciabordio regolare e grave delle onde, l’aria fresca del mattino mi accarezza il viso, chiudo gli occhi e immagino la spiaggia deserta difronte a me, nessuna recinzione, nessun ostacolo tra me e il mare, solo sabbia e acqua a perdita d’occhio. Riapro gli occhi e penso  che tra qualche mese le serrande dei bagni si rialzeranno, i bar riapriranno, piano piano il lungomare e la spiaggia torneranno ad essere frequentati, dapprima poche persone, poi sempre di più fino alla follia della piena estate, quando non rimarrà nemmeno metro quadro libero e lungo il bagnasciuga si vedrà solo una folla immensa di gente. Ma oggi è diverso, oggi il mare è un deserto di onde in movimento, energia pura che si riversa sulla spiaggia lasciandosi dietro alghe e conchiglie; ora c’è spazio solo per nuvole e vento, silenzio e solitudine. E’ un paesaggio che trasmette malinconia, ma io trovo che questo sentimento, nelle giuste dosi, sia bello, aiuta a ricordare e a rivivere emozioni passate, a metterle in fila, a rivalutarle, a dar loro il giusto peso, aiuta ad imparare a convivere con i propri ricordi, col proprio passato. E’ bello ogni tanto lasciarsi cullare tra le braccia della malinconia per risentire dentro di sé l’emozione pungente di un momento passato.
Saluto con un cenno il mare, mi volto e ritorno  lentamente sui miei passi, verso i miei impegni, ringraziando mentalmente l’Adriatico per questo lungo, intenso momento, di mare d’inverno.

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