Lucia ci racconta la sua serata sulla spiaggia di Fregene, al Singita:

 
Teli bianchi a terra, una musica rilassante, un gong al centro della spiaggia, ed un nome particolare. Il Singita Miracle Beach mi ha regalato un’atmosfera nuova per il concetto di spiaggia romana. Rimanendo allungati sulla spiaggia finché il sole non scende, si osservano spuntare d’improvviso grandi brocche di mojito con lunghe cannucce colorate da un banco aperitivo di un chiosco esotico tanto quanto il suo nome. Enormi divani bianchi o teloni che s’incastonano sulla spiaggia all’imbrunire, creano uno spazio ovattato e surreale, coccolati dalle onde del mare di Fregene. 

Eppure fin qui potrebbe non essere ancora abbastanza, perché ciò che mi ha lasciata sorpresa è il susseguirsi di eventi e spettacoli che mai avrei accostato ad una spiaggia: avete mai sentir parlare di artisti circensi in riva al mare? Trampolieri, giocolieri del fuoco, funamboli, danzatrici, acrobati  e statue viventi che si muovono sinuosi al ritmo di una musica coinvolgente, raccontando storie come in autentiche pièce teatrali. Ci deve essere il tocco di coreografi esperti negli splendidi vestiti di scena, che si fondono con lo sfondo del mare e del tramonto. 

Questo è il Singita Nouveau Cirque.

Ma l’ispirazione delle spiagge d’Ibiza non sembra essere dimenticata, e sabato 20 luglio (il 10 e 14 Agosto si replica) a partire dalle ore 20, il Singita Miracle Beach dedica la serata al Balearic Beat di Ibiza con due musicisti d’eccezione: Micah the Violinist e Ruben Moran al sax. Accanto ai due artisti il Dj resident del locale, Glass Coffee. 

Eloisa ci racconta la sua isola incantata… Cres


Un paesaggio che fa bene all’anima, per ritrovare se stessi, gustare il verde intenso di querce e faggi, le rocce nude esposte al sole a picco sul mare, il volo regale dei grifoni, per riempirsi gli occhi di cielo distesi sotto un cespuglio che è cresciuto proprio in riva al mare, proteso verso l’infinito, come noi, consapevoli o meno..
Che natura meravigliosa! Piccole baie nascoste, cui s’arriva passeggiando per sentieri in mezzo al verde, a volte supponendo la strada giusta, fidandosi dei colori attorno, riscoprendo suoni e rumori lontani dalle costruzioni umane, piccoli animaletti che fermano il nostro incedere ed accendono lo stupore sopito, la gioia di vivere sotto questo cielo pieno di meraviglie.. finché non sopraggiunge, portato dal vento, il profumo del mare che ci sospinge verso un fresco abbraccio con il blu, dove il peso del tempo, impegni e fatiche della vita di ogni giorno perdono consistenza, dove lasciamo fluttuare tutto ciò che siamo, ed ogni pensiero riscopre essere indirizzato alla vastità del cielo sopra noi, così distesi ed avvolti in un vortice di azzurre tonalità che aprono mente e respiro…una sana deriva da noi stessi, una fresca vertigine che ci parla di orizzonti diversi, fatti di pace, luce, silenzio, blu …



Cres è un’isola bellissima, per me ormai quasi un paesaggio dell’anima, un bisogno di tornare a qualcosa di essenziale ed autentico, lontano da questo mondo globalizzato e tutto uguale, dove l’angolo di casa con il mattone sbrecciato è un piccolo particolare di umana imperfezione che regala un momento di pace, mentre il vento ci scompiglia totalmente vestiti e capelli ! Dove le porte delle case rimangono quasi sempre aperte perchè non c’è nulla da rubare o custodire troppo gelosamente. Sulle soglie, visi segnati dalla vita che offrono il frutto del loro lavoro: olio d’oliva ed un delizioso, delicatissimo miele di salvia .. adoro quei piccoli borghi antichi, un po’ decadenti che ricordano lontane origini veneziane, nati sul cucuzzolo della roccia più alta, quasi attorcigliati lungo polverose stradine in cui si mescolano sapori di mare e vita semplice.

Su quest’isola è bello addormentarsi con le finestre aperte, aspettando l’ultima stella che fa capolino sopra la baia, mentre un agnellino bela in lontananza, e la luce del cielo notturno crea un magico luccichio sulle acque del mare quieto, per ridestarsi ai primi albori della mattina, quando i corvi cominciano la loro stridula attività sociale, in un ritmo tutto bilanciato dai rumori e dai colori di madre natura.

La vita è un momento, anche piccolo, ma di profonda comunione con Chi ha creato tutto ciò per condividerlo con noi.. chi ne ha profondo rispetto e gratitudine ha già donato il suo contributo d’amore al mondo.

Spectacular bays, white beaches, steep cliffs plunging into the sea, this is the business card of Algarve, the southernmost region of Portugal, a paradise where even the sun wants to stay forever.
When I think of Algarve I picture in my mind the strong contrast between the golden sand and the blue sea, an imagine which is hard to forget.
As any attentive host, Algarve makes sure to deliver a beach paradise for everyone who choses to come here.

The region from the Spanish border to Faro is called Sotavento (up-wind) where stretches of soft sand gently lull those who let themselves go in the warm embrace of these shores.
In Barlavento (leeshore) small beaches struggle to find their place among steep cliffs that seem drawn by an imaginative sculptor. And finally, the most western region, bare and tormented coasts exposed to the Atlantic winds.
Here the nature of the region stands at its best, with breathtaking landscapes, vertiginous cliffs stretching out to the sea in a last desperate attempt to prolong land a little further before surrendering to the ocean.
From the stacks you can hear the roar of the waves slamming on the rocks trying to climb up the steep walls to gain new space, as if the ocean they belong to was not big enough.

Silent and deserted streets that twist and turn along barren headlands take to Cabo de Sao Vicentethe end of the world as it’s called. No sign of human presence except for a lighthouse that stands alone to watch the ships venturing on these seas and a small group of tourists who come here to enjoy the almost surreal atmosphere of this place. The cliffs draw the landscape’s contours slowly disappearing in the fog, as in the most perfect of pictorial perspectives.

It’s from this remote strip of land that the great explorers embarked on ships laden with expectations and wishes, in their eyes great visions of new horizons, in their hearts hope and the recklessness of those chasing a dream at all costs. An exciting and fascinating place, where in the power of the wind that blows ceaselessly you can catch hints of the energy that allowed those men to bring their dreams to new worlds.



 Baie spettacolari, candide distese di sabbia, ripidi scogli a strapiombo sul mare, è questo il biglietto da visita dell’Algarve, la regione più a sud del Portogallo, un paradiso da dove persino il sole sembra non volersene mai andare.

Quando penso all’Algarve mi torna alla mente il contrasto intenso tra la sabbia dorata dalle sfumature arancioni e il blu del mare, un gioco di colori difficile da dimenticare.
Come ogni ospite attento, l’Algarve si premura di non far mancare nulla a chi sceglie di visitarlo, offrendo paesaggi per ogni sogno d’estate.

La regione che va dal confine spagnolo a Faro si chiama Sotavento (sopra il vento) dove distese di sabbia soffice cullano il dolce relax di chi si lascia andare nel caldo abbraccio di questi lidi.

Nel Barlavento (sotto il vento) piccole spiaggette si fanno spazio tra scoscesi dirupi che paiono disegnati da uno sculture fantasioso. E infine l’estremità più occidentale, la costa più brulla e tormentata, esposta ai venti atlantici.
E’ proprio qui che la natura più libera e selvaggia della regione si esprime al suo massimo, regalando paesaggi che tolgono il fiato, vertiginose scogliere che si protendono verso il mare in un ultimo disperato tentativo di prolungare ancora un po’ la terra prima di cedere il passo alla potenza dell’oceano.
Dall’alto dei faraglioni si sente il rimbombo delle onde che sbattono sugli scogli e sembrano voler arrampicarsi lungo le pareti scoscese per guadagnare nuovo spazio, come se l’immensità dell’oceano a cui appartengono non fosse abbastanza.

Proseguendo per strade silenziose e deserte che si snodano lungo un paesaggio di brulli promontori si arriva a Cabo de Sao Vicente, la fine del mondo come è soprannominato. Nessun segno di presenza umana se non un faro che si erge solitario a vigilare sulle navi che si avventurano per questi mari e uno sparuto gruppo di turisti che vengono qui per assaporare l’atmosfera tra il magico e il surreale. Le scogliere disegnano i profili del paesaggio scomparendo piano piano nella nebbia, come nella più perfetta delle prospettive pittoriche.
E’ da questo remoto lembo di terra che si imbarcarono i  grandi esploratori su navi cariche di attese e desideri, negli occhi visioni di nuovi orizzonti, nei cuori la speranza e l’incoscienza di chi insegue un sogno ad ogni costo. Un luogo emozionante e suggestivo, dove nella forza del vento che qui soffia incessante sembrano rimasti stralci dell’energia che permise a quegli uomini di portare i loro sogni verso nuovi mondi.

Con i suoi diciotto chilometri di litorale Caorle, sulla costa adriatica a nord della laguna di Venezia, è sicuramente la meta ideale per una rilassante vacanza mare. 
La spiaggia, ampia e profonda, è a pochi passi dal centro storico del paese e costeggia una lunga via bordata di casette colorate. Ma la particolarità di Caorle è la possibilità che offre di unire una vacanza mare ad un soggiorno in un cittadina storica dall’atmosfera raccolta e intima.

Le radici della città affondano nel I sec a.C. (il nome deriva dal latino caprulae, forse per via delle capre selvatiche che vi pascolavano) e numerose i ritrovamenti di epoca romana ne testimoniano questo antico passato. 
Il centro della città è un museo a cielo aperto che ne racconta il passato glorioso, a partire dal magnifico Duomo del 1038 affiancato da un campanile cilindrico in stile romanico. Un colpo d’occhio notevole che non può passare inosservato.
Una bella passeggiata lungomare conduce al suggestivo Santuario della Madonna dell’Angelo, ricostruito nel XVII secolo su una preesistente chiesa. Sotto la volta affrescata è conservata una pregevole statua lignea della Vergine col Bambino.
Passeggiando la sera lungo le strette viuzze del centro bordate di edifici storici si ha l’impressione di trovarsi un piccolo borgo raccolto e ci si immerge in un’atmosfera calma e rilassata, lontana dalla ressa di altre località balneari ma con a due passi una magnifica spiaggia che promette sole e divertimento.

Caorle.it, il portale per vivere Caorle a 360 gradi
Per chi vuole trascorrere una rigenerante vacanza a Caorle il punto di riferimento per tutti gli aspetti informativi e organizzativi è il portale Caorle.it, in grado di offrire ogni informazione utile anche al turista più esigente. Su Caorle.it è possibile prenotare il tuo soggiorno in hotel scegliendo in un’apposita sezione la struttura ricettiva che meglio risponde alle proprie esigenze. La scelta spazia dagli hotel (da 4 a 1 stella), gli agriturismi, gli appartamenti, i bed & breakfast, i camping e i villaggi. A proposito di quest’ultimi una panoramica completa dei camping a Caorle si trova in questa pagina.


In un’altra sezione del portale c’è la possibilità di consultare le informazioni utili dal punto di vista logistico per arrivare a Caorle così come sui trasporti, oltre a un’ampia sezione riservata a ciò che Caorle può offrire dal punto di vista della storia, della cultura, della natura, della nautica e di tanto altro ancora per un’offerta turistica completa. In più oltre alle sezioni riservate alle news con gli aggiornamenti sugli eventi che animano Caorle e alle attività commerciali come ristoranti, pizzerie, bar e gelaterie, è possibile programmare le attività per la vacanza navigando nella ricca sezione “Cosa fare” che guida tra le numerose scelte adatte ad ogni esigenza, da chi ama lo sport a chi vuole dedicarsi al benessere, da chi vuole divertirsi a chi vuole godersi la spiaggia. Inoltre si puoi anche vedere in tempo reale che tempo fa grazie alle webcam su Caorle.


In punta di piedi, recita così una piastrella in ceramica fuori dal cancello di un giardino a Montemarcello. Un invito ad un approccio pacato e dimesso a questo borgo arroccato sulla collina per non rompere l’incanto di un silenzio tanto perfetto da sembrare surreale.

Mi avvio lungo una stretta viuzza colorata che sembra uscita dalla tavolozza di un pittore, passo leggero come quello di un adolescente che rientra tardi la notte e si muove piano per paura di essere scoperto. Mi chiedo se persino il rumore meccanico della mia macchina fotografica possa svegliare qualcuno, ma l’ammiccante bellezza di questo borgo è irresistibile, come fragole rosse gonfie di sole e
d’estate che aspettano solo di essere colte.

Montemarcello è un gomitolo di case e viottoli rannicchiato tra l’azzurro abbraccio del mare e le scure rocce della costa, nell’ultimo lembo di Liguria prima della Toscana. Una graziosa piazzetta acciottolata bordata di case con le facciate di sassi e mattoni mi accoglie, un dolce preludio al groviglio di viuzze che si inoltra nel cuore del borgo, un’altra piazza silenziosa dove fermarsi per diventare parte dell’incantesimo che sembra essersi posato sul paese, come un finissimo velo sceso giù volteggiando dal cielo. Pochi passi ancora e una vertiginosa vista sulle Apuane mi scuote dal dolce torpore in cui ero sprofondata, così inaspettata e grandiosa da togliere il fiato.
A pochi passi dal borgo dipartono sentieri che conducono corpo e mente lungo il profilo aspro della costa, in continuo bilico tra mare e cielo.

Tra questi ce n’è uno speciale,quello che conduce alla piccola spiaggetta di Punta Corvo. Speciale la meta, un lembo di sabbia nero brillante che si getta nella spumeggiante acqua del mare. Speciale la via, un percorso di settecento gradini dalla pendenza vertiginosa che fanno guadagnare ogni secondo dell’inebriane felicità che aspetta in fondo, dove il piccolo lido sta steso al sole con aria ammiccante, come una bella donna che prima di concedersi vuole mettere alla prova i pretendenti. All’arrivo ginocchia intorpidite dalla stanchezza e cuore stordito da tanta tracotante magnificenza, e il respiro profondo del mare che qui si fa tanto forte da rendere sordi ad ogni altro rumore. I gradini visti da sotto intimoriscono un po’, promettendo nuova fatica e sudore, perché la via del ritorno passa da qui, a meno che non si decida di bluffare e attendere il traghetto che fa la spola da Bocca di Magra. La soluzione più facile e meno coraggiosa,  ma dopo tanto stordimento difronte ad una natura così intesa e possente un piccolo aiuto è concesso!


Ho proposto alla nostra inviata Emanuela di scrivere l’ABCspiaggia Liguria, ed ecco qui la serie di meraviglie che la nostra ligure DOC ci propone:

Quando Silvia mi ha proposto di scrivere questo post ho accettato subito con entusiasmo pensando che fosse  semplice scegliere le spiagge più belle della Liguria. Ben presto però mi sono dovuta ricredere: troppi luoghi splendidi e poche lettere dell’alfabeto! A parte gli scherzi ho cercato di scegliere alcuni dei posti più rappresentativi, o come si dice oggi i must have da vedere. Ecco il mio personalissimo ABC:
A come Alassio Una strada di sabbia fine grigio/bianca lunga 4 km. Famosi sono anche i fondali molto profondi. Se amate le “gite sott’acqua” a questo link troverete molte informazioni utili.

B come Bergeggi (bandiera blu 2013 e una delle mie prossime mete fotografiche) Mare e borgo stupendo e anche riserva riserva naturale che cosa volere di più? Spero di parlarne presto in un prossimo post.

C come Camogli  Amo questo borgo marinaro, quasi una seconda casa, ci vado ogni volta che posso.
È un luogo rilassante nonostante la presenza dei turisti, piuttosto consistente in estate. La spiaggia è libera ed è formata da sassolini. 
D come Deiva Marina Spiaggia (sabbia e ghiaia) molto frequentata. Il paesaggio in alcuni punti è un po’ selvaggio ma bellissimo.

F come Framura (bandiera blu 2013) altra mia prossima meta. Perché? Guardate qui  sono sicura che anche a voi verrà subito voglia di fare le valigie e partire. 

G come Genova Le spiagge più belle a pochissima distanza dal centro sono quella di Boccadasse e a due passi quella di Vernazzola.

L come Levanto Località a pochi km dalle Cinque Terre. Purtroppo non ci sono ancora stata ma sicuramente rientra nella mia wish list! Molto amata dai surfisti per la bellezza delle onde.

M come Monterosso Ho visitato il primo borgo delle Cinque Terre un paio di mesi prima dell’alluvione del 2011 e vorrei ritornarci presto. Ci sono due spiagge una appena si scende dal treno e un’altra poco più avanti (quella ritratta in foto).

N come Noli Antico borgo medioevale offre divertimento a 365°: spiagge di sabbia bianca, fondali stupendi dove praticare immersioni e uno splendido paesaggio. 

P come Paraggi In realtà questa è una spiaggia piccolissima e sempre molto affollata,  ma ho voluto inserirla lo stesso perché è proprio in mezzo ad altre due meraviglie liguri: Portofino e Santa Margherita. Così se avete un week-end a disposizione potete visitare tutte e tre le località. Per maggiori info cliccate qui

R come Recco spiaggia non grandissima però facilmente raggiungibile e le strutture balneari sono di tutto rispetto… non dimenticate poi di assaggiare la buonissima focaccia al formaggio specialità assoluta di questa
città!

S come Sestri Levante Adoro questo borgo, stupendo ed unico.  Due sono le spiagge, anzi baie: La baia del Silenzio e La Baia delle Favole. Un luogo incantevole!

T come Tellaro ne ho parlato qui

V come Varazze (bandiera blu 2013) Che dire, quasi si presenta da sola: una spiaggia meravigliosa, una passeggiata a mare altrettanto divina e un magnifico centro storico, insomma un piccolo paradiso.

Z come Zoagli borgo tra Chiavari e Rapallo. Anche in questo caso la spiaggia non è tanto grande ma la bellezza del luogo vi affascinerà sicuramente.

Spero di esservi stata utile, la Liguria è tutta bella e questo è solo un elenco parziale delle sue meraviglie!
A presto Emanuela


Accolgo con piacere l’invito di Sara, co-blogger di Trippando e mia cara amica e compagna di blog tour, a scrivere l’ ABC della spiaggia, nato da una simpatica idea della vulcanica Signora Trippando!

Nel decidere quali spiagge inserire nel mio ABC mi sono proprio divertita, tornando col pensiero ai ricordi dei tanti meravigliosi posti che ho avuto la fortuna di vedere nei miei viaggi in giro per il mondo. Nel vaglio non ho dovuto però fare grandi sforzi di memoria, mi sono fatta aiutare dalla mia specialissima collezione di sabbie dal mondo che ho costruito nel corso di tanti anni: ogni volta che visito una spiaggia porto con me una piccolissima quantità di sabbia che arrivata a casa verso in dei vasetti di vetro; il risultato è una variopinta collezione di sabbie dalle grane e dai colori più diversi, e ogni volta che mi soffermo a guardarla rimango stupita nel vedere come non ce ne sia una identica all’altra, dimostrazione tangibile della straordinaria varietà che il nostro pianeta ci regala!
Ma bando alle ciance, ecco l’#ABCspiaggia di Viaggiolibera!

A come Algarve, la magnifica costa nel sud del Portogallo, dove promontori di rocce che sfumano dal rosso all’arancio si protendono verso un mare blu cobalto.
B come Baie des Trépassés, che a dispetto del nome inquietante è una delle spiagge più spettacolari ed emozionanti della Bretagna. Quando ho visto la foto di quella casetta bianca solitaria affacciata sulla baia e circondata da verdi brughiere ho capito che in quel posto dovevo assolutamente andarci, è così ho fatto.
Tra la B merita un menzione anche Barcellona, città che amo alla follia e che offre una delle spiagge cittadine più belle che io abbia mai visto.
C come Cies, un angolo di Caraibi in Galizia, si ho detto proprio Galizia! E’ in questa terra segnata da coste aspre e acque impetuose che ho scoperto un’isola con sabbia bianca e fine ed acqua trasparente, uno scenario che potrebbe essere scambiato per i Caraibi, temperature a parte non sempre esotiche!
D come Dubai e la spiaggia che non sono riuscita a vedere se non passando in taxi perché ci sono andata a fine luglio quando la temperatura che supera i 50° rende impensabile restare in spiaggia anche per il solo tempo di una foto. Ci tornerò…..d’inverno!
E come Essaouira, una cittadina sulla costa marocchina dal fascino decadente e trasandato, dove note arabeggianti si mischiano con influenze occidentali. Una magnifica spiaggia affacciata sull’oceano e un souk profumato di spezie e di legno intagliato dove perdersi dolcemente.
F come Fort Meyers, una colorata cittadina di mare della Florida affacciata sul Golfo del Messico, molto frequentata da giovani surfisti.
G come Gran Canaria e la sua lunga Playa del Inglés stretta tra oceano e deserto, perché a ridosso della spiaggia si estendono le dune di Maspalomas: osservare il mare camminando tra bionde dune di questo angolo di deserto è un’esperienza memorabile.
H come Haiti, ma quella sarda di spiagge come La Cinta o Cala Brandinchi (concordo pienamente con Sara di Trippando), così chiamate  per il candore della sabbia. Dopo tante mete esotiche ho voluto andare di persona a vedere se era poi vero che la Sardegna fosse così spettacolare come dicono… e lo è; non la paragonerei ai Caraibi perché quelli sono un’altra cosa, non per il mare ma per un’atmosfera particolare, ma la Sardegna non ha bisogno di certi paragoni per meritare di essere definita bella, è spettacolare in un modo tutto suo, inimitabile.
I come Ile de Batz, una piccolissima isola bretone che si gira rigorosamente a piedi, tra spiagge di una sabbia incredibilmente bianca e verdi promontori ricoperti d’erica.
L come Lovina, la spiaggia nera di Bali, bella di per sé ma per me speciale perché proprio qui Michele, mio marito, mi ha chiesto di sposarlo!
M come Miami e la sua favolosa Miami Beach, sorprendentemente candida e con acqua cristallina per essere la spiaggia di una metropoli.
N come Naples, una blasonata cittadina della Florida con una spiaggia da far invidia ai Caraibi e uno stuolo di magnifiche ville dove vengono a svernare facoltosi americani. Anche se VIP, la cittadina ha un suo perchè!
O come O Lanzada, una lingua di sabbia che mi ha regalato magnifiche e inaspettate giornate di mare e sole durante il mio viaggio in Galizia.
P come Phi Phi Island, la famosa isola tailandese che ho visto prima che fosse inghiottita dalla devastazione delle tsunami.
Ma anche P come Pointe de Poulains a Belle Ile en Mer in Bretagna, perché l’ho incontrata in un quadro quando non sapevo che posto fosse e poi lei mi ha attirato a sé, come se fosse stato destino che là arrivassi!

Q come quante spiagge vorrei ancora vedere?? Tante, tantissime!
R come Redang, un’isola da sogno che ho scoperto in uno dei miei viaggi in Malesia, una spiaggia tropicale dove basta fare pochi passi per immergersi in un vero acquario naturale popolato di pesci di tutti i colori. Emozionante!
S come Sainte Maxime, la “mia” Sainte Maxime, un paesetto della Costa Azzurra affacciato sul Golfo di Sainte Tropez dove ho trascorso le mie estati giovanili. Come non amare questo angolo di paradiso che ha saputo restare lontano dai fasti delle località vicine conservando lo spirito autentico della Costa Azzurra.
E ancora S anche come Sal, l’isola dell’arcipelago di Capo Verde dove ho trascorso una delle vacanze mare più memorabili in una spiaggia dalla sabbia ambrata e dal mare verde smeraldo passando ore a giocare con le onde delle sue caldissime acque.
T come Tulum, in Messico, la prima spiaggia caraibica che ho mai visto e che mi ha folgorato con la sua disarmante bellezza. Allora avevo poco più che vent’anni ma ancora ne porto dentro il ricordo come una delle spiagge più belle che abbia mai visto.
T anche come Tokyo, sì lo so vi chiederete che c’entra una megalopoli con le spiagge? A Tokyo c’è una bellissima baia dove rifugiarsi e trascorrere ore di pace e quiete lontano dalle abbaglianti luci della città. Uno dei tanti motivi per i quali questa straordinaria città giapponese sa sorprendere.
U come USA e le tante lunghissime spiagge della costa californiana che spero di vedere presto
V come Varadero, che pur essendo una delle spiagge di Cuba più famose e frequentate dal turismo di massa è comunque una spiaggia straordinariamente bella : quando il sole la illumina si rimane sospesi tra il candore accecante della sabbia e l’azzurro fosforescente del mare.
Z come Zennor, un minuscolo paese della Cornovaglia affacciato su uno dei tratti più spettacolari del West Coast Path, il sentiero che percorre tutta la costa della regione. Qui soggiornò nientemeno che D.H. Lawrence che era solito frequentare il Tinner’s Arm pub, un caratteristico locale che esiste ancora e dove è d’obbligo una sosta.

Le mie nominations:
Giovy di Emotions recollected in tranquillity
Silvia di The Girl with the Suitcase
Gian e Lele di Sphimm’s Trip (vale per due!)
Autorizzo Trippando nella persona di Silvia Ceriegi alla pubblicazione di questo testo, cedendogliene tutti i diritti”. 



© silviaromio.altervista.org

Gran Canaria, una perla  al largo delle coste nord-occidentali dell’Africa; un continente in miniatura, come spesso la definiscono, proprio perché qui si possono incontrare tutti i possibili paesaggi presente al mondo: immense spiagge, verdi colline, montagne, laghi, e persino il deserto. Un puzzle perfetto, un piccolo mondo, un angolo d’Europa proteso verso l’Africa.

Chi atterrando qui si aspetta spiagge caraibiche e acque cristalline resterà deluso; le spiagge, le più famose delle quali concentrate nelle coste sud dell’isola, sono le tipiche spiagge oceaniche lunghe e profonde bagnate da acque turbolente e non particolarmente calde; anche il profilo del centro balneare principale, Playa del Inglés, è alquanto deludente, abbruttito da enormi palazzoni arroccati sul promontorio che domina il mare, enormi alveari che ospitano hotel e appartamenti vacanze, molti dei quali avrebbero bisogno di una buona sistemata e rinfrescata. Qui le strutture turistiche sembrano essersi fermate agli anni ’70, l’epoca in cui le Canarie erano sinonimo di meta esotica, l’Europa in Africa, una destinazione chic per abbienti turisti tedeschi e inglesi, ma non solo. Con l’avvento dei voli low cost il target turistico si è abbassato e le isole, compresa Gran Canaria, sono diventate una destinazione alla portata di molti, ma le strutture turistiche non hanno saputo o voluto adeguarsi al cambiamento risultando oggi decisamente fuori moda e molto impesonali.
Detto questo, Playa del Inglés è comunque un luogo piacevole dove passeggiare la sera sul lungo mare pieno di bar e negozi e dove fare ottimi affari comprando profumi , macchine fotografiche o telecamere essendo l’isola porto franco.  Attenzione però a valutare bene l’acquisto, la fregatura è dietro l’angolo!
Ma il pezzo forte di Playa del Inglés è la riserva naturale delle Dune di Maspalomas, un deserto in  miniatura di solo 25 km quadrati incastrato tra la spiaggia e le colline; si può accedere alla riserva direttamente dalla zona dei bar, passando così in pochi minuti dal frastuono del centro abitato animato dal vocio dei turisti al silenzio delle dune; un paesaggio surreale fatto di dolci colline dorate, un manto di seta che sembra oscillare spinto dal vento e che si stende fino al mare. Ritrovarsi dentro questo universo fatto si sabbia, vento e silenzio riempie il cuore di emozione, d’un tratto sembra di essere atterrati su di un altro pianeta, è emozionante passeggiare per le dune, arrampicarsi sulle più alte e da lì osservare l’oceano che si staglia all’orizzonte, una linea dritta contro il profilo ondulato delle dune.  Laddove le dune precludono la vista delle colline e della città che incombono alle spalle di Maspalomas, la vista spazia solo tra deserto e mare, due infiniti che sembrano toccarsi, un mondo fatto solo di due colori, l’oro della sabbia e il blu del cielo e del mare.
© silviaromio.altervista.org

Gran Canaria riserva anche altre perle, come Puerto Morgan, un piccolo paesino affacciato sulla costa sud occidentale dell’isola; qui le case bianche, abbellite da balconi e inserti color pastello e incorniciate di bouganville in fiore creano un’atmosfera che è un misto tra i paesetti delle isle greche e i paesaggi provenzali. Il porticciolo, circondato da minuscoli bar, è il luogo ideale per sedersi fuori a sorseggiare un caffè osservando la vita intorno e i pescatori indaffarati a scaricare delle loro barche il bottino della giornata.
Puerto Morgan è facilmente raggiungibile da Playa del Inglés da autobus di linea, il viaggio dura circa un’ora e permette di godere del paesaggio costiero seguendo la strada che si inerpica su per le colline per raggiungere la piccola baia dove è appollaiato il paese.

© silviaromio.altervista.org

Di atmosfera decisamente diversa è Las Palmas de Gran Canaria, la capitale delle Canarie: una città calda, piena di vita, dall’atmosfera rilassata e cosmopolita oltre che vivace centro universitario;
Il quartiere storico della Vegueta trabocca di edifici che nelle loro facciate raccontano la storia travagliata di quest’isola, terra di grandi contese proprio per sua sua posizione strategica come porta verso il continente africano; il quartiere è caratterizzato dalle tante case in stile tradizionale, con i cortili interni e i balconi in legno intarsiato. Meritano una visita la Casa di Colombo e il Museo Canario che racconta le usanze delle antiche popolazioni dell’arcipelago.
Ma il cuore pulsante della città è la sua spiaggia, Las Canteras, una delle più belle spiagge cittadine che abbia mai visto: ampia, pulita, una mezza luna di sabbia candida incorniciata  da acque placide e da una magnifica via lungo mare piena di caffè e bar, il posto preferito dagli abitanti per sorseggiare un aperitivo dopo il lavoro. 
Pur non contando attrazioni turistiche d’eccezione, la città conquista con la sua aria allegra e informale, una sorta di piccola Barcellona d’oltre oceano dal carattere marcatamente europeo, dove si tende a dimenticare di aver varcato un oceano ed essere a due passi dal continente nero e sembra di essere ancora nella vecchie Europa.
La città è ben collegata a Playa del Inglés con bus di linea che coprono il tragitto in ca. 1 ora- 1 ora e trenta a seconda del traffico.
Guida al viaggio

Traporti per Gran Canraria:
Ryain Air e altre compagnie aeree low cost offrono voli diretti; Iberia collega Gran Canaria attraverso voli con scalo in Spagna. Se si ha più tempo si può prendere in cosiderazione la possibilità di arrivare attraverso uno scalo in Germania servendosi di uno dei numerosi voli di compagnie aeree low cost tedesche (per es. Tui) che offrono collegamenti giornalieri con l’isola.
Dove dormire:
Playa del Inglés rappresenta certamente una base ideale da dove partire alla scoperta dell’isola. La maggior parte delle mete di interesse turistico possono essere raggiunte con gite giornaliere usando una macchina a noleggio o avvalendosi dell’estesa ed efficiente rete di trasporti pubblici.
Per evitare di finire in uno dei tanti hotel – alveari, si può magari cercare un piccolo appartamento nelle nuove zone residenziali più recenti appena fuori dal centro di Playa del Inglés.
Quando andare:
Gran Canaria è famosa per essere l’isola dell’eterna primavera, qui d’inverno la temperatura rimane sui 18° e d’estate, grazie alle brezze oceaniche, non sale mai sopra i 30°. Un clima da sogno dove godere del calore del sole in ogni periodo dell’anno

Riccione, una sonnolenta mattina di gennaio, la sveglia suona alle sette, mi preparo velocemente e scendo a far colazione in hotel. Guardo l’orologio e mi accorgo di avere ancora mezzora prima che parta il treno che mi poterà in fiera a Rimini per un’altra lunghissima giornata di lavoro.

Fuori l’aria è frizzante, fresca ma non fredda, non sembra nemmeno inverno. La prima luce del mattino si fa breccia tra le nuvole, finalmente un raggio di sole dopo due giorni di pioggia, la Romagna mi ha riservato un’accoglienza grigia, forse oggi vuole recuperare. Cammino lungo un viale Ceccarini deserto, ci sono solo un paio di bar aperti; è difficile rintracciare tra le serrande abbassate di questa strada silenziosa una minima parvenza della vita che va in scena durante la stagione estiva. Ma io la preferisco così, avvolta da questa quiete assoluta; il suono dei miei passi riecheggia per la via, guardo i miei stivali col tacco basso e penso soddisfatta che oggi non dovrò patire male ai piedi come ieri, quando ho avuto la malsana idea di mettere i tacchi.

Rialzo lo sguardo e cerco il mare, mi chiedo se già dal centro si vede: ho sempre adorato il mare d’inverno e questa è un’ottima occasione per vederlo, mi darà la carica per affrontare la giornata. Ma in fondo alla via vedo solo altre case; proseguo e finalmente arrivo sul viale lungo mare, deserto e silenzioso, il marciapiede ancora pieno di pozzanghere della pioggia del giorno prima. Guado verso la costa, è strano il mare è lì a pochi metri ma non lo vedo e non lo sento.  Gli stabilimenti balneari hanno un’aria di desolazione, nessuna luce, nessuna sedia, sembra che su tutto sia calato un velo di immobilità, che ogni cosa sia sprofondata in un lungo sonno. Mi dirigo verso uno dei vialetti che portano alla spiaggia ma presto il passo è sbarrato da una recinzione; al di là una striscia di sabbia ammassata in una lunghissima duna scherma la vista dell’orizzonte. Finalmente sento il suono del mare, sembra lontano, un ruggito distante; oltre la duna scorgo un riflesso, guardo meglio e mi rendo conto che è l’acqua che fa da specchio e riflette la luce radente del mattino. Salgo su una pila di piastrelle ammassate coperte di sabbia bagnata e finalmente lo scorgo, eccolo lui è li. L’hanno recintato, come un animale in gabbia, ma è proprio in questa dimensione di cattività che finalmente l’Adriatico mi mostra il suo volto più autentico: non è il mare ammaestrato che lambisce le spiagge affollate d’estate, curate e rastrellate, con sdraio e ombrelloni perfettamente allineati ma un mare agitato, vivo, energico.
Ora la spiaggia è solitaria, selvaggia, il bagnasciuga coperto di alghe che la corrente porta disordinatamente a riva; le nuvole basse, ancora cariche di pioggia sembrano incombere sull’acqua rendendola di un colore grigio blu; è esattamente così che dovrebbe essere, acqua e sabbia, il fragore delle onde che scivolano a riva, cielo e nuvole e nulla più.
Penso che se dietro a me non ci fossero hotel e cemento ma solamente campagna e pineta, se non ci fosse questa recinzione che delimita la spiaggia, ne le dune erette dall’uomo per tenere a bada i venti dell’inverno, questo luogo avrebbe tutto un altro sapore. Ascolto lo sciabordio regolare e grave delle onde, l’aria fresca del mattino mi accarezza il viso, chiudo gli occhi e immagino la spiaggia deserta difronte a me, nessuna recinzione, nessun ostacolo tra me e il mare, solo sabbia e acqua a perdita d’occhio. Riapro gli occhi e penso  che tra qualche mese le serrande dei bagni si rialzeranno, i bar riapriranno, piano piano il lungomare e la spiaggia torneranno ad essere frequentati, dapprima poche persone, poi sempre di più fino alla follia della piena estate, quando non rimarrà nemmeno metro quadro libero e lungo il bagnasciuga si vedrà solo una folla immensa di gente. Ma oggi è diverso, oggi il mare è un deserto di onde in movimento, energia pura che si riversa sulla spiaggia lasciandosi dietro alghe e conchiglie; ora c’è spazio solo per nuvole e vento, silenzio e solitudine. E’ un paesaggio che trasmette malinconia, ma io trovo che questo sentimento, nelle giuste dosi, sia bello, aiuta a ricordare e a rivivere emozioni passate, a metterle in fila, a rivalutarle, a dar loro il giusto peso, aiuta ad imparare a convivere con i propri ricordi, col proprio passato. E’ bello ogni tanto lasciarsi cullare tra le braccia della malinconia per risentire dentro di sé l’emozione pungente di un momento passato.
Saluto con un cenno il mare, mi volto e ritorno  lentamente sui miei passi, verso i miei impegni, ringraziando mentalmente l’Adriatico per questo lungo, intenso momento, di mare d’inverno.

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