I templi di Angkor: il mito della città riemersa dalla giungla

I templi di Angkor in Cambogia sono annoverati tra i siti archeologici più importanti al mondo. Assieme alle Piramidi d’Egitto, alla Grande Muraglia Cinese e al Taj Mahal in India, sono tra le meraviglie dell’antichità da vedere almeno una volta nella vita.

Basterebbe forse questa premessa a spiegare perché visitare Angkor. La verità è i motivi per farlo sono tanti, al punto che non basta un viaggio per cogliere tutta la loro bellezza e il loro valore architettonico.

Quando visitai Angkor la prima volta, ben 15 anni fa, me ne andai sapendo che sarei tornata. E così ho fatto. Stavolta non ho dovuto affrontare un lungo e rocambolesco viaggio in pullman dalla Thailandia alla Cambogia, ci sono arrivata da Phnom Penh con un’auto privata. Viaggio sempre lungo a causa dello stato non ottimale delle strade cambogiane, ma decisamente più confortevole della prima volta!

Se avete in prospettiva un viaggio in Cambogia o se non avete mai considerato questo sito archeologico come meta, ecco alcuni dei motivi per cui, secondo me, vale senza dubbio la pena visitare Angkor.

I numeri e le proporzioni di Angkor

Per capire l’importanza del sito archeologico bisogna prima di tutto conoscerne un po’ la storia. L’antica città di Angkor era il centro politico, religioso e sociale del Regno dei Khmer, fiorito dall’800 a metà del 1400. Un periodo molto vasto che corrisponde al nostro Medioevo e inizio del Rinascimento. E proprio il confronto con l’Europa è uno dei metri di misura più efficaci per dare l’idea di cos’era Angkor. Basti pensare che all’apice dell’espansione del regno Khmer, Angkor contava 1 milione di abitanti mentre Londra era un centro di appena 50 mila persone! L’impero Khmer segnò un’epoca non solo per la Cambogia ma anche per molti territori limitrofi come Thailandia, Laos, Vietnam, che furono annessi al regno. Quello che oggi si ammira nel sito sono gli edifici religiosi dell’antica città, gli unici che secondo i khmer erano degni di essere costruiti in pietra. Tutti i restanti palazzi e case erano in legno e sono andati pertanto perduti.

La città perduta e ritrovata

Giungla e rovine di Angkor

Pochi siti al mondo possono vantare il fascino di Angkor. Oltre che per la maestosità dei templi, ciò è dovuto alla storia che si mischia a leggenda. Dopo il declino dei regno Khmer, Angkor fu abbandonata e la capitale spostata a Phnom Penh. Per quattro secoli Angkor fu dimenticata, e la natura piano piano la avvolse. L’arenaria usata per i templi, tenera e friabile, fu fagocitata dalle radici e dai rami degli alberi. Ed ecco nascere il mito della città perduta riemersa dalla giungla. Fu l’esploratore francese Mouhot a riscoprirla intorno al 1860. Grazie ai lavori di restauro di inizio ‘900 oggi tutti posso godere della grandiosità dei templi. Ma la simbiosi con la natura in molti casi è così indissolubile da rendere impossibile liberare le rovine, che hanno fatto delle radici degli alberi le fondamenta o i pilastri su cui poggiano. Ed è in questa fusione tra giungla e architettura che risiede il fascino unico di Angkor.

L’alba (e il tramonto) su Angkor Wat

Angkor Wat al tramontoL’edificio di culto più grande al mondo è già di per sé unico, ma se lo si vede al sorgere o al calare del sole, la magia può dirsi compiuta. Non si può che rimanere estasiati di fronte alla potenza e alla maestosità della silhouette dell’Angkor Wat che si staglia su un cielo rosso. Un’immagine che vale da sola un viaggio in Cambogia.

Osservare i volti del Bayon

L’altro tempio simbolo del complesso è il Bayon. Quello che oggi viene apprezzato per l’audacia architettonica è in realtà l’espressione dell’ego smisurato del sovrano che lo fede costruire. I 56 enormi volti in pietra sono infatti il ritratto del re. Tutti i visi hanno un enigmatico sorriso stampato, a metà tra il sereno e il gelido. Mentre si cammina per il tempo, ci si sente costantemente osservati, esattamente l’effetto che cercava il loro committente. Il momento migliore a livello di luce per vedere il Bayon è la mattina presto.

La Siem Reap di oggi

Di Siem Reap, la città più vicina ai templi di Angkor, ricordavo strade di terra e centinaia di biciclette. Oggi le vie del centro sono asfaltate e si sono riempiti di bar e locali all’occidentale, pronti ad accogliere le orde di turisti che invadono la città, sopratutto in estate e durante le vacanze di Natale. Del resto era inevitabile che un gioiello di valore inestimabile come Angkor diventasse una famosa meta turistica. Nonostante questo, Angkor è e rimane una meta da vedere.

Organizzare il viaggio Ad Angkor

Per info sull’organizzazione pratica del viaggio, alloggi e trasporti locali, potete rivolgervi ad Asiatica Travel, un’agenzia vietnamita molto valida che ha una sede anche in Cambogia. Io l’ho usata come appoggio anche il viaggio in Vietnam e mi sono trovata benissimo, affidabili e professionali. Lo staff parla anche italiano.

 

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