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Ore otto del mattino di un nebbioso venerdì mattina di febbraio. Parto in macchina pronta a percorre d’un fiato i quasi 600 km che mi separano dalla Costa Azzurra;  nel cuore l’emozione e la voglia di rivedere i luoghi e i colori che hanno animato le mie estati giovanili.
Dopo lunghi e sonnolenti chilometri avvolti in una coltre di nebbia, arrivata in Liguria finalmente la nebbia si dirada e i tanti paesetti arroccati sulle colline d’improvviso spiccano contro il blu intenso del mare. Sembrano scene di un quadro di Tintoretto tanto sono dettagliate, pare quasi di distinguere le persone passeggiare lungo i viottoli acciottolati che scendono giù al mare.
Appena passo Ventimiglia l’emozione sale, ci siamo quasi. Ripenso a tutte le volte che ho percorso questo tragitto, ai lungi viaggi in treno, oltre dodici noiose ore interrotte solo da qualche cambio di convoglio. Anche allora come adesso appena dal finestrino compariva il paesaggio immacolato della costa di Nizza il cuore mi balzava in gola e di colpo tutta la stanchezza di quel lungo viaggio scompariva spazzata via dall’eccitazione di una nuova estate in Costa Azzurra, coccolata come una regina dai miei zii che sembravano non aspettare altro che avere qualcuno da viziare.
Sono passati tanti anni da quelle intense estati, tante cose sono cambiate da allora, ma l’emozione che questi luoghi mi sanno suscitare rimane immutata. Immersa nei miei pensieri percorro senza fretta l’ultima manciata di chilometri fino a che il cartello indica Frejus, la mia destinazione.

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La Costa Azzurra è notoriamente una destinazione vip, città come Nizza, Cannes o Saint Tropez richiamano alla mente lusso, eleganza, ostentazione, grand hotel, fantastiche vie lungomare, ristoranti eleganti e quell’ambiente distinto e raffinato che è diventato negli anni la cifra distintiva di questo tratto di costa francese.

Ma la “mia” Costa Azzurra è ben diversa e lontana dalla destinazione più vip: è fatta di piccoli paesetti, piazzette su cui si affacciano case dai balconi azzurri, piccole boutique, ristorantini seminascosti tra gli stretti vicoli del centro. Frejus e Saint Raphael, a soli trenta chilometri da Cannes, hanno poco dell’ostentato fascino glamour della città della Croisette: una lunga striscia di sabbia collega i due centri, quello antico di Frejus, risalente all’epoca romana di cui conserva i resti di  un anfiteatro, e quello più moderno di Saint Raphael, i cui eleganti palazzi in stile belle epoque incorniciano una semplice e curata via lungo mare. Lungo le strade poche boutique di super griffes e molti negozi di marche più popolari e ristoranti turistici. Per quanto non particolarmente economici, questi due centri sono ben più alla portata di Cannes e Nizza, che vendono a caro prezzo la loro atmosfera ricercata. Port Frejus, il porto turistico costruito circa una ventina di anni fa poco distante dal centro città, è un bel posto, curato e moderno, dove passeggiare e ammirare le numerose barche attraccate.

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Ma il mio luogo preferito è la spiaggia, una lunga striscia di sabbia fine color ambrato dove è bello passeggiare soprattutto in inverno, quando la fola di turisti estivi scompare ma rimane un tiepido sole che illumina e accende i colori tutt’intorno  Mi perdo ad osservare i gabbiani intenti a raccogliere qualche briciola sul bagnasciuga per poi librarsi in aria tutti insieme come una nuvola.

C’è un posto che interpreta ancora di più questa dimensione semplice e intima della Costa Azzurra : Sainte Maxime.
Un piccolo paesetto affacciato sul mare, Sainte Maxime offre un’atmosfera molto più pacata della sua ingombrante vicina Saint Tropez, dall’altra parte dell’omonimo golfo; è proprio il suo quasi totale anonimato a rendere Sainte Maxine il posto ideale dove assaporare la bellezza di questo tratto di costa, fatto di piccole insenature incastonate tra verdi colline, casette dai balconi fioriti, piazzette animate da caffè e taverne e quel non so che di speciale, quella luce tersa che accende ogni colore e li fa brillare rendendo ogni particolare unico. Basta salire poco sopra la collina di Sainte Maxime per cogliere in un unico abbraccio tutto il golfo fino a Sainte Tropez ed oltre, per seguire con lo sguardo ogni anfratto, ogni insenatura, osservare i pini marittimi cullati dal vento e restare ad ammirare la pace e la bellezza dell’insieme. E’ di questa Costa Azzurra,raccolta e lontana dalle luci della ribalta, dai  tappeti rossi e dalla Croisette che mi sono innamorata nelle caldi estati di gioventù; è tra questi stretti vicoli  che sbucano su piazze affacciate sul mare che ho lasciato il cuore ed è qui che torno appena posso e dove ogni volta mi sento a casa.

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Il modo migliore per vedere Bruges è percorrere in barca i canali che l’attraversano, un intrico di strade liquide che rispecchiano nelle loro acque placide gli edifici, le luci e le atmosfere della città. La chiamano la Venezia del nord, ma per una vicentina doc come me cresciuta a un’ora di treno da Venezia, è difficile anche solo concepire il paragone, Venezia è unica e irripetibile, ma ciò non toglie che Bruges sia una città suggestiva e piena di fascino in un modo tutto suo.
Salire su una barca e farsi trasportare tra i canali permette di allontanarsi dal via vai del centro, sempre gremito di turisti , per godere delle atmosfere medievali che la contraddistinguono in un silenzio interrotto solo dal rumore dell’acqua che scorre placida sotto la barca.
Ma l’acqua per Bruges ha rappresentato molto di più di una suggestiva cornice coreografica, ne ha segnato la storia e determinato la fortuna. Fu grazie a questa capillare rete di canali che la collegava con le altre maggiori città della Fiandre che Bruges, tra il Medioevo e il Rinascimento, divenne un importante nodo commerciale e non è un caso se la sua piazza principale si chiama semplicemente Markt, mercato appunto: un tempo questo ampio spazio urbano circondato dalle tipiche case rosse con i tetti spioventi ospitava bancarelle che esponevano di tutto, dal cibo alle stoffe agli arredi, simbolo di una spiccata propensione al commercio e agli affari dei cittadini di Bruges. Sulla piazza si erge la duecentesca torre campanaria Belfort, da cui si gode di un’ampia vista sui canali della città e al cui interno è custodito un carillon fatto di ben 47 campane.
Altro cuore medievale della città è la piazza del Burg su cui si affaccia lo Stadhius, il Municipio in stile gotico eretto nel 1376 e successivamente ritoccato nel XVI secolo arricchendolo di statue e bassorilievi, che ne contraddistinguono ancora oggi la facciata.
Tra i canali più famosi il Rozenhoedkaaioffre, con il suggestivo punto di incontro di due canali , ancora oggi uno degli angoli più fotografati della città. Lungo la strada che costeggia il canale si incontra iGroeningemuseum, piccolo ma prezioso scrigno dell’arte fiamminga.

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All’interno si possono ammirare numerose tel del maestro Van Dick, padre della pittura ad olio, la tecnica che nel 1400 scosse e cambiò per sempre la pittura occidentale con un realismo fino ad allora sconosciuto, tale da rendere le figure rappresentate quasi palpabili, vive, rappresentative di un’epoca, così come gli sfondi su cui il maestro era solito dipingerle, veri affreschi della Bruges dell’epoca, di cui alcuni scorci sono ancora oggi riconoscibili passeggiando per la città, segno di come Bruges abbia saputo conservare e tutelare lo straordinario patrimonio urbano tramandato nei secoli .
E come visitare Bruges senza lasciarsi sedurre dalle lusinghiere vetrine dei tanti negozi di cioccolato, che invitano ad entrare per assaporare il cibo degli dei, qui declinato in ogni forma e sapore. Cioccolatini e praline decorati ed esposti a regola d’arte, tanto da rendere la città famosa nel mondo per la produzione di queste squisite dolcezze, a cui è difficile,se non impossibile, resistere.
Per finire in bellezza e per una gustosa immersione nella storia del cioccolato si può visitare il curioso Museo del Cioccolato  (ingresso: 6 Euro, gratuito per bambini fino a 6 anni).  
Scesi dalla barca si può proseguire il giro della città a piedi o ancora meglio in bicicletta, immergendosi nell’intricata trama di vie acciottolate solcate dai tanti, romantici, ponti, da cui godere di un’altra, impareggiabile vista, della città.


Avis de coup de vent sul les Poulains© Philip Plisson 

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La première fois que j’ai vu les Poulains fut dans dans une vitrine d’un magasin de cadres. J’ai suis immédiatement tombée amoureuse de cet image : la petite église (seulement beaucoup après j’aurais compris qu’il s’agissait d’un phare) toute seule dans l’immensité de la campagne en face à la force de l’océan captura mon attention. Fascinée par l’image, j’ai acheté tout de suite le cadre pour l’accrocher dans mon salon. Le titre   “Avis de coup de vent sur les Poulains” bien visible sous la photo, ne m’a pas suscité la curiosité de savoir où se trouvait les Poulains et le nom français  non plus m’a induit à le chercher dans la carte de France pour y aller. Dans quelque manière j’étais sûre que un lieu tant plein de suggestion ne pouvait que être loin et inaccessible, peut-être dans une ile du nord découverte par un explorateur français qui lui a donné son nom.

Ce lieu, qui pour moi représentait la destination parfaite – la lande, les falaises, l’océan immense – était tellement parfait qu’il pouvait existir que dans les limites d’une photo.


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Quand, quelques années plus tard, pendant mon premier voyage à Bretagne, j’ai vu une carte postale identique à cet image hors d’un boutique des souvenirs et j’en ai lu le titre “Les Poulains, Belle Ile en Mer, Bretagne“, l’émotion m’a paralysée pour un instant : la solution avait toujours été là devant mes yeux, dans le titre de la photo que j’avais lu mille fois.

Pour quelque raison c’était pas moi qui avait choisi la destination mais elle qui m’avait choisie.
J’étais venue en Bretagne pour ces paysages magnifiques, les hautes falaises, la magie de l’océan, les traditions celtiques, mais jamais j’avait pensé que dans cette terre j’aurais pu rencontrer le lieux de la photo.

Le matin que j’ai prix le bateau que de Quiberon, dans le sud de la Bretagne, arrive jusqu’à la Belle Ile, mon cœur battait fort. Dans peu de temps j’allait finalement voir les Poulains, la pointe à nord-ouest de Belle Ile où il y le phare, que dans la photo j’avais confondu avec une église, situé dans une ile qui avec la marée haute reste séparée de la cote .

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Belle Ile è un lieu magnifique, romantique et solitaire, avec un mosaïque des paysages différents faits de plages, petits villages de pécheurs, campagne verte, superbes falaises et mer partout. Une palette des couleurs qui vont du vert des champs au bleu clair du ciel au bleu foncé de l’océan, campagne à perte de vue traversée par routes qui suivent le contour sinueux de la cote.
Galvanisée par l’atmosphère bucolique, j’ai décidé de louer un vélo pour arriver a les Poulains, en m’assurant qu’on me le donner avec un panier pour mon sac, mais j’aurais dû la demander avec un moteur ! Belle Ile est assez large et, comme j’ai bien pu constater moi-meme, pleine de montées qui, même si douces, sont difficiles pour les cyclistes pas entrainées comme moi.

Les Poulains j’ai du les gagner mais la fatigue a eté bien payée par le paysage.

Le lieu de me rêves est allé au délà de mes attentes : la beauté de la côte sauvage, la solitude du phare, la force de l’océan, tour ce que j’avais regardé dans la photo était là devant mes yeux : un lieu magnifique, ou rester longtemps pour écouter  la voix de la mer, le chant des mouettes, regarder les nouages qui bouge vite.
A l’intérieur le phare hôte une exposition des documents et photos qui en racontent l’histoire et aident les visiteurs à se plonger dans l’atmosphere du lieux, loin du reste du monde, ou on entant l’énergie de la nature dans le bruit de la mer, le noir des falaises et dans le vert des landes.

Voici le lien vers le site de Philip Plisson, auteur de la photo “avis de coup de vent sur les Poulains”

Avis de coup de vent sul les Poulains© Philip Plisson

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La prima volta che vidi il faro di les Poulains fu in un poster appeso fuori dalla vetrina di un negozio di quadri a Vicenza. Me ne innamorai all’istante: quella minuscola chiesa (solo molto tempo dopo avrei capito che in realtà è un faro)  sola nella vastità della brughiera, che affronta la forza incontenibile dell’oceano in tempesta catalizzò la mia attenzione. Rapita dal fascino dell’immagine, comprai subito il quadro destinandolo alla parete del mio salotto. Il titolo,  “Avis de coup de vent sur les Poulains“, stampigliato proprio sotto all’immagine, stranamente non mi indusse a chiedermi dove fosse Les Poulains, né il nome chiaramente francese mi spinse a cercarlo sulla mappa di Francia per andarci; in qualche modo avevo dato per scontato che un posto tanto suggestivo non potesse che essere distante e irraggiungibile, magari in una remota isola del nord del mondo scoperta da un coraggioso esploratore francese che le aveva dato il nome. Era come se quel luogo che ai miei occhi rappresentava la meta ideale  – la brughiera solitaria, le falesie, l’oceano immenso – fosse troppo perfetto per esistere davvero, per rappresentare una meta raggiungibile, e fosse destinato a rimanere dentro i confini di un quadro.

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Quando anni dopo durante il mio primo viaggio in Bretagna vidi una cartolina identica al quadro del salotto in mostra fuori da un negozio di souvenir e ne lessi il titolo sul retro Pointe Les Poulains, Belle Ile en Mer, Bretagne, l’emozione mi paralizzò per un istante: la soluzione era sempre stata lì, davanti ai miei occhi, contenuta proprio in quel titolo che avevo letto e riletto centinaia di volte.
Per una qualche strana ragione per una volta non ero stata io a scegliere una meta ma lei a trovare me. Ero arrivata in Bretagna attirata dai paesaggi aspri delle sue coste, dal suo mare tumultuoso, dalle tradizioni celtiche, ma mai per un attimo mi aveva sfiorato il pensiero che proprio in quella terra avrei potuto trovare il luogo ideale della foto.
La mattina in cui mi imbarcai sul traghetto che nel giro di un’ora dal porto di Quiberon, nel sud della Bretagna, porta a Belle Ile en Mer, avevo il cuore in gola; di lì a poco sarei arrivata a Pointe les Poulains, la punta a nord ovest di Belle Ile che ospita il faro, che nella foto avevo scambiato per una chiesa,  situato su di un’isola rocciosa che con l’alta marea viene separata dalla costa.
Belle Ile è un’isola straordinaria, romantica e solitaria, con un mosaico di variopinti paesaggi fatti di spiagge incontaminate, piccoli villaggi di pescatori, campagna verdeggiante ma sopratutto spettacolari scogliere sferzate dall’oceano; una tavolazza di colori che variano dal verde dei campi all’azzurro del cielo al blu intenso del mare, campagna a perdita d’occhio attraversata da strade solitarie che seguono il profilo sinuoso della costa.
Galvanizzata dall’atmosfera bucolica decisi di affittare una bicicletta per raggiungere les Poulains sulle due ruote, preoccupandomi di farmela dare con un panier, un cestino per appoggiare lo zaino della reflex, ma forse avrei fatto meglio a farmela dare col motore! Belle Ile è un’isola relativamente grande e, come ho scoperto a mie spese, dove le lunghe distese di campagna sono in realtà dei falsipiani che nascondono pendenze insidiose per i ciclisti poco allenati come me. Les Poulans me la sono dovuta conquistare col sudore ma all’arrivo, il paesaggio mi ha ripagata di ogni fatica.
Dopo due ore di pedalate il cuore mi è balzato in gola quando ho letto il cartello Pointe des Poulains alla fine della lunga strada che conduce fino all’estremità dell’isola.

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Il luogo dei miei sogni non ha tradito le mie aspettative: il fascino selvaggio e incontaminato della costa, la struggente solitudine del faro solitario, l’impetuosità dell’oceano, tutto quello che avevo ammirato tante volte nel poster era lì, vero e tangibile, davanti a me. Un luogo meraviglioso, dove rimanere ad ascoltare la voce dell’oceano, il canto dei gabbiani, osservare le nuvole che corrono veloci sferzate dal vento. All’interno del faro sono conservate delle foto e dei documenti che ne raccontano la storia e aiutano ad immergesi nell’atmosfera raccolta di questo luogo singolare, lontano dal resto del mondo, dove l’energia della natura si sente  nel fragore delle onde, nel nero delle scogliere e nel verde rassicurante della brughiera.


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Colourful , enchanting and inspiring, Barcelona offers countless possibilities and turist attractions. Here you may find both wide metropolitan avenues and narrow medieval alleys, magnificent palaces and old buildings, the modern and eccentric Gaudì art and the sober elegance  of gothic cathedrals, everything melted in a perfect mix.

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In Barcelona there’s the sea, a beautiful beach, the harbour, the hills; it’s a large city with a small town soul, where you soon feel at ease, maybe thanks to the mild weather, to the bright colours of Gaudi’s mosaics, the movida of the seafront lounge bars. You may visit it thousand times and at every visit it takes you aback with something new.

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It’s hard to squeeze it into a single definition, even harder to tell about it in just one article, because every single aspect is a world apart to explore: elegant, casual, trendy and still easy, Barcelona has a style for every mood!

In a single day you can get lost in the tranquillity of the Gothic Quarter, walk along the smart Paseo de Gracia looking at the shop windows of the most famous designers, get enchanted by the smart eccentricity of Gaudì façades, sit down to contemplate the sober beauty of the magnificent gothic cathedral, look at the dressed up street artists along the Ramblas, enjoy a coffee in one of the smart seafront lounge bars , walk along the beach or climb up the the Montjuic hill for a stunning city view. And for the night, just get started tasting some tapas and then dive yourself into Barcelona’s movida.

Everything is possible in Barcelona, you just have to choose which city style you want to wear!

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Barcellona è una città vitale, colorata, frizzante, un posto che ti entra dentro, ti avvolge e ti conquista con i suoi tanti volti e le infinite possibilità che offre.
A Barcellona ci sono le grandi strade metropolitane, gli stretti vicoli medievali, i sontuosi palazzi, la moderna ed eccentrica arte di Gaudì, la magnificenza delle cattedrali gotiche.
A Barcellona c’è il mare, la spiaggia, le colline, il porto;

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Barcellona è una metropoli dall’anima cittadina, dove ci si sente subito a casa, sarà per il clima mite, i colori sganciarti, le architetture fantasiose, la luce della sua magnifica spiaggia, la movida dei locali sul lungomare. Barcellona la puoi visitare mille volte e ogni volta ti sorprende.
Difficile dare una definizione a questa città, impossibile racchiuderla in un’unica etichetta, ancora di più  raccontarla in un unico articolo, perché ogni suo volto è un mondo a parte in cui immergersi : elegante, casual, fashion e al contempo semplice, Barcellona ha uno stile per ogni mood!

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In una stessa giornata potete perdervi nella tranquillità delle strette viuzze del Barrio Gotigo,  camminare sull’elegante Paseo de Gracia ad ammirare le vetrine delle griffe più famose, lasciarvi conquistare dalla stravaganza geniale dei palazzi di Gaudi, sedervi a contemplare la sobria bellezza della sua cattedrale gotica, osservare gli artisti di strada sulle Ramblas,  gustarvi un caffé in uno dei bar del lungo mare, passeggiare sulla spiaggia, salire sulla collina del Montjuic per vedere il panorama, sedervi in una panchina del porto ad ammirare la selva degli alberi maestri delle barche che lo popolano, degustare tapas in una delle tantissime taperie del centro e infine  immergervi nella movida notturna di questa città che non dorme mai!
En Barcelona hay de todo, basta solo decidere quale Barcellona indossare!

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Dal 6 al 9 dicembre Lione verrà illuminata da un caleidoscopio di luci e colori in occasione della famosa Festa delle luci; l’appuntamento attira ogni anno circa due milioni di visitatori da tutta la Francia e dall’Europa, desiderosi di assistere dal vivo al magnifico spettacolo orchestrato da una schiera di scenografi, tecnici, artisti di strada e designer che si danno appuntamento qui per dar sfogo alla loro fantasia e creatività; Con oltre settanta installazioni, non c’è via o piazza del centro a non essere vestita a festa da un arcobaleno di luci colorate proiettate sulle facciate dei tanti palazzi ed edifici a creare disegni, forme e immagini tutte diverse. Camminare per le vie del centro in queste notti è un’esperienza eccitante, ad ogni angolo lo scenario cambia e si viene rapiti da spettacoli psichedelici sempre nuovi.

La festa diventa una bella occasione per visitare Lione, la tera città di Francia dopo Parigi e Marsiglia, metà spesso trascurata dai più ma che certamente merita attenzione. Del resto la città non è nuova all’arte di strada,tanto da aver trasformato i suoi palazzi in tele sulle quali numerosi artisti hanno dipinto dei favolosi murales ,diventati la cifra distintiva della città. I murales rappresentano elementi architettonici urbani come scale, finestre, vetrine, strade, e scene di vita quotidiana animate dai personaggi più vari, eseguiti con una tale maestria da rendere davvero difficile, almeno ad un primo sguardo, distinguerli dagli elementi reali. Una passeggiata per Lione si trasforma così in un esperienza divertente che sollecita i sensi, dove il confine tra realtà e finzione è spesso difficile da definire.
Ma oltre che una delizia per la vista, la città è anche delizia per il palato, un vero e proprio paradiso dell’arte culinaria lionese e borgognona, tanto da essere considerata, a buon merito, la capitale gastronomica delle Francia.
Impossibile non cedere alle lusinghe dei tanti bouchons, le tipiche taverne che con nelle loro lavagne messe strategicamente fuori dal locale attirano i turisti con una lista di irresistibili prelibatezze. Da la Rosette de Lyon, il salame tipico della zona servito come antipasto, al boudin aux pommes, les pommes douphines, e ancora il cotechino alla lionesa, le tante varietà di formaggi e per finire i dolci: il cuscino di Lione, dolcetti di pasta di mandorle ripieni al cioccolato, crepes, brioches e ancora tante altre dolcezze.
A Lione non manca nulla per un week end gourmand, meglio ancora se in occasione della fantastica Festa delle Luci per vivere al meglio la città.


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Il mio primo impatto con Berlino è stato forte, passeggiando per la prima volta per le vie del quartiere Mitte ho avuto una sensazione di smarrimento perché mancavano le coordinate tipiche delle grandi metropoli a cui si è abituati, piene di caffè e negozi, che pur sembrando ormai tristemente omologate fanno sentire il visitatore subito a suo agio, quasi fosse in un posto conosciuto.

Percorrendo Unter den Linden, il lungo ed elegante viale alberato che dalla Porta di Brandeburgo conduce verso Berlin Mitte, si incontrano più che altro concessionari di macchine che espongono in vetrina delle auto superlusso, ma gran pochi negozi e locali. Ma più ci si addentra verso il cuore della città, l’ex Berlino dell’est, più si capisce che il suo essere volutamente diversa è ciò che la rende speciale; Berlino è una città che porta addosso i segni di un passato difficile e doloroso e le facciate austere e fredde degli edifici dell’ex DDR sembrano cicatrici che la città ha scelto di non coprire ma anzi di mostrare perché diventino monito per le generazioni presenti e future. Ed è proprio nel coraggio di mostrare con dignità e senza falsa retorica le sue ferite che risiede la grande forza di questa città.

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Berlin Mitte si può visitare a piedi partendo da una delle piazze più significative della città, l’enorme Alexander Platz, famigliarmente chiamata Alex dai berlinesi. La piazza ha origini antiche: nel Medioevo vi si svolgeva un importante mercato del bestiame, tanto che era chiamata la Piazza dei Buoi. Nonostante i numerosi ammodernamenti in seguito alla riunificazione della città, la piazza ha mantenuto il suo aspetto marcatamente socialista in particolare nelle facciate dei suoi due edifici principali , l’Alexanderhaus e il Berolinahaus, che oggi ospitano dei grandi magazzini.
Nel pressi della piazza svetta la Fernsehturm, la torre della televisione, costituita da una colonna centrale di cemento con una sfera rivestita da pannelli di acciaio sormontata da un’antenna a righe bianche e rosse.Con i suoi 360 mt fu costruita allo scopo di farne la più alta torre televisiva d’Europa rendendo la la Repubblica Democratica tedesca indipendente nelle comunicazioni. L’ascensore panoramico permette di risalire i sette piani della torre dove si trova una terrazza panoramica e, a 207 mt di altezza, il Telecafé, un caffé ristorante che ruota a 360° per offrire una grandiosa vista panoramica sulla città.
Proseguendo verso ovest si incontra il Rotes Rathhaus, il municipio rosso dal colore della sua facciata in mattoni rossi. Poco distante il Duomo di Berlino , la più grande chiesa protestante della città.. Da lì si arriva alla Museeinsel, il cuore del quartiere Mitte, un’isola Museo che ospita i più importanti musei della città che espongono collezioni di valore inestimabile.
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L’Altes Museum conserva oggetti delle civiltà greca, etrusca e romana; il Neues Museum è dedicato alla’arte preistorica ed egiziana con reperti provenienti dal Mediterraneo, dal Medio Oriente e dall’Africa del nord. Tra i pezzi di maggiore importanza spicca il teschio dell’uomo di Neanderthal  e il magnifico ed enigmatico Busto di Nefertiti. L’Alte Nationalgalerie ospita opere della pittura tedesca ed europea del XIX secolo tra cui anche opere di Monet, Manet e Renoir. E infine il famosissimo Pergamon Museum che ospita i reperti archeologici rinvenuti durante gli scavi a Pergamo in Asia Minore. Il museo espone tre collezioni: la collezione delle Antichità Classiche, il Museo dell’Antichità del Vicino Oriente e il Museo di Arte Islamica. Tra i reperti più famoso L’Altare di Pergamo, capolavoro del II sec a.C..
Proseguendo verso ovest e percorrendo il lungo viale Unter den Linden (ovvero Sotto i tigli) si arriva al simbolo di Berlino, la Porta di Brandeburgo, dove termina il quartiere Mitte ed inizia il Tiergarten. Al tempo del DDR la Porta rappresentava il limite della Berlino dell’est, e subito dietro alla porta correva il Muro che divideva in due la città. Oggi qui il muro è stato completamente abbattuto ma rimane sull’asfalto la traccia di dove correva, altra cicatrice profonda che Berlino ha scelto di mostrare.
Vicino alla Porta di Brandeburgo si trova un altro simbolo della città, il Reichtstag, la sede del Parlamento tedesco. L’edificio in stile classico subì una modernizzazione nel 1992, dopo la riunificazione della città, ad opera dell’architetto Norman Forster, che dotò l’edificio di una enorme e bellissima cupula in acciaio e  vetro, un vero capolavoro architettonico che offre una delle più belle viste panoramiche della città, tanto da essere diventata una delle maggiori attrazioni turistiche della città.

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Per finire questa lunga passeggiata nella Berlino storica non si può non visitare il Memoriale per gli ebrei (ad ovest della Porta di Brandeburgo andando verso Potsdamer Plazt), un doveroso tributo della città per ricordare lo sterminio degli ebrei in Europa. Il monumento consiste in 271 stele grige di calcestruzzo disposte su una superficie di 19 mila m2, organizzate secondo una griglia all’interno della quale i visitatori possono camminare liberamente. L’impatto emotivo del monumento è molto forte, la grigia sobrietà di questa distese di stele induce al silenzio e alla riflessione. Nell’angolo sud-est dell’area delle stele si accede al centro di documentazione, con ingresso gratuito, dove tramite documenti e testimonianze è stata ricostruita la vicenza personale di alcune delle vittime. 

Guida al viaggio:
Come arrivare: Berlino è raggiungibile con voli low cost delle Compagnie Easy Jet e Air Berlin.
L’areoporto Tegel è ben collegato al centro con il bus JetExpressBus e X9Tegel (ca- 40 min ) al costo di una normale corsa urbana. In alternativa i bus 109 e 128 collegano l’aeroporto con la rete metropolitana.

Schoenefeld è collegato al centro con i treni regionali (linee RE7, Rb14 o RB22) o con la S-Bahn.

Dove alloggiare: consiglio l’Hotel Ibis Potsdamer Platz a pochi minuti a piedi dalla Porta di Brandeburgo. Permette di visitare il Quartiere Mitte a piedi ma è anche vicino alle zone più moderne della città e alla stazione di Potsdamer, importante nodo di trasporti urbani.

Muoversi in città: Berlino è ben servita da una efficiente rete di trasporti urbani. La metropolitana si divide in S-Bahn, i treni in superficie, e la U-Bahn, i treni sotterranei. Si può acquistare la comoda Berlin Welcome Card che consente di viaggiare per 48, 72 o 5 gg nelle zone centrali AB o ABC su tutti i mezzi pubblici della città e offre sconti sull’entrata di musei e monumenti. (48 ore da 18,00€).




Come molti credo, quando penso alla Provenza mi vengono in mente i campi di lavanda, immense distese di viola misto al verde dei campi. 

Ma se per assistere alla fioritura della lavanda bisogna attendere l’estate, quest’angolo di Francia meridionale riserva molti altri motivi peruna visita in autunno. Ho sempre pensato che in Provenza ci fosse una luce speciale, calda e avvolgente, ed è stata forse proprio questa luce ad ispirare i tanti pittori impressionisti che vennero qui a dipingere le loro tele piu’ famose. Da Cezanne a Van Gogh furono tanti i talenti artistici stregati dalla magia di questa terra. Quello che vi propongo e’ un itinerario sulle tracce dei grandi maestri pittori, per rivedere gli stessi luoghi che li ispirarono e divennero soggetti di capolavori immortali.

Aix en Province

Il nostro itinerario parte da Aix-en-Provence, citta’ natale di Paul Cezanne e prestigiosa sede universitaria; Aix è una città con un importante patrimonio artistico e culturale il cui cuore pulsante è la Vieil Aix, la Città Vecchia, attraversata da Corso Mirabeau, pieno di caffé ed eleganti edifici del XVII e XVIII secolo; al suo cittadino più illustre la città ha dedicato il Circuit Cézanne, un itinerario, ben segnalato da targhe con la lettera C, che partendo dall’Ufficio del Turismo permettere di ripercorrere i quartieri e i luoghi dove visse il pittore, arrivando al suo Atelier al n° 9 di Av. Paul Cézanne, dove produceva le sue opere e dove tutto è rimasto come lui lo ha lasciato.

Abazzia di Senanque

Aix è famosa anche per la produzione di mandorle, utilizzate, oltre che per i prodotti cosmetici, per preparare i calissons, i tipici dolcetti a base di pasta di mandorle, rivestiti di glassa.

Da Gordes a Senanque

Proseguendo nel nostro itinerario artistico si arriva al Arles, non senza prima fare alcune deviazioni per godere dei tanti gioielli provenzali; la prima è Gordes, catalogato come uno dei borghi più belli di Francia; questo borgo arroccato su un promontorio è famoso perché nella sua piazzetta sono state girate alcune scene del film Un’ottima annata con Russel Crowe; un’ottimo momento per visitare il borgo è il martedì, quando si tiene il mercato, pieno di bancarelle con cibo, vestiti, oggetti artigianali e molto altro. Risalendo le stradine del centro si arriva al castello, dagli interni riccamente decorati e sede di un museo. A soli 5 km a nord di Gordes una tortuosa stradina porta all’abazia cistercense di Senanque (nella foto di testata), risalente al 1148: una dei maggiori esempi di architettura monastica, dove pace e silenzio regnano sovrani.

 Chateauneuf du Pape

Continuando verso nord si raggiunge Chateauneuf du Pape, particolarmente suggestivo proprio in autunno nel periodo della vendemmia, essendo il posto famoso in tutto il mondo per la rinomata produzione vinicola;  in città ci sono molte enoteche che offrono degustazioni gratuite di vini.

Da qui seguendo il corso del Rodano si arriva ad Avignone, una della città storiche più bella della Provenza, famosa per essere stata la sede papale dal 1309 al 1377; imperdibile la visita all’opulento Palais des Papes, dichiarato dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità, che comprende due edifici, il Palazzo Vecchio e il Palazzo Nuovo, di cui sono visitabili una ventina di stanze.L’Ufficio del Turismo propone 4 itinerari pedonali per andare alla scoperta dei tesori nascosti della città.

Saint Remy de Provence

Ultima tappa prima di arrivare ad Arles è Saint Remy de Provence, città natale di Michel de Notre Dame, al secolo Nostradamus, e patria dei maestri cioccolatieri. Una magnifica cittadina da scoprire con calma passeggiando tra le stradine piene di negozietti, o fermandosi a bere un caffè in una delle tante animate piazzette. Qui si trova anche l’ospedale psichiatrico dove fu ricovarato Van Gogh che qui dipinse oltre 150 tele, oggi conservate al museo Estrine, che ripercorre la vicenda umana ed artistica del pittore.

Arles

Ed infine Arles,universalmente famosa perché qui vi si trasferì Van Gogh nel 1888; proprio a questo periodo risalgono alcuni dei dipinti più celebri dell’artista, come L’Alyscamps e la Notte Stellata sul Rodano. Paradossalmente ad Arles non rimane nessuna opera di Van Gogh ma la città lo celebra dedicandogli un percorso, il Circuit Van Gogh, ben segnalato da apposite targhe, che permette di individuare i punti precisi dove il maestro pose il cavalletto per dipingere i paesaggi cittadini e naturali della Provenza. Altro circuito storico interessante è quello della Arles romana che conta: l’anfiteatro romano Les Arenes, il teatro antico e gli Alycamps,un lungo viale alberato dove sono allineate numerose tombe romane.
Tra cittadine storiche, immensi vigneti e tracce dei grandi pittori, in Provenza non manca nulla per una bella vacanza baciati dal tiepido sole autunnale!



E’ bello scoprire che certi paradisi terrestri non sono solo in qualche remota isola dei tropici ma si possono raggiungere anche con un paio di ore di volo da casa. E’ il caso delle Cies, un piccolo arcipelago al largo delle coste galiziane, una sorta di barriera rocciosa all’imboccatura della Ria de Vigo che frena gli sferzanti venti oceanici. Le isole offrono uno scenario idilliaco facilmente scambiabile per i tropici, con spiagge di sabbia candida ed acque placide e cristalline, se non fosse per la temperatura dell’acqua, qui decisamente più fresca, a ricordare che siamo nell’estremo nord della penisola iberica. Ma questo nulla toglie all’indiscutibile bellezza e fascino del posto, che d’estate richiama molti visitatori sia spagnoli che stranieri, che vengono qui a vivere il loro sogno tropicale.

L’arcipelago, dichiarato parco naturale, consta di tre isole, tutte disabitate: l’isola di Monteagudo e del Faro, unite da un arenale, collegate alla terra ferma da un servizio regolare di traghetti, e l’isola di San Martino, la più esclusiva raggiungibile solo con imbarcazioni private.



La spiaggia principale, Praia dos Rodas, è stata insignita dall’autorevole giornale britannico The Guardian del titolo di spiaggia più bella del mondo; la definizione è forse esagerata visto l’agguerrita concorrenza, ma certamente questo impressionante lembo di sabbia di un bianco accecante orlata da acque color smeraldo merita una menzione tra le spiagge più belle del globo. Le isole hanno anche un grande valore ecologico grazie alla rigogliosa flora, con boschi di pini e eucalipti e alla grande varietà faunistica: qui vivono tra le più importanti colonie di cormorani e gabbiani, oltre alla grande ricchezza dei fondali marini. Ci sono inoltre numerose possibilità di trekking lungo uno dei tanti sentieri che attraversano le isole, il più lungo dei quali sale fino al faro, da cui si gode di una spettacolare vista a 360° che spazia dalle alte scogliere sferzate dai venti e dalle turbolente acque oceaniche, fino alle placide baie del versante orientale.


Ma la vera particolarità delle isole è il fatto che sono disabitate e bandite alle auto e a qualsiasi altro mezzo di locomozione, il che le rende vere e proprie isole pedonali a disposizione dei visitatori che qui possono fuggire dalla vita cittadina per immergersi completamente nella pace e silenzio della natura. L’accesso è consentito ad un numero limitato di persone per giorno e anche l’unico campeggio, la sola struttura ricettiva delle isole, ha posti limitati e deve essere prenotato anticipatamente. I biglietti per il traghetto sono acquistabili ai porti di Vigo e Baiona o direttamente on-line sul sito della compagnia navale. Queste restrizioni fanno si che le isole non siano mai sovraffollate, nemmeno durante l’alta stagione, e gli ospiti del piccolo campeggio, una volta che l’ultimo traghetto del pomeriggio della sera è salpato, possono godere in solitudine delle bellezze naturali e di una quiete e silenzio assoluti, lontano dai rumori e dalle luci dei centri abitati. 
Oceano, dune, boschi di pini, scogliere, spiagge tropicali… le Cíes sono una destinazione da sogno vicino a casa. Il paradiso è qui! 


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