La local expert ligure Emanuela è andata alla scoperta di un altro meraviglioso borgo e ce lo racconta!

Bonassola è un piccolo ma delizioso borgo della Riviera Ligure in provincia di La Spezia. Se amate scattare foto e avete bisogno di pace e tranquillità questo secondo me è il momento migliore per fare un salto in questo paese. Bonassola è raggiungibile sia in treno che in auto (qui informazioni utili) e se viaggiate in camper sappiate che ci sono parcheggi appositi (qui e qui info). Se invece deciderete di fermarvi qualche giorno a questo link troverete un elenco di alberghi, locande e bed&breakfast. Se invece preferite campeggiare ecco un sito utile. Io ho raggiunto Bonassola attraverso le antiche gallerie ferroviarie: ecco la  mia esperienza.

Partendo da Genova sono scesa alla stazione di Levanto, da qui ho proseguito a piedi sino a raggiungere la prima galleria. Non preoccupatevi appena scesi dalla stazione vedrete subito le indicazioni che vi porteranno a destinazione facilmente (dovrete seguire i cartelli che indicano Pista ciclo-pedonale Bonassola Framura).  Le gallerie sono cinque delle quali l’ultima è anche la più lunga. Tra un tunnel e l’altro ci sono delle aperture che vi permetteranno di godervi degli splendidi scorci marini. La pista è divisa in due parti, una è riservata ai pedoni e l’altra ai ciclisti. 

Alcune gallerie, almeno durante la mia visita, presentavano delle infiltrazioni d’acqua quindi vi consiglio di indossare un cappellino in estate o una mantellina con cappuccio durante le altre stagioni. Niente di fastidioso per carità però ad alcuni potrebbe dare fastidio sentire le gocce d’acqua cadere sulla testa. Altro consiglio portatevi una torcia (che faccia un bel po’ di luce). Quando ci sono stata io la galleria più lunga a causa di un guasto era completamente al buio e vi assicuro che la sensazione di oscurità completa non è piacevole. 

Il guasto era segnalato e c’era divieto di transito, ma ho voluto proseguire lo stesso soprattutto perché molte erano le persone che transitavano in quel momento (credo che tanti fossero anche residenti) e una macchina dei vigili andava avanti e indietro per assicurarsi che tutto fosse a posto. Se avete problemi di claustrofobia o stare al buio vi crea ansia non temete perché i guasti vengono segnalati all’entrata della prima galleria e potrete sempre raggiungere Bonassola con il treno o con l’auto. 





La nostra local expert Emanuela torna a raccontarci la sua stupenda Liguria! Enjoy!


Sono stata a Levato nel mese di Settembre. Era ancora piuttosto caldo ed è stato davvero bello ed interessante visitare questo borgo in un periodo per così dire di bassa stagione. In realtà i turisti che si aggiravano tra le vie  erano ancora molti, ma sicuramente non c’era quella calca di persone che spesso impedisce di godere al meglio il panorama. Levanto è un comune della provincia di La Spezia a due passi da Monterosso. Di antica fondazione (compare per la prima volta in un documento ufficiale di Federico Barbarossa nel 1164) il borgo è immerso letteralmente nel verde ed è affacciato sul mare. A completare il quadro poi meravigliose case color pastello, vecchie mura medioevali e un’atmosfera da sogno che vi conquisteranno subito.  

Come dicevo prima ho visitato Levanto quando oramai il  periodo dei tuffi e della tintarella era già finito, ma che importa? Una bella passeggiata rilassate sul bagnasciuga ascoltando il rumore delle onde fa sempre piacere!Se invece deciderete di partire in estate il divertimento sarà assicurato anche agli amanti del surf. Molti i negozi, i bar ed i ristoranti, insomma non manca proprio nulla. Numerose poi sono le manifestazioni, la più famosa delle quali è sicuramente la Festa del Mare (24-25 Luglio). Se amate il buon cibo invece Giugno è il mese della Sagra del Gattafin. Se invece preferite camminare sappiate che Levanto ha circa 80 km di sentieri che collegano il borgo non solo alle Cinque Terre ma anche gli altri 18 paesi che si trovano nelle colline circostanti.  


Dopo un buon pranzo o un gelato rinfrescante l’ideale è perdersi tra le vie del centro. Non esagero se dico che ad ogni passo ci si scontra con preziose testimonianze del passato di questo borgo: il castello la loggia comunale o i resti del porto medioevale sono solo alcuni esempi. Se siete amanti delle due ruote perché non affittare una bicicletta? Questo mezzo oltre ad essere molto usato dai residenti, serve anche per percorrere la pista (qui la pagina Facebook) apposita che seguendo il tracciato delle vecchie gallerie ferroviarie vi condurrà a borghi di Bonassola e Framura. Qui altre info. A questo indirizzo invece tutte le indicazioni per raggiungere il paese.  






Emanuela ci porta a scoprire un altro angolo della sua Genova. Stavolta è andata a visitare per noi il Galata Museo del Mare e qui ce ne racconta la storia e il progetto.

Perché non ci sono venuta prima? Questo è stato il primo pensiero appena entrata al Galatail museo del mare di Genova. Sì lo so di solito questa affermazione si fa alla fine di una visita ma la bellezza di questo museo è tale da lasciare a bocca aperta sin dalle prime sale. Inaugurato nel 2004 anno in cui Genova era stata nominata Capitale Europea della Cultura, il Galata ha visto anno dopo anno crescere il numero dei propri visitatori circa 200.000 nel 2012 e più di 27.500 gli studenti che hanno partecipato alle varie attività didattiche. Pensate oggi è il più grande museo marittimo del Mediterraneo e può ospitare al suo interno ricostruzioni di navi in scala 1:1 come ad esempio quella di una galea genovese del ‘600 lunga ben 42 metri, davvero impressionante! Un viaggio nel tempo è quello che il visitatore si appresta a fare al Galata: il percorso è suddiviso per epoche: età del remo (le galee e l’arsenale), della vela ( caratterizzata dai vascelli), del vapore (piroscafi) e delle migrazioni italiane. In questa prima parte del post vi farò scoprire le prime tre ed inseguito dedicherò un articolo a parte al MeMla sezione dedicata alle storie dei migranti italiani. Cristoforo Colombo è il grande protagonista della prima sala: il famoso esploratore genovese è messo sotto la lente d’ingrandimento: chi era, come vedeva il mondo, quali erano gli strumenti di navigazione che impiegava. A queste e ad altre domande rispondono sia i reperti “fisici” come le lettere autografe o le ricostruzioni delle caravelle, sia le postazionimultimediali che accompagnano il visitatore lungo tutto il percorso.


All’improvviso ecco poi apparire un dipinto di Cornelizs de Wael: “Battaglia navale tra galee turche e galee imperiali” un olio su tela della prima metà del XVII secolo. Questo quadro non solo concretizza il legame #GenovAnversama introduce anche la sezione delle Armi della Repubblica. Qui sono conservate corazze, elmi, bombarde rigorosamente costudite all’interno di cancelli di legno e ferro; l’impatto visivo è molto forte anche da un punto di vista emozionale. Sembra quasi che i soldati siano ancora lì, pronti a riprendere le armi in mano e iniziare una nuova battaglia. Un anno di lavoro e tre anni di ricerca, questo in termini di tempo è l’impegno che è servito a ricostruire la galea genovese del seicento, alla quale accennavo qualche paragrafo sopra. L’atmosfera qui cambia drasticamente, infatti a caratterizzare questa sala è un vociarefestante di bambini, “impazziti” alla vista di questa nave gigante. La gioia dei bimbi è dovuta anche al fatto che qui l‘esperienza multimediale è presente a 360°: si possono sentire tutti i suoni tipici di una nave del genere come ilfruscio delle onde, gli ordini impartiti ai marinai e ancora il rumore degli attrezzi del lavoro. Ma se come me siete a digiuno di termini marinareschi, niente paura la ludoteca saprà darvi tutte le informazioni necessarie di cui avete bisogno. Come si viveva a bordo di una galea? Cosa si mangiava? Imparerete ad esempio che il termine galea deriva dalla parola greco-bizantina “galaia” cioè pescespada, che il cibo più comune era chiamato massamoro ed era costituito da gallette in polvere o che la costruzione di queste imbarcazioni era sottoposta a segreto di stato e i maestri d’ascia non potevano emigrare in altre nazioni. Prima di salire al secondo piano non dimenticate la sezione riservata agli atlanti e globi, qui passato e presente si fondono insieme: una meravigliosa collezione cartografica si alterna a postazioni multimediali che vi permetteranno di consultare varie mappe del ‘600, sotto l'”occhio vigile” di due imponenti globi (celeste e terrestre) di Vincenzo Coronelli. I dipinti della marina infine vi condurranno direttamente al secondo piano, ma prima di proseguire vi consiglio di osservare attentamente questi quadri e perdervi nei loro particolari.
 
Vascelli, cronometri, bussole e barometri invece sono il punto forte del secondo piano. Il700 è un secolo di grandi cambiamenti anche in campo nautico: la conoscenza dei mari e sei suoi fondali viene studiata e analizzata con strumenti più professionali e nascono i primi IstitutiIdrografici. A partire dall‘800 i brigantini diventano i re dei mari. Nave robusta che può essere governata da pochi uomini, prende il nome da una particolare vela, la bergantina. Ricordate le polene, rese famose dai film sui pirati? Al Galata ne è conservata una in particolare chiamata “la donna che avanza” un po’ diversa dalle altre: è monocroma, caratteristica questa tipica delle polene liguri. Siete mai saliti su di un brigantino? Se come credo la risposta è negativa, potrete vivere questa esperienza, grazie alla ricostruzione del ponte di coperta di un brigantino-goletta, un’imbarcazione mercantile comune nel Mediterraneo e nell’Atlantico. E se poi siete curiosi di sapere come venivano progettate e costruite le navi sarete accontentati anche in questo: la riproduzione fedele di uncantiere navale di fine ‘800 con macchinari originali e funzionanti vi conquisterà senza ombra di dubbio. Essere catapultati da un cantiere navale ad uno yacht club inglese? Anche questo è possibile! Non appena entrerete in questa sala vi sentirete subito un membro della nobiltà inglese e sarete perfettamente a vostro agio in mezzo ai numerosi quadri ad olio e acquerelli che ritraggono le imbarcazioni più importanti che hanno solcato i mari tra il 1832 e il 1907. Questi dipinti fanno parte della collezione privata di Beppe Croce. Per ora è tutto il prossimo post sarà dedicato esclusivamente al MeM e vi racconterò le mie impressioni finali su questo splendido museo.
 
Orari di entrata
Biglietti On line

 

A presto!   
Foto per gentile concessione del Galata Museo del mare

Credits Giunta Filippo


Per #GenovAnversa, la nostra inviata Emanuela è andata alla ricerca delle tracce fiamminghe ancora visibili a Genova, e qui ce ne racconta la bellezza e l’importanza per la storia e la cultura della città.

Ero sicura di conoscere abbastanza bene la mia città, in fondo la giro in lungo e largo praticamente da tutta la vita, eppure ancora una volta Genova mi ha stupita. Grazie al progetto di Turismo Fiandre (quiSilvia spiega perfettamente di cosa si tratta) ho infatti scoperto che un tempo la “Superba” era un polo importante di scambi commerciali ed era attivissima in campo finanziario e culturale. Purtroppo la situazione attuale è abbastanza diversa e credo che si faccia ancora poco per rendere Genova un luogo “appetibile” turisticamente, tuttavia iniziative come questa sono importantissime per far conoscere di più la città, anche al di fuori dei confini nazionali. Ma quali furono i rapporti tra Anversa e Genova? Esistono ancora tracce degli artisti fiamminghi nella mia città? Scopriamolo insieme.
Credits Wikipedia
I primi contatti sono puramente commerciali, le opere d’arte vengono considerate solo un mezzo di guadagno. Con l’ascesa al potere di Filippo l’Ardito duca di Borgogna invece le cose iniziano a cambiare: affascinati dagli splendidi arazzi, tappeti e quadri della cultura borgognona i genovesi cominciano a pensare che possedere tali oggetti potesse essere un ottimo modo per elevarsi ed affermarsi socialmente. Non a caso molte di queste opere d’arte furono commissionate da importanti famiglie genovesi: Doria, Spinola o i Fieschi. Estremamente apprezzati erano anche i libri d’oro miniati, come ad esempio “Le storie di Curzio Rufo” (Biblioteca Universitaria di Genova).
Annunciazione- Santa Maria di Castello, Genova
Secondo l’umanista Bartolomeo Facio il mondo genovese apprezzava la pittura fiamminga principalmente per la riproduzione fedele dei dettagli e della natura e sempre grazie a questo letterato scopriamo che la prima pitturagiunta sino a noi è “L’Annunciazione” di Justus di Ravensburg conservata nel complesso conventuale di Santa Maria di Castello. Tra fine ‘400 ed inizio ‘500 Anversa diventa il nuovo fulcro degli scambi commerciali e culturali delle Fiandre, richiamando così a se moltissimi artisti: tra i primi ricordiamo Joos van Cleve e le sue tre stupende pale d’altare: “Adorazione dei magi” per San Luca d’Albaro (poi presa come bottino di guerra dalle truppe austriache nel 1747 ), “Compianto sul Cristo Morto” per Santa Maria della Pace (ora al Louvre) e “Adorazione dei Magi” nella Chiesa di San Donato ancora oggi presente nel nostro territorio.
Paolina Adorno – Van Dick
Simbolo della pittura fiamminga a Genova è certamente Rubens, che giunse qui nel 1604, tra il 1606-1607 ed infine sino al 1620, anno in cui viene collocata sull’altare della Chiesa del Gesù la pala dedicata ai “Miracoli di Sant’Ignazio“. Famoso poi è il dipinto “Gio. Carlo Doria a cavallo” (Palazzo Spinola): da un’indagine radiografica si è scoperto che il volto fu ritoccato varie volte per rendere più giovane e fresco (anche se al tempo aveva solo 30 anni) un viso un po’ segnato. Non si può poi parlare di arte fiamminga senza citare Van Dyck, a Genova dal 1621 al 1627. Gli esponenti del patriziato genovese sono i suoi clienti principali: in questo periodo infatti la città sta vivendo un momento d’oro in campo finanziario ed artistico e motivo di pregio è anche possedere opere d’arte importanti (Gio. Carlo Doria vantava una collezione di circa 900 dipinti!). A rendere più facile l’arrivo e la permanenza di Van Dyck a Genova fu da una parte la sua amicizia con Rubens che con ogni probabilità gli diede varie lettere di presentazione, e dall’altra i suoi numerosi rapporti con i Balbi (grandi collezionisti) e i fratelli de Wael che lo ospitarono. Amato soprattutto per i suoi ritratti, gliene furono commissionati moltissimi raffiguranti bambini, uomini, donne, e ritratti equestri. Quiricordo: “Anton Giulio Brignole-Sale“, “Paolina Adorno Brignole-Sale“, entrambi conservati a Palazzo Rosso.

Credits Wikipedia
Grande contributo alla pittura locale lo diede anche Jan Roos. Il pittore giunse in Italia nel 1614 convinto che sarebbe restato poco tempo. Di lì a poco invece iniziò ad ottenere moltissime commissioni e decise di fermarsi stabilmente a Genova, città nella quale si sposa, apre un’importante bottega e collabora con altri artisti, anche genovesi. I suoi dipinti (alcuni appartengono a collezioni private altri sono visitabili nei Musei di Genova) di fiori, frutta e animali erano talmente perfetti da sembrare reali. I primi ad essere influenzati da questo genere furono Anton Maria Vassallo , il Grechetto e anche Stefano Camogli definito il “fiorante” per la sua predilezione nel ritrarre fiori. La pittura genovese fu influenzata anche da un altro soggetto: i paesaggie letempestee determinante in questo senso fu il contributo di Pieter Mulier specializzato in scene marine. Naturalmente è quasi impossibile nominare tutti i pittori e le opere conservate a Genova quindi vi lascio una serie di link utili nei quali potrete trovare informazioni importanti sui quadri citati e molto di più.
Link utili
Palazzo Bianco


Questa volta la nostra local expert Emanuela ci porta a scoprire un angolo di Liguria poco conosciuto ma straordinario: L’Isola del Tino.

 Uomo di mirabile santità”. Così il Martirologio Romano definisce San Venerio patrono del Golfo della Spezia e dei Fanalisti d’Italia. E Venerio è la ragione per la quale per soli due giorni all’anno l’isola del Tino è aperta al pubblico: 13 Settembre e la Domenica successiva sono infatti le date dedicate alla celebrazione di questo Santo, nato alla Palmaria intorno al 560 e morto proprio sul Tino, dopo una vita da eremita, nel 630. Festa per i residenti, per i tanti turisti che hanno la possibilità di vedere dal vivo l’antico complesso monumentale e per i numerosi natanti che si riuniscono lungo la costa per ricevere la benedizione.

L’isola (seconda in grandezza dopo la Palmaria e prima del Tinetto)  è caratterizzata da una natura rigogliosa ma purtroppo, da quanto ho potuto vedere, un po’ abbandonata a se stessa. Pino d’Aleppo, lecci, viburni e corbezzoli. E ancora: fior di cuculo, anemone selvatico e il più comune timo. Queste sono le piante che troneggiano sull’isola. Non da meno la fauna: gabbiani reali, marangoni dal ciuffo, rondone pallido e naturalmente il tarantolino animale simbolo del Tino, che sfortunatamente non sono riuscita a vedere. Alcune zone tuttavia sono interdette al passaggio come ad esempio il faro Napoleonico.

Vivere da eremita non impedì a questo Santo di aiutare le molte persone che si recavano da lui in cerca di aiuto, lo stesso aiuto che dava ai marinai che si trovavano in difficoltà durante le notti di tempesta, accendendo fuochi affinché potessero scorgere il porto e salvarsi. Sono rimasta affascinata dalla figura di questo Santo dalla vita così misteriosa, dato che spesso la tradizione si mescola alle testimonianze storiche. Di certo si sa che fu un uomo sì di preghiera e religione, ma anche rivolto ai problemi pratici della quotidianità in particolare dei marinai, non a caso introdusse nelle loro imbarcazioni della vela latina . Altre interessanti notizie su questo santo le potete trovare a questo link 


Da vedere assolutamente è il complesso archeologico, costituito da diversi elementi databili tra l’XI ed il XV secolo. Suggestiva è la Cappella degli Olivetani una struttura semplice, un piccolo rifugio di pace dal mondo esterno che viene utilizzata ancora oggi durante la festa patronale. Poco sopra la chiesetta invece troverete ilrefettorio, una tomba ad arcosolio e altre due sepolture, utilizzate successivamente come ossari. Molto bella, anche se in parte distrutta durante la II Guerra Mondiale è la Chiesa Romanica del convento a navata unica. Non dimenticate poi il piccolo chiostro a sinistra del sagrato e l’Antiquarium sede di un piccolo museo contenente vari reperti archeologici e la lastra tombale con il disegno della vela.  


Se volete effettuare una gita al Tino il mio consiglio è quello di prenotare con un certo anticipo un albergo a La Spezia e poi da lì dirigersi verso Portovenere con vari mezzi: autoautobus (qui info utili), trenovia mare. Se abitate molto distante dalla Liguria gli aeroporti più vicini per fare scalo sono il Colombo di Genova ed il Galileidi Pisa. Se preferite potrete anche alloggiare direttamente a Portovenere . I battelliper il Tino durante i giorni di apertura dell’Isola sono molto frequenti circa uno ogni ora e partono direttamente dal porto. Infine se amate viaggiare in camper sappiate che esiste un punto sosta dedicato completamente a voi (qui altre informazioni).

Meraviglia, stupore, fascinazione e amore a prima vista. 
Ecco le emozioni che ho provato la prima volta che ho visto questo spettacolo. Per alcuni istanti non sono riuscita a muovermi, talmente ero rapita dalla bellezza del luogo. 
La Chiesa che vedete è quella di San Pietro, costruita sui resti di un antico tempio pagano dedicato a Venere Ericina

La Chiesa è molto semplice, ma forse per questo ancora più bella. Quando si entra all’interno si respira pace, amore e spiritualità all’ennesima potenza. La sacra struttura trasmette forza, quella stessa forza che le ha permesso di resistere a battaglie, guerre, saccheggi e persino un incendio avvenuto nel 1494. 


Non è stato facile trovare informazioni su questa struttura, ho dovuto contattare la  Pro Loco di Portovenere  per saperne di più (mi hanno risposto con tempestività nel giro di 24 ore per di più di Domenica) Ho così scoperto che l’edificio si chiama “castelletto” un tempo edificio militare, poi  museo e fino a poco più di vent’anni fa caserma dei carabinieri. Oggi è di proprietà del comune ed è in attesa di ristrutturazione.

La statua in bronzo che state osservando si chiama Mater Naturae e fu realizzata nel 1989 dal noto scultore Scorzelli ed è posta proprio sopra quella che è chiamata la “Baia Di Lord Byron” (qui panaorama a 360°) il grande poeta inglese al quale è dedicata anche una grotta e che vedremo nel prossimo post insieme al giro della Palamaria e all’Isola del Tino.

Di Emanuela L.

Ricordate il titolo di un vecchio album di Madonna “I’m breathless”? In italiano significa sono senza fiato ed è questa la sensazione che ho avuto appena arrivata in questo piccolo borgo, situato nel Golfo dei Poeti in provincia de La Spezia. 
Meravigliosa, spettacolare e magica con le sue case torri dai mille colori pastello, un mare turchese incantevole e monumenti di inestimabile pregio Portovenere riuscirà a rapirvi il cuore non appena la vedrete. 
Ha una storia molto antica risalente al II secolo d.C. In quell’epoca era conosciuta come Portus Veneris ed era un approdo romano per le rotte tra Gallia e Spagna. Successivamente fu fortificata dai bizantini e occupata dai longobardi. Ma furono i genovesi a costruirla così come la vediamo oggi.
Amo gli archi, forse sarà il mio animo romantico ma li ho sempre considerati porte verso “altri mondi”: dall’esterno riesci a vedere solo una piccola parte di quello che ti aspetta oltre la soglia, ma è sufficiente per invogliarti a proseguire il percorso. Questo che vedete è l’arco che conduce nel cuore del paese datato 1160. Sopra una piccola targa “Colonia Ianuensis 1113″ In basso a sinistra invece la costruzione in marmo era utilizzata per misurare il grano”.

Questo il panorama che si vede dalla loggia della chiesa di San Pietro: una distesa immensa d’acqua pulitissima e le falesie del Muzzerone palestra di roccia paradiso per ogni freeclimber. Sullo sfondo il castello Doria all’interno del quale è possibile organizzare anche matrimoni. 
Qui tutte le informazioni su come arrivare a Portovenere. Ricordate che l’autobus fa percorsi diversi nei giorni di mercato quindi al momento di acquistare i biglietti (presso la stazione ferroviaria di La Spezia) chiedete se quello è giorno di mercato o meno sapranno darvi tutte le informazioni necessarie. 


Per ora il post finisce qui nei prossimi scopriremo punto per punto tutto ciò che di bello c’è da vedere a Portovenere




Di Emanuela L.

Eccoci arrivati all’ultimo borgo delle Cinque Terre, Riomaggiore passato sotto la repubblica Genovese nel 1276 dopo essere stato feudo dei Fieschi.  Fu fondato nel XIII secolo alla foce del Rio Maior (da qui Riomaggiore) e a guardare bene questa foto il paese sembra davvero un corso d’acqua che nato tra le montagne va a gettarsi impetuoso nel mare. La chiesa che vedete sulla destra è la Parrocchiale di San Giovanni. Costruita nel 1340, imponente e maestosa veglia su tutto l’abitato. Per raggiungerla mi sono infilata in una piccola via e dopo una serie di gradini (particolarmente alti) sono arrivata sulla piazza antistante, e lì mi sono fermata alcuni istanti non solo per riprendere fiato ma anche per ammirare tanta bellezza.
Ecco le case alte e strette addossate le une alle altre, che si affacciano sul quartiere della Marina. Queste case hanno una particolarità: possiedono due entrate, una che da sulla strada e una che si trova sul retro. Furono costruite in questo modo per poter sfuggire agli attacchi dei saraceni e ancora adesso conservano quell’aspetto fiero, sembrano quasi dei giganti di pietra pronti a muoversi a difesa del borgo al minimo cenno di pericolo. Questa foto l’ho scattata due anni fa, sono ritornata quest’anno e ho visto che stanno rimettendo a nuovo molti palazzi, sono felice che piccole gemme come questa non vengano abbandonate all’incuria.
Dopo tanto sole trovare un riparo all’ombra e al fresco come questo è un vero ristoro! Qui a Riomaggiore, come del resto in tutte le Cinque Terre, non mancano negozi di ogni genere: alimentari (ho comprato un ottimo panino al prosciutto a Manarola e una dissetante granita al limone proprio a Riomaggiore a prezzi veramente buoni), prodotti locali e vestiti in mostra in vetrine davvero suggestive e particolari come questa della foto! E poi ristoranti, gelaterie, bar…Come dicevo prima i prezzi sono davvero abbordabili, certo esistono anche i ristoranti per così dire di lusso, ma in generale da quello che ho visto potrete consumare pasti buoni senza per questo dover aprire un mutuo! 
Bel panorama vero? L’acqua del mare è proprio così, ha questo colore. Incredibile è di una limpidezza unica. In basso a destra potete vedere un gruppo di persone prendere il sole su questi grandi scogli, altri punti dove prendere la tintarella e fare un tuffo in mare sono poco sotto al quartiere della Marina e nella spiaggia del Canneto. Non l’ho ancora vista ma dopo varie ricerche ho scoperto che è ritenuta una delle più belle d’Italia anche se difficilissima da raggiungere a piedi, ma è possibile via mare, ha una cascata che scende dalla collina e forma una specie di doccia! Chi ama le immersioni qui avrà di che divertirsi: se osservate attentamente in basso a destra vedrete un gruppo di sub pronti all’immersione. Se siete curiosi ecco un link.

Con questo post termina la serie dedicata ai 5 borghi, ma presto ne seguiranno altri di approfondimento!

Manarola è una frazione di Riomaggiore, a collegare i  due borghi è la Via dell’Amore, il famoso sentiero percorso dagli innamorati di tutto il mondo. In realtà l’origine di questa via non ha nulla di romantico, nacque infatti come deposito per la dinamite durante gli anni Venti. Fu il giornalista Paolo Monelli a proporre al Corriere della Sera questo appellativo, dopo aver notato sulla porta del deposito la frase in questione (prima il sentiero si chiamava Strada Nuova). 



Da un lato le case variopinte e ammassate le une alle altre, dall’altro la collina tutta terrazzata, un panorama da togliere il fiato. Non è facile arrampicarsi sino in cima al paese, i gradini sono molto alti bisogna fare attenzione a non cadere soprattutto durante la discesa.  Ma una volta in cima non si può che rimanere estasiati dal paesaggio che ci si presenta davanti. 

Questa collina che vedete in primo piano si chiama Tre Croci ed è importante per due ragioni: qui viene coltivata l’uva Sciacchetrà e qui ogni anno si allestisce il presepe luminoso più grande al mondo. Illuminato da migliaia di lampadine e composto da 250 personaggi, questo presepe è anche ecologico. Le figure infatti sono costruite con materiali riciclati e l’energia necessaria viene ricavata da pannelli fotovoltaici montati sulla capanna di Gesù Bambino.Quest’opera è dovuta a Mario Andreoli, ex ferroviere in pensione che nonostante varie difficoltà continua a dedicare tempo alla sua creazione.

Manarola è piccolina eppure mi ci sono voluti due viaggi per godermela al meglio: entri in una piccola via pensi di aver visto tutto e poi ti accorgi che dietro l’angolo ci sono altri gradini ed altre viuzze e ti ritrovi a salire ancora, sempre più in alto. Mille colori, mille suoni e mille profumi si mescolano tutti insieme e rimani abbagliato da tanta bellezza. Le case che state osservando le ho fotografate dalla stazione ferroviaria e vi assicuro che trovarsi su quella rocca è davvero emozionante, senti il rumore dei treni che passano e quello delle onde che si infrangono sugli scogli e non vorresti più andare via. L’ho detto molte volte riferito alle Cinque Terre ma è così appena le vedi ti restano nel cuore. Questo era solo un assaggio molto ancora c’è da scoprire nei prossimi post scopriremo molte altre notizie! 

Una nuova Miniguida firmata dalla local expert Emanuela che ci porta alla scoperta delle Cinque Terre, tra borghi variopinti appollaiati sulle scogliere, un mare color turchese e una natura spettacolare da godere in ogni periodo dell’anno.

Fate un bel respiro, mettetevi comodi e iniziate a sognare con l’incanto delle Cinque Terre…

Clicca qui per visualizzare la Miniguida Cinque Terre.

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