Arriviamo al Ristorante Il Vecchio Mulino, poco fuori dal centro di Valdengo nel biellese, all’ora di pranzo, ultima tappa di #biellastoria prima di riprendere la strada di casa. Stanchi ma felici per le tante persone incontrate nei due giorni di tour e i tanti meravigliosi posti scoperti, veniamo accolti in un’atmosfera di fiaba. L’edificio che ospita il ristorante sembra davvero uscito da un libro di racconti tanto è bello, un mulino circondato da valli e colline.
Da fuori l’impatto è notevole, una magnifica casa ristrutturata con l’enorme ruota in legno del mulino. Ma la sorpresa più grande ci aspetta dentro, dove due simpatiche e sorridenti ragazze ci accolgono in abiti medievali. Il Vecchio Mulino ha voluto farci pranzare in una perfetta atmosfera medievale con tanto di menu a tema. La stanza a noi riservata è deliziosa, rustica e accogliente con romantici cuori in legno che pendono dai lampadari.
Incuriosita visito le altre sale scoprendo che ogni ambiente ha una sua propria ambientazione, così che il ristorante si può prestare alle diverse esigenze: dalle cene con amici e romantici tete à tete fino a cerimonie importanti.
La sala mughetto per esempio, candida e immacolata con tavole perfettamente preparate con calici e candelabri, nella sua sobria eleganza è ideale per una cerimonia intima.
La mia preferita è la colorata sala fiori, dai toni lilla, spiritosa e curata nei minimi dettagli.
Il menu ci porta alla scoperta di antichi sapori medievali con la degustazione dei “maccheroni di Bengodi”, citati addirittura dal Boccaccio in una delle sue novelle, che in realtà sono degli gnocchi, ovviamente senza patate dal momento che queste nel medioevo ancora non esistevano in Europa!
A seguire un delizioso pollo al limone e per finire un classico, la Torta Palpiton, dolce tradizionale dei sapori biellesi.

Il Vecchio Mulino propone ogni domenica sera menu regionali (ogni settimana una regione diversa) a buffet a  prezzi imbattibili, per una bella serata all’insegna della buona cucina in un ambiente accogliente.

Il Vecchio Mulino 
Via Dante Alighieri 2 – Valdengo
email: vecchio-mulino@alice.it
tel. 015 881477
chiuso il lunedì e il martedì
orari: dalle 10 alle ore 2
www.il-vecchio-mulino.it

Continua l’Itinerario D’Autore firmato da Elena Serrani, guida turistica ufficiale che ci porta alla scoperta di un altro tesoro del biellese: Rosazza.

Il paese di Rosazza è situato a 900 metri circa d’altezza nella Alta Valle Cervo, vallata stretta e
scavata nei secoli dal torrente che collega i centri della comunità con la città di Biella. La Valle
Cervo è caratterizzata da cave di pietra, soprattutto sienite, da cui si sono estratti i materiali per
l’edilizia tradizionale che ancora caratterizza i centri abitati e gli alpeggi dell’alta valle.
In questo scenario si inserisce il progetto di costruzione architettonica, paesaggistica e storica di
Federico Rosazza Pistolet (1813-99), che nella seconda metà dell’Ottocento interviene finanziando
la costruzione di edifici e infrastrutture nel centro di Rosazza e in altri siti della vallata. Personaggio
di spicco, colto intellettuale e politico, decide di arricchire i suoi luoghi d’origine con architetture
e opere urbanistiche di grande impatto e di singolare gusto che oggi rendono il paesaggio davvero sorprendente e inaspettato per il visitatore.

Citazioni da opere di epoche e luoghi svariati, riproposizione di scelte stilistiche e motivi a volte
decontestualizzati , riferimenti all’occultismo contraddistinguono l’immagine data al paesaggio,
ancora oggi visibile in valle Cervo. Il tutto prodotto dal gusto del Senatore, coadiuvato e trasposto
nella realtà attraverso i progetti dell’Architetto Maffei, grande amico del Rosazza.
Giuseppe Maffei firma la sua prima opera come progettista nel Cimitero di Rosazza, iniziato nel
1875 con riferimento a quello monumentale di Milano.
Nel 1870 infatti Federico recupera un’idea già sviluppata dal padre Vitale di creare una strada
carrozzabile tra Rosazza e San Giovanni d’Andorno, arricchendo il percorso anche dal punto
di vista ambientale con essenze arboree secondo il gusto dell’epoca; parliamo di un percorso
che arriva a oltre 1000 metri d’altezza, che ancora oggi ci regala viste spettacolari sulla valle
sottostante.
Federico Rosazza si spinge oltre l’obiettivo paterno nel 1889 quando avvia il proseguimento della
strada dal San Giovanni verso l’altro santuario celebre del Biellese, quello di Oropa. Osteggiato da
alcuni impresari per l’arditezza del progetto, egli non desiste e sempre con l’aiuto di Maffei realizza
il collegamento tra le due valli, completato nel 1897 con lo scavo della Galleria di collegamento tra
le due valli.

Il paese di Rosazza viene poi ripensato nell’urbanistica con nuovi edifici in linea col gusto dei
due artefici: la costruzione della Chiesa nuova e nel 1880 il Municipio, la cui torre viene ricavata
reimpiegando il vecchio campanile della chiesa antica e modificandolo con merlature neo-
ghibelline. Il nuovo edificio viene costruito su più piani e decorato con fasce orizzontali che
richiamano l’architettura medievale genovese.
Un po’ decentrato rispetto all’abitato, ben visibile per l’alta torre cilindrica, si incontra il castello
progettato dal Maffei come residenza ma soprattutto galleria per le opere collezionate da Federico
Rosazza: l’edificio riprende forme medievali, nelle merlature guelfe, e segue il gusto del pittoresco
e del non finito tipico dell’Ottocento. Qui il Maffei crea finte rovine e un richiamo all’architettura
dei castelli scozzesi visti in uno dei tanti viaggi all’estero, arricchite di simbologie e riferimenti
esoterici come le altre architetture da lui progettate. Un riferimento può essere costituito dal revival
storicistico del Borgo medievale al Parco del Valentino a Torino.


E’ con grande gioia ed orgoglio che pubblico un post scritto e redatto da Elena Serrani, guida turistica ufficiale di Biella e Provincia, che in esclusiva per Viaggiolibera ci propone un itinerario d’autore alla scoperta delle meraviglie architettoniche e paesaggistiche di Biella.
Un’ occasione unica per scoprire un territorio ricco di sorprese, attraverso le immagini e le parole di un’esperta che ne conosce profondamente storia, tradizioni e bellezze.
Ecco il primo di una serie di articoli che vi porteranno alla scoperta della zona settentrionale della provincia.

Chi giunge dalla pianura nella provincia di Biella viene accolto già in lontananza dal profilo ritmato
delle colline e delle Alpi che coronano questo territorio. Partendo dalla lingua morenica della Serra,
si possono percorrere con lo sguardo i pascoli della Valle Elvo, i rilievi conici (i cosiddetti Brich)
della Burcina, San Grato, Zumaglia e Monte Prèvè, per proseguire a est verso la zona ancora ricca
di vigneti di Masserano e Sostegno.
Le colline e le montagne biellesi sono state interessate nei secoli dalla presenza umana legata alle
attività di alpeggio e pastorizia nella fascia montana, ad attività artigianali alle quote più basse. Le
montagne sono state fino all’Ottocento la via privilegiata, attraverso i valichi, per le comunicazioni
e i commerci tra le zone limitrofe della Valle d’Aosta e Valsesia.
Con l’incremento dell’industrializzazione nel XX secolo le valli fluviali biellesi vengono costellate
di grandi stabili produttivi; a livello sociale nasce e sale al vertice la borghesia costituita dagli
imprenditori locali, desiderosi di affermarsi anche a livello di immagine non solo investendo nelle
proprie attività produttive, ma attraverso committenze artistiche e architettoniche o interventi
urbanistici.

Il percorso qui offerto interessa, partendo da ovest, alcune aree dislocate nella fascia settentrionale
del Biellese, caratterizzate dall’interazione tra ambiente naturale e progetto costruttivo umano:
tra XIX e XX secolo infatti l’immagine del Biellese viene modificata dagli interventi promossi
e finanziati da illustri personaggi che vogliono disegnare il paesaggio secondo i propri ideali
estetici; i Piacenza, Federico Rosazza Pistolet, Ermenegildo Zegna lasciano la propria firma sul
territorio attraverso interventi paesaggistici e architettonici, includendo nella propria visione anche
le comunità in cui agiscono. Imprenditori, studiosi, esteti, appassionati, controversi, megalomani,
filantropi tanti sono gli aspetti legati alle figure di questi personaggi, i quali indubbiamente hanno
lasciato segni tangibili sul territorio e nella sua storia.

La BURCINA
La riserva naturale della Burcina si trova nel comune di Pollone, situato a nord di Biella nella
comunità della valle Elvo, e si estende su un’area collinare di 57 ettari tra 570 e 830 metri d’altezza.
Il Brich Burcina deriva il nome probabilmente dal termine bru con cui si indicava l’erica, mentre
con Brich si indicano tutte le conformazioni collinari coniche che caratterizzano la geologi dell’alto
Biellese, in prossimità del passaggio della Linea Insubrica del Canavese (area tra l’alta Serra e il
Bocchetto Sessera).
Area importante dal punto di vista storico poiché sono state trovate testimonianze archeologiche,
oggi essa richiama visitatori per la sua bellezza di giardino ai piedi delle Alpi e dominante la
pianura con viste mozzafiato.
L’iniziatore del parco è Giovanni Piacenza lungimirante industriale laniero locale, attivo
nell’azienda fondata dagli avi nel 1733, viaggiatore e politico; egli, nella prima metà dell’Ottocento
decide di riqualificare il colle riordinando la flora esistente e piantando nuove essenze soprattutto
conifere. Il progetto sarà portato avanti dal figlio Piacenza, che creerà il giardino all’inglese che
ancora oggi mantiene l’impianto di fine XIX secolo, con la grande piantumazione di rododendri ed
essenze esotiche.

Il parco è visitabile attraverso un percorso sterrato che dall’ingresso principale porta fino alla vetta,
tagliato da alcuni sentieri mantenuti dal personale della Riserva.
Il transito veicolare è possibile solo per chi risiede o svolge attività nel parco (ci sono ancora poche
cascine abitate), oppure nei giorni di giovedì (9.00-18.00) e sabato (9.00-11.00) è permesso il
transito ai mezzi che trasportano disabili o anziani over 65.
La Burcina è meta di visitatori provenienti dall’esterno, ma è anche molto frequentata dai
Biellesi stessi per passeggiate e attività sportive outdoor, a confermare l’importanza di un luogo
esteticamente e naturalisticamente ricco di interesse. Il parco è sede del centro documentazione
giardini storici del Biellese, e della Società italiana del rododendro.
Diverse attività vengono organizzate nel corso dell’anno, e sono visibili sul sito ufficiale.


Quella Biellese è una cucina di derivazione popolare dove in passato i prodotti della montagna, come formaggi castagne e funghi, si incontrarono e combinarono con quelli a valle, principalmente il riso ed il mais della pianura vercellese, la cui diffusione risale al ‘700 e si impose come base dell’alimentazione quotidiana di montanari e dei valligiani, principalmente sotto forma di polenta a cui venivano aggiunti formaggi e prodotti della terra dando vita a piacevoli combinazioni.
Sono questi gli ingredienti della cucina tipica del biellese, piatti genuini e semplici che parlano del territorio a cui appartengono, incorniciato tra valli e magnifiche montagne.

Trai piatti più tipici c’è proprio la “pulenta cunscia”, morbida e condita con abbondante burro e formaggio; il “ris an cagnun” anch’esso insaporito con formaggio, salame e la bagna cauda, che nel Biellese si personalizza con l’aggiunta di olio di noci. E ancora i “capunet“, gustosi involtini in foglie di cavolo, tome e caprini.
Ma la cucina del Biellese fu influenzata nel tempo anche dai prodotti del mare, quelli della Riviera Ligure da cui salivano, attraversando la pianura, i venditori ambulanti per portare in montagna pesci conservati, come le acciughe, ingredienti principe della bagna cauda, o merluzzo salato.
Anche le castagne, prodotto della collina, sono ingredienti cardine, risorsa fondamentale per il territorio tanto da diventare nei secoli parte essenziale dell’economia e di riflesso delle tradizioni locali. Un tempo si mangiavano  cotte nel latte, con il vino, in abbinamento al riso o si riducevano in farina e si cuocevano con la polenta. Anche oggi si utilizzano nella preparazione di minestre e dolci.
Il miele è un altro ingrediente molto presente grazie alla grande varietà di fioriture che consente di ottenerne una vasta gamma: di robina, di castagno, di tiglio, di rododendro, di tarassaco ecc. Nel Biellese il miele, oltre che ad essere utilizzato come dolcificante, viene servito in abbinamento con la polenta, un connubio sfizioso che movimenta il più tipico dei piatti contadini.
Per finire questa breve carrellata, tra i dolci il “palpitun”, deliziosa torta a base di pere e cioccolato,lo zabaglione tradizionale e gli immancabili e buonissimi “canestrej“, cialde di cioccolato preparate secondo un’antica ricetta risalente al XVII secolo.


Una lunga striscia d’asfalto taglia la campagna: tutt’intorno un paesaggio fatto di campi coltivati e prati, e qua e là qualche casa o vecchio cascinale. Siamo appena fuori dal centro abitato di Candelo, a pochi chilometri dal Ricetto, il borgo medievale perla del biellese.
La giornata non è delle migliori ma il paesaggio tutt’intorno è ugualmente rasserenante, una verde prateria che sembra stendersi all’infinito. E’ in questo ambiente bucolico che si trova la Tenuta La Mandria, un’azienda agrituristica e scuola di equitazione gestita da due generazioni dalla famiglia Aondio.

Appena arrivata mi sento osservata: di fronte a me, appena dopo una staccionata, un austero cavallo nero mi scruta con sguardo ipnotico; non sono mai salita su un cavallo ma questi enormi animali dal portamento elegante mi hanno sempre affascinata. Arrivati dentro il podere, mi ritrovo in un ambiente  che sembra un incrocio tra le magnifiche case di campagna inglesi ed un ranch americano: due meravigliose case patronali in mattoni rossi risaltano nei due angoli del podere, di fronte l’edificio delle  cucine e sala da pranzo e accanto le stalle, il tutto disposto attorno ad un bel giardino centrale contornato da staccionate dipinte di bianco.

Il titolare Marco Aondio ci accoglie e ci fa accomodare intorno ad una tavola imbandita: cibi semplici e genuini, cucinati con i prodotti coltivati in azienda.  Il sig. Aondio ci racconta la storia della sua famiglia e della tenuta, di quando suo padre, un intraprendete e luminare imprenditore, arrivò in questa regione agricola in mezzo al nulla intuendone le potenzialità e fondando l’azienda, dando lavoro e alloggio a molti abitanti della zona. Agli inizi degli anni ’50 l’idea di affiancare alla produzione agricola, purtroppo non molto redditizia, una di ospitalità turistica, dando vita così ad un nuovo concetto di vacanza nel verde e a nuove strutture di accoglienza, gli agriturismi appunto. Per gestire la nuova attività al meglio il padre di Marco si recò in Francia per due mesi per studiare e capire come funzionavano le aziende agrituristiche e per importare le sue conoscenze in Italia. 

Dalle parole di Marco traspare tutta la fatica e la dedizione che la tenuta ha comportato, ma anche la tanta passione e l’amore per il territorio e per i cavalli, che da molti anni sono i protagonisti dell’azienda, da quando in seguito a scioperi e lotte sindacali si decise di vendere molti capi di bestiame e incentrare l’attività sull’allevamento e addestramento di questi favolosi animali.
La visita delle stalle è il momento più bello: i cavalli ci osservano dal loro box, alcuni si sporgono curiosi, altri rimangono sul fieno a riposare incuranti della nostra presenza: sono esseri così speciali e affascinati, oltre che bellissimi. I loro intensi occhi scusi mi catalizzano, mi sento al tempo stesso intimorita e attratta, mi piacerebbe imparare a spazzolarli, a curarli per entrare nel loro mondo, sono certa che sono animali che hanno tanto da dare, invece rimango lì, goffa e titubante, ammagliata dal loro sguardo. Osservo Marco accarezzare uno dei cavalli, il modo in cui l’animale si lascia toccare: avverto l’empatia tra i due, frutto di tanto lavoro, esercizio e di un rapporto di fiducia costruito nel tempo. Marco ci spiega che i cavalli non sono soggetti facili da approcciare, avvertono le nostre paure, si innervosiscono se captano la nostra impazienza: con loro ci vuole calma e serenità, un bell’esercizio zen che servirebbe a molti!

Visitiamo anche le camere dell’agriturismo, semplici ma molto accoglienti, e la sala con tutte le selle che Aondio padre e figlio hanno collezionato nei loro vagabondaggi in giro per il mondo, tra gare e manifestazioni di livello internazionale: il profumo di cuoio è inebriante, dentro pochi metri quadri è custodito un mondo di cimeli e ricordi, pezzi di vita vissuta. 
L’azienda è anche un’attiva scuola di equitazione con programmi per bambini e ragazzi, per insegnare loro non solo a cavalcare bene ma soprattutto l’approccio ed il rapporto con i cavalli. La tenuta propone anche interessanti soggiorni per adulti e famiglie che includono passeggiate a cavallo nella magnifica prateria circostante.
Ma se il tempo è tiranno, basta anche solo una visita di una mezza giornata alla tenuta per godere della quiete di questo posto meraviglioso, per una passeggiata a cavallo, o semplicemente per gustare i sapori genuini della cucina in un ambiente rilassante, ma più di tutto per avvicinarsi, anche se solo per poco, al magnifico mondo dei cavalli, e lasciarsi ammagliare dalla loro eleganza.


 Quando ho detto ai miei amici che andavo a Biella tutti a chiedermi ” E che ci vai a fare a Biella?”
 Se me l’avessero detto poco più di un mese fa devo dire che io stessa mi sarei sorpresa di trovarmi a passare un week end in quel di Biella, città che anch’io conoscevo solo come polo dell’industria tessile, concorrente di Valdagno che ho qui a pochi chilometri di distanza.

E invece devo dire che Biella si è difesa bene, e la piccola cittadina di provincia dall’aria timida ci ha piano piano svelato le sue bellezze artistiche ed architettoniche, anche grazie all’aiuto dei tanti amici biellesi che si sono uniti a Gian e Lele di Sphimm’s Trip mostrandoci con orgoglio che la loro Biella può essere anche una piacevole meta turistica.
A tutti gli scettici e curiosi consiglio quindi di leggere questo post,ì: rimarrete sorpresi, come mi sono sorpresa io, di quante bellezze riserva Biella!


La prima cosa che mi ha colpito è  il fatto che la città sia divisa in parte bassa e parte alta, e già questo a me piace; ho un debole per le città “a due piani”, mi danno l’idea di avere un qualcosa in più, una specie di via di fuga dove andare quando si è stanchi del traffico del centro basso.

E la cosa che mi ha fatto ancora più piacere è scoprire che a collegare Biella Piano con la parte alta, chiamata Biella Piazzo, è una bellissima funicolare risalente al 1885: prima che l’impianto venisse elettrificato, le carrozze erano mosse da un ingegnoso meccanismo di contrappesi ad acqua; dalla stazione in alto si gode di una meravigliosa vista su tutta la città e le montagne circostanti.
Come ci spiega la preparatissima Elena Serrani, guida turistica ufficiale del Biellese, mentre il Ricetto di Candelo fu costruito per volontà del popolo, il Piazzo di Biella fu costruito nel 1160 per volontà di Uguccione, l’allora vescovo di Vercelli, che concesse privilegi e franchigie a coloro che lo abitavano, trasformando il borgo in una specie di feudo ligio al potere vescovile. Il Piazzo serviva anche da difesa ai vescovi quando nella vicina Vercelli predominavano i Ghibellini, favorevoli all’impero, in contrasto con Biella che invece era Guelfa. Il potere temporale della chiesa a Biella ebbe termine nel 1377 quando con una rivolta la città imprigionò il vescovo e si sottomise ai Savoia.
Le facciate dei palazzi che si affacciano sulla via principale testimoniano il passato illustre del borgo e donano ancora oggi un aspetto signorile a tutto l’insieme. Oltre l’imponente Porta della Torrazzo un magnifico ponte permette di ammirare il paesaggio dei monti Oropa e Graglia.
Incamminandosi verso il cuore del Piazzo si arriva ad una splendida piazzetta su cui si affaccia Casa Vialardi, con finestre orlate da eleganti terrecotte, ed un’abitazione più popolare in tipico stile bretone, a ricordare l’influenza esercitata nei secoli dalla vicina Francia.
La piazzetta è veramente deliziosa e si affaccia su un belvedere che mostra tutte le colline circostanti. Peccato, e lo dico con spirito costruttivo, per le tante, troppe auto parcheggiate ovunque, che deturpano l’insieme ed impediscono di godere della bellezza del borgo, che ha degli scorci veramente notevoli. Credo che questo angolo di medioevo dovrebbe essere reso pedonale: ne deriverebbe un sicuro vantaggio per il turismo e tutta la città. I patrimoni architettonici ereditati dal passato sono quanto di più prezioso abbiamo in italia, sono il nostro tesoro, e credo sia doveroso, oltre che vantaggioso, valorizzarli al meglio!

Ci incamminiamo lungo dei bei portici ammirando le decorazioni in cotto di molte facciate: sono degli elementi decorativi di influsso lombardo che vivacizzano e impreziosiscono molti palazzi e che ritroveremo anche in altri edifici in piano. La Piazza centrale, contornata da splendidi palazzi, è dominata dal cinquecentesco Palazzo Cisterna.
In un angolino della piazza sorge la Chiesa di San Giacomo, risalente al 1180,il più antico edificio del Piazzo. All’interno è conservata una bellissima pala ritraente la Madonna con Bambino: la grazia e la dolcezza che traspare dal viso della Madonna valgono da sole una visita della chiesa.
Ultima tappa del Piazzo è l’Ostello della Gioventù la cui sede è un ex prigione oggi perfettamente ristrutturata e pronta ad accogliere i giovani con camere ampie e luminose, ed un bel patio centrale.
Scendiamo a Biella Piano attraverso una delle coste, le vie che nel medioevo fungevano da collegamento tra la città alta e quella bassa. Un sentiero molto suggestivo che offre interessanti spunti fotografici grazie alle alte mura di sassi ed al selciato acciottolato.

Anche Biella Piano riserva alcune piacevoli sorprese, come il cinquecentesco Chiostro di San Sebastiano, circondato da edifici con le tipiche decorazioni in cotto, oggi sede del Museo Del Territorio che espone interessanti collezioni tra cui materiali cartografici sulla storia e l’evoluzione di Biella. Per finire il Battistero di San Giovanni Battista, risalente al XI secolo, costruito in ciottoli e laterizio è uno splendido esempio di architettura romanica, altro notevole scorcio medievale che Biella riserva.
E dopo tanta arte, perché non una sosta golosa in una delle gelaterie del centro. Consiglio Alice Dolce e Gelato, che produce gelati naturali con l’uso di prodotti a Km 0, una scelta che fa bene all’ambiente, oltre che alla gola!
Allora vi ho convinti? Avete visto quante cose interessanti? Che aspettate, andate a Biella!
Dove alloggiare
L’Hotel Michelangelo, in Piazza Adua, offre stanze ampie e confortevoli a pochi minuti dal centro, raggiungibile a piedi. Oltre ad essere un’ottima scelta per visitare città e dintorni, l’hotel nasconde anche una golosa sorpresa, la Pasticceria Golosi di Salute gestita in collaborazione con Luca Montersino, famoso pasticcere che ha studiato e promosso una linea di pasticceria salutistica di alta qualità adatta anche agli intolleranti, ma che non ha nulla da invidiare in gusto a quella classica, anzi! Maggiori dettagli su questo gioiello dell’Hotel Michelangelo in un prossimo post!
Dove mangiare
La Prosciutteria è un bellissimo locale in centro città che offre piatti a base di Prosciutto di San Daniele,  oltre che cucina con ingredienti dei territorio, tutti squisiti. I gestori sono una coppia simpaticissima e molto disponibile. Vi consiglio di chiedere un tavolo nella sala del seminterrato, un’ex cantina con i muri in mattoncini e le bottiglie a vista: un ambiente veramente suggestivo dove gustare i sapori genuini della cucina!

Il Brich di Zumaglia ci accoglie in un’atmosfera da romanzo gotico: una sottile nebbia avvolge il sentiero acciottolato che in inerpica lungo la collina fin su al castello. Tutt’intorno boschi di fitta vegetazione. Arrivati in cima siamo ripagati della fatica da un’accoglienza calorosa e singolare: figuranti in costume medievale ci vengono incontro e ci raccontano la storia del Castello. Sono i volontari della Pro Loco di Ronco e Zumaglia che si sono prestati a vestire i costumi d’epoca per farci immergere nell’atmosfera del luogo.
Il Brich è gestito dalla compagnia teatrale Teatrando. Sì proprio così, la compagnia gestisce il castello e tutto il parco; può sembrare bizzarro ma il Presidente Paolo Zanone, regista ed attore egli stesso, ci spiega le motivazioni e i progetti che hanno spinto una compagnia di spettacolo a prendersi carico di un compito così gravoso: vogliono trasformare il castello e tutta la collina su cui sorge in uno spazio artistico di incontro e scambio culturale; l’intera collina diventerà un enorme palcoscenico a cielo aperto dove diversi attori metteranno in scena viarie rappresentazioni, e il castello sarà sede esso stesso di mostre, eventi e opere teatrali.

L’idea di una collina come grande parco teatrale e artistico mi incuriosisce, ancora di più dopo che gli attori ci raccontano le leggende legate al castello: storie di prigionieri murati vivi, fantasmi, fiammelle vaganti nella notte, folletti dispettosi e non ultima una lavandaia intenta a stendere bucati sempre macchiati di sangue! I soggetti perfetti per un luogo dall’atmosfera gotica, con possenti mura di sasso ed enormi portoni, gli ingredienti principe del castello medievale, anche se quello attuale risale al 1870, quando fu ricostruito dopo che l’originale fu praticamente raso al suolo a metà del 1500 durante i tanti assedi di cui fu teatro.
Nel corso dei lavori vennero apportati anche numerosi miglioramenti a tutta la collina con l’inserimento di elementi botanici e architettonici, sempre nel pieno rispetto del luogo e del paesaggio.
Peccato che oggi la nebbia precluda la vista perché il colpo d’occhio dalla terrazza sul tetto castello dev’essere bellissimo: una vista a 360° su tutta la pianura circostante. Fa niente, a me il castello piace anche così, con quest’atmosfera un po’ dark decisamente suggestiva!
Ma a rendere speciale la visita è l’incontro con Paolo Zanone e gli attori di Teatrando, coloro che si sono presi il difficile e oneroso compito di salvaguardare e conservare tutta la collina; un progetto ambizioso ma come ci spiega Paolo, bisogna puntare in alto per essere sicuri di fare abbastanza rumore, di attirare abbastanza attenzione! Lo stesso rumore che vogliamo fare noi bloggers di #biellastoria parlando e diffondendo questa lodevole iniziativa, perché sono proprio i progetti locali che nascono da piccole realtà, senza mezzi eclatanti se non la dedizione, la passione e l’amore per il territorio, ad essere i più meritevoli di attenzione e di successo! E a Teatrando di passione e dedizione ne hanno da vendere, basta vedere il trasporto con cui Paolo e tutti gli altri ci parlano del loro progetto, che siamo certi avrà un grande successo!

Ci salutiamo con la promessa di vederci a luglio, in occasione di della rassegna teatrale organizzata dalla compagnia, che quest’anno arriva alla decima edizione e andrà in scena proprio qui nel parco del Brich.

Ma senza aspettare luglio, per chi ha voglia di una piacevole e rilassante camminata in mezzo al bosco, il parco è ricco di stradine e sentieri che salgono fino al castello, regalando lungo il percorso bellissimi scorci panoramici su pianura e montagne circostanti.

Il colpo d’occhio dall’alto della Torre Osservatorio è fantastico, una distesa di tetti in tegole rosse e intorno campagna e colline a perdita d’occhio.
Siamo nel Ricetto di Candelo, un bellissimo borgo medievale pochi chilometri fuori Biella, prima tappa del nostro blog tour #biellastoria.
Scesi giù, entriamo nel borgo dalla maestosa Torre Porta, un tempo provvista di ponte levatoio, e ci inoltriamo per le strette viuzze acciottolate, le rue come le chiamano qui , lungo le quali si affacciano gli oltre duecento edifici dalle facciate in ciottoli e mattoni rossi; magnifici scorci di medioevo che qui sembra essersi cristallizzato, lasciando tutto com’era nel XIII secolo, quando il Ricetto fu costruito.

In realtà le case sono granai, e tutto il Ricetto (dal latino “receptum” – rifugio, asilo) è un enorme ricovero costruito dal popolo per difendere i beni della comunità, vino e altri prodotti della terra, e un luogo dove rifugiarsi in caso di pericolo. Fu proprio il fatto di non essere mai stato usato come abitazione ad aver conservato questo gioiello medievale, arrivato intatto fino a noi, a raccontarci di un’epoca antica.

Se si ci si ferma ad osservare le lunghe vie silenziose sembra quasi di vedere passare i carri carichi di uva – ne entravano ben cinquemila ad ogni vendemmia – le donne portare i secchi pieni d’acqua e gli uomini incamminarsi verso le cantine, che dopo il tramonto diventavano un luogo di ritrovo dove chiacchierare, tra botti pieni di vino e profumo di mosto.
Oggi le quasi duecento cellule del Ricetto di Candelo sono per lo più private, alcune ospitano ristoranti, piccoli negozi  o botteghe di artigiani. Quelle di proprietà comunale sono invece sede di un Sistema Museale che organizza diverse mostre e feste nell’arco di tutto l’anno.
 La nostra preparatissima e simpaticissima guida Elisabetta, della Pro Loco di Candelo, ci porta alla scoperta del Ricetto attirando la nostra attenzione su particolari come portoni, stipiti e pietre intarsiate e svelandoci  i segreti e gli intelligenti stratagemmi costruttivi che permettevano la perfetta conservazione delle provviste in un’epoca in cui non esistevano sistemi di raffreddamento.
Girovagando per le vie del borgo, rapiti dalla suggestione del posto, incappiamo in due singolari personaggi, che sembrano essi stessi appartenere ad un tempo passato; la prima è una pittrice che dipinge su seta: il suo atelier, pieno di stoffe, pennelli e colori, mostra quadri dai soggetti più vari e bellissimi foulard dipinti a mano. Rimango affascinata osservando le sue mani sicure tracciare linee e colori sulla seta.  Appena usciti dall’atelier veniamo attirati da un altro singolare personaggio dai capelli lunghi e l’aria hippie: è un liutaio. Entro nella sua bottega e subito mi sento inebriata dal profumo intenso di legno appena tagliato e di vernice fresca, odori che mi ricordano la mia infanzia quando giocavo nella bottega di falegname di mio padre. Mi perdo a guardare lime, seghetti e  oggetti dall’aria a me familiare, quando una musica dall’esterno attira la mia attenzione: è il suono della ghironda, un antico strumento medievale usato dai viandanti, che emette una musica allegra, simile a quello della cornamusa, che parla di balli popolari e tempi antichi.

Godendomi il piccolo concerto improvvisato, mi guardo intorno, osservo i muri possenti delle case, la trama colorata dei mattoni, i ciottoli sul selciato e penso a come sia strano che un posto tanto meraviglioso, un gioiello medievale così perfettamente conservato, sia in realtà ancora poco conosciuto ai più, pur essendo certificato come uno dei Borghi più belli D’Italia ed insignito di Bandiera Arancione del Touring Club Italiano.

Ascolto le parole degli esponenti della Pro Loco , di chi impegna tempo ed energie per mantenere inalterata la bellezza del borgo, per organizzare mostre ed eventi che lo promuovano  oltre i confini del Piemonte, e comprendo il loro desiderio di far capire come un tesoro di tale valore debba essere salvaguardato e preservato, e questo si può fare solo con l’aiuto di tutti.

Prossimamente il Ricetto ospiterà Artigiani D’Italia, dal 25 al 28 Aprile, un’esposizione dell’artigianato d’eccellenza: quale occasione migliore per visitare il Borgo!
Il mio consiglio è di farsi accompagnare nella visita da una delle esperte guide turistiche contattando la Pro Loco di Candelo, per poter assaporarne al meglio la storia e le atmosfere medievali. 
Lasciatevi tentare dalla magia del Ricetto, scoprirete un angolo d’Italia di incredibile bellezza, credetemi!

Eccomi qui, di ritorno dal blog tour #biellastoria. Tre giorni pieni di emozioni, bellezze, storia, cultura, incontro e sapori. E’ bello essere accolti con calore e sorrisi e sentirsi subito a casa. E’ quello che è successo a Biella, dove un gruppo di amici capitanati da Gian e Lele di Sphimm’s Trip ci hanno trasmesso il loro entusiasmo e la loro passione nel raccontare e promuovere il biellese, un territorio sicuramente poco conosciuto ma che ha tante bellezze da offrire.
Dopo tanti viaggi lungo strade più o meno battute, arriva Biella, con quell’aria timida di cittadina di provincia poco avvezza alle lusinghe dei turisti, e quel cuore grande che i biellesi ci hanno spalancato, portandoci per mano alla scoperta di tesori nascosti.


Nelle prossime settimane vi racconterò ogni volta un particolare diverso di #biellastoria, ma stasera, a caldo, voglio dedicare alcune parole a ciò che mi ha colpito di più partendo dal meraviglioso Ricetto di Candelo, borgo medievale perfettamente conservato nelle cui vie mi sono sentita trasportata nella suggestione dell’antico medioevo; Ronco Biellese che attraverso gli oggetti esposti nell’Eco museo della Terracotta mi ha fatto riscoprire la magia di un antico mestiere, quando le stoviglie venivano modellate dalle sapienti mani di artigiani e dalla pazienza di attendere la cottura della terracotta, e ho colto negli occhi della gente la fierezza di un passato operoso e la volontà che la memoria non vada perduta. Il Brich di Zumaglia, che ci ha accolti in un’atmosfera da romanzo gotico per poi svelarci, grazie all’eleganza dei figuranti della compagnia Teatrando, tutta la magia e la bellezza di un luogo che merita di diventare punto di incontro e scambio di arte ed idee.
Sono solo alcune delle tante immagini che hanno composto il variegato mosaico di #biellastoria, prossimamente nuovi racconti ed emozioni. Stay tuned!


Panorama di Biella – Foto Sphimm’s Trip

Oggi è uno di quei giorni in cui mi sento soddisfatta, felice per qualcosa di bello e nuovo che mi è successo!
Il nuovo e bello in questo caso sono il partecipare al primo blog tour auto prodotto; da domani parte #biellastoria, un blog tour ideato e organizzato dagli amici Gian e Lele di Sphimm’s Trip, che, reduci da un tour a Ivrea organizzato da Turismo Torino, hanno pensato di replicare questo modello di iniziativa per promuovere il loro territorio, il biellese.

Un progetto ardito per due ragazzi senza nessun mezzo o aggancio particolare se non il loro blog e un grande entusiasmo. E’ così che dal niente i due super-blogger sono riusciti ad attirare l’attenzione di albergatori e ristoratori della zona che si sono prestati ad accogliere 15 blogger pronti a lanciare in rete le bellezze di Biella a suon di tweet, messaggi facebook, foto in instangran e chi più ne ha più ne metta.

Questa è una nuova frontiera di turismo 2.0, iniziative auto prodotte di rilancio e promozione di quei territori più snobbati dal turismo organizzato ma che hanno tante bellezze, culturali artistiche e non ultime gastronomiche da far conoscere. Una perfetta sinergia tra chi ha da offrire servizi di accoglienza e chi può promuoverli in maniera semplice, diretta e potentissima attraverso la rete, verso utenti e lettori iper-percettivi, desiderosi di venire in contatto con destinazioni nuove.
Credo che l’iniziativa di Gian e Lele meriti una lode, non solo per l’innegabile capacità organizzativa, ma per l’avere saputo creare dal nulla, senza mezzi spettacolari ma solo con la forza del loro contagioso entusiasmo, qualcosa di concreto; hanno saputo promuovere, coinvolgere, rendere partecipi tutti noi blogger, diventando un ponte tra noi e la gente del biellese, galvanizzando tutti a tal punto che adesso, a poche ora dall’inizio, tramite la rete l’eccitazione è palpabile, vera, sincera: un turbinio di tweet che mostrano la voglia di incontrarsi, parlare e scoprire Biella!
Con questo progetto la rete non è solo un immenso oceano di informazioni vorticose ma diventa mezzo di incontro vero, reale, capace di fare qualcosa di concreto.Se noi italiani riuscissimo più spesso ad essere così produttivi con pochi mezzi, contando solo sulle nostre forze e su un grande entusiasmo, forse staremmo tutti meglio.
Ecco, stasera mi sento fiera e onorata di far parte di un progetto così bello!
Grazie a Gian e Lele e mille di questi  #biellastoria a tutti i miei compagni di avventura!
Biella arriviamo!!!!!

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