Adagiata lungo le sponde del fiume Guadalquivir, Siviglia è la città più grande dell’Andalusia ed uno dei centri più vitali ed energici di Spagna. La storia di Siviglia è un susseguirsi di dominazioni e culture diverse che hanno lasciato segni tangibili del loro passaggio, rendendola un formidabile punto d’incontro tra Europa ed Africa, non solo per l’architettura, un mix di stili romanico, islamico e barocco, ma anche per tradizioni culturali e gastronomiche.

Il centro di Siviglia, di epoca medievale, è un intricato labirinto di vicoli e vicoletti che sbucano su grandi piazze incorniciate da imponenti chiese e da palazzi signorili che al loro interno custodiscono cortili adorni di fiori.

Le mete imperdibili di Siviglia

La Cattedrale di Siviglia è una meraviglia architettonica unica al mondo e, assieme all’Alcazar e all’Archivio delle Indie, forma un grandioso complesso monumentale di inestimabile valore, inserito dall’Unesco tra i siti Patrimonio dell’Umanità.
La Cattedrale fu costruita tra il 1402 e i 1506 all’epoca della riconquista cristiana della città sul luogo dove prima sorgeva una moschea. Impossibile rimanere immuni al suo fascino, sia per la perfetta sintesi di arte ispano-moresca che unisce la struttura delle basiliche cristiane ad elementi delle moschee, ma anche per le imponenti dimensioni.
Le cappelle che si susseguono lungo la navata sono ricche di decorazioni, statue, dipinti e vetrate istoriate che fanno della Cattedrale un museo di arte spagnola cinquecentesca.
L’origine moresca della Cattedrale si ritrova anche nella Giralda, la torre simbolo di Siviglia che sorge lungo la facciata orientale, che originariamente era un minareto e fu poi trasformata in campanile. La decorazione e i colori della Giralda ne fanno uno dei più sublimi esempi di arte islamica di Spagna, un susseguirsi di nicchie, archi e decori che ne adornano le quattro facciate creando interessanti giochi di luci ed ombre.
L’Alcazar è un altro gioiello di Siviglia, meraviglioso esempio di arte ispano-moresca; l’edificio, risalente al XIV secolo, fu voluto da Pietro I di Castiglia che trasformò il preesistente palazzo moresco in una vera e propria reggia, rispettando le decorazioni originarie. L’interno è un susseguirsi infinito di sale e cortili in stile mudejar, caratterizzati dalla straordinaria raffinatezza dei decori e dal pregio dei materiali: marmi, stucchi, legni intarsiati, foglie d’oro, madreperle e azulejos, le piastrelle colorate tipiche dell’arte andalusa.
La reggia funge ancora oggi da Residenza Reale ed è utilizzata dalla famiglia reale durante le visite in città.
Nella vicina Plaza del Triunfo, in uno splendido palazzo del XVI secolo, si trova l’Archivio delle Indie, il più grande ed importante archivio riguardante la colonizzazione spagnola in America; dopo Europa ed Africa, ecco il terzo elemento che fa di Siviglia uno straordinario melting pot culturale: è questo il simbolo dell’incontro della città, e di Spagna, con il Nuovo Mondo. L’archivio contiene oltre 80 milioni di pagine di documenti originali che coprono più di tre secoli di storia; numeri impressionanti per quello che rappresenta una vera e propria finestra aperta sul passato e sugli avvenimenti che cambiarono per sempre i destini di genti e paesi.

Il Barrio de Santa Cruz

Dopo tanta monumentalità, è bello concedersi un giro per il Barrio de Santa Cruz, che con le sue viuzze e piazzette alberate incarna l’Andalusia stessa. Case imbancate a calce, cortili traboccanti di fiori e una miriade di tapas bar rendono questo quartiere il luogo ideale per assaporare le atmosfere rilassate di Siviglia.

Consigli di viaggio

Grazie al clima mite, Siviglia è la meta ideale per l’autunno e l’inverno, quando l’insopportabile calura estiva è un lontano ricordo e le temperature gradevoli permettono di godere delle bellezze della città.
I collegamenti aerei low-cost con alcuni aeroporti italiani hanno reso il viaggio economico e veloce, trasformando di fatto la città in una meta perfetta per un week end lungo.
Un modo originale e facile per organizzare il viaggio è utilizzare il pacchetto Emozione3 per le Capitali e Città Europee tra le quali c’è anche Siviglia. Il pacchetto include il soggiorno di due notti in B&B per due persone in un boutique hotel molto singolare, situato proprio nel cuore del Barrio de Sanza Cruz.
L’hotel si chiama La Casa del Maestro ed un tempo era la residenza del maestro di chitarra flamenca Niño Ricardo; inserito in un tipico palazzo andaluso del XIX secolo con cortile interno, oggi perfettamente ristrutturato, l’hotel offre ambienti accoglienti carichi di fascino. Uno sfondo perfetto per calarsi appieno nelle atmosfere andaluse della magica Siviglia!


Valentina, la nostra local expert per il Garda e le Dolomiti del Brenta, ci svela un altro borgo bello e goloso della sua terra!

A prima vista viene proprio da chiedersi perché San Lorenzo in Banale sia stato inserito nel club dei Borghi più Belli d’Italia: passando in macchina, infatti, non si vedono che edifici moderni, non diversi da mille altri in Italia. Ma parcheggiando la macchina e addentrandosi tra le sue frazioni si scopre tutto il fascino di questo paese, che sorge proprio ai piedi delle Dolomiti di Brenta. 
San Lorenzo è composto da ben 7 frazioni, un tempo veri e propri paesi indipendenti. E fa quasi sorridere ora, se si pensa che questi paesi (in realtà un gruppo di case ciascuno) distano solo pochi passi uno dall’altro. Passando da uno all’altro, si possono osservare le vecchie case in pietra, grandi e massicce, con i loro “pont”, ovvero sorta di ponti che permettevano ai carri l’accesso ai piani superiori degli edifici. Da non perdere poi la visita alla chiesetta di San Rocco e San Sebastiano, nella frazioncina di Pergnano, con i suoi affreschi di inizio ‘500 ma dai colori ancora incredibilmente vividi. 
San Lorenzo in Banale – Credits Valentina Bellotti
Di solito, come gli altri paesini che s’incontrano nelle valli trentine, è molto tranquillo, quasi sonnecchiante sul suo pendìo soleggiato. Ma non se ci venite il primo fine settimana di novembre! In questi giorni si celebra infatti la Sagra della Ciuìga, vivacissima festa paesana dedicata appunto alla ciuìga, salamino con le rape prodotto solo qui e presidio Slow Food.
Tagliere – Credits Valentina Bellotti
La storia della ciuìga è strettamente collegata alla storia del borgo e della sua gente: è nata infatti sul finire dell’Ottocento dall’ingegno del macellaio locale che, per sfruttare anche le parti meno nobili del maiale e ricavarne qualcosa di sostanzioso, pensò bene di aggiungere tante spezie e della rapa bianca bollita e grattugiata alla carne. Il salamino così ottenuto veniva affumicato in speciali locali senza camini. Si trattava evidentemente di un cibo povero, nato davvero dalla necessità, e quasi scomparso dopo che quella necessità venne meno con gli anni del benessere. Recuperato e nobilitato (ora si fa con un buon 70% di carne di maiale scelta e il resto rapa, esattamente il contrario di quanto avveniva in passato), è ora un ingrediente appetitoso e ricercato, tutelato da Slow Food. 
Nei giorni della sagra è possibile provare tantissimi piatti con la ciuìga, ma se volete provare qualcosa di più “rustico” vi consiglio il semplice tagliere con il salame, patate lesse e cavolo cappuccio. Da leccarsi i baffi! 

Come arrivare a San Lorenzo in Banale

Da Trento (35 km ca), seguire le indicazioni per Terme di Comano  e poi Molveno; da Riva del Garda (40 km), prendere per Tenno, poi Ponte Arche e infine Molveno. 

Fino al prossimo 18 gennaio le Scuderie del Quirinale a Roma ospitano una importante mostra dedicata ad Hans Memling, l’artista che nella seconda metà del Quattrocento divenne il pittore più importante di Bruges, allora cuore commerciale ed artistico delle Fiandre. Una grande rassegna di opere che darà occasione al pubblico italiano di avvicinarsi e conoscere questo grande artista e l’arte pittorica del Rinascimento Fiammingo, che produsse opere di inestimabile valore artistico.
Si tratta di una estesa monografica, la prima realizzata in Italia, che vuole mostrare le straordinarie capacità pittoriche di colui che fu un protagonista assoluto della pittura fiamminga del Quattrocento. La mostra prende in esame tutti i diversi aspetti della sua opera, dalle pale monumentali d’altare ai piccoli trittici, oltre ai famosi ritratti, genere di cui Memling si impadronì facendo proprio e che seppe evolvere e perfezionare ritraendo i soggetti su uno sfondo paesaggistico, elemento che ebbe molto eco ed influenzò anche molti artisti italiani del primo Cinquecento.
La mostra si propone inoltre di approfondire il meccanismo del mecenatismo, elemento fondamentale nell’evoluzione della carriera dell’artista. Più di tutti i suoi contemporanei, Memling divenne il pittore amato dai mercanti e dagli agenti commerciali italiani a Bruges, divenendo così l’erede dei maestri fiamminghi che lo precedettero, Jan Van Eyck e Rogier van der Weyden. Non è un caso che la pittura di Memling contenga elementi di continuità rispetto ad entrambe le figure, che lo ispirarono e costituirono la base da cui egli elaborò e sviluppò poi il suo personale stile.
Oltre a capolavori di arte religiosa provenienti dai più importanti musei del mondo, la mostra conta anche molti ritratti tra cui Ritratto di giovane dalle Gallerie dell’Accademia di Venezia, il Ritratto di uomo della Royal Collection di Londra senza dimenticare il magnifico Ritratto di uomo con moneta romana proveniente da Anversa e il  Ritratto di uomo, presente grazie alla gentile concessione della Frick Collection di New York.
 
La mostra è senza dubbio un’ottima occasione per un week end di arte e cultura a Roma!
 
 
 
 

Un territorio ricco di natura, storia e tradizioni artigiane e culinarie, un comprensorio fatto di borghi antichi, città fortezze, scrigni d’arte e custode di percorsi enogastronomici di eccellenza.
Una visita alle terre del Grappa riserva tutto questo e molto di più. In particolare la provincia di Treviso, chiamata Marca Trevigiana, è una terra verde e fertile che circonda e avvolge la vicina Venezia cingendola come un lussureggiante giardino per il quale sono distribuiti vigneti, valli punteggiate di ulivi, antichi castelli e fortezze. 
Durante il weekend di #terredelgrappa organizzato da Discovering Veneto ho avuto occasione di visitare e conoscere una parte di questo territorio, quella compresa tra Paderno del Grappa, Asolo, San Zenone degli Ezzelini e Maser. Un angolo di Veneto che in parte già conoscevo ma che mai avevo visitato in maniera così approfondita e che mi ha dato modo di scoprire altre nuove meraviglie della mia terra.
A colpirmi sono prima di tutte le colline, dolci pendii rivestiti di vegetazione che in questo periodo dell’anno hanno già indossato gli accessi colori autunnali. I profili dei colli percorrono sinuosi una valle segnata dallo scorrere del fiume Brenta e protetta sul fondo dall’imponente profilo del Monte Grappa. Le cime del Grappa furono triste teatro della Grande Guerra, di cui ancora oggi sono visitabili l’Ossario commemorativo e le trincee, ma sono anche meta di trekkers, amanti della montagna e turisti che qui vengono a respirare aria buona immersi in bellezze paesaggistiche di inestimabile valore naturalistico.
Il Grappa è anche trampolino di lancio per gli amanti del volo libero che dai suoi altipiani vengono a spiccare il volo sorvolando le valli trevigiane, grazie anche alla scuola specializzata di parapendio e volo libero di Borso del Grappa, famosa a livello europeo.

La strada del Prosecco 

La strada del Prosecco
Lunghi filari di vigneti rivestono le valli delle #terredelgrappa: è proprio qui che nasce il prosecco, tanto amato da italiani e stranieri. Tantissime sono le cantine disseminate sul territorio lungo la “Strada del Prosecco Asolo DOCG Superiore“, dove è possibile fermarsi a degustare il vino e visitarne la produzione. Noi abbiamo visitato la cantina Terre dei Castellaz di Covolo di Pederobba. La sorpresa è che a gestirla sono dei giovani tra cui una ragazza, Federica, che con la famiglia ha rilevato l’attività e deciso di intraprendere questa strada fatta di fatica e passione. In un mondo come quello del vino che per tradizione è maschile, trovare una giovane donna che parla della produzione del Prosecco, del Merlot, del Cabernet con tanto amore è davvero un’esperienza piacevole e un segno positivo del cambio dei tempi e della voglia di ritorno ai lavori legati alla terra!
Propietà della cantina è anche la seicentesca Villa Bellati, magistralmente ristrutturata e sede di eventi e cerimonie, circondata dalla suggestiva cornice dei vigneti asolani.

Tra i gessi del Canova

Non solo enogastronomia e natura ma anche arte, precisamente quella del Canova. A Possagno, città natale di Canova, che vanta un Tempio progettato dall’artista stesso al cui interno si trova la tomba del maestro, si trova la Gipsoteca, che custodisce diversi gessi delle principali opere di Canova. Attiguo alla Gipsoteca, proprio all’interno della Casa Natale, c’è il Museo Canova dedicato al genio che espone altre opere tra cui dipinti e ospita una ricostruzione della sua bottega.
Un’esperienza molto particolare è la visita serale della Gipsoteca al lume di lanterne: illuminati solo dalla fioca luce delle lanterne, i gessi paiono prendere vita e uscire dall’oscurità mostrando la grazia e la maestria delle loro forme.

San Zenone degli Ezzelini, sulle orme della storia

Paolo Veronese, l’incanto delle vesti
Sulle pendici di un dolce colle, immerso tra vigneti ed ulivi, si staglia il castello di San Zenone, proprietà della famiglia degli Ezzelini, che un tempo dominava il territorio.
In paese si può visitare Villa Marini Rubelli, un’elegante dimora storica sede di mostre ed eventi come quella intitolata “Paolo Veronese, l’incanto delle vesti” visibile fino al prossimo 16 novembre: partendo dalla ritrattistica del maestro sono stati ricostruiti e confezionati con grande maestria gli abiti cinquecenteschi raffigurati nei ritratti. La mostra merita davvero una visita!

Tra le colline di Monfumo

Le colline di Monfumo
Basta spostarsi di qualche chilometro per immergersi in un nuovo suggestivo paesaggio collinare dominato, oltre che dalle vigne, anche dalla produzione della mela autoctona, da cui si ricavano gustosi succhi e il sidro. Siamo nella colline di Monfumo.
E’ bello percorrere le strade sinuose che si aprono sulle valli, fermandosi per qualche sosta golosa in uno dei tanti agriturismi per degustare i menu a base di prodotti locali, tra cui il radicchio di Treviso, senza dimenticare un aperitivo a base di prosecco!
Il mio consiglio è l’agriturismo Al Capitello che oltre ai piatti della tradizione offre una spettacolare vista a 180° sulle colline!

Le eccellenze della Strada dell’Architettura

Villa Maser
La parte occidentale della Marca trevigiana è un concentrato di capolavori architettonici, molti dei quali portano la firma di Andrea Palladio. Durante #terredelgrappa abbiamo avuto modo di visitare Villa Barbaro a Maser, villa veneta per eccellenza, progettata dal Palladio e al cui interno custodisce affreschi di Paolo Veronese. Le costruzioni  prospettiche del maestro danno l’illusione che le pareti delle stanze si dissolvano e si ha l’impressione di trovarsi circondati da un paesaggio naturale idilliaco.
Il colpo d’occhio della villa dall’esterno è spettacolare, con un lungo viale in corrispondenza del colonnato centrale che un tempo segnava un linea di congiunzione con le altre ville del territorio e con Venezia, con la quale i signori del tempo mantenevano sempre uno stretto rapporto.
Per chi ama gli itinerari culturali ed artistici, vale la pena acquistare il biglietto cumulativo Isola dei Musei, un pass valido un anno che include l’entrata alle eccellenze artistiche della Marca Trevigiana: Villa Emo, Villa di Maser, Museo del Canova, Museo Civico di Asolo e Museo Casa Gorgione di Castelfranco Veneto.

Guida al viaggio

Un’ottima base per partire nell’esplorazione di questa parte di Marca Trevigiana è l’Hotel San Giacomo, a Paderno del Grappa, a pochi minuti di macchina dal centro di Asolo, da Possagno e Maser ed immerso nel paesaggio collinare della Strada del Prosecco.
Per tutte le info su visite e itinerari potete rivolgervi all’agenzia specializzata Discovering Veneto.



La nostra guida turistica di fiducia per Roma, Valentina, ci presenta una nuova App per visitare la città.
Siete in partenza per un viaggio nella città Eterna? Volete scoprire gli angoli più suggestivi, le curiosità e le ricette tipiche? Avete voglia di girare in libertà, perdendovi tra i vicoli ricchi di storia? Siete in tanti, ma con curiosità diverse? Pensate che sia impossibile accontentare tutti e a rendere indimenticabile il vostro soggiorno?  La risposta è semplice e a portata di smartphone. 
iDotto, nuova e avanguardistica applicazione, guida vocale e mappa turistica, vi permetterà di vedere e approfondire quello che più vi piace. 
Grazie a iDotto potrete personalizzare il vostro tour, infatti, inserendo gli aspetti e gli argomenti da voi preferiti, sarete guidati a partire da questi, senza noiosissime introduzioni che non vi interessano, senza dover stare tutto il tempo con il telefono tra le mani a cercare quello che fa per voi. E mentre camminate per arrivare nel posto tanto desiderato iDotto vi racconterà dapprima quello che vi interessa, poi se avrete voglia ascolterete tutto il resto, altrimenti potrete fermarvi ad ammirare la vostra fontana preferita, una scultura che vi affascina, o i marmi intrisi di storia millenaria. 
A quanti di noi è capitato di scaricare sul telefono applicazioni o  mappe interattive, piene di contenuti interessanti, ma utilizzabili solo con la connessione internet? L’aspetto notevole di Idotto  è che tutto potrà essere fatto anche in modalità off line. Indossate gli auricolari, digitate una meta, e l’app grazie al GPS vi guiderà, con contenuti originali, pensati per voi e ultimo ma non ultimo, pensati per essere ascoltati, e non per essere letti. Questo è un aspetto da non sottovalutare, infatti, molto spesso, il limite delle applicazioni di stampo culturale-informativo  è proprio questo, contenuti troppo lunghi, troppo dettagliati, troppo letti e riletti su tutti i siti di informazione pseudo-culturale.

Potrete passeggiare liberamente, a testa alta, senza leggere, senza dover consultare continuamente mappe e cartine, senza lottare contro i riflessi del sole sul vostro smartphone per riuscire a vedere qualcosa. Avrete le mani libere, e d’estate le potrete usare per rinfrescarvi con una grattachecca, nata all’inizio del secolo scorso per combattere la calura estiva, è oggi una vera e propria istituzione, un simbolo della romanità moderna.  
Ma iDotto, non contiene soltanto contenuti di cultura. Siete pazzi per lo shopping? Bene, vi porterà nelle strade dello shopping. 
Volete visitare un luogo, ma non siete sicuri di attraversare mezza città per arrivarci? Posizionate la vostra app in modalità esplora e ascoltate cosa ha da raccontarvi, poi decidete se ne vale la pena. Inutile dirvi che a Roma vale sempre la pena. 
L’app può essere scaricata in due lingue, italiana e inglese, quindi potrete sfruttarla anche per allenarvi, per testare il vostro livello di inglese o molto più semplicemente potrete consigliarla al vostro amico di Londra che promette da anni di venire a trovarvi, ma non mantiene mai la parola data. Ditegli di scaricare l’app, sarà talmente affascinato dai contenuti e dalle curiosità, che la settimana successiva ve lo vedrete arrivare in casa vostra con una valigia che promette almeno 15 giorni di permanenza. 
Il team di iDotto, dopo i successi ottenuti, sta lavorando alla possibilità di realizzare anche altre applicazioni sulle città D’Italia, pensate a Firenze, Venezia e Milano, solo per citarne alcune. 
Ci sono 3000 racconti selezionati per voi.
Lo sapevate che Vespasiano inventò i gabinetti pubblici a pagamento? I Romani lo deridevano e criticavano per questa cosa, dicendogli che questi soldi avevano per così dire “un cattivo odore”,  ma lui senza lasciarsi influenzare dalle critiche rispondeva semplicemente “Pecunia non olet”. La citazione è talmente celebre che anche Alberto Sordi nei panni del Marchese del Grillo sentenziò “Roma è tutta un Vespasiano”. 
Oppure lo sapevate che le statue della facciata di San Pietro rappresentano Gesù, San Giovanni Battista e 11 dei dodici apostoli. Qual è l’apostolo mancante? 
E perché si dice che furono le oche a salvare i Romani dall’attacco dei Galli? 
E infine, lo sapevate che le Terme di Diocleziano sono state le terme più grandi della Roma antica? All’epoca quasi nessuno aveva i bagni in casa, quindi immaginate quante persone vi si recavano ogni giorno. 
Volete saperne di più? Allora prendete il vostro smartphone o il vostro tablet, digitate il sito http://www.idotto.com/index.html, scaricate la vostra applicazione e lasciatevi guidare in un viaggio millenario alla scoperta delle storie, degli aneddoti e delle curiosità che hanno portato la Città Eterna ad essere quella di oggi, perché passato e presente sono legati da un fil rouge invisibile che scorre nei secoli, sempre e per sempre. 
Roma, città fortunata, invincibile ed eterna 
Tito Livio, Ab urbe condita. 

Lasciati guidare
Valentina Nera 
Guida turistica autorizzata per Roma e Provincia. 
Tessera n° 4192 
valenera@hotmail.it; 3339841466. 

 Desiderate  qualche giorno di totale relax, immersi tra boschi, verdi colline, laghi dalle acque cristalline lontani dal frastuono della città? Allora una vacanza in Val di Non è quello che fa per voi!

In questi luoghi da cartolina, paesaggi mozzafiato e una natura incontaminata fanno da sfondo a castelli, santuari e altri capolavori architettonici, eredità di un importante passato artistico e culturale. Date un occhio alle tante offerte montagna in Val di Non di Expedia per scegliere la località che più vi ispira regalatevi una vacanza indimenticabile!

Natura, sport e cultura

La Val di Non si trova nella zona nord-occidentale della provincia di Trento ed è cinta dai Monti Anauni, dalle Dolomiti di Brenta, dalla Catena delle Maddalene, dal Massiccio della Paganella e dalla Sella di Andalo. Già questo spiega l’eccezionalità dei suoi paesaggi! L’altopiano è inoltre attraversato dal fiume Noce, che si riversa nel lago artificiale di Santa Giustina, e da numerosi altri torrenti e corsi d’acqua che nel corso del tempo hanno scolpito terra e rocce formando cascate, gole e canyon naturali, arricchendo il paesaggio di nuove meraviglie.
La valle si presta come luogo di vacanza per tutte le stagioni, che sia un viaggio in famiglia o un’avventura solitaria. In inverno chilometri di piste innevate e attrezzate fanno la felicità degli sciatori, dai meno esperti ai più abili. Se agli sci preferite lo snowboard, una rigenerante ciaspolata tra i sentieri di montagna o se volete scivolare sul ghiaccio, la Val di Non offre impianti moderni e  strutture adatte a ogni desiderio. 
Con l’arrivo dell’estate il bianco manto di neve lascia spazio al verde brillante dei prati e le montagne riservano nuove sorprese e possibilità di attività all’aria aperta: mountain bike, escursioni guidate, kayak luogo i fiumi, arrampicata ma anche golf ed equitazione oltre ad infinità di sentieri in mezzo al verde. Per aggiungere un tocco di charme alla vostra vacanza, potrete concedervi una giornata in uno dei tanti centri benessere della valle, che offrono trattamenti all’avanguardia nella cura del corpo.

Tra antiche tradizioni e specialità gastronomiche

La Val di Non custodisce importanti testimonianze del passato: accampamenti militari risalenti all’epoca dell’Impero romano e soprattutto fortificazioni, castelli e altre costruzioni medievali –  come ad esempio il Santuario di San Romedio, patrono della valle – ancora oggi perfettamente conservate e luogo di attrazione per molti visitatori. 
Val di Non per molti è sinonimo di mele, qui infatti si coltiva la qualità Golden Delicious, meglio note con il nome di Melinda (primo prodotto del settore frutticolo insignito del prestigioso marchio DOP). Ma le tavole nonesi offrono tante altre specialità come lo speck, lo strudel, i crauti, la polenta, la carne di selvaggina, i formaggi, tanti dolci a base di miele e l’immancabile grappa. Se siete desiderosi di scoprire e gustare i profumi, i colori e i sapori di questi paesaggi da favola, consultate le offerte last minute in montagna in Val di Non e preparate le valigie per il vostro prossimo viaggio!

Come raggiungere la Val di Non

Il mezzo più comodo e veloce per raggiungere la Val di Non è sicuramente l’auto. Percorrendo l’autostrada A/22 Modena – Brennero, imboccate l’uscita di Trento Nord o di San Michele all’Adige-Mezzocorona e proseguite sulla S.S.43. In alternativa, dall’uscita di Bolzano Sud immettetevi sulla S.S.42 e seguite le indicazioni per Val di Non – Passo della Mendola. Per chi preferisce il treno, le stazioni più vicine sono quelle di Trento e Mezzocorona della linea ferroviaria Bologna – Brennero. Le varie zone della valle sono inoltre collegate da corse di autobus locali. Per chi arriva in aereo, infine, gli aeroporti di riferimento della zona sono quelli di Bolzano Dolomiti e Verona Villafranca.


Lucia, la nostra inviata al blog tour #VolagratisJN, ci racconta le sue prime impressioni post-rientro e le emozioni che la Giordania le ha trasmesso.

Un po’ malinconicamente inizio a parlare della mia ultima settimana in Giordania. Avrei voluto ritardare questo momento e lasciare che la sensazione di essere ancora lì mi coccolasse per un altro po’ di giorni. Invece è tutta qui, presente e pronta a formare parole impresse su questo schermo. Rimando al prossimo post informazioni e dettagli: ora voglio portarvi con me.

Se dovessi riassumere in poche parole il mio viaggio lo definirei unico, pieno e vero sotto molti punti di vista. E’ stato un incontro di idee e prospettive, soprattutto quando a conoscersi sono due mondi apparentemente diversi.


La Giordania è, infatti, molto più di quello che si pensa. La disinformazione e la posizione geopolitica non facile abbassano di molto le aspettative su questo Paese. Mai errore più grande: si dona apertamente, lasciando un senso di malinconia disarmante non appena la si saluta. Non è pericolosa, non è minacciata in alcun modo attualmente e da molti anni da situazioni con risvolti negativi e spiacevoli. Non c’è stato un momento in cui mi sia sentita in qualsiasi modo in difficoltà: è un luogo che ti inebria di calma e solitudine. 

E’ la culla di una cultura millenaria, che si intreccia nella storia delle tre religioni monoteiste. Questo regala agli occhi dei visitatori un fascino travolgente e ammaliante. La cura verso il prossimo, i riti e la preghiera che risuona nell’aria sono caratteristiche che si imprimono nell’anima. Questo intendo quando dico che la Giordania si fa ammirare a cuore aperto, sperando di superare quel pregiudizio che la accompagna. 

Ma è molto altro, oltre la religione. E non è neanche solo il Tesoro di Petra. Dalle sfumature delle rocce del deserto alla pace del Mar Morto, dagli altri siti archeologici come Jerash e Umm Qais all’avventura del Wadi Mujib e ai paesaggi vulcanici intorno al Monte Macheronte, lascia indelebili impronte nella memoria di chi la visita. 

Ha un patrimonio artistico e storico che si alterna con la povertà della gente comune. Persone semplici che vivono di cose essenziali e che non esitano a spartire i loro averi. Un po’ per provare a vendere, un po’ per puro piacere ti fanno assaggiare ogni specialità lungo la strada, ti invitano a casa, ti sorridono come possono.

E’ così il popolo in Giordania: con grande spontaneità ti coinvolgono nella loro vita. Intorno ad un tè si parla e si condividono pensieri, si scopre sempre qualcosa di diverso. Sono curiosi e la differenza di vedute e opinioni qui non rappresenta un limite, ma un modo attraverso il quale crescere insieme.

Così è stato il primo impatto con questo Paese. Sinceramente sorprendente e coinvolgente sotto ogni aspetto. Ho vissuto l’esperienza con la voglia sincera di capire e prendere quanto più possibile, accompagnata dall’euforia di visitare alcuni dei posti che sognavo da anni.

Un’ultima parola va a loro, i miei compagni di avventura -Manu, Stefi, Sara, Paola, Patri, Fra- splendida cornice di un viaggio speciale. Ci siamo incastrati come piccoli pezzi di un puzzle, smussando i nostri spigoli per vivere insieme. Sono stati otto giorni di risate, spazi, nuovi rapporti di amicizia sinceri e pronti a maturare. 

E’ anche grazie a loro e alla nostra guida Sufyan, che la Giordania mi ha stregato così profondamente. 





Jerez de la Frontera rappresenta l’essenza della cultura andalusa, che si declina in tre elementi: lo sherry, i cavalli e il flamenco.
Anche girando l’Andalusia in lungo e in largo, non troverete nessun’altra città che impersoni l’anima di questa regione come Jerez, dove il profumo di sherry si mischia alle note suadenti di flamenco che aleggiano per le vie del centro.
A dispetto di questa forte connotazione culturale, Jerez non è tra i centri andalusi più famosi e visitati, forse per la vicinanza di Sevilla, che con le sue architetture moresche, conosciute e ammirate in tutto il mondo, attira  l’attenzione. 
Il desiderio di vedere da vicino la culla della cultura andalusa respirandone le essenze e i ritmi mi ha portata ad inserire Jerez nell’itinerario di #rutasdespaña, e col senno di poi vi posso garantire che ne è valsa la pena!

Le origini

La storia di Jerez risale ai tempi dell’occupazione moresca delle terre andaluse, e l’appellativo “de la Frontera” ne indicava la posizione geografica, al limite tra i possedimenti arabi e cristiani. Già all’epoca queste terre erano famose per la produzione di vini dolci. La propensione agli affari degli abitanti trasformò Jerez in un fiorente centro commerciale internazionale e quando i mercanti inglesi arrivano in città, si innamorarono del vino locale. La parola sherry deriva infatti da una distorsione del nome di Jerez da parte degli inglesi.

La zona di produzione dello sherry viene denominata “triangolo dello sherry” e comprende le città di El Puerto de Santa Maria, Sanlucar e Jerez. Il clima secco e l’abbondanza di sole di cui queste terre godono conferiscono all’uva un alto contenuto zuccherino, e sono queste caratteristiche organolettiche e di sapore a rendere unico e inimitabile lo sherry.
Il sodalizio tra Jerez e gli inglesi si ritrova anche nel nome delle tante bodegas (cantine) presenti in città: Sandeman, Williams & Humbert, John Harvey, Gonzalen Byass… un numero impressionante in rapporto all’estensione del territorio e che da un’idea di quale sia l’abbondanza produttiva delle vigne.

Visitare le cantine di sherry

Visitare una bodega è un’esperienza irrinunciabile per chiunque si trovi a Jerez. Ogni cantina offre tour guidati con degustazione, la scelta quindi è vasta; personalmente ho visitato Williams & Humbert, che vanta  il primato di essere una delle cantine più grandi d’Europa.
All’interno, un maestoso soffitto a volte copre file di migliaia di botti poste ad invecchiare nella semioscurità e l’aria è satura del profumo dolciastro del vino. L’impressione è quella di trovarsi in una cattedrale dello sherry!
La visita è condotta con grande professionalità e guide esperte raccontano il processo produttivo dello sherry e ne spiegano le caratteristiche e le differenze tra le varie qualità: fino, amontillado, manzanilla, ad ogni tipo un gusto particolare, da secco a dolce,  per accompagnare ogni piatto.
Anche per chi (come me) non beve vino, la visita è un’occasione interessante per approcciarsi al mondo dello sherry scoprendo i retroscena della produzione di uno dei vini più famosi al mondo ed indubbiamente uno dei prodotti più identificativi d’Andalusia.

I cavalli andalusi

La tradizione dei cavalli a Jerez è legata alla presenza di una vasta comunità gitana che radicò nel territorio l’amore viscerale per gli sport equestri. La Real Escuela Andalusa de Arte Equestre addestra magnifici stalloni, i protagonisti di tanti spettacoli che animano le feste locali durante tutto l’anno. Molte bodegas, come Willimans & Humberts, includono nel tour guidato alla cantina uno spettacolo equestre.

A ritmo di flamenco

Non so voi, ma per me l’Andalusia è flamenco. E il flamenco è Jerez. Se volete iniziare a conoscere questa straordinaria arte gitana, venite a Jerez e visitate il Centro Andaluz del Flamenco, situato all’interno del magnifico Palazzo di Penmartin, uno dei pochi esempi di architettura del basso medioevo della città.
Il centro rappresenta il principale e più importante servizio documentaristico sul flamenco, con migliaia di testi e documenti a disposizione di chiunque voglia approfondire o ricercare informazioni a riguardo.
Oltre ad esposizioni temporanee, il centro ospita una collezione permanente ricca di foto, locandine, vestiti ed oggetti appartenuti alle star passate e presenti del flamenco e testimonianze dei momenti più importanti di quest’arte straordinaria.
Lo scopo del centro non è solo quello di recuperare e preservare documenti ed oggetti storici, ma anche e sopratutto di divulgare, spiegare e promuovere i valori del flamenco, che rappresenta una straordinaria forma di espressione artistica e musicale del popolo andaluso.
Chiedete una visita guidata al personale del centro, sarà un’occasione unica per approcciarsi al flamenco e capire così di più la terra a cui è legato.

Il centro di Jerez

Il centro storico di Jerez riflette le diverse dominazioni che si succedettero alla guida della città. A tratti cristiana a tratti araba, Jerez ha fatto del miscuglio di culture e stili il suo elemento caratterizzante. Magnifici ed eleganti palazzi un tempo residenza di ricchi mercanti fanno bella mostra di sé affacciati su piazze orlate di palme e fiori, che creano un’atmosfera profondamente andalusa, la stessa che si ritrova nei piatti, sempre accompagnati dall’immancabile sherry. 
A Jerez ci sono anche molte chiese dove dettagli moreschi si fondono allo stile romanico e barocco. La Cattedrale di San Salvador, risalente al XVII secolo, è un’enorme edificio che esibisce anche tratti di architettura neoclassica.
L’Iglesia de San Miguel è un trionfo di marmi bianchi decorati come pizzi ed è affiancata da un maestoso campanile rivestito di azulejos bianchi e blu, nel classico stile andaluso.
Le vie del centro sono animate di bar e ristoranti che servono le specialità locali accompagnate da un buon bicchiere di sherry e dalle note degli spettacoli di flamenco che in estate hanno come palcoscenico le piazze del casco viejo.


Immaginate una mattina di sole, la luce dorata che filtra tra i balconi, la finestra socchiusa e le tende che danzano morbide alla musica del vento. Immaginate di alzarvi, spalancare gli scuri e sentirvi inondati di luce accecante e aria morbida che accarezza la pelle.

Questa per me è la Costa della Luz: una folata di vento, una boccata d’aria pura e luce che scalda la pelle.
Se come me amate le spiagge infinite, dove l’orizzonte dorato della sabbia si mischia al bianco spumeggiante delle onde, non abbiate dubbi, la Costa de la Luz vi conquisterà.
Qui niente file di ombrelloni assiepati uno all’altro, niente susseguirsi ininterrotto di bar e ristoranti sul lungomare, dimenticate tutte le coordinate tipiche delle riviere affollate e tracciatene di nuove, fatte di spazi enormi che sfumano nell’infinito, di un oceano d’acqua dove danzano incessanti le onde e del sussurro del vento.

Una spiaggia per ogni vento


Tarifa è l’emblema della Costa della Luz, una delle località più conosciute e amate dai turisti. Il destino di Tarifa è da sempre legato ai venti, che qui soffiano instancabili, rendendo a volte difficile per i bagnanti restare in spiaggia ma diventando gli alleati più preziosi per i tanti surfers e kite surfers che vengono qui proprio per questo motivo, tanto da aver fatto di Tarifa la capitale europea di questi sport.
Non temete, se il cavalcare le onde trainati da un aquilone non fa parte delle vostre abilità, il kite surf vi entrerà ugualmente nel cuore impremendo i vostri ricordi di migliaia di vele colorate che fendono l’azzurro del cielo di Tarifa.
Andate a Playa de Valdevaqueros il pomeriggio, e quella che la mattina sembrava una tranquilla spiaggia solitaria, si trasformerà nel tempio del kite surf e vi ritroverete a rincorrere con lo sguardo le peripezie aeree di cavalieri in groppa ai loro bizzarri destrieri.
Playa de Los Lances è invece il paradiso dei bagnanti: 8 chilometri di sabbia fina e dorata che partono dall’estremità ovest di Tarifa, qualche chiringuito sparso qua e là, bianco anch’esso quasi a non voler rompere l’incanto, basse file di appartamenti da cui si vedono partire famiglie armate di sdraio, ombrelloni, teli mare e frigo portatili riempiti di ogni prelibatezza; nella Costa della Luz il mare ha il sapore degli anni passati, prima delle monotone e asfissianti distese di ombrelloni tutti uguali, prima degli stabilimenti balneari modello villaggio turistico; qui l’ordine sparso è ancora un pregio e gli ombrelloni di diversi colori danno carattere ad una spiaggia che vive delle voci dei bambini e delle risate degli adulti seduti attorno ad un tavolino da picnic imbandito come una tavola delle feste.

Se preferite allontanarvi dalla città, dirigetevi a Bolonia, 4 chilometri di sabbia chiara, una grande duna che protegge l’arenile dai venti e regala viste a volo d’uccello (da guadagnarsi a costo di una salita sotto il sole con i piedi che affondano nella sabbia morbida!) e qualche piscina naturale dove le acque hanno quel paio di gradi in più che rendono il bagno più piacevole.

Tarifa città è un pugno di vicoli bianchi da gustare a suon di caffé, tapas e cervezas. Qui la colazione è un rito, un café accompagnato da un paio di fette di pan y tomate da gustare seduti al sole, e la cena è un tripudio di pesce e frutti di mare. Come tutte le città di frontiera Tarifa è perennemente in bilico tra  due mondi, Europa ed Africa, solo che qui il confine è liquido e ad appena 16 chilometri oltre lo Stretto di Gibilterra l’Africa incombe, abbastanza vicina da distinguerne le case, abbastanza lontana da restare un miraggio. Ma in fondo un po’ d’Africa c’è anche a Tarifa, celata nelle crepe degli intonaci, nei sapori speziati dei piatti e nei profumi di incensi che si spargono per le vie, come se il vento portasse fino a qui gli aromi della medina di Tangeri.
I piedi in Europa e lo sguardo in Africa, e luce che riscalda i sensi: ma come si fa a non innamorarsi di questa terra?

Guida al viaggio

Tarifa e la Costa della Luz sono state la 4a tappa di #rutasdespaña, l’on the road per le strade di Spagna organizzato in collaborazione con Turismo Spagna. 
Per tutte le informazioni di viaggio e alloggio nella Costa della Luz potete visitare il sito di Cadiz Tourism.
Se arrivate a Tarifa in piena stagione senza prenotazione, trovare alloggio potrebbe essere difficile. Una buona soluzione è soggiornare ad Algeciras, la città più vicina che dista ca. mezz’ora di macchina dal centro di Tarifa. Aura Hotel è un moderno hotel di recente apertura, con camere spaziose dotate di tutti i confort a prezzi convenienti; l’hotel è comodo sia al centro di Algeciras che alla strada che porta a Tarifa.

Per vedere il reportage fotografico di Tarifa, Jerez e Malaga cliccate qui


Abbarbicata sull’alto dei colli che circondano Granada, l’Alhambra è un gioiello architettonico unico nel suo genere, la più magistrale espressione dell’arte islamica in Europa, una meraviglia assoluta da vedere almeno una volta nella vita.


Quando ho steso il programma di #rutasdespaña di una cosa ero certa: dovevo rivedere l’Alhambra. Ero stata a Granada esattamente 10 anni prima e già allora ero rimasta stregata dalla bellezza della Cittadella dei Sultani, tanto da voler tornare.

La visita all’Alhambra

Dall’esterno si ammirano le mura rosse (Alhambra in arabo significa “La Rossa”) dell’Alcazaba che cingono l’intero complesso e che al tempo dei sultani garantivano la difesa dagli attacchi esterni.


La cittadella-fortezza, eretta nel XIV secolo, era attrezzata di tutto, moschee, scuole, botteghe e poteva quindi funzionare autonomamente rispetto a Granada.

Dai bastioni si gode di una vista a 180° sulla città e sull’Albazyn, il quartiere arabo che si sviluppa sulla collina di fronte.

All’interno delle mura si possono visitare i diversi palazzi che compongono la cittadella; il mio consiglio è di prenotare la visita al mattino presto e partire dai Palazzi dei Nazari, che custodiscono all’interno i gioielli più preziosi dell’Alhambra, per riuscire a vederli in condizioni di luce e di afflusso migliori.

I Palazzi dei Nazari


Le muqarnas, stalattiti di marmo tipiche dell’arte islamica
Si potrebbe rimanere ore a descrivere minuziosamente la profusione di stucchi e marmi decorati, bassorilievi con iscrizioni, fiori, stelle e figure geometriche, colonne e colorati azulejos che rivestono ogni centimetro delle stanze dei palazzi, ma nessuna parola sarebbe abbastanza d’effetto da poter contenere tutta la dirompente bellezza dello spettacolo che si para davanti agli occhi del visitatore.

Un susseguirsi di ambienti luccicanti di madreperla, pareti di marmi intarsiati come pizzi e volte da cui pendono le muqarnas, stalattiti di marmo tipiche dell’arte islamica; sontuosi patii adorni di fontane e vasche su cui si riflettono le magnifiche architetture esterne. Ad ogni passo una meraviglia che prende forma di fronte ai propri occhi, ad ogni sguardo un nuovo particolare che si svela in tutta la sua sottile grazia: l’Alhambra è una gemma da ammirare con calma, girando e rigirando per le stanze per cogliere tutti i dettagli, osservarli da vicino per ammirarne la minuta perfezione e poi indietreggiare di qualche passo per abbracciare l’insieme in uno sguardo.


Il Patio dei Leoni


Anche la bellezza più splendente ha il suo apice, e l’Alhambra ha il suo, si chiama Patio dei Leoni: 124 colonne di marmo bianco di Almeria, dal fusto sottile e dal capitello cubico intarsiato con iscrizioni, che cingono uno spazio aperto al cui centro si trova la Fuente de los Leones, dodici statue di leoni che rappresentano le tribù di Israele.

Aspettate pazienti il momento di calma tra un’ondata e l’altra di visitatori: la meraviglia che vi si svelerà davanti vi resterà impressa nella memoria a lungo.

Difficile separarsi da tanta accecante bellezza, difficile prendere la via d’uscita dai Palazzi dei Nazari ma ci si consola pensando alle meraviglie che ancora attendono. 

Il Generalife, la residenza estiva dei sultani

La visita continua al Generalife, la residenza estiva dei sultani, a cui si accede attraverso una piacevole passeggiata lungo i sontuosi giardini della cittadella: fiori e piante armoniosamente distibuiti tra aiuole colorate, fontane e zampilli.

All’interno del palazzo, un bellissimo patio rettangolare nel quale si sviluppa una lunga vasca e il Giardino dei Cipressi. Anche se gli ambienti interni non raggiungono il valore decorativo e architettonico dei Nazari, le finestre che volgono verso la città offrono una spettacolare vista sull’Albazyn.


Il mirador sull’Alhambra

Per finire una giornata marcata da tanta sfolgorante bellezza, scesi nel centro di Granada si può prendere la salita verso l’Albazyn, un labirinto di vicoli che ricorda le medine arabe; sulla sommità della collina si trova il Mirador de San Nicola che regala una spettacolare vista sull’Alhambra; il momento migliore per vederla è al tramonto, quando le mura rosate dell’Alcazaba si accendono di rosso: un’altra immagine che rimarrà impressa a fuoco nella mente per sempre.

Guida al viaggio a Granada


Per vedere l’Alhambra è indispensabile prenotare in anticipo la visita tramite il sito ufficiale, scegliendo data e ora di accesso. Diversamente, si rischia di non riuscire a vedere i Palazzi dei Nazari, per i quali esiste un tetto di visitatori giornalieri che solitamente viene raggiunto poco dopo l’apertura della biglietteria.

Sono possibili anche visite notturne ma sconsiglio di optare per questa soluzione come unica visita del complesso bensì usarla come prolungamento della diurna; questo perché, per quanto i palazzi illuminati siano suggestivi, solo con la luce del giorno è possibile vedere e apprezzare tutti i dettagli degli ambienti interni. 


La visita dell’Alhambra richiede un giorno intero, cercate di prenotare la prima entrata del mattino per sfruttare il tempo al meglio.

Per tutte le informazioni potete consultare il sito del Turismo di Granada


Per vedere l’intero servizio fotografico dedicato all’Alhambra, cliccate qui.



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