Designata Patrimonio dell’Unesco, Trinidad è un museo vivente, la città coloniale meglio conservata di Cuba. Il centro storico serba un tesoro senza pari di case pastello, antiche botteghe e laboratori artigiani dove si intrecciano borse di paglia e si rotolano sigari. 

Qualsiasi sia il vostro itinerario a Cuba, non mancante di includere una tappa a Trinidad. Non farlo significherebbe perdere il tesoro più bello e prezioso di tutta l’isola, il suo cuore storico, culturale e folkloristico. Tra le vie acciottolate della città coloniale si respira l’aria autentica degli antichi barrios (quartieri) popolari, dove la vivace vita di strada è tanto affascinante quanto le variopinte facciate delle case. Molti palazzi del centro, mirabilmente ristrutturati, sono oggi adibiti a musei o a spazi espositivi ma l’intera città è un museo vivente da scoprire passeggiando per le vie e osservando i particolari degli edifici, i volti della gente e i gesti antichi degli artigiani che lavorano nelle botteghe di sigari.

Itinerario a piedi per la Trinidad coloniale

Incontri per le strade di Trinidad

L’itinerario che vi propongo si snoda per un paio di chilometri lungo le vie principali del centro.  Si parte dall’Antiguo Convento de San Francisco de Asís, oggi sede del Museo de la Lucha Contra Bandidos. Fuori dal convento proseguite a sud verso Plaza Mayor, di gran lunga la vista più spettacolare della città. Dominata da cinque superbe magioni dipinte in colori pastello, la piazza ha al centro un giardino orlato di palme e sul fondo troneggia la facciata della Iglesia de la Santissima Trinidad risalente al 1892.

A pochi passi si trova Palazzo Brunet, il più sontuoso di Trinidad: l’interno, con mobili originali, ospita il Museo Romantico ed è testimone dell’opulenza raggiunta nel ‘700.
Scendete lungo il lato sud della piazza fino alla Calle Ruben Martinez Vellena, dove si trova una bellissima magione che può, su richiesta, essere visitata.
Proseguite il percorso dirigendovi in Plaza Real del Jigue dove si trova l’omonimo ristorante con una bellissima parete impreziosita da maioliche. Da qui prendete le vie che risalgono la collina per raggiungere la Iglesia de Nuestra Señora de la Candelaria con una superba vista su Trinidad. La discesa al centro vi permetterà di ammirare diverse case in stile coloniale, molte delle quali malconce, con balconi stinti e con i muri scrostati ma ugualmente cariche di fascino.

La gente di Trinidad

A rendere unica Trinidad è sopratutto la gente, un’umanità varia a cui si accompagna una schiera di cani, gatti, polli, galli , asini, pecore, un’Arca di Noé dal sapore caraibico che testimonia la vita semplice di questa gente.
Mentre passeggiate col naso all’insù nel museo all’aria aperta che è Trinidad, non mancate di abbassare gli occhi per incrociare gli sguardi degli abitanti che spesso siedono in gruppo sugli usci delle case. E’ nei loro occhi fieri e vivaci che si trova la Cuba autentica, lontana dalle spiagge confezionate ad hoc per i turisti, dai bazar stipati di merce d’ogni sorte, dalla confusione generata dall’ansia di voler vendere l’ultimo souvenir al turista di turno.  Qui c’è solo Cuba, il suo passato, la sua gente.

La prima cosa che colpisce de l’Avana è l’assoluta mancanza di qualsiasi traccia di globalizzazione. Oramai tutte le grandi capitali del mondo, dall’America all’Asia, sono accomunate da centri commerciali che propongono gli stessi negozi. L’Avana invece, a causa del lungo isolamento in cui è stata intrappolata dopo la Rivoluzione del 1959, è diversa. Un isolamento che sta per concludersi a seguito dei recenti annunci dei presidenti di Cuba e Stati Uniti di voler riallacciare i rapporti.  (altro…)


Simone ci porta alla scoperta della Rio de Janeiro più vera e autentica


Nell’immaginario collettivo Rio de Janeiro è impressa per i grandiosi paesaggi del Corcovado, con la statua del Cristo Redentor, del Pan di Zucchero, con la sua storica cabinovia, e delle immense spiagge di Copacabana e Ipanema. Luoghi suggestivi che meritano tutta l’attenzione che li circonda da parte dei turisti.
Il rovescio della medaglia è che la maggior parte delle persone che si recano a Rio de Janeiro si limita a conoscere questi tre luoghi. È un po’ come venire a Roma e visitare “solo” il Colosseo e il Vaticano: ci si perde un’immensità culturale e architettonica altrettanto ricca di fascino.
Conosco Rio de Janeiro meglio del quartiere dove abito e per questo ho pensato di dare tre dritte (rigorosamente a basso costo) a quanti di voi sentono il desiderio di conoscere Rio de Janeiro oltre le immagini da cartolina e gli stereotipi che da sempre accompagnano l’immagine di questa città unica.
Esistono decine e decine di esperienze da fare a Rio de Janeiro. Qui ho fatto una selezione di tre cose facili da fare, entusiasmanti e insolite. Teoricamente tutto si può fare nell’arco della stessa giornata.
Vediamole insieme.


Ascoltare lo choro

Lo choro o chorinho è un genere musicale che arriva dritto al cuore, padre del samba e della bossa nova. Molte canzoni classiche della musica brasiliana, prima fra tutte Carinhoso di Pixinguinha, sono in realtà chorinhos. Lo choro ha la capacità di essere contemporaneamente intimista e allegro, rappresentando al meglio quell’idea di saudade tipica dell’animo brasiliano.

Per vivere al meglio l’esperienza dello chorovi consiglio di assistere a un concerto in uno dei bar della Lapa (il quartiere dell’autentica notte di Rio) o, esperienza ancor più carioca, di partecipare a una roda de choro, un concerto più o meno improvvisato, in cui un gruppo di musicisti si raduna per suonare e le persone accorrono per ascoltare, ballicchiare e incontrarsi.

Partecipare a una roda de choro vi farà capire quanto Rio de Janeiro e i suoi abitanti siano votati alla musicalità. Una delle migliori è la roda de choro di ogni domenica mattina nella bella cornice di Praça São Salvador, nel quartiere di Flamengo.

VIDEO Carinhoso(re-interpretato da Marisa Monte e Paulinho da Viola)

Visitare una favela

Che sia Rocinha, Santa Marta, Cantagalo o una delle favelas della zona nord di Rio, visitare una favela è un’esperienza incredibile. Lo consiglio a chi vuole conoscere a fondo Rio de Janeiro, dove circa il 20% delle persone risiede in una delle sue 600 o 700 favelas.

Con il programma di pacificazione delle favelas in atto da qualche anno, in molte favelas gli indici di violenza sono diminuiti (anche se il programma è comunque oggetto di critiche) e le attività di agenzie e guide autorizzate a portare i turisti in visita nelle favelas sono in espansione.

La raccomandazione è di rivolgervi a persone esperte, non interessate solo a lucrare, ma vogliose di farvi conoscere sul serio le comunità con un approccio responsabile al turismo. Cercate un reale contatto con gli abitanti e i loro problemi e fatevi portare nei luoghi vitali della favela (biblioteche, centri culturali e artistici) ricordando che da qui proviene gran parte della cultura carioca. Alcune organizzazioni, tra l’altro, donano una percentuale degli introiti al sostegno di progetti di solidarietà e inclusione sociale nelle favelas.

Insomma: datevi da fare affinché la vostra voglia di conoscenza si trasformi in un gesto consapevole e significativo per voi e per gli altri. Per informazioni su escursioni responsabili nelle favelas di Rio de Janeiro, un buon punto di riferimento è questo

Gustare un pastel del Belem nella Confeitaria Colombo

Concludo con un suggerimento gastronomico che vi consentirà anche di conoscere il centro di Rio de Janeiro, una delle zone più interessanti e della città e troppo spesso lasciata al di fuori degli itinerari turistici. Nel centro di Rio convivono moderni grattacieli, piccole palazzine coloniali e edifici monumentali in una rete di strade larghe e vicoli tanto trafficati durante la settimana quanto deserte la notte e nei giorni festivi.

Al civico 32 di una di queste stradine, la Rua Gonçalves Dias, troverete la Confeitaria Colombo .Si tratta di una enorme pasticceria in stile liberty fondata alla fine dell’800. Entrare qui è fare una marcia indietro nel tempo di circa 100 anni e trovarsi direttamente nella belle époque. Il mio consiglio è di recarvi in cassa e ordinare oltre a un caffè un delizioso pastel de Belém, dolce tipico e di tradizione portoghese a base di crema cotta al forno, gradevole pasta sfoglia e cannella: una delizia!

VIDEOsulla Confeitaria Colombo 

 Guida al viaggio


Per conoscere meglio Rio de Janeiro e aiutarvi a pianificare il viaggio seguite il blog DentroRiodejaneiro  e la relativa paginaFacebook . Per la programmazione culturale a Rio potete consultare il sito Rio De Janeiro GuiaOficial a cura del Comune di Rio de Janeiro.



L’Havana è un mondo a parte. Case, strade e palazzi storici di oltre mezzo secolo sono libri aperti sul tempo passato, e in ogni crepa, in ogni facciata scolorita o nei cofani lucidi delle auto anni cinquantasi legge la storia della città e di tutta Cuba.
In centro a L’Havana ci sono arrivata in macchina percorrendo la lunga Avenida Antonio Maceo che presto diventa il Malecon, il viale che corre lungo la costa nord della città con un alto muro su cui si infrangono rumorose le onde dell’oceano. L’immagine delle onde che sbattono lungo la barriera di cemento bagnando passanti e auto è spettacolare e rende l’essenza di questa città.

Il malecon a l’Avana

Già nel nome il Malecon porta dentro un senso di poetica malinconia, rafforzata dalle case color pastello allineate sul lungomare, le cui facciate scolorite e scrostate portano i segni del vento, della salsedine e della povertà di una città che non ha i mezzi per restaurarsi.
Il taxi ci lascia nella piazza con il Monumento a Maximo Gomez, a pochi passi dal cuore de l’Havana Vieja, ma prima di immergerci nell’intrico di stradine del centro torniamo a piedi verso il lungomare per assaporare il gusto più autentico dell’Havana e osservare il via vai di gente che passeggia lungo il Malecon, dove è facile incrociare coppie di habaneros che si scambiano effusioni amorose. Durante il fine settimana il viale si trasforma in una festa all’aperto dove si riversa tantissima gente per ballare e bere rum.
 
 

Havana Vieja

Torniamo sui nostri passi per addentrarci nel cuore dell’Havana Vieja, e subito si apre dietro al primo angolo la Piazza con la Cattedrale, uno dei simboli della città. In stile barocco con la facciata in calcare corallino, domina la piazza omonima animata di caffè e venditori ambulanti. Ai lati della facciata si ergono i due campanili che hanno la particolarità di essere asimmetrici, con quello di sinistra più sottile di quello di destra, scelta dettata da esigenze urbanistiche perché si volle evitare di dover chiudere una stradina laterale preesistente. All’interno spicca l’altare riccamente decorato in oro, argento e onice.
A pochi passi dalla Cattedrale ci si imbatte un altro simbolo de L’Havana, la Bodeguita del Medio, lo storico locale frequentato da personaggi famosi come Salvador Allende, Pablo Neruda e lo scrittore Hemingway. Alle pareti una serie di fotografie, graffiti e oggetti vari si fanno testimoni di questo illustre passato. Su una parete spicca una frase pronunciata da Hemingway: “My mojito in La Bodeguita, My daiquiri in El Floridita”.

Il Capitolio Nacional

Il Capitolio Nacional, con la sua imponente facciata rivestita di marmo bianco e l’enorme cupola, assomiglia al Campidoglio di Washington e non è un caso visto che fu fatto costruire dal dittatore filo americano Machado nel 1929. Un tempo sede del Governo Cubano, oggi ospita la Biblioteca Nazionale della Scienza e della Tecnologia. L’ingresso da cui si accede alla vasta sala coperta da un’idea dell’imponenza dell’edificio. All’interno viene custodita la Statua della Repubblica che con i suoi diciassette metri di altezza è la terza statua interna in bronzo più grande del mondo. L’edificio è ricco di intarsi e bassorilievi che rappresentano i momenti più importanti della storia di Cuba e durante la visita è possibile vedere anche quelle che un tempo erano le Camere del Senato e dei Deputati. Sotto l’enorme cupola, alta 62 metri, è custodita la copia di un diamante di 24 carati da cui vengono calcolate tutte le distanze fra L’Avana e tutte le altre città dell’isola.
Proseguendo lungo le strade de l’Havana Vieja si ammirano numerosi edifici in stile coloniale, molte dei quali portano i segni del tempo pur mantenendo la loro suggestione. 
 

La gente de l’Avana

Più che nell’architettura, l’anima de l’Avana sta nella sua gente, nel calore dei loro sorrisi, nel fascino dei loro passi di danza, in quell’atmosfera festosa e ammiccante che si respira ad ogni ora ma che esplode dopo il tramonto, quando tanta gente si riversa in strada per ballare e fare festa. L’Avana è la sua musica, che risuona ad ogni ora del giorno da sgangherati mangiadischi, quel caldo ritmo caraibico innaffiato da rum e mojitos, quelle balere piene zeppe di gente, quei balli improvvisati per strada, quei movimenti languidi e seducenti dei ballerini. Camminare per il centro de l’Avana di sera ti fa sentire euforico, ti fa dimenticare il passato burrascoso e il presente difficile di quest’isola, gli edifici decrepiti e le auto sgangherate e ti immerge in un’atmosfera festosa e spensierata. La forza dei cubani sta proprio qui, in quella loro innata propensione al sorriso, alla festa e al ballo che diventa una filosofia di vita, un insegnamento a prendere tutto meno sul serio e con più leggerezza. Perché la vita va celebrata a ritmo di salsa!

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