L’Havana, il ritmo di Cuba

© silviaromio.altervista.org

 L’Havana l’ho desiderata, l’ho sognata, l’ho aspettata a lungo, e quando finalmente ci sono andata mi è apparsa come un miraggio, quasi un luogo fuori dal tempo, perché in effetti L’Havana ha un rapporto strano con il tempo: esibisce case, strade a palazzi storici di oltre mezzo secolo ma che mostrano tutti i segni degli anni e della trascuratezza, diventando dei libri aperti che nelle crepe degli edifici, nei cofani scoloriti delle auto anni cinquanta che affollano le strade, raccontano la storia del difficile e sofferto isolamento di questo paese.

In centro a L’Havana ci sono arrivata in macchina percorrendo la lunga Avenida Antonio Maceo che presto diventa il Malecon, il viale che corre lungo la costa nord della città con un alto muro su cui si infrangono rumorose le onde dell’oceano; l’immagine delle onde che sbattono lungo la barriera di cemento bagnando passanti e auto è spettacolare e rende l’essenza di questa città.
Già nel nome il Malecon porta dentro un senso di poetica malinconia rafforzata dalle case color pastello che si allineano lungo il viale, le cui facciate scolorite e scrostate portano i segni dell’azione del vento e della salsedine e della povertà di questa città che non ha i mezzi per restaurarsi.
Il taxi ci lascia nella piazza con il Monumento a Maximo Gomez, a pochi passi dal cuore de l’Havana Vieja, ma prima di immergerci nell’intrico di stradine del centro torniamo a piedi verso il lungomare per assaporare il gusto più autentico dell’Havana e osservare il via vai di gente che passeggia lungo il Malecon, dove è facile incrociare coppie di habaneros che si scambiano effusioni amorose. Durante il fine settimana il viale si trasforma in una festa all’aperto dove si riversa tantissima gente per ballare e bere rum.

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Torniamo sui nostri passi per addentrarci nel cuore dell’Havana Vieja, e subito si apre dietro al primo angolo la Piazza dove si erge la Cattedrale, uno dei simboli della città. In stile barocco con la facciata in calcare corallino, domina la piazza omonima animata di caffè e venditori ambulanti. Ai lati della facciata si ergono i due campanili che hanno la particolarità di essere asimmetrici, con quello di sinistra più sottile di quello di destra, scelta dettata da esigenze urbanistiche perché si volle evitare di dover chiudere una stradina laterale preesistente. All’interno spicca l’altare riccamente decorato in oro, argento e onice.
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A pochi passi dalla Cattedrale ci si imbatte un altro simbolo de L’Havana, La Bodeguita del Medio, lo storico locale frequentato da personaggi famosi come Salvador Allende, Pablo Neruda e lo scrittore Hemingway. Alle pareti una serie di fotografie, graffiti e oggetti vari si fanno testimoni di questo illustre passato. Su una parete spicca una frase pronunciata da Hemingway: “My mojito in La Bodeguita, My daiquiri in El Floridita”.
Il Capitolio Nacional, con la sua imponente facciata rivestita di marmo bianco e l’enorme cupola, assomiglia al Campidoglio di Washington e non è un caso visto che fu fatto costruire dal dittatore filo americano Machado nel 1929. Un tempo sede del Governo Cubano, oggi ospita la Biblioteca Nazionale della Scienza e della Tecnologia. L’ingresso da cui si accede alla vasta sala coperta da un’idea dell’imponenza dell’edificio. All’interno viene custodita la Statua della Repubblica che con i suoi diciassette metri di altezza è la terza statua interna in bronzo più grande del mondo. L’edificio è ricco di intarsi e bassorilievi che rappresentano i momenti più importanti della storia di Cuba e durante la visita è possibile vedere anche quelle che un tempo erano le Camere del Senato e dei Deputati. Sotto l’enorme cupola, alta 62 metri, è custodita la copia di un diamante di 24 carati da cui vengono calcolate tutte le distanze fra L’Avana e tutte le altre città dell’isola.
Proseguendo lungo le strade de l’Havana Vieja si ammirano numerosi edifici in stile coloniale, molte dei quali portano i segni del tempo pur mantenendo la loro suggestione. 

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Ma l’anima dell’Havana sta nella sua gente, nel calore dei loro sorrisi, nel fascino dei loro passi di danza, in quell’atmosfera festosa e ammiccante che si respira ad ogni ora ma che esplode dopo il tramonto, quando tanta gente si riversa in strada per ballare e fare festa. L’Havana è la sua musica, che risuona ad ogni ora del giorno da sgangherati mangiadischi, quel caldo ritmo caraibico innaffiato da rum e mojitos, quelle balere piene zeppe di gente, quei balli improvvisati per strada, quei movimenti languidi e seducenti dei ballerini. Camminare per il centro de l’Havana di sera ti fa sentire euforico, ti fa dimenticare il passato burrascoso e il presente difficile di quest’isola, gli edifici decrepiti e le auto sgangherate e ti immerge in un’atmosfera festosa e spensierata. Perché la forza dei cubani sta proprio qui, in quella loro innata propensione al sorriso, alla festa e al ballo che diventa una filosofia di vita e per noi occidentali un insegnamento a prendere tutto meno sul serio e con più leggerezza: perché la vita è bella e va celebrata, a ritmo di salsa!
CATEGORY: Sud America

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