cucina mediterranea

La cucina spagnola è apprezzata in tutto il mondo sia per varietà che per qualità dei piatti. 

Il passato storico della Spagna, teatro di dominazioni di popoli e culture diversi, ne ha fortemente influenzato le tradizioni culinarie, esse stesse frutto dell’incontro di cucine e sapori di mondi lontani che si sono fusi sulle tavole spagnole dando vita a piatti originali e unici.
La varietà è uno degli elementi di forza della cucina iberica, ciò che rende un viaggio per le strade di Spagna una continua scoperta di sapori: dai piatti di mare che imbandiscono le tavole delle zone costiere, ai sapori di terra delle fertili vallate interne coltivate a ortaggi e frutta, senza dimenticare gli ottimi prodotti caseari delle regioni settentrionali e gli allevamenti delle zone montuose. Un tripudio di gusti esaltato da un arcobaleno di colori nel piatto, che mette appetito e buonumore, presupposti fondamentali per apprezzare la cucina di un paese.
Del resto l’elemento culinario è un tassello fondamentale per completare il puzzle di ogni viaggio, che non può dirsi completo senza provare i piatti tipici del paese che si sta visitando. La cucina mediterranea, di cui quella spagnola è parte integrante, assume in ogni zona sfumature uniche e diverse e si fa interprete non solo degli ingredienti reperibili localmente ma anche del carattere e della storia di un popolo, con sapori più o meno decisi, soavi, dolci o salati. 
Spiega bene queste caratteristiche l’infografica di Alpitour sui gusti e sapori della cucina mediterranea che mostra in un unica immagine quali e quanti siano i piatti del bacino del Mediterraneo. 

Sapori di Spagna

La paella valenciana
La paella
Tornando alla Spagna, una carrellata dei piatti spagnoli più tipici non può che partire da quello più universalmente noto, la paella. Ne esistono vari tipi, mista, di carne, di pesce, vegetariana e persino con il riso nero, ma l’originale è solo quella valenciana mista. In pochi sanno che per gli spagnoli è il piatto principe della domenica, da mangiare esclusivamente a pranzo, mai a cena!
Altro grande classico della cucina spagnola è il gazspacho, una zuppa fredda a base di verdure e spruzzata di peperoncino, perfetta per le torride giornate estive!
Diffuse in tutto il paese sono le tapas, una serie infinita di mini porzioni perfette non solo per l’aperitivo ma anche per una cena completa, divertendosi ad ordinare sempre nuovi assaggi.
Spostandoci nella Costa della Luz nel profondo sud dell’Andalusia, incontriamo una tradizione legata alla colazione: pan y tomate, pane condito con passata di pomodoro, olio e sale, servito di primo mattino e accompagnato da caffè nero. 
Il pulpo alla gallega
Il pulpo alla gallega

In Galizia, terra di antiche tradizioni marinare, è d’obbligo assaggiare il pulpo a la gallega, polpo bollito, tagliato a pezzetti e cosparso di abbondante olio e peperoncino piccante. Una vera delizia! Della Galizia sono anche i percebes, dei crostacei che crescono solo sugli scogli di questi mare: dall’aspetto curioso che ricorda le dita di un mostriciattolo verde, sono una vera rarità.
La Spagna sta emergendo anche come produttrice di vini e sono molte le etichette che si stanno diffondendo nel mondo: dai rossi corposi della Roja ai freschi bianchi della Navarra per arrivare allo sherry, vino che molti pensano essere inglese e che invece viene prodotto in Andalusia.
Churros e cioccolata
Churros e cioccolata
Dulcis in fundo, i churros sono dei deliziosi dolcetti fritti dalla forma allungata, serviti con una spolverata di zucchero. La curiosità è che in Spagna non sono soltanto dei dessert o dei fuori pasto ma per tradizione si mangiano il mattino a colazione accompagnati da cioccolata calda!
Per terminare questa carrellata nella gastronomia spagnola vi ricordo che gli orari dei pasti in Spagna sono molto particolari. Non si pranza mai prima delle 14 e non si cena mai prima delle 22. Quindi se siete abituati a mangiare presto, regolatevi con un’abbondante colazione, magari proprio a base di churros!

La cucina vietnamita

Pur condividendo ingredienti e caratteristiche di base, le tradizioni culinarie del Vietnam variano da regione a regione, legate alla diverse vicende storiche ed al clima, tropicale al sud e più continentale al nord.

Cucina del nord del Vietnam

Al nord il clima più freddo limita la disponibilità di spezie restituendo piatti dal sapore più delicato ed equilibrato. 
Il piatto nazionale vietnamita, il pho è originario di Hanoi. Si tratta di una zuppa di noodles di riso simili a fettuccine il cui brodo si ottiene dalla cottura di ossa, zenzero e naturalmente salsa di pesce (Pho). Viene servita in grandi ciotole fumanti con aggiunta di manzo, pollo o pesce, erbe aromatiche e chiodi di garofano. Piatto leggero ma sostanzioso, è molto più che una semplice zuppa, è il Vietnam riassunto in una ciotola fumante e profumata. Al centro la zuppa viene chiamata bun bo Hue ed è accompagnata da manzo speziato e noodles rotondi.
Il bun thang è un’altra zuppa tipica di Hanoi che a brodo e tagliolini aggiunge pezzi di pollo, uova e gamberetti.
Sempre del nord è il cha ca, pesce fritto cotto con curcuma e aneto e servito accompagnato da vermicelli di riso, arachidi tostate, cipolle a fette e basilico.
Il banh mi è invece un piatto che trae originale dalla dominazione francese, durante la quale fu introdotta in Vietnam la baguette. Il termine bahn indica infatti il pane. Si tratta della versione vietnamita del sandwich, un panino farcito con carne di maiale alla griglia, salsiccia vietnamita, cetrioli e carote. Originario del nord, è diffuso in tutto il paese, sopratutto come cibo di strada.

Cucina del Vietnam centrale

La cucina del centro si caratterizza per il diffuso uso del pesce e per i condimenti piccanti. E’ una cucina molto decorativa e colorata, caratteristica legata alle dinastie reali che si succedettero alla guida di queste regioni. Molti imperatori richiesero ai loro cuochi la formulazione di pietanze raffinate e complesse, dando vita ad una tradizione culinaria che ancora oggi si distingue per ricercatezza dei sapori ed eleganza nella composizione.
La cucina di Hué è tra le più varie e propone, oltre alla già citata zuppa bun bo Hue, i my quang, una varietà di noodles gialli o rosati conditi con carne di maiale, gamberi, fiori di banano e arachidi. Hué ha saputo reinterpretare anche il più classico dei piatti vietnamiti, gli involtini primavera, qui chiamati nem cuon Hue e ripieni di patate dolci, maiale, spinaci ed erbe aromatiche.
Il piatto principe di Hoi An è il cao lau preparato con spessi noodles di farina integrale che si dice derivino dai soba giapponesi, ammorbiditi con del brodo profumato e accompagnati da fettine di maiale, erbe, germogli e croccanti crostoni ottenuti dalla stessa farina dei noodles.

Cucina del sud del Vietnam

Zuppa di pesce del Delta del Mekong
Zuppa di pesce del Delta del Mekong
Il clima caldo del sud del Vietnam è ideale per la coltivazione di una grande varietà di frutta e verdura. Il risultato è una cucina vivace e saporita che alle più tipiche erbe aromatiche aggiunge anche aglio e scalogno. Molto diffuso è il latte di cocco, usato sia come bevanda che come ingrediente aggiunto ad alcune pietanze per dare un tocco di dolcezza. 
Ho Chi Minh City, con i suoi ritmi da metropoli moderna, è la patria dello street food e propone piatti dai sapori inusuali con il banh trang tron, fogli di carta di riso con uova di quaglia, gamberi, carne essiccata di bue e mango verde. 
Un tocco originale viene dato anche alle crepes di riso, chiamate bahn xeo (foto di testata), che qui sono arricchite delle note dolci del latte di cocco.
In una ciotola di canh chua , la zuppa di pesce del profondo sud, c’è dentro tutto il Delta del Mekong: pesce locale, ananas, pomodori e un tocco di tamarindo che dona un sapore agrodolce all’insieme. 
Dalle tradizionali bancarelle di strada ad eleganti ristoranti, la cucina vietnamita è una continua scoperta, un viaggio tra sapori esotici, colori e profumi che accompagnano il visitatore in ogni angolo del paese, sorprendendolo ad ogni tappa con nuovi piatti e prelibatezze.

La cucina vietnamita

La varietà della cucina vietnamita è una delle sorprese più piacevoli per chi visita il paese. Fantasiosa, delicata, leggera e molto economica, si basa sull’armonia di sapori e sull’ampio uso di erbe aromatiche che donano ai piatti freschezza e amalgamano i sapori. 

I principi base della cucina vietnamita

I cinque elementi fondanti di ogni piatto sono il dolce (terra), il salato (acqua), l’amaro (fuoco), l’acidità (legno) e il piccante (metallo).
Ciascuna pietanza combina in maniera diversa questi sapori dando risalto ad uno in particolare. Il 5 è un numero ricorrente nella composizione dei piatti vietnamiti e si ritrova anche nei colori usati, rosso, giallo, verde, bianco e nero, e nei sensi coinvolti nella degustazione: la composizione attrae la vista, i suoni che provengono dagli ingredienti croccanti l’udito, le spezie solleticano il gusto, i profumi delle erbe stimolano l’olfatto e alcuni cibi di strada si apprezzano anche attraverso il tatto. Ogni piatto deve poi soddisfare il principio dello ying e yang in modo da fornire un equilibrio benefico per il corpo: l’uso di colori complementari, la mescolanza di caldo e freddo, di morbido e croccante sono tutti accostamenti che rispondono a queste regole.

Incontro di sapori da paesi diversi

La cucina vietnamita
La vicinanza a Laos, Cambogia e Cina, le dominazioni cinesi e la colonizzazione francese hanno fortemente influito sugli usi alimentari, dando vita all’incontro di ingredienti e metodi di cottura diversi, armonizzati con fantasia e creatività. La cucina vietnamita sostituisce alla monotonia di molte cucine del sud-est asiatico un’inaspettata varietà, con oltre 500 piatti diversi e tradizioni culinarie che differiscono da regione a regione. Il classico itinerario turistico che include tappe da nord a su diviene così un viaggio tra i sapori, dalle deliziose crepes salate del sud alle fumanti zuppe del nord, passando per i piatti imperiali della regione di Hué al centro.
Come in tutta la cucina asiatica, il riso è un ingrediente fondamentale anche in Vietnam al punto che in lingua vietnamita consumare i pasti si dice an com, che letteralmente significa “mangiare riso”. Oltre che come accompagnamento per tutti i piatti di carne, il riso viene utilizzato per preparare tagliolini, vino e il bahn trang, la carta di riso finissima usata per avvolgere gli involtini primavera.
Come condimento viene usata la nuoc mam, una salsa liquida di colore rossastro ottenuta dalla lunga fermentazione del pesce in salamoia. Con il suo gusto agrodolce, deciso ma al contempo gradevole, rappresenta l’essenza dell’equilibrio di gusto e sensazioni che sta alla base della gastronomia locale ed è un ingrediente fondamentale per completare molti piatti.
Se riso e salsa di pesce sono i fondamenti della cucina vietnamita, erbe e spezie sono ciò che le danno brio e fantasia. La menta, usata in abbinamento a moltissime zuppe e piatti asciutti, dona freschezza, il peperoncino aggiunge un tocco piccante, lo zenzero un sapore leggermente pungente, coriandolo e citronella danno un gradevole profumo e gusto agrumato. E’ l’incontro ed il sapiente dosaggio tra questi sapori diversi ma complementari a rendere la cucina vietnamita un’esperienza singolare, un sorprendente viaggio tra gusti e abbinamenti nuovi ed originali.

Approfondimenti

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Il bacalà alla Vicentina – Credits Confraternita del Bacalà

La storia del Bacalà alla Vicentina (rigorosamente con una “c”sola”!) è antica e avventurosa. Per ritrovarne le origini bisogna tornare indietro al 1431 quando una nave mercantile veneziana, chiamata la Querina, salpa da Candia (l’odierna Creta) con destinazione le Fiandre. La nave, carica di vino, è capitanata da Petro Querino, ricco armatore e mercante veneziano.
Ben presto la Querina si trova a fronteggiare una tempesta al largo di Capo Finisterre; in balia delle onde, viene trascinata per giorni dalle acque tumultuose fino a quando l’equipaggio, stremato, abbandona la nave e si divide in due scialuppe. Quella con il capitano Querino continua il suo viaggio fino a che i 18 uomini a bordo avvistano le isole Lofoten, all’estremo nord della Norvegia! Della seconda scialuppa non si saprà mai più nulla.
I superstiti riescono a farsi scorgere da alcuni pescatori che li portano in salvo nel loro villaggio, dove li nutrono e li rimettono in sesto dopo l’estenuante odissea. Querini rimane colpito dalla singolare abitudine degli isolani di lasciare ad essiccare il merluzzo sui tetti delle loro case. Dopo una permanenza di qualche mese sulle isole, il veneziano ritorna a casa portando con sé alcuni esemplari di stoccafisso, che però non destano particolare interesse tra gli acquirenti veneziani. 
Querini non demorde e l’anno successivo, tornato alle Lofoten, scambia spezie e vino con stoccafisso ma il suo spirito di marinaio, non pago di essere arrivato già tanto a nord, lo spinge ancora più su tra i ghiacci perenni, da cui mai ritornerà. Ancora oggi il marinaio veneziano è un personaggio famoso e ricordato dalle popolazioni delle Lofoten, che recentemente hanno ribattezzato un’isola dell’arcipelago Sandrigoya, ovvero isola di Sandrigo, in omaggio alla cittadina vicentina dove ogni anno si tiene un’importante sagra del bacalà, il nome con cui i vicentini hanno ribattezzato lo stoccafisso. Dopo l’iniziale riluttanza intatti, il bacalà venne apprezzato dai veneziani che iniziarono a cucinarlo a modo loro.
A distanza di secoli, il bacalà rimane uno dei piatti cardine della cucina veneta e vicentina in particolare, per il quale è stata istituita una speciale associazione denominata “Venerabile Confraternita del baccalà alla vicentina”.

La ricetta originale prevede l’ammollo dello stoccafisso in acqua fredda per 2-3 giorni, per poi procedere al taglio in pezzi e alla cottura in tegame uniti a cipolla, olio, sarde sotto sale. A questo soffritto, in cui il pesce viene adagiato, va aggiunto il latte e il grana grattugiato. Il tutto viene lasciato cuocere a fuoco lento (“pipare” in vicentino doc!) per 4 ore e viene servito caldo con polenta.

Numerosi sono i ristoranti di Vicenza e provincia dove è possibile assaggiare il bacalà secondo la ricetta originale, come La Trattoria Zamboni di Arcugnano, Trattoria Isetta a Grancona (per citare quelli testati personalmente!), e tanti altri!

Uno degli aspetti più belli e ripaganti di un viaggio è l’incontro con l’universo gastronomico del paese che si visita: assaggiare la cucina significa entrare in contatto con l’essenza di un luogo, perché il cibo è un aspetto importante e caratterizzante di ogni cultura, ne racconta e rispecchia gli umori e le atmosfere.
Per immergersi nei sapori di un paese non c’è nulla di meglio dello street food, il cibo di strada che si cucina nelle bancarelle e si degusta immersi nel caleidoscopio di gente, suoni e odori che animano le vie di città e paesi; sicuramente non è rilassante come sedersi in un comodo ristorante, ma lo street food rappresenta una delle migliori occasioni per avvicinarsi e degustare, è proprio il caso di dirlo, lo spirito di un luogo.
Se lo street food impera nei paesi del Sud Est asiatico e dell’America del sud, culturalmente avvezzi a consumare cibo in strada, anche quello europeo non è da sottovalutare e riserva numerose e gustosissime sorprese. 
Partiamo per questo viaggio nel vecchio continente all’insegna dei sapori di strada!

Grecia:

Gyros: sottilissime fettine di carne di maiale o manzo speziata che viene fatta cucinare a fuoco lento in uno  spiedo verticale (da qui il termine gyros che in greco significa appunto “girare”) e poi sfilettata ottenendo succulenti sfilacci che possono essere consumati da soli o serviti dentro a una pita, un pane piatto e ovale che somiglia alla piadina, il tutto solitamente condito con la salsa allo yogurt tzatzichi e cipolla, oltre alle  immancabili patatine fritte.

Un piatto delizioso da leccarsi le dita, e non solo in senso metaforico dal momento che il sugo della carne tende  a fuoruscire dal panino!



Spagna 
Churros: deliziosi dolcetti di pastella dalla tipica forma allungata e zigrinata, fritti nell’olio e poi spolverati di zucchero, serviti in cartocci da degustare mentre si passeggia.
Si gustano tali e quali o intinti nella cioccolata calda!
Il churro era originariamente una razza di pecore. Il cibo dei pastori era pane fritto, un piatto semplice e facile da portare fuori casa. Successivamente fu aggiunto lo zucchero e la particolare forma stellata e allungata, che si ottiene usando la churrea.
Francia
Crepes: i francesi sono sempre più chic, anche nel cibo di strada! La crepe è l’icona fashion dello street food, proposta in numerosi varianti sia dolci che salate: burro  zucchero, nutella, uovo, prosciutto  ogni variante è valida!
Ma la crepe è un piatto di origine contadina, deriva infatti dalle regioni costiere di Bretagna e Normandia dove veniva preparata con la più economica farina di grano saraceno (variante che esiste ancora in queste regioni e viene chiamata galette). Successivamente il fascino della crepe, trasformata nella più conosciuta versione con solo farina bianca, ha conquistato tutta la Francia divenendo una pietanza amata e apprezzata a livello internazionale, icona della cucina francese.

Germania
Currywust: un wuestel tagliato a fette, condito con salsa di pomodoro e curry o senape e servito con pane bianco o integrale. Si gusta servito su un piccolo vassoio in cartone con una palettina come forchetta. Ovviamente abbinato a una buona birra!
La pietanza venne inventata nel dopoguerra da una casalinga berlinese che pensò di condire i wuestel con una salsa di pomodoro piccante e scese in strada per venderli.

Inghilterra
Cornish Pastry: è un fagottino di sfoglia ripieno di manzo tritato, patate cipolla e rapa. In Cornovaglia, regione di origine del piatto, come indica il nome stessi, si gusta dal ‘700, quando divenne il piatto dei minatori.
Come ogni street food che si rispetti, va gustato passeggiando, magari lungo una delle magnifiche spiagge della costa della Cornovaglia

Avete qualche altro cibo di strada da aggiungere alla lista?



Con questo post inauguro  la nuova rubrica di Viaggiolibera che ho chiamato “Ricette dal mondo“.
Per me il viaggio è un’esperienza a 360° che non può prescindere dai sapori e dai piatti tipici del paese che visito, piatti che assaggio quando sono in viaggio ma con i quali spesso mi cimento a casa, un po’ per ritrovarne i sapori, un po’ per darmi l’illusione di fare un nuovo viaggio, se non spaziale almeno di gusto!

E’ proprio spinta dalla malinconia per gli Stati Uniti che domenica scorsa ho deciso di cimentarmi nel più classico dei dolci americani, l’intramontabile Apple Pie!
Questo dolce appartiene alla tradizione e alla storia di questo paese dal momento che si diffuse nel New England all’epoca dei primi coloni perché fatto di ingredienti semplici e facili da reperire anche lontani dalla madrepatria, ed ebbe in breve un tale successo e diffusione nel resto delle colonie da radicarsi profondamente nella cultura americana tanto da arrivare fino ai giorni nostri come simbolo indiscusso della cucina tipica degli Stati Uniti, emblema stesso della famiglia americana, un po’ come il tacchino del Ringraziamento! 
Tale è l’identificazione nazionale in questo dolce che nel tempo sono state coniate numerose espressioni idiomatiche che rimandano a questo concetto, la più famosa ed emblematica delle quali recita As american as apple pie, e ancora motherhood and apple pie, per indicare una persona attaccata ai valori della famiglia; addirittura  si racconta che i soldati in partenza per la seconda guerra mondiale sostenevano di andare a combattere “for Mum and apple pie“.


Ma bando alle ciance, passiamo alla ricetta che ho sperimentato per la prima volta io stessa con grande e inaspettato successo !L’ho servito caldo assieme ad una pallina di gelato alla panna….sublime! Minimo sforzo massima resa, le ricette che piacciono a me!
Essendo io una patita del biologico, prediligo ingredienti bio ma nulla vieta di usare ingredienti classici

Ricetta per 4-5 persone
Ingredienti
300 gr di farina bio 00
150 gr di burro bio ammorbidito
50 ml di acqua molto fredda

1 pizzico di sale
100 gr di zucchero di canna bio
4-5 mele renette o golden bio
1 cucchiaino di cannella bio in polvere
3-4 gocce di olio essenziale di limone bio
mezzo cucchiaino di vaniglia bourbon in polvere

Procedimento:

Amalgamare la farina con il pizzico di sale e il burro fino ad ottenere un composto sabbioso e non grumoso, aggiungere piano l’acqua ed impastare fino ad ottenere una pasta non friabile. Se appiccica aggiungere un po’ di farina.
Fare una palla, rivestire con pellicola e mettere in frigo per mezz’ora.

Nel frattempo sbucciare e tagliare a spicchi le mele e aggiungere lo zucchero, la cannella, le gocce di olio essenziale di limone (non più di 3-4 altrimenti poi sa troppo di limone) , la vaniglia in polvere e un cucchiaio scarso di farina.Amalgamare il tutto e lasciare riposare in modo che le mele si aromatizzino bene.
Togliere la pasta dal forno e stenderne poco più della metà creando un disco di pasta con la quale rivestire la base e i bordi di una tortiera del diametro di 25 cm..
Distribuire le mele sulla base di pasta, stendere l’altra parte di pasta creando un disco con il quale sigillare la tortiera. Eliminare la pasta in eccesso lungo i bordi e premerli bene in modo da sigillarli.
Cuocere in forno a 180-200° per ca. 60 minuti partendo se possibile con il calore solo da sotto per evitare che si bruci il guscio.

Sfornare, verificare la cottura e aspettare che raffreddi un po’ (le mele dentro sono bollenti appena tolto il dolce dal forno). Servire caldo accompagnato da una pallina di gelato alla panna o vaniglia.
And now….Enjoy!!!


Come molti aspetti della vita in Galizia, anche sua la cucina è plasmata dal mare e si declina principalmente in una varietà infinita di pesci e frutti di mare (pescados y mariscos), alcuni dei quali si trovano solo qui, che rendono questa regione una destinazione gastronomica d’eccellenza.
Il re incontrastato di tutte le tavole galiziane è lui, il Pulpo a la Gallega, o Pulpo a feira nella lingua locale, a ricordare il fatto che è per eccellenza il piatto delle feste; bollito in acqua per quasi un’ora, viene poi tagliato a pezzetti e cosparso di abbondante olio e peperoncino piccante. Una vera delizia!

Tra i frutti di mare più curiosi e prestigiosi ci sono i percebes , dei crostacei che crescono esclusivamente sugli scogli battuti dalle onde della costa atlantica, rendendo il lavoro del percebeiro pericolosissimo, motivo per il quale sono tra i piatti più costosi e difficili da trovare; se ne distinguono due varietà, quelli ancorati “al sole” (de sol), più tozzi, e quelli meno pregiati cresciuti sotto il livello del bagnasciuga (de sombra), più smilzi e acquosi. Questi crostacei, della lunghezza di pochi centimetri, hanno un aspetto decisamente curioso, con il corpo formato da un tubicino a fisarmonica che termina in una specie di unghia molto dura, dalle sfumature verdastre; a guardarli sembrano le dita di un mostriciattolo preistorico! Si cucinano in acqua bollente per pochi minuti e vengono serviti ancora caldi. 

Zamburiñas

Altra delizia esclusiva delle tavole galiziane sono le zamburiñas, dei gustosi molluschi simili alle capesante ma più piccoli, di consistenza e gusto di qualità nettamente superiore rispetto a quelle nostrane. La lista dei frutti di mare prosegue tra calamari, seppie, cozze, ostriche, vongole e crostacei vari serviti cotti, crudi o impanati e fritti come tapas da aperitivo, tutti con prezzi sorprendentemente economici rispetto ai nostri canoni. Ai frutti di mare si aggiunge una vasta varietà di pesci, molti dei quali cucinati con ricette tradizionali, come il merluza a la gallega cotto nel brodo e servito con patate.
Tra i piatti di terra spiccano l’empanada, una sorta di crumble salato fatto con farina di mais, il lacón con grielos, piatto invernale per eccellenza, che consiste in carne di maiale servita con radicchio selvatico cotto e patate, e l’immancabile jamon asado (una sorta di arrosto di prosciutto). 

E ancora, i pimientos de Padron, dei piccoli peperoncini verdi dolci, cotti in padella e serviti caldi cosparsi di sale grosso; tra tanti di dolci se ne nasconde sempre qualcuno di piccante, il divertimento sta nello scoprire a chi toccherà!
Ancora una volta la Galizia sorprende rivelandosi uno gustosissimo viaggio culinario da cui è impossibile non farsi tentare.

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