Cittadella Imperiale di Hué

Hué è considerata una delle città più belle del Vietnam grazie alla sua posizione lungo il Fiume dei Profumi e al passato imperiale di cui conserva importanti testimonianze. La Cittadella Imperiale è il cuore storico di Hué, un ampio complesso di templi e pagode costruiti tra l’800 e i primi decenni del ‘900 dagli imperatori della dinastia Ngyen.

La prima cosa a colpire arrivando in città è la tranquillità. Gli ampi viali che corrono verso il centro hanno un traffico ordinano ben lontano dagli ingorghi e dal caos tipici di Hanoi e Ho Chi Minh.
Le vie del centro cittadino sono moderne, con alcuni sontuosi edifici sede di prestigiosi hotel e molti negozi e ristoranti. Il centro non offre granché da vedere, a parte la zona del lungofiume piena di negozi di souvenir e ristoranti,  ma rappresenta un luogo piacevole e tranquillo dove passeggiare e mangiare di ritorno dalla visita della Cittadella e delle Tombe Imperiali. Va ricordato inoltre che proprio grazie al passato imperiale, Hué vanta una delle cucine più ricche e variegate del Vietnam, con molti piatti tipici che si possono assaggiare solo qui. Un soggiorno a Hué diventa così anche un tour gastronomico tra deliziosi sapori vietnamiti, argomento a cui dedicherò un approfondimento a parte.

La Cittadella Imperiale di Hué

Cittadella Imperiale di Hué

Custodita all’interno del recinto imperiale fatto erigere dai francesi secondo i canoni di architettura militare europea, il complesso della Cittadella Imperiale rappresenta uno dei tesori architettonici  più preziosi del Vietnam, anche se molti templi sono in cattivo stato e di alcuni non rimangono che ruderi. Nonostante ciò è innegabile che gli edifici visitabili siano di grande impatto, a partire dalle possenti mura alte oltre 6 metri. All’interno vi si trova un complesso di palazzi, templi, padiglioni, giardini e laghetti che nell’insieme formano la Cittadella.

Capitale del Vietnam dall’inizio della dinastia Nguyen nel 1802 fino all’abdicazione dell’ultimo imperatore, Bao Dai, nel 1945, la Città Imperiale ricorda molto le architetture cinesi e la grande Città Proibita di Pechino. In effetti passeggiando tra i viali ed ammirando i padiglioni ho la netta sensazione di ritrovarmi sul set dell’Ultimo Imperatore! Nel 1947 un devastante incendio danneggiò molto strutture ma per fortuna le più belle si sono salvate e dopo un attento restauro sono tornate all’antico splendore.
All’interno della Cittadella si erge la vera e propria Città Imperiale, una città nella città protetta da mura e fossati che ricalca la pianta della Città Proibita di Pechino. All’interno si conservano padiglioni ristrutturati rivestiti internamente di lacche rosso vermiglio, decorazione ampiamente presente nelle architetture cinesi, ed interessanti templi. Anche le antiche porte di accesso alla Città Imperiale, anche se scolorite, conservano un’aurea di fascino.
Tra gli edifici più interessanti da vedere ci sono:
Cittadella Imperiale di Hué
La porta Ngo Mon

La monumentale Porta Ngo Mon che è l’odierno accesso principale alla Cittadella. All’interno vi è custodito un enorme tamburo che impresso il Tao, simbolo dello scorrere della vita e del divenire delle cose.

Il Palazzo Thai Hoa (dell’Armonia Suprema). un tempo sede del governo dell’imperatore, ha all’interno una selva di colonne laccate rosso vermiglio con decorazioni in oro ed il trono originale, posto in posizione sopraelevata a testimoniare il potere dell’imperatore. Il cortile antistante, chiamato la Spianata dei Grandi Saluti, era il luogo dove i mandarini trovavano posto durante le cerimonie imperiali.
Nel padiglione di Thien Phuong, immersa in un lussureggiante giardino, di trova la Biblioteca Imperiale costruita nel 1820, rivolta verso una piccola vasca con un giardino roccioso al centro.
Il Tempio di Hien Lam con ante lacchate in rosso vermiglio e oro è uno degli edifici meglio conservati.Nel cortile antistante sono conservate le 9 urne dedicate a ciascuno degli imperatori della dinastia Nguyen, che ne simboleggiano la stabilità ed il potere. Le urne, alte oltre 2 metri, furono fabbricate nel 1830 e poi cesellate con motivi tradizionali cinesi che rappresentano gli elementi naturali.
Della Città Purpurea Proibita dove vivevano le mogli e le concubine dell’imperatore non rimangono che poche tracce ed il muro perimetrale (parecchio malconcio e scolorito) che ne segnava l’inizio.

Le tombe imperiali nei dintorni di Hué

le tombe imperiali di Hué
Il cortile della Tomba di Khai Din

Ogni imperatore fece costruire una propria tomba che potesse degnamente accoglierne le spoglie. Questi grandiosi complessi sono disseminati nelle campagne lungo le sponde del Fiume dei Profumi e nelle vicinanze di Hué. Il modo migliore per ammirarle è prendere parte ad una delle escursioni di mezza giornata in barca lungo il fiume, con soste alle principali tombe. Personalmente ho optato per un tour con macchina privata, acquistato direttamente in hotel, perché le alte temperature di agosto rendevano molto pensante il tour in barca. 

Tra le tombe principali da visitare vi sono la Pagoda di Thie Mu, posta su una collina direttamente sopra le sponde del fiume; all’entrata si erge una grande torre ottagonale del 1845 formata da sette piani che indicano le reincarnazioni del Buddha. Bellissimo il panorama sul fiume che si gode dal cortile in cui sorge la torre. All’interno del complesso vi sono numerosi templi e padiglioni, non tutti visitabili.
La tomba dell’imperatore Tu Doc è la più famosa e quella con maggiore affluenza turistica. Tra tutti i complessi è quello che meglio si integra con l’ambiente circostante, con palazzi e templi sparsi in un’area di 12 ettari tra boschi di pini e frangipani. Costruito tra il 1864 ed il 1867, il complesso venne utilizzato dall’imperatore in vita anche come luogo di svago e residenza estiva a cui poteva accedere direttamente via fiume. Molti degli edifici originali sono andati distrutti con la guerra ma si possono ammirare alcune costruzioni di grande interesse. Il principale è il Padiglione della Stele così chiamato perché conserva la stele con incisa la biografia di Tu Doc scritta dall’imperatore stesso. 
La Tomba di Khai Din mostra l’evolversi dell’architettura vietnamita sotto l’influenza francese. Non più legno e lacche ma pietra. La tomba, risalente al 1925, si trova in posizione discosta dal fiume, tra le campagne nei dintorni di Hué, ed è quindi raggiungibile con un taxi. Il complesso è oggi molto annerito e necessiterebbe di un restauro ma è interessante dal punto di vista storico perché testimonia l’influsso francese nel governo vietnamita, tanto potente da modificarne anche le tradizioni architettoniche. La tomba dell’imperatore custodita nell’edificio principale è un tripudio di ori e gemme, un po’ pacchiana ma decisamente d’effetto. Molto suggestivi i mandarini in pietra che occupano il cortile centrale e hanno la funzione simbolica di protezione della tomba.

Informazioni di viaggio

L’entrata alla Cittadella è a pagamento, basta acquistare il biglietto all’ingresso valido per la visita dell’intero complesso. La Cittadella si trova a breve distanza dal centro di Hué, sulla sponda opposta rispetto a questo, ed è facilmente raggiungibile a piedi o in taxi.
Per visitare le tombe è necessario organizzarsi con una delle escursioni guidate in barca, con un’auto privata (consiglio con autista) o, se il tempo lo permette, noleggiando la bicicletta. I percorsi sono pianeggianti e le tombe principali si trovano nel raggio di una decina di chilometri dal centro città.
L’ingresso alla Tomba di Tu Doc e Khai Din è a pagamento.
Per pernottare consiglio il Festival Hotel, a dici minuti a piedi dal centro; hotel recentemente ristrutturato, con stanze ampie. C’è anche una piccola piscina molto utile nei mesi estivi. Molto affidabile l’ufficio prenotazioni escursioni che si trova accanto alla reception. I prezzi sono modici ed il servizio ottimo e puntuale.
Per tutte le informazioni di viaggio in Vietnam potete consultare il sito di Asiatica Travel.


E’ difficile spiegare che cosa sia il quartiere vecchio di Hanoi, arduo cercare di racchiuderlo dentro una definizione di poche parole. Groviglio di strade, brulicare di vita, babilonia di lingue, vorticoso miscuglio di colori e forme… potrei continuare all’infinito ma sono certa che mai riuscirei a trovare le parole adatte a contenere la stravagante, enigmatica, persino eccessiva seduzione del Quartiere Vecchio della capitale vietnamita. Forse la cosa più semplice da dire è che Hanoi è l’Asia, quella vera, autentica, grezza, a tratti persino scomoda, quella che altre metropoli orientali hanno già cancellato, fagocitata da grattacieli e sfolgoranti centri commerciali. 

Tra medioevo e modernità

Il Quartiere Vecchio di Hanoi, anche se non immune alla globalizzazione, ha mantenuto l’atmosfera medievale, operando una trasformazione al contrario: qui sono i marchi internazionali ad essersi adattati all’ambiente urbano, esibendo le loro immacolate vetrine accanto a vecchie botteghe di ciabattini e falegnami, empori decadenti e piccoli caffè dai tavolini sbiaditi dal tempo e dallo smog. Anche le vie più turistiche lungo le quali si allineano decine di negozi di souvenir mantengono il tipico carattere orientale, basta dare uno sguardo al marciapiede perennemente invaso di motorini parcheggiati e banchi ricoperti di chincaglierie varie. 

Avanzare per le vie non è facile, uno slalom continuo tra mezzi e gente in movimento, ognuno ad un passo diverso: risciò che si muovono al rallentatore, motorini che guizzano simili a pesci dentro e fuori dal flusso del traffico, biciclette caricate all’inverosimile sospinte alla moviola da personaggi bizzarri. Mentre girovago nel labirinto di strade un’anziana signora nota il mio disorientamento e inarca le labbra grinzose in un radioso sorriso, rivelando una dentatura oramai scomparsa: nella spontaneità di quello sguardo c’è tutta l’autenticità di questa città strana, inafferrabile, suadente, che non ha paura di mostrarsi per quello che è veramente, lasciando scegliere al visitatore se amarla od odiarla. La verità è che Hanoi non permette mezze misure, o la si ama o la si detesta; per amarla bisogna accettarne la confusione, lo stordimento acustico e visivo, i rivoli d’acqua nera che corrono lungo i canali di scolo, e imparare a guardare a cuore aperto, scrollandosi di dosso i condizionamenti che imprigionano i sensi ammaestrati da ordine e pulizia. Si spalancherà allora davanti ai proprio occhi la magia del Quartiere Vecchio e tutti i dettagli saranno versi che battono il ritmo di un’unica poesia: venditori ambulanti con ceste cariche di frutta e fiori, bancarelle fumanti che servono noodles e spargono nell’aria l’aroma di caffè tostato, negozietti simili alle vecchie botteghe di paese con l’anziano proprietario seduto fuori a leggere il giornale in attesa dei clienti. Una poesia che bisogna imparare a leggere e interpretare, seguendone il giusto ritmo, ora lento ora veloce, chiamando all’appello tutti i sensi per riempire narici, occhi e pensieri di un mondo lontano e straniante, carico di una unicità e diversità oggi più che mai tesori preziosi da rispettare e custodire.

Le corporazioni del Quartiere Vecchio

Anche se servono gli occhi fissi sulla strada per schivare i mezzi in movimento, non bisogna mai dimenticarsi di fermarsi e guardare in alto per osservare le facciate delle case medievali di Hanoi. Fu qui che nel XIII secolo si stabilirono 36 diverse corporazioni di mercanti, ognuna delle quali diede il nome alla propria via. Oggi le vie del Quartiere Vecchio sono oltre 50 e sono ancora indicate con il termine Hang (merce) seguito dal nome della mercanzia che vi si vende. 
Con il mio tipico approccio metodico, guida alla mano cerco di seguire un itinerario stabilito per visitare le principali vie del commercio ma devo quasi subito rinunciare: impossibile orientarsi in questa baraonda, arduo scovare le targhe delle vie mimetizzate tra inestricabili matasse di fili della corrente che risalgono i muri e pendono da una casa all’altra. Spossata dal caldo e dalla confusione, mi arrendo all’unico approccio possibile a questo mondo: lasciare che sia la strada a guidarmi. Mi aggiro così senza meta tra i vicoli, scoprendo ad ogni angolo un universo nuovo: vetrai, fabbri, venditori di scatole di latta, fabbricanti di stuoie, sartorie, coloratissimi negozi di sete che ammiccano alla mia passione per i foulard, antiche erboristerie che profumano di erbe e spezie, artigiani di lacche e persino negozi che vendono lapidi. E’ come percorrere in pochi minuti la storia dell’artigianato tornando indietro nel tempo a mestieri che credevo estinti e che qui invece, in questo piccolo mondo medievale, sopravvivono e dividono lo spazio con negozi di cellulari all’ultimo grido. L’Asia passata, presente e futura si incontra qui, nel cuore di Hanoi, in un inestricabile intreccio di volti, gesti e tradizioni.
Per tutte le info viaggio in Vietnam potete consultare il mio post precedente con tutti i consigli o direttamente il sito di Asiatica Travel 

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Ho Chi Minh City Notre Dame

Dopo avervi descritto il suo pazzo traffico, è la volta di raccontare cosa vedere ad Ho Chi Minh City!

Anche se non numerosi, ci sono alcuni monumenti e musei di grande interesse in città, per la maggior parte concentrati nella zona del centro, il Distretto 1, quello che ancora oggi viene chiamato Saigon, il nome dato alla città dagli Americani. Questa frenetica metropoli offre anche angoli eleganti che rappresentano un piacevole diversivo dai rumorosi e caotici quartieri più popolari. L’alternasi di architetture e stili asiatici ed europei è proprio la caratteristica principale di Ho Chi Minh City e ciò che la rende interessante.

L’architettura coloniale francese a Saigon

Il Palazzo del Comitato del Popolo HCMC
Il Palazzo del Comitato del Popolo

Camminando lungo i viali alberati del centro sorprende ritrovare numerosi palazzi di gusto europeo, retaggio della colonizzazione francese chiaramente visibile in alcuni edifici chiave, come la bellissima Cattedrale di Notre Dame, dedicata alla Vergine Maria.

La chiesa in mattoni rossi in stile neo-romanico, costruita nel 1877 con materiali importati dalla Francia, spicca al centro di una vasta piazza adorna di bei giardini. Proprio accanto alla cattedrale sorge un altro edificio in stile classico francese, la Posta Centrale, progettata da Gustave Eiffel nel 1886. L’elegante facciata dai toni gialli e con rifiniture in ferro battuto verde fa da preludio al grandioso atrio centrale coperto da una volta a botte, mentre alle pareti sono esposte mappe storiche del Vietnam. L’atrio ospita gli sportelli delle poste, un ottimo posto in cui osservare la vita quotidiana di Saigon, dove i locali si mescolano ai molti turisti attirati dalla bellezza architettonica dell’edificio.
Altro simboli di Ho Chi Minh City che conserva linee francesi è il Palazzo del Comitato del Popolo, ex Hotel de Ville (Municipio), risalente ai primi del 1900. Di nuovo un’elegante facciata dai toni caldi è incorniciata da stucchi e statue. L’edificio ospita il Comitato del Popolo di Ho Chi Minh e non è aperto al pubblico.
Di fronte, si apre lo spazio urbano più di ampio respiro di tutta la città, il grande viale pedonale DL Nguyen Hue. che all’estremità nord-occidentale, proprio di fronte al Palazzo del Comitato del Popolo, ospita la statua di Ho Chi Minh City, uno dei posti più fotografati della città. Lungo l’ampio viale la sera si riversano locali e turisti e la zona diventa la più animata della città, con spettacoli di strada improvvisati, bambini che giocano ed tante famiglie a passeggio.
A pochi metri di distanza, il Teatro dell’Opera è un altro bell’esempio di stile coloniale francese. Il teatro si trova accanto ad altri edifici di stampo europeo che ospitano storici hotel di lusso di Saigon, come il Continentale e il Caravelle hotel. Quest’ultimo durante la Guerra del Vietnam ospitava i giornalisti stranieri.

Lo skyline di Saigon

Ho Chi Minh City skyline

Le metropoli si sa è bello vederle dall’alto ed anche Saigon offre diversi interessanti punti di osservazione. La prospettiva migliore è quella che si gode dal SaigonSkydeck della Bitexco Financial Tower, un grattacielo di 68 piani progettato da Carlos Zapata. Il biglietto d’ingresso è un po’ caro rispetto alla media delle attrazioni turistiche (200.000VND- ca. 8€) ma la vista merita. Con un ascensore ultra veloce si sale al piano della torre da cui grandi vetrate offrono una vista a 360° sulla città.

Un modo alternativo di ammirare lo skyline di Ho Chi Minh City è bere qualcosa in uno dei tanti bar sui tetti, sopratutto la sera quando la città di accende di mille luci al neon colorate. La scelta è vasta, i più famosi sono all’ultimo piano di hotel prestigiosi come il Rex Hotel o lo Sheraton, entrambi ubicati nella zona intorno a DL Nguyen Hue. Naturalmente i prezzi sono (molto) più alti della media e spesso è imposto un dress code (no pantaloncini ed infradito!) quindi informatevi prima di andare!
Personalmente ho provato lo sky bar dell’hotel in cui soggiornavo, l’Eden Hotel, che anche se non centralissimo offre una bella vista sulla città e sulla Bitexco Financial Tower.

La Guerra del Vietnam vista dalla prospettiva dei vietnamiti

Il passato di Ho Chi Minh City non è segnato solo dalla colonizzazione ma anche e sopratutto dalla guerra contro gli Americani, un conflitto durato 15 anni e che sin concluse il 30 aprile del 1975 con la caduta di Saigon e la riunificazione del Vietnam sotto il governo di Hanoi. Il fronte di Liberazione Nazionale del Vietnam, preso il controllo della città, la ribattezzò Ho Chi Minh City in omaggio al padre fondatore del Vietnam socialista.

Il Museo dei Residuati Bellici di Ho Chi Minh City

Tutti noi occidentali abbiamo sentito spesso nominare la Guerra del Vietnam, anche a causa delle tantissime vittime che causò tra militari e civili, ma solo visitando il Museo dei Residuati Bellici di Ho Chi Minh City è possibile sentirla raccontare dall’altra prospettiva, quella del Vietnam. Siamo da sempre abituati a sentire parlare dei veterani americani, delle loro perdite e delle difficoltà anche psicologiche che dovettero affrontare al ritorno in patria, dilaniati dai ricordi di un conflitto così sanguinoso. Ho Chi Minh City racconta cosa significò la guerra per le popolazioni del Vietnam del Sud, colpite da bombe, attacchi e dal famigerato agente Orange. Già il fatto che qui la chiamino “Guerra Americana” dà un’immediata idea del rovesciamento della prospettiva, e le tante foto esposte al museo raccontano con vivido realismo gli orrori di quelle bombe e di quegli assedi.
Una carrellata di volti scorre lungo le bacheche del museo, madri con gli occhi colmi di disperazione che tengono in braccio i figli, bambini soli che piangono accanto ai corpi senza vita dei genitori, soldati feriti assistiti dai compagni. Vietnamiti e americani, le foto raccontano una sofferenza ed un dolore senza bandiera né lingua, grida silenziose che paiono risuonare nella stanza anche a distanza di anni. Molte delle immagini non sono facili da sostenere, ma guardarle getta luce su un conflitto di cui si parla troppo poco.
Una cosa su cui per esempio non mi ero mai soffermata con attenzione prima di visitare il museo di Ho Chi Minh sono i costi della Guerra del Vietnam: agli americani il conflitto costò oltre 165 miliardi di dollari, una cifra spropositata ed assurda se si pensa a quanto si sarebbe potuto fare di positivo nel mondo con una simile risorsa. In termini di vite umane, i costi furono ancora più catastrofici e dolorosi: il solo Vietnam ha dichiarato un milioni di vittime tra i combattenti e 4 milioni di civili uccisi, a cui si aggiungono le perdite tra i soldati americani. Una vera ecatombe che non si limita ai morti. Centinaia di migliaia furono le persone rimaste disabili a seguito dell’esposizione all’agente Orange, usato dagli americani per deforestare le campagne vietnamite e stanare i nemici. L’agente, rivelatosi cancerogeno e teratogeno, causa gravissime malformazioni. Le foto che ritraggono le conseguenze del famigerato agente Orange sono impressionanti e lasciano senza parole di fronte all’assurda scia di orrore e dolore che una guerra simile ha lasciato dietro di sé per molti anni a venire. 
Il Museo dei Residuati Bellici di Ho Chi Minh City non è un posto facile da vedere e da digerire, le foto e le testimonianze toccano le corde più profonde della coscienza, ma è doveroso visitarlo per rendere omaggio ai milioni di vittime e per ricordare ancora una volta l’assurdità della guerra. Penso che musei così dovrebbero essere visti da tutti almeno una volta nella vita. Se c’è un luogo immancabile in un tour del Vietnam per capire il passato ed il presente della nazione, è proprio questo museo.

Il Palazzo delle Riunificazione

Dopo gli edifici in stile coloniale francese, si fa un balzo in avanti nella storia di Ho Chi Minh visitando questo edificio in stile sovietico, teatro degli avvenimenti che portarono alla caduta di Saigon nel 1975. Il palazzo è visitabile tutti i giorni, il biglietto di ingresso costa appena 30.000VND, poco più di 1€. Le grandi stanze disposte su tre piani hanno un atmosfera ingessata e un po’ cupa e mostrano gli ambienti che videro il nuovo governo socialista prendere il comando della città. Al piano terra ci sono diverse sale riunioni mentre al primo piano ci sono sale ricevimento degli ospiti e, in un’ala sul retro, gli appartamenti del presidente. Al secondo piano si trovano gli ambienti dedicati allo svago con una sala giochi ed un cinema.
Devo ammettere che dal punto di vista architettonico il palazzo non è entusiasmante e gli arredi risultano spesso un po’ pacchiani, ma il valore storico dell’edificio è indiscutibile e nessun viaggio ad Ho Ci Minh City sarebbe completo senza una visita al Palazzo della Riunificazione.

Guida alla visita di Ho Chi Minh City

Come arrivare in città: l’aeroporto internazionale di Ho Chi Mihn dista ca. 5 km dal centro. Il mezzo migliore per arrivare in città è il taxi. All’uscita dell’aeroporto ci sono molti tassisti abusivi che si avventano sui turisti, usate solo le società accreditate Mai Linh (taxi verdi) e Vinasun (bianchi) che vanno a tassametro. Assicuratevi sempre che l’autista abbia azionato il tassametro prima di partire. La corsa verso il Distretto 1 non dovrebbe costarvi più di 150.000VSN comprensivi di tassa di uscita dall’aeroporto.
Dove dormire: Ho Chi Minh offre hotel di tutte le categorie, il mio consiglio è di stare almeno in un 3 stelle per avere garanzia di un buon livello.
Testati da Viaggiolibera: Queen Ann Hotel – buon 3 stelle con stanze di dimensioni buone, mobilio un po’ vecchio ma nel complesso una discreta sistemazione con un rapporto qualità prezzo molto valido. Il centro è raggiungibile con una breve corsa in taxi al costo di pochi dong.
Eden Hotel Star: sulla stessa strada del Queen Ann, l’Eden è 4 stelle di ottimo livello, stanze ampie e confortevoli, colazione ottima. La piscina sul tetto è un po’ piccola e datata ma la vista è splendida.

Organizzare il viaggio: Per organizzare il viaggio in Vietnam e la visita di Ho Chi Minh City potete rivolgervi ad Asiatica Travel, un’ottima agenzia di Hanoi con personale altamente qualificato che parla italiano. Organizzano itinerari in tutto il Vietnam (ed Estremo Oriente) e sono super affidabili e disponibili,  non ci sarà domanda o dubbio a cui non sapranno rispondere! 


Ho Chi Minh City

Lo confesso, sono arrivata in Vietnam un po’ spavalda, forte dei miei trascorsi viaggi su e giù per il sud-est asiatico. Dopo aver raggiunto un Ankor Wat pre-turismo di massa lungo strade di fango (oramai 10 anni or sono!), pensavo non ci fosse più nulla di questo remoto angolo di continente asiatico che potesse scuotere la mia certezza di essere oramai vaccinata all’Oriente, tanto da sentirlo un po’ mio, come quegli abiti che non metti spesso ma quando lo fai ti ci senti perfettamente a tuo agio dentro.
La verità è che nessuno dei miei precedenti viaggi in Oriente mi aveva veramente preparata al primo impatto con Ho Chi Minh City!

Il traffico di Ho Chi Minh, caos calmo

Ho Chi Minh City
Il traffico di Ho Chi Minh City
Non ci sono tuk tuk di Bangkok, vie congestionate di Kuala Lumpur o metropolitane a centocinquanta uscite di Tokyo che possano reggere il confronto con la baraonda disordinata e sregolata che regna per le strade (e i marciapiedi) di HCMC. Uno sciame di scooter colorati carichi di ogni sorta di gente e merci avanza lento ma inesorabile dall’alba al tramonto. Dire che ad Ho Chi Minh i motorini sono tanti sarebbe riduttivo dal momento che si contano ben 6 milioni di scooter su una popolazione di 10 milioni e mezzo. Considerando l’alto tasso di natalità della nazione, praticamente tutti tranne i bambini (e gli ultracentenari) possiedono un motorino! E sono tutti lì, riversati nelle strade cittadine, centinaia di migliaia di scooter che si muovono in tutte le direzioni.

La prima corsa in taxi è bastata per farmi capire come in Vietnam, ed a HCM in particolare, il senso di marcia è un concetto astratto e prevalga più la regola dell’avanzare, anche se questo può voler dire viaggiare in direzione contraria alla propria corsia o tagliare trasversalmente una strada percorsa da migliaia di scooter. Come facciano a sopravvivere mi rimane un mistero, ma dopo qualche giorno trascorso in città ho capito (o almeno credo) qual’è il segreto del traffico caotico ma raramente ingolfato di HCHC.
In realtà tutto si basa su due principi cardine: la tolleranza e l’assenza di regole.

La prima è un concetto difficile da capire per noi automobilisti occidentali, abituati a urlare parole infamanti accompagnate da gesti inconsulti a chiunque si azzardi a compiere manovre non autorizzate. Ad HCM invece non ho mai visto nessun taxista né autista di scooter inveire o alzare la voce. Tutti si rispettano, consapevoli di essere tutti sulla stessa barca, o meglio nella stessa metropoli straripante di gente e mezzi: c’è posto per tutti, basta solo pazientare. Già la pazienza, quella che noi occidentali, io in primis, proprio non sappiamo dove stia di casa. Una corsa in taxi ad Ho Chi Minh diventa così una seduta di yoga e il finestrino uno schermo TV dove osservare lo spettacolo della vita vera, cercando di non agitarsi quando uno scooter sembra voler entrare dritto dentro all’abitacolo.
Il secondo concetto, l’assenza di regole, può sembrare una follia ma camminando per qualche giorno per le strade di HCMC si capisce che è l’unico modo per sopravvivere. Se gli automobilisti rispettassero la segnaletica stradale si creerebbero ingorghi senza fine. Il trucco è procedere lentamente ma inesorabilmente, schivando gli altri scooter, pedoni, macchine, passando con il rosso, montando sui marciapiedi e andando al bisogno anche in direzione contraria al senso di marcia. Tutto è lecito purché sia fatto nel rispetto degli altri.

Vita da pedoni a HCMC

In questo caos vorticoso, la vita del pedone è dura. I miei primi momenti sono stati scoraggianti e hanno messo a dura prova la mia resistenza, infastidita da tanto tracimante disordine. Avanzare a piedi è un’impresa dal momento che i marciapiedi, che dovrebbero essere l’isola di salvezza dei pedoni, sono occupati da scooter in sosta, che si sommano alle immancabili bancarelle, caffè e merci esposte.Ma il momento della verità è il primo attraversamento pedonale! Quando ti ritrovi a dover passare attraverso uno sciame inarrestabile di scooter capisci che l’unico modo per uscirne indenne è abbandonarsi al flusso, senza esitazioni che creerebbero solo traumatiche interruzioni. Confesso che la prima volta è stata da cardiopalma e alla fine mi sono accodata a dei locali che, di fronte al mio evidente terrore, hanno avuto la gentilezza di scortarmi dall’altro lato. Da quel momento ho imparato, non senza intoppi, a lanciarmi nel mucchio con passo sicuro, simulando tranquillità di fronte al muro di motorini in avanzamento, imparando a fidarmi di loro, conscia che in quelle strade c’è posto davvero per tutti, anche per una turista occidentale un po’sclerata come me!

Il mood di Ho Chi Minh

Ho Chi Minh City
Trasporto uova ad Ho Chi Minh City
Superato l’impatto iniziale, ho imparato a vedere il bello di Ho Chi Mihn, quella sua vitalità scoppiettante, i colori e il teatro popolare che va in scena per le sue vie. Ad ogni angolo una scena diversa. Ancora una volta i protagonisti sono gli scooter, che i vietnamiti hanno trasformato in mezzi di trasporto di persone e merci. Famiglie intere viaggiano sullo stesso motorino (sono arrivata a contarne 5!) con i bambini trasportati in seggiolini improvvisati simili agli sgabelli dell’Ikea. Ai vietnamiti ho visto fare di tutto in sella al loro scooter: leggere, mangiare, truccarsi, pregare, dormire (solo i trasportati!), parlare al telefono, limarsi le unghie e persino scambiarsi di posto in corsa. La rosa degli oggetti trasportati varia invece da piccoli pacchi a materassi, pile di uova, ceste di frutta e fiori, mobilio vario e chi più ne ha più ne metta. Se c’è una cosa che ho capito dei vietnamiti, è che sono degli artisti-equilibristi e il modo migliore per vederli all’opera è osservarli alla guida dei loro destrieri d’acciaio.

Ad HCMC c’è naturalmente anche molto da vedere, ve ne parlerò nel prossimo post! Nel frattempo per tutte le informazioni sul viaggio in Vietnam potete visionare il sito di Asiatica Travel


Washington è una città soprendentemente a misura di turista, anche di chi viaggia in economia, grazie ad una serie di attrazioni culturali e ricreative gratuite! Ecco una lista delle più interessanti.


1. Visitare Washington con un tour guidato gratuito

Visitate Washington accompagnati da esperte guide e decidete voi il prezzo del tour! E’ questa l’interessante ed originale proposta di DC by Tour. La scelta spazia tra tour a piedi, in bici, giro gastronomici e fotografici.

2. Esplorare il Museo Nazionale di Storia Americana

Uno dei tanti interessanti musei di Washington è quello dedicato alla storia americana: un viaggio nella storia del Nuovo Continente, tutto senza pagare nulla!

3. Assistere alla stampa dei dollari

Partecipate ad un tour gratuito offerto dal Bureau of Engraving and Print per vedere come vengono stampati i dollari americani. I tour gratuiti si svolgono ogni 15 minuti dal lunedì al venerdì.

4. Vedere migliaia di farfalle

Se vistate il Museo di Storia Naturale (ad entrata gratuita) il martedì, anche l’accesso al Butterfly Pavillion (che solitamente costa 6$) è gratuito: vi ritroverete circondati da migliaia di coloratissime farfalle!

5. Fare un tour del Campidoglio

Le visite guidate al Campidoglio sono gratuite ma bisogna andare presto alla ticket office la mattina perché i biglietti gratuiti sono limitati.

6. Andare allo Zoo

Non tutti sanno che anche lo Zoo a Washington è ad entrata gratuita perché parte della Smithsonian Institution.

7. Esplorare lo spazio

Il National Air and Space Museum è certamente il più famoso e frequentato museo della città. Non basta un giorno interno per vederlo tutto, meglio dividere la visita in due; l’accesso è gratuito, ovviamente!

8. Guardare le stelle

Il Planetarium, che si trova vicino allo zoo, offre visite guidate per osservare le stelle. Imperdibile!

9. Ammirare capolavori pittorici

La National Gallery è una delle pinacoteche più prestigiose del mondo e contiene molti capolavori di pittori sia americani che europei.

10. Sentirsi James Bond

Il National Spy Museum è unico nel suo genere, il primo museo al mondo dedicato al mondo dello spionaggio.


Porto non seduce al primo sguardo come Lisbona, il suo fascino lo rivela poco a poco, a squarci, come quando la nebbia sottile che sale dall’oceano si dirada e il sole illumina le splendide facciate di azulejos.

Porto, od O Porto in portoghese, è il rovescio della medaglia di Lisbona: quanto la seconda è bianca, fiorita, mediterranea e si sviluppa in orizzontale, tanto la prima è verticale, austera, grigia e di temperamento  nordeuropeo. Una diversità che rispecchia una differente vocazione. C’è un detto popolare portoghese che recita “Coimbra canta, Brega prega, Lisbona si vanta e Porto lavora”, il che la dice lunga sull’anima commerciale di Porto, laboriosa ed attiva.
Porto è una città di contrasti che saltano subito all’occhio quando la si visita: da una parte il commercio che ne fa il polo economico più ricco del paese, dall’altra una povertà diffusa che si vede nei quartieri vecchi, con case malconce che creano un brusco stacco dai palazzi barocchi del centro.
Porto ha bisogno di un po’ di tempo per essere capita, molti la visitano di fretta e se ne vanno prima di averle dato modo di mostrare la sua intima bellezza, quella che si fa strada tra il grigiore diffuso e strati di granito, nebbia e salsedine.

Il cuore di Porto

Il monumento più famoso è la Torre dos Clérigos alta oltre 70 mt, punto di riferimento per le navi che nel Settecento imboccavano l’estuario del Douro fino alla città. Si possono risalire i 225 gradini che portano in cima per godere di una vista mozzafiato e ritrovarsi tutta la città e la costa ai propri piedi. La torre fu costruita nel 1763 ed ed è il campanile dell’omonima chiesa, da cui è però staccata di qualche metro, gioiello barocco con una facciata riccamente decorata.
Proprio dalla torre scende ripida la via più animata di Porto, rua dos Clérigos, che termina nella centralissima Plaça do Libertade, grandiosa e fiorita, delimitata a nord dal Palazzo del Municipio. 
I più belli azulejos della città si possono ammirare nell’atrio della vicina Stazione Centrale (Estaçao de Sao Bento), edificio dei primi del ‘900 che sorge sul luogo di un antico convento. Gli azulejos rappresentano scene di vita popolare, la storia dei trasporti pubblici prima dell’avvento della ferrovia e altri importanti avvenimenti del passato.
Alle spalle della stazione si trova rua Santa Catarina, isola pedonale con le più belle boutique e negozi. Di fronte alla stazione diparte invece rua das Flores, fiancheggiata da palazzi barocchi (i nr 20 ed 81 sono tra i più belli) e da negozi di oreficeria, argenteria, botteghe alimentari e di tessuti, molte delle quali hanno conservato i mobili originali d’epoca. Proseguendo su rua das Flores si giunge a rua de Belo Monte, costellata di case a balconi con i muri decorati di azulejos.
Per vedere la chicca più preziosa di Porto bisogna scendere verso il fiume fino a Praça Infante dove sorge il Palacio da Bolsa. Proprio dietro al palazzo si apre una piazzetta terrazzata su cui affaccia la Igreja Sao Francisco a cui si accede attraverso una scalinata. La chiesa risale al 1233 ed all’esterno mostra una facciata in cui si incontrano elementi romanici e gotici, questi ultimi aggiunti in seguito al rifacimento del XIV secolo. Ma la vera sorpresa è all’interno, un eclatante esempio di barocco: un trionfo di decori in legno dorato che coprono completamente la struttura di sostegno. Il pezzo più bello è l’albero di Iesse ovvero l’albero genealogico di Cristo.
Altro angolo suggestivo è la Cais da Ribeira lungo il fiume: case alte e strette hanno la caratteristica di svilupparsi in profondità anziché in larghezza; se buttate lo sguardo dietro ad una delle porte aperte vedrete aprirsi un susseguirsi di corridoi che si inoltrano in profondità, con l’unica luce che arriva dalle finestre sulla facciata.

Il Terreiro da Sè

Lasciato il centro, un itinerario tutto in salita lungo ripide scalinate conduce al Terreiro da Sé dove si trovano la cattedrale, il palazzo episcopale e la Igreja dos Grilos.
La cattedrale fortezza è uno dei primi monumenti romanici del Portogallo ma in essa coesistono anche stile gotico e barocco essendo stata rimaneggiata nel ‘600 e ‘700. Decisamente barocco l’interno con un pregevole altare maggiore in legno dorato. Il chiosco trecentesco è altrettanto interessante, decorato con azulejos che narrano episodi delle Metamorfosi di Ovidio e del Cantico dei Cantici.
Dalla terrazza su cui affaccia la cattedrale si gode di una magnifica vista sui tetti di Porto fin giù al fiume. 
Nella via del ritorno verso il centro merita una visita la Igreja da Santa Chiara, gotica ma con vistosi rimaneggiamenti rinascimentali e barocchi

La case di Porto a di là del fiume

I rabelos, le antiche imbarcazioni tradizionali
Attraversando il ponte Dom Luis I si giunge alla zona divenuta capitale indiscussa del vinho do Porto, Vila Nova de Gaia. E’ qui che viene raccolto il vino novello, prodotto in tutta la valle del Douro. Un tempo il trasporto si faceva esclusivamente via fiume con battelli dalla foggia antica, i rabelos, ancora oggi ancorati alla riva ma solo a scopo pubblicitario. Oramai le botti arrivano con i treni, metodo assai più pratico e veloce.
A Villa Nova ci sono oltre sessanta cantine di invecchiamento e altrettanti magazzini di deposito, tutti allineati lungo il corso del Douro. Tutto il vihno do Porto si vinifica qui e viene controllato rigorosamente dall‘Instituto do vihno e da altri organi ufficiali che ne garantiscono l’autenticità e la qualità.
Le cantine offrono visite guidate, un’occasione imperdibile per immergersi nella tradizione e nella cultura di un prodotto che racchiude molto dell’anima portoghese e della sua città d’origine.


Budapest guida al viaggio - Viaggiolibera

Budapest è una città dall’estetica suggestiva e ricca di charme. Una semplice passeggiata per le sue vie si trasforma in un’esperienza ricca di emozioni, dove è facile perdersi nell’incanto offerto dai suoi impareggiabili scorci panoramici. 

In particolare, la città custodisce diversi punti strategici da cui è possibile godere al massimo del suo immenso potenziale estetico. Probabilmente non li troverete elencati fra gli highlights di Expedia o di un qualsiasi altro portale di viaggio, ma alcuni di essi non possono mancare nel vostro itinerario, soprattutto se è la prima volta visitate la capitale ungherese.

La Collina di Gellért

Fra i più belli, spicca la Collina di Gellért, dove si trova una stradina pedonale costellata da diverse terrazze panoramiche che si affacciano sul Danubio. Da qui, è possibile ammirare le differenze strutturali tra l’area collinosa di Buda e la parte pianeggiante corrispondente all’antica cittadina di Pest, divise armoniosamente dal corso del fiume. Una volta giunti in cima alla collina, potete approfittarne per ammirare alcune attrazioni certamente degne di una visita, come il colonnato e la statua di San Gellèrt, la fortezza ottocentesca della Cittadella, la Statua della Libertà di Szabadság Szobor e la rete di caverne della Chiesa di Sziklatemplom. Proprio sulla collina di Gellért sorge inoltre l’omonimo albergo, uno dei più famosi hotel a Budapest, noto per i suoi rinomati bagni termali.

Panarama su Pest

Molto suggestivo è anche lo scenario che si apre dall’Halászbástya, il celeberrimo “Bastione del Pescatore” ubicato sulla riva di Buda del Danubio, sullo stesso colle del Castello. Il complesso, che offre la possibilità di ammirare un panorama spettacolare sull’isola di Margherita e l’area di Pest, presenta eleganti architetture in stile neogotico e neoromanico, suddivise su due livelli con accessi separati: quello più alto richiede il pagamento di un piccolo contributo, mentre il più basso è gratuito (risultando in ogni caso di grande impatto). 

Budapest dall’alto

Da non perdere è poi la vista che si può godere dall’Osservatorio della Basilica di Santo Stefano, la cappella in stile neo rinascimentale situata nella zona dell’antica Pest. Una volta raggiunta la basilica, bisogna salire 364 scalini per giungere in cima: non fatevi intimorire, perché la fatica verrà ripagata dallo spettacolo che vi si porgerà dinanzi una volta giunti in cima. In alternativa, è possibile prendere l’ascensore che vi condurrà in cima in pochissimo tempo, togliendovi però la possibilità di apprezzare la graduale escalation panoramica apprezzabile solo con la scalinata. Anche in questo caso, è necessario versare una piccola quota d’ingresso per accedere all’osservatorio, che, ricordiamo, apre le porte al pubblico solo nel periodo compreso tra il 1 aprile e il 31 ottobre.

Il flamenco a Madrid
Pur non essendo esattamente la sua culla natia, Madrid è considerata la capitale del flamenco. Questa antica danza rappresenta una delle massime espressioni della cultura popolare e della tradizione musicale spagnola, offrendosi come armonioso connubio dell’animo caliente e al contempo melanconico del suo popolo. Federico García Lorca diceva che per ballare il flamenco era necessario avere dentro di sé il “duende”, quel genere di inquietudine ancestrale alla base del genio, dello sperimentare e dell’ispirazione, che “brucia il sangue, che prosciuga, che respinge tutta la dolce geometria appresa, che rompe gli stili”, “l’intangibile potere del talento”. Ed è proprio ciò che si avverte dinanzi a uno spettacolo di danza così intenso come quello del flamenco.

Tra i tablaos madrileni

Madrid offre innumerevoli possibilità al visitatore che vuole immergersi in questo universo, ma nessun luogo è meglio di un tablao nel ricreare le atmosfere del mondo del flamenco. I tablaos, infatti, sono locali che ricostruiscono gli ambienti dei primi caffè in cui si sviluppò l’arte di questo storico ballo. E sono proprio i tablaos a ospitare i migliori spettacoli di flamenco della città, regalando ai propri ospiti la possibilità di vivere un’esperienza emozionante e di certo memorabile. Tra i tablaos considerati più autentici ve ne sono alcuni particolarmente rinomati, dove vi consigliamo di far tappa durante il vostro soggiorno a Madrid. Uno di questi è Torres Bermejas, ubicato al civico 11 di calle Mesonero Romanos e divenuto famoso per aver ospitato per anni le esibizioni di due grandi figure legate al flamenco, ovvero Paco de Lucía e Camarón de la Isla. Si tratta di un locale dall’estetica fortemente pittoresca, in cui è possibile assistere alle performance mentre si degustano le migliori leccornie della gastronomia spagnola. Al 17 di calle Morerìa, invece, sorge uno dei tablao più antichi di Madrid, ovvero il Corral de la Morería. Questo si caratterizza per i suoi ambienti eleganti e raffinati, fatti di sfarzosi lampadari e arredi arabeggianti, che sembrano porsi come il naturale proseguimento di quelli del vicino Palazzo Reale, dando la possibilità di vivere il flamenco in un’accezione ancora differente. Per chi non vuole troppi orpelli, c’è invece il celebre Las Tablas, situato al 9 di Plaza de España. Nonostante gli arredi essenziali, l’ambiente non manca comunque di lasciar trapelare l’irruente passione del flamenco. 

Guida al viaggio a Madrid

Concludiamo con un consiglio per chi ha bisogno di un hotel a Madrid: tutti i tablaos menzionati si trovano nel cuore della città, non distante dal Palazzo Reale e dai bellissimi giardini Sabatini. Per trovare una sistemazione in zona, basta concentrare la propria ricerca nella zona intorno a Plaza de Espana (il cosiddetto quartiere Los Austrias) oppure, nei portali come Venere dove questo nome non compare, selezionare Gran Via, Latina e El Prado, che sono immediatamente adiacenti alla zona d’interesse.


 Atelier Montparnasse

Parigi, la città dell’amore, è notoriamente una meta cara, sopratutto per quel che riguarda l’alloggio. Oggi però dormire in hotel eleganti nel cuore della Ville Lumière non è più un sogno solo per pochi, numerosi sono infatti gli hotel di charme che coniugano ambienti di stile e prezzi accessibili. 

Chi l’ha detto che per dormire in hotel eleganti e di stile a Parigi bisogna spendere una fortuna? Che gli alberghi della capitale francese siano costosi è cosa risaputa, ma le cose stanno piano piano cambiando e  negli ultimi anni, accanto ad hotel extralusso dalle tariffe stellari, stanno nascendo sistemazioni di charme, piccoli hotel e B&B curati in ogni dettaglio, arredati con gusto e fantasia e molto spesso ubicati in quartieri centrali e strategici per visitare la città. Si tratta di veri gioielli che possono rendere un soggiorno a Parigi ancora più magico, unendo il romanticismo intrinseco della città ad una stanza e ad ambienti confortevoli e dai prezzi abbordabili. E con abbordabili, intendo tariffe che partono da meno di 90€ a notte per camera doppia fino ad un massimo di 130€, tariffe accessibili a fronte di grande qualità e ricercatezza.
Mama Shelter 
Vi svelo nel dettaglio alcuni degli hotel di charme a prezzi contenuti che ho scovato nei miei viaggi a Parigi!
Atelier Montparnasse, Rue Raymond Losserand: in posizione strategica nel cuore di Montparnasse, questo hotel (foto di testata) è una vera chicca! Colori tenui,  letti ampi, tendaggi morbidi e lampadari stile ‘800, una vera delizia per gli occhi e i sensi. Tutto questo con prezzi a partire da 82€ a notte per la doppia!
Mama Shelter, Rue de Bagnolet: arredi originali e minimalisti dagli eleganti toni scuri sia nella hall che nelle stanze. Molte pareti e i soffitti del bar sono decorati con graffiti che ricordano la street art. Bellissima la terrazza con pavimento in legno arredata con panche e sedie, perfetta per un caffè all’aperto o un aperitivo serale.
In bassa stagione la doppia parte da 89€/notte
Color Design Hotel
Color design Hotel, Rue de Citeaux: questo hotel nei pressi della centralissima Place de la Bastille fa parte dell’omonima catena e offre stanze semplici, confortevoli e belle da vedere. Come dice il nome stesso, il protagonista qui è il colore con numerosi accessori e arredi colorati che spiccano sul bianco delle pareti. 
Standard Design Hotel, Rue de Tailladiers: hotel dagli arredi molto moderni, il regno del bianco e nero dove il leitmotiv sono le righe bicolor, riproposte un po’ ovunque. Una grafica a volte un po’ pesante ma di sicuro effetto.  
I prezzi partono da 81€ per la doppia senza colazione o 110€ per la doppia con colazione; interessanti anche le triple che partono da 144€ a notte a camera!

Hotel de la Porte Dorée

Hotel de la Porte Dorée, Av. Daumesnils: questo tre stelle ubicato a Bois de Vincennes rappresenta la quintessenza dell’eleganza parigina. Arredi classici, dettagli in legno, broccati e colori tenui sono inseriti in spazi ampi e funzionali. L’hotel si trova ad appena 20 mt della stazione omonima della metro ma si può arrivare in centro anche a piedi con una piacevole passeggiata lungo la coulée verte, l’antico viadotto romano oggi trasformato in un giardino pensile.
La doppia in bassa stagione parte da 102€  a notte.

Questi sono solo alcuni dei tanti hotel di charme a prezzi accessibili che offre Parigi. I trucchi sono prenotare per tempo ed evitare i periodi di alta stagione, quando le tariffe inevitabilmente aumentano. Del resto Parigi è una città che merita essere vista in ogni periodo dell’anno, dove si può tornare e ritornare, anche solo per un weekend, per immergersi nelle sue atmosfere e sicuramente il pernottare in un hotel elegante e originale renderà ancora più speciale e piacevole il viaggio!

Si sente spesso dire che in Germania si mangia male. Ecco, mi sento proprio di smentire questa affermazione! A Monaco di Baviera, in particolare, si può davvero mangiare bene e provare tante cucine diverse. Oggi però vi suggerisco tre posti dove provare la tipica cucina bavarese, tutti in centro e raggiungibili in pochi minuti a piedi da Marienplatz, ideali per una pausa mentre si visita la città.

Iniziamo dall’Hofbräuhaus , ovvero la birreria più famosa del mondo. Chi non l’ha mai sentita nominare? È la birreria più antica di Monaco, fatta costruire dal duce Guglielmo V nel lontano 1589 per sopperire al bisogno di birra della corte e dell’esercito. Aperta al pubblico nel 1828, continua a dissetare schiere di ospiti che affollano la sala inferiore, allietati dall’orchestrina che suona le tipiche melodie bavaresi.
Nonostante sia tra le più frequentate dai turisti, l’HB propone tutt’ora un’ottima cucina, sostanziosa e gustosa come dev’essere la vera cucina bavarese. Personalmente, quando pranzo qui, prendo un piatto unico ben sapendo che ne avrò sicuramente abbastanza, ad esempio il Bierbratl (in pratica una grossa fetta di pancetta cotta, accompagnata da crauti e un super canederlo di pane) oppure il classico Schweinshaxe, lo stinco di maiale croccante, che di solito è servito con i canederli di patate grattugiate. Se vi avanza ancora un posticino, non è male prendere un Dampfnudel come dessert: si tratta di una pezzo di pasta lievitata, servito con una goduriosa salsa alla vaniglia.

Altro indirizzo imperdibile a Monaco è l’Augustiner, un’altra delle “Sette Sorelle” (ovvero le sette birrerie originali di Monaco): fondata nel 1328 dai monaci benedettini, è il più antico birrificio della città. Ci sono diversi ristoranti in città, di solito io vado all’Augustiner am Dom, a pochi passi dalla Frauenkirche, e salgo subito al piano superiore, in una delle piccole sale dalla boiserie di legno scuro. Qui l’atmosfera è più intima ma sempre conviviale e capita spesso di esser fatti sedere a fianco di altre persone.
Vicino all’Augustiner am Dom si trova anche l’Andechser am Dom. Questa birreria non fa parte delle Sette Sorelle, ma è comunque molto nota, almeno tra i locali. La birra viene infatti prodotta nel monastero di Andechs, che è il luogo di pellegrinaggio più antico della Baviera e si trova a circa 45 km dalla città. Il monastero produce tuttora la birra secondo l’antica ricetta dei monaci ma anche tanti altri prodotti utilizzati nella cucina del ristorante, come i formaggi, la verdura e il miele. Qui vi consiglio di provare i Klosterseufzer  (“sospiro del convento”), piccoli würstl piccanti accompagnati da purè di patate: deliziosi!
E se invece volete pranzare con qualcosa di dolce (sì, si può!) prendete il Kaiserschmarrn: una frittata dolce che si scioglie letteralmente in bocca!

Non vi è venuta fame? A me decisamente! Meno male che a breve torno a Monaco – e ho già in lista qualche altro ristorante da provare!

Indirizzi & info utili

Hofbräuhaus München, Platzl 9 – www.hofbraeuhaus.de
Una volta arrivati all’HB, ricordatevi di salire anche ai piani superiori e dare un’occhiata all’elegante Stube e alla Festsaal dell’ultimo piano. Qui si trova anche una piccola mostra che racconta la storia della birreria.
Augustiner am Dom, Frauenplatz 8 – www.augustineramdom.de
Andechser am Dom, Weinstraße 7 – www.andechser-am-dom.de

PS: quando ordinate ricordatevi che qui la birra piccola è da mezzo litro! E non fermatevi alla chiara: provate le Weißbiere e le scure – soprattutto Andechs è famoso per quest’ultima. 

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