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Le radici del Carnevale di Ivrea affondano in arcaici riti e cerimonie agresti legati allo scorrere delle stagioni, al ritorno della primavera con i suoi frutti e i suoi raccolti e a gesti propiziatori per favorirne l’abbondanza. Nel corso dei secoli componenti storiche di diversa matrice si sono stratificate nel tessuto della festa che tra il Settecento e l’Ottocento è stata investita di un significato politico e civile passando da festa della natura a festa civica, un momento di forte aggregazione sociale dove le rievocazioni assumo una marcata connotazione politica celebrando le gesta eroiche di generali ed esercito e porgendo tributo alle rivolte popolari che hanno scritto la storia del Canavese e ne hanno segnato il destino.

Ad Ivrea va in scena il Carnevale che non ti aspetti!
Una festa che va ben oltre l’evento folkloristico per riproporsi come un momento di aggregazione comunitaria in cui tutti, dai più giovani ai più anziani, partecipano attivamente con grandi trasporto e passione. Ed è proprio la passione, l’orgoglio, il senso di appartenenza ad una comunità a rendere questa manifestazione uno degli eventi più intensi e spettacolari del panorama carnevalesco italiano e non solo.

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Qui non ci sono maschere ma personaggi, figuranti che impersonano un universo fatto di cavalieri con il Podestà, alfieri con le bandiere storiche delle Parrocchie  egli Abbà (i Priori delle Parrocchie), eroine e generali con lo Stato Maggiore, che in diversi momenti sfilano per la città mettendo in scena una lunga serie di  bellissime e coinvolgenti rievocazioni storiche che iniziano addirittura dal 6 gennaio per trovare il loro culmine il sabato e domenica di Carnevale.

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Gli stessi protagonisti della festa, la Vezzoza Mugnaia e il Generale, sono personaggi di estrazione storica. La prima è Violetta, la leggendaria eroina popolare figlia di un mugnaio che decise di ribellarsi all’infelice sorte della  Ius prime noctis a cui le fanciulle eporediesi erano destinate tagliando la testa al marchese tiranno e portandola in tributo al popolo. Ogni anno una fanciulla viene proclamata Vezzosa Mugnaia e acclamata come una regina; l’abito della Mugnaia include la fascia tricolore, a testimonianza della forte connotazione civile e politica di cui il personaggio è stato investito nel passaggio dei secoli e nella rilettura Risorgimentale.

La proclamazione della Mugnaia è il momento più importante e sentito del Carnevale: il nome della Signora, sino a quel momento segreto, viene svelato al popolo la sera del sabato di Carnevale in una piazza del Municipio gremita all’inverosimile di una folla urlante che, alla vista della Mugnaia che si affaccia al balcone per rendere omaggio al popolo, esplode in un omaggio corale alla Signora. Un momento emozionante che ho avuto il privilegio di vedere dall’alto potendo percepire in un unico colpo d’occhio la bellezza e l’impatto della folla vestita dei diversi colori delle contrade che risponde con grande trasporto ed energia alle parole del proclamatore.
E’ questa piazza acclamante e traboccante di gioia la “pancia” del Carnevale, allegria ed energia pure da cui è impossibile non farsi contagiare.
Il Generale e il suo Stato Maggiore sono personaggi di estrazione ottocentesca che rappresentano il potere civico che si pone a capo della festa, a sottolinearne la nuova connotazione civica assunta a partire da questo secolo .

La Presa in Dora – © silviaromio.altervista.org

Le rivisitazioni storiche continuano per tutta la domenica di Carnevale sin dalla prima mattina con il Giuramento di fedeltà del Magnifico Podestà per culminare nella Preda in Dora sul Ponte Vecchio, ovvero l’atto con cui il Podestà lancia una pietra nel fiume Dora dal ponte di origine romana della città come omaggio alla Libertà; il rito si ricollega alle due distruzioni del Castellazzo nel XII e XIII secolo a seguito di moti di ribellione popolari contro l’allora potere dominante; dopo la seconda distruzione il Podestà si impegnò a non costruire più alcun edificio laddove sorgevano le torri del Castellazzo così che il luogo rimanesse simbolo di rivoluzione e libertà. Ogni anno gli eporediesi, fedeli alla tradizione, rinnovano questo antico giuramento.
Terminata questa rievocazione è tempo di Fagiolata, altro momento di grande collettività in cui i fagioli vengono offerti a tutti i presenti in attesa del momento di festa e allegria più alto e popolare, la Battaglia delle Arance, preceduta dalla salita della Mugnaia sul cocchio, accompagnata dal Generale e dagli ufficiali a cavallo e in divisa napoleonica, che dopo aver percorso le strade del centro storico danno ufficialmente inizio alle danze, anzi alle arance in volo!

Altro simbolo del Carnevale di Ivrea è  il berretto frigio, la cui storia affonda le radici nell’Antica Roma quando veniva donato dal padrone ai Liberti, gli schiavi liberati; nei secoli il copricapo ha conservato il suo significato venendo introdotto nel Carnevale in epoca napoleonica e diventandone un marchio indistinguibile di appartenenza alla manifestazione e alla città oltre ad evitare a chi lo indossa di essere oggetto di lancio. E’ emozionante girare per le vie del centro e vedere come tutti, davvero tutti, dai bambini in fasce ai vecchietti, indossino il berretto con aria orgogliosa.

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Per uno spettatore che assiste al Carnevale per la prima volta a colpire non sono solamente le rievocazioni storiche, per quanto suggestive e coinvolgenti, ma sopratutto il grandissimo senso di collettività e partecipazione che pervade gli eporediesi, quella nota di orgoglio che fa vibrare la loro voce quando parlano del loro Carnevale, la contagiosa allegria dei loro gesti, dei loro cori da stadio, la passione con cui acclamano la Vezzosa Mugnaia alla stregua di una regina, la scherzosa rivalità con cui sfidano gli avversari in campo.
Il Carnevale di Ivrea è comunità, condivisione di conoscenza tra generazioni, è antica storia tramandata nei secoli, è trascinante allegria e coinvolgimento, è voglia di festeggiare insieme.

Un ringraziamento particolare a Turismo Torino e Provincia e alla Fondazione dello Storico Carnevale di Ivrea per la meravigliosa organizzazione e per aver dato la possibilità di capire e partecipare da dentro a questo meraviglioso evento collettivo.

Guida al viaggio

Dove dormire:
L’Hotel Crystal Palace di Banchette, ad appena 2 km dal centro di Ivrea, è un nuovo moderno 4 stelle che offre stanze eleganti e spaziose con comodissimi letti e tutti in confort. Personale gentilissimo.
Il Ristorante Trattoria Moderna giusto accanto all’hotel offre il meglio della tradizione culinaria canavese in un ambiente raffinato e curato.


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I viaggi non servono solo a conoscere le meraviglie del mondo ma anche a costruire una galleria di ricordi a cui attingere quando ne senti il bisogno, quando il mondo che ti sta intorno sembra troppo piccolo, troppo conosciuto, troppo finito e hai bisogno di tornare col pensiero ad un posto che ti è entrato dentro e lì e’ rimasto, che ti aiuti a volare via col pensiero, ad allontanarti per ritrovarti. E’ così che staseraripenso all’oceano, il “mio” oceano, quello che ho cercato, raggiunto, respirato tante volte, in tanti luoghi diversi.
L’oceano mi ha conquistata, mi ha stregata con la sua bellezza, la sua forza. Risento il rumore delle onde che si infrangono sugli scogli, una massa d’acqua blu intenso e d’improvviso un’esplosione di bianco spumeggiante: blu e bianco che ballano insieme in una danza armonica ed energica. 
L’oceano l’ho guardato dalla brughiera per inebriarmi con la sua vastità in un solo sguardo; l’ho toccato salendo sugli scogli e tendendo la mano alle sue acque a volte ritrose a volte così generose da inondarti con la loro forza vitale. 
L’oceano è il coraggio di guardare in faccia gli scogli e affrontarli;  
E’ la pazienza di aspettare che passi la tempesta e torni il sereno
E’ la tenacia delle sue onde che aggrediscono gli scogli ancora e ancora fintanto che riescono a modellarli, a forgiarli, a piegarli alla loro costanza. 
Che mi stia insegnando che niente è davvero impossibile se lo vuoi? 
Ripenso a lui, ai suoi cieli cupi carichi di pioggia, agli sprazzi di sole che irrompono tra le nubi minacciose, ai blu profondi dei suoi cieli tersi, a quella sua bellezza struggente, che ti entra dentro, così intensa da farti quasi male fisicamente, così disarmante da chiederti se potrai più vivere senza. 
Voglio bere la sua immensità, ubriacarmi del suo vigore e addormentarmi cullata dal dolce sciabordio delle sue onde. Voglio che le sue acque impetuose ingoino le mie paure e riportino a riva solo i miei sogni, perché io li possa raccogliere come una conchiglia e possa dischiuderli e lasciarli risplendere alla luce del mattino.

Voi amate il mare, capitano? – Si! L’amo! Il mare è tutto. Copre i sette decimi del globo terrestre; il suo respiro è puro e sano; è l’immenso deserto in cui l’uomo non è mai solo, poiché sente fremere la vita accanto a sé. …Il mare non è altro che il veicolo di un’esistenza straordinaria e prodigiosa; non è che movimento e amore, è l’infinito vivente..

Jule Verne, Ventimila leghe sotto i mari


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Fino al prossimo 20 gennaio  Palazzo Leoni Montanari a Vicenza ospiterà la mostra L’Italia e gli Italiani – Nell’obiettivo dei fotografi Magnum; una prestigiosa mostra itinerante, allestita in occasione dei festeggiamenti per il 150esimo dell’Unità d’Italia e che è stata e sarà ospitata in altrettante prestigiose sedi  a Torino, Napoli e Londra, oltre che Vicenza. Il sottotitolo della mostra, che cita la celebre agenzia fotografica Magnum, già lascia intendere il livello delle immagini presentate, organizzate in nove percorsi tematici interpretati ognuno da un autore diverso.

Apre la rassegna Christopher Anderson che focalizzata la sua attenzione sul mare, elemento caratterizzante della nostra penisola che tanto deve alla bellezza e alla ricchezza dei suoi mari; segue Donovan Wyne che ritrae le nuove mura urbane, elementi come strade, viadotti, aree industriali che rappresentano i moderni confini delle città.
Uno dei percorsi più toccanti  e coinvolgenti è Insieme di Richard Kalvar, che attraverso una estesa galleria di volti e figure ritratte in istantanee racconta chi l’Italia la fa, gli Italiani; scene che ne ritraggono i gesti più comuni, espressione dell’italianità più verace: il momento del caffè,  le partite di carte al bar, i giochi in spiaggia, vecchi che chiacchierano sulle panchine, massaie all’opera. Un viaggio nel cuore nel nostro paese, in quelle immagini che ci appartengono e fanno parte del nostro dna, gesti che raccontano la nostra storia quotidiana.
L’ingegno racconta invece la nostra intraprendenza manifatturiera, quel made in italy tanto acclamato all’estero che altro non è che un “saper fare bene”, ovvero la capacità di creare, modellare, inventare che sta alla base di tutti i più famosi marchi italiani.

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La mostra è un’occasione straordinaria per gli amanti di fotografia ma non solo, anche per tutti coloro che apprezzano l’arte in generale o che semplicemente vogliono intraprendere un viaggio nell’Italia di ieri e di oggi, la nostra storia raccontata con acutezza e delicatezza in immagini intense, che sanno restituire tutto il realismo, la semplicità e la genuinità proprie del nostro paese e del nostro popolo, gli stessi principi che ci hanno permesso di farci apprezzare nel resto del mondo.
L’entrata è gratuita, motivo in più per approfittare di questo straordinario appuntamento magari in concomitanza della visita alla mostra Raffaello verso Picasso


Perle mie Ricette dal mondo oggi mi cimento in un classico della cucina francese, il Boeuf Bourguignon, ovvero il manzo alla borgognona.
L’ispirazione per questo piatto mi è venuta l’altra sera rivedendo il film Julia& Julia, dove una sempre magnifica Maryl Streep interpreta Julia Child, ovvero colei che nei primi anni sessanta ebbe il merito di far conoscere e diffondere la cucina francese tra le massaie statunitensi grazie al suo libro di ricette: Mastering the Art of French Cooking. In questa bibbia culinaria antesignana degli odierni libri di cucina a portata di tutti, una delle ricette più famose è proprio il boeuf bourguignon che, a dispetto del nome che la lingua francese contribuisce a rendere molto chic, in realtà è un piatto povero della tradizione contadina, che lentamente si è raffinato fino ad essere assunto nell’olimpo della haute cousine.
La particolarità stessa della ricetta, originaria della regione della Borgogna, di far bollire a lungo la carne nel vino rosso deriva infatti dalla necessità di intenerire pezzi di carne povera e non particolarmente morbida, difficile da cucinare in qualsiasi altro modo.
Ed è proprio questo procedimento che rende la ricetta facile e di sicuro successo.

Ecco allora la ricetta, rivista e semplificata e testata dalla sottoscritta, di questo piatto gustoso e di sicuro effetto


Ricetta per 6 persone

Ingredienti1,2 kg di manzo (tagliato in grossi pezzi)
4-5 patate
4-5 carote

pancetta a cubetti
timo
1 rametto di rosmarino

1-2 chiodi di garofano
salvia 1-2 foglie
150 ml di vino rosso Borgogna o Pinot Nero
olio
1 cucchiaio di concentrato di pomodoro
sale e pepe qb

Tempo di preparazione:
2 ore e mezza

Procedimento:
Rosolare la pancetta in una padella calda e metterla da parte. Soffriggere le cipolle sminuzzate nell’olio, quindi aggiungere la carne e farla rosolare bene su tutti i lati.
Ricoprirla con il vino rosso, aggiungere il concentrato di pomodoro, le carote, le patate precedentemente pelate e tagliate in grossi pezzi, la pancetta e infine aggiungere timo, rosmarino, chiodi di garofano, salvia, sale e pepe.
Lasciare cuocere a fuoco moderato con il coperchio per due ore.

Non mi resta che augurarvi…Bon Appetit!


Con questo post inauguro  la nuova rubrica di Viaggiolibera che ho chiamato “Ricette dal mondo“.
Per me il viaggio è un’esperienza a 360° che non può prescindere dai sapori e dai piatti tipici del paese che visito, piatti che assaggio quando sono in viaggio ma con i quali spesso mi cimento a casa, un po’ per ritrovarne i sapori, un po’ per darmi l’illusione di fare un nuovo viaggio, se non spaziale almeno di gusto!

E’ proprio spinta dalla malinconia per gli Stati Uniti che domenica scorsa ho deciso di cimentarmi nel più classico dei dolci americani, l’intramontabile Apple Pie!
Questo dolce appartiene alla tradizione e alla storia di questo paese dal momento che si diffuse nel New England all’epoca dei primi coloni perché fatto di ingredienti semplici e facili da reperire anche lontani dalla madrepatria, ed ebbe in breve un tale successo e diffusione nel resto delle colonie da radicarsi profondamente nella cultura americana tanto da arrivare fino ai giorni nostri come simbolo indiscusso della cucina tipica degli Stati Uniti, emblema stesso della famiglia americana, un po’ come il tacchino del Ringraziamento! 
Tale è l’identificazione nazionale in questo dolce che nel tempo sono state coniate numerose espressioni idiomatiche che rimandano a questo concetto, la più famosa ed emblematica delle quali recita As american as apple pie, e ancora motherhood and apple pie, per indicare una persona attaccata ai valori della famiglia; addirittura  si racconta che i soldati in partenza per la seconda guerra mondiale sostenevano di andare a combattere “for Mum and apple pie“.


Ma bando alle ciance, passiamo alla ricetta che ho sperimentato per la prima volta io stessa con grande e inaspettato successo !L’ho servito caldo assieme ad una pallina di gelato alla panna….sublime! Minimo sforzo massima resa, le ricette che piacciono a me!
Essendo io una patita del biologico, prediligo ingredienti bio ma nulla vieta di usare ingredienti classici

Ricetta per 4-5 persone
Ingredienti
300 gr di farina bio 00
150 gr di burro bio ammorbidito
50 ml di acqua molto fredda

1 pizzico di sale
100 gr di zucchero di canna bio
4-5 mele renette o golden bio
1 cucchiaino di cannella bio in polvere
3-4 gocce di olio essenziale di limone bio
mezzo cucchiaino di vaniglia bourbon in polvere

Procedimento:

Amalgamare la farina con il pizzico di sale e il burro fino ad ottenere un composto sabbioso e non grumoso, aggiungere piano l’acqua ed impastare fino ad ottenere una pasta non friabile. Se appiccica aggiungere un po’ di farina.
Fare una palla, rivestire con pellicola e mettere in frigo per mezz’ora.

Nel frattempo sbucciare e tagliare a spicchi le mele e aggiungere lo zucchero, la cannella, le gocce di olio essenziale di limone (non più di 3-4 altrimenti poi sa troppo di limone) , la vaniglia in polvere e un cucchiaio scarso di farina.Amalgamare il tutto e lasciare riposare in modo che le mele si aromatizzino bene.
Togliere la pasta dal forno e stenderne poco più della metà creando un disco di pasta con la quale rivestire la base e i bordi di una tortiera del diametro di 25 cm..
Distribuire le mele sulla base di pasta, stendere l’altra parte di pasta creando un disco con il quale sigillare la tortiera. Eliminare la pasta in eccesso lungo i bordi e premerli bene in modo da sigillarli.
Cuocere in forno a 180-200° per ca. 60 minuti partendo se possibile con il calore solo da sotto per evitare che si bruci il guscio.

Sfornare, verificare la cottura e aspettare che raffreddi un po’ (le mele dentro sono bollenti appena tolto il dolce dal forno). Servire caldo accompagnato da una pallina di gelato alla panna o vaniglia.
And now….Enjoy!!!


Dal 6 ottobre al 18 novembre si svolgerà la famosa kermesse dedicata al tartufo bianco. Quest’anno il tema centrale è il legame fra il prelibato fungo e il mondo del cinema: seguendo gli appuntamenti dedicati all’argomento di scopre che le più grandi stelle del cinema, da Rita Hayworth a Marilyn alla Loren hanno subito il fascino del tartufo ed hanno ceduto alle sue lusinghe culinarie.
Il Festival Cinema & Tartufo prevede proiezioni dei film che lo hanno resto famoso in tutto il mondo, oltre a locandine, fotografie e altro materiale che testimoniano la “dolce vita” del tartufo!
Qualche esempio di film in cui compare l’inimitabile fungo?
Sapori e Dissapori, Sette Chili in Sette Giorni, la bella Catherine Zeta Jones che esclama: “Meraviglioso…è tartufo d’Alba! in No Reservation e la faraona al tartufo offerta a Julia Robert in Notting Hill. Un’occasione per rivedere vecchi film tra un risotto e una pasta al tartufo!

Anche questa edizione vanta un nutrito programma di iniziative enogastronomiche e culturali che permetteranno ai visitatori di conoscere le ricchezze delle Langhe e di Alba che particolarmente in autunno regalano paesaggi di grande suggestione. La fiera del tartufo è anche un’ottima occasione per passare ad un turismo attivo e cimentarsi nella ricerca del prezioso fungo nei boschi, imparando a conoscerne le proprietà e le caratteristiche sotto la guida di esperti.
La fiera è anche mercato, di quelli tipici di paese, che si svolge ogni sabato mattina con una miriade di bancarelle e ambulanti che espongono tutti i prodotti del territorio ma anche oggetti insoliti, esotici e raffinatezze culinarie e non ultime le produzioni a km zero che negli ultimi anni, grazie al crescere della sensibilità collettiva al tema, stanno riscuotendo grande successo.
Altro appuntamento importante è Open Alba Food Wine & Music a cura dei commercianti di Alba che nelle serate di venerdì 12, 19 e 26 ottobre tra le 17 e le 20 proporranno degustazione delle proprio prelibatezze: in queste serate il centro storico si trasforma in un immenso palcoscenico dedicato al gusto e all’assaggio per intenditori e neofiti. I migliori prodotti saranno presentati direttamente dai produttori, dando la possibilità di conoscere la cultura enogastronomica delle Langhe.

Albaromatica

Un’ ampia rassegna pensata per presentare le erbe aromatiche, officinali e le spezie nei vari aspetti ed utilizzi in cui si declinano questi straordinari e profumati prodotti.
Piazza Risorgimento e il centro storico di Alba ospiteranno una grande area espositiva con prodotti a tema: liquori, vini, infusi, confetture, caramelle, cioccolatini e spezie. E poi ancora prodotti da forno birre artigianali aromatizzate e tanto altro. In programma anche momenti dedicati all’approfondimento e laboratori per i più piccoli, per giocare a riconoscere le erbe fresche e quelle essiccate.

Ma tornando al tartufo, volendo provare ad acquistarlo per cimentarmi in prodezze culinarie a casa, quali sono le regole base che un profano (come me) deve seguire per poter acquistare un fungo di qualità? Ecco qui qualche consiglio per assicurarsi il tartufo perfetto!


– Controllare che i buchini non siano riempiti di terra
– Controllare che il tartufo non sia infarinato con farina di mais per alterarne il colore
– Controllare che il profumo sia omogeneo in ogni suo punto 
– Controllare il grado di maturazione
– Controllare il livello di pulizia complessivo
– Controllare che l’esemplare non sia stato ricostruito ma sia integro


Non manca altro che andare ad Alba e cimentarsi in questo illustre acquisto!


Bagno di folla ieri sera in Piazza dei Signori a Vicenza per l’inaugurazione della mostra “Raffaello verso Picasso: Storie di sguardi, volti e figure” che rimarrà aperta fino al prossimo 20 gennaio. La mostra è ospitata all’interno della Basilica Palladiana, simbolo della città e emblema del genio del Paladio, che  per l’occasione riapre al pubblico dopo un lungo restauro durato oltre cinque anni, che ne ha restituito l’antica bellezza. E’ una straordinaria profusione di bellezza quella che si incontrerà all’interno dell’enorme sala del Consiglio, cuore della Basilica, con oltre un centinaio di quadri provenienti da tutto il mondo che racconteranno la storia del ritratto e della figura dal Quattrocento al Novecento. Un lungo percorso iconografico e stilistico che dalla perfezione e armonie delle forme rinascimentali giunge fino alla rottura di quella stessa forma e all’inquietudine del Novecento. Oltre che cronologicamente, l’esposizione si sviluppa in quattro ampie sezioni tematiche che raccontano la storia del ritratto partendo da opere di Raffaello, Botticelli, Mantegna, per citarne solo alcuni, e arrivando ai grandi pittori del Novecento come Munch, Picasso, Matisse passando attraverso l’estro espressionista di Manet e Van Gogh.

La prima sezione ripercorre la rappresentazione della vita di Cristo in un intreccio di pittura che tocca diversi maestri europei dal Quattrocento fino alla Deposizione di Delacroix della metà del XIX secolo. Quindi l’adorazione dei Magi, la Sacra Famiglia, La Madonna col Bambino, ovvero tutta l’iconografia religiosa espressa nelle opere dei più grandi maestri: Bellini, Mantegna, Tiepolo, Botticelli, Caravaggio.

La seconda sezione farà sfilare sovrani, principesse  dogi e nobildonne del Cinquecento e Seicento: una galleria di grandi personaggi che rappresentano la funzione celebrativa del ritratto come specchio della società e della classe nobile e borghese.Si parte da alcuni Dogi veneziani ritratti da Bellini a metà del Quattrocento e da Tiziano un secolo dopo, per arrivare alla parte dedicata all’Olanda e alle Fiandre, con quadri di Rembrandt, Hals, Van Dyck, per passare poi alla sezione anglosassone; ancora nel Seicento due dei principali ritrattisti, Rubens e Velazquez, mostrano nelle loro opere lo sfarzo delle corti ma anche il senso di malessere che emerge da queste rappresentazioni, che pur nella loro ufficialità, lasciano trasparire dettagli di vita vera.

La terza sezione è dedicata al ritratto quotidiano intenso come rappresentazione dell’anima: sguardi intensi, talvolta malinconici, altre volte lieti; un’indagine psicologica che nasce nel Quattrocento e trova il suo punto di svolta nella ritrattistica di Giorgione e Tiziano. La sezione si apre con tre dipinti, di Giorgione, Raffaello e Duerer, con volti magnetici e misteriosi che lasciano intravedere l’anima dei soggetti dando testimonianza della potenza dell’indagine psicologica che la nuova ritrattistica è in grado di condurre.
La sezione continua cronologicamente verso nuove evoluzioni del ritratto quotidiano con opere di Monet, Courbert per arrivare ai grandi maestri impressionisti: Monet, Gaugin e Renoir. Ed è proprio di Renoir il quadro icona della mostra, eccezionale prestito del Museum of Fine Arts di Boston: Danza a Bougival del 1883 dove Renoir, grazie ad un geniale uso dei colori, riesce a riprodurre la luce straordinaria del quel pomeriggio al Caffè Bourgival lungo la Senna, restituendo la grazia dei volti, la leggiadria dei movimenti: a guardarlo sembra persino di poter sentire il fruscio del vestito della donna, la musica e il vocio dei tavolini gremiti di gente. Un’opera di una straordinaria capacità evocativa, che cattura e coinvolge chi la guarda, tanto da valere da sola la visita alla mostra.

La quarta e ultima sezione è dedicata al Novecento e al grande cambiamento che interviene nella pittura dove il senso del ritratto mura radicalmente, dove le forme perdono consistenza e l’introspezione psicologica si spinge sempre più in profondità per denunciare la profonda inquietudine dei volti. Si parte dai ritratti visionari di El Greco in Spagna, per passare all’esplosione di colori di Van Gogh e Cezanne; si passa poi a Munch, con le sue figure mute e inquietanti, Matisse, Nolde, Kirchner fino a Modigliani. Ma certamente il protagonista è lui, Picasso, che è qui rappresentato da un capolavoro cubista, L’italiana del 1917. Picasso testimonia il punto di svolta ma anche il ponte verso le nuove generazioni di artisti che chiudono il percorso espositivo, da Giacometti fino a Fracis Bacon con le sue urla silenzione ma laceranti.


Soggiornare gratis in un B&B vi sembra impossibile? A novembre si può! Dal 18 al 24 novembre si svolgerà  la quinta edizione della Settimana del baratto, durante la quale sara’ possibile soggiornare gratuitamente in uno dei B&B aderenti pagando con il metodo più antico del mondo: il baratto! Basta collegarsi al sito dell’iniziativa e controllare la lista dei desideri, filtrabile per regione e località, nella quale le strutture aderenti indicano i beni o i servizi in cambio dei quali offrono un soggiorno gratuito di una o più  notti. Una volta individuato il baratto che fa al caso nostro, basta contattare la struttura per proporsi. In alternativa è possibile pubblicare la propria proposta di baratto per essere contatti da strutture interessate. La merce di scambio è tra le più svariate e va da mobilio, a prodotti alimentari locali, oggetti da collezionismo come libri e fumetti, servizi fotografici o video, lezioni di cucina, fino a piccoli lavori di manutenzione delle strutture. E’ un’iniziativa di grande valore etico che in questo periodo di profonda crisi aiuta le strutture ricettive a farsi conoscere e permette di godere di un week end di vacanza anche a chi altrimenti non se lo potrebbe permettere. Ma sopratutto, penso sia un mezzo straordinario per favorire l‘iterazione e l’incontro tra la gente, per tornare ad un metodo semplice e genuino di condivisione di beni e competenze che prescinde dal denaro, dove una cosa che non serve più  riacquista valore nella misura in cui interessa a qualcun altro. Un riciclo etico che produce ricchezza per tutti: una ricchezza diversa, che si affranca dalle logiche di mercato di cui oramai la società è schiava, fatta di scambio e mutuo aiuto. Sarò un’inguaribile romantica ma pensare di poter andare in un Bed & Breakfast e poter barattare prodotti del mia terra in cambio di ospitalità  mi da un senso di “mondo buono”, un ritorno alla semplicità e alla solidarietà di cui mai come in questo periodo storico abbiamo un estremo bisogno. E chissà che alla fine non ripartiamo proprio da dove tutto è iniziato: dal baratto. Barattate gente!


Chi l’ha detto che la vacanza per essere bella debba per forza essere lunga?
Per staccare la spina non c’è nulla di meglio che un week end (includendo il venerdì se si può ma bastano anche sabato e domenica) in qualche SPA, per rigenerarsi e regalarsi dolci momenti di relax.
Un ottimo hotel che offre una zona SPA ampia e curatissima è il Winkler Hotel Lanerhof di San Lorenzo, un 4 stelle Superior vicino a Brunico.
La SPA, curatissima, offre tre tipi di sauna, una alle erbe con una temperatura più gradevole ed un rilassante profumo di fieno, la sauna finlandese a 80° ed una sauna esterna in baita con caminetto. Ci sono poi bagno turco al sale e agli aromi, cabina infrarossi, una sala relax con grotta salina e una magnifica sala vista giardino con i lettini ad acqua riscaldati dove rilassarsi di fronte al fuoco del caminetto. Completa il tutto il magnifico giardino con vasca idromassaggio esterna (con vista panoramica sulle montagne) e un giardino giapponese in cui è inserito il percorso Kneipp, dove a piedi nudi si può provare la sensazione di camminare su legno, pigne, ciottoli, sassolini e pezzetti di lava indurita. Il reparto acque offre poi una piscina coperta collegata direttamente alla vasca esterna riscaldata. E per i cali di zuccheri, alla reception c’è sempre un fornitissimo tavolo a buffet con succhi, tisane, frutta fresca e dolcetti, per non farsi mancare nulla!
L’hotel offre la possibilità di rimanere in SPA anche oltre l’orario di check-out quindi anche se optate per il solo week-end sabato e domenica potete cmq godere a lungo di questo paradiso delle coccole!
Controllate le offerte per la bassa stagione (se non visualizzate i prezzi per il periodo scelto basta inviare la richiesta non impegnativa on-line) e prenotate con anticipo per assicurarvi il vostro week end da sogno. Buon relax!

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