Non che ci sia bisogno di una scusa particolare per viaggiare di nuovo a Barcellona (fosse per me, ci tornerei in continuazione, e forse, non verrei più nemmeno via), ma ho appena trovato un’offerta allettante volo+hotel sul portale di Expedia.it e mi sono messa a spulciare il sito del turismo della città, per vedere cosa succede nel capoluogo catalano verso la fine di giugno. Non si può certo dire che manchino gli eventi e gli spunti interessanti: il vero problema, semmai, è riuscire a raccapezzarsi nell’infinita e ricchissima programmazione estiva. Penso comunque di aver trovato la scusa perfetta per il mio viaggio – è il Festival Pedralbes.
Rispetto ad altri appuntamenti “tradizionali”, questo festival è una new entry. Il 2014 infatti segna la seconda edizione del “Festival de Musica de Barcelona”, che ha esordito proprio lo scorso anno sulla scena estiva catalana. Che tipo di musica? Non sembrano esserci limiti né definizioni precise: musica pop, jazz, folk, flamenco… Dai Simple Minds (il 25 giugno) a Tom Jones (il 30), da George Benson (il 4 luglio) a Paul Anka (il 10), solo per menzionare alcuni dei protagonisti.

A rendere speciale il Festival è, innanzitutto, la location privilegiata. Gli eventi infatti saranno organizzati nei giardini del Palacio Real de Pedralbes, vero e proprio polmone verde della città, a pochi minuti dal centro, dove pini centenari, prati, tigli ed eucalipti vanno a formare uno dei giardini più signorili di Barcellona. E anche qui ha lasciato il segno il genio di Gaudì, la cui opera caratterizza la città in modo determinante.
Nei giardini, infatti, si possono osservare due opere del celebre architetto: una pergola e la Fontana di Ercole. La storia della fontana è singolare, perché solo da pochi anni, ovvero nel 1984, se ne è scoperta l’esistenza. Prima, infatti, l’opera che Gaudi aveva realizzato per la finca della famiglia Guell a Pedralbes (parte dei terreni furono ceduti per la costruzione del palazzo reale) era rimasta nascosta, coperta dell’esuberante vegetazione del luogo.
Per quanto riguarda le esatte location dei concerti, queste sono due, poiché per ogni serata in programma ci saranno due diverse performance ad opera di diversi artisti. La prima, nella zona detta “Village” dalle 20.30 alle 22.30, e la seconda, a partire dalle 22.30, nel grande auditorium principale organizzato all’aperto, di fronte al Palazzo Reale. I biglietti si possono compare online, a questa pagina.


E alle fine sono partita.
Dopo aver assaporato il piacere di giornate da riempire con lunghe passeggiate, la compagnia di buoni libri accompagnati da the fumanti e volti amici con cui gustare deliziosi banchetti, ho deciso che non approfittare di due settimane di ferie, il dono più prezioso che ho trovato sotto l’albero, era un vero peccato.
Sono partita come un esploratore, cercando la meta sulla mappa, aspettando che fosse lei a trovare me, a saltarmi agli occhi. Non troppo distante, non troppo fredda né affollata, il giusto mix tra città e natura: a volte so essere una viaggiatrice davvero esigente. Compito arduo, soprattutto durante le feste invernali, ma alla fine lei non ha tardato a farsi trovare. E nel giro di poche ore mi sono trovata in macchina, poche cose messe distrattamente in valigia e in testa una sola parola: Lubiana.

La capitale della Slovenia mi accoglie con un cielo nuvoloso e qualche sprazzo di sereno che mi strappa un sorriso pensando che a casa piove.
Città di arte, pittori e letterati, Lubiana ha un volto marcatamente mitteleuropeo che fa dimenticare che in fondo siamo a meno di un centinaio di chilometri dal confine italiano. Bastano così poche ore a far svanire  le architetture veneziane, velate sotto strati di marmo ingentiliti dal gusto barocco, e 
ritrovarsi immersi in un mondo dal gusto e dalla lingua dal carattere e dal suono piu’ deciso eppure delicatamente armonico.
Lubiana è discreta e romantica, attraversata dal piccolo fiume Ljubjianica che col suo scorrere placido contribuisce all’atmosfera rilassante che aleggia tutt’intorno.
Il compatto centro storico è abbellito da candidi palazzi barocchi dove ogni tanto compare un drago, simbolo e leitmotiv della città.
I più belli e imponenti sorvegliano l’omonimo ponte e sono oggetto dell’attenzione dei turisti, che li inondano di flash e dei piccioni, che vi si appoggiano in stormo creando un buffo contrasto. Questo elegante ponte in stile liberty segna l’accesso al centro storico marcato da altri ponti che uniscono le due sponde del fiume, entrambe abbellite da caffè e ristoranti. Uno dei più noti è quello di Tromostovje, il triplo pronte opera di Plecnik, l’architetto che con il suo stile ha forgiato e scolpito il volto della città.
Più avanti c’è il Ponte dei Calzolai riconoscibile dai pilastri che sorreggono le lampade stilizzate, amato dagli artisti di strada e dai musicisti.
Piazza Preseren, su cui troneggia la bella facciata color salmone della Chiesa dell’Annunciazione, è un altro punto di incontro della gioventù lubianese, che qui si ritrova in allegria tra boccali di birra e succulenti panini con wurstel.
Addentrandosi nel cuore della città ancora belle piazze, come Mestni trg dove fa bella mostra di sé l’elegante facciata del Municipio su cui troneggia, manco a dirlo, un drago. E piazza Stig, camuffata da via pedonale, sicuramente la più bella e caratteristica con tanti edifici barocchi e medievali.
Ad accompagnare la visita del centro è la presenza costante del Castello di Ljubjanja, che sembra il naturale completamento di una fiaba già popolata di draghi; arroccato sulla verde collina che domina la città, è di origini antiche e nel corso del tempo assolvette a varie funzioni, non ultimo quella di prigione. Qui fu rinchiuso anche Silvio Pellico.
L’ascesa al castello può avvenire in funicolare ma io vi consiglio di salire a piedi lungo la strada che parte proprio dietro la stazione della funicolare e costeggia il monte, regalando belle viste sui tetti rossi della città.
Racconta la leggenda che il drago ucciso da San Giorgio un tempo viveva proprio sotto questa collina. Il castello oggi è stato ristrutturato e offre alcune interessanti mostre sulla storia della città, ma io rimango incantata ad osservarne le possenti mura e mi chiedo quanta umanità abbiano visto passare e quante storie potrebbero raccontare se solo avessero voce per farlo.
La sera non rinuncio ad una passeggiata sul lungofiume e a colpirmi è l’atmosfera rilassata e vagamente bohémienne, con romantiche luminarie ad addobbare i rami spogli degli alberi come lucciole tremolanti e le lanterne delle terrazze dei lounge bar che si specchiano nell’acqua.

Se dovessi definire Lubiana direi che la sua forza sta nell’insieme, una bilanciata sinfonia di marmi, mattoni ed acqua, una pacatezza che conquista e induce a rallentare il passo per godere più a lungo della sua velata magia.



Un post dedicato agli Apple Store può forse sembrarvi strano ma per una che condivide tutti i suoi viaggi con un Apple addicted non lo è per niente.
Da anni ormai, ben prima che la Apple-mania contagiasse il pianeta, tappa fissa dei miei viaggi in grandi città è una visita all’Apple store, dove mio marito puntualmente mi trascina in una sorta di pellegrinaggio mondiale. 
Devo dire che in fatto di negozi Apple ha un gran gusto e spesso gli store sono ospitati in edifici di pregio nelle zone più centrali delle città.
La visita di un Apple Store non è solo l’ammirare tablet, computer e gli ultimi nati dell casa californiana ma diventa così anche l’occasione per ammirare splendidi edifici storici magistralmente ristrutturati.

Ecco una rassegna dei più bei Apple Store che abbia avuto l’occasione di vedere!


Apple Store Opera Parigi: uno dei più spettacolari di tutta Europa, il negozio è situato in Rue Halevy, a due passi dalla magnifica Opéra. Da fuori la facciata di ben trentacinque metri di lunghezza è elegantissima, con arcate altissime e il secondo piano marcato da una sontuosa ringhiera in ferro battuto. L’interno non è da meno e lascia sbalorditi: un’enorme sala con soppalco e grandi colonne a scandire gli spazi. Sul soffitto un lucernario fa si che la luce naturale possa illuminare l’ambiente, tutto di un rilassante colore beige.



Apple Stre Ginza – Tokyo: un edificio super moderno tutto vetri e specchi la cui facciata grigia, pulita e sobria è marcata solo dall’enorme mela luminosa centrale.
L’interno è un tripudio di luci e riflessi e sorprende con uno spazio multi piano che ospita persino un enorme teatro per presentazioni e conferenze.





Apple Store Regent Street London: l’indirizzo già parla da solo, la via più chic di Londra, quella dello shopping stellare, come stellare è la facciata del pregiatissimo edificio che ospita lo store.
Quattro enormi vetrate ad arco scandiscono il primo piano, mentre i piani superiori hanno uno stile lineare ed elegante, in perfetto accordo con il resto della via. L’interno è moderno ma sobrio, scandito la linee pulite e colori chiari, nel tipico arredo della casa californiana.



Apple Store Plaça de Catalunya Barcellona: affacciato sulla Piazza più famosa della città, salotto e luogo di incontro per turisti e abitanti, il negozio si trova in una delle vie più smart del pianeta, il magnifico Paseig de Gracia; questo store non è da meno ai fratelli europei in quanto ad eleganza. Una facciata pulita, marmo bianco e vetro, due sobrie colonne ad incorniciare l’entrata. L’interno anche qui è moderno e semplicissimo, con una bella scala marmo e vetro che porta al piano superiore.



Apple Store Fifth Avenue New York: immortalato in molti film, questo Apple store è già un’icona di stile. Il cubo in cristallo che scandisce l’esterno è di per sé particolare, come altrettanto unica è la scala a chiocciola in vetro che diparte dal suo interno e scende verso lo store, che si sviluppa al piano interrato.
Impossibile venire a NY e non visitarlo! L’interno è ultramoderno e minimalista, affollatissimo ad ogni ora della giornata.


Apple Store Boylston St. – Boston: affacciato sulle vie dello shopping bostoniano, questo palazzo a tre piani dalla avveniristica facciata di cristalli spicca tra gli altri per stile e al contempo si inserisce perfettamente nel contesto della via.
La grande mela illuminata troneggia al centro della facciata. L’interno è un paradiso per gli appassionati con una vastissima selezione di articoli e gadget.


Apple Store Lincoln Road – Miami: a poco distanza dalla mitica Ocean Drive, questo moderno edificio si inserisce perfettamente nel contesto sfoggiando una facciata in stile Art Deco, omaggio ai magnifici palazzi che fanno mostra di sé lungo Ocean Drive. Su Lincoln Road non si vede la bella spiaggia di Miami Beach ma la si avverte osservando lo stile dall’easy al super glamour dei personaggi che affollano lo store.

Il quartiere più antico di Lisbona deve il suo nome agli arabi: Alfama deriverebbe infatti da una deformazione della parola araba alhaman e sarebbe un riferimento alle fontane termali  del lago di Alcacarias.

Ma a tradire la sua origine è l’aspetto del quartiere, un labirinto di angusti vicoli su cui si affacciano edifici stretti uno all’altro come un una kasbah, e i motivi arabeschi che adornano le facciate delle case regalando a tutto l’insieme un tono esotico.
Furono forse proprio le ridotte altezze e la forma tozza delle case a far sì che l’Alfama uscisse intatta dal devastante terremoto che colpì e rase al suolo Lisbona nel 1755, permettendo così che questo pezzo di passato arrivasse intatto sino a noi. Non a caso ancora oggi gli abitanti del quartiere sono di origine rurale, discendenti di quei contadini che durante la seconda guerra mondiale si trasferirono qui dalle campagne per lavorare al porto, che in quell’epoca conobbe un periodo di grande traffico grazie alla neutralità del Portogallo.
Oggi come allora l’universo dell’Alfama è fatto di  vicoli (becos), piazzette,  panchine dove siedono i vecchi ad osservare silenziosi i turisti che si spingono fino a quassù sfidando la salita e il caldo. È proprio quest’attenzione turistica sempre più crescente che sta piano piano cambiando l’anima del quartiere, con nuovi negozi d’antiquariato e sciccose boutique dagli ambienti raffinati che stonano con il carattere verace e semplice del quartiere .
Se si ha voglia di calarsi nell’atmosfera autentica dell’Alfama bisogna venirci nelle prime ore del mattino, quando le strade sono ancora vuote e il film che va in scena e quello di una Lisbona davvero inedita: pescivendoli e verdurieri che aprono bottega ed espongono la loro merce fuori dalle vetrine, nell’aria aroma di basilico, pane fresco e sapone, panni stesi ad asciugare tra le case, gatti che fanno capolino di fronte alle vetrine per ricevere la loro razione quotidiana e azulejos che il sole fa brillare di riflessi porcellanati.

Un turbinio di gusti, odori e forme, qui Europa e Oriente si incontrano e si fondono diventando un tutt’uno.  Impossibile e inutile tentare di distinguerli perché il segreto fascino dell’Alfama sta proprio in questo indissolubile intreccio tra due mondi. Non resta che inspirare l’aria impregnata di spezie e profumi e lasciarsi inghiottire dolcemente nel labirinto sensoriale dei suoi vicoli.

“There are no flowers that are equal  
to the colours of Lisbon under the sun “

 Fernando Pessoa 
Lisbon is a surprisingly varied city, thanks to its past and the many reconstructions that helped to make a collection of different styles. 
Lisbon is medieval, Baroque, Manueline, eighteenth-century, modern and futuristic, many pieces of a mosaic put together in a seemingly chaotic way and held together by a special light that illuminates and warms it all year around, giving mild temperatures even in winter.
Lisbona is called “the white city” for the blinding whiteness of the facades and streets’ marbles, but white is mixed with  the blue of the azulejos , the coloured tiles that adorn palaces, churches and fountains, and are the unmistakable leit motiv of the city.
It’s hard to define Lisbon because when you start to get to know it, it suddenly changes.
A visit to Lisbon starts from the Rossio , the main square with buildings of the eighteenth and nineteenth centuries where you can wander among shoe shine boys, lottery sellers and historic cafés.   
From Rossio you can gently slips to the Baixa with its right angles streets forming a perfect chessboard; here the elegant and spacious rua Augusta leads towards the other great urban square,  Praca do Comercio , surrounded by buildings painted in ochre, laid on long rows of arcades, as legs of dancers on tiptoe.
Then everything changes: soon wide streets become narrow lanes that climb along the sides of the hills on which the city lies, crammed with old houses that seem to hold on not tumble down.  The Barrio Alto can be reached by foot or by taking the historic  funicular,  an old yellow wagon squeaking along the steep climb. A few minutes run are just enough to be thrown into a different world: here the aristocratic Lisbon gives way to the medieval one populated by sailors and fishermen; narrow streets and old people sitting at the door or on the benches. In the evening the Barrio comes alive, small tavers have now become trendy  restaurants full of young people and tourists looking for relaxing atmospheres.
On the opposite side, the Alfama is the counterpart of the Barrio: here arabesque notes hidden in thefacades lead along quiet streets bordered by houses with flower-filled balconies, roof gardens and walls covered with azulejos.

In Belem Lisbon expresses its gothic soul, performing in complicated patterns that adorns the Mosteiro dos Jeronimos.
Santa Maria Church has two magnificent and highly decorated portals and in the inside there are three beautiful naves,  miraculously survived  to the earthquake of 1755.
But it is in the cloister that the gothic art performes at its very best: a perfect square, two galleries and complicated stone patters as graceful as laces that fill eyes and senses of wonder in front of such stunning beauty.

Across  the street a huge bow of stone carved with a crowd of men peering over the horizon: it’s Padrao dos Descubrimientos , the city’s tribute to the great navigators who set off from this place to the unknown, facing the sea, the infinite and their dreams.
Of those dreams today remain memories of a great past as capital of a rich and powerful colonial empire and a subtle melancholy, the suadade , which is the very essence of  fado, Lisbon’s  melody and soul, the music that pervades the city at sunset and makes it vibrate . A solo voice that starts slow and calm as background music of dinners served in the many tavernas hidden in the belly of Alfama. 
But soon the voice rises and attracts attention, everyone becomes silent and listens dreamily to poignant stories in a language that manages to be universal, because it comes right to the heart.
And even if you still haven’t got to know it completely, you suddenly realize  you’ve already fallen in love with Lisbon.






“Non ci sono fiori che sono pari 
al cromatismo di Lisbona sotto il sole”

 Fernando Pessoa 

Lisbona è una città sorprendentemente varia, merito della storia, del susseguirsi di epoche e delle tante ricostruzioni che hanno contribuito a renderla un insieme di stili diversi. 

Lisbona è medievale, barocca, manuelina, settecentesca, moderna e futurista, tanti pezzi di un mosaico accostati in maniera apparentemente caotica e tenuti insieme da una luce speciale che la illumina e riscalda tutto l’anno, raddolcendone il clima anche in inverno.
La chiamano “la bianca” per il candore accecante dei marmi che rivestono le facciate delle case e le vie lastricate, ma il bianco si mischia all’azzurro degli azulejos, le piastrelle colorate che adornano palazzi, chiese, fontane e monumenti, l’inconfondibile leit-motiv della città.

Lisbona è difficile da spiegare perché quando pensi di averla capita e incasellata dentro i confini di una definizione cambia volto e vestito e diventa un’altra.

Si parte alla scoperta della città dal Rossio, la grande piazza bordata di edifici del Settecento e Ottocento dove girovagare tra lustrascarpe, venditori di lotterie e caffè storici. 
Dal Rossio si scivola dolcemente verso la Baixa con le sue strade ad angolo retto che disegnano una perfetta scacchiera; qui l’elegante e ampia rua Augusta conduce verso l’altro grande salotto urbano, Praca do Comercio, bordata di signorili edifici dipinti d’ocra sorretti da lunghe file di portici, come gambe di ballerine in punta di piedi  alla sbarra.
 Ma fin qui Lisbona ha svelato solo uno dei suoi tanti volti: presto le ampie vie del centro diventano stretti vicoli che si inerpicano lungo i fianchi dei colli su cui la città è adagiata, stipati di vecchie case che sembrano voler arrampicarsi una sull’altra per non ruzzolare giù.  Al Barrio Alto si può arrivare a piedi oppure prendendo la storica funicolare,  un vecchio vagone dipinto di giallo che si inerpica cigolando lungo la ripida salita. Pochi minuti di viaggio è quel che basta per essere catapultati in un mondo diverso : qui la Lisbona aristocratica cede il passo a quella più medievale popolata di marinai e pescatori; strade strette e anziani seduti alla porta o nelle panchine delle piazzette, immersi in fitte conversazioni. La sera il Barrio si anima, i piccoli locali diventati oggi ristorantini di tendenza accendono le luci e diventano ritrovo di giovani e turisti in cerca di atmosfere rilassate.
Sul versante opposto l’Alfama è il contraltare del Barrio: qui note arabeggianti nascoste nelle trame delle facciate conducono lungo strade silenziose bordate di case dai balconi fioriti, giardini pensili e muri rivestiti degli immancabili azulejos.
E poi c’è Belem, dove Lisbona esprime la sua anima gotica esibendosi in complicati decori come pizzi di pietra, in quell’assoluto capolavoro che è il Mosteiro dos Jeronimos.
L’insieme è costituito dalla Chiesa di Santa Maria con due magnifici e decoratissimi portali e all’interno l’audacia di tre navate, sopravvissute miracolosamente intatte al terremoto del 1755.
Ma è nel chiostro della chiesa che il gotico si esprime al massimo: un quadrato perfetto, due ordini di gallerie e complicate trame piene di grazia e armonia che riempiono gli occhi e i sensi di stupore per tanta magistrale bellezza.

Dall’altra parte della strada una colossale prua di pietra ospita una folla di uomini scolpiti con lo sguardo a scrutare l’orizzonte: è il Padrao dos Descubrimientos, tributo della città ai grandi navigatori che da qui partirono verso l’ignoto, di fronte soltanto il mare, l’infinito e i loro sogni.
Oggi di quei sogni restano i ricordi di un grande passato da capitale di un potente e ricco impero coloniale e una sottile malinconia, la suadade, quella che leggi negli occhi e nei visi dei lisboeti, gente schiva, ospitale senza eccessi; quella che fa l’essenza del fado, la melodia e l’anima di Lisbona, la musica che la invade e la fa vibrare al calar del sole. Una voce solitaria che parte lenta e pacata, il sottofondo delle cene servite nelle tante tascas, le taverne nascoste nel ventre dell’Alfama. Ma poi la voce si alza, fa sua l’attenzione, tutti ammutoliscono e ci si ritrova ad ascoltare rapiti e sognanti storie struggenti in una lingua che riesce ad essere universale, perché arriva diretta al cuore.
E anche se ancora non si è riusciti a darle una definizione, ci si accorge che Lisbona ci ha già conquistati.




So che sembra strano ma a Berlino si può anche concedersi una rigenerante giornata in spiaggia! Il mare di Berlino di chiama Sprea , il fiume che attraversa la città e le cui sponde ospitano numerose spiagge, meta giornaliera di tanti berlinesi che vengono qui per scappare alla calura estiva.
La città che ha fatto della riqualificazione di spazi urbani in disuso una filosofia di vita e di sviluppo è riuscita anche in questo caso a ricavare spiagge da zone desolate createsi dopo la caduta del Muro.
Una delle più famose si chiama Badeschiff, letteralmente nave da bagno, una piscina riscaldata ricavata da una chiatta aziendale ormeggiata sulla sponda del fiume. E’ qui che molti berlinesi si riversano all’ora di pranzo per una breve ma intensa illusione di mare, riempiendo le sdraio distribuite lungo le terrazze ricoperte di sabbia.
Altri ritrovi balneari sono sparsi sulla riva opposta, dietro la East Side Gallery, la più grande sezione di muro rimasta in piedi e ora ricoperta di graffiti artistici. Qui c’è lo Yaam, lido urbano molto in voga dove si sorseggiano cocktail a ritmo di reggae.
Ma le opzioni per una giornata di sole non finiscono qui; Berlino è circondata da laghi che per generazioni hanno attirato berlinesi sulle loro sponde. Il più esteso è il lido di Wannsee, mille metri di spiaggia affacciata sulle acque blu profondo del lago, che con le dormeuse in vimini foderate di tessuto a righe è l’archetipo delle spiagge del nord.
Se dopo essersi immersi nell’eccezionale patrimonio storico e architettonico di questa città su vuole concedersi una pausa rilassante, Berlino ancora una volta non delude e si reinventa città poliedrica offrendo lidi cittadini dove accogliere abitanti e turisti e cullarli in un sogno d’estate.
Un altro motivo per visitare questa straordinaria città!

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