Sulle ali dorate dei luoghi verdiani

lunedì, agosto 26, 2013

Un nuovo itinerario d'autore di Eleonora Rinaldini, guida ufficiale per l'Emilia Romagna, che stavolta ci porta alla scoperta dei luoghi verdiani.

Ci sono luoghi che suonano, penso alle Dolomiti, penso alle foreste del Trentino frustate dal vento.
E poi ci sono alcuni posti che magari nati silenziosi, si sono fatti grandi casse armoniche perché lì è nata la musica. Questi sono i Luoghi Verdiani. Roncole Verdi, Busseto, S.Agata sull’Arda, Parma
In occasione del bicentenario della nascita di Verdi, in questo 2013 ricorre anche il bicentenario di quella di Wagner il suo eterno rivale, questi luoghi si riempiono ancor più di musica e si lasciano ammirare nella loro popolare bellezza.
Partiamo proprio da Roncole Verdi, già Le Roncole. Verdi scrisse inequivocabilmente “io sono e sarò sempre un paesano delle Roncole” (tastando il polso dei paesani ho sentito ancora viva questa diatriba fra il Verdi di Roncole e il Verdi di Busseto).

Questo piccolo ma magico paese dista solo pochi chilometri da Busseto. E’ qui che si trova la casa natale di Giuseppe Verdi uno degli italiani più amati di tutti i tempi. Questa umile e bellissima casa è stata adibita a Museo, interessante da visitare per immergersi immediatamente in quell’atmosfera verdiana che avvolge questi luoghi. Per tutto il 2013 potrete ritirare gratuitamente al museo la card con cui visitare i luoghi verdiani con sconti e promozioni.
Da visitare anche la chiesa di San Michele Arcangelo dove Verdi viene battezzato e dove impara a  suonare l’antico organo risalente al 1797. A Roncole visse anche un grande scrittore, Giovannino Guareschi, papà di Don Camillo e Peppone, affresco di un Italia che oramai non esiste più.
Spostandoci solo di pochi chilometri entriamo a Busseto, paese che ufficialmente adotta il giovane Verdi quando, Antonio Barezzi, un negoziante amante della musica e presidente della società filarmonica, ne comprende il genio e lo protegge, facendogli da mecenate e appoggiandolo in tutto il periodo precedente il successo che lo porterà ad essere il musicista  più famoso del mondo.
Punto di partenza è sicuramente Piazza Giuseppe Verdi con lo sfondo di Rocca Pallavicino dove domina la famosissima statua del Cigno di Busseto opera di Luigi Secchi realizzata nel 1913 per il centenario della nascita del Maestro. In questa piazza si svolgono ogni anno eventi musicali di grande pregio legati al Festival Verdi. Prendete un caffè al bel Caffè Centrale che si affaccia su Piazza Verdi, nel suo interno c’è un vero museo dell’Opera con le foto d’epoca dei più grandi protagonisti che sono venuti a Busseto per cantare nel Teatro Verdi, da Mario del Monaco alla Tebaldi a Di Stefano fino a Carreras.
Prima di lasciare Busseto tappa obbligata è la visita al Museo Verdi che si trova a Villa Pallavicino.
Meta di gruppi di visitatori di ogni tipo, dagli studenti che si affacciano per la prima volta sul mondo del melodramma, ai tanti turisti stranieri che hanno ancora, e per fortuna, forte dentro sé l’idea dell’Italia ai vertici dell’arte e della musica.
La splendida villa dista poche centinaia di metri da Piazza Verdi ed è immersa in un ampio parco naturale, è stata destinata  nel 2009 a diventare Museo Verdi e presto sarà affiancata da un altro importante polo musicale, il Museo del Melodramma Renata Tebaldi, di prossima apertura, dedicato al mondo dell’opera lirica.
L’allestimento di Museo Verdi è a sua volta un’opera d’arte perché pensato e realizzato da Pier Luigi Pizzi, il Signore delle regie operistiche, formato al teatro accanto al grande Giorgio Strehler. La visita ai due piani del Museo è stata pensata rispettando cronologicamente la storia creativa del Maestro. In un desiderio di creare la suggestione e il connubio fra musica scenografie e vestiti di scena. Diciamo subito che è stata fatta la scelta filologica di riportare o meglio lasciare Verdi al suo tempo senza pericolosi salti nel contemporaneo, quindi ci siamo trovati di fronte a pesanti damascati che rivestono l’ambiente dalle sedie alle pareti. Una storia risorgimentale che profuma di naftalina piacerà sicuramente a chi vuole capire Verdi immerso nel grande Ottocento italiano. Tanti gli abiti di scena, tanta la musica e alle pareti riproduzioni di dipinti che fanno da sottofondo al sentimento risorgimentale che è stato sempre vivo negli ideali e nelle intenzioni musicali verdiane.
Purtroppo non amo vedere copie e riproduzioni spesso sgranate di un’opera d’arte spesso bellissima ( quasi tutte riproduzioni di quadri di Francesco Hayez il più importante pittore italiano del periodo) e purtroppo altra nota dolente, la musica che risuona continuamente nelle sale spesso e volentieri viene disturbata da altri spartiti di altre opere che vengono suonati nelle stanze attigue. E per una melomane come me è un elemento fastidioso. Sono sincera. Ma sull'opera lirica sono noiosa lo ammetto come alcune mamme che dal salumiere si impuntano sullo spessore della fetta di prosciutto.
L’audioguida “raccontata” dal nostro Philippe Daverio è molto bella ma di difficile comprensione sia come linguaggio che come lunghezza dei discorsi.

Quindi vi consiglio vivamente di venire a Museo Verdi, ma già preparati in modo da avere un’infarinatura almeno generale di quella grande avventura ottocentesca che si chiama opera lirica italiana che Verdi ha portato sulle vette del mondo fra le stelle più brillanti della musica di ogni tempo.

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