Quando sono partita per #wildborneo avevo in testa due cose: vedere gli oranghi e le scimmie nasiche del Borneo. Se la riserva di Semenggoh di Kuching visitata ad inizio viaggio ha subito coronato il sogno di trovarmi a faccia a faccia con i famosi primati, molto meno fortunato è stato il tentativo di vedere le scimmie nasiche. Alla natura si sa non si comanda, è proprio quello che mi ha ripetuto l’operatrice del Bako National Park nel Sarawak alla mia domanda su quale fosse il sentiero dov’era più probabile incontrarle. E la natura, o forse persino gli astri quel giorno certo non mi sono stati propizi, visto che dopo un’estenuante camminata di quattro ore tra gli intricati e ripidi sentieri del parco di scimmie nasiche nemmeno l’ombra!

Ma non sono viaggiatrice che si scoraggia al primo fallimento e così, arrivata nel Sabah, ci ho riprovato. A due ore di autobus dalla capitale dello stato, Kota Kinabalu, è possibile effettuare crociere fluviali per avvistare la fauna locale e in particolare proprio le Proboscis Monkeys.


I fiumi dove effettuare i safari sono due, il più grande e meglio conosciuto Klias, e il più piccolo Garama. I due fiumi scorrono vicini e la strada per raggiungere i moli da cui partire per le crociere è pressoché identica. A distinguere le due escursioni è principalmente l’affluenza turistica, molto maggiore nel Klias dove in alta stagione ci si può ritrovare con dieci imbarcazioni che sostano sotto un unico albero per osservare le scimmie, col risultato che gli animali scappano. Prima di decidere ho fatto qualche ricerca in internet scoprendo che il Garama è inoltre quello con la più folta popolazione di Proboscis Monkey! A quel punto, non ho più avuto dubbi.

Nel prenotare diffidate dalle tante agenzie che vi propongono il Garama ma che poi finiscono per portarvi al Klias, l’unico tour operator ad avere una struttura su questo fiume è Only in Borneo, agenzia seria e molto ben organizzata. Hanno un ufficio in centro a KK ma si può prenotare anche telefonicamente.
Partiti puntuali da KK nel primo pomeriggio, raggiungiamo in circa due ore di autobus il piccolo villaggio di Garama, poche case di legno allineate lungo il fiume. La sede di OIB è davvero accogliente, una bella struttura in legno affacciata sul fiume e sul meraviglioso paesaggio agreste tutt’intorno. Il silenzio qui è totale e in lontananza si sentono riecheggiare i rumori  della giungla, un luogo veramente suggestivo. Prima di partire per la crociera ci offrono banane fritte e un dolcetto con all’interno le acciughe, un dolce tipico malese che nonostante l’abbinamento inusuale risulta gradevole.

Alla partenza per il giro sul fiume, ho il cuore in gola per l’emozione e la trepidazione. L’attesa dura poco, già dopo pochi minuti la nostra guida ci indica una scimmia nasica: è un esemplare adulto che ci osserva coi suoi occhi furbi dall’alto  seduto comodamente su un ramo mostrando il ventre rotondo e rosato, che spicca sul pelo rossiccio. La somiglianza con l’uomo è impressionante, nei suoi occhi, nel movimento delle braccia, persino nel modo di sedere si legge la discendenza comune a noi. Restiamo fermi in silenzio sotto all’albero ed ecco arrivare l’intera famiglia, la mamma con accanto il piccolo. Le scene che ci passano davanti agli occhi sono di un’estrema delicatezza, vedere la cura e l’amore con cui i genitori accudiscono il piccolo mi emoziona profondamente.
Proseguimo e gli avvistamenti continuano, ancora scimmie nasiche appollaiate sui rami spogli più alti, da dove possono controllare tutto l’intorno. Poi è la volta dei macachi e delle long tail monkeys , altra specie rara dalla pelliccia grigia e vaporoso pelo bianco intorno al muso.
Il fiume è deserto a parte le nostre tre imbarcazioni, la quiete è totale e in questo ambiente tranquillo gli animali, che qui vivono in totale libertà, tendono ad avvicinarsi alle rive.
Il tempo scorre veloce, passo più di un’ora col naso all’insù a scrutare gli alberi, sentendo l’emozione crescere ogni volta che tra il fogliame vedo comparire una scimmia. Di nasiche ne incontriamo ancora molte, una ci passa sopra passando da un albero all’altro e nel farlo si ferma un attimo e mi fissa: i suoi occhi sono chiari e vivaci, il suo sguardo indagatore mi mette quasi a disagio; in fondo l’intruso sono io, in piedi a bordo di una barca a guardarla mentre si muove tra gli alberi.
Presto la luce del giorno cala e il cielo si colora di mille sfumature di viola: avevo letto che il fiume è famoso anche per i tramonti ma ero troppo presa dal vedere le scimmie per curarmene, ma ora che sono qui, lo spettacolo è veramente magnifico.
Le sorprese non sono finite e calato il buio, dopo una lauta cena servita al quartier generale di OIB, torniamo sulle barche per ammirare un altro spettacolo della natura: migliaia di lucciole che nell’oscurità completa trasformano gli alberi in magnifici alberi di Natale. E sopra di noi, un cielo pieno di stelle.

E’ la mia ultima sera nel Borneo, e questa meravigliosa terra non poteva riservarmi saluto più bello.

Guida al viaggio

-Il Sabah è raggiungibile con voli diretti Malaysian Airlines o Airasia da Kuala Lumpur, Singapore e Kuching.
-Prima di partire per un viaggio nel Borneo, consiglio assolutamente di stipulare un’assicurazione medica per viaggiare sereni e protetti. L’assistenza sanitaria malese è di buon livello sopratutto nei grandi centri urbani ma è a pagamento per gli stranieri e i conti possono essere veramente salati. Un’assicurazione medica stipulata prima di partire vi garantisce per ogni evenienza. 
– Per la crociera sul fiume Garama potete consultare il sito di Only in Borneo e prenotare direttamente tramite il numero verde, senza nessun pagamento anticipato.
– Per il soggiorno a Kota Kinabalu consiglio l’Horizon Hotel, moderno, con stanze molto grandi e accoglienti, e una bella (anche se piccola) piscina sul tetto.

Se vuoi approfondire la conoscenza del Borneo, puoi leggere il mio libro “Borneo. Il Canto della giungla” (Versante Est – 2017). Clicca sul link del titolo per trovare gli store dove acquistarlo 


 Kota Kinabalu stands to Borneo as Kuala Lumpur stands to Malaysia . Sabah’s capital is the most modern and cosmopolitan of all Malaysian Borneo , made up of wide roads , modern buildings and shopping centers at every corner. Even though not boasting the elegant malls of KL , it is a future-oriented city that tries to give a gorgeous new pictures of itself with gleaming glass and steel buildings . But the restyling process has just begun and the city still has a strong Asian footprint , the one that strikes at first sight : dirty alleys crammed with Chinese shops selling all sorts of goods of uncertain origin, local diners of steaming hot noddles with worn-out furniture , markets where hygiene concerns are far from our standard. For travelers who are not familiar to the Asian world , the impact with KK, as the locals call it , can be pretty shocking. But it is in this universe of humanity and ways of life so different from ours you can experience the real South East Asia, teeming with life and activity.

The most characteristic place is the amazing night market : if you’ve never been to an Asian market , this is the place . At the shadow of the Meridien , which pampers the European customers with the most opulent luxury , every evening is staged an open air theatre where the actors are street vendors extolling their goods in a loud voice : vegetables of all kinds, exotic fruits unknown in the West, fresh fish, meat , eggs …. nothing is missing .
The stalls are organized into sections depending on the foodstuff ; those with fish and meat are the most characteristic : streams of water mixed with the blood of the fish cut on the spot flow under the customers and tourist’ feets. Getting here is like stepping into a Dantesque circle , a jumble of voices and strong smells that fill the nostrils.
At dusk the square becomes a huge dining room where diners can taste the fish freshly cooked on the coals . Long tables hosts local people who eat fish and shellfish armed only with sticks and bare hands, while next to them European tourists , who come here for the authenticity of the place, hesitantly approach to food , trying to figure out how orders work. Nothing could be simpler : you just have to indicate the fish you want and wait at  the table to be served! Even though the Asian face of KK is strong and dominant , there are some city corners where you suddenly get transported in Britain of late Nineteenth Century . Before the war destroyed the city , its name  was Jesselton Town and here lived British settlers . Jesselton Hotel, the first hotel to be built in town , has elegant white facades overlooking Java Street , once called Bond Street , which is now the heart of the city. The rooms, although with a little old-fashioned furniture , are perfectly maintained and the guy welcoming tourists outside the hotel’s entrance, dressed with white shirt and  shorts in perfect english jungle  style, reminds of Old British Empire.

Another nice place to enjoy the city  is the area facing the sea with a wooden walkway overlooking the harbour and the islands in front . The area is full of restaurants and pubs very welcoming to tourists, but the prices are really high compared to the rest of the city: I would not recommend eating here, but the place is worth a visit for a walk at dusk to watch the sunset or the fishing boats return home.



 

Kota Kinabalu sta al Borneo come Kuala Lumpur sta alla Malesia. La capitale del Sabah è la città più moderna e cosmopolita di tutto il Borneo malese, fatta di grandi vie di comunicazione, moderni edifici e centri commerciali ad ogni angolo. Pur non potendo vantare gli eleganti mall di KL, è comunque una città proiettata verso il futuro che tenta di tirarsi a lucido e dare una nuova accattivante immagine di sé con sfavillanti edifici di vetro e acciaio. Ma il processo di restyling non è che all’inizio e la città ha ancora un marcata impronta asiatica, proprio quella che colpisce al primo impatto: vicoli sudici stipati di negozi cinesi che propinano merce di dubbia provenienza, tavole calde fumanti di noddles dal mobilio logoro, mercati dove le norme igieniche sono ben lontane dal nostro standard.

Per i viaggiatori poco avvezzi al mondo asiatico, l’impatto con KK, come la chiamano i locali, può essere forte e alquanto scioccante. Ma è proprio in questo universo fatto di un’umanità e di modi di vita distanti dai nostri che si può fare l’esperienza del vero sud est asiatico, brulicante di vita ed attività.

Il posto più caratteristico è il fantastico mercato notturno :  se non siete mai stati in un mercato asiatico, questo è il posto giusto. All’ombra dell’imponente Meridien, che coccola la clientela europea con il lusso più sfarzoso, ogni sera va in scena un teatro all’aperto dove i commedianti sono i venditori ambulanti che decantano a gran voce la loro merce: verdura di ogni sorta, qualità di frutta esotica sconosciuta in occidente, pesce fresco, carne, uova …. non manca niente.

Le bancarelle sono organizzate in sezioni a seconda del genere alimentare; quelle del pesce e della carne sono le più caratteristiche: rivoli d’acqua mista al sangue del pesce tagliato sul posto scorrono sotto ai piedi di clienti e turisti. Passare qui è come entrare in un girone dantesco, un guazzabuglio di voci e odori forti che riempiono le narici.

All’imbrunire parte della piazza diventa un’immensa sala da pranzo dove i commensali degustano il pesce cucinato al momento sulle braci accese. Le lunghe tavolate ospitano la gente locale che mangia con estrema destrezza crostacei e pesci enormi armati solo di bastoncini e mani nude, mentre accanto i turisti europei, attirati qui dall’autenticità del posto, si approcciano al cibo con titubanza, cercando di capire come funzionano le ordinazioni. Niente di più semplice: basta indicare il pesce desiderato e attendere al tavolo che venga servito!

Se da una parte la faccia asiatica di KK è forte e dominante, rimangono comunque degli angoli della città dove improvvisamente ci si sente trasportati nell’Inghilterra di fine Ottocento. Prima che la guerra radesse al suolo la città, il suo nome era Jesselton Town ed era il luogo di soggiorno dei coloni inglesi. A raccontare questa passata contaminazione europea è lo storico Jesselton Hotel, le cui eleganti facciate bianche affacciano su Java Street, un tempo Bond Street, oggi cuore della città.Le stanze, anche se dal il mobilio un po’ vecchiotto, sono perfettamente tenute e l’uscere vestito con il completo camicia e shorts bianchi in perfetto stile english jungle fa molto colono di fine Ottocento!

Un altro bel posto dove passeggiare è la zona fronte mare con una passerella in legno affacciata sul porto e sulle isole di fronte. La zona è piena di ristoranti e pubs molto accoglienti  per turisti ma i prezzi sono davvero gonfiati a dismisura rispetto al resto della città: sconsiglio di mangiare qui, ma il posto merita una visita per una passeggiata all’imbrunire per vedere il tramonto o guardare le barche dei pescatori rientrare al porto.

Se vuoi approfondire la conoscenza del Borneo, puoi leggere il mio libro “Borneo. Il Canto della giungla” (Versante Est – 2017). Clicca sul link del titolo per trovare gli store dove acquistarlo


Una delle emozioni più grandi di #wildborneo l’ho vissuta al Semenggoh Wildlife Rehabilitation Center, una piccola riserva naturale a pochi chilometri dal centro di Kuching, nel Sarawak, che dal  1975 cura gli esemplari di orango feriti o orfani attraverso un programma di riabilitazione che li rieduca alla vita libera. La riserva accoglie oltre 20 esemplari tra cui molte mamme con i loro cuccioli.

Ogni giorno i rangers coinvolgono gli oranghi più giovani in programmi speciali che insegnalo loro a sopravvivere in un ambiente naturale: arrampicarsi sugli alberi, saltare da un ramo all’altro e procurarsi il cibo. Si tratta di un percorso graduale che dura dai due ai quattro anni durante il quale gli animali continuano a vivere liberi all’interno della riserva, fino al momento in cui sono pronti per tornare a vivere nella foresta pluviale. 

Un lavoro impegnativo quello del centro ma che ha dato risultati importanti contribuendo in maniera importante alla sopravvivenza dell’orango del Borneo, specie che rischia di scomparire a causa della massiccia e sempre crescente deforestazione a favore delle piantagioni di palme da olio, che rubano spazio vitale agli animali. La riserva mira anche a sensibilizzare il pubblico alla cura e difesa degli oranghi, spiegando in maniera chiara e coinvolgente l’importanza che questa specie, così come tutte le altre presenti nel Borneo, ha per il futuro del pianeta.

La porzione di foresta della riserva non è sufficiente per garantire il sostentamento dell’intera popolazione di oranghi, per questo i rangers del centro ogni giorno mettono del cibo in alcune piattaforme sistemate all’interno del parco a cui gli animali possono accede liberamente. E’ proprio in coincidenza con gli orari dei pasti, alle nove del mattino e alle tre del pomeriggio, che è possibile visitare il centro e osservare questi enormi  primati librarsi tra gli alberi e avvicinarsi alle piattaforme per prendere patate dolci e banane, il loro cibo preferito. E’ importante dire che l’avvistamento degli oranghi non è garantito perché il centro non è uno zoo ma una riserva dove gli animali vivono liberi e autonomi e possono scegliere o meno di venire a prendere il cibo a seconda delle loro necessità. Visto l’alto numero della popolazione ospitata l’avvistamento è abbastanza frequente, ma se piove le possibilità di vederne si riducono notevolmente.
La prima volta che ci sono stata pioveva a dirotto, una di quelle piogge torrenziali tipiche di queste latitudini e ho visto solo un orango che si riparava buffamente dalla pioggia con delle foglie; ma la costanza mi ha premiato e tornata col sole ho vissuto una delle esperienze di viaggio, e posso dire di vita, più intense.
Immersa nel silenzio della foresta circostante ho ascoltato il rumore ovattato dei salti degli oranghi che parevano volteggiare da un albero all’altro sospesi tra le funi per poi atterrare a prendere il cibo e risalire rapidi lungo il tronco degli alberi, eleganti e leggiadri; ho osservato le mamme prendersi cura dei piccoli portandoli in braccio, cullandoli, porgendo loro il cibo o insegnando loro come muoversi e spostarsi: uno sguardo materno incredibilmente umano che esprime tutta l’intelligenza e la sensibilità di questi incredibili animali; mi sono commossa incrociando lo sguardo tenero e simpatico di un cucciolo intento a gustare tutto soddisfatto una banana mentre tendeva l’altro mano verso la mamma, a cercare un contatto fisico.
Penso che parte dell’emozione che osservare gli oranghi suscita sia dovuta alla loro straordinaria somiglianza al genere umano: gesti, movimenti e sguardi sono incredibilmente simili ai nostri. Guardarli muoversi liberi nel loro ambiente naturale diventa un viaggio nel nostro remoto passato, un modo per vedere e capire come siamo stati per riconoscere nei gesti affettuosi e premurosi delle madri quell’istinto materno e genitoriale che ci è rimasto dentro, ancestrale e incredibilmente intenso, nonostante tutti i cambiamenti e i condizionamenti che ci siamo costruiti intorno.
La visita al Semenggoh è una delle tante che si possono fare con una breve escursione di mezza giornata da Kuching, capitale del Sarawak. La riserva si può raggiungere in mezzora di taxi dal centro cittadino: chiedete a uno dei tassiti fuori dal vostro hotel e concordate un prezzo, solitamente partono da 150 ringgit (ca. 35 euro) ma si può trattare e scendere di un po’; la tariffa comprendere l’attesa di un paio d’ore al centro; un’alternativa molto più economica è l’autobus numero 6 (1,50 ringgit a tratta, meno di 40 centesimi di euro) che parte dalla stazione degli autobus di Kuching (appena fuori dal centro) e ferma davanti all’entrata della riserva, ma poi bisogna sobbarcarsi una strada di ca. 1.5 km parzialmente in salita fino alle centro, percorso da non sottovalutare sia se c’è il sole e la temperatura diventa torrida, oltre che umida, sia se piove a dirotto; personalmente ho preferito investire un po’ sul taxi.


A Kuching ci sono diversi hotel di varie categorie, visto i prezzi molto convenienti consiglio hotel di media-alta categoria per assicurarsi camere moderne, ampie e confortevoli di standard europeo. Io ho scelto l’Hotel Pullman Kuching che per meno di 70 euro a notte riserva stanze enormi e molto confortevoli, oltre che piscina e spa. Credetemi, dopo una giornata nella torrida e umida giungla, apprezzerete la fresca piscina di oltre 10 metri!



Rientrata da pochi giorni dal viaggio nel Borneo malese, mi barcameno tra gli effetti del fuso e la pungente malinconia del rientro che si mescola allo smarrimento che da il ritrovarsi di nuovo catapultata nella vita di tutti i giorni dopo un sogno durato tre settimane. 
Nel cominciare questo primo post su #wildborneo, inizierò col raccontarvi quello che il Borneo non è! 
Il Borneo non è una terra selvaggia popolata solo da antiche tribù  che vivono in piccoli villaggi con case di legno e paglia; non è un luogo ricoperto interamente da fitta giungla abitata da flora e fauna esotica. Anche questo polmone verde del mondo è stato piegato e plasmato dalla volontà dell’uomo che vi si è insediato abbattendo alberi e foresta per fare spazio a strade e città. 

Trasportati dall’entusiasmo delle immagini di natura selvaggia che il nome evoca, il primo impatto con il Borneo può essere deludente, come è stato il mio.
Il Borneo malese è diviso in due grande stati, il Sarawak a sud e il Sabah a nord, proteso verso le Filippine.
Il Sarawak è la regione più vicina alla Malesia peninsulare e la prima che ho visitato. 
La capitale Kuching mi ha subito sorpresa per la modernità delle sue costruzioni: ampie strade conducono dal moderno aeroporto fino in città e lungo il percorso magazzini stracolmi di merce di ogni tipo ed edifici con centri commerciali e grandi hotel hanno spento la mia smania di natura incontaminata, come una doccia gelata in una giornata afosa.

Ma sono bastate poche ore e la prima escursione appena fuori città per capire che il Sarawak, per fortuna, non è solo Kuching ma ben altro. E’ stata sufficiente una corsa in taxi di pochi minuti per lasciarmi alle spalle autostrade trafficate e grandi magazzini e ritrovarmi proprio lì dove volevo essere, lungo strette strade costeggiate da distese infinite di verde, interrotte qua e là da qualche casa solitaria. Il bello del Borneo è proprio questo, il fatto che la natura è lì, vicina e raggiungibile, la senti pulsare!
Se è vero che immergersi nel verde della foresta tropicale è semplice, è doveroso dire che per arrivare davvero nel cuore pulsante di quest’isola lussureggiante bisogna viaggiare ben più che pochi minuti e prepararsi a lunghi spostamenti per raggiungere le regioni più remote, lontane dalla civiltà e per questo più ricche di meraviglie naturali, di animali in particolare che si sa, tendono a star lontani dall’uomo… e come dar loro torto?!
Il Sarawakè la regione culturalmente più ricca del Borneo con una straordinaria varietà di popolazioni indigene tra cui gli Iban, i mitici e temibili tagliatori di teste; molte tribù ancora oggi vivono nelle longhouses, le tipiche abitazioni indigene dove convivono diversi nuclei familiari che vivono dei prodotti della terra e del guadagno che ricavano dalla produzione di oggetti artigianali.
Il Sarawak è una terra ricca anche dal punto di vista naturalistico dove si può trovare in scala ridotta l’intera varietà di ambienti naturali di tutto il Borneo: vaste distese di terre umide, bacini fluviali, grotte, imponenti cime montuose, altipiani, spiagge bianche e spettacolari scogliere.
Il Sabah, più a nord, è la regione più sfruttata turisticamente per l’eccezionale varietà faunistica: lungo le rive dei fiumi che la solcano vivono macachi, scimmie di diverse specie tra cui le scimmie nasiche che si trovano solo nel Borneo, oranghi, coccodrilli, elefanti asiatici e una grandissima quantità di diverse specie di uccelli.
Ma il Sabah incanta anche per la ricchezza dei suoi fondali, talmente straripanti di pesci e coralli di tutti i tipi da renderlo una delle mete più ambite dai sub di tutto il mondo. Nelle sue isole lambite da acque cristalline si può nuotare tra tartarughe marine, razze, pesci martello e infinite varietà di pesci tropicali.
Ma anche il Sabah, forse più del Sarawak, può deludere ad un primo impatto, perché la sua capitale Kota Kinabalu è ancora più caotica e internazionale di Kuching, una sorta di Kuala Lumpur del Borneo. E il Sabah, ben più del Sarawak, mostra i segni dell’avanzamento dell’uomo, con interi porzioni di foresta pluviale rase al suolo per fare spazio a piantagioni di palma da cocco da cui si estrae l’olio di palma, di cui lo stato è uno dei maggiori produttori al mondo. Assistere a questo scempio fa male al cuore, come sentire le guide spiegare che gli avvistamenti di animali lungo i fiumi sono sempre più frequenti perché lo spazio vitale libero a loro disposizione si assottiglia sempre di più e questi sono costretti, loro malgrado, ad avvicinarsi ai corsi d’acqua, nonostante i tanti turisti che li solcano.
Un fenomeno che, se rende ancora più speciale un safari sul fiume, spinge a riflettere su come l’uomo anche qui dimentichi come la biodiversità, prima di qualsiasi altra cosa, sia il bene più prezioso per la terra e per noi.
Come avrete intuito, ci vorrebbero molte settimane per vedere tutta la straordinaria varietà naturale e culturale del Borneo: non disponendo di così tanto tempo ho dovuto necessariamente fare una scelta, creando un itinerario che mi ha permesso di vedere i parchi e le bellezze più note e più facilmente raggiungibili, senza però rinunciare ad un immersione nella giungla selvaggia lontana centinaia di chilometri dalla civiltà.

Ma di questo, e di tanto altro, vi racconterò nei prossimi post! 
Ciò che mi preme raccontarvi adesso è che se c’è una cosa che questo viaggio mi ha insegnato, è che bisogna avere un profondo rispetto per la natura, avvicinarsi in punta di piedi e ammirarla in silenzio, con il cuore gonfio di meraviglia ed emozione per lo straordinario spettacolo che va in scena di fronte a noi, e andarsene portando con sé il ricordo di quelle immagini e la consapevolezza che dobbiamo difendere questa meraviglia, perché la sopravvivenza di ecosistemi preziosi come quelli del Borneo sono la nostra unica garanzia per il futuro.



Dopo esserci inebriati con l’eccezionale natura della giungla del Borneo, la nostra prossima meta e’ Dinawan, una piccola isola tropicale al largo della costa a sud di Kota Kinabalu. Bastano appena mezz’ora di taxi e dieci minuti di barca per lasciarsi alle spalle la confusione cittadina e ritrovarsi in un’isola tropicale praticamente deserta. Per la verità le isole sono due collegate da un istmo di spiaggia dorata che da un lato guarda una laguna dai riflessi smeraldini, dall’altro il mare . Qui l’acqua dirada lentamente rimanendo bassa per molti metri, e la costa della terraferma poco distante protegge la zona dalle onde: il risultato e’ un enorme spazio di mare piatto dalle acque tiepide, l’ideale per nuotare e per un’uscita in kayak. Qualche  centinaio di metri al largo un tratto di battiera corallina con bei coralli offre la possibilità di  fare snorkling e ammirare variopinti  pesci tropicali. A parte uno sparuto gruppo di turisti di giornata, siamo gli unici, un isola tropicale tutta per noi! Il sunborneo resort e’ to bello, una manciata di bei bungalow in legno sparsi sulla collina e nascosti tra le fronde degli alberi. Il silenzio e’ totale, si sente solo lo sciabordio placido delle onde e il verso dei grilli. Il Borneo mi ha riservato un’altra sorpresa, il poter vivere l’esperienza di godere di un’isola tropicale in esclusiva! I prossimo tre giorni sono all’insegna del relax, lunghi bagni e passeggiate in riva al mare al tramonto.


Dopo un breve volo da Kuching atterriamo nel minuscolo aeroporto di Mulu, una striscia d’asfalto tra la foresta equatoriale. Siamo nel cuore del Borneo, a pochi chilometri dal confine con il Brunei. La città più vicina dista 6 ore di barca lungo il fiume e un’unica strada che porta ad un villaggio. Il resto e’ solo giungla. Appena atterrati siamo già circondati dal groviglio inestricabile della vegetazione, un silenzio irreale rotto dal suono dei motori dell’aereo che si stanno spegnendo.

L’headquarter del Mulu National Park e’ costituito da poche basse costruzioni in legno che ospitano gli uffici e il ristorante, e poco distante i bungalow immersi nella vegetazione : rimango sorpresa dal nostro chalet, bello, lindo, curato e spazioso, con una magnifica terrazza dove sedersi ad ascoltare il rumore della giungla. È proprio questo a colpirmi subito, un suono costante fatto di una sinfonia di versi di animali e fruscio di alberi, che sale di intensità al calar della notte.
Il night Walk si rivela una delle esperienze di viaggio più intense della mia vita. Vorrei poter spiegare a parole cosa significa camminare alla luce delle torce e sentire attorno la giungla , un canto intenso, ipnotico , potente e al contempo rilassante, come una cantilena, ma nessuna parola e’ abbastanza potente.La nostra guida ci fa sedere e spegnere le torce ed è allora che la magia raggiunge l’apice: nell’oscurita totale, nel nero assoluto tutti i sensi sono concentrati su quel canto forte, che arriva alla pancia, ti entra nella testa, avvolge i pensieri e li culla in un dolce oblio. Gli occhi piano piano si abituano al buio e lentamente percepisco in alto degli sprazzi di chiarore; e’ la luce della luna che penetra tra la vegetazione. La giuda ci porta dei rami luminosi, sono coperti di funghi che diventano luminescenti di notte, nel buio si vedono solo questi steli fluorescenti che paiono fluttuare nell’aria mentre le nostre mani invisibili li muovono. Adesso la magia e’ totale, l’emozione talmente forte da commuovermi: una natura così possente non l’avevo mai incontrata. Quel canto mi entrato dentro e so che non lo dimenticherò .

La costanza mi ha premiata e dopo una prima spedizione rovinata dalla pioggia battente al Semingoh Rehabitation Centre di Kuching, ieri mattina sono tornata col sole, per vedere gli oranghi. E stavolta li ho visti, così vicino da non crederci. Li ho visti saltare liberi tra gli alberi appesi alle funi, scivolare giu’ rapidi per andare a prendere ilcibo nella piattaforma dove i rangers mettono banane e patata dolci.
Ho visto i piccoli tenersi stretti alla schiena della loro mamma, ho visto i loro occhi, furbi e vivaci come quelli di un bambino. Ho visto un cucciolo posare la mano sulla gamba della mamma come a cercare un contatto fisico, mentre si gustava una banana tutta per lui. Ho visto lo sguardo amorevole e protettivo delle madri osservare i loro cuccioli mentre giocavano a saltare tra gli alberi.
Nel centro gli oranghi sono liberi, sono stati portati qui dopo essere stati sottratti a detenzioni illecite e qui vengono riabilitati alla vita libera. Il personale del centro ci ha spiegato che molti temono gli uomini perché ricordano ancora quando sono stati catturati con la forza delle armi. Quanto stupido può essere l’uomo.
Dopo essere rimasta a lungo ad osservare in silenzio i primati gustare in pace il loro pasto, lascio il centro con ancora nella mente le immagini di quegli occhi tanto espressivi da sembrare umani, istantanee di un’esperienza che mi porterò dentro per sempre.
E #wildborneo continua.


Here we are, the countdown for holidays has finally started! I’ll soon be leaving for one of those trips with a capital T, the kind of trip you get on a plane, you spend about ten hours watching movies, listening to music, reading and eating and then you find yourself on the other side of the globe, ready to discover a new land.

Not that short and medium trips are uninteresting, on the contrary, but sometimes I have a physical need to leave old Europe and get to distant countries, to throw me for a while everything behind and immerse body and soul in a new dimension, where to loose the coordinates of everyday life and let myself surprise by the country which reveals to me. 
When the plane touches the ground and the excitement skyrockets, I always wonder how the world out there will be, how are streets, houses, people, what they eat, how they sleep, if their life is similar or different to mine. 
Each trip is a little mystery that is revealed, a piece of our extraordinary world to discover and that I know from the very beginning I will carry with me forever, because the simple fact of being thousands of miles from home makes it special and unforgettable.

This year I will go back again to the Far East, which has haunted me with its warm exotic and relaxed atmosphere. My destination is Malaysia, where I’ve already been and enjoyed the magnificent beaches and sea. This time I will visit Borneo , the lush island rich in flora and fauna that extends between Peninsular Malaysia and Indonesia, stretching out to the Philippines. 

First I will stop in Sarawak , the region that according to many has maintained the spirit of the original people of this land and where nature has been preserved intact.
I will visit Kuching, the capital of the state that promises atmospheres of old Indochina, and from there I will visit  Bako National Park , which in spite of the proximity to the city is considered one of the most beautiful Borneo’s natural parks, where I hope to see orangutans.

I will then fly to Mulu National Park , a series of huge underground caves immersed in the lush tropical forest where I will delight over hanging bridges to observe the exotic wildlife and go trekking along huge caves. I will also try the thrill of hearing the sounds of the forest at night since I will stay in one of the bungalows inside the park.

I will then fly to Sabah that, although it is said to be the most exploited region of Borneo, full of huge plantations, I hope it will surprise and delight me with its fantastic islands, worldwide known for the extraordinary richness of the sea as well as for the stunning landscapes.
But the program would not be complete without a little of metropolitan world, which is why on both ways I will stop  in Singapore , an extraordinary city that I’ve visited a few years ago during a short stay , but I want toexplore better in this new journey. In just two years many new amazing buildings have been built, expression of the spirit of innovation that is the hallmark of Singapore. An extraordinarily lively and energetic city, famous not only for the futuristic and modern buildings and luxury shopping, but also for the great culinary offerings, thanks to which it has been nominated the  culinary capital of Asia.
An  exciting journey in the heart of the Far East to breathtaking metropolis and intact and wild nature. All I have to to is waiting for the countdown to end, take a deep breath, close my eyes … and leave for a new adventure!

Follow me on # wildborneo ! Stay tuned!

 Finalmente ci siamo, è iniziato il conto alla rovescia per le ferie! Quello che mi appresto a fare è uno di quei viaggi con la V maiuscola, quelli in cui sali su un aereo, ti trastulli una decina di ore tra film, musica e qualche pranzetto e alla fine ti ritrovi dall’altra parte del globo, pronto per andare alla scoperta di una nuova terra.

Non che i viaggi corto e medio raggio siano poco interessanti, tutt’altro, ma ogni tanto ho un bisogno fisico di lasciare la cara vecchia Europa e proiettarmi verso paesi lontani, per gettarmi per un po’ tutto alle spalle e immergermi corpo e anima in una dimensione nuova dove perdere le coordinate della vita di tutti i giorni e lasciarmi sorprendere dal paese che si svela ai miei occhi.
Me lo chiedo ogni volta che l’aereo tocca terra e l’emozione dell’arrivo sale alle stelle, mi domando come sarà il mondo lì fuori, come saranno le strade, le case, la gente, cosa mangiano, come dormono, quanto uguale o diversa è la loro vita rispetto alla mia.
Ogni viaggio è un piccolo mistero che si svela, un pezzettino del nostro straordinario mondo che si rivela e che, bello o brutto,so ancora prima di conoscerlo che mi porterò dentro per sempre, perché il solo fatto di essere migliaia e migliaia di chilometri da casa lo rende speciale e indimenticabile.
Quest’anno torno ancora una volta in l’Oriente, che mi ha stregata con le sue atmosfere calde, esotiche e rilassate. La mia destinazione sarà la Malaysia, paese di cui ho già avuto modo di apprezzare le magnifiche spiagge e i fondali da sogno.Questa volta visiterò il Borneo, l’isola rigogliosa ricca di flora e fauna che si estende tra Malaysia Peninsulare e Indonesia e si protende verso le Filippine. 
Prima farò tappa in Sarawak, la regione che a detta di molti ha mantenuto di più lo spirito delle popolazioni originali di queste terre e dove la natura si conserva più intatta.
Visiterò Kuching, la capitale dello stato che promette di regalare atmosfere della vecchia Indocina, e da lì andrò alla scoperta del Bako National Park, che a dispetto della vicinanza con la città è considerato uno dei parchi naturali più suggestivi del Borneo, dove spero di vedere gli oranghi.
Poi volerò verso il Mulu National Park, una serie di enormi caverne sotterranee immerse nella foresta tropicale dove potrò deliziarmi tra ponti sospesi nella foresta per osservare la fauna esotica e trekking lungo enormi grotte. Proverò anche l’ebrezza di sentire i suoni della foresta di notte dal momento che pernotterò in uno dei bungalow all’interno del parco.

Poi di nuovo in volo verso il Sabah che, pur essendo la regione più sfruttata e piena di enormi piantagioni, spero mi riservi più di qualche speciale sorpresa nelle sue fantastiche isole, conosciute per la straordinaria ricchezza dei fondali oltre che per i paesaggi da cartolina.
Ma il programma non sarebbe completo se dopo tanta natura non mi inebriassi con un po’ di mondo metropolitano, è per questo che sia all’andata che al ritorno mi lascerò sedurre da luci e sapori di Singapore, straordinaria città che ho già visitato qualche anno fa in un breve soggiorno, ma che voglio 
esplorare meglio in questo nuovo viaggio. In soli due anni sono stati realizzati tanti nuovi strabilianti edifici espressione di quello spirito innovativo e futuristico che è il segno distintivo di Singapore. Una città straordinariamente viva ed energica, famosa, oltre che per gli avveniristici e moderni edifici e lo shopping da capogiro, anche per la grande offerta culinaria, talmente varia da averle fatto meritare l’appellativo di capitale culinaria dell’Asia.

Un viaggio adrenalinico ed eccitante nel cuore dell’Oriente tra natura selvaggia e strabilianti metropoli. Non resta che aspettare che il conto alla rovescia arrivi alla fine, fare un bel respiro, chiudere gli occhi e …partire per una nuova avventura!

Seguitemi su #wildborneo! Stay tuned!

Utilizziamo i cookie per personalizzare i contenuti, fornire le funzioni dei social media e analizzare il nostro traffico. Se si continua a utilizzare questo sito web senza cambiare le impostazioni dei cookie o si fa clic su "Accetto" di seguito, si acconsente a questo. Per informazioni su come disabilitare i cookie, leggere l' Informativa estesa

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi