Esce oggi su tutti gli store il mio nuovo racconto di viaggi dal titolo: “Borneo Malese – Il canto della giungla”(Collana Versante Est). Ambientato in uno degli ultimi polmoni verdi della terra, il libro ne racconta la natura esuberante ma anche la profanazione ad opera dell’uomo.

I problemi delle metropoli e la profanazione delle piantagioni fanno da contrappunto alla ricchissima fauna della giungla, il cui cuore pulsante batte al ritmo di un canto ancestrale, alto e potente.

Sinossi:

Dopo tanti viaggi in Oriente, Silvia arriva nel Borneo Malese convinta di trovarvi l’eden terrestre di cui ha tanto sentito parlare. Ma la realtà che si trova di fronte ha un gusto ben più amaro. Uno degli ultimi templi naturali della terra è un luogo profanato e violato dalla mano dell’uomo, dove grigie metropoli e ordinate piantagioni soffocano l’esuberanza della natura vergine. Nonostante l’impatto difficile, nel suo itinerario dal Sarawak al Sabah, Silvia riesce a trovare il Borneo così come lo immaginava e ne racconta la bellezza, immensa e commovente. Dallo sguardo intenso degli oranghi a quello curioso delle scimmie proboscide, dalle spirali di pipistrelli nei cieli a immense grotte sotterranee, sono tante le immagini che rendono il viaggio speciale. E poi c’è il canto della giungla, potente e ipnotico. E’ il battito vitale, il fluido di energia che percorre questa terra meravigliosa e le entra nelle vene. Silvia non ha mai sentito la natura così vicina, e ora che ne ha udito il canto, sa che non potrà mai più dimenticarlo.

Disponibile su tutti gli store:

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Capodanno in Thailandia

 La Thailandia, grazie alla storia millenaria e alle tante tradizioni ad essa legate, ha un fitto calendario di feste e manifestazioni durante tutto l’anno. Da Capodanno ai festival di tradizione buddista, sono tante le occasioni per avvicinarsi al folklore e alla cultura del paese del sorriso.

Capodanno in Thailandia 

Songkhran Festival Thailandia
La Feste dell’acqua segna il Capodanno thailandese
In Thailandia si festeggiano ben 3 Capodanni: il Capodanno thailandese, il Capodanno Cinese e il Capodanno Occidentale.
Dei tre, il Capodanno thailandese, ovvero il Songkhran Festival, è senza dubbio il più suggestivo: si celebra tra il 13 e il 15 aprile e segna il nuovo anno lunare buddhista. Dichiarato festa nazionale, è un evento molto sentito dai thailandesi che lo festeggiano in famiglia, spesso facendo visita a parenti e amici. Il Songkhran è noto come la festa dell’acqua perché per l’occasione le statue e le immagini del Buddha vengono spruzzate d’acqua dai monaci, e nello stesso modo i fedeli rendono omaggio ai monaci e festeggiano tra loro.
Al di là dell’aspetto religioso, il Capodanno thailandese è una festa che vede una grande partecipazione da parte della gente, che scende nelle strade per festeggiare con giochi d’acqua e gavettoni, approfittando del clima estivo di aprile. Spesso le spruzzate si tramutano in veri e propri secchi d’acqua. Se visitate la Thailandia durante il Songkhran, approfittante per partecipare ai festeggiamenti buttandovi nella mischia.
I festeggiamenti per il Capodanno occidentale si contraddistinguono per le offerte che vengono fatte ai monaci buddisti e per i fuochi d’artificio che illuminano il cielo dei grandi centri urbani e delle maggiori destinazioni turistiche.
Il Capodanno cinese è un evento altrettanto importante, dal momento che in Thailandia risiedono oltre sei milioni di cinesi. Celebrato tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo, segna l’inizio dell’anno lunare. 

Le feste dedicate al Re

Il 5 dicembre a Bangkok si festeggia il compleanno del re Rama IX, con celebrazioni in grande stile che testimoniano la venerazione dei thailandesi per la casa reale. 
Tra maggio e giugno si celebra la cerimonia dell’aratura. Festa di origini antiche, segna l’inizio della stagione di semina del riso, alimento fondamentale per la cucina e l’economia thailandesi. 

Il Festival delle Lanterne

Festival delle Lanterne Thailandia
Le lanterne di carta si librano in cielo durante lo Yee Peng
Il Festival delle Lanterne, o Yee Peng, ha conosciuto grande notorietà negli ultimi anni grazie alle straordinarie immagini diffuse dal web che mostrano centinaia di lanterne illuminare la notte. Il Festival si tiene a Chang Mai, nota località turistica nel nord della Thailandia, la prima luna piena del dodicesimo mese del calendario thailandese. In realtà il festival si celebra due volte a distanza di una settimana. Il secondo appuntamento, una settimana dal primo, è dedicato ai visitatori stranieri con una cerimonia in inglese e numerosi eventi, concerti e spettacoli. Nonostante l’alta affluenza che tende a guastare in parte la magia, il Festival delle Lanterne è un’occasione straordinaria per vivere l’affascinante cultura thailandese e per scattare fotografie memorabili.

La festa di Loi Krathong

Festa delle Luci Thailandia
La Festa delle luci è uno degli eventi più suggestivi in Thailandia
La festa di Loi Krathong, nota anche come Festa delle luci, è un’altra tradizione religiosa di grande suggestione. Anche questo evento è legato alla luna piena e all’acqua, elementi ricorrenti e fondamentali nella cultura thailandese. La festa si tiene nella notte di luna piena alla fine di ottobre o all’inizio di novembre e celebra la discesa del Buddha sulla Terra. Diffuso a livello nazionale, questo festival vanta oltre 800 anni di storia ed è molto sentito dai thailandesi. Per l’occasione, migliaia di candele vengono fatte scivolare sui fiumi per illuminare la strada del Buddha.

Il Full Moon Parti du Koh Phangan

Se siete appassionati di feste sulla spiaggia, avrete sicuramente sentito nominare il Full Moon Party. L’evento ha luogo sulla spiaggia di Haad Sin Non, sull’isola di Koh Phangan, ogni notte di luna piena. Celebrato da un ventennio, ha attirato negli anni folle sempre più numerose, al punto che in alta stagione si toccano punte di oltre 20 mila spettatori. Musica a tutto volume e fiumi di alcol accompagnano una notte di balli e bagordi che dura fino al mattino. Oramai il party ha assunto una dimensione talmente commerciale da essersi sdoppiato in ben altre due feste, per rispondere alla domanda delle centinaia di turisti che arrivano sull’isola. L’Half Moon Party e il Black Moon Party si tengono la settimana prima e quella dopo del Full Moon Party.

Leggi anche: Phi Phi Island, l’isola incantata 


Maldive vacanze all inclusive

Maldive. La destinazione dei sogni per tutti i viaggiatori. Un luogo di una bellezza straordinaria, uno scenario unico al mondo, talmente perfetto da sembrare uscito dal pennello di un artista. Ma per fortuna le Maldive sono vere e oggi più che mai una destinazione accessibile a molti.

Maldive, il paradiso è qui

Maldive vacanze all inclusive
La straordinaria bellezza della natura maldiviana
Almeno una volta nella vita alle Maldive bisogna andare! Questo arcipelago di isole che emergono come diamanti dall’azzurro dell’Oceano Indiano rappresenta un tassello essenziale senza il quale nessuna mappa di viaggi può dirsi completa. 
Ma le Maldive sono di più di una destinazione da marcare nel mappamondo per poter dire ” Ci sono stato”. 
Le Maldive sono magia, sono la bellezza ideale che si fa raggiungibile. Qui tutto sembra essere “di più”. Il blu è più intenso, il bianco della sabbia più luminoso, il verde più brillante e anche i sensi, immersi in questo paradiso, sembrano diventare più ricettivi permettendo di vedere, sentire e percepire l’ambiente intorno con maggiore intensità.
I giorni alle Maldive sono scanditi da ritmi lenti, dal piacere di indugiare in un caffè bevuto con i piedi nella sabbia, di immergersi tra pesci variopinti o di stendersi sulla spiaggia morbida come borotalco. Momenti così perfetti da non avere bisogno d’altro, perché la bellezza di tutte le isole delle Maldive, anche degli atolli più piccoli, è talmente sublime da bastare a riempire una, cento, mille vacanze. 
Anche a chi ama i viaggi in continuo movimento le Maldive hanno qualcosa da insegnare. Una volta arrivati su un atollo ci si deve concedere il lusso di viverlo lentamente. Le Maldive non sono solo una destinazione da guardare e da immortalare in foto memorabili: il soggiorno va gustato con calma, assaporandolo goccia a goccia. E’ per questo che il modo migliore di viverle è con una vacanza 
All-inclusive, che permetta di liberarsi dall’assillo di trasferimenti e piani viaggio e di lasciarsi scivolare nell’incanto dei loro colori.

Vacanze alle Maldive

Maldive vacanze all inclusive
L’eccezionale azzurro del mare alle Maldive
Clubmed, con le sue offerte Maldive uniche, si fa interprete d’eccezione della suggestione di questi luoghi, proponendo due incantevoli resort immersi tra le palme da cocco e affacciati su un mare da favola. Il primo si trova a Kani, chiamata anche l’isola giardino per la straordinaria varietà di flora che ospita. Passeggiate tra i fiori tropicali, relax all’ombra di una palma o trattamenti benessere sono solo alcuni dei modi di vivere la vacanza. Ma si può anche fare scuola di vela, andare in kayak, giocare a beach volley o rilassare il corpo con una sessione di yoga in riva al mare. Oppure indossare pinne ed occhiali e riempirsi gli occhi del tesoro più prezioso delle Maldive, i meravigliosi fondali, popolati di pesci tropicali e da esplorare sia con lo snorkeling che con immersioni. 
Qualunque sia l’attività scelta per trascorrere il tempo, sarà l’ambiente naturale a catalizzare l’attenzione, cullando i sensi in un oceano di colori e di emozioni indimenticabili.

Un’isola privata alle Maldive

I fondali delle Maldive
Il mondo sottomarino delle Maldive
Le Maldive riescono ad accendere i desideri dei viaggiatori e a rendere reali vacanze che si pensava esistessero solo nell’immaginazione. Le splendide Ville di Finolhu di ClubMed, sull’isola di Gasfinolhu, rappresentano l’essenza del sogno maldiviano: una lussuosa villa sul mare, spiaggia e piscina private, e persino un maggiordomo dedicato. Le ville sono dotate di pannelli solari che producono il 100% dell’energia necessaria, rappresentando così una perfetta fusione tra lusso e sostenibilità ambientale. 
Il resort offre anche una Welcome Lounge, un ristorante gourmet e un bar affacciato su una grande piscina. La vacanza può trascorrere nel relax di bagni di sole e trattamenti benessere, ma può anche essere l’occasione di intrattenersi con tante attività come tennis, fitness, vela o immersioni.
Un sogno ad occhi aperti da vivere intensamente e da ricordare per sempre.


Le spiagge più belle della Cambogia

 

Con oltre cinquanta isole tropicali, la Cambogia si sta sempre più affermando come la nuova meta di mare del sud est asiatico. La costa meridionale che affaccia sul Golfo della Thailandia, pur non potendo contare su una grande estensione, vanta arenili ancora per lo più sconosciuti al turismo di massa e per questo meta ideale per chi desidera immergersi nella bellezza di spiagge tropicali incontaminate.

Fino a qualche anno fa le spiagge cambogiane erano quasi totalmente oscurate da quelle thailandesi, ben più note ed attrezzate, ed erano meta solo di qualche sparuto turista disposto ad adattarsi alla mancanza di servizi di un certo livello. Oggi le cose sono cambiate, il paese si è destato dal torpore e si è accorto di quale prezioso patrimonio naturale disponga lungo le sue coste.
La principale destinazione di mare cambogiana è la città di Sihanoukville, fino a qualche anno fa meta per lo più di turisti zaino in spalla ma che ultimamente ha destato l’interesse di investitori stranieri che hanno aperto lussuosi resort, determinando un sensibile aumento del livello di servizi non solamente alberghieri ma anche di ristorazione e trasporto.
Oggi arrivare a Sihanoukville è facile grazie ai voli interni che la collegano all’altro principale polo turistisco, Ankor, l’antica città khmer, meraviglia architettonica unica nel suo genere.
Per chi cerca il silenzio e relax totali, la Cambogia offre anche isole deserte con spiagge candide orlate di palme, dove gli unici agglomerati sono piccoli villaggi di pescatori. Un mondo distante anni luce dalle affollate e spesso inflazionate spiagge della vicina Thailandia, dove è ancora possibile vivere l’esperienza indimenticabile di paradisi tropicali intatti. Meglio affrettarsi però, prima che la Cambogia diventi la nuova Thailandia!
Se state progettando una vacanza in Cambogia che includa anche un soggiorno al mare, ecco le spiagge e isole più belle.

Koh Rong

Le spiagge più belle della Cambogia
Se siete alla ricerca di ampie spiagge deserte non cercate oltre, Koh Rong appagherà la vostra sete di paradiso. Oltre 40 chilometri di spiagge vuote sono il biglietto da visita di quest’isola, di certo una delle più affascinanti del Golfo della Thailandia.
Southwest Beach è perfetta anche per gli amanti dello snorkeling grazie ai fondali ricchi di pesci tropicali. Raggiungere l’isola è semplice dal momento che è ben collegata a Sihounoukville con un servizio di barche. Il viaggio dura 2 ore. Attenzione però, tanto silenzio ha un prezzo, quello della mancanza di resort turistici. L’unica possibilità di alloggio è un piccolo complesso di bungalow, altrimenti non rimane che campeggiare.

Koh Rong Saloem

Le spiagge più belle della Cambogia
A circa 3 ore di barca da Sihanoukville, Koh Rong Saloem vanta spiagge da capogiro, con fine sabbia dorata e pini marittimi a incorniciarle. Notevoli anche i tramonti. Anche qui gli alloggi sono pochi e per lo più spartani, semplici bungalow che se non offrono standard di comfort da rivista, hanno il merito di inserirsi perfettamente nell’ambiente senza rovinare o alterare il panorama.

Sokha Beach, Sihanoukville

Le spiagge più belle della Cambogia
Se preferite restare a Sihanoukville per non rinunciare alla comodità di un resort stellato, ci sono comunque opzioni per sfuggire alle spiagge spesso affollate della cittadina. Sokha Beach è una spiaggia privata proprietà di un resort che permette l’accesso anche ad ospiti esterni dietro pagamento di un biglietto giornaliero. Sabbia come borotalco e relax sono le garanzie di questo angolo di quiete.

Koh Thmei Beach, Parco Nazionale Ream

Le spiagge più belle della Cambogia

Koh Thmei è una piccola isola ricoperta di foreste di mangrovie e che vanta alcune delle spiagge più belle e incontaminate della Cambogia.

Anche qui gli alloggi sono (ancora) pochi, l’unico resort si compone di bungalow di legno che si mimetizzano nella vegetazione, ma non vi sentirete soli dal momento che l’isola è abitata da varie colonie di uccelli. Non c’è molto da fare qui se non abbandonarsi al relax, nuotare in acque cristalline e riempirsi gli occhi e la mente di panorami paradisiaci.
Da Sihanoukville si può raggiungere l’isola tramite il servizio organizzato dal resort.

Assicurare la propria vacanza

Sopratutto per le mete fuori dall’Europa come la Cambogia stipulare un’assicurazione viaggio e medica è un passo fondamentale per garantirsi una vacanza serena. Gli imprevisti pre-partenza sono purtroppo sempre possibili così come non si deve assolutamente partire per destinazioni extra europee, dove l’assicurazione sanitaria nazionale non è valida, senza aver stipulato una valida assicurazione medica che copra l’intera durata del viaggio e garantisca massimali adeguati e copertura delle spese mediche all’estero. Solitamente io mi affido a Viaggi Sicuri che propone diversi tipi di polizze (individuale, famiglia, studenti ecc.) e programmi di coperture crescenti, adatti quindi a tutte le esigenze. L’assicurazione viaggio non è una voce di spesa ma un investimento sulla vacanza!

Libro sul Vietnam -Vietnam. Suggestioni d'Oriente

Il racconto del mio viaggio in Vietnam diventa un libro! In Vietnam. Suggestioni d’Oriente (Collana Guide D’Autore, goWare), vi conduco nell’incanto esotico del Vietnam e nel tripudio sensoriale della sua disordinata e vorticosa vita di strada, la quintessenza dell’Asia più pura e schietta.

Il Vietnam è tornato di moda. Questa volta per la sua straordinaria bellezza e per i progressi fatti negli ultimi decenni. Con un’economia in forte crescita e la recente apertura al turismo, il Vietnam si è gettato alle spalle le ferite e i dolorosi ricordi della guerra durata quindici anni. Oggi i vietnamiti guardano con interesse e curiosità al mondo occidentale, assorbendone lo stile di vita senza però perdere il legame con le tradizioni locali.
Una lettura per chi ama l’Oriente, per chi lo sogna o per chi si chiede come sia quel pezzo di mondo!

Dove acquistare il libro

Il libro è disponibile in Amazon, in formato Kindle e copertina flessibile, e in tutti i principali Ebook stores.

Buona lettura e buon viaggio! 


Isola di Miyajima Giappone

L’isola di Miyajima, nella provincia di Hiroshima in Giappone, è un luogo sacro che ospita un antico santuario costruito tra mare e terra, posizione che lo ha reso famoso nel mondo.

Isola di Miyajima Giappone

Arrivando in traghetto dalla terra ferma, la prima immagine che regala Miyajima è quella del grande tori che stampa il suo rosso vermiglio contro il blu del mare. L’emozione sale al cospetto di questo simbolo intriso di magia e significati, divenuto nel tempo una delle icone più famose del Giappone, tanto che la sua immagine viene spesso usata come identificativa della nazione intera.
Arrivare a Miyajima è facile: una combinazione di treno e traghetto da Hiroshima, uniti alla proverbiale precisione dei mezzi pubblici giapponesi, rendono il viaggio piacevole. Purtroppo quando ci andai, alla fine del mio itinerario in Giappone di due settimane, il tempo che fino ad allora ci aveva regalato cieli tersi, decise di cambiare e all’arrivo sull’isola grandi nuvoloni neri incombevano all’orizzonte. Se è vero che i colori del tori stagliato sul blu del mare darebbero il meglio illuminati dal sole, le nuvole nulla hanno tolto alla magia dell’isola santuario, e lo scarso afflusso di turisti di giugno mi ha permesso di assaporare appieno il silenzio che avvolge ogni cosa come un manto leggero.
L’isola di Miyajima è considerata sacra e per lungo tempo fu chiusa ai visitatori. Oggi l’isola è accessibile ma, per salvaguardarne la sacralità, non sono ammesse nascite o morti. Donne incinte e malati terminali non possono accedervi e sono vietate le sepolture sull’isola.

Il Santuario di Itsukushima

Costruito nell’anno 593, il santuario è dedicato alla protettrice dei mari e si sviluppa in una serie di edifici ad un piano costruiti su palafitte. Anche qui il rosso vermiglio è il protagonista principale. Il santuario vero e proprio è collegato ad un’altra lunga serie di edifici ausiliari uniti da corridoi coperti e grandi portoni, nel più classico dello stile giapponese. Camminando lungo i corridoi è facile incontrare monaci, le cui vesti azzurre risaltano tra la selva di colonne rosse. 
Nel Padiglione del Tesoro sono conservati oltre tremila oggetti preziosi, armi, testi letterari e strumenti musicali.

Matrimonio giapponese

matrimonio giapponese
Gli sposi giapponesi
Per qualche strana coincidenza in ogni viaggio mi imbatto in un matrimonio, una ricorrenza oramai fissa che mi ha regalato negli anni una galleria di immagini di sposi con addosso gli abiti tradizionali. Anche il Giappone non si è sottratto a questo appuntamento fisso e proprio a Miyajima, durante la visita del santuario, ho avuto l’occasione di assistere ad un matrimonio giapponese, riuscendo a rubare qualche scatto durante le foto familiari di rito, con gli sposi e gli ospiti elegantissimi negli abiti da cerimonia!

La porta di Ootorii

La porta di OotoriiLa porta di Ootorii è il simbolo di Miyajima e di tutto il Giappone. Situata a due passi dall’attracco dei traghetti e 200 metri dal santuario,  il torii è in legno di canfora verniciato di color rosso vermiglio. I pilastri sono alti circa 17 metri e hanno una circonferenza di 10 metri. La cosa straordinaria è che nonostante l’apparenza di solidità, il tori sta in piedi solo grazie al proprio peso sulla sabbia! Miyajima è soggetta a forti maree, per questo motivo il panorama sul tori varia continuamente durante il giorno: con la bassa marea, è possibile accedervi a piedi, ma è con l’alta marea, quando viene avvolto delle acque del mare, che dà il meglio di sé.
E’ usanza dei visitatori infilare monetine tra le crepe del legno ed esprimere un desiderio.

Pagoda di Goju-no 

Lasciato il santuario, ci si può incamminare lungo il sentiero che risale la collina per raggiungere questa pagoda di 27 metri di altezza risalente agli inizi del 1400, che rappresenta un armonioso sincretismo di architettura giapponese e cinese. Purtroppo la nostra visita è stata molto breve, sorpresi da un diluvio siamo stati costretti a riparare in un negozio nel piccolo borgo di fronte all’imbarcadero, per evitare di annegare!
Spesso dalle occasioni fortuite nascono i ricordi di viaggio più belli! Il piccolo negozio di souvenir era gestito da una simpatica anziana signora, che nel vederci entrare zuppi ci regalò un caloroso sorriso. Dopo aver gironzolato per mezz’ora valutando i migliori acquisti, mi decisi per una bellissima statuetta in legno di donna con kimono. Arrivata al banco, la signora, senza dire una parola non parlando inglese, prese una confezione di cartoline di Miyajima e me la regalò, accompagnandola da un altro gratificante sorriso. Conservo ancora quelle cartoline come uno dei ricordi più belli del viaggio in Giappone, e ho ancora impresso nella memoria il volto gentile di quella donna che, senza alcun motivo, decise di farmi un omaggio così bello. Un piccolo esempio della gentilezza e del senso di accoglienza del popolo giapponese.

Il castello di Himejii

Il castello di Himejii è un mirabile esempio di castello giapponese e deve l’appellativo di “Airone Bianco” alle sua struttura bianca e leggiadra , che lo fa assomigliare ad un uccello in procinto di librarsi in volo.

Di fronte a tanta eleganza e leggerezza ci si sorprende nello scoprire che si tratta in realtà di una fortezza militare costruita a scopo difensivo. Si tratta di una delle più antiche costruzioni risalenti al XVII secolo, all’inizio del periodo Edo, ed assieme ai castelli di Kumamoto e Matsumoto fa parte dei Tre Castelli Giapponesi più importanti e visitati del paese.
Sebbene sia stato concepito come una fortezza, il castello in realtà non fu mai teatro di battaglie e scampò miracolosamente indenne a terremoti, incendi (molto frequenti in Giappone) e persino ai bombardamenti della II Guerra Mondiale arrivando incolume ai giorni nostri, motivo per cui nel 1993 fu dichiarato dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità.

La visita del castello di Himeji

Il giardino di Koken Giappone
Il giardino di Koken
Il castello è visitabile con una gita in giornata in treno da Osaka (1h) e da Kyoto (ca. 1h30) . Dalla stazione si può arrivare al sito del castello con una breve passeggiata.
Bellissimo esternamente, con i muri bianchi e i tetti scuri, è interessante anche da visitare all’interno: nonostante gli ambienti siano spogli, le stanze mostrano le finiture originali tipiche di questa tipologia di castelli giapponesi.
Poco distante dal castello si trova il magnifico giardino di Kokoen: si tratta in realtà di 9 giardini diversi progettati secondi differenti stili, un’occasione fantastica per ammirare la leggiadria e la perfezione dell’architettura paesaggistica giapponese.

La leggenda della principessa Sen

Il castello di Himejii
Il castello di Himejii 
La principessa Sen, figlia di Shogun Tokugawa Hiteada e Lady Oeyo , fu mandata in sposa a Toyotomi Hideyori quando aveva solo 7 anni, molto probabilmente per istituire un’alleanza in grado di evitare conflitti. Non si sa molto della vita condotta dalla coppia nel castello di Osaka , ma 12 anni dopo, nel 1615, la crescita delle tensioni tra le due famiglie ed un presunto reato del marito di Sen portarono il nonno di Sen ad assediare il castello. Sconfitto, Toyotomi Hideori e sua madre si suicidarono, mentre la principessa Sen fu salvata. Nel 1616, Sen si risposò con Honda Tadatoki e pochi anni dopo si trasferì al Castello di Himeji , dove visse fino alla morte di Tadatoki, avvenuta nel 1626.
Narra la leggenda che un uomo di nome Naomori avesse pianificato di rapire la principessa prima del suo secondo matrimonio per averla in sposa. La leggenda narra anche che Naomori fosse colui che aveva salvato la principessa liberandola dal castello di Osaka. Sen rifiutò il suo pretendente a causa delle cicatrici che deturpavano il suo volto, cicatrici che si era procurato nell’incendio al castello proprio nel tentativo di salvarla. Il destino non fu clemente con la principessa, che dopo il secondo matrimonio dovette affrontare la morte del figlio di soli tre anni e la scomparsa prematura del marito. Dopo questi sfortunati fatti si ritirò in un convento buddista, dove visse fino alla morte.Questa storia romantica, piena di intrighi e colpi di scena, rese Sen una delle figure più amate del Giappone, un mix di bellezza, coraggio e tragedia.
Ancora oggi il Castello di Himeji conserva il fascino di questa figura leggendaria dal triste destino.

La cucina vietnamita

Pur condividendo ingredienti e caratteristiche di base, le tradizioni culinarie del Vietnam variano da regione a regione, legate alla diverse vicende storiche ed al clima, tropicale al sud e più continentale al nord.

Cucina del nord del Vietnam

Al nord il clima più freddo limita la disponibilità di spezie restituendo piatti dal sapore più delicato ed equilibrato. 
Il piatto nazionale vietnamita, il pho è originario di Hanoi. Si tratta di una zuppa di noodles di riso simili a fettuccine il cui brodo si ottiene dalla cottura di ossa, zenzero e naturalmente salsa di pesce (Pho). Viene servita in grandi ciotole fumanti con aggiunta di manzo, pollo o pesce, erbe aromatiche e chiodi di garofano. Piatto leggero ma sostanzioso, è molto più che una semplice zuppa, è il Vietnam riassunto in una ciotola fumante e profumata. Al centro la zuppa viene chiamata bun bo Hue ed è accompagnata da manzo speziato e noodles rotondi.
Il bun thang è un’altra zuppa tipica di Hanoi che a brodo e tagliolini aggiunge pezzi di pollo, uova e gamberetti.
Sempre del nord è il cha ca, pesce fritto cotto con curcuma e aneto e servito accompagnato da vermicelli di riso, arachidi tostate, cipolle a fette e basilico.
Il banh mi è invece un piatto che trae originale dalla dominazione francese, durante la quale fu introdotta in Vietnam la baguette. Il termine bahn indica infatti il pane. Si tratta della versione vietnamita del sandwich, un panino farcito con carne di maiale alla griglia, salsiccia vietnamita, cetrioli e carote. Originario del nord, è diffuso in tutto il paese, sopratutto come cibo di strada.

Cucina del Vietnam centrale

La cucina del centro si caratterizza per il diffuso uso del pesce e per i condimenti piccanti. E’ una cucina molto decorativa e colorata, caratteristica legata alle dinastie reali che si succedettero alla guida di queste regioni. Molti imperatori richiesero ai loro cuochi la formulazione di pietanze raffinate e complesse, dando vita ad una tradizione culinaria che ancora oggi si distingue per ricercatezza dei sapori ed eleganza nella composizione.
La cucina di Hué è tra le più varie e propone, oltre alla già citata zuppa bun bo Hue, i my quang, una varietà di noodles gialli o rosati conditi con carne di maiale, gamberi, fiori di banano e arachidi. Hué ha saputo reinterpretare anche il più classico dei piatti vietnamiti, gli involtini primavera, qui chiamati nem cuon Hue e ripieni di patate dolci, maiale, spinaci ed erbe aromatiche.
Il piatto principe di Hoi An è il cao lau preparato con spessi noodles di farina integrale che si dice derivino dai soba giapponesi, ammorbiditi con del brodo profumato e accompagnati da fettine di maiale, erbe, germogli e croccanti crostoni ottenuti dalla stessa farina dei noodles.

Cucina del sud del Vietnam

Zuppa di pesce del Delta del Mekong
Zuppa di pesce del Delta del Mekong
Il clima caldo del sud del Vietnam è ideale per la coltivazione di una grande varietà di frutta e verdura. Il risultato è una cucina vivace e saporita che alle più tipiche erbe aromatiche aggiunge anche aglio e scalogno. Molto diffuso è il latte di cocco, usato sia come bevanda che come ingrediente aggiunto ad alcune pietanze per dare un tocco di dolcezza. 
Ho Chi Minh City, con i suoi ritmi da metropoli moderna, è la patria dello street food e propone piatti dai sapori inusuali con il banh trang tron, fogli di carta di riso con uova di quaglia, gamberi, carne essiccata di bue e mango verde. 
Un tocco originale viene dato anche alle crepes di riso, chiamate bahn xeo (foto di testata), che qui sono arricchite delle note dolci del latte di cocco.
In una ciotola di canh chua , la zuppa di pesce del profondo sud, c’è dentro tutto il Delta del Mekong: pesce locale, ananas, pomodori e un tocco di tamarindo che dona un sapore agrodolce all’insieme. 
Dalle tradizionali bancarelle di strada ad eleganti ristoranti, la cucina vietnamita è una continua scoperta, un viaggio tra sapori esotici, colori e profumi che accompagnano il visitatore in ogni angolo del paese, sorprendendolo ad ogni tappa con nuovi piatti e prelibatezze.

La cucina vietnamita

La varietà della cucina vietnamita è una delle sorprese più piacevoli per chi visita il paese. Fantasiosa, delicata, leggera e molto economica, si basa sull’armonia di sapori e sull’ampio uso di erbe aromatiche che donano ai piatti freschezza e amalgamano i sapori. 

I principi base della cucina vietnamita

I cinque elementi fondanti di ogni piatto sono il dolce (terra), il salato (acqua), l’amaro (fuoco), l’acidità (legno) e il piccante (metallo).
Ciascuna pietanza combina in maniera diversa questi sapori dando risalto ad uno in particolare. Il 5 è un numero ricorrente nella composizione dei piatti vietnamiti e si ritrova anche nei colori usati, rosso, giallo, verde, bianco e nero, e nei sensi coinvolti nella degustazione: la composizione attrae la vista, i suoni che provengono dagli ingredienti croccanti l’udito, le spezie solleticano il gusto, i profumi delle erbe stimolano l’olfatto e alcuni cibi di strada si apprezzano anche attraverso il tatto. Ogni piatto deve poi soddisfare il principio dello ying e yang in modo da fornire un equilibrio benefico per il corpo: l’uso di colori complementari, la mescolanza di caldo e freddo, di morbido e croccante sono tutti accostamenti che rispondono a queste regole.

Incontro di sapori da paesi diversi

La cucina vietnamita
La vicinanza a Laos, Cambogia e Cina, le dominazioni cinesi e la colonizzazione francese hanno fortemente influito sugli usi alimentari, dando vita all’incontro di ingredienti e metodi di cottura diversi, armonizzati con fantasia e creatività. La cucina vietnamita sostituisce alla monotonia di molte cucine del sud-est asiatico un’inaspettata varietà, con oltre 500 piatti diversi e tradizioni culinarie che differiscono da regione a regione. Il classico itinerario turistico che include tappe da nord a su diviene così un viaggio tra i sapori, dalle deliziose crepes salate del sud alle fumanti zuppe del nord, passando per i piatti imperiali della regione di Hué al centro.
Come in tutta la cucina asiatica, il riso è un ingrediente fondamentale anche in Vietnam al punto che in lingua vietnamita consumare i pasti si dice an com, che letteralmente significa “mangiare riso”. Oltre che come accompagnamento per tutti i piatti di carne, il riso viene utilizzato per preparare tagliolini, vino e il bahn trang, la carta di riso finissima usata per avvolgere gli involtini primavera.
Come condimento viene usata la nuoc mam, una salsa liquida di colore rossastro ottenuta dalla lunga fermentazione del pesce in salamoia. Con il suo gusto agrodolce, deciso ma al contempo gradevole, rappresenta l’essenza dell’equilibrio di gusto e sensazioni che sta alla base della gastronomia locale ed è un ingrediente fondamentale per completare molti piatti.
Se riso e salsa di pesce sono i fondamenti della cucina vietnamita, erbe e spezie sono ciò che le danno brio e fantasia. La menta, usata in abbinamento a moltissime zuppe e piatti asciutti, dona freschezza, il peperoncino aggiunge un tocco piccante, lo zenzero un sapore leggermente pungente, coriandolo e citronella danno un gradevole profumo e gusto agrumato. E’ l’incontro ed il sapiente dosaggio tra questi sapori diversi ma complementari a rendere la cucina vietnamita un’esperienza singolare, un sorprendente viaggio tra gusti e abbinamenti nuovi ed originali.

Approfondimenti

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